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lunedì 9 marzo 2026

Andrea Mirenda, il sorteggio contro il Sistema. Le ragioni del Sì.









La Riforma della Giustizia oltre gli slogan: 5 punti di svolta per il Cittadino

L'isolamento italiano e la necessità di una "bonifica"
Esiste un’ironia sottile, e piuttosto amara, nel dibattito sulla giustizia italiana: per decenni abbiamo difeso l'unicità del nostro sistema come un baluardo di civiltà, ignorando di trovarci in una compagnia istituzionale quanto meno singolare. Se guardiamo alla struttura delle carriere dei magistrati, l'Italia non segue i modelli delle grandi democrazie occidentali, ma condivide il suo assetto solo con Ungheria, Bulgaria e Turchia. L’obiettivo di questa analisi non è alimentare la solita polemica politica, ma operare una dissezione tecnica della riforma. Superando la superficie della cronaca, cercheremo di capire se gli interventi proposti - dal sorteggio alla separazione delle carriere - rappresentino davvero quella "bonifica" necessaria per restituire prestigio e ordine a un sistema percepito come stanco e autoreferenziale.

L'Anomalia Europea e il nodo dei due CSM
Il primo punto di svolta riguarda la separazione delle carriere tra Pubblico Ministero e giudice. Non si tratta di un capriccio ideologico, ma di un allineamento agli standard europei per garantire che chi giudica sia realmente "terzo" rispetto a chi accusa. Un dettaglio tecnico fondamentale, spesso trascurato, è che la separazione delle carriere implica necessariamente l’istituzione di due CSM distinti. Questa duplicazione non è un inutile appesantimento burocratico, ma una garanzia funzionale: serve a impedire che giudici e PM possano interferire reciprocamente nei rispettivi percorsi professionali, eliminando alla radice ogni possibile condizionamento. "La separazione delle carriere, o meglio le carriere unificate, ci sono solo in Ungheria, Bulgaria e Turchia e a me non pare che sia un'ottima compagnia."

Il Sorteggio come strumento tecnico per un'élite
La proposta del sorteggio per la composizione del CSM è stata spesso liquidata come un'assurdità "anti-democratica". Tuttavia, da un punto di vista analitico, il sorteggio risponde a una realtà oggettiva: i magistrati costituiscono un’ élite tecnica , non un corpo politico. Poiché nessun cittadino può scegliere il proprio magistrato - presupponendo in tutti una competenza tecnica uniforme - il governo di questo corpo non deve rispondere a logiche di rappresentanza politica o correntizia. Il sorteggio non è un salto nel buio, ma uno strumento già presente nel nostro ordinamento in contesti di altissima delicatezza:
nella  Corte Costituzionale  integrata, per i giudizi sul reato di  alto tradimento del Capo dello Stato;
nel Tribunale dei Ministri;
nelle Corti d'Assise e nelle commissioni di concorso;
nel CSM greco, che lo utilizza con successo.
L'essenza di questa "bonifica" è sottrarre il magistrato alle lusinghe della carriera politica interna, restituendolo a una funzione di puro servizio, liberato dall'ambizione di appartenenza alle correnti.

Il Mito dell'Esecutivo tra "Testo" e "Contesto"
Una delle critiche più frequenti sostiene che la separazione delle carriere porterebbe il PM sotto il controllo del Governo. In questo caso, è necessario distinguere tra il "testo" della riforma e il "contesto" della narrazione politica. Il testo della riforma non sposta di un millimetro l’equilibrio dei poteri verso l'esecutivo: l'articolo 107 della Costituzione rimane inalterato, preservando l'autonomia della magistratura. La critica spesso sposta l'attenzione dal dato normativo a un presunto rischio ambientale, ma tecnicamente la separazione delle carriere mira a una specializzazione che non intacca l'indipendenza costituzionale del Pubblico Ministero.

L'Alta Corte e la fine del conflitto d'interessi
La creazione dell'Alta Corte rappresenta il superamento di un paradosso strutturale: oggi, la sezione disciplinare del CSM manca di una vera copertura costituzionale e vede i magistrati giudicati dagli stessi soggetti che ne amministrano la vita professionale. La riforma propone una distinzione netta: il CSM mantiene il potere amministrativo di irrogare le sanzioni disciplinari; l'Alta Corte funge da giudice speciale terzo, previsto dalla Costituzione, per valutare i ricorsi contro tali sanzioni.
Questa separazione garantisce una vera terzietà dell'ordine disciplinare, sottraendo il giudizio finale ai "correntocrati" che, il giorno dopo aver giudicato un collega, si troverebbero a votare sui suoi trasferimenti o promozioni." Avremo giudici che non saranno più nello stesso tempo gli amministratori dei magistrati e coloro che li giudicano. Questo diventa molto importante perché garantiamo con l'Alta Corte una vera terzietà dell'ordo disciplinare che consente quindi valutazioni in autonomia diverse dai correntocrati."

I Principi prima dei Costi: l'efficienza come effetto collaterale
Un'obiezione ricorrente è che la riforma non acceleri i tempi dei processi. Tuttavia, nel diritto costituzionale, i principi non possono essere subordinati ai costi o alla velocità immediata. L'analogia più calzante è quella con l'Articolo 36 della Costituzione sulla retribuzione proporzionata: la sua approvazione non ha aumentato istantaneamente le buste paga degli italiani, ma ha stabilito un principio che ha migliorato la qualità della vita lavorativa nel tempo. Allo stesso modo, un magistrato sottratto alle dinamiche di potere interno e alle logiche correntizie potrà recuperare "tempo sulla scrivania". Quello che definiamo professionalmente come benessere organizzativo si traduce in maggiore disponibilità e dedizione, producendo, come effetto collaterale positivo, un miglior servizio per il cittadino.

Una sfida di civiltà giuridica
La riforma della giustizia, letta oltre gli slogan, si configura come un tentativo di restituire consapevolezza professionale a un ordine che ha smarrito la propria centralità tecnica. Non è solo una questione di efficienza burocratica, ma di architettura dei poteri: separare le funzioni, eliminare la correntocrazia e garantire giudici terzi sono i pilastri per una magistratura più autorevole. Resta una domanda fondamentale per il cittadino: una giustizia più indipendente dalle dinamiche di potere interno è davvero il primo, indispensabile passo per ottenere, finalmente, una giustizia più veloce per tutti noi?

2 commenti:

  1. Grazie dott. Merenda. Grazie! La riforma è ineludibile: se non oggi sarà tra 5, 10, 20 anni. Per ora: a testa alta per combattere questa battaglia di civiltà giuridica. Grazie!

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  2. Il dott. Andrea Merenda è un magistrato dall'elevato profilo etico-morale e professionale. Dice in modo impeccabile come stanno le cose. Ciò ha attirato un numero elevato di magistrati per il SI, che sono solamente la punta visibile di una massa di notevole proporzioni. Ai signori del NO e soprattutto ai rinnegati, va ricordato che la riforma in questione NON E' UN'INVENZIONE DELLA MELONI, bensì il frutto di molti anni di riflessioni di magistrati e giuristi che hanno studiato a fondo il gravissimo problema del cancro c.d. correntismo.

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