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giovedì 8 novembre 2012

Che "Area" tira in A.N.M.?



di Giuliano Castiglia
(Giudice del Tribunale di Palermo)





Il prossimo 30 novembre si svolgerà la prima assemblea nazionale di Area, un nuovo soggetto che da un po’ di tempo fa capolino nel panorama dell’associazionismo giudiziario, prevalentemente sotto forma di aggregazione elettorale per competizioni svoltesi sia in ambito associativo (CDC dell’ANM e giunte distrettuali dell’ANM) che in ambito istituzionale (CSM e Consigli Giudiziari), e che ora sembra volersi strutturare in qualcosa di più definito e stabile.

Se si è ben capito, questa assemblea nazionale dovrebbe rappresentare un momento importante se non fondante per Area.

Area, che vede tra i suoi promotori anche due correnti della magistratura associata (Magistratura Democratica e Movimento per la Giustizia-Art. 3), vuole dichiaratamente operare nell’ambito dell’ANM.

In tanti vorremmo sapere: per fare cosa?

E, infatti, se Area vuole operare nell’ANM, coloro che sono interessati alla vita dell’ANM - come sembrano essere, versando il relativo contributo mensile di iscrizione, la quasi totalità dei magistrati - non può che essere interessato anche ad Area.

L’impressione che alcuni magistrati, tra i quali il sottoscritto, si sono fatta guardando ai primi passi di Area e leggendo quanto sinora prodotto dai relativi animatori, è che questa nuova aggregazione, da un lato, non abbia maturato adeguata consapevolezza dei gravi problemi che affliggono l’ANM (a cominciare dall’enorme conflitto di interessi derivante dalla compartecipazione di fatto dell’Associazione al governo dei magistrati e alla conseguente inevitabile abdicazione rispetto al ruolo di controllo nei confronti degli organi di governo e della dirigenza degli uffici nonché a quello connesso di tutela dei singoli magistrati); dall’altro, rischi di sostanziarsi in una macrocorrente della magistratura di natura non diversa da quelle che hanno concorso al relativo progetto e, in definitiva, in una macchina per la selezione di personale vario (componenti degli organi di autogoverno, dirigenti degli uffici, addetti alla formazione, fuori ruolo in Consiglio, componenti del Massimario, ecc. ecc.) e per l’aggregazione del necessario consenso.

Avere detto queste cose nella mailing list di Area ha generato alcune risposte molto piccate, altre addirittura scomposte. E così si è tornati a parlare di come limitare gli interventi degli “ospiti” che non rispetterebbero indefinite regole di bon ton e addirittura offenderebbero la storia di quelli che si ritengono, a questo punto mi permetto di dire, i “proprietari” della mailing list aperta che si è scelto di chiamare “areaperta”.

Le critiche vengono sdegnosamente respinte e si ribatte dicendo che Area vuole essere ed è qualcos’altro e qualcosa in più rispetto alla sommatoria di MD e Mov.-Art.3; che vuole altresì essere ed è qualcosa di diverso da uno strumento destinato solo alla selezione e promozione dei propri uomini nei posti che contano (chiedo venia per il linguaggio un po’ crudo ma è dovuto solo a ragioni di sintesi).

Ma di risposte argomentate nel merito se ne sono viste davvero poche. E in cosa consista questo qualcos’altro e questo qualcosa di diverso che Area intenderebbe essere non si è finora riusciti a capirlo. Soprattutto, nonostante la lettura del materiale che in varie forme è stato prodotto dagli animatori di Area su Area, non si riesce a capire quali sarebbero i programmi concreti di azione di questo movimento.

Non si capisce, insomma, pressoché nulla di ciò che di caratterizzante Area intende fare.

Qualcuno, legittimamente, può giudicare strumentali ed interessate le mie affermazioni. Ma, piuttosto che lamentare insulti che non esistono, invasioni di campo e gambe tese, cicche sul tappeto e chewing-gum sotto la sedia, addirittura virgolette (“”) allusive e altre gravi forme retoriche, quale migliore occasione offrono le critiche mie o di altri per essere sbugiardate nel merito e per mostrare a tutti l’identità nuova, reale e concreta di Area? E se poi vi fosse un minimo di fondatezza in almeno qualcuna delle cose che alcuni diciamo, non sarebbe l’occasione per riflettere e, se del caso, aggiustare il tiro, a tutto vantaggio dell’iniziativa?

Bisogna riconoscere che taluni degli animatori di Area hanno apprezzabilmente tentato di fornire risposte. Ma proprio queste risposte, ancorché talvolta appassionate, confermano a mio avviso la fondatezza delle critiche in questione.

Così, per esempio, cercando di spiegare “che cosa è Area”, è stato detto: “AREA È UN INSIEME DI VALORI E CONTENUTI, e i suoi contenuti si delineano nettamente in positivo: una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale; dei magistrati consapevoli dei propri diritti (alla parola, per esempio) ma anche dei propri doveri; magistrati che soffrono le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi come limiti alla realizzazione del servizio che vogliono rendere; che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione; che vogliono un'ANM che rifletta la molteplicità culturale della magistratura e non sia solo uno strumento difensivo; che vogliono un autogoverno in cui i meccanismi di selezione dimostratisi carenti, a volte pessimi, siano sostituiti da altri (come le primarie) e in cui il rapporto con gli eletti sia improntato al principio di responsabilità”.

Dunque, un primo contenuto di Area sarebbe “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”.

Ma perché, mi chiedo e vi chiedo, c’è forse qualcuno tra le migliaia di magistrati italiani che dichiara di non volere “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”?

Invero, tutti i magistrati, singoli e associati, dicono di volere “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”.

Pertanto - chiedendo umilmente scusa se l’osservazione può recare disturbo a qualcuno - non si può non rilevare come l’affermazione secondo cui Area vuole “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale” non è in alcun modo utile per sapere che cosa Area vuole essere e vuole fare e si risolve in un’affermazione priva di reale contenuto.

Il terreno sul quale bisogna scendere, a mio avviso, è quello della concretezza. Area, se intende veramente distinguersi e definirsi, deve misurarsi con le vicende concrete. Deve valutare se abbiamo assistito, nel passato, anche immediatamente recente, a vicende in cui l’autonomia e l’indipendenza della magistratura - rectius l’esercizio indipendente della giurisdizione da parte di singoli magistrati in specifiche occasioni - sono state messe in pericolo o addirittura compromesse. E deve dire che cosa pensa relativamente a queste vicende e, in particolare, se le associazioni di magistrati hanno agito opportunamente o meno e che cosa avrebbe fatto lei in tali occasioni. Tanto per fare un esempio, pensiamo alla “impensabile avocazione” catanzarese. Che cosa ne pensa Area di quel caso? Quella avocazione fu o no una compromissione dell’indipendente esercizio della giurisdizione? E se lo fu, come giudica Area le reazioni - si fa per dire - assunte nell’occasione dalle associazioni di magistrati?

Altro contenuto di Area sarebbe questo: “magistrati consapevoli dei propri diritti (alla parola, per esempio) ma anche dei propri doveri”. Ma perché, mi chiedo e vi chiedo, c’è forse qualcuno che propone di volere magistrati inconsapevoli dei propri diritti e insensibili ai propri doveri? Nessuno, mi pare.

Allora, inevitabilmente, anche questa affermazione risulta un proclama del tutto privo di contenuto idoneo a contraddistinguere alcunché nel panorama dell’associazionismo giudiziario. Anche su questo campo, se ci si vuole distinguere e se ci si vuole caratterizzare, bisogna scendere nel concreto. Mettere all’ordine del giorno del dibattito casi concreti per riflettere, valutare e proporre il da farsi intorno ad essi.

Viene poi indicato come contenuto di Area il seguente: “magistrati che soffrono le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi come limiti alla realizzazione del servizio che vogliono rendere”.

Ma, ditemi sinceramente, c’è forse oggi un magistrato disposto a dire “no, ma quale disagio, ma quale insufficienza, ma quale eccesso, qui va tutto bene”?

E allora, anche qui, siamo a contenuto zero.

Invece, premessi le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi e premesso che tutto ciò si traduce in un limite oggettivo alla realizzazione del servizio giustizia, cosa propone Area per migliorare la situazione?

Per esempio, che ne pensa Area della questione carichi? Intende Area proseguire sulla linea di MD e Mov.-Art.3 che negano l’esigenza di porre un chiaro limite di esigibilità delle prestazioni dei magistrati? È convinta anche Area che questo limite non ci dovrà mai essere e che dovremmo correre sempre di più qualunque cosa succeda intorno a noi tappandoci gli occhi e turandoci le orecchie di fronte alle sempre più incombenti approssimazioni e ai sempre più inevitabili incidenti di percorso, rimettendoci ai santi in paradiso che ciascuno è capace di permettersi?

Ulteriore contenuto di Area sarebbe questo: magistrati “che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione”.

Ma perché, forse oggi c’è ancora qualcuno che non lo crede. Forse oggi, a maggior ragione dopo la sentenza della Corte costituzionale di qualche giorno fa, c’è qualcuno che pensa che non vi sia una strettissima correlazione tra indipendente esercizio della giurisdizione e adeguato trattamento lavorativo?

Area non si può caratterizzare perché fatta da magistrati “che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione” per il semplice fatto che, oggi, tutti i magistrati credono questo.

E allora, la domanda alla quale chi anima Area dovrebbe rispondere, se volesse fare acquisire ad Area una sua identità, è questa: “qual è il giudizio sull’attuale retribuzione e sulle attuali condizioni di lavoro dei magistrati? Se il giudizio è di insufficienza e di inadeguatezza, che idea si ha dell’azione finora condotta al riguardo dalla magistratura associata? E che cosa si intende fare da oggi in avanti per migliorare la situazione?”.

Ancora, Area sarebbe questo: magistrati che “vogliono un'ANM che rifletta la molteplicità culturale della magistratura e non sia solo uno strumento difensivo”.

Forse qui - a parte l’aspirazione ad un’ANM pluralista, sulla quale tornerò più avanti, che sembra in contraddizione con la dichiarata volontà di elaborazione di un modello di magistrato - c’è un barlume di caratterizzazione: un’associazione di magistrati che non vuole essere “solo uno strumento di difesa”.

Ma mi chiedo, “non solo” strumento di difesa significa che strumento di difesa deve pure essere. Quindi, anche strumento di difesa ma non solo questo. E allora - a parte che questa “difesa” andrebbe approfonditamente declinata - che cosa Area vuole essere oltre ad uno “strumento difensivo”? Forse anche uno strumento di offesa? Forse un soggetto che vigila sulla condotta di qualcuno? E di chi? E su quale terreno? E in che termini? E con quali conseguenze? Soltanto le risposte a queste domande (e a tante altre ancora) potrebbero caratterizzare un’iniziativa che, invece, per ora, anche sotto questo profilo, risulta priva di caratterizzazione.

E infine Area sarebbe questo: magistrati “che vogliono un autogoverno in cui i meccanismi di selezione dimostratisi carenti, a volte pessimi, siano sostituiti da altri (come le primarie) e in cui il rapporto con gli eletti sia improntato al principio di responsabilità”.

Su questa affermazione si potrebbe fare un discorso lunghissimo (cominciando dal rilevare che essa rivela forse il vizio originario di quasi tutte le esperienze associative, ossia la loro strumentalizzazione a fini diversi dalla politica associativa e, in particolare, a fini elettorali nell’ambito delle istituzioni dell’Autogoverno della magistratura).

Mi limito ad osservare che bisognerebbe capire, da un lato, di che tipo di “responsabilità” si sta parlando e dell’ambito in cui la stessa dovrebbe operare; dall’altro, come essa debba conciliarsi con l’esclusione costituzionale di una “responsabilità” degli “eletti” al CSM nei confronti degli elettori emergente dal divieto di immediata rieleggibilità sancito dall’art. 104 della Costituzione.

Per il resto, anche in questo caso, non c’è nulla di caratterizzante se non il rilancio delle primarie come metodo per la selezione degli addetti all’autogoverno.

Al tema delle primarie e, quindi, della selezione dei componenti degli organi elettivi dell’autogoverno, si lega quello del “modello di magistrato”. Non c’è documento di Area che - in linea con certe ultime prese di posizione dell’ANM e dei suoi rappresentanti - non faccia cenno a questo benedetto “modello”. Area vuole dichiaratamente elaborare un modello di magistrato e, a seguire, vuole operare - e qui entrano in gioco le primarie - per creare la rappresentanza di tale modello, ossia per realizzarne la transustanziazione in nomi e corpi reali.

Ma, a parte il vuoto contenutistico del modello medesimo, chiedo ai colleghi che animano Area, davvero si può pensare che il compito di un’associazione di magistrati sia quello di programmare a tavolino un modello di magistrato che vada al di là del modello legale e, prima ancora, costituzionale.

Davvero è ipotizzabile un’azione politica finalizzata all’affermazione di un siffatto modello di magistrato?

A me pare invece indiscutibile che l’unico modello di magistrato oggetto di possibile difesa e proposta politico-associativa sia quello costituzionale-legale. Nell’ambito del modello costituzionale-legale, il magistrato è libero e indipendente. C’è scritto nella Costituzione!

Io sono convinto della buona fede di molti che propugnano questa idea. Ma è proprio per questo che scrivo, nella convinzione che si tratti di un’idea che - oltre a contraddire in radice l’intenzione dichiarata di volere un’ANM pluralista - non può servire a nulla di buono mentre può essere strumentale solo a legittimare percorsi lobbistici e di carriera; nella convinzione che, soprattutto, si tratti di un’idea molto pericolosa.

Il rischio che il modello sia sbandierato, all’occasione, per colpire chi in esso asseritamente non si specchia è troppo, troppo grande. Non che sarebbe una novità assoluta ma la formalizzazione a livello per così dire di ideale politico-associativo di un tale concetto rappresenterebbe un’arma micidiale e dannosissima per l’indipendenza della giurisdizione così come costituzionalmente settata.

Ribadisco che sono convinto della buona fede degli animatori di Area ma li invito tutti a rivalutare questo aspetto che appare così importante e centrale nella definizione programmatica del movimento.

Mi permetto questo anche perché devo riconoscere che negli scritti dei tanti che promuovono Area un’esigenza di rinnovamento e, soprattutto, un’aspirazione al miglioramento della situazione presente indubbiamente emerge.

Così l’ha ottimamente sintetizzata un collega: Ho aderito con entusiasmo al progetto di Area … perché per la prima volta ho percepito l'intenzione condivisa che le opinioni di ciascuno contassero alla stessa maniera.

Certo, è un aspetto che si dispiega sul piano dell’organizzazione e del funzionamento interno del gruppo mentre non dice nulla sul piano dei contenuti sostanziali che si intendono realizzare, i soli che possono caratterizzare l’identità “politica” di un gruppo associativo e che possono consentire il coagularsi di un consenso libero sulle cose da fare anche di chi del gruppo non fa parte o non fa ancora parte o addirittura non intende far parte.

Ma è pur sempre un aspetto significativo che ritengo debba essere positivamente valorizzato.

Infatti, io credo che il dibattito singolarmente animato da tanti colleghi negli anni trascorsi - più o meno intensamente, efficacemente, felicemente o, a volte, infelicemente - ha prodotto buoni effetti tra i magistrati, quanto meno a livello di consapevolezza delle questioni e dei problemi sul tappeto.

Questo dibattito è stato animato, tra l’altro, proprio secondo questa precisa convinzione: con il dovuto rispetto per tutti e le rispettive storie ma senza per ciò tapparsi gli occhi dinanzi alla verità del presente, con spirito democratico, c’è spazio per la parola di tutti e, soprattutto, la parola di ciascuno può essere preziosa e va pertanto valorizzata.

Credo che questa convinzione si sposi perfettamente con l’intenzione così bene espressa da quel collega quale fondamento della sua scelta di adesione al progetto di Area e che mi pare effettivamente condivisa nella gran parte degli animatori del gruppo.

E allora mi auguro che l’Assemblea di Area di fine mese possa quanto meno tradurre questa intenzione in realtà essenziale di questo nuovo gruppo. Sarebbe una buona premessa per allargare di molto un metodo diverso di confronto, di dialogo e di formazione delle scelte nell’ambito dell’intera ANM.

È di tutta evidenza, peraltro, che l’eventuale determinazione di stabilire limiti alla possibilità di intervento nella mailing-list di Area sarebbe il segno di una volontà esattamente opposta a quella che ha condotto il collega che ho citato - e penso tanti altri - a guardare con comprensibile entusiasmo al progetto di Area.

Per tutti, quindi, l’augurio è che dall’assemblea nazionale di Area venga una ventata di aria democratica per l’intera ANM. Buona assemblea!