Pagine

lunedì 18 maggio 2009

L'Italia e l'O.N.U.


di Sergio Staino

da L'Unità del 13 maggio 2009





18 commenti:

  1. Molto efficace la suggestione che suggerisce Staino.
    Solo degli sprovveduti potevano pensare di espellerlo.

    RispondiElimina
  2. Premesso che anche i capitalisti hanno il loro buon interesse all'immigrazione, intesa come fonte di mano d'opera a basso prezzo, per quanto riguarda la sinistra dietro la buona fede di molti c'è in realtà l'evidentissimo disegno di far entrare il maggior numero possibile di immigrati, anche clandestini, e quindi di regolarizzarli, AL SOLO E UNICO FINE DI PRENDERE I LORO VOTI, visto che la vecchia "classe operaia" non esiste più, o quantomeno non li vota più. Non cadete nel tranello! E questo non lo dico ai magistrati, ai giornalisti, agli avvocati, ai dirigenti della P.A.(anche in pensione), ai simpatizzanti o ai militanti di vecchi e nuovi partiti o partitelli: lo dico ai giovani.

    RispondiElimina
  3. Per Anonimo delle 16.51.

    Gentile Lettore,

    a noi non ce ne importa nulla degli aspetti politici della questione.

    Vediamo l'aspetto giuridico e umanitario.

    I respingimenti indiscriminati violano la Costituzione e le convenzioni internazionali alle quali l'Italia ha aderito.

    Inoltre sono concausa della morte e delle violenze - fisiche e morali - patite da tanti esseri umani più deboli.

    Un Paese che uccide senza neppure sentirsi assassino sta proprio molto male.

    Tanto quanto chi dinanzi a una persona che chiede aiuto per sopravvivere gli fa un discorso politico.

    Se un giorno Lei avesse bisogno, ma proprio bisogno nel senso di "necessità materiale", e chiedesse aiuto a un suo simile invocando a fondamento della sua richiesta l'umanità e la legge, Le auguro di non essere mandato a morire con un pistolotto di propaganda politica.

    Se per Lei la Costituzione della Repubblica ha ancora un qualche valore, consideri che l'art. 10 dispone:
    "L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
    La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
    Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge".

    Tutto questo non è né di destra né di sinistra. E' solo giusto.

    E francamente questa storia della destra e della sinistra ha veramente stufato.

    Berlusconi non è di destra e D'Alema non è di sinistra.

    Per di più destra e sinistra sono categorie che fanno riferimento a cose morte e sepolte.

    E' come se io Le dicessi che non bisogna limitare le intercettazioni, perchè chi lo propone è guelfo, mentre noi siamo ghibellini.

    Susciterei solo ilarità e pena.

    Felice Lima

    RispondiElimina
  4. Non c'entra la politica, intesa come destra o sinistra o altre decrepite categorie. C'entra, invece, la volontà di prendere operai a basso costo da una parte, e la volontà di prendere voti, a qualunque costo, dall'altra. Del resto, chi prende i voti potrà avere un adeguato servizio di scorta o di polizia privata, o anche delle forze dell'ordine, cosa che i cittadini comuni non hanno. E allora, cosa vuol fare? Visto che nell'universus orbis quasi CINQUE MILIARDI di persone vivono in regimi più o meno dispotici o dittatoriali, li vuole tutti a casa sua, questi cinque miliardi? Come preferisce, faccia pure, ma non a casa mia!

    RispondiElimina
  5. Inutile dire che gli immigrati sono una risorsa (da "sotto...pagare", sfruttare...): è un fatto umanitario!; e un paese che li respinge tout-court, non è un paese civile. Ma le vedete le facce di Maroni, Calderoli, Salvini, Bricolo che si vantano di rimandarli in Libia (2003-2006 aveva la pr.za della comm. dei diritti umani, nell'Onu?!!)che non ha firmato la convenzione di Ginevra, dove l'Unhcr e il Cir sono impotenti? E via al fuoco concentrico di giudizi impietosi dall'Onu e non solo. Dopo procedure d'infrazione e sanzioni dell'Ue sui rom! Sgomberi, arresti, condanne e carcere sono un sicuro deterrente? Ma un disperato riesce a ragionare a stomaco vuoto? Altri agenti, ronde, altre carceri? L'insieme di tutte le forze dell'ordine danno la media più alta in Ue. Altre carceri: un paese civile si misura anche dalla loro quantità; vogliamo seguire gli Usa che hanno una popolazione carceraria, in % 10 volte la nostra. Govrnanti, de-"voti" poli...gami "cattodemoexfascisti-(s)Lega-ti", ma il "v/s" papa non l'avete messo in conto? O il pentimento è già fissato per il 10 di giugno?

    RispondiElimina
  6. io prendo atto del fatto che la sconfitta fa male ma voi ex-comunisti proprio non vi capisco.
    la destra ora sta al potere in Italia e per evitare le invasioni non vogliamo tra le scatole milioni e milioni di criminali!

    e per favore lasciate perdere Stalin che ormai è morto.

    RispondiElimina
  7. Condivido in pieno il commento di Felice...

    Vede caro anonimo... non è una questione di chi vuole gli immigrati per avere voti o poterli sfruttare e chi invece non li vuole sempre per una questione di propaganda elettorale e quindi accaparrarsi i voti degli italiani...

    Detto così semplicemente... anche se è solo una parte... forse quella più ovvia della verità... comunque questo non credo possa essere un giusto metro di giudizio per valutare se un bisognoso merita l'aiuto di chi è più fortunato...

    La fortuna è casuale...

    La dignità di una persona non dovrebbe mai esserlo...

    Riguardo al problema che se è vero che ne son troppi per essere accolti tutti nel nostro paese... ebbene esiste un'Europa... e con essa dobbiamo avviare politiche per accettare le richieste d'asilo e permettere una migliore integrazione degli immigrati.

    E comunque tentare di risolvere quei problemi in quei paesi che causano queste emigrazioni di massa...

    RispondiElimina
  8. Che brutto commento!
    Purtroppo lei è in buona compagnia!

    Paole come "inclusione" sono estranee ai più.

    "La democrazia richiede limiti non confini". Sono le sagge parole del filosofo Seyla Benhabib.

    "Nessun essere umano può essere detto 'illegale' al di fuori cioè di una cornice giuridica". Idem

    RispondiElimina
  9. Suggerei un piccolo espediente per capire se facciamo una certa scelta perché la riteniamo giusta oppure perché la riteniamo conveniente (per noi).
    Basta adottare un procedimento di “inversione mentale”: se sostituendo gli altri a noi e noi agli altri il risultato rimane lo stesso, allora vuol dire che quella scelta l’abbiamo adottata perché ci sembrava giusta . Se il risultato cambia, allora vuol dire che era dettata dalla convenienza.
    Naturalmente questo procedimento é adottabile soltanto da chi ha l’onestà di ritenere “giusta” la pena, in caso di colpevolezza, anche per sé, giusta la propria bocciatura ad un concorso, se gli altri hanno fatto una prova migliore. Altrimenti non serve (il risultato cambierebbe sempre).

    Le regole del diritto sono regole volte a rendere possibile la convivenza pacifica, contemperando gli interessi in contrasto sulla base di una certa scala di valori (in una democrazia) condivisi.
    In una democrazia fondata sul rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo, sull’uguaglianza, anche sostanziale, degli uomini, sulla libertà e sulla solidarietà, come la nostra amata Carta ha sancito, la scelta giusta non coincide necessariamente con la scelta conveniente per i più ricchi, per i più potenti, per gli individui sani o per quelli “normali”. Non coincide necessariamente nemmeno con quella più conveniente per i cittadini o per quelli che adottano una certa religione. Non coincide necessariamente nemmeno con la convenienza della maggioranza del popolo.

    La capacità di sapersi “mettere nei panni degli altri” é diventata ormai un’arte riservata a pochi. Non parlo di altruismo. Vado oltre. Anzi mi fermo molto prima. Parlo di cecità, di stupidità.

    Parlo della convinzione (falsa), che molti di noi hanno, di essere diverso dall’altro. Parlo della incapacità di ricordare che, prima di essere professori, siamo stati studenti, e di avere presente che dopo saremo pensionati.
    Parlo della incapacità di ricordare che, prima di essere adulti, siamo stati bambini, ragazzi e di avere presente che diventeremo vecchi.
    Parlo della incapacità di pensare che anche se siamo ricchi, potremo diventare poveri, e anche siamo socialmente “normali”, domani potremmo trovarci, vagabondi, su una panchina di una villa chissà dove.
    Parlo della incapacità di pensare, da magistrati, che potremmo ritrovarci (anche ingiustamente) ad essere indagati, o comunque giudicati, e da poliziotti, arrestati.

    Qualcuno un tempo disse: fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Questo invito non é solo invito all’altruismo, un invito all’amore incondizionato. Non é soltanto un concetto nobile e meraviglioso. E’ anche saggio. Perché, vorrei a questo punto citare una canzonetta molto popolare, “gli altri siamo noi”, laddove per “siamo” intendo siamo stati, saremo, potremmo essere stati e potremo diventarlo, noi stessi o le persone che amiamo.

    Faccio un esempio banale. Quando il sig. X deve uscire dal posteggio non si ferma nessuno. Se prova a muoversi, gli suonano il clacson e lo riempiono di parolacce. Lui in macchina, accaldato, bestemmia in tutte le lingue. Alla fine, passa un’anima santa che si impietosisce, oppure (molto più probabile, uno che deve posteggiare). Si ferma. Lui esce dalla trappola. Riprende la marcia. Mentre procede c’é uno che tenta di uscire dal suo posteggio. Lui accellera, suona il clacson e lo blocca. Bestemmia e passa avanti.

    E’ una totale sconnessione. Succede così per tutto. E’ il sig. X é davvero sincero quando inveisce contro i prepotenti che non si degnano neppure di rallentare, neppure se ad attenderli c’é un semaforo rosso. Ed é altrettanto sincero quanto inveisce contro quello che prova a ritardarne la marcia anche di un secondo.

    Il sig. X é lui in quell’attimo. E basta. Prima era un diverso sig. X e dopo ne sarà un altro.
    Non c’é memoria, non c’é immaginazione, prospettiva. Non c’é comprensione. C’é l’IO di quell’attimo. Ogni attimo.

    E non voglio dire che il sig. X che dà, senza motivo, un calcio a un gatto per strada potrebbe essere stato un gatto o potrebbe diventarlo, perché non voglio andare oltre, anche se, per me, il rispetto non ha ad oggetto solo l’uomo, ma tutto il creato. (e anche qui, prima di essere un atto di amore, altruistico, il rispetto é anche intelligenza a lungo termine: stiamo distruggendo il mondo in cui viviamo, ossia stiamo preparando un suicidio di massa, ma non ce rendiamo conto, perché viviamo proiettati solo nell’attimo).

    Questo é il mondo in cui viviamo. Questo é il modo in cui viviamo. Questo é l’uomo di oggi. Che non ha memoria. Non ha passato e non ha futuro. E non ha, ma questo é forse tropo, neppure un briciolo di comprensione di rispetto, di tolleranza ... e, perché no, dato che parlo di idiozie vado fino in fondo, di amore.

    Scusate lo sfogo e anche l’amarezza: per questo non scrivo più da tempo.
    Un abbraccio a tutti gli amici del blog ed in particolare a Felice Lima, il cui coraggio e forza d’animo ammiro moltissimo e a cui sono sempre grata per questo spiraglio di luce che ci regala.

    Nanni64

    RispondiElimina
  10. A prescindere la questione umanitaria, l'articolo presenta i fatti e offre un'analisi imparziale di vari fattori, ma solo in inglese o francese!
    http://www.oecdobserver.org/news/fullstory.php/aid/337
    Immigration in the_European Union:problem or solution?
    The number of asylum seekers is rising sharply across the European Union. Given the EU’s ageing population, is a return to selective immigration inevitable?
    BEN HALL, CENTRE FOR EUROPEAN REFORM, LONDON
    Europe’s history has been shaped by migration. For centuries, merchants, craftsmen and intellectuals crossed the continent to practice their trades or start new lives. Millions emigrated from Europe, first to the colonies and later to the Americas and the Antipodes. Europe also has a long history of forced migration: from the expulsion of the Jews from Spain to the population shifts in southeast Europe caused by the many wars between the Russian, Austro-Hungarian and Ottoman empires.

    Large-scale immigration into western Europe is more recent. From 1960 to 1973, the number of foreign workers in western Europe doubled from 3 to 6% of the workforce. It was highest in places like the UK and France, with relatively open access for citizens of their former colonies; in Germany, too, the number of foreigners (nearly half Turks) rose 4m in the 25 years after 1960, although they seldom became citizens. But primary immigration into Europe – driven by labour needs – all but ended with the oil crisis of 1973. The foreign-born population has continued to grow, not least because most countries still issue tens of thousands of residence permits each year for the purposes of family reunification (nearly 80% of the 58,700 people accepted for permanent settlement in the UK in 1997 were wives and children). EU countries also issue thousands of work permits each year. In Britain in 1997, nearly half of the 54,000 permits went to Americans and Japanese mainly in highly skilled jobs; elsewhere in Europe the permits often go to seasonal farm workers. But the proportion of foreign-born residents in the EU remains low, ranging from 9% in Austria, Belgium and Germany, to under 2% in Spain.

    Since the late 1980s, the number of people applying for asylum has increased sharply. In 1984 there were only 104,000 applications in western Europe. This figure grew to 692,000 in 1992 and then declined during much of the 1990s. Numbers grew again to 350,000 in 1998 and about 400,000 in 1999, although this year they have begun to fall away. Thus asylum has become one of the principal means of immigration into the EU.


    Why this sudden surge? The end of the Cold War lifted the lid on a number of small wars and ethnic conflicts around the world. In this type of warfare, the combatants – regular troops complimented by paramilitaries – often target civilian populations. Many people applying for asylum are ostensibly fleeing such “ethnic cleansing”, most notably in Bosnia in the early 1990s and Kosovo in the late 1990s. Also, with the end of communist rule many eastern Europeans believe that their aspirations for a better life can only be served in the west. With freer movement and cheaper travel, it is not surprising that many have tried to emigrate westward. The problem is that tens of thousands have tried to use the asylum process to do so, leading to a backlash, in some countries, against all types of migrants.

    The top six countries from which British asylum-seekers came last year were China, Somalia, Sri Lanka, Yugoslavia, Poland and Afghanistan. But most of the world’s refugees do not get to Europe. They remain in the region close to their countries, often in camps. Iran was housing some 1.9m refugees in 1998, mostly from Iraq and Afghanistan, and there are some 2m Afghan and Iraqi refugees in Pakistan.

    But in some EU states, asylum has become a totemic issue. It overlaps with other emotional matters such as ethnicity and identity, revealing an illiberal streak in liberal democracies. But we should keep things in perspective. It may have been easier for migrants to enter the UK 100 years ago, but once there they were far more likely to face violence and had nothing like the legal and social protection of today’s welfare states. None the less, resentment of “the other” can be exploited by demagogues, especially when there is no obvious gap in the job market for refugees to fill. Overall, refugees are only a small burden on taxpayers – but this may not be how it seems in areas of high refugee density (in Britain this means a few London boroughs or towns like Dover), where migrants share services such as schools, hospitals and housing with the poorest locals.

    A PAN-EUROPEAN ISSUE


    Most people think about the asylum issue in domestic terms, but it is pan-European. Across the continent, the policy issues and the debate are remarkably similar. Even Ireland, whose modern history is one of mass emigration, saw asylum applications leap from 39 in 1992 to more than 4,600 in 1998. Some countries have experienced much larger increases than others. Germany has consistently received more refugees than other EU countries – more than 60% of all those who applied for asylum in western Europe in 1992. Austria, Holland, Sweden and Switzerland have, at times during the last decade, received high numbers of refugees per head of their populations, while some of the larger states, especially France, Italy and Spain, have received relatively fewer. Britain is in the middle of the field. It had 17,000 applications in 1989 and 71,000 a decade on – more than Germany. The largest annual tally was 73,000 in 1991, under a Conservative government.

    There are, of course, nuances in the tone of the debate and the policy framework in different states. But the stress everywhere has been on reducing the flow, while trying to distinguish genuine asylum-seekers from purely “economic” migrants. The Bonn government responded to the Balkan influx in the early 1990s – and to some attacks on refugees – by tightening its previously liberal asylum law. This introduced a “safe third country” rule: if a person has passed through a country which Germany deems safe, he or she cannot apply for asylum in Germany. Since Germany considers all neighbouring countries as safe, asylum-seekers who do not arrive by plane are likely to be rejected.


    After these restrictions were introduced in 1993, the number of applications fell sharply, prompting other EU states to follow. In Holland, the numbers of asylum-seekers rose considerably after 1996. The Dutch authorities (like the British, see below) are experiencing difficulties in dealing quickly with applications. As in Britain, Dutch politicians talk of the “flood” of “bogus” refugees, although Dutch newspapers use more temperate language than the British tabloids.

    The Dutch government has devised a new Aliens Act, due to come into effect next year. The law, which has been hotly debated, is designed to streamline the asylum procedure and reduce the average time for processing applications from 22 months to six. It will also give all asylum-seekers (who are eligible to stay) a more temporary status. Instead of giving full refugee status after the initial procedure, each case will be reviewed after three years, and only then approved or rejected.

    In some countries, asylum is only one element in a wider debate about immigration and national identity. Jörg Haider’s far-right Freedom party exploited Austrians’ unease about immigrants and refugees to manoeuvre itself into the federal government.

    In Italy, the biggest issues are what to do with the large number of illegal immigrants or clandestini already in the country, how to tackle the large-scale trafficking of migrants, particularly by speed-boat from Albania, and concern at the involvement of the mafia in the smuggling gangs. Silvio Berlusconi, leader of the right-wing Forza Italia, and Umberto Bossi, leader of the Lega Nord, successfully fought April’s regional elections on a stringent anti-immigration, anti-asylum platform.

    But, for a number of reasons, Italy has tended to receive small numbers of asylum applications. Many refugees, particularly from Somalia and the former Yugoslavia, are given work permits on humanitarian grounds, which relieves them of the need to apply for asylum. Periodic amnesties for illegal immigrants means that they can regularise their situation rather than apply for refugee status. And many migrants use Italy as a port of entry, travelling on to Germany, Switzerland or Britain, where they enter clandestinely (often in lorries) or apply for asylum.

    In France and Spain, which receive few asylum-seekers relative to the Netherlands, Britain and Germany, asylum has not been such a big issue. In France, the Front National, wracked by infighting, has lost its way. Government attempts to deport illegal immigrants – provoking hunger strikes and demonstrations – have subsided. Integrating existing immigrants and regularising the situation of the sans papiers, many of whom may have been resident in France for years, now dominates the debate on immigration.

    It is obviously beyond the immediate power of the EU to eradicate the root causes of all migration. But over time, if the EU wants to reduce migratory pressure, it will have to provide more development aid, debt relief, and fair trade, and it will need to be better equipped to prevent conflict and keep the peace in trouble spots around the world. These objectives lie at the heart of the EU’s common foreign and security policy. (The EU’s resolute position in the Kosovo crisis no doubt owed much to a fear of a mass exodus of Kosovan refugees.)

    COMPARING EUROPE AND THE US

    But should European states even try to stop economic migration? Europe’s population is set to decline over the next 50 years. Italy will lose 28% of its population by 2050. In order to maintain its working age population, Italy would need to start importing more than 350,000 immigrants per year or, alternatively, keep its citizens working until they are 75.

    The US (population 275m) has tended to take only small numbers of asylum-seekers – fewer than Europe, relative to its population. But it has a more liberal immigration regime. By the late 1990s, the US was taking in about 1m immigrants a year: 730,000 legal immigrants, 200,000 illegal aliens and about 100,000 refugees. About 70% of legal immigrants are admitted for the purposes of family reunification.

    The in-flows of migrants during the 1980s and 1990s – the second great migration of the 20th century – has literally changed the face of America. In 1970 the US population was 5% Hispanic, 1% Asian and 12% black. A recent projection indicates that by 2050, it will be 26% Hispanic, 8% Asian and 14% black.

    Immigration in the US is embraced more enthusiastically by the free market right than the trade union left, but it has brought real benefits. Immigrants contribute to innovation – witness the number of foreigners in Silicon Valley. And they do jobs that native workers refuse, such as sustaining Californian agriculture. But in his new book, Heaven’s Door, Harvard economist George Borjas claims that the economic benefits brought by the latest 20-year wave of immigrants are more disputable. He points to the fall-off in skills relative to those who emigrated to the US in the 1950s and 1960s. He argues that America should admit only 500,000 immigrants per year, and select the most highly skilled. These are criteria which, he acknowledges, would have prevented him, a refugee from Cuba, from immigrating in the early 1960s.

    Congress recently approved an extra 200,000 visas for skilled workers. European governments are taking similar steps. Germany wants 20,000 information technology workers from outside Europe, particularly software engineers from India (prompting the Christian Democrats to campaign on the slogan Kinder statt Inder, “children not Indians”). Britain, too, wants to recruit east European computer experts but is only too keen to turn away their less skilled compatriots.

    No one knows what will happen to asylum trends – indeed, no one knows what is really happening now; one reputable estimate puts the number of illegal migrants smuggled into the EU each year as 400,000. The probability is that more small wars and the increasing urbanisation of the world’s population will keep the asylum numbers high. But immediate attention in Europe is likely to shift back to more conventional labour-shortage recruitment. There will be no return to the open door policy of the 1960s (let alone the 19th century), but the EU economy will require an increase in selective primary immigration.

    RispondiElimina
  11. Per Anonimo delle 17.58.

    Gentile Anonimo,

    mi permetta di aiutarLa a considerare le cose per quello che sono.

    Lei scrive:
    "Visto che nell'universus orbis quasi CINQUE MILIARDI di persone vivono in regimi più o meno dispotici o dittatoriali, li vuole tutti a casa sua, questi cinque miliardi? Come preferisce, faccia pure, ma non a casa mia!"

    Mi permetto di segnalarLe che la questione è che l'Italia NON E' "CASA SUA", né "mia" ovviamente.

    E' "casa nostra"!!

    Se Lei non comprende questo concetto, non può capire cosa sia una "società" e men che meno una società "civile".

    Infatti, l'Italia non è più da tempo una "società", ma una "congrega", ed è sempre meno "civile".

    Quando si sta insieme in tanti, (succede anche nei condomini, sa), le relazioni interpersonali vengono regolare da leggi e regolamenti.

    Nel NOSTRO paese c'è un "regolamento" che si chiama Costituzione.

    Se a Lei questo "regolamento" non piace, ha due alternative: andarsene oppure adoperarsi perchè sia cambiato.

    Ma non è possibile violarlo.

    Non è possibile, in teoria, ovviamente.

    Perchè in pratica ogni malavitoso può violare la legge, se ha la "forza" di farlo.

    Così accade che chi è forte si organizzi e faccia saltare in aria un'autostrada.

    Ma la forza non è solo quella delle armi. In una società complessa la forza ha molte facce.

    C'è la forza del censo, quella della classe sociale di appartenenza, quella della religione professata, eccetera.

    Ma comunque i rapporti interpersonali possono essere regolati solo in due modi: o da una legge o dalla forza bruta.

    Quello che Lei sta difendendo qui è solo "forza bruta illegale".

    E tale resta anche se sta al governo.

    Ovviamente, ognuno può aderire, se lo ritiene, a questa isteria collettiva per la quale si dicono e scrivono cose come "Fuori da casa mia", "A questi non ce li vogliamo" e simili.

    Ma, anche se concretamente possibile, questa cosa resta comunque sempre e solo la stessa cosa che fecero i contemporanei di Gesù Cristo, quando se ne andarono nella piazza del pretorio a urlare rabbiosamente "libera Barabba". Quello chiese: "E che devo fare di Gesù chiamato il Cristo?"

    E quelli risposero: "Crocifiggilo".

    E se ne andarono a casa con le facce contente.

    Fieri di essere "la maggioranza".

    Il problema della vita, gentile Signore, non è "averla vinta", ma avere ragione. O meglio, non fare torto a nessuno.

    Resti pure con la Sua rabbia.

    Solo, La informo, è quella che toglie la gioia. Non la presenza di uno o mille poveri cristi alle nostre frontiere.

    Felice Lima

    RispondiElimina
  12. Rischierò come al solito di essere controcorrente nei confronti del pensiero tradizionale ma io davvero non capisco tutto questo scandalo nei confronti verso l'iniziativa del ministro Maroni. Siamo tutti bravi a citare gli articoli della Costituzione quando si tratta di accogliere dei disperati che si avventurano in cerca di sogni e di speranze verso l'Italia e verso l'Europa. Quando però quei disperati sbarcano in Italia la nostra coscienza è a posto, abbiamo fatto il nostro dovere di cittadini italiani, abbiamo rispettato la Costituzione, i Trattati internazionali, la carta dei diritti dell'uomo e ci riempiamo la bocca di questi bei paroloni, diventiamo improvvisamente degli esperti costituzionali, dei docenti di diritto internazionale ecc ecc. Ma quando quei disperati si trovano nel territorio italiano chi si ricorda più di loro? Chi si ricorda che spesso vivono in case senza riscaldamento, senza luce, senza le più elementari condizioni igieniche, chi si ricorda della Costituzione e dell'uguaglianza sostanziale, quando i figli di quegli immigrati invece di andare a scuola si ritrovano costretti a lavorare o nel peggiore dei casi a mendicare agli angoli dei semafori?
    Chi si ricorda di questa gente quando lavora nei seminterrati al buio, senza il rispetto delle norme di sicurezza e di salute nel posto di lavoro? Chi si ricorda di questa gente che sgobba nei campi per 12 ore al giorno, senza nessuna tutela sindacale, per raccogliere i pomodori con cui cuciniamo il nostro sugo? E' troppo facile gridare allo scandalo per sentirsi con la coscienza pulita, se vogliamo accogliere queste persone dobbiamo garantire loro anche un posto di lavoro, una casa dignitosa, un'istruzione per i figli, un'assistenza medica, dobbiamo garantire in sintesi delle condizioni di "uguaglianza sostanziale" ai cittadini italiani. Allora smettiamo di fare gli ipocriti chiudendo gli occhi di fronte alla realtà, sulle coste africane ci sono ammassate circa 2 milioni di persone pronte a partire, persone a cui non siamo in grado di garantire neanche i più elementari diritti. Non basta farli sbarcare sulle nostre coste, vi ricordo che la maggior parte degli immigrati arrivano via terra, ma bisogna aiutarli nei loro paesi di origine, creare le condizioni economiche e sociali affinchè non siano costretti a scappare e soprattutto studiare una politica d'immigrazione europea, in cui ciascun paese si assume le proprie responsabilità

    RispondiElimina
  13. Hallo!

    Era chiaro, che spuntava l' argomento della simmetria: "invertiamo i ruoli, se da loro veniamo trattati come loro da noi, allora è giusto" ...

    Le leggi, partendo dalla Costituzione, sono specchi del codice morale di una società.
    Codice morale, che ha radici cristiane ed umanistiche, profondamente sociali e solidali.

    Non posso accettare che si si relativizzi una cosa giusta o una cosa sbagliata!
    Uccidere un immigrato, un barbone, un "communista" oppure uccidere un banchiere, un imprenditore o un skinhead sono cose differenti?
    Per me, sono la stessa cosa.

    Così, nel valutare le NOSTRE leggi, è completamente inaccettabile che si argomenti con la simmetria. Le leggi in Italia sono le NOSTRE leggi, e non ce ne può "fregare di meno" di come siano in altre parti del mondo!
    Argomentando così, in Africa si pratica la cosìdetta "circoncisione femminile", in Thailandia la prostituzione di minorenni (e quindi la pedofilia) è tollerata, mentre in fabbriche cinesi la gente viene tenuta come schiavi.

    Adottiamo la simmetria?
    La pedofilia è legale, se la vittima è thailandese? Tagliare nella vagina di una bambina di quattro anni con un coccio di vetro per rimuoverle fisicamente il senso del piacere sessuale, lo legalizziamo, se la bambina è africana?

    No, nella nostra società valgono le nostre regole. Per tutti, ed in special modo per lo Stato, che ha il dovere di farle mantenere.

    Cosa devo pensare di uno Stato, che non si tiene alle sue stesse regole?



    Saluti!

    Ludwig

    RispondiElimina
  14. Gentile Enorbalac,
    non sei controcorrente anzi, scrivi delle cose sensate!
    Ma come ogni persona sensata, degna di rispetto, scrivi anche stupidaggini: come può uno (s)tato “civile” regolato da una Costituzione tra le più emancipate al mondo, specie in tema di diritti umani e sociali, adottare una politica di RESPINGIMENTO contro donne e bambini che tentano di sfuggire da morte scura?
    Certo, da Ministri come Maroni e La Russa si spera che questo sia il massimo dei mali raggiunti. Ma non si fermeranno, tra non molto anche tu, mio vicino della locride, sarai uno dei cinque miliardi che rompono i coglioni agli eletti nel regno delle tenebre!
    Chiedo scusa alla Redazione, al mio conterraneo ed anche all’Anonimo: È soltanto uno sfogo, di cui ho forte bisogno di esternare

    RispondiElimina
  15. Sorvolo sull'aspetto della solidarietà umana che dovrebbe caratterizzare una società democratica come la nostra.
    In effetti non mi pongo la domanda se sia giusto o meno poichè quando si parla di principi fondamentali non dovremmo neanche avere alcun dubbio al riguardo.
    Altra e diversa è la domanda che mi tormenta: PERCHE'
    perchè l'italia ha preso questa direzione dopo aver già nel nostro passato sperimentato la disastrosa esperienza dell'intolleranza verso gli altri ?
    io non riesco a credere che sia solo in gioco l'ideologia della lega ( oddio parlare di ideologia della lega è un vero azzardo).
    E' possibile che ci sia dell'altro??'
    Questo continuo portare l'italia a scontrarsi con l'Onu, i continui richiami all'Italia, le moratorie, i ripetuti viaggi di Berlusconi in Russia, gli attacchi alla magistratura, la conseguente quasi totale sua deligittimazione, l'assenza totale di libera informazione, e quant'altro, non possono giustificarsi solo con la non eccelsa intelligenza dei nostri politici... !!
    dovremmo provare tutti insieme a mettere insieme questi ed altri elementi.

    avv. giovanna bellizzi

    RispondiElimina
  16. Gentile Nanni64,
    in America uno sconosciuto senatore, con esperienza triennale, grazie sopratutto alla rete, è diventato presidente.
    Se lo spiraglio di luce che in parte ha lenito la sofferenza di ognuno di noi, fosse filtrato dall'interno della coacla romana, anche Felice Lima sarebbe stato eletto presidente.
    Nel nostro Parlamento i suoi inquilini hanno messo radici profonde,anche dopo morti saranno ancora li a rappresentarci.

    RispondiElimina
  17. - La maggior parte degli immigrati non vota, perché deve avere la cittadinanza per farlo e nel 2007 solo lo 0,6% degli stranieri (regolari) residenti in Italia aveva la cittadinanza;

    - Qui ci stiamo confrontando con un problema reale, non possiamo scegliere se averlo o no, lo abbiamo e basta. Si tratta di vedere come affrontarlo al meglio, cercando di rispettare le leggi e le convenzioni internazionali, ma soprattutto, mettendo al primo posto l’umanità e il rispetto dei diritti umani. Dopo di che, nessuno mette in dubbio che questi siano problemi complessi. Ma davvero devono essere trovati dei modi per affrontarli.

    - Il problema è che non solo l’Italia è casa nostra, ma il mondo intero è casa nostra, e questa non è una bella frase ad effetto, ma una realtà di fatto perché quello che succede in una parte qualsiasi del mondo, deriva, o è collegato, o è causato da quello che succede in un’altra parte. E questo ci rende, nostro malgrado, tutti responsabili di quello che succede, all’ambiente, alle persone, e ci chiama in causa necessariamente.

    - Ciò detto, e assunto che siamo tutti responsabili di quello che succede su questa terra, chi dice che non possiamo accogliere tutti i disperati, che sono in maggior parte criminali, o anche semplicemente che per evitare questa immigrazione bisogna risolvere ben altri problemi politici, sociali ed economici, è mai stato a manifestare per i diritti umani sotto un’ambasciata ? Ha mai partecipato ad un gruppo di acquisto solidale? Ha mai lavorato all’integrazione degli immigrati presenti in Italia? Ha mai aiutato una persona totalmente indifesa che ne aveva bisogno?

    - La nostra società ha ormai abbandonato completamente il concetto di “prendersi cura gli uni degli altri”. Che non è un’idea cattolica o buonista, è un principio basilare della convivenza umana. Se ciascuno si prende cura, ha a cuore la situazione dell’essere umano che ha vicino, ma anche di quello che è lontano, la società diventa una vera comunità di cittadini . Se pensiamo che i nostri problemi si risolvono lasciando gli esseri umani in balia di qualsiasi cosa, trattamenti inumani e degradanti compresi, non facendocene minimamente carico, se questo non ci indigna, non ci fa profondamente incazzare e anche vergognare, siamo diventati veramente una società sterile, povera, senza speranze. Se sapere che la gente muore continuamente nel mediterraneo, davanti a casa nostra, non ci tocca per niente, che persone siamo? Pensiamo davvero di risolvere i nostri problemi chiudendo gli altri nei campi di concentramento? Che tutte queste morti, torture, siano un prezzo giusto da pagare (da far pagare agli altri) per stare un po’ meglio a casa nostra?

    - Se cominciamo a passare sopra ai diritti e pensiamo che i diritti umani siano negoziabili e subordinabili ad altre priorità, abbiamo veramente toccato il fondo. E stiamo spalancando le porte alla oppressione totale dell'uomo. Non si negozia sulla dignità umana, sul rispetto per l’uomo.

    RispondiElimina
  18. Caro Bartolo, ormai dovresti sapere che non amo i luoghi comuni tanto meno le ipocrisie ed i discorsi retorici. Mi rifaccio al tuo commento per porgerti degli altri interrogativi: come può uno (s)tato civile accettare che degli esseri umani viaggino per giorni nel deserto per arrivare in Libia e poi per giorni in mare senza acqua e senza cibo, magari con donne in stato interessante a bordo e con la presenza di minori che non sono accompagnati dai genitori? Come può uno stato civile consentire che degli esseri umani vivano come bestie, in condizioni disumane, dentro baracche abbandonate, senza acqua, ne luce, ne riscaldamento? Come può uno stato civile accettare che delle donne vengano portate con l'inganno e con la promessa di un lavoro in Italia e poi vengono buttate su un marciapiede a prostituirsi? Come può uno stato civile rimanere indifferente di fronte ai tanti bambini immigrati che sono fermi agli angoli dei semafori a chiedere l'elemosina? Come può un stato civile accettare che migliaia di cinesi lavorino nei sottoscala, nei seminterrati, come topi che non vedono la luce per 12 ore al giorno? E poi visto che sei un mio conterraneo dovresti sapere che gran parte degli sbarchi, soprattutto in Calabria, sulla costa Jonica avvengono con l'accordo delle cosche locali che gli indicano il posto dove sbarcare e organizzano le manovre per destinare gli immigrati appena sbarcati. L'iniziativa di Maroni a quanto pare ha già sortito i primi effetti, i profughi non stanno sbarcando più in Sicilia attraverso la Libia ma in Spagna attraverso il Marocco. Ciò significa che l'Unione Europea dovrà finalmente svegliarsi e capire che l'immigrazione non è un problema soltanto italiano ma è un problema europeo che richiede una soluzione globale europea. Non mi sembra affatto di dire delle stupidaggini mi sembra invece di guardare alla realtà in maniera concreta, senza retorica e senza ipocrisie.

    RispondiElimina

Scrivi il tuo commento nel riquadro qui sotto.

Per farlo NON occorre essere registrati.

Se non sei un utente di Google, nella sezione "Scegli un'identità" seleziona "Nome/URL" oppure "Anonimo", così non ti sarà richiesta la password.

Per favore, inserisci il tuo nome e cognome e la città dove vivi: un commento "firmato" è molto più efficace.

I commenti non compaiono subito nel sito, perchè sono soggetti a verifica preventiva della Redazione.

Non censuriamo in alcun modo i contenuti in base alle idee, ma non pubblichiamo commenti che:

1. ledano diritti di terzi, siano diffamatori o integrino altre fattispecie di reato (non pubblichiamo, per esempio, commenti sotto qualunque profilo razzisti);

2. contengano espressioni volgari;

3. costituiscano forme di spamming;

4. si esauriscano in una presa di posizione politica per questa parte o per quell'altra ("fare politica" è cosa nobile e necessaria, ma questo sito non è il luogo adatto).

Se non trovi pubblicato il Tuo commento e vuoi saperne le ragioni, inviaci una mail all'indirizzo della Redazione. Ti comunicheremo le ragioni della mancata pubblicazione.