«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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mercoledì 17 luglio 2019


TRE PROPOSTE DAI

"MAGISTRATI CONTROCORRENTE"


Siamo un gruppo di magistrati non organizzati in corrente e convinti, anzi, che le “correnti”, con la loro invadenza e le riconosciute degenerazioni, abbiano ostacolato l’effettiva indipendenza del singolo magistrato, creando centri di potere interni sinergici con settori della politica. Il tutto con comprensibile pericolo non solo per l’equilibrio tra i poteri costituzionali dello Stato ma addirittura per l’imparzialità stessa dell’azione giudiziaria.

Il contatto è sorto solo perché siamo tutti impegnati, alcuni di noi da molti anni, ad individuare i possibili rimedi contro quello che, oramai, a tutti gli effetti, appare come un vero e proprio sistema di controllo della magistratura.

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giovedì 13 giugno 2019

Proposta di riforma del sistema elettorale del CSM

I fatti di cui da giorni si stanno occupando gli organi di stampa dimostrano, oggi più che mai, che una riforma del sistema elettorale del CSM, idonea a interrompere l'occupazione correntizia dell'organo di autogoverno e la sua gestione correntocratica, è estremamente urgente.
Più voci hanno proposto il sorteggio come rimedio.
Essendo da sempre convinti di ciò, offriamo alla collettività una ipotesi di riforma delle elezioni della componente togata del CSM, imperniata sulla selezione a sorte dei candidati, l'unico sistema che, allo stato, ci pare idoneo a porre fine all'oligarchia e al notabilato delle correnti.


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RIFORMA DELLE ELEZIONI DELLA COMPONENTE TOGATA DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA




CAPO I

Modifiche della legge 24 marzo 1958, n. 195




Articolo 1 -  Sostituzione dell’articolo 23

1. L’articolo 23 della legge 24 marzo 1958, n. 195 è sostituito dal seguente:

«23. Componenti eletti dai magistrati.

1. L'elezione da parte dei magistrati ordinari di sedici componenti del Consiglio superiore della magistratura avviene con voto personale, diretto e segreto.

2. L'elezione si effettua: 
a) in un collegio nazionale, per due magistrati che esercitano le funzioni di legittimità presso la Corte suprema di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte;
b) in un collegio nazionale, per quattro magistrati che esercitano le funzioni di pubblico ministero presso gli uffici di merito e presso la Direzione nazionale antimafia, ovvero che sono destinati alla Procura generale presso la Corte suprema di cassazione ai sensi dell'articolo 116 dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come sostituito dall'articolo 2 della legge 13 febbraio 2001, n. 48; 
c) in un collegio nazionale, per dieci magistrati che esercitano le funzioni di giudice presso gli uffici di merito, ovvero che sono destinati alla Corte suprema di cassazione ai sensi dell'articolo 115 dell'ordinamento giudiziario di cui al citato regio decreto n. 12 del 1941, come sostituito dall'articolo 2 della citata legge n. 48 del 2001.»




Articolo 2 -  Sostituzione dell’articolo 24

1. L’articolo 24 della legge 24 marzo 1958, n. 195, è sostituito dal seguente:

«24. Elettorato attivo e passivo.

1. All'elezione dei magistrati componenti il Consiglio superiore della magistratura partecipano tutti i magistrati ordinari con esclusione di quelli in tirocinio che, alla data della delibera di cui al comma 1 dell’articolo 25, prestino servizio da meno di un anno nonché dei magistrati che, alla stessa data, siano sospesi dall'esercizio delle funzioni ai sensi degli arti-coli 30 e 31 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511.

2. Sono eleggibili i candidati selezionati secondo le disposizioni dell’articolo 25.



Articolo 3 -  Inserimento dell’articolo 24-bis

Dopo l’articolo 24 della legge 24 marzo 1958, n. 195, è inserito il seguente:

«24-bis. Disponibilità all’incarico di componente del Consiglio superiore della magistratura e composizione collegi circoscrizionali.

1. All’atto dell’assunzione delle funzioni giurisdizionali, ciascun magistrato manifesta la propria disponibilità o indisponibilità ad essere eletto componente del Consiglio superiore della magistratura. L’indicazione fornita dal magistrato è menzionata nel verbale di assunzione delle funzioni ed è inserita nel fascicolo personale dell'interessato e nel sistema informatico del Consiglio superiore della magistratura. L’indicazione può essere modificata in qualsiasi momento dall’interessato attraverso il predetto sistema informatico.

2. I collegi circoscrizionali di cui all’articolo 23, comma 2, lett b) e c) sono composti secondo quanto previsto dalla Tabella A allegata alla presente legge.»



Articolo 4 -  Sostituzione dell’articolo 25

L’articolo 25 della legge 24 marzo 1958, n. 195, è sostituito dal seguente:

«25. Convocazione delle elezioni, uffici elettorali e spoglio delle schede.

1. La convocazione delle elezioni è fatta dal Consiglio superiore della magistratura con delibera da adottare tra il centoventesimo e il novantesimo giorno prima della data stabilita per l'inizio della votazione.

2. Con la stessa delibera di cui al comma 1, il Consiglio superiore della magistratura nomina l'ufficio centrale elettorale presso la Corte suprema di cassazione, costituito da tre magistrati effettivi e da tre supplenti in servizio presso la stessa Corte che non abbiano subìto sanzioni disciplinari più gravi dell'ammonimento e presieduto dal componente che vanta maggiore anzianità di servizio o, in caso di pari anzianità, dal più anziano di età.
3. Tra il sesto e il decimo giorno successivo alla sua costituzione, l’ufficio centrale elettorale sorteggia, per ciascun collegio, un numero di candidati pari a dieci volte il numero dei componenti da eleggere tra tutti i magistrati sorteggiabili ai sensi dei commi 4 e 5.
4. Possono essere sorteggiati i magistrati che, alla data della delibera di cui al comma 1, sono in servizio negli uffici giudiziari nel collegio cui si riferisce il sorteggio medesimo ad eccezione dei magistrati di cui al seguente comma. Il sorteggio è effettuato in seduta pubblica secondo le modalità stabilite con regolamento del Ministro della giustizia da emanarsi entro trenta giorni dall’entrata in vigore della presente legge. L’ufficio elettorale comunica data e ora del sorteggio almeno tre giorni prima del suo svolgimento ai dirigenti degli uffici giudiziari, i quali, provvedono a darne immediato avviso a tutti i magistrati dell’ufficio.
5. Non possono essere sorteggiati:
a) i magistrati che, alla data della delibera di convocazione delle elezioni, non esercitino effettive funzioni giudiziarie da almeno due anni o che siano sospesi dalle medesime ai sensi degli articoli 30 e 31 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511;
b) i magistrati che, alla data della predetta delibera, siano in servizio da meno di quattro anni;
c) i magistrati che al momento della convocazione delle elezioni abbiano subito sanzione disciplinare più grave dell'ammonimento, salvo che si tratti della sanzione della censura e che dalla data del relativo provvedimento siano trascorsi almeno dieci anni senza che sia seguita alcun'altra sanzione disciplinare;
d) i magistrati che, anche temporaneamente, abbiano prestato servizio presso l'Ufficio studi o presso la Segreteria del Consiglio superiore della magistratura per la cui rinnovazione vengono convocate le elezioni;
e) i magistrati che, anche temporaneamente, abbiano fatto parte del Consiglio superiore della magistratura per la cui rinnovazione vengono convocate le elezioni;
f) i magistrati che non abbiano dato la disponibilità ad essere eletti componenti del Consiglio superiore della magistratura, ai sensi dell'art. 24 bis, e quelli che l'abbiano ritirata entro l'adozione della delibera di cui al comma 1 con comunicazione inviata all'ufficio elettorale tramite pec o raccomandata.
6. Espletato il sorteggio, l’ufficio elettorale trasmette immediatamente il relativo verbale, con i nominativi dei magistrati sorteggiati per ciascun collegio al Consiglio superiore della magistratura. 
7. L'elenco dei candidati alle elezioni, per ciascuno dei collegi di cui all'articolo 23, comma 2, è composto dai magistrati sorteggiati secondo le disposizioni dei commi precedenti.
8. L'elenco dei candidati, distinti nei collegi di cui all'articolo 23, comma 2, è immediatamente pubblicato sul notiziario del Consiglio superiore della magistratura, è inviato a tutti i magistrati presso i rispettivi uffici almeno venti giorni prima della data della votazione ed è affisso, entro lo stesso termine, a cura del Presidente della Corte d'appello di ogni distretto, presso tutte le sedi giudiziarie.
9. Entro il ventesimo giorno antecedente quello delle votazioni, il Consiglio superiore della magistratura nomina una commissione centrale elettorale composta da cinque magistrati effettivi e due supplenti in servizio presso la Corte suprema di cassazione che non abbiano subìto sanzioni disciplinari più gravi dell'ammonimento, presieduta dal più elevato in grado o da colui che vanta maggiore anzianità di servizio o dal più anziano.
11. I consigli giudiziari provvedono alla costituzione, presso ciascun tribunale del distretto, di un seggio elettorale composto di cinque magistrati che prestano servizio nel circondario e che non abbiano subito sanzioni disciplinari più gravi dell'ammonimento, presieduto dal più elevato in grado o da colui che vanta maggiore anzianità di servizio o dal più anziano. Sono nominati altresì tre supplenti, i quali sostituiscono i componenti effettivi in caso di loro assenza o impedimento.

12. I magistrati in servizio presso i tribunali, le Procure della Repubblica presso i tribunali, le Corti di appello, le Procure generali presso le Corti di appello, i tribunali per i minorenni e le relative Procure della Repubblica, nonché i tribunali di sorveglianza, votano nel seggio del tribunale del luogo nel quale ha sede l'ufficio di appartenenza.
13. I magistrati fuori ruolo, i magistrati della Direzione nazionale anti-mafia e i magistrati di merito destinati alla Corte suprema di cassazione ed alla Procura generale presso la stessa Corte, ai sensi degli articoli 115 e 116 dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come sostituiti dall'articolo 2 della legge 13 febbraio 2001, n. 48, votano nel seggio del tribunale di Roma.
14. I magistrati che esercitano le funzioni di legittimità presso la Corte suprema di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte vota-no presso l'ufficio centrale elettorale ivi costituito.»



Articolo 5 -  Inserimento dell’articolo 25-bis

1. Dopo l’articolo 25 della legge 24 marzo 1958, n. 195 è inserito il seguente:

«25-bis Campagna elettorale

1. Dalla data in cui avviene la comunicazione di cui all’articolo 25, comma 7 e fino alla data di proclamazione degli eletti, i candidati di cui al comma 10 del medesimo articolo sono esonerati, dal capo dell’ufficio di appartenenza, dai rispettivi carichi di lavoro, ivi compresa la partecipazione alle udienze.

2. I magistrati sorteggiati di cui al comma 6 dell’art. 25 non possono partecipare a concorsi per incarichi fuori ruolo fino al momento delle votazioni per le elezioni del consiglio superiore della magistratura.



Articolo 6

Copertura finanziaria







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martedì 11 dicembre 2018

L'ANM invecchia, ma non impara

di Andrea Reale 
(giudice del Tribunale di Ragusa )
Risultati immagini per associazione nazionale magistrati
Nel 2019 l’ Associazione nazionale dei magistrati spegnerà 110 candeline, essendo stata fondata nel 1909. Di solito con  l’età  si acquistano esperienza e saggezza.
Non è il nostro caso, purtroppo.
L’esperienza avrebbe dovuto insegnare alla nostra associazione, ad esempio,  che la prima battaglia da combattere era  quella contro il profondo conflitto di interessi che la anima.
Non si possono effettivamente perseguire gli scopi sanciti nello Statuto, se si mantengono stretti i lacciuoli con chi ‘governa’ la magistratura.
Non è pensabile che si possa davvero essere contraddittori di chi non è altro da te.

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venerdì 23 novembre 2018

Il vicepresidente del CSM commissario ad acta

La Redazione


Quello di ottobre è stato un mese nero per le vicende giudiziarie del Consiglio Superiore della Magistratura.

Siamo abituati alle "reprimende" del giudice amministrativo nei confronti del c.d. organo di autogoverno dei magistrati, ma questa volta il Consiglio di Stato ci è andato giù molto pesante. E non solo con le parole.

Risultati immagini per consiglio superiore della magistratura ermini vicepresidenteNeanche a dirlo, l'ambito di intervento è ancora quello delle nomine di magistrati ad incarichi direttivi e semidirettivi, quello dove ordinariamente il peso delle correnti assume più plastica evidenza.

Con una prima sentenza (n. 5962/2018 del 18.10.2018), il massimo organo della giustizia amministrativa ha qualificato "sleale" la condotta del CSM consistita nel rinnovare la nomina di una candidata a un incarico direttivo nel corso del processo in cui quella nomina era stata annullata in via cautelare e si attendeva la decisione di merito. E giù con la condanna alle spese processuali.

Un magistrato molto noto - e molto indipendente - ha da subito posto un primo fondamentale interrogativo: "può un organo costituzionale agire con slealtà nei confronti di un appartenente all'Ordine giudiziario, senza infrangere la stessa Costituzione che dell'imparzialità e del buon andamento fa addirittura principio nell'art. 97?".

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venerdì 9 novembre 2018

Appello per la liberazione del CSM dalle correnti

La Redazione


Il blog riprende a funzionare, pubblicando un appello sottoscritto da 106 magistrati italiani, di diversi uffici giudiziari e con differenti funzioni, prima delle ultime elezioni per il rinnovo dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura, tenutesi lo scorso mese di luglio.

La denominazione data all'appello - "per la liberazione del CSM dalle correnti" - anticipa chiaramente lo scopo delle proposte in esso contenute, volte a porre fine alla "occupazione" partitica del c.d. "organo di autogoverno dei magistrati", con tutte le possibili conseguenze negative sulla gestione degli uffici giudiziari e sullo stesso esercizio della giurisdizione, ossia, in definitiva, sui diritti delle persone.

Le proposte contenute nell'appello sono state presentate da alcuni dei sottoscrittori al Ministero della Giustizia nel corso di un incontro all'uopo tenutosi lo scorso settembre.

Benché il Ministro non abbia potuto parteciparvi, alcune sue dichiarazioni, rese nei giorni successivi nel corso di incontri istituzionali pubblici, lasciano sperare che le proposte dell'appello siano seriamente considerate come concreto punto di riferimento per una auspicabile riforma della legge elettorale del CSM.

Le reazioni affrettate e scomposte dei vertici dell'ANM, invece, la dicono lunga sulla paura delle correnti, qualora le proposte dell'appello fossero tradotte in realtà normativa, di non potere più governare i magistrati.  



APPELLO PER LA LIBERAZIONE
DEL CSM DALLE CORRENTI


L’8 e il 9 luglio prossimi i magistrati saranno chiamati a eleggere i nuovi membri del Consiglio Superiore della Magistratura, voluto dai Costituenti per assicurare l’indipendenza di ciascun magistrato da ogni altro potere – garanzia delle libertà, dei diritti e dell’uguaglianza di tutti.

Sono diversi anni che da più parti si rileva e lamenta come, specie da quando è entrato in vigore l’ordinamento giudiziario del 2006, il CSM abbia abusato degli ampissimi poteri discrezionali che detta legge gli assegna, e ciò a causa dello strapotere delle correnti dell’ANM all’interno del CSM medesimo.


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lunedì 24 ottobre 2016

Contro la proroga "ad personam" dei magistrati



Proprio nei giorni in cui tutti eravamo sgomenti per gravissimi accadimenti che hanno sconvolto e ancora sconvolgono il mondo e anche l’Italia, tra i quali il terremoto che ha distrutto Amatrice e Accumoli, il Governo ha disposto la proroga dell’incarico di pochi magistrati che occupano posti dirigenziali nella Corte di cassazione e nella Procura Generale presso la stessa.

La proroga è intervenuta, ancora una volta, quasi di nascosto a fine agosto con un decreto d’urgenza che si presenta, sotto più profili, in contrasto con la Costituzione e alza ancora più in alto l’asticella della lesione all’indipendente esercizio della giurisdizione da parte dei magistrati.

Il decreto viola diversi principi e norme costituzionali, a cominciare dal principio di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e alle norme sui limiti alla decretazione d’urgenza.

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giovedì 8 novembre 2012

Che "Area" tira in A.N.M.?



di Giuliano Castiglia
(Giudice del Tribunale di Palermo)





Il prossimo 30 novembre si svolgerà la prima assemblea nazionale di Area, un nuovo soggetto che da un po’ di tempo fa capolino nel panorama dell’associazionismo giudiziario, prevalentemente sotto forma di aggregazione elettorale per competizioni svoltesi sia in ambito associativo (CDC dell’ANM e giunte distrettuali dell’ANM) che in ambito istituzionale (CSM e Consigli Giudiziari), e che ora sembra volersi strutturare in qualcosa di più definito e stabile.

Se si è ben capito, questa assemblea nazionale dovrebbe rappresentare un momento importante se non fondante per Area.

Area, che vede tra i suoi promotori anche due correnti della magistratura associata (Magistratura Democratica e Movimento per la Giustizia-Art. 3), vuole dichiaratamente operare nell’ambito dell’ANM.

In tanti vorremmo sapere: per fare cosa?

E, infatti, se Area vuole operare nell’ANM, coloro che sono interessati alla vita dell’ANM - come sembrano essere, versando il relativo contributo mensile di iscrizione, la quasi totalità dei magistrati - non può che essere interessato anche ad Area.

L’impressione che alcuni magistrati, tra i quali il sottoscritto, si sono fatta guardando ai primi passi di Area e leggendo quanto sinora prodotto dai relativi animatori, è che questa nuova aggregazione, da un lato, non abbia maturato adeguata consapevolezza dei gravi problemi che affliggono l’ANM (a cominciare dall’enorme conflitto di interessi derivante dalla compartecipazione di fatto dell’Associazione al governo dei magistrati e alla conseguente inevitabile abdicazione rispetto al ruolo di controllo nei confronti degli organi di governo e della dirigenza degli uffici nonché a quello connesso di tutela dei singoli magistrati); dall’altro, rischi di sostanziarsi in una macrocorrente della magistratura di natura non diversa da quelle che hanno concorso al relativo progetto e, in definitiva, in una macchina per la selezione di personale vario (componenti degli organi di autogoverno, dirigenti degli uffici, addetti alla formazione, fuori ruolo in Consiglio, componenti del Massimario, ecc. ecc.) e per l’aggregazione del necessario consenso.

Avere detto queste cose nella mailing list di Area ha generato alcune risposte molto piccate, altre addirittura scomposte. E così si è tornati a parlare di come limitare gli interventi degli “ospiti” che non rispetterebbero indefinite regole di bon ton e addirittura offenderebbero la storia di quelli che si ritengono, a questo punto mi permetto di dire, i “proprietari” della mailing list aperta che si è scelto di chiamare “areaperta”.

Le critiche vengono sdegnosamente respinte e si ribatte dicendo che Area vuole essere ed è qualcos’altro e qualcosa in più rispetto alla sommatoria di MD e Mov.-Art.3; che vuole altresì essere ed è qualcosa di diverso da uno strumento destinato solo alla selezione e promozione dei propri uomini nei posti che contano (chiedo venia per il linguaggio un po’ crudo ma è dovuto solo a ragioni di sintesi).

Ma di risposte argomentate nel merito se ne sono viste davvero poche. E in cosa consista questo qualcos’altro e questo qualcosa di diverso che Area intenderebbe essere non si è finora riusciti a capirlo. Soprattutto, nonostante la lettura del materiale che in varie forme è stato prodotto dagli animatori di Area su Area, non si riesce a capire quali sarebbero i programmi concreti di azione di questo movimento.

Non si capisce, insomma, pressoché nulla di ciò che di caratterizzante Area intende fare.

Qualcuno, legittimamente, può giudicare strumentali ed interessate le mie affermazioni. Ma, piuttosto che lamentare insulti che non esistono, invasioni di campo e gambe tese, cicche sul tappeto e chewing-gum sotto la sedia, addirittura virgolette (“”) allusive e altre gravi forme retoriche, quale migliore occasione offrono le critiche mie o di altri per essere sbugiardate nel merito e per mostrare a tutti l’identità nuova, reale e concreta di Area? E se poi vi fosse un minimo di fondatezza in almeno qualcuna delle cose che alcuni diciamo, non sarebbe l’occasione per riflettere e, se del caso, aggiustare il tiro, a tutto vantaggio dell’iniziativa?

Bisogna riconoscere che taluni degli animatori di Area hanno apprezzabilmente tentato di fornire risposte. Ma proprio queste risposte, ancorché talvolta appassionate, confermano a mio avviso la fondatezza delle critiche in questione.

Così, per esempio, cercando di spiegare “che cosa è Area”, è stato detto: “AREA È UN INSIEME DI VALORI E CONTENUTI, e i suoi contenuti si delineano nettamente in positivo: una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale; dei magistrati consapevoli dei propri diritti (alla parola, per esempio) ma anche dei propri doveri; magistrati che soffrono le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi come limiti alla realizzazione del servizio che vogliono rendere; che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione; che vogliono un'ANM che rifletta la molteplicità culturale della magistratura e non sia solo uno strumento difensivo; che vogliono un autogoverno in cui i meccanismi di selezione dimostratisi carenti, a volte pessimi, siano sostituiti da altri (come le primarie) e in cui il rapporto con gli eletti sia improntato al principio di responsabilità”.

Dunque, un primo contenuto di Area sarebbe “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”.

Ma perché, mi chiedo e vi chiedo, c’è forse qualcuno tra le migliaia di magistrati italiani che dichiara di non volere “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”?

Invero, tutti i magistrati, singoli e associati, dicono di volere “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”.

Pertanto - chiedendo umilmente scusa se l’osservazione può recare disturbo a qualcuno - non si può non rilevare come l’affermazione secondo cui Area vuole “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale” non è in alcun modo utile per sapere che cosa Area vuole essere e vuole fare e si risolve in un’affermazione priva di reale contenuto.

Il terreno sul quale bisogna scendere, a mio avviso, è quello della concretezza. Area, se intende veramente distinguersi e definirsi, deve misurarsi con le vicende concrete. Deve valutare se abbiamo assistito, nel passato, anche immediatamente recente, a vicende in cui l’autonomia e l’indipendenza della magistratura - rectius l’esercizio indipendente della giurisdizione da parte di singoli magistrati in specifiche occasioni - sono state messe in pericolo o addirittura compromesse. E deve dire che cosa pensa relativamente a queste vicende e, in particolare, se le associazioni di magistrati hanno agito opportunamente o meno e che cosa avrebbe fatto lei in tali occasioni. Tanto per fare un esempio, pensiamo alla “impensabile avocazione” catanzarese. Che cosa ne pensa Area di quel caso? Quella avocazione fu o no una compromissione dell’indipendente esercizio della giurisdizione? E se lo fu, come giudica Area le reazioni - si fa per dire - assunte nell’occasione dalle associazioni di magistrati?

Altro contenuto di Area sarebbe questo: “magistrati consapevoli dei propri diritti (alla parola, per esempio) ma anche dei propri doveri”. Ma perché, mi chiedo e vi chiedo, c’è forse qualcuno che propone di volere magistrati inconsapevoli dei propri diritti e insensibili ai propri doveri? Nessuno, mi pare.

Allora, inevitabilmente, anche questa affermazione risulta un proclama del tutto privo di contenuto idoneo a contraddistinguere alcunché nel panorama dell’associazionismo giudiziario. Anche su questo campo, se ci si vuole distinguere e se ci si vuole caratterizzare, bisogna scendere nel concreto. Mettere all’ordine del giorno del dibattito casi concreti per riflettere, valutare e proporre il da farsi intorno ad essi.

Viene poi indicato come contenuto di Area il seguente: “magistrati che soffrono le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi come limiti alla realizzazione del servizio che vogliono rendere”.

Ma, ditemi sinceramente, c’è forse oggi un magistrato disposto a dire “no, ma quale disagio, ma quale insufficienza, ma quale eccesso, qui va tutto bene”?

E allora, anche qui, siamo a contenuto zero.

Invece, premessi le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi e premesso che tutto ciò si traduce in un limite oggettivo alla realizzazione del servizio giustizia, cosa propone Area per migliorare la situazione?

Per esempio, che ne pensa Area della questione carichi? Intende Area proseguire sulla linea di MD e Mov.-Art.3 che negano l’esigenza di porre un chiaro limite di esigibilità delle prestazioni dei magistrati? È convinta anche Area che questo limite non ci dovrà mai essere e che dovremmo correre sempre di più qualunque cosa succeda intorno a noi tappandoci gli occhi e turandoci le orecchie di fronte alle sempre più incombenti approssimazioni e ai sempre più inevitabili incidenti di percorso, rimettendoci ai santi in paradiso che ciascuno è capace di permettersi?

Ulteriore contenuto di Area sarebbe questo: magistrati “che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione”.

Ma perché, forse oggi c’è ancora qualcuno che non lo crede. Forse oggi, a maggior ragione dopo la sentenza della Corte costituzionale di qualche giorno fa, c’è qualcuno che pensa che non vi sia una strettissima correlazione tra indipendente esercizio della giurisdizione e adeguato trattamento lavorativo?

Area non si può caratterizzare perché fatta da magistrati “che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione” per il semplice fatto che, oggi, tutti i magistrati credono questo.

E allora, la domanda alla quale chi anima Area dovrebbe rispondere, se volesse fare acquisire ad Area una sua identità, è questa: “qual è il giudizio sull’attuale retribuzione e sulle attuali condizioni di lavoro dei magistrati? Se il giudizio è di insufficienza e di inadeguatezza, che idea si ha dell’azione finora condotta al riguardo dalla magistratura associata? E che cosa si intende fare da oggi in avanti per migliorare la situazione?”.

Ancora, Area sarebbe questo: magistrati che “vogliono un'ANM che rifletta la molteplicità culturale della magistratura e non sia solo uno strumento difensivo”.

Forse qui - a parte l’aspirazione ad un’ANM pluralista, sulla quale tornerò più avanti, che sembra in contraddizione con la dichiarata volontà di elaborazione di un modello di magistrato - c’è un barlume di caratterizzazione: un’associazione di magistrati che non vuole essere “solo uno strumento di difesa”.

Ma mi chiedo, “non solo” strumento di difesa significa che strumento di difesa deve pure essere. Quindi, anche strumento di difesa ma non solo questo. E allora - a parte che questa “difesa” andrebbe approfonditamente declinata - che cosa Area vuole essere oltre ad uno “strumento difensivo”? Forse anche uno strumento di offesa? Forse un soggetto che vigila sulla condotta di qualcuno? E di chi? E su quale terreno? E in che termini? E con quali conseguenze? Soltanto le risposte a queste domande (e a tante altre ancora) potrebbero caratterizzare un’iniziativa che, invece, per ora, anche sotto questo profilo, risulta priva di caratterizzazione.

E infine Area sarebbe questo: magistrati “che vogliono un autogoverno in cui i meccanismi di selezione dimostratisi carenti, a volte pessimi, siano sostituiti da altri (come le primarie) e in cui il rapporto con gli eletti sia improntato al principio di responsabilità”.

Su questa affermazione si potrebbe fare un discorso lunghissimo (cominciando dal rilevare che essa rivela forse il vizio originario di quasi tutte le esperienze associative, ossia la loro strumentalizzazione a fini diversi dalla politica associativa e, in particolare, a fini elettorali nell’ambito delle istituzioni dell’Autogoverno della magistratura).

Mi limito ad osservare che bisognerebbe capire, da un lato, di che tipo di “responsabilità” si sta parlando e dell’ambito in cui la stessa dovrebbe operare; dall’altro, come essa debba conciliarsi con l’esclusione costituzionale di una “responsabilità” degli “eletti” al CSM nei confronti degli elettori emergente dal divieto di immediata rieleggibilità sancito dall’art. 104 della Costituzione.

Per il resto, anche in questo caso, non c’è nulla di caratterizzante se non il rilancio delle primarie come metodo per la selezione degli addetti all’autogoverno.

Al tema delle primarie e, quindi, della selezione dei componenti degli organi elettivi dell’autogoverno, si lega quello del “modello di magistrato”. Non c’è documento di Area che - in linea con certe ultime prese di posizione dell’ANM e dei suoi rappresentanti - non faccia cenno a questo benedetto “modello”. Area vuole dichiaratamente elaborare un modello di magistrato e, a seguire, vuole operare - e qui entrano in gioco le primarie - per creare la rappresentanza di tale modello, ossia per realizzarne la transustanziazione in nomi e corpi reali.

Ma, a parte il vuoto contenutistico del modello medesimo, chiedo ai colleghi che animano Area, davvero si può pensare che il compito di un’associazione di magistrati sia quello di programmare a tavolino un modello di magistrato che vada al di là del modello legale e, prima ancora, costituzionale.

Davvero è ipotizzabile un’azione politica finalizzata all’affermazione di un siffatto modello di magistrato?

A me pare invece indiscutibile che l’unico modello di magistrato oggetto di possibile difesa e proposta politico-associativa sia quello costituzionale-legale. Nell’ambito del modello costituzionale-legale, il magistrato è libero e indipendente. C’è scritto nella Costituzione!

Io sono convinto della buona fede di molti che propugnano questa idea. Ma è proprio per questo che scrivo, nella convinzione che si tratti di un’idea che - oltre a contraddire in radice l’intenzione dichiarata di volere un’ANM pluralista - non può servire a nulla di buono mentre può essere strumentale solo a legittimare percorsi lobbistici e di carriera; nella convinzione che, soprattutto, si tratti di un’idea molto pericolosa.

Il rischio che il modello sia sbandierato, all’occasione, per colpire chi in esso asseritamente non si specchia è troppo, troppo grande. Non che sarebbe una novità assoluta ma la formalizzazione a livello per così dire di ideale politico-associativo di un tale concetto rappresenterebbe un’arma micidiale e dannosissima per l’indipendenza della giurisdizione così come costituzionalmente settata.

Ribadisco che sono convinto della buona fede degli animatori di Area ma li invito tutti a rivalutare questo aspetto che appare così importante e centrale nella definizione programmatica del movimento.

Mi permetto questo anche perché devo riconoscere che negli scritti dei tanti che promuovono Area un’esigenza di rinnovamento e, soprattutto, un’aspirazione al miglioramento della situazione presente indubbiamente emerge.

Così l’ha ottimamente sintetizzata un collega: Ho aderito con entusiasmo al progetto di Area … perché per la prima volta ho percepito l'intenzione condivisa che le opinioni di ciascuno contassero alla stessa maniera.

Certo, è un aspetto che si dispiega sul piano dell’organizzazione e del funzionamento interno del gruppo mentre non dice nulla sul piano dei contenuti sostanziali che si intendono realizzare, i soli che possono caratterizzare l’identità “politica” di un gruppo associativo e che possono consentire il coagularsi di un consenso libero sulle cose da fare anche di chi del gruppo non fa parte o non fa ancora parte o addirittura non intende far parte.

Ma è pur sempre un aspetto significativo che ritengo debba essere positivamente valorizzato.

Infatti, io credo che il dibattito singolarmente animato da tanti colleghi negli anni trascorsi - più o meno intensamente, efficacemente, felicemente o, a volte, infelicemente - ha prodotto buoni effetti tra i magistrati, quanto meno a livello di consapevolezza delle questioni e dei problemi sul tappeto.

Questo dibattito è stato animato, tra l’altro, proprio secondo questa precisa convinzione: con il dovuto rispetto per tutti e le rispettive storie ma senza per ciò tapparsi gli occhi dinanzi alla verità del presente, con spirito democratico, c’è spazio per la parola di tutti e, soprattutto, la parola di ciascuno può essere preziosa e va pertanto valorizzata.

Credo che questa convinzione si sposi perfettamente con l’intenzione così bene espressa da quel collega quale fondamento della sua scelta di adesione al progetto di Area e che mi pare effettivamente condivisa nella gran parte degli animatori del gruppo.

E allora mi auguro che l’Assemblea di Area di fine mese possa quanto meno tradurre questa intenzione in realtà essenziale di questo nuovo gruppo. Sarebbe una buona premessa per allargare di molto un metodo diverso di confronto, di dialogo e di formazione delle scelte nell’ambito dell’intera ANM.

È di tutta evidenza, peraltro, che l’eventuale determinazione di stabilire limiti alla possibilità di intervento nella mailing-list di Area sarebbe il segno di una volontà esattamente opposta a quella che ha condotto il collega che ho citato - e penso tanti altri - a guardare con comprensibile entusiasmo al progetto di Area.

Per tutti, quindi, l’augurio è che dall’assemblea nazionale di Area venga una ventata di aria democratica per l’intera ANM. Buona assemblea!

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giovedì 20 settembre 2012

Democratica, ma anche no




di Marco Travaglio
(Giornalista)





da Il Fatto Quotidiano del 20 settembre 2012


Nel 1989, quando crollò il muro di Berlino, cadde anche il velo sulle vergogne che i moderati avevano accettato in nome dell’anticomunismo.

Nel ‘92, quando si sbriciolò il muro di Bettino, quanti giustamente l’avevano combattuto persero la maschera e restarono nudi come il re della fiaba: la sinistra italiana, che già annusava il potere e si spartiva le future poltrone, fu spazzata via da B.: che era, sì, il peggior cascame del craxismo, ma fu anche il più lesto a capire che l’asse destra-sinistra era stato soppiantato dall’asse vecchio-nuovo. Si travestì da nuovo e vinse.

Ora però è caduto anche il muro di Arcore. E quelli che stavano dall’altra parte s’illudono di raccattarne l’eredità. Senz’accorgersi che, senza più l’alibi e lo spauracchio dell’uomo nero che li ha tenuti in vita per vent’anni, hanno perso qualunque ragion d’essere.

Un giorno, in un raro lampo di lucidità, D’Alema definì la sinistra “una malattia accettabile solo grazie all’esistenza di questa destra”.

Infatti, ora che B. non c’è più, almeno sul proscenio, vengono a galla tutte le magagne del fronte opposto. E si comincia a capire che non tutti quelli che si opponevano a B. (o fingevano) lo facevano per motivi di principio: la questione morale anzi penale, la devastazione della Costituzione, il conflitto d’interessi, la posizione dominante sul mercato dei media, l’uso privato delle istituzioni. Ma solo perché B. stava “a destra” (peraltro a sua insaputa). Tant’è che, sulle questioni di principio, si sono sempre messi d’accordo con lui. E, anche se nessuno ci fa caso, da nove mesi il Pd è alleato del Pdl.

Le questioni di principio hanno interessato ristrette élite di politici, intellettuali, magistrati, giuristi e artisti affezionati ai valori liberali della Costituzione, dunque guardati con ostilità o sospetto dalle rispettive corporazioni. Esempio: la sgangherata campagna di B. contro le “toghe rosse”, cioè contro chiunque gli desse torto, ha impedito una seria riflessione sul collateralismo di parte della magistratura col maggior partito di sinistra, speculare a quello di altre correnti togate col centrodestra. Ora che crolla il cerone del Caimano, viene allo scoperto la faccia peggiore della sinistra, politica e giudiziaria.

L’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia investe politici di destra, centro e centrosinistra disturbando i compagni Napolitano e Violante? Subito il Pd e la stampa al seguito attaccano i pm di Palermo lasciati soli da B. E pazienza se quei pm appartengono a Magistratura democratica.

Anzi ieri la corrente – nata nel 1964 per difendere il diritto-dovere dei magistrati di parlare – ha emanato un documento di rara viltà, che spara su di loro senza neppure nominarli e pare scritto dal Tartufo di Molière.

Md premette che “da sempre rivendica l’opportunità della partecipazione dei magistrati al dibattito politico”. Ma, “con la stessa fermezza e vigore”, rivendica pure il contrario. Infatti accusa i pm di: “arrecare pregiudizio al lavoro giudiziario e all’immagine della giurisdizione”; “inaccettabile ricerca del consenso a indagini o processi”; “ricerca esasperata di esposizione mediatica con la sistematica partecipazione al dibattito”; “creare ‘verità’ preconfezionate che rischiano di influenzare le decisioni giudiziarie”.

Cioè, a condizionare i giudici penali e costituzionali non è il fuoco concentrico di Quirinale, governo, partiti, Anm, Csm, tv e stampa: sono un paio di pm che si permettono di rivendicare la correttezza del proprio lavoro e 150 mila lettori del Fatto che solidarizzano con loro.

Chissà che avrebbe scritto Md se gli attacchi fossero partiti da B.

Finalmente si chiarisce il vero significato di “Md”: Magistratura Dipende. Si spera che da questo vecchio carrozzone sopravvissuto al muro di Berlino, alla prima e alla seconda Repubblica, scendano i magistrati davvero imparziali. Che non conoscono destra o sinistra, ma solo l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.



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venerdì 18 novembre 2011

Sabato sera sono andato a casa di Luca




di Francesco Siciliano
(Avvocato del Foro di Cosenza)




C’è una datata “canzonetta” di Silvia Salemi che inizia un po’ così: anni questi anni passati così ... aridi, sterili, vuoti, è l’era delle immagini ... ci ha rubato il cuore, l’inventiva, le idee, le parole …… questa è un’era subdola che ti inchioda il cuore e la vita ad un televisore.

Era il 1997 poco dopo la “discesa in campo” eravamo nella piena erezione del Berlusconismo edizione riveduta e corretta dell’insostenibile leggerezza dell’essere, dei nuovi yuppies.

Prima mossa a favore della Libertà e del suo “Popolo” il decreto Biondi e la modifica dell’abuso d’ufficio divenuto un reato a cosiddetta prova diabolica. Insomma i primi anni della Seconda Repubblica dominata dai sondaggi dal Bolscevico atteggiamento di ripetere ossessivamente affermazioni false che d’incanto divenivano verità politiche quindi soggette a chi è a favore e chi è contrario.

Ma la discesa in campo non ha mai visto una risalita dallo stesso.

Tutta la vita pubblica è restata una partita e noi italiani sugli spalti abbiamo fatto la nostra parte.

“Vedi che Berlusconi ha fatto questo” e “siccome Prodi”, i comunisti con il maglione di cashmere e i nuovi del celodurismo hanno fatto il resto.

Tutto è sempre stato uno scontro di propaganda in cui il problema o la scelta politica sono rimaste sul fondo quasi impalpabili.

E’ stato così che in una sorta di continuità Prodi ha abolito l’Ici e B. ha abolito l’ICI, il Popolo della Libertà ha negato l’autorizzazione d’arresto per Cosentino e il Partito Democratico ha negato l’autorizzazione d’arresto per Tedesco. B. ha modificato enne volte leggi relative a reati di cui era imputato – ovvero norme processuali utili a bloccare il processo – e D’Alema ha modificato la Forleo ovvero la Lega, tanto cara a Tallini, ha reso di fatto non punibili le camicie verdi organizzate.

In questa era subdola che ti inchioda il cuore e la vita ad un televisore siamo passati da milioni di posti di lavoro al tricolore come carta igienica a Sara, Yara alla Guerra tra Procure senza soluzione di continuità, immersi in una mistificazione e in una propaganda che hanno unificato tutto allo stesso livello in modo che non vi fosse a monte (ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale) una distinzione etica o oggettuale dei fatti e delle cose.

I fatti, quelli sì, sono del tutto spariti, obliterati dalle urla di chi riteneva che fossero colpa di Prodi o di Berlusconi.

Questo ha aperto la strada ai neutrini della Gelmini splendido avvocato del Foro di Reggio Calabria anche se dimorata per l’occasione a Brescia così come ad un puntale inglese di La Russa che ha avuto modo di precisare che in inglese se si dice if.

Già prima delle gaffes di B. in campo internazionale i quivis si accorgevano che era diminuita la liquidità e che era diminuita la possibilità di accesso al credito con il connesso avvitamento del mercato interno per cui se tutti spendiamo meno tutti lavoriamo meno e guadagniamo meno.

Ma l’erezione del Berlusconismo non si è fermata qui alla quasi naturale distanza tra questa classe dirigente e la vita quotidiana delle persone silenziose (intese non VIPS) quest’ultime alle prese con le scadenze e i figli che premono per i consumi e quelli con i voli di stato per i Gran Premi (Mastella) o le partite di Calcio (La Russa), l’era del celodurismo è esplosa fortemente proprio in quest’ultima fase di fine impero.

Chi non ricorda B. in campagna elettorale, l’ultima, abbracciare Dell’Utri e ripetere che anche per lui Mangano era un eroe, chi non fa caso a Letta (quello B) dire che i sondaggi sono tutti per la soluzione tecnica quasi a segnare una continuità con i sondaggi di B.

Perché affermare chiaramente che Mangano per B. e Dell’Utri è stato un eroe è stato certamente un tipico esempio di celodurismo, lo affermo chiaramente senza ipocrisie e nascondimenti.

Ma il celodurismo ha trovato la sua apoteosi con il povero Mubarak Zio a sua insaputa di una amica di B. che si trovava implicata in un caso da incidente diplomatico. Lo ha spiegato con dovizia di argomenti tecnici e politici l’ottimo difensore di Unabomber l’avvocato Paniz, il quale, allo stesso modo, il giorno del voto dei famosi 308 (a fronte dei 321 astenuti), ha dichiarato in modo pleonastico che quel voto era giuridicamente irrilevante ……… infatti è caduto il Governo.

Sempre a quel Televisore ci hanno spiegato che, come fanno molti avvocati nei casi disperati, avevano fatto un decreto legge in materia regionale per salvare la lista a sostegno della Polverini, solo che gli avvocati e le parti consapevolmente in quei casi prendono una dura condanna alle spese mentre loro lo hanno fatto con soldi pubblici.

In campo ci sono stati anche il grande Bertolaso sempre con la maglia dell’Italia, come Gattuso, a parte i casi in cui aveva il mal di schiena.

Mai si era visto, in tanti anni di storia Repubblicana, un “giuramento del patto per la libertà” fatto anche dal nostro Presidente Scopelliti nelle mani di un uomo diverso dal Presidente della Repubblica e non sulla Costituzione ma su un contratto stavolta non sottoscritto con gli italiani.

Né tantomeno si era mai visto e sentito un Presidente del Consiglio che delegittima le istituzioni parlamentari seppure in Televisione.

Insomma anche se non politicamente corretto io sabato sera ho festeggiato nella speranza ad esempio che non vi siano più dubbi che Giovanni Falcone, Giorgio Ambrosoli, Paolo Borsellino, Emanuela Loi, il milite ignoto sono eroi mentre Mangano era un criminale.

E dopo avere esultato sono andato a casa di Luca perché la sera a casa di Luca torniamo a parlare ma la sera a casa di Luca che musica c’è si discute a casa di Luca e non sai quanto vale sembra niente e invece è importante… ci devi venire dal balcone a casa di Luca si vede anche il mare e parte una canzone ... che bella dimensione, ancora possiamo ritrovare ... ... ... tu riri, tu riri, tu ririri ...



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