Houston, abbiamo un problema.
Il correntismo è il problema che la riforma mira a risolvere ed il correntismo si oppone, costituendo il comitato contro il sorteggio, perché di questo si tratta, alla fine.
Diamo avvio ad una rubrica che ripercorrerà le malefatte del correntismo e cominciamo traendo da uno studio di Ermes Antonucci i numerosi richiami dei Presidenti della Repubblica nei confronti del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) fin dalla fine degli anni Settanta, concentrandosi principalmente sulla degenerazione del "correntismo e sulla politicizzazione dell'organo.
Ecco le principali critiche rivolte dai vari Capi dello Stato:
Sandro Pertini: Fu tra i primi a sollevare preoccupazioni sulla necessità di accertamenti rigorosi sull'idoneità professionale dei magistrati per gli incarichi direttivi. Criticò implicitamente il rischio che, in assenza di valutazioni effettive, l'assegnazione degli incarichi potesse dipendere da ragioni diverse dal merito.
Francesco Cossiga: Adottò toni molto aspri, definendo le correnti come "partitini" che agiscono per esigenze di concorrenza corporativa. Criticò la legge elettorale proporzionale del CSM che, a suo dire, trasformava l'organo in un centro politico. Denunciò i "metodi lottizzatori" e i tentativi di alcuni membri di assumere competenze non previste dalla Costituzione.
Oscar Luigi Scalfaro: Definì "patologica" la politicizzazione di alcuni magistrati. Mise in guardia contro la benevolenza basata sull'appartenenza allo stesso "gruppo sanguigno" (ovvero alla stessa corrente) durante le valutazioni dei colleghi.
Carlo Azeglio Ciampi: Criticò i condizionamenti delle logiche correntizie che imponevano lentezze, frenate e mediazioni faticose nella gestione dei trasferimenti e delle nomine, stigmatizzando le "discipline di gruppo" che influenzavano le valutazioni individuali.
Giorgio Napolitano: Intervenne ripetutamente contro i ritardi nelle nomine causati da "estenuanti impropri negoziati" e "malsani bilanciamenti tra correnti". Criticò duramente le logiche spartitorie, trasversali e i collegamenti politici, ribadendo che il CSM non deve essere un "assemblaggio di correnti" ma un corpo unitario.
Sergio Mattarella: Già prima dello scandalo del 2019, criticò le cosiddette "nomine a pacchetto", ovvero accordi raggruppati per garantire equilibri tra correnti. In seguito allo scandalo Palamara, ha denunciato un quadro "sconcertante e inaccettabile" fatto di manovre nascoste, scambi e tentativi di condizionare inchieste, sollecitando il superamento di ogni degenerazione correntizia per recuperare credibilità.
In sintesi, i Presidenti hanno costantemente denunciato come le correnti si siano trasformate da centri di pluralismo ideale a centri di potere capaci di condizionare nomine e procedimenti disciplinari, a discapito dell'interesse generale e della trasparenza.
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