«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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domenica 31 ottobre 2010

L'amore e la legge





di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)






da Il Fatto Quotidiano online del 31 ottobre 2010


Mi scuso se quella che segue apparirà una digressione – ma solo apparentemente tale – dai temi che tratto di solito (giustizia e legalità), ma spero di riuscire a convincervi della pertinenza di queste righe con le questioni che tratto abitualmente.

La mia modesta opinione sulla crisi nella quale versa il nostro Paese è che essa non è una crisi di leadership o di strumenti formali di amministrazione e governo, ma una crisi profonda e diffusa di valori e contenuti della vita sociale.

Immaginando il corpo sociale in maniera simile a un corpo umano, non siamo vittime di un virus che attacca un singolo organo, ma di un decadimento del benessere complessivo del corpo, con riferimento ai fondamentali parametri vitali.

Se un uomo non si nutre, se assume pochi cibi e per di più inquinati, se sta sempre sdraiato su un divano e non fa alcun tipo di allenamento fisico, il ritorno alla salute non passa da formule salvifiche, da idee più o meno geniali, da pilloline azzurre o rosa, ma da una impegnativa e faticosa opera ricostituente.

Non ci sono soluzioni formali a problemi sostanziali.

Ciò di cui abbiamo bisogno non è (solo) un diverso governo politico, ma una ricostruzione culturale e morale collettiva.

Il “resistere, resistere, resistere” di Francesco Saverio Borrelli, che tanto ci è caro, va inteso come una nuova guerra di liberazione. Dall’incultura, dalla rozzezza intellettuale e morale. Dalla barbarie.

Uno dei più gravi problemi sostanziali che abbiamo è lo smarrimento delle idee e dei valori che produce (e passa attraverso) la consunzione e infine l’abuso delle parole.

Ha scritto Carlo Levi che “le parole sono pietre”. Perché danno “corpo” alle idee e ai valori.

Una società è i valori (e disvalori) che in concreto vive e di cui si nutre.

Uno dei significati della parola “cultura” che si trova nel vocabolario è «il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico …».

Ieri il Presidente del Consiglio – “il nostro Presidente”, come giustamente lo chiamava in TV Peter Gomez, per sottolineare il suo dovere di renderci conto delle sue azioni –, il più alto rappresentante del nostro Paese, dopo il Presidente della Repubblica, ha commentato l’ennesimo scandalo di prostitute e minorenni che lo coinvolge e ci coinvolge dicendo: «Amo le donne».

La parola “amore” è usata da noi in maniera non univoca. Diciamo “amo mia moglie”, ma anche “amo la mia motocicletta”, e ancora “la provola dolce”, “dormire”, “giocare a pallone”, “la mamma”, ecc..

In questo Paese, nel quale decerebrati idolatri del “dio Po” evocano continuamente le “radici cristiane”, che non sanno neppure cosa sono, ritenendole probabilmente una questione botanica che seppelliscono sotto una montagna di letame immorale e illegale, mi permetto di evocare San Tommaso, che distingueva l’“amore di concupiscenza” dall’“amore di benevolenza”.

E spiegava che l’“amore di concupiscenza” è il desiderio di qualcosa per il bene che ne traiamo, mentre l’“amore di benevolenza” è il trasporto per qualcuno che ci porta a desiderarne il bene.

La natura delle cose impone di amare di concupiscenza le cose (perché non avrebbe alcun senso desiderare il bene della mia motocicletta per sé, anche se io la mia moto la amo molto), e di amare di benevolenza le persone.

Perché le persone sono un valore in sé e un valore assoluto e usarle è la cosa più immorale che si possa fare.

Gesù (“la” radice cristiana) ha detto: «Amerai il Signore Dio tuo [e non te stesso, né il denaro, né il sesso, né il “dio Po” o il “sole delle Alpi”] con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Matteo 22, 37-40).

E su questo – benché sia cosa del tutto dimenticata – si fondano anche la Costituzione italiana, le nostre leggi e la nostra speranza di dare vita a una società umana.

Solo il rispetto degli altri, della loro essenza e dei loro diritti, consente, infatti, l’esistenza di una società umana. L’alternativa è il branco delle bestie.

La nostra Costituzione non disegna soltanto (come vorrebbe il nostro Presidente del Consiglio) un sistema di gestione del potere; organizza un modello culturale e morale collettivo, fondato sul rispetto profondo e sincero delle persone, di ogni persona, non di un “branco” di elettori/consumatori.

Si ricorda sempre che la Chiesa ha scomunicato il marxismo. Ed è vero ed è giusto, perché quella di Marx (mi riferisco alla dottrina filosofica e non a questo o quel partito che la richiamano) è una dottrina radicalmente materialista, nella quale l’uomo non esiste come persona (“rationalis naturae individua substantia”), ma solo come individuo funzionale al branco.

Ma non si ricorda mai che la Chiesa ha scomunicato con uguale convinzione il liberalismo. La teoria dell’egoismo reso valore fondante. L’idea che si sta insieme solo perché conviene. L’idea che l’uomo sia naturalmente rapace. L’idea hobbesiana dell’“homo homini lupus”. L’idea del puttaniere.

Dunque, amare qualcuno e anche “amare le donne” vuol dire rispettarle, godere della loro esistenza (“come è bello che tu sia” è lo stupore che sta all’origine della filosofia), desiderare il loro bene e la loro felicità, sperare di condividerla per sempre (il sempre umano e, per chi ci crede, quello eterno).

“Ti amo” nel suo senso più proprio non vuol dire “ti voglio” (anche lo stupratore “vuole” la donna che violenta), ma “voglio farti felice”, “voglio il tuo bene”.

L’art. 609 quinquies del codice penale punisce la «corruzione di minorenni» proprio perché la legge considera un valore il rispetto della persona e del suo mondo interiore, dei valori che dobbiamo desiderare abbia e che non dobbiamo distruggere in lei.

Dunque, sulla base di ciò che lui dice di sé, sembra evidente che il nostro Presidente, il nostro Capo che ci rappresenta tutti, non ama le donne, le vuole, le usa. Come dice lui, per passare delle serate di svago dopo le fatiche del potere.

Dall’insieme delle cose che dice sembra anche, purtroppo, che non solo non ami, ma che non sia capace di farlo e che, come accade a tanti, vittime dell’abuso e dell’usura delle parole di cui ho detto, neppure si renda conto di questa sua “disumana” (questo aggettivo duro lo traggo dalla rivista Famiglia Cristiana) incapacità, tanto da dire: «Questo fa parte della mia personalità e nessuno mi farà cambiare uno stile di vita di cui sono assolutamente orgoglioso».

Tutto questo sembra estraneo alla questione della legge, ma, invece, sta nel cuore più profondo di essa.

Per essere sintetico e risparmiarvi dotte citazioni filosofiche, rimando a una bella pagina di cinema.

In “Mission”, padre Gabriel (interpretato da Jeremy Irons), quando Rodrigo (interpretato da Robert De Niro) gli comunica che ha deciso di combattere a fianco degli Indios, gli dice: «Se è la forza che determina il diritto, allora non c’è posto per l’amore in questo mondo».

Ed è sotto gli occhi di tutti che questi sono anni nei quali la forza, solo la forza, il potere più arrogante e fine a se stesso, determina il contenuto delle leggi.

Quella del “partito dell’amore” è una evidente menzogna e, purtroppo, non una delle tantissime che riempiono ogni giorno telegiornali e resoconti parlamentari, ma la peggiore e la più pericolosa.

Ho due figli adolescenti. Non sono tanto preoccupato che facciano delle monellerie, che commettano questo o quel peccato (spero che non lo facciano, ma anche peccare è umano). Sono terrorizzato dal pericolo che non sappiano cosa vuol dire amare, perché questo li porterebbe a un egoismo rapace e, dunque, inevitabilmente violento.

Il fondamento della legge è il rispetto degli altri e non ci può essere rispetto senza amore e non ci può essere amore senza conoscenza e verità.

Per questo un governo, una televisione, un intero Paese bugiardi sono un corpo malato come più gravemente non si potrebbe.


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P.S. – Per coloro che usano l’espressione priva di senso “antiberlusconismo”, preciso che non ho nulla contro il Presidente del Consiglio e che mi occupo di lui solo perché tutto ciò che lui fa per un verso ci rappresenta tutti, in quanto Capo del nostro Governo, e, per altro verso, incide massicciamente nella cultura diffusa del mio Paese.






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domenica 24 ottobre 2010

Il diritto costituzionale alla verità





di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)






da Il Fatto Quotidiano online del 24 ottobre 2010



E’ difficile commentare l’ennesima proposta di “legge porcata ad personam”. L’ultima (nel senso di “la più recente”) di quel gruppo (ormai se ne contano molte decine) di leggi vergognose (molte delle quali dichiarate incostituzionali) fatte negli ultimi quindici anni per favorire una singola persona e/o i suoi sodali.

Questa volta la “legge Alfano” (per favore, smettetela di chiamarla “lodo”: almeno un minimo di rispetto per la lingua italiana).

Queste leggi vergognose si fondano tutte sulla menzogna e la violazione dei doveri che il Governo e il Parlamento hanno verso la Costituzione e la “giustizia” (intesa non come amministrazione, ma come valore morale).

Elencare tutti gli aspetti della menzogna e dell’ingiustizia è impossibile qui, perché ci vorrebbe un libro di mille pagine. Ne affronto, quindi, solo uno: quello relativo al diritto del popolo alla verità.

Si dice – mentendo spudoratamente – che la “legge Alfano costituzionale” servirebbe a difendere le alte cariche dello Stato da eventuali abusi della magistratura. La falsa storia del potere che si deve difendere da un altro potere.

Se questo fosse il problema, ciò che si potrebbe fare sarebbe modificare la Costituzione nei seguenti termini:

1. i Parlamentari, i Ministri, il Capo del Governo e il Capo dello Stato vengono trattati dall’amministrazione della giustizia come tutti i cittadini: si può indagare nei loro confronti, possono essere rinviati a giudizio, possono essere intercettati, perquisiti (questo – la perquisizione – è già possibile oggi), eccetera senza alcun limite, proprio come tutti gli altri cittadini (con soddisfazione dell’art. 3 della Costituzione che si sentirebbe meno depresso);

2. se nei confronti di una di queste persone viene pronunciata una sentenza definitiva e al momento in cui deve essere eseguita la sentenza il condannato occupa una delle “Alte Cariche” di cui sopra, il Parlamento acquisisce copia di tutti gli atti del processo e decide se la sentenza deve essere eseguita o no.

Se il problema fosse davvero impedire che la magistratura, abusando del suo potere, impedisca di legiferare, governare, comandare a chi in un certo momento legifera, governa o comanda, la soluzione che propongo sarebbe perfetta: senza il consenso finale del Parlamento nessuna sentenza potrebbe mandare in galera (ovviamente ci vorrebbe il consenso del Parlamento anche per eseguire una misura cautelare personale) o destituire chi ha una delle cariche pubbliche predette.

Questa soluzione – che propongo a tutti quei politici che si dicono sinceramente preoccupati di regolare meglio l’equilibrio fra i poteri – avrebbe un grandissimo pregio: non impedirebbe l’accertamento della verità.

Farebbe salvo il sacrosanto diritto del popolo alla verità.

Le indagini e i processi si potrebbero fare e le sentenze sarebbero a disposizione di tutti, insieme agli atti del processo, per essere giudicate.

Il Parlamento potrebbe leggere tutti gli atti e dire che la sentenza gli appare emessa all’esito di un giusto processo – e farla eseguire – oppure che la sentenza appare il frutto di una abietta congiura – e non farla eseguire.

Il Popolo, che tutti dicono di volere sovrano, potrebbe leggere gli atti e dire se il Parlamento che lo rappresenta ha difeso la giustizia o l’ha negata.

Con il sistema attuale e con quello ancora peggiore che Alfano vuole instaurare non si ha e non si avrà solo l’impunità dei potenti (quella, di fatto, ce l’hanno già).

Si avrà soprattutto l’assassinio della verità su di loro.

E questo è il vero obiettivo che il regime persegue.

L’attuale capo del Governo e i suoi sodali non temono il carcere. Perché è certo che loro in carcere non ci andranno mai.

La legislazione del nostro Paese è stata così tanto devastata per i fini privati dei potenti che Previti (condannato con sentenza definitiva) è libero e Dell’Utri e Cuffaro (entrambi condannati in primo grado e in appello per fatti che hanno a che fare con la mafia) sono in Parlamento.

L’80% della popolazione carceraria italiana è composto da extracomunitari e tossicodipendenti.

In Italia nessuna persona ricca e potente finisce in carcere in espiazione di una pena. Nei casi più disperati, se ne va a Santo Domingo o ad Hammameth.

La campagna del Ministro della Giustizia (della Giustizia ??!!) Alfano per conto del Presidente del Consiglio non è propriamente contro la giustizia, ma contro la verità.

Ciò che si vuole ottenere non è l’impunità: quella, di fatto, ce l’hanno da anni.

Ciò che si vuole ottenere è il diritto a non far sapere ciò che non si vuole che si sappia.

Nell’era dell’informazione, dei media, della tv che sa e dice tutto della povera Sara Scazzi, ciò che si vuole è il diritto costituzionale a non far sapere ciò che i potenti non vogliono che il popolo sappia.

Alcuni ricordano che i costituenti avevano previsto l’autorizzazione a procedere nei confronti dei Parlamentari. Ma quelli erano altri tempi, erano tempi nei quali anche solo essere imputati portava alle immediate dimissioni. Dunque, si doveva controllare anche solo l’inizio del procedimento.

Ora che può restare tranquillamente in Parlamento anche uno (Cosentino) a carico del quale pende una ordinanza di custodia cautelare – confermata da tutti i giudici dinanzi ai quali è stata impugnata – per concorso in associazione mafiosa (a proposito, a questo link c’è il testo integrale dell’ordinanza), la sola pendenza di un procedimento non può nuocere ad alcuno (a volte sembra paradossalmente che sia addirittura un titolo di merito: Aldo Brancher l’hanno fatto Ministro proprio perché imputato).

Dunque, sì al controllo del Parlamento sull’attività della magistratura, ma solo alla fine del processo.

Così sono garantiti i diritti di tutti.

Se l’“Alta Carica” risulterà innocente, sarà assolta.

E se sarà condannata, nessuno potrà eseguire la sentenza senza il consenso del Parlamento. Ma il popolo potrà sapere la verità.

Ti ho mandato lì per occuparti delle mie cose più care, del mio Paese. Ho diritto di sapere chi sei e cosa hai fatto.

Insomma, che Alfano, Di Pietro, Fini, Bersani, Casini si battano per fare entrare nella Costituzione il diritto del popolo alla verità.

L’impunità dei potenti resterebbe assicurata, ma il popolo avrebbe un nuovo sacrosanto diritto costituzionale.

Non ho considerato fin qui l’argomento “bisogna fermare i processi, perché il Capo del Governo non ha il tempo per difendersi”, perché questo è veramente un insulto alla ragione.

Premesso che il Capo del Governo ha fior di avvocati che si occupano della sua difesa e premesso anche che ha tutto il tempo – e se ne vanta – per andare a puttane (sebbene a sua insaputa: il fatto che siano puttane, non che ci vada), per duettare con Aznavour, per scrivere canzoni ad Apicella e per andare ai compleanni delle diciottenni che trova carine, migliaia sono i cittadini impegnati in cose importantissime che, però, trovano il tempo per difendersi nei processi.

Ho conosciuto fior di chirurghi che, tra un’operazione e l’altra, alternano il salvare vite umane con il presentarsi, come è giusto che sia, dinanzi ai giudici delle decine di processi che questo o quel paziente – a volte fondatamente altre volte infondatamente – intentano loro. Nessuno si sogna di fare approvare una legge che dica che i chirurghi non possono essere processati, perché non hanno tempo.




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sabato 23 ottobre 2010

La legge Alfano



Da Spinoza


Il nuovo lodo Alfano sarà retroattivo. Ora sì che è costituzionale.

“E adesso lasciateci lavorare”, ha dichiarato Goebbels.

I finiani dicono sì alla retroattività del lodo Alfano. “A quell’epoca eravamo ancora amici”.

“Futuro e Libertà ha tenuto una posizione coerente con ciò che aveva sempre detto”. Cioè “Obbediamo”.

Il lodo bloccherà i processi del presidente del Consiglio e al capo dello stato. Riesce sempre a farla franca, questo Napolitano!

Berlusconi afferma di non aver mai chiesto il lodo Alfano. Era in una sua vecchia lista di nozze.

Bersani ha parlato di barricate, degustando alcune grappe.

Il segretario del Pd promette battaglia: “Ci opporremo con tutte le forze che avevamo”.

Fini: “Mai più leggi ad personam. Comincio lunedì“.




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