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venerdì 15 maggio 2020

Le (dis)avventure di Luca e Ciccino

di Donato D'Auria - Magistrato 



Mancinetti: Chiedi tu a Maria Casola se prende la Golfieri? - Palamara, circa una settimana dopo: Sei contento per la Golfieri? - Mancinetti: Si … se mi chiamava per ringraziare era meglio (la dott.ssa Maria Casola è il Direttore generale della Direzione Generale dei magistrati del Ministero di Giustizia; la dott.ssa Maria Teresa Golfieri è un magistrato attualmente in servizio presso il Ministero di Giustizia).
Ed ancora, con riferimento alla dott.ssa Maria Vittoria Caprara, Mancinetti: Da più parti viene considerata di Cartoni. Lei è libera di fare quello che vuole, ma sta lì a 2.200 euro al mese in più da cinque anni con i voti di Unicost Roma. Questo è intollerabile. Lei se ne deve andare da lì ...

 Il dott. Corrado Cartoni è un magistrato eletto al CSM con il gruppo di Magistratura Indipendente nel 2018, corrente diversa da quella di appartenenza dei due interlocutori, poi dimessosi in seguito allo scandalo nato dalle indagini della Procura della Repubblica di Perugia dello scorso maggio; la dott.ssa Maria Vittoria Caprara è un magistrato che - nel momento delle affermazioni del consigliere Mancinetti - era al CSM in qualità di magistrato segretario, poi tornata dal dicembre 2019 a svolgere funzioni giurisdizionali.
Dovrebbero essere, secondo quanto si legge nell’articolo a firma di Giacomo Amadori pubblicato su La Verità del 14/5/20, solo alcuni dei numerosi messaggi di testo di analogo tenore contenuti nella chat tra il dott. Luca Palamara, in quel momento consigliere superiore ed il dott. Marco Mancinetti, succedutogli al CSM nel 2018, entrambi appartenenti alla stessa corrente (Unicost) e legati da stretti rapporti di amicizia, tali per cui il dott. Palamara chiama l’amico Ciccino.
In altri messaggi, infatti, sempre stando a quanto riportato nell’articolo, il dott. Mancinetti (che nel 2107, periodo cui risalgono i messaggi di testo, era giudice del Tribunale di Roma - dopo essere rientrato da un lungo fuori ruolo che lo aveva portato a ricoprire un prestigioso incarico al Ministero di Giustizia - mentre il dott. Palamara era membro del CSM) sponsorizza un’altra collega per un posto al Massimario; raccomanda altri due magistrati per due posti di presidente di sezione del Tribunale di Roma, un’altra per un direttivo in quel di Grosseto ed un’altra ancora per l’ispettorato del Ministero di Giustizia (mandiamola al ministero vicecapo ispettorato … intanto entra e poi si vede … Laura la corrente la deve aiutare).
Se quanto riportato da La Verità dovesse essere vero ed allo stato non risulta che ci siano state smentite, si materializza un quadro davvero desolante, che dà conto di come vengano gestite le nomine e più in generale la carriera dei magistrati: i fedeli alla corrente vengono premiati, quelli che non mantengono i patti puniti.
Nello stesso verso, infatti, vanno gli interventi richiesti sui capi degli uffici per evitare di essere mandati in una sezione non gradita (Mancinetti: a Monastero gliela devi presentare come una tua preoccupazione … gli devi buttare là di mandarmi al civile … tipo alle tutele; in altro messaggio: devi dire che non va bene che io vada al Riesame, non va bene come orari e cadenze); o ancora le ingerenze di Ciccino, che all’epoca non aveva alcun titolo per intromettersi nella nomina niente poco di meno che del Primo Presidente della Suprema Corte di un collega a lui sgradito, che viene rassicurato dall’amico: Decidiamo io e te; o ancora delle pressioni per asfaltare il Presidente della Corte di appello di Roma, lo stesso sgradito a Ciccino.
Dunque, occorre prendere atto nemmeno tanto sgomenti che non si tratta di fatti episodici, ma di comportamenti eletti a sistema, che sviliscono e mortificano il ruolo dell’autogoverno, riducendone l’attività ad una farsa. Nessun gruppo organizzato può dirsi esente da questi comportamenti, in quanto, oltre agli episodi narrati nell’articolo, già in passato sono emerse altre condotte analoghe: si va da alcuni consiglieri di una determinata corrente che concordavano con soggetti del tutto estranei alla istituzione consiliare in dopocena tenuti in un albergo romano la nomina del Procuratore della Repubblica di Roma, ad un consigliere di altro gruppo ancora, che nel lontano novembre 2012 in una mail dal sen fuggita scriveva che per pressioni interne alla corrente avevano proposto di piazzare una giovane collega quale presidente di un tribunale di sorveglianza e si augurava - udite, udite - di non aver fatto una ingiustizia troppo grossa.
Qui non interessa evidenziare eventuali profili di rilevanza penale delle condotte che emergono dai messaggi captati (la responsabilità penale è personale e riguarda condotte singole e specificamente individuate, che non darebbero il senso complessivo del fenomeno, che è ciò su cui in questa sede preme porre l’attenzione), quanto denunciare il degrado in cui versa la magistratura dei tempi odierni: nulla di più che qualche sparuta mail indignata sulle mailing list nazionali, ma nessun gesto concreto o almeno simbolico per dissociarsi da questo sistema. Quasi nessun appartenente ai gruppi di volta in volta coinvolti ha inteso prendere le distanze pubblicamente, senza se e senza ma, da queste che possono ormai definirsi vere e proprie prassi; nessuno ha restituito la tessera correntizia; molti continuano a girarsi dall’altra parte e molti altri beneficiano di questo stato di cose per raggiungere i propri obbiettivi di carriera.
Si tratta, dunque, di un circolo vizioso che si autoalimenta, che tuttavia, se solo ci fosse la volontà politica, potrebbe essere interrotto con una riforma a costo zero, vale a dire con l’introduzione del sistema della rotazione negli incarichi semidirettivi (che fanno curriculum e costituiscono titolo per accedere a quelli direttivi), ipotizzando ad esempio una durata bi o triennale tra i magistrati dell’ufficio con una certa anzianità, che non abbiano demeritato e con la creazione di un elenco di magistrati che abbiano determinati titoli dal quale il Ministro della Giustizia possa attingere per la nomina dei fuori ruolo. In questo modo, il potere delle correnti sarebbe azzerato ed i gruppi associativi potrebbero tornare ad occuparsi delle questioni di politica giudiziaria nel senso nobile del termine, come accadeva fino ad un paio di decenni or sono.

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