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sabato 14 febbraio 2026

Quello per il referendum è voto sulla “governabilità” del Paese.





di Nicola Saracino - Magistrato 

La riforma costituzionale in materia di magistratura è stata concepita in Parlamento su iniziativa del Governo. 

Non avendo riportato una maggioranza schiacciante occorre il voto dei cittadini per confermarla o bocciarla. 

Nonostante la materia sia tecnica,  sicuramente discutibile e quindi “divisiva”,  capita che i contrapposti schieramenti del Si e del No siano sostenuti da partiti politici antagonisti. 

E questo sebbene alcune delle proposte oggi contrastate fossero in passato promosse dagli stessi oppositori.

Se prevalesse l’agone politico sul merito delle questioni e quindi se il voto venisse inteso come “confermativo” non già della bontà della riforma  proposta,  ma  dell’attuale maggioranza parlamentare, se ne dovrebbero trarre conseguenze su quel piano, secondo alcuni. 

C’è chi preconizza, in caso di vittoria del No, il drastico indebolimento    di chi quella riforma l’ha voluta. 

Una prospettiva più ampia consente di analizzare il problema in termini meno faziosi. 

La vittoria del No indebolirà il “Governo”. 

Non quello in carica, ma la stessa idea della possibilità di riformare il Paese in qualsiasi ambito, anche diverso dal tema della giustizia.  

In un quadro di forte astensionismo alle votazioni politiche i partiti rappresentati in Parlamento sono capaci di mobilitare frazioni modeste dell’elettorato, non controllando quello renitente alle urne, cioè quella larga fetta di Popolo che a votare per le elezioni non ci va. 

E’ proprio a quella parte silente di elettorato che è rimessa la decisione sulla buona o cattiva sorte delle idee riformatrici. 

Se andrà a votare per il referendum nessun sondaggio può plausibilmente prevedere come lo farà.

L’eventuale bocciatura popolare della riforma certificherà l’incapacità della politica di proporre modelli alternativi e più nuovi che implichino ritocchi della Costituzione.

Ma non della sola politica che oggi ha la direzione del Governo, della politica in generale. 

Il recente passato ha già fatto registrare il fallimento di riforme sottoposte all’esame referendario.

Una nuova bocciatura confermerebbe l’ingessamento   del sistema democratico in una Carta Costituzionale che si avvicina al secolo di vita ed i cui adattamenti al divenire del tempo sono lasciati nelle mani della Corte Costituzionale, mani sicuramente degne ma che  tuttavia non costituiscono espressione diretta della volontà popolare;  ed in quelle dell'etero direzione  di derivazione comunitaria.  

 


1 commento:

  1. Politici del SI dicono che:
    non cambia la Costituzione
    Non cambia la libertà della Magistratura
    Non cambia nulla per il cittadino
    Io penso, se nulla cambia perche avete farro il referendum, a cosa serve spendere questo soldi, visto che volete il SI ..........per con cambiare nulla?
    Allora è giusto votare No Dice;
    Che cambia la Costituzione(indebolendola)
    I magistrati saranno gestiti della politica(non sono più indipenfenti dalla politica)
    Dunque voi del Si volete assorbire la Magistratura è creare una sola CASTA
    In più votare si significa semplificare il tutto per elliminare la carica del Presidente della Repubblica o ridurne le funzioni che oggi copre(per fortuna.
    Dunque se faccio un paragone tra i due litiganti è giusto fare vincere la Cstituzione con una magistratura indipendete, con un Presidente della Repubblica attivo in tutte le sue funzioni che poi è la Sentinella a tutela della nostra Costituzione.
    Detto questo per me vince la Costituzione ....... NOn deve essere toccata(porcata) dalla politica tutta
    Io voto NO è non certo perchè ascolto la Sinistra.
    LO faccio solo esclusivamente per la mia Costituzione.

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