«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 11 dicembre 2018

L'ANM invecchia, ma non impara

di Andrea Reale 
(giudice del Tribunale di Ragusa )
Risultati immagini per associazione nazionale magistrati
Nel 2019 l’ Associazione nazionale dei magistrati spegnerà 110 candeline, essendo stata fondata nel 1909. Di solito con  l’età  si acquistano esperienza e saggezza.
Non è il nostro caso, purtroppo.
L’esperienza avrebbe dovuto insegnare alla nostra associazione, ad esempio,  che la prima battaglia da combattere era  quella contro il profondo conflitto di interessi che la anima.
Non si possono effettivamente perseguire gli scopi sanciti nello Statuto, se si mantengono stretti i lacciuoli con chi ‘governa’ la magistratura.
Non è pensabile che si possa davvero essere contraddittori di chi non è altro da te.

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venerdì 23 novembre 2018

Il vicepresidente del CSM commissario ad acta

La Redazione


Quello di ottobre è stato un mese nero per le vicende giudiziarie del Consiglio Superiore della Magistratura.

Siamo abituati alle "reprimende" del giudice amministrativo nei confronti del c.d. organo di autogoverno dei magistrati, ma questa volta il Consiglio di Stato ci è andato giù molto pesante. E non solo con le parole.

Risultati immagini per consiglio superiore della magistratura ermini vicepresidenteNeanche a dirlo, l'ambito di intervento è ancora quello delle nomine di magistrati ad incarichi direttivi e semidirettivi, quello dove ordinariamente il peso delle correnti assume più plastica evidenza.

Con una prima sentenza (n. 5962/2018 del 18.10.2018), il massimo organo della giustizia amministrativa ha qualificato "sleale" la condotta del CSM consistita nel rinnovare la nomina di una candidata a un incarico direttivo nel corso del processo in cui quella nomina era stata annullata in via cautelare e si attendeva la decisione di merito. E giù con la condanna alle spese processuali.

Un magistrato molto noto - e molto indipendente - ha da subito posto un primo fondamentale interrogativo: "può un organo costituzionale agire con slealtà nei confronti di un appartenente all'Ordine giudiziario, senza infrangere la stessa Costituzione che dell'imparzialità e del buon andamento fa addirittura principio nell'art. 97?".

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venerdì 9 novembre 2018

Appello per la liberazione del CSM dalle correnti

La Redazione


Il blog riprende a funzionare, pubblicando un appello sottoscritto da 106 magistrati italiani, di diversi uffici giudiziari e con differenti funzioni, prima delle ultime elezioni per il rinnovo dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura, tenutesi lo scorso mese di luglio.

La denominazione data all'appello - "per la liberazione del CSM dalle correnti" - anticipa chiaramente lo scopo delle proposte in esso contenute, volte a porre fine alla "occupazione" partitica del c.d. "organo di autogoverno dei magistrati", con tutte le possibili conseguenze negative sulla gestione degli uffici giudiziari e sullo stesso esercizio della giurisdizione, ossia, in definitiva, sui diritti delle persone.

Le proposte contenute nell'appello sono state presentate da alcuni dei sottoscrittori al Ministero della Giustizia nel corso di un incontro all'uopo tenutosi lo scorso settembre.

Benché il Ministro non abbia potuto parteciparvi, alcune sue dichiarazioni, rese nei giorni successivi nel corso di incontri istituzionali pubblici, lasciano sperare che le proposte dell'appello siano seriamente considerate come concreto punto di riferimento per una auspicabile riforma della legge elettorale del CSM.

Le reazioni affrettate e scomposte dei vertici dell'ANM, invece, la dicono lunga sulla paura delle correnti, qualora le proposte dell'appello fossero tradotte in realtà normativa, di non potere più governare i magistrati.  



APPELLO PER LA LIBERAZIONE
DEL CSM DALLE CORRENTI


L’8 e il 9 luglio prossimi i magistrati saranno chiamati a eleggere i nuovi membri del Consiglio Superiore della Magistratura, voluto dai Costituenti per assicurare l’indipendenza di ciascun magistrato da ogni altro potere – garanzia delle libertà, dei diritti e dell’uguaglianza di tutti.

Sono diversi anni che da più parti si rileva e lamenta come, specie da quando è entrato in vigore l’ordinamento giudiziario del 2006, il CSM abbia abusato degli ampissimi poteri discrezionali che detta legge gli assegna, e ciò a causa dello strapotere delle correnti dell’ANM all’interno del CSM medesimo.


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lunedì 24 ottobre 2016

Contro la proroga "ad personam" dei magistrati



Proprio nei giorni in cui tutti eravamo sgomenti per gravissimi accadimenti che hanno sconvolto e ancora sconvolgono il mondo e anche l’Italia, tra i quali il terremoto che ha distrutto Amatrice e Accumoli, il Governo ha disposto la proroga dell’incarico di pochi magistrati che occupano posti dirigenziali nella Corte di cassazione e nella Procura Generale presso la stessa.

La proroga è intervenuta, ancora una volta, quasi di nascosto a fine agosto con un decreto d’urgenza che si presenta, sotto più profili, in contrasto con la Costituzione e alza ancora più in alto l’asticella della lesione all’indipendente esercizio della giurisdizione da parte dei magistrati.

Il decreto viola diversi principi e norme costituzionali, a cominciare dal principio di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e alle norme sui limiti alla decretazione d’urgenza.

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giovedì 8 novembre 2012

Che "Area" tira in A.N.M.?



di Giuliano Castiglia
(Giudice del Tribunale di Palermo)





Il prossimo 30 novembre si svolgerà la prima assemblea nazionale di Area, un nuovo soggetto che da un po’ di tempo fa capolino nel panorama dell’associazionismo giudiziario, prevalentemente sotto forma di aggregazione elettorale per competizioni svoltesi sia in ambito associativo (CDC dell’ANM e giunte distrettuali dell’ANM) che in ambito istituzionale (CSM e Consigli Giudiziari), e che ora sembra volersi strutturare in qualcosa di più definito e stabile.

Se si è ben capito, questa assemblea nazionale dovrebbe rappresentare un momento importante se non fondante per Area.

Area, che vede tra i suoi promotori anche due correnti della magistratura associata (Magistratura Democratica e Movimento per la Giustizia-Art. 3), vuole dichiaratamente operare nell’ambito dell’ANM.

In tanti vorremmo sapere: per fare cosa?

E, infatti, se Area vuole operare nell’ANM, coloro che sono interessati alla vita dell’ANM - come sembrano essere, versando il relativo contributo mensile di iscrizione, la quasi totalità dei magistrati - non può che essere interessato anche ad Area.

L’impressione che alcuni magistrati, tra i quali il sottoscritto, si sono fatta guardando ai primi passi di Area e leggendo quanto sinora prodotto dai relativi animatori, è che questa nuova aggregazione, da un lato, non abbia maturato adeguata consapevolezza dei gravi problemi che affliggono l’ANM (a cominciare dall’enorme conflitto di interessi derivante dalla compartecipazione di fatto dell’Associazione al governo dei magistrati e alla conseguente inevitabile abdicazione rispetto al ruolo di controllo nei confronti degli organi di governo e della dirigenza degli uffici nonché a quello connesso di tutela dei singoli magistrati); dall’altro, rischi di sostanziarsi in una macrocorrente della magistratura di natura non diversa da quelle che hanno concorso al relativo progetto e, in definitiva, in una macchina per la selezione di personale vario (componenti degli organi di autogoverno, dirigenti degli uffici, addetti alla formazione, fuori ruolo in Consiglio, componenti del Massimario, ecc. ecc.) e per l’aggregazione del necessario consenso.

Avere detto queste cose nella mailing list di Area ha generato alcune risposte molto piccate, altre addirittura scomposte. E così si è tornati a parlare di come limitare gli interventi degli “ospiti” che non rispetterebbero indefinite regole di bon ton e addirittura offenderebbero la storia di quelli che si ritengono, a questo punto mi permetto di dire, i “proprietari” della mailing list aperta che si è scelto di chiamare “areaperta”.

Le critiche vengono sdegnosamente respinte e si ribatte dicendo che Area vuole essere ed è qualcos’altro e qualcosa in più rispetto alla sommatoria di MD e Mov.-Art.3; che vuole altresì essere ed è qualcosa di diverso da uno strumento destinato solo alla selezione e promozione dei propri uomini nei posti che contano (chiedo venia per il linguaggio un po’ crudo ma è dovuto solo a ragioni di sintesi).

Ma di risposte argomentate nel merito se ne sono viste davvero poche. E in cosa consista questo qualcos’altro e questo qualcosa di diverso che Area intenderebbe essere non si è finora riusciti a capirlo. Soprattutto, nonostante la lettura del materiale che in varie forme è stato prodotto dagli animatori di Area su Area, non si riesce a capire quali sarebbero i programmi concreti di azione di questo movimento.

Non si capisce, insomma, pressoché nulla di ciò che di caratterizzante Area intende fare.

Qualcuno, legittimamente, può giudicare strumentali ed interessate le mie affermazioni. Ma, piuttosto che lamentare insulti che non esistono, invasioni di campo e gambe tese, cicche sul tappeto e chewing-gum sotto la sedia, addirittura virgolette (“”) allusive e altre gravi forme retoriche, quale migliore occasione offrono le critiche mie o di altri per essere sbugiardate nel merito e per mostrare a tutti l’identità nuova, reale e concreta di Area? E se poi vi fosse un minimo di fondatezza in almeno qualcuna delle cose che alcuni diciamo, non sarebbe l’occasione per riflettere e, se del caso, aggiustare il tiro, a tutto vantaggio dell’iniziativa?

Bisogna riconoscere che taluni degli animatori di Area hanno apprezzabilmente tentato di fornire risposte. Ma proprio queste risposte, ancorché talvolta appassionate, confermano a mio avviso la fondatezza delle critiche in questione.

Così, per esempio, cercando di spiegare “che cosa è Area”, è stato detto: “AREA È UN INSIEME DI VALORI E CONTENUTI, e i suoi contenuti si delineano nettamente in positivo: una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale; dei magistrati consapevoli dei propri diritti (alla parola, per esempio) ma anche dei propri doveri; magistrati che soffrono le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi come limiti alla realizzazione del servizio che vogliono rendere; che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione; che vogliono un'ANM che rifletta la molteplicità culturale della magistratura e non sia solo uno strumento difensivo; che vogliono un autogoverno in cui i meccanismi di selezione dimostratisi carenti, a volte pessimi, siano sostituiti da altri (come le primarie) e in cui il rapporto con gli eletti sia improntato al principio di responsabilità”.

Dunque, un primo contenuto di Area sarebbe “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”.

Ma perché, mi chiedo e vi chiedo, c’è forse qualcuno tra le migliaia di magistrati italiani che dichiara di non volere “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”?

Invero, tutti i magistrati, singoli e associati, dicono di volere “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”.

Pertanto - chiedendo umilmente scusa se l’osservazione può recare disturbo a qualcuno - non si può non rilevare come l’affermazione secondo cui Area vuole “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale” non è in alcun modo utile per sapere che cosa Area vuole essere e vuole fare e si risolve in un’affermazione priva di reale contenuto.

Il terreno sul quale bisogna scendere, a mio avviso, è quello della concretezza. Area, se intende veramente distinguersi e definirsi, deve misurarsi con le vicende concrete. Deve valutare se abbiamo assistito, nel passato, anche immediatamente recente, a vicende in cui l’autonomia e l’indipendenza della magistratura - rectius l’esercizio indipendente della giurisdizione da parte di singoli magistrati in specifiche occasioni - sono state messe in pericolo o addirittura compromesse. E deve dire che cosa pensa relativamente a queste vicende e, in particolare, se le associazioni di magistrati hanno agito opportunamente o meno e che cosa avrebbe fatto lei in tali occasioni. Tanto per fare un esempio, pensiamo alla “impensabile avocazione” catanzarese. Che cosa ne pensa Area di quel caso? Quella avocazione fu o no una compromissione dell’indipendente esercizio della giurisdizione? E se lo fu, come giudica Area le reazioni - si fa per dire - assunte nell’occasione dalle associazioni di magistrati?

Altro contenuto di Area sarebbe questo: “magistrati consapevoli dei propri diritti (alla parola, per esempio) ma anche dei propri doveri”. Ma perché, mi chiedo e vi chiedo, c’è forse qualcuno che propone di volere magistrati inconsapevoli dei propri diritti e insensibili ai propri doveri? Nessuno, mi pare.

Allora, inevitabilmente, anche questa affermazione risulta un proclama del tutto privo di contenuto idoneo a contraddistinguere alcunché nel panorama dell’associazionismo giudiziario. Anche su questo campo, se ci si vuole distinguere e se ci si vuole caratterizzare, bisogna scendere nel concreto. Mettere all’ordine del giorno del dibattito casi concreti per riflettere, valutare e proporre il da farsi intorno ad essi.

Viene poi indicato come contenuto di Area il seguente: “magistrati che soffrono le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi come limiti alla realizzazione del servizio che vogliono rendere”.

Ma, ditemi sinceramente, c’è forse oggi un magistrato disposto a dire “no, ma quale disagio, ma quale insufficienza, ma quale eccesso, qui va tutto bene”?

E allora, anche qui, siamo a contenuto zero.

Invece, premessi le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi e premesso che tutto ciò si traduce in un limite oggettivo alla realizzazione del servizio giustizia, cosa propone Area per migliorare la situazione?

Per esempio, che ne pensa Area della questione carichi? Intende Area proseguire sulla linea di MD e Mov.-Art.3 che negano l’esigenza di porre un chiaro limite di esigibilità delle prestazioni dei magistrati? È convinta anche Area che questo limite non ci dovrà mai essere e che dovremmo correre sempre di più qualunque cosa succeda intorno a noi tappandoci gli occhi e turandoci le orecchie di fronte alle sempre più incombenti approssimazioni e ai sempre più inevitabili incidenti di percorso, rimettendoci ai santi in paradiso che ciascuno è capace di permettersi?

Ulteriore contenuto di Area sarebbe questo: magistrati “che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione”.

Ma perché, forse oggi c’è ancora qualcuno che non lo crede. Forse oggi, a maggior ragione dopo la sentenza della Corte costituzionale di qualche giorno fa, c’è qualcuno che pensa che non vi sia una strettissima correlazione tra indipendente esercizio della giurisdizione e adeguato trattamento lavorativo?

Area non si può caratterizzare perché fatta da magistrati “che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione” per il semplice fatto che, oggi, tutti i magistrati credono questo.

E allora, la domanda alla quale chi anima Area dovrebbe rispondere, se volesse fare acquisire ad Area una sua identità, è questa: “qual è il giudizio sull’attuale retribuzione e sulle attuali condizioni di lavoro dei magistrati? Se il giudizio è di insufficienza e di inadeguatezza, che idea si ha dell’azione finora condotta al riguardo dalla magistratura associata? E che cosa si intende fare da oggi in avanti per migliorare la situazione?”.

Ancora, Area sarebbe questo: magistrati che “vogliono un'ANM che rifletta la molteplicità culturale della magistratura e non sia solo uno strumento difensivo”.

Forse qui - a parte l’aspirazione ad un’ANM pluralista, sulla quale tornerò più avanti, che sembra in contraddizione con la dichiarata volontà di elaborazione di un modello di magistrato - c’è un barlume di caratterizzazione: un’associazione di magistrati che non vuole essere “solo uno strumento di difesa”.

Ma mi chiedo, “non solo” strumento di difesa significa che strumento di difesa deve pure essere. Quindi, anche strumento di difesa ma non solo questo. E allora - a parte che questa “difesa” andrebbe approfonditamente declinata - che cosa Area vuole essere oltre ad uno “strumento difensivo”? Forse anche uno strumento di offesa? Forse un soggetto che vigila sulla condotta di qualcuno? E di chi? E su quale terreno? E in che termini? E con quali conseguenze? Soltanto le risposte a queste domande (e a tante altre ancora) potrebbero caratterizzare un’iniziativa che, invece, per ora, anche sotto questo profilo, risulta priva di caratterizzazione.

E infine Area sarebbe questo: magistrati “che vogliono un autogoverno in cui i meccanismi di selezione dimostratisi carenti, a volte pessimi, siano sostituiti da altri (come le primarie) e in cui il rapporto con gli eletti sia improntato al principio di responsabilità”.

Su questa affermazione si potrebbe fare un discorso lunghissimo (cominciando dal rilevare che essa rivela forse il vizio originario di quasi tutte le esperienze associative, ossia la loro strumentalizzazione a fini diversi dalla politica associativa e, in particolare, a fini elettorali nell’ambito delle istituzioni dell’Autogoverno della magistratura).

Mi limito ad osservare che bisognerebbe capire, da un lato, di che tipo di “responsabilità” si sta parlando e dell’ambito in cui la stessa dovrebbe operare; dall’altro, come essa debba conciliarsi con l’esclusione costituzionale di una “responsabilità” degli “eletti” al CSM nei confronti degli elettori emergente dal divieto di immediata rieleggibilità sancito dall’art. 104 della Costituzione.

Per il resto, anche in questo caso, non c’è nulla di caratterizzante se non il rilancio delle primarie come metodo per la selezione degli addetti all’autogoverno.

Al tema delle primarie e, quindi, della selezione dei componenti degli organi elettivi dell’autogoverno, si lega quello del “modello di magistrato”. Non c’è documento di Area che - in linea con certe ultime prese di posizione dell’ANM e dei suoi rappresentanti - non faccia cenno a questo benedetto “modello”. Area vuole dichiaratamente elaborare un modello di magistrato e, a seguire, vuole operare - e qui entrano in gioco le primarie - per creare la rappresentanza di tale modello, ossia per realizzarne la transustanziazione in nomi e corpi reali.

Ma, a parte il vuoto contenutistico del modello medesimo, chiedo ai colleghi che animano Area, davvero si può pensare che il compito di un’associazione di magistrati sia quello di programmare a tavolino un modello di magistrato che vada al di là del modello legale e, prima ancora, costituzionale.

Davvero è ipotizzabile un’azione politica finalizzata all’affermazione di un siffatto modello di magistrato?

A me pare invece indiscutibile che l’unico modello di magistrato oggetto di possibile difesa e proposta politico-associativa sia quello costituzionale-legale. Nell’ambito del modello costituzionale-legale, il magistrato è libero e indipendente. C’è scritto nella Costituzione!

Io sono convinto della buona fede di molti che propugnano questa idea. Ma è proprio per questo che scrivo, nella convinzione che si tratti di un’idea che - oltre a contraddire in radice l’intenzione dichiarata di volere un’ANM pluralista - non può servire a nulla di buono mentre può essere strumentale solo a legittimare percorsi lobbistici e di carriera; nella convinzione che, soprattutto, si tratti di un’idea molto pericolosa.

Il rischio che il modello sia sbandierato, all’occasione, per colpire chi in esso asseritamente non si specchia è troppo, troppo grande. Non che sarebbe una novità assoluta ma la formalizzazione a livello per così dire di ideale politico-associativo di un tale concetto rappresenterebbe un’arma micidiale e dannosissima per l’indipendenza della giurisdizione così come costituzionalmente settata.

Ribadisco che sono convinto della buona fede degli animatori di Area ma li invito tutti a rivalutare questo aspetto che appare così importante e centrale nella definizione programmatica del movimento.

Mi permetto questo anche perché devo riconoscere che negli scritti dei tanti che promuovono Area un’esigenza di rinnovamento e, soprattutto, un’aspirazione al miglioramento della situazione presente indubbiamente emerge.

Così l’ha ottimamente sintetizzata un collega: Ho aderito con entusiasmo al progetto di Area … perché per la prima volta ho percepito l'intenzione condivisa che le opinioni di ciascuno contassero alla stessa maniera.

Certo, è un aspetto che si dispiega sul piano dell’organizzazione e del funzionamento interno del gruppo mentre non dice nulla sul piano dei contenuti sostanziali che si intendono realizzare, i soli che possono caratterizzare l’identità “politica” di un gruppo associativo e che possono consentire il coagularsi di un consenso libero sulle cose da fare anche di chi del gruppo non fa parte o non fa ancora parte o addirittura non intende far parte.

Ma è pur sempre un aspetto significativo che ritengo debba essere positivamente valorizzato.

Infatti, io credo che il dibattito singolarmente animato da tanti colleghi negli anni trascorsi - più o meno intensamente, efficacemente, felicemente o, a volte, infelicemente - ha prodotto buoni effetti tra i magistrati, quanto meno a livello di consapevolezza delle questioni e dei problemi sul tappeto.

Questo dibattito è stato animato, tra l’altro, proprio secondo questa precisa convinzione: con il dovuto rispetto per tutti e le rispettive storie ma senza per ciò tapparsi gli occhi dinanzi alla verità del presente, con spirito democratico, c’è spazio per la parola di tutti e, soprattutto, la parola di ciascuno può essere preziosa e va pertanto valorizzata.

Credo che questa convinzione si sposi perfettamente con l’intenzione così bene espressa da quel collega quale fondamento della sua scelta di adesione al progetto di Area e che mi pare effettivamente condivisa nella gran parte degli animatori del gruppo.

E allora mi auguro che l’Assemblea di Area di fine mese possa quanto meno tradurre questa intenzione in realtà essenziale di questo nuovo gruppo. Sarebbe una buona premessa per allargare di molto un metodo diverso di confronto, di dialogo e di formazione delle scelte nell’ambito dell’intera ANM.

È di tutta evidenza, peraltro, che l’eventuale determinazione di stabilire limiti alla possibilità di intervento nella mailing-list di Area sarebbe il segno di una volontà esattamente opposta a quella che ha condotto il collega che ho citato - e penso tanti altri - a guardare con comprensibile entusiasmo al progetto di Area.

Per tutti, quindi, l’augurio è che dall’assemblea nazionale di Area venga una ventata di aria democratica per l’intera ANM. Buona assemblea!

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giovedì 20 settembre 2012

Democratica, ma anche no




di Marco Travaglio
(Giornalista)





da Il Fatto Quotidiano del 20 settembre 2012


Nel 1989, quando crollò il muro di Berlino, cadde anche il velo sulle vergogne che i moderati avevano accettato in nome dell’anticomunismo.

Nel ‘92, quando si sbriciolò il muro di Bettino, quanti giustamente l’avevano combattuto persero la maschera e restarono nudi come il re della fiaba: la sinistra italiana, che già annusava il potere e si spartiva le future poltrone, fu spazzata via da B.: che era, sì, il peggior cascame del craxismo, ma fu anche il più lesto a capire che l’asse destra-sinistra era stato soppiantato dall’asse vecchio-nuovo. Si travestì da nuovo e vinse.

Ora però è caduto anche il muro di Arcore. E quelli che stavano dall’altra parte s’illudono di raccattarne l’eredità. Senz’accorgersi che, senza più l’alibi e lo spauracchio dell’uomo nero che li ha tenuti in vita per vent’anni, hanno perso qualunque ragion d’essere.

Un giorno, in un raro lampo di lucidità, D’Alema definì la sinistra “una malattia accettabile solo grazie all’esistenza di questa destra”.

Infatti, ora che B. non c’è più, almeno sul proscenio, vengono a galla tutte le magagne del fronte opposto. E si comincia a capire che non tutti quelli che si opponevano a B. (o fingevano) lo facevano per motivi di principio: la questione morale anzi penale, la devastazione della Costituzione, il conflitto d’interessi, la posizione dominante sul mercato dei media, l’uso privato delle istituzioni. Ma solo perché B. stava “a destra” (peraltro a sua insaputa). Tant’è che, sulle questioni di principio, si sono sempre messi d’accordo con lui. E, anche se nessuno ci fa caso, da nove mesi il Pd è alleato del Pdl.

Le questioni di principio hanno interessato ristrette élite di politici, intellettuali, magistrati, giuristi e artisti affezionati ai valori liberali della Costituzione, dunque guardati con ostilità o sospetto dalle rispettive corporazioni. Esempio: la sgangherata campagna di B. contro le “toghe rosse”, cioè contro chiunque gli desse torto, ha impedito una seria riflessione sul collateralismo di parte della magistratura col maggior partito di sinistra, speculare a quello di altre correnti togate col centrodestra. Ora che crolla il cerone del Caimano, viene allo scoperto la faccia peggiore della sinistra, politica e giudiziaria.

L’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia investe politici di destra, centro e centrosinistra disturbando i compagni Napolitano e Violante? Subito il Pd e la stampa al seguito attaccano i pm di Palermo lasciati soli da B. E pazienza se quei pm appartengono a Magistratura democratica.

Anzi ieri la corrente – nata nel 1964 per difendere il diritto-dovere dei magistrati di parlare – ha emanato un documento di rara viltà, che spara su di loro senza neppure nominarli e pare scritto dal Tartufo di Molière.

Md premette che “da sempre rivendica l’opportunità della partecipazione dei magistrati al dibattito politico”. Ma, “con la stessa fermezza e vigore”, rivendica pure il contrario. Infatti accusa i pm di: “arrecare pregiudizio al lavoro giudiziario e all’immagine della giurisdizione”; “inaccettabile ricerca del consenso a indagini o processi”; “ricerca esasperata di esposizione mediatica con la sistematica partecipazione al dibattito”; “creare ‘verità’ preconfezionate che rischiano di influenzare le decisioni giudiziarie”.

Cioè, a condizionare i giudici penali e costituzionali non è il fuoco concentrico di Quirinale, governo, partiti, Anm, Csm, tv e stampa: sono un paio di pm che si permettono di rivendicare la correttezza del proprio lavoro e 150 mila lettori del Fatto che solidarizzano con loro.

Chissà che avrebbe scritto Md se gli attacchi fossero partiti da B.

Finalmente si chiarisce il vero significato di “Md”: Magistratura Dipende. Si spera che da questo vecchio carrozzone sopravvissuto al muro di Berlino, alla prima e alla seconda Repubblica, scendano i magistrati davvero imparziali. Che non conoscono destra o sinistra, ma solo l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.



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venerdì 18 novembre 2011

Sabato sera sono andato a casa di Luca




di Francesco Siciliano
(Avvocato del Foro di Cosenza)




C’è una datata “canzonetta” di Silvia Salemi che inizia un po’ così: anni questi anni passati così ... aridi, sterili, vuoti, è l’era delle immagini ... ci ha rubato il cuore, l’inventiva, le idee, le parole …… questa è un’era subdola che ti inchioda il cuore e la vita ad un televisore.

Era il 1997 poco dopo la “discesa in campo” eravamo nella piena erezione del Berlusconismo edizione riveduta e corretta dell’insostenibile leggerezza dell’essere, dei nuovi yuppies.

Prima mossa a favore della Libertà e del suo “Popolo” il decreto Biondi e la modifica dell’abuso d’ufficio divenuto un reato a cosiddetta prova diabolica. Insomma i primi anni della Seconda Repubblica dominata dai sondaggi dal Bolscevico atteggiamento di ripetere ossessivamente affermazioni false che d’incanto divenivano verità politiche quindi soggette a chi è a favore e chi è contrario.

Ma la discesa in campo non ha mai visto una risalita dallo stesso.

Tutta la vita pubblica è restata una partita e noi italiani sugli spalti abbiamo fatto la nostra parte.

“Vedi che Berlusconi ha fatto questo” e “siccome Prodi”, i comunisti con il maglione di cashmere e i nuovi del celodurismo hanno fatto il resto.

Tutto è sempre stato uno scontro di propaganda in cui il problema o la scelta politica sono rimaste sul fondo quasi impalpabili.

E’ stato così che in una sorta di continuità Prodi ha abolito l’Ici e B. ha abolito l’ICI, il Popolo della Libertà ha negato l’autorizzazione d’arresto per Cosentino e il Partito Democratico ha negato l’autorizzazione d’arresto per Tedesco. B. ha modificato enne volte leggi relative a reati di cui era imputato – ovvero norme processuali utili a bloccare il processo – e D’Alema ha modificato la Forleo ovvero la Lega, tanto cara a Tallini, ha reso di fatto non punibili le camicie verdi organizzate.

In questa era subdola che ti inchioda il cuore e la vita ad un televisore siamo passati da milioni di posti di lavoro al tricolore come carta igienica a Sara, Yara alla Guerra tra Procure senza soluzione di continuità, immersi in una mistificazione e in una propaganda che hanno unificato tutto allo stesso livello in modo che non vi fosse a monte (ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale) una distinzione etica o oggettuale dei fatti e delle cose.

I fatti, quelli sì, sono del tutto spariti, obliterati dalle urla di chi riteneva che fossero colpa di Prodi o di Berlusconi.

Questo ha aperto la strada ai neutrini della Gelmini splendido avvocato del Foro di Reggio Calabria anche se dimorata per l’occasione a Brescia così come ad un puntale inglese di La Russa che ha avuto modo di precisare che in inglese se si dice if.

Già prima delle gaffes di B. in campo internazionale i quivis si accorgevano che era diminuita la liquidità e che era diminuita la possibilità di accesso al credito con il connesso avvitamento del mercato interno per cui se tutti spendiamo meno tutti lavoriamo meno e guadagniamo meno.

Ma l’erezione del Berlusconismo non si è fermata qui alla quasi naturale distanza tra questa classe dirigente e la vita quotidiana delle persone silenziose (intese non VIPS) quest’ultime alle prese con le scadenze e i figli che premono per i consumi e quelli con i voli di stato per i Gran Premi (Mastella) o le partite di Calcio (La Russa), l’era del celodurismo è esplosa fortemente proprio in quest’ultima fase di fine impero.

Chi non ricorda B. in campagna elettorale, l’ultima, abbracciare Dell’Utri e ripetere che anche per lui Mangano era un eroe, chi non fa caso a Letta (quello B) dire che i sondaggi sono tutti per la soluzione tecnica quasi a segnare una continuità con i sondaggi di B.

Perché affermare chiaramente che Mangano per B. e Dell’Utri è stato un eroe è stato certamente un tipico esempio di celodurismo, lo affermo chiaramente senza ipocrisie e nascondimenti.

Ma il celodurismo ha trovato la sua apoteosi con il povero Mubarak Zio a sua insaputa di una amica di B. che si trovava implicata in un caso da incidente diplomatico. Lo ha spiegato con dovizia di argomenti tecnici e politici l’ottimo difensore di Unabomber l’avvocato Paniz, il quale, allo stesso modo, il giorno del voto dei famosi 308 (a fronte dei 321 astenuti), ha dichiarato in modo pleonastico che quel voto era giuridicamente irrilevante ……… infatti è caduto il Governo.

Sempre a quel Televisore ci hanno spiegato che, come fanno molti avvocati nei casi disperati, avevano fatto un decreto legge in materia regionale per salvare la lista a sostegno della Polverini, solo che gli avvocati e le parti consapevolmente in quei casi prendono una dura condanna alle spese mentre loro lo hanno fatto con soldi pubblici.

In campo ci sono stati anche il grande Bertolaso sempre con la maglia dell’Italia, come Gattuso, a parte i casi in cui aveva il mal di schiena.

Mai si era visto, in tanti anni di storia Repubblicana, un “giuramento del patto per la libertà” fatto anche dal nostro Presidente Scopelliti nelle mani di un uomo diverso dal Presidente della Repubblica e non sulla Costituzione ma su un contratto stavolta non sottoscritto con gli italiani.

Né tantomeno si era mai visto e sentito un Presidente del Consiglio che delegittima le istituzioni parlamentari seppure in Televisione.

Insomma anche se non politicamente corretto io sabato sera ho festeggiato nella speranza ad esempio che non vi siano più dubbi che Giovanni Falcone, Giorgio Ambrosoli, Paolo Borsellino, Emanuela Loi, il milite ignoto sono eroi mentre Mangano era un criminale.

E dopo avere esultato sono andato a casa di Luca perché la sera a casa di Luca torniamo a parlare ma la sera a casa di Luca che musica c’è si discute a casa di Luca e non sai quanto vale sembra niente e invece è importante… ci devi venire dal balcone a casa di Luca si vede anche il mare e parte una canzone ... che bella dimensione, ancora possiamo ritrovare ... ... ... tu riri, tu riri, tu ririri ...



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mercoledì 2 novembre 2011

Convegno a Napoli su "Dissenso e conflitto sociale"

Organizzato dall'Università di Napoli, Federico II, e da Magistratura Democratica, convegno su "Dissenso e conflitto sociale: garanzia dei diritti e repressione penale". A Napoli l'11 e il 12 novembre, nell'Aula Pessina della Facoltà di Giurisprudenza.


(Clicca qui per ingrandire il manifesto)








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lunedì 26 settembre 2011

Il re è nudo … ma anche la magistratura italiana, purtroppo, non è granché vestita!






di Grazia Fenza
(Giudice del Tribunale di Crotone)





PREMESSA: Scrivo da una delle tante “periferie dell’Impero” giudiziario italiano, Crotone; ove la distanza logistica con Catanzaro (75 km. circa, mal collegati, da fare necessariamente su una sgangherata e pericolosa statale 106) è ampiamente compensata dalla vicinanza per così dire ideale tra l’ufficio del circondario e l’ufficio del distretto: favorita, tale vicinanza, anche da alcune fortunate coincidenze, di cui forse parlerò un’altra volta. E’ quindi un osservatorio privilegiato, anche per chi come me, non calabrese, è per di più ancora troppo giovane di servizio, per comprendere appieno meccanismi e collegamenti.

Proprio da questo osservatorio, a metà luglio (cioè in un clima già tutto sommato un po’ pre-vacanziero) ho appreso – devo dire, con un estrema sorpresa – che il C.S.M., sconfessando in pieno le opposte conclusioni cui era giunto il Consiglio Giudiziario di Catanzaro, aveva invece raggiunto la scontata determinazione (scontata, dati causa e pretesto, per dirla alla Guccini) di NON confermare nelle funzioni di procuratore aggiunto il dott. Salvatore Murone.

Premesso che, com’è noto, il C.S.M. di norma tende ad avallare le posizioni dei consigli giudiziari e che in questo caso il C.G. di Catanzaro si era espresso addirittura all’unanimità, la notizia – allo stato, pare, totalmente ignorata dai media – non poteva non suscitare interesse ed al contempo sconcerto.

Infatti il dott. Murone, già influente Procuratore Aggiunto di Catanzaro (attualmente trasferito cautelarmente ad altra sede), già braccio destro dell’allora procuratore capo dott. Lombardi, è certamente da annoverare tra le figure più significative delle inquietantissime vicende giudiziarie “Why not” e seguenti, che tanta trista fama hanno dato a quella Procura.

La delibera è estremamente chiara e ne riporto perciò il testo integrale in calce.

Preciso subito che, a caldo, la cosa che mi ha più sorpreso, di tutta la vicenda, è l’imprevedibile posizione assunta dal Consiglio Giudiziario di Catanzaro; il quale, come ben può evincersi dalla delibera C.S.M., pur avendo acquisito piena cognizione del bagaglio processuale e disciplinare portato dal candidato in valutazione, per fatti oggettivamente gravi, trattandosi di decidere della conferma nelle delicate funzioni semidirettive di Procura, riteneva tuttavia di poterlo ignorare, e di prendere per buono il solo rapporto del capo dell’ufficio: che, forse per imbarazzo, forse per altro – allo stato non è dato saperlo – non faceva alcun cenno in ordine ai procedimenti penali e disciplinari pendenti, e concludeva anzi per l’idoneità del Murone alla conferma nelle funzioni; pedissequamente, il nostro Consiglio Giudiziario procedeva pertanto, all’unanimità, concludendo in senso favorevole alla riconferma.

In estrema sintesi, dagli atti in possesso del Consiglio Giudiziario di Catanzaro, apparivano però chiarissimamente:

a) le indebite interferenze del magistrato in valutazione, di concerto col Procuratore Capo Lombardi in un caso e col Procuratore Generale Favi nell’altro, nelle attività d’indagine dell’ex p.m. Luigi de Magistris;

b) la fattiva collaborazione fornita dallo stesso ai predetti, nelle due operazioni consistite nell’illegittima revoca e nell’illegittima avocazione dei noti procedimenti, denominati “Why not” e “Poseidone”: attività, quest’ultima, finalizzata a favorire indagati eccellenti, coi quali i tre, in un modo o nell’altro, avevano rapporti per così dire “privilegiati”;

c) gli inquietanti, a dir poco, intrecci, tra il dott. Murone, il di lui fratello avvocato ed i predetti indagati eccellenti (due dei quali veri e propri big), ossia Saladino e Pittelli, quest’ultimo all’epoca nel trino ruolo di indagato, avvocato e senatore;

d) la natura, piuttosto criticabile, di alcuni di tali rapporti, consistiti anche in sistemazione di parenti.

Ferme restando le autonome valutazioni da farsi nelle altre sedi, dunque, ce n’era comunque abbastanza per una ben diversa conclusione, anche ed anzi soprattutto in quella sede.

Eppure, per il Consiglio Giudiziario di Catanzaro (si ripete ancora, all’unanimità) tutto quanto già agli atti non poteva avere rilievo alcuno rispetto alla decisione di conferma o meno del Murone nel delicato ruolo di procuratore aggiunto.

O, per dirla con loro, come si evince sempre dalla delibera C.S.M., il Consiglio Giudiziario «riteneva che la complessità del procedimento, i numerosi stralci disposti a seguito del decreto acquisito … e gli ulteriori approfondimenti ancora in corso, non potevano consentire una valutazione negativa dell’operato del dott. Murone, che risultava aver svolto con capacità e competenza il ruolo di Procuratore Aggiunto presso la Procura di Catanzaro».

Arriviamo dunque al sodo? Qual era, verosimilmente, la preoccupazione principale del Consiglio Giudiziario di Catanzaro – oltre ad un malinteso favor legitimitatis – se non quella di tentare di sconfessare, ancora una volta, l’operato di un altro ufficio giudiziario e cioè della procura di Salerno, malgrado l’ormai ineluttabile evidenza dei fatti, sotto gli occhi anche degli osservatori più disattenti?

Alcuni passaggi della delibera fanno emergere abbastanza pacificamente tale (confessata od inconfessata, poco importa) esigenza; perfino il passaggio in cui l’acquisito e poi ignorato decreto di perquisizione emesso da Salerno nei confronti dei magistrati di Catanzaro viene definito “voluminoso” o “ponderoso”.

Appare chiarissimo anche ad un non scaltrissimo esegeta – quale anche chi scrive – l’intento sottilmente spregiativo sotteso all’uso di quegli aggettivi, di norma di carattere neutro, usati in quel modo ed in quel contesto.

Molti lettori di questo blog ricorderanno infatti che gli onesti, sfortunati, vituperati e crocifissi ex p.m di Salerno (Apicella, Nuzzi, Verasani) furono dati in pasto all’opinione pubblica ed al C.S.M. dell’epoca anche con la becera argomentazione dell’eccessiva lunghezza del decreto (come se il problema non fosse stato, invece, l’enormità dei fatti a monte); lungo, quindi per ciò solo “abnorme”, oltre che inopportuno e “non equilibrato” perché – pensa un po’ – pretendeva di poter considerare anche gli operatori giudiziari (nella fattispecie, appunto, alcuni p.m. di Catanzaro sospettati, sulla base di elementi più che congrui, di gravissime condotte illecite) cittadini come tutti gli altri, e dunque sottoponibili, al pari di un qualunque sig. Rossi qualsiasi, a procedure di perquisizione e sequestro, ricorrendone tutti i presupposti di legge.

La legittimità di quel provvedimento salernitano, com’è noto, è stata poi riconosciuta ad ogni livello di gravame proposto; non solo, la bontà della loro indagine (nonostante le inevitabili difficoltà dovute al trasferimento forzoso dei p.m. che l’avevano istruita) è stata confermata dalla circostanza che, tra gli altri big che avevano concertato per fermare le indagini di de Magistris, ben tre magistrati catanzaresi sono attualmente sotto processo a Salerno (e uno dei tre è, appunto il nostro dott. Murone).

Ancora, sull’illegittimità dell’avocazione delle indagini condotte all’epoca da Luigi de Magistris, non vi potevano essere dubbi fin dall’inizio, in quanto addirittura il C.S.M. che poi “castigherà” sia il suddetto che i colleghi salernitani, qualche pur blando e platonico distinguo, al suo interno, l’aveva posto, in tempi non sospetti: proprio su questo blog si era dato tempestivamente conto, ad esempio, a questo link, della pur “democristianissima” posizione espressa dall’allora consigliere Pepino, approvata da una parte dei componenti, e relativa all’operato del dott. Favi, P.G. avocante: eppure, a ciò il C.S.M. non diede alcun seguito.

E, sempre su tale illegittimo operato, in relazione stavolta alla posizione dei p.m. di Salerno, se n’era poi dato conto, con acute osservazioni di carattere tecnico, ancora su questo medesimo blog: a quest'altro link.

Quel provvedimento della Procura Generale non stava né in cielo né in terra e di fatto ha senz’altro rallentato le indagini in corso: solo oggi il C.S.M. perviene a questa interpretazione dei fatti, in precedenza sostenuta solo da qualche toga impazzita o un po’ più antropologicamente diversa rispetto alla media!

Eppure, si era all’epoca sostenuto, e si era conseguenzialmente proceduto come se abnorme fosse il provvedimento salernitano.

L’odierno C.S.M., sconfessando il potente Consiglio Giudiziario di Catanzaro prende dunque atto, oggi, dell’evidenza delle cose, almeno per quanto riguarda la posizione di Murone ed incidentalmente, degli stessi Favi e Lombardi,

Intervento piuttosto tardivo e, purtroppo, non riparatorio né satisfattivo: non satisfattivo nei confronti della collettività, defraudata del suo bisogno di giustizia rispetto a vicende così gravi (le indagini Why not e Poseidone, si ricorderà, stavano infatti accertando colossali sperperi e/o appropriazioni di fiumi di denaro pubblico, collusioni ad altissimi livelli, devianze oscure, ecc. ecc.), non riparatorio per i magistrati ingiustamente puniti per aver fatto il proprio dovere.

Con una buona dose di coraggio perché, se un tempo ti ammazzavano le mafie, oggi intervengono i più sofisticati – sebbene meno truci – sistemi delle macchine del fango e della repressione.

Così, in relazione alla triste e trista vicenda Catanzaro-Salerno, già ribattezzata, stupidamente prima ancora che fraudolentemente, “guerra tra procure”, una gran parte della verità storica è allo stato inequivocamente accertata: e lo rimarrà anche qualora le diverse dinamiche che sovrintendono all’accertamento dei fatti in sede penale dovesse consegnarci una verità processuale più edulcorata.

Bene, perché allora abbiamo un ex collega che è stato costretto a lasciare la magistratura, e chi al telefono (vedi intercettazioni) si augurava che passasse la vita a difendersi, con tanto di camorra napoletana che avrebbe dovuto curarne la pratica (sono le testuali parole del “presidentissimo” Chiaravalloti, anche lui – ahinoi – tra le altre cose ex alto magistrato calabrese) ancora tranquillamente in giro ad occupare prestigiose poltrone?

Perché i colleghi salernitani (due trasferiti e disciplinarmente censurati, uno, il Procuratore Capo, costretto addirittura alle dimissioni) hanno dovuto pagare un prezzo umano e professionale per nefandezze commesse da altri?

Perché, ancora oggi, l’A.N.M. nazionale rivendica con spudoratezza la bontà della posizione assunta all’epoca, nella vicenda della c.d. “guerra” (come da documento e discorso ufficiale del presidente Palamara al recente congresso nazionale dell’autunno scorso)?

E, soprattutto, perché abbiamo dovuto assistere, in quella medesima sede, perfino al raccapricciante applauso (minoritario, è vero, ma rumoroso) di parte dell’uditorio, a tali sconcertanti affermazioni?

E meno male che quel congresso aveva come tema il rinnovamento … :-) :-(

Come mai, infine, quando qualche ancor giovane ed avventato magistrato “novizio” posta (parlo peraltro della mailing list di Area, cioè di quell’aggregazione ritenuta più “progressista” di altre …) amari messaggi di solidarietà per quei colleghi, riceve al massimo qualche riscontro in privato?

E, manco a dirlo, un generale “IGNORA”, puntualmente, s’è susseguito anche all’indomani del mio inserimento, sulla medesima m.l., della delibera Murone odierna: inserimento effettuato senza aggiungere alcun commento polemico (del resto il provvedimento del C.S.M. parla da solo) ma semplicemente una mera dichiarazione di costernazione per l’operato del Consiglio Giudiziario di Catanzaro.

Anzi no, giusto un Consigliere (io ritengo, ma potrei sbagliarmi, alquanto imbarazzato) ha risposto: ma di tale formale autodifesa d’ufficio, circa la bontà dell’operato catanzarese, non mi pare il caso di trattarne ora …

L’assordante silenzio dei colleghi sulla vicenda sarà addebitabile al clima pre-vacanziero di cui s’è dato atto all’inizio, o a ragioni afferenti all’improvvisato titolo di questo improvvisato articoletto?


_______________


Qui di seguito la il testo della delibera del C.S.M.

“Dott. Salvatore MURONE – Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di CATANZARO - conferma nelle funzioni semidirettive, ai sensi dell’art. 46 del D. Lgs. 160/2006.

La Commissione,
rilevato preliminarmente che: gli artt. 45 e 46 del D. Lvo 160/06, nel disciplinare la temporaneità delle funzioni direttive e semidirettive dispongono che esse sono conferite per la durata di quattro anni, al termine dei quali il magistrato può essere confermato, per una sola volta e per un eguale periodo a seguito di valutazione, da parte del Consiglio Superiore della Magistratura, dell’attività svolta.
Il dott. Salvatore MURONE ha maturato in data 1.8.2009 il periodo quadriennale nell’esercizio delle funzioni di Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Catanzaro, conferite con delibera C.S.M. 6.7.2005 ed assunte in data 1.8.2005.
Il magistrato in valutazione ha presentato un’autorelazione illustrativa dell’attività svolta, così manifestando la propria volontà di continuare a svolgere per il secondo quadriennio le medesime funzioni in corso di esercizio.
Il Consiglio Giudiziario di Catanzaro, nella seduta del 2.2.2010, si è espresso all’unanimità in senso favorevole alla conferma del dott. MURONE che, sulla base degli elementi acquisiti, si è ritenuto avesse dimostrato come Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, capacità ed efficienza nella direzione ed organizzazione dell’ufficio.

Nella premessa del parere il Consiglio Giudiziario dava atto della pendenza di quattro procedimenti penali iscritti a carico del magistrato presso la Procura della Repubblica di Salerno e di un quinto procedimento definito con decreto di archiviazione emesso in data 11.8.2009. Si dava atto, inoltre, della pendenza di un procedimento disciplinare iniziato il 18.6.2009 per violazione dell’art.2 comma 1 lett. b) ed n) del D.Lgs. del 23.2.2006, n.109, e dell’attività istruttoria svolta al fine di rendere il prescritto parere.
Nella seduta del 18.11.2009 il Consiglio Giudiziario rilevava il mancato deposito del rapporto da parte del capo dell’ufficio, nonostante un precedente sollecito già inoltrato dal Presidente della Corte di appello. Contestualmente, il Consiglio deliberava di richiedere informazioni alla Procura di Repubblica di Salerno circa eventuali sviluppi dei procedimenti penali instaurati a carico del magistrato oggetto di valutazione. Si investiva, inoltre, la Procura Generale ed il Consiglio Superiore della Magistratura con richiesta di ulteriori informazioni sulle pendenze di natura disciplinare.
Il Procuratore Generale della Cassazione ribadiva la pendenza del procedimento per violazione dell’art. 2 già indicato in premessa, mentre il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno indicava i procedimenti iscritti a carico del dott. MURONE e le attività in corso da parte dell’ufficio, precisando che i procedimenti erano ancora tutti in fase istruttoria.
All’esito di tali comunicazioni nella seduta del 13.1.2010 il Consiglio Giudiziario deliberava di acquisire il decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura di Salerno in data 2.12.2008, già agli atti della Procura Generale di Catanzaro, nell’ambito del procedimento n. 10590/2007 mod. 21. Tale decisione scaturiva dalla circostanza che, secondo quanto riferito dal Procuratore della Repubblica di Salerno, tale procedimento aveva ad oggetto, tra l’altro, la revoca da parte del Procuratore della Repubblica dott. Lombardi del procedimento cosiddetto “Poseidone” e l’avocazione, da parte del Procuratore Generale dott. Favi, del procedimento cosiddetto “Why not” (dei quali era primo assegnatario il dott. Luigi De Magistris). Su entrambi i provvedimenti si riteneva che il dott. MURONE avesse ricoperto un ruolo attivo di compartecipazione.

Appare opportuno riportare testualmente la sintesi che il Consiglio Giudiziario trae dalla lettura del decreto sopra indicato che viene definito particolarmente voluminoso: “Ebbene dalla lettura del ponderoso decreto di perquisizione e sequestro acquisito nell’ambito del procedimento n. 10590/2007 Mod. 21 si evince che le contestazioni al dr MURONE si riferiscono, sostanzialmente, alla patologica attività di interferenza negativa rispetto alle iniziative del PM procedente dott. Luigi De Magistris, consistita nell’avocazione del procedimento “Why Not” e nella revoca del procedimento “Poseidone” in guisa da favorire oggettivamente, mediante la deviazione del regolare corso del procedimento penale, le persone implicate nelle indagini preliminari e fra queste, oltre alla persona del Ministero della Giustizia pro-tempore, Saladino Antonio, centro di attrazione di un settore consistente dell’ attività investigativa, nonché l’avvocato Senatore Giancarlo Pittelli”. Deviazione realizzata “mediante atti contrari ai doveri d’Ufficio posti in essere dal MURONE, in concorso con il Procuratore Capo Lombardi e in rapporto sinallagmatico con le utilità ricevute e promesse dal Saladino e dal Pittelli, i quali, ciascuno con condotte autonome esplicative di rapporti personali privilegiati, risalenti nel tempo sia con il dr MURONE sia con il Proc. Capo, Mariano Lombardi avendo, in particolare, il Saladino favorito le assunzioni di parenti e conoscenti del dr MURONE ovvero del cugino Roberto Piero e Cucciolo Roberta, moglie di Roberto Luca in servizio presso l’Ufficio della Procura della Repubblica del Tribunale di Catanzaro e legato da vincoli di parentela alla moglie del MURONE.
Il decreto di sequestro in oggetto riporta, testualmente, numerose dichiarazioni rese dal dr Luigi De Magistris ai Pubblici Ministeri di Salerno, nonché le dichiarazioni della testimone Caterina Merante e di numerose altre persone informate sui fatti , tra cui magistrati e consulenti tecnici. Ancora, nel provvedimento, vengono evidenziati i rapporti privilegiati tra il dr MURONE e i due indagati del procedimento “Why Not” Saladino ed Avvocato Pittelli, quest’ultimo originariamente coinvolto dalle indagini ed i contatti tra costoro anche durante il periodo in cui erano sottoposti ad indagini, da cui si fa discendere l’assunto accusatorio dell’indebita interferenza nell’attività investigativa del titolare di procedimenti suddetti dr Luigi De Magistris.
Inoltre, vengono stigmatizzati i rapporti tra il Procuratore MURONE e la giornalista della “Gazzetta del Sud”, Betty Calabretta, che avrebbero influenzato alcune fughe di notizie sul quotidiano locale.
Infine, si dà atto delle dichiarazioni del consulente tecnico Genchi, in ordine ai rilevati traffici telefonici sulle utenze cellulari dell’Avv. Mario MURONE, fratello del magistrato in valutazione, con i cellulari di quest’ultimo, della Pianimpianti S.p.A. e di tale Nicolino Volpe, dal settembre 2005 ed in coincidenza con atti istruttori nell’ambito del Procedimento “Poseidone”, ed, in particolare, con la perquisizione della predetta società nel novembre del 2005.
Inoltre dalle dichiarazioni di questo consulente emerge che il numero di utenza cellulare del dr Salvatore MURONE è stato rilevato nella memoria del cellulare sequestrato ad Antonio Saladino, indagato nel procedimento “Why Not”.
Infine vengono escussi alcuni magistrati in servizio presso la Procura di Catanzaro, sull’esercizio della professione da parte del fratello del magistrato in valutazione all’interno del distretto di Catanzaro”.

All’esito di tali osservazioni il Consiglio riteneva che la complessità del procedimento, i numerosi stralci disposti a seguito del decreto acquisito (con trasmissione degli atti anche ad altre Autorità Giudiziarie) e gli ulteriori approfondimenti istruttori ancora in corso, non potevano consentire una valutazione negativa dell’operato del dott. MURONE che risultava aver svolto con capacità e competenza il ruolo di Procuratore Aggiunto presso la Procura di Catanzaro. Si deliberava, quindi, all’unanimità, per la conferma del magistrato nelle funzioni semidirettive svolte. Ad analoghe conclusioni si giungeva in relazione alla pendenza del procedimento disciplinare comunicato dalla Procura Generale della Cassazione.
Va rilevato, inoltre, che nelle more dell’esame del decreto di perquisizione e sequestro acquisito dal Consiglio, veniva trasmesso, in data 5.1.2010, il rapporto del Procuratore della Repubblica di Catanzaro che concludeva affermando che “il dott. MURONE appare del tutto idoneo alla conferma nell’incarico di Procuratore Aggiunto (…)” . Dall’esame del rapporto si rileva come non vi sia alcun cenno, né tantomeno valutazione in ordine ai procedimenti penali e disciplinari pendenti a carico del magistrato.

A seguito della richiesta del 17.9.2010 del Segretario generale del Consiglio Superiore della Magistratura, la Procura della Repubblica di Salerno comunicava, in data 24.9.2010, che era intervenuta richiesta di rinvio a giudizio a carico del dott. MURONE nell’ambito del procedimento penale n.10590/07 mod.21 (con udienza preliminare fissata per il 3.11.2010) e richiesta di archiviazione nell’ambito del procedimento n.3669/2010 mod. 21 (stralcio del 10590/2007). Agli atti risulta allegata solo la richiesta di rinvio a giudizio mentre non è stata trasmessa dalla Procura della Repubblica la richiesta di archiviazione né è noto l’esito definitivo di tale procedimento.
In data 9.9.2010 il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, a seguito dell’apertura di un procedimento disciplinare per i fatti oggetto di contestazione in sede penale, chiedeva alla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura l’adozione di un’ordinanza cautelare di trasferimento provvisorio ad altra sede e di destinazione ad altre funzioni del dott. MURONE. In data 1° ottobre 2010 la sezione disciplinare, in accoglimento della richiesta, disponeva il trasferimento provvisorio ad altro ufficio e la destinazione ad altre funzioni del magistrato.
In data 7 febbraio 2011 la quinta commissione, nell’ambito della procedura per la conferma del dott. MURONE nelle funzioni semidirettive svolte, procedeva all’audizione del magistrato, essendo stati ravvisati elementi tali da poter condurre ad una eventuale decisione di non conferma.
Dalla stessa audizione si rileva come l’udienza preliminare a carico del dott. MURONE si è conclusa con il decreto che dispone il giudizio per le ipotesi di reato formulate dalla Procura della Repubblica di Salerno comunicate alla V commissione in data 24.9.2010.
Ai fini della presente procedura appare indispensabile procedere all’analisi dei fatti oggetto di contestazione nei confronti del dott. MURONE, per verificare se, al di là delle responsabilità disciplinari e penali che andranno accertate nelle sedi competenti, siano individuabili comportamenti tali da incidere sull’indipendenza, imparzialità ed equilibrio del magistrato in relazione alla eventuale prosecuzione dell’incarico semidirettivo ricoperto.

Il primo episodio oggetto di accertamento (sia in sede penale che in sede disciplinare) attiene alla revoca (disposta materialmente in data 29 marzo 2007 dal Procuratore della Repubblica dott. Mariano Lombardi) dell’assegnazione del procedimento penale n.1217/05-21 (c.d. Poseidone) al sostituto procuratore dott. Luigi de Magistris che ne era titolare unitamente al dott. MURONE e al dott. Lombardi.
Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura di Salerno tale atto sarebbe stato adottato in concorso tra i due magistrati allo scopo di produrre una stasi del procedimento conseguente alla sottrazione delle indagini al dott. De Magistris e quindi favorire gli indagati Pittelli (senatore ed avvocato) e Galati (Sottosegretario delMinistero delle attività produttive), dai quali il Lombardi aveva ricevuto denaro ed altre utilità.
Dall’esame degli atti in possesso della commissione risulta che il dott. Mariano Lombardi effettivamente formalizzava la revoca dell’assegnazione al dott. De Magistris, ed inoltrava al Procuratore Generale una dichiarazione di astensione dal procedimento, attesi i rapporti personali e i legami di amicizia con il senatore Pittelli. Tali provvedimenti sono da considerarsi palesemente abnormi e contraddittori. Il Procuratore della Repubblica, nonostante riconosca l’ impossibilità di esprimere a valutazioni serene e neutrali nell’ambito di quel procedimento, attesi i rapporti personali di amicizia con un indagato, adotta un provvedimento di estrema rilevanza per le sorti del procedimento stesso, consistente nella revoca dell’assegnazione al magistrato che materialmente svolgeva le indagini e che ne era titolare dall’inizio, per poi astenersi immediatamente dopo. Quale sia stato il ruolo del dott. MURONE in questa paradossale vicenda è egli stesso a confermarlo durante l’audizione del 7 febbraio 2011, resa in V Commissione.
Il dott. MURONE riferisce di aver appreso da notizie di stampa che l’avvocato Pittelli era stato raggiunto da una informazione di garanzia emessa nel procedimento c.d. Poseidone, senza che lui stesso ed il Procuratore della Repubblica ne venissero a conoscenza da parte del sostituto De Magistris, pur essendo entrambi co-assegnatari del procedimento. A seguito di tale fatto il Procuratore della Repubblica lo aveva convocato nella sua stanza dandogli lettura di un unico provvedimento con il quale revocava l’assegnazione al dott. De Magistris e contestualmente si asteneva per i rapporti di amicizia personale che aveva con l’indagato Pittelli.
Sul punto il dott. MURONE riferisce: “Io mi limito a prendere atto di questa decisione del Procuratore della Repubblica e gli dico, essendo i due provvedimenti finalizzati diversamente, l’uno è endoprocessuale, l’altro deve andare in Procura Generale perché eventualmente può essere accolto o non accolto il provvedimento di astensione, secondo me non va fatto l’unico provvedimento”.

Va in primo luogo osservato come il dott. MURONE, anche in sede di audizione, non abbia mostrato alcuna meraviglia nell’apprendere i legami di amicizia personale tra il Procuratore della Repubblica e l’avvocato Pittelli che, anche prima di acquisire la qualità di indagato, aveva assunto, nell’ambito di quello stesso procedimento, la difesa tecnica di diversi indagati. Non solo, ma a fronte di una così evidente contraddizione tra l’adozione di un provvedimento di revoca dell’assegnazione, destinato a produrre rilevanti effetti sull’andamento delle indagini, e la dichiarata incompatibilità ad assumere decisioni in quel procedimento, il Procuratore Aggiunto co-titolare delle indagini e vicario del Procuratore, invece di assumersi la responsabilità diretta di decisioni che il Procuratore dichiarava apertamente di non poter prendere serenamente, addirittura suggerisce una diversa modalità con la quale giungere allo stesso risultato. Indica, cioè, al Procuratore l’opportunità di procedere con due provvedimenti separati, così come apertamente confermato durante l’audizione.
In tal modo il dott. MURONE non ha solo condiviso l’inaccettabile operato del Procuratore, ma ne ha agevolato la realizzazione, concorrendo in modo rilevante nella produzione di una fase di stasi del procedimento c.d. Poseidone. Sarà ovviamente nell’ambito del procedimento penale che si dovrà accertare se il comportamento del dott. MURONE e degli altri coimputati integra i delitti contestati dalla Procura della Repubblica, ma non vi sono dubbi sul fatto che il comportamento tenuto dal magistrato in valutazione sia da considerarsi assolutamente incompatibile con lo svolgimento delle delicate funzioni semidirettive che dovrebbe continuare a svolgere.

“La capacità di organizzare e di esercitare funzioni direttive e semidirettive” si fonda non solo sulla “competenza tecnica”, ma anche sulla “autorevolezza culturale e sull’indipendenza da impropri condizionamenti”, e si esprime “nella efficace risoluzione dei problemi concreti dell’ufficio o del settore cui si è preposti nonché del positivo coordinamento dei magistrati” (punto 1.2 risoluzione del 24 luglio 2008 in tema di conferma e parte III punto 2 TU sulla dirigenza, delibera del 30 luglio 2010): non vi è dubbio che la condotta del dott. MURONE rispetto all’episodio in esame, al di là della rilevanza penale e disciplinare, costituisce anzitutto una grave caduta rispetto ai principi di imparzialità e di indipendenza che devono caratterizzare l’esercizio delle funzioni, semidirettive e direttive, e dei poteri, come quello della avocazione, che, pur nell’accentuata posizione di sovraordinazione delineata in favore del dirigente dalla normativa di riforma dell’assetto organizzativo delle Procure, richiedono modalità corrette, trasparenti e rispettose dell’autonomia professionale e della dignità delle funzioni del sostituto. La circostanza che il dott. MURONE, essendo peraltro in grado di apprezzare appieno l’inopportunità di tale condotta in considerazione dei rapporti del dirigente con uno degli indagati, si sia consapevolmente reso partecipe di un “intervento” del Procuratore, attuato con modalità quantomeno idonee a compromettere l’immagine di imparzialità dell’ufficio, denota una grave carenza del magistrato in valutazione rispetto a tale requisito che, insieme a quello della indipendenza, costituisce il fulcro della giurisdizione.

Detti valori costituiscono, infatti, requisiti preliminari per l’esercizio delle funzioni giurisdizionali e la rilevanza delle condotte che denotino carenze del magistrato sotto tale profilo non può considerarsi circoscritta alla loro dimensione temporale, né compensata da buoni risultati ottenuti sotto il profilo organizzativo.

Analoghe considerazioni valgono per il secondo episodio (come il primo, oggetto di contestazione in sede penale e disciplinare), che attiene all’avocazione (materialmente disposta in data 19 ottobre 2007 dal Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Catanzaro, dott. Dolcino Favi) del procedimento n.2057/06/21 (c.d. Why not) di cui era assegnatario il sostituto procuratore dott. Luigi de Magistris, che ne era titolare unitamente al Procuratore della Repubblica ed allo stesso dott. MURONE. Anche in questo caso secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura di Salerno, tale atto sarebbe stato adottato in concorso tra i tre magistrati (Favi, Lombardi e MURONE) allo scopo di produrre una stasi del procedimento conseguente alla sottrazione delle indagini al dott. De Magistris e quindi favorire gli indagati Pittelli (senatore ed avvocato) e Saladino, dai quali Lombardi e MURONE avevano ricevuto denaro ed altre utilità.

Anche in questo caso risulta oggettivamente come il dott. MURONE abbia predisposto la nota del 19 ottobre 2007 con la quale indicava al Procuratore Generale le ragioni che potevano adottare una decisione di avocazione del procedimento ai sensi dell’art.372 c.p.p..

Il dott. MURONE, nel confermare il contenuto di tale nota, riferisce in sede di audizione, che in quel periodo il Procuratore della Repubblica era assente e che egli era stato delegato per rispondere ad una specifica richiesta della Procura Generale che richiedeva notizie sul procedimento c.d. “why not”, proprio al fine di valutare l’adozione di un provvedimento di avocazione. Nel merito, tale nota (ed il conseguente provvedimento di avocazione che la riprende integralmente) appare fortemente opinabile (fino ad apparire un probabile pretesto), soprattutto nella parte in cui si sostiene una situazione di incompatibilità del sostituto derivante da grave inimicizia con il Ministro della Giustizia, on. Mastella che era indagato in quel procedimento. Tale circostanza veniva ricollegata unicamente al fatto che da parte del Ministro, per il tramite dell’Ispettorato Generale, erano in corso accertamenti sui comportamenti del dott. De Magistris, anche in relazione al procedimento penale nel quale era indagato il Ministro.
Appare evidente come un provvedimento di tale rilevanza come quello dell’avocazione, soprattutto ove si tenga conto della delicatezza e della complessità delle indagini che erano in corso, sia stato fondato su di un presupposto privo di consistenza al punto da apparire pretestuoso.

Ma ciò che più rileva è il fatto che il dott. MURONE (e conseguentemente il dott. Favi) abbia apertamente violato il principio (fissato dall’art. 372 lett. a) c.p.p.) per il quale prima di procedere, o di sollecitare l’avocazione, è indispensabile verificare la possibilità di una sostituzione del magistrato che si trova in una situazione di incompatibilità. Il dott. MURONE nella nota sopra indicata, afferma in modo apodittico, a proposito del sostituto titolare del procedimento, che “non risulta in altro modo disposta la sua sostituzione”, senza che sia stato effettuato alcun tentativo di sostituzione, ammesso che vi fossero i presupposti per procedere in tal senso.
Peraltro lo stesso dott. MURONE era titolare (addirittura unitamente al Procuratore della Repubblica) del procedimento poi oggetto di avocazione.
Tali considerazioni rendono evidente la debolezza della difesa del dott. MURONE, che in sede di audizione sostiene di non aver sollecitato l’avocazione, ma di essersi limitato ad evadere una richiesta specifica della Procura Generale, quasi si trattasse di un adempimento rispetto al quale non vi era alcuna implicazione connessa alle proprie attribuzioni. Anzi, tali affermazioni che finiscono per aggravare la sua posizione, perché il dott. MURONE conferma di aver disconosciuto le proprie responsabilità di Procuratore Aggiunto e di contitolare di quel procedimento, dando piena dimostrazione di assoluta inadeguatezza a ricoprire quel ruolo.
L’anomalia della procedura seguíta desta ulteriori perplessità anche alla luce di quanto accade a seguito dell’avocazione. Si produce, infatti, una sostanziale frammentazione del procedimento con la trasmissione (quantomeno frettolosa, attesa la mancata conoscenza dell’andamento delle indagini e delle ipotesi investigative in corso) di parte degli atti alla Procura di Roma erroneamente ritenuta competente per la trasmissione degli stessi al Tribunale dei Ministri, e l’assegnazione di quello che resta del procedimento, ad un magistrato privo della necessaria esperienza, in quanto appena reduce dal periodo di tirocinio.
Anche in questo caso sarà nelle sedi opportune che dovrà essere verificato se tali comportamenti possano integrare le fattispecie penali per le quali il dott. MURONE è imputato. Tuttavia, va rilevato come, in relazione a questo secondo episodio, i comportamenti assai discutibili tenuti del dott. MURONE nell’esercizio delle sue funzioni, appaiano decisamente aggravati dalla circostanza relativa ai rapporti di amicizia che legavano il dott. MURONE a Saladino Antonio, indagato nel procedimento penale cd. Why not. Ora, anche a prescindere dalla fondatezza dell’ipotesi secondo la quale il dott. MURONE avrebbe ricevuto utilità dal Saladino proprio per favorirlo nell’ambito dell’inchiesta in cui era coinvolto, il fatto che il dott. MURONE abbia favorito l’adozione di un provvedimento così discutibile nell’ambito di un procedimento penale che riguardava persona con la quale era legato da rapporti di amicizia è, di per sé, circostanza di assoluta gravità che incide in modo molto significativo sul prestigio sull’imparzialità e sull’equilibrio con il quale dovrebbero essere svolte le funzioni giudiziarie ed in particolar modo quelle di maggiore responsabilità dovute al ruolo semi- direttivo ricoperto.
E’ evidente che, anche con riferimento a tale episodio, la condotta del dott. MURONE si presta ad una valutazione del tutto negativa in relazione al possesso dei requisiti essenziali dell’indipendenza e dell’imparzialità, necessari per ricoprire incarichi di direzione e di collaborazione nella direzione di uffici giudiziari.

Alla luce di tali elementi, deve essere proposto di non confermare il dott. Salvatore MURONE nell’esercizio delle funzioni semidirettive di Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro.
Presupposto imprescindibile per il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali, e quindi di quelle direttive e semidirettive, è il pieno possesso delle doti di indipendenza, imparzialità ed equilibrio.
Inoltre, sempre al fine dell’esercizio delle funzioni dirigenziali, deve essere apprezzato anche il prestigio del magistrato, valutato in riferimento alla stima acquisita all’interno ed all’esterno degli uffici giudiziari.
Ebbene, secondo l’unanime avviso della V Commissione, all’esito dell’attenta disamina di tutti gli elementi sopra esposti e degli esiti dell’audizione dell’interessato, si deve affermare che il dott. MURONE non può essere confermato nelle funzioni semidirettive svolte, essendo il possesso di quei requisiti, fondamentali per il corretto esercizio di tale funzione, gravemente compromesso.

Né le valutazioni positive sulle modalità di svolgimento dell’attività giudiziaria, come descritte nel parere del Consiglio Giudiziario, possono in alcun modo “compensare” le gravi carenze palesate in relazione ai doveri di indipendenza e imparzialità e al requisito del prestigio.

Il Consiglio delibera di non confermare il dott. Salvatore MURONE nell’esercizio delle funzioni semidirettive di Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro con decorrenza dall’1.8.2009.
Dispone l’invio della delibera al Ministro della Giustizia per i provvedimenti di sua competenza ai sensi dell’art.17 della legge n. 195/58”





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