Diamo avvio ad una nuova rubrica.
Il tempo è galantuomo, si è soliti dire. Talvolta inganna. Ciò che s'è detto prima non vale oggi.
Ne vedremo delle belle.
Cominciamo dal Partito Democratico, oggi schierato per il No a tutto. Eppure nel 2019 chi si candidava alla segreteria di quel partito proponeva quanto riportato sotto, ottenendo il voto favorevole anche dell'Onorevole Serracchiani che oggi è contraria alla riforma, non per quanto scritto nelle norme, ma per le solite immaginarie "cattive intenzioni". Lo ha spiegato su FB. Secondo lei la Cartabia ha già fatto tutto e bene, separando le funzioni. Non conta che abbia lasciato p.m. e giudici colleghi.
«Il nostro riformismo radicale vede nella legalità, nel garantismo e nella lotta alle mafie i cardini della propria azione. La presunzione d’innocenza (articolo 27 della nostra Costituzione) e il giusto processo (articolo 111) sono i capisaldi che guidano il nostro pensiero. Capisaldi messi seriamente in pericolo dalle recenti riforme del governo 5 Stelle-Lega e minacciati da ulteriori progetti d’intervento.
La realizzazione di un processo basato sulla parità delle parti e la terzietà del giudice è il nostro progetto in materia di giustizia penale. Il tema della separazione delle carriere appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale. Allo stesso tempo, accelerare i processi vuol dire maggiore giustizia. Processi lenti sono giustizia negata e questo oggi colpisce soprattutto le persone e le comunità più deboli, che hanno bisogno di una giustizia efficace e non gridata.»

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