«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 2 dicembre 2010

Di cosa ha bisogno l'Associazione Nazionale Magistrati

Pubblichiamo l’intervento pronunciato da Andrea Reale, Giudice del Tribunale di Ragusa, al XXX Congresso dell'A.N.M..

L’intervento di Andrea consta di due elenchi, come quelli di una trasmissione televisiva che ha avuto molto successo nei giorni scorsi.




Elenco di alcuni motivi per cui va rinnovata l’A.N.M.


Perché, per voltare davvero pagina, è necessario superare il clima di chiusura, di pregiudizio e di incomunicabilità ormai esistente all’interno dei vari gruppi che animano l’A.N.M., e che ha ucciso il dibattito interno, e perché non si può più assistere silenti a certe lotte intestine, che indeboliscono fatalmente l’A.N.M., e che manifestano nel modo più eloquente la degenerazione correntizia;

perché non si capisce più quale sia la concreta differenza tra i singoli gruppi associativi all’interno dell’A.N.M. e pochi, anche tra coloro che si definiscono i padri fondatori dell’associazionismo giudiziario, te li sanno spiegare in modo chiaro e credibile;

perché l’A.N.M. è troppo vicina al C.S.M. e troppo forte è il loro legame, pur dovendo essere due realtà ontologicamente diverse;

perché è strano che i vertici di una associazione non sappiano indire in sette anni una assemblea ordinaria o pubblicizzare adeguatamente tutti i verbali delle riunioni degli organismi rappresentativi;

perché non è credibile un’associazione che non sappia dare seguito ai suoi deliberati e che non sappia organizzare le primarie per la scelta dei propri rappresentanti all’autogoverno, pur dopo avere deliberato la loro indizione a maggioranza assoluta;

perché è difficile accettare il fatto che si possa fare associazione soltanto all’interno di un gruppo e non si dia alcuna importanza e non si valorizzi l’impegno di chi non ha voglia di schierarsi;

perché è intollerabile che oggi chi non aderisce ad un gruppo dell’A.N.M., ma intenda partecipare attivamente all’Associazione, venga isolato, deriso e screditato, professionalmente ed anche personalmente, persino cancellato da una mailinglist;

perché bisogna interrogarsi su quel senso totale di disaffezione all’A.N.M. che si respira alla base, tra i colleghi, e derivante dalla sfiducia nei suoi rappresentanti, e dall’idea, molto diffusa, che l’A.N.M. sia cosa di pochi prescelti e serva per fare carriera;

perché non si può permettere che l’A.N.M. ed i gruppi al suo interno si comportino come gli attuali partiti politici, scegliendo dall’alto i futuri rappresentanti in tutti gli organismi istituzionali di rappresentanza della magistratura e che diano talvolta vita ad indegne forme di lottizzazione;

perché non si comprende come possa ritenersi “anticorpo” una giustizia disciplinare draconiana e precipitosa, che metta a repentaglio l’indipendenza interna della magistratura;

perché non se ne può più di un sindacato che, spesso, invece che tutelare i suoi rappresentati, stia dalla parte di chi questi ultimi amministra.



Elenco di alcuni motivi per cui è importante impegnarsi per il rinnovamento dell’A.N.M. ed all’interno dell’A.N.M.


Perché non si può soltanto criticare l’A.N.M. e mai partecipare alla vita associativa;

perché è enormemente gratificante sentirsi utile per un collega e risolvere un suo problema, senza aspettarsi niente e senza chiedere un voto in cambio;

perché bisogna tornare allo spirito delle origini dell’A.N.M., perché è giusto impegnarsi gratuitamente e disinteressatamente per la nostra associazione;

perché è vitale combattere e denunciare i vizi di un sistema giudiziario, anche di autogoverno, che non funziona;

perché non ci si può rassegnare all’idea che la nostra A.N.M. diventi una oligarchia;

perché bisogna riappropriarsi della casa comune dell’A.N.M. e considerare il nostro sindacato come il luogo di difesa intransigente dei diritti e degli interessi legittimi di tutti e di ciascun singolo magistrato;

perché è giusto onorare con i fatti l’impegno di Uomini e Donne Magistrato che hanno sacrificato persino la vita per difendere i valori in cui tutti noi, anche come associati all’A.N.M., crediamo;

perché è emozionante organizzare una giornata per la giustizia aperta alla cittadinanza e spiegare , specie ai giovani, come funziona un processo civile o penale e perché esso dura tanto, e fare conoscere alla società civile che in magistratura non ci sono toghe rosse o politicizzate, né che i magistrati sono esseri antropologicamente diversi dalla razza umana, o che essi sono la metastasi della democrazia, ma , al contrario, che la giurisdizione e chi la esercita costituiscono la spina dorsale dello Stato di diritto;

perché è straordinario essere nominato componente della Commissione di riforma del codice deontologico dei magistrati italiani e vedere tradotte in principi le idee di rinnovamento necessarie per un reale cambiamento;

perché è necessario un impegno fattivo per garantire concretamente alle donne in magistratura pari opportunità in ambito lavorativo;

perché è bello che l’impegno associativo diventi parte importante della nostra vita professionale;

perché la nostra idea di rinnovamento non si raffigura in un’onda alta e travolgente, ma è meglio descritta da una goccia lenta, ma inesorabile, che sappia perforare la pietra (GUTTA CAVAT LAPIDEM ), e che sia metafora di una ferrea volontà con la quale si possono conseguire obiettivi altrimenti impossibili.

perché, come diceva Gandhi, la forza non deriva dalle capacità fisiche, ma da una volontà indomita;

perché forse è giunto il momento in cui chi la pensa diversamente si organizzi e si unisca per dare forza ad una nuova idea di associazionismo, pronto al dialogo con tutte le componenti associative, con le istituzioni, con gli altri soggetti della giurisdizione, con la collettività, e che ponga come regola statutaria fondamentale l’incompatibilità dell’incarico associativo con qualsivoglia altro impegno in ruoli istituzionali e/o amministrativi e politici;perché non si deve andare via , meglio fermarsi qui ed ora e dare il proprio piccolo contributo al cambiamento e dimostrare con i fatti, e non con le parole o con titoli altisonanti, il rinnovamento.

Andrea Reale





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