Il parallelo tra l'indagine che vede coinvolto il designatore Gianluca Rocchi e il dibattito sulla selezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) tocca il cuore del principio di terzietà e imparzialità. Entrambi i contesti riflettono la tensione tra un sistema basato sulla discrezionalità gerarchica e uno basato su meccanismi oggettivi, come il sorteggio, volti a neutralizzare il rischio di condizionamenti esterni.
Il caso Rocchi e la discrezionalità
L'inchiesta della Procura di Milano ipotizza il reato di "concorso in frode sportiva" per il designatore Gianluca Rocchi, accusato di aver influenzato le scelte arbitrali e le dinamiche VAR durante il campionato 2024-2025. Al centro delle contestazioni vi è la presunta manipolazione delle designazioni, ovvero l'attribuzione di direttori di gara "graditi" a specifici club o la pressione su arbitri e addetti VAR per orientare le decisioni durante le partite. Se confermata, questa condotta evidenzierebbe la fragilità di un modello di governance basato sulla nomina diretta, dove il potere di scelta nelle mani di un singolo vertice può trasformarsi in uno strumento per creare legami di dipendenza o favoritismi.
Insomma arbitri "correntisti", vien da pensare,
Nel sistema giudiziario, la questione della selezione dei membri togati del CSM — spesso al centro di critiche per le logiche correntizie che ne influenzano le nomine — richiama lo stesso interrogativo sulla neutralità del selezionatore. I sostenitori del sorteggio, analogamente a chi critica l'attuale gestione arbitrale, sostengono che solo un meccanismo aleatorio possa garantire l'effettiva indipendenza dei componenti, liberandoli dal debito di gratitudine o dalla pressione politica delle correnti che ne hanno favorito l'elezione. In quest'ottica, il sorteggio non è visto come un limite alla competenza, bensì come un presidio democratico contro il rischio che chi ha il potere di nominare finisca per condizionare l'esercizio della funzione, sia essa quella di arbitrare una partita o di amministrare la giustizia.
Il paragone tra la gestione arbitrale e quella del Consiglio Superiore della Magistratura solleva una questione di fondo sulla natura del potere di nomina e sulla sua propensione a generare asimmetrie. Se si applicasse al CSM la stessa lente di ingrandimento utilizzata dalla Procura di Milano per l'inchiesta sul designatore Rocchi, emergerebbero analogie di sistema significative.

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