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giovedì 17 luglio 2008

Intellettuali, potere, opportunismo, giustizia


Versione stampabile




di Achille


In Italia abbiamo la tendenza a scaricare sempre le colpe su singole persone, così da ottenere a noi stessi assoluzioni collettive.

Tutti i crimini del fascismo li ha commessi Mussolini da solo.

Tutti i crimini della mafia, Totò Riina da solo.

L’unico colluso con la mafia in Sicilia Vito Ciancimino.

Tutta l’antidemocraticità al potere oggi è Berlusconi.

Ma, purtroppo, non è così.

Mussolini ebbe intellettuali, deputati, avvocati, prefetti che gli obbedirono e lo compiacquero.

Totò Riina ebbe complici dentro e fuori Cosa Nostra.

Vito Ciancimino ebbe compagni di partito e complici.

Silvio Berlusconi non sta demolendo da solo la giustizia e non sta portando da solo il Paese verso una eliminazione della separazione dei poteri che sovverte l’ordine costituzionale. Né queste cose avrebbe mai potuto fare né potrebbe fare se non trovasse consenso e disponibilità nell’intera classe dirigente del Paese.

Ci sono centinaia di deputati – di tutti gli schieramenti – che hanno votato in passato e votano oggi leggi che vanno contro la giustizia.

Ci sono centinaia di giornalisti che, quando viene arrestato il Presidente di una Regione nell’ambito di un’indagine per fatti gravissimi di corruzione, invece che discutere di questo, aggrediscono i giudici.

Ci sono “intellettuali” o presunti tali che, giorno per giorno, elaborano teorie utili a “coprire” e “legittimare” le pretese del potere.

E lo fanno con una dedizione e una tempestività incondizionata.

Per illustrare quanto grave sia il degrado culturale di questo tormentato Paese, prendo ad esempio la vicenda del Panebianco.

Giorni fa, all’indomani della dichiarazione del Presidente del Consiglio che il caso Del Turco impone una riforma totale della magistratura, si affretta a dargli supporto ideologico con un editoriale che è stato riportato anche qui (a questo link), con il quale, inoltre, invita l’opposizione a farsi complice, segnalandogli – in sintonia con il Capo – come un inciucio sulla giustizia convenga a tutti.

In questo editoriale illogico e illeggibile, il Panebianco immagina – nella totale assenza di qualsiasi indizio di una cosa del genere e, anzi, in presenza di indizi dell’esatto contrario – che l’inchiesta a carico di Del Turco possa essere un errore.

Il prof. Franco Cordero si fa carico della fatica di spiegare i paradossi di tale assunto, nell’articolo “I codici cancellati” (su La Repubblica di oggi 17 luglio 2008).

Ma lo stesso Panebianco, in un’altra occasione, sempre e solo per dare sostegno “intellettuale” (sic!) al “potere”, aveva sostenuto che LA TORTURA è del tutto legittima e anche in quella occasione aveva dato addosso ai magistrati.

E’ stato quanto la magistratura milanese ha proceduto per la vicenda del rapimento illegale e della tortura di Abu Omar da parte di agenti segreti nazionali ed esteri.

In quel caso lo stesso Panebianco che si indigna per l’arresto del Del Turco si è indignato perché non si permetteva di torturare in santa pace chi ritiene il servizio segreto o la polizia.

Se non credete a una cosa del genere, leggete la “nobile difesa” della tortura da parte del Panebianco in questo editoriale dello stesso Corriere della Sera dall’elegante titolo “Il compromesso necessario”.

In sostanza, per gli amici dei suoi amici è troppo la normale custodia cautelare. Per tutti gli altri è poco la tortura.

Questo “intellettuale” prende uno stipendio come professore universitario ordinario in una facoltà di Scienze Politiche.

E poi trovano eccessivo lo stipendio che danno a noi.

Una cosa vorrei aggiungere.

Dei magistrati arrestano degli indiziati di gravi reati e il Panebianco, senza indicare alcun indizio che giustifichi il suo assunto, si domanda pretestuosamente: “E che si farà se si tratta di un errore?”

Panebianco, gliela posso fare io una domanda?

Che si fa quando il medico del Pronto Soccorso commette un errore?

E quando l’errore lo commette l’autista di un T.I.R. sulla A1?

E quando l’errore lo commette un pilota di Jumbo Jet (a questo link il resoconto di un errore umano di un pilota di Jumbo – un pilota fra i più esperti, peraltro – che provocò, a Tenerife nel 1977, la morte di ben 583 persone in una sola volta)? Che facciamo? Controllo politico dei piloti di aerei?

E, se posso fare un’altra domanda, ma perché, se ci fosse un problema con la giustizia, la soluzione dovrebbe essere il controllo politico?

Ma perché, forse i politici hanno dato prova di essere anche solo un poco migliori dei magistrati?

Lo so, Panebianco, gli intellettuali pret-a-porter come lei in questi casi ci fanno la lezioncina della legittimazione popolare.

Ma anche questa lezioncina è sbagliata e dimostra che ci dovremmo interrogare sul perché diamo a persone come lei uno stipendio di professore universitario in una facoltà di Scienze Politiche.

E’ fuori discussione, infatti, che la legittimazione popolare conferisce all’eletto il potere.

Quello che è in discussione qui è se il potere ottenuto possa essere esercitato in maniera incondizionata o debba essere esercitato nei limiti stabiliti dalle leggi.

Finché non vorrà o non saprà dare una risposta seria a questa domanda, penserò che lo stipendio che le diamo con le nostre tasse è una spesa inutile, anzi dannosa.

. _ . _ . _ . _ .

Post Scriptum:

Tornando all’incidente aereo di Tenerife citato sopra, chi avesse la pazienza e la curiosità di leggere poche pagine in più sulla vicenda di quel disastro aereo, scoprirebbe che esso è stato causato da un gravissimo e imperdonabile abuso nella condotta professionale di un grandissimo ed espertissimo pilota, reso possibile dalla accondiscendenza di due subordinati che non ebbero il coraggio e il senso del dovere di opporsi a una decisione illegittima del loro superiore.

Il risultato fu di 583 morti!!!

A questo link si può leggere una relazione sul disastro che ne spiega ogni dettaglio.

Vi prego di credere che è una lettura interessantissima per chiunque, anche “non addetto ai lavori”.

Ridotta all’osso la storia è la seguente.

Sulla pista dell’aeroporto di Tenerife aspettava di poter decollare un Jumbo della KLM con al comando il Comandante van Zanten, il più anziano, stimato, prestigioso e titolato dei piloti della compagnia. Un uomo con capacità professionali e una storia esemplare. Un uomo con il potere (sull’aereo) e con la stima incondizionata di tutti i suoi colleghi e sottoposti.

Per varie ragioni (legate a esigenze di servizio della compagnia) il comandante aveva una grande urgenza di decollare.

A un certo punto ha deciso di farlo, senza attendere l’autorizzazione della torre di controllo, confidando – sulla base della sua grande esperienza – che la cosa non avrebbe avuto conseguenze.

Il secondo pilota – il sig. Klass Meurs – sapeva che non erano stati autorizzati al decollo e fece una timida obiezione al comandante, per dissuaderlo.

Il comandante si mostrò stizzito dalle obiezioni del secondo e dopo qualche istante avviò comunque l’aereo al decollo.

Il secondo pilota era sulle spine, perché si rendeva conto che stavano facendo una cosa non autorizzata e potenzialmente pericolosa, ma non se la sentì di contraddire di nuovo il comandante, che già si era dimostrato molto insofferente alla obiezione precedente.

A un certo punto, di questa cosa si è reso conto anche il tecnico di volo Schreuder, che disse ai due piloti: “Ma c’è un aereo ancora in pista”.

I due piloti – inspiegabilmente, dirà la commissione di inchiesta – risposero “con una certa enfasi” che no, che la pista era libera. E proseguirono nel decollo.

La pista non era libera; come era prevedibile e come il tecnico di volo aveva compreso, c’era un Jumbo di un’altra compagnia che la occupava; nello scontro che inevitabilmente c’è stato sono morte 583 persone.

583 persone uccise dalla presunzione di un comandante valoroso e competente e dalla viltà e dall’opportunismo di un secondo pilota che aveva il dovere morale e giuridico di opporsi al comandante e di fermare il decollo anche a costo del licenziamento.

Ho letto molte volte la relazione della commissione di inchiesta, perché la trovo interessantissima per capire le dinamiche del potere.

Da quella relazione vi riporto solo un paio di brani testuali:

«L’esperienza del comandante van Zanten e il suo ruolo nella compagnia KLM rendevano i due membri d’equipaggio riluttanti a discutere le sue decisioni.

Inoltre il secondo pilota Meurs era appena transitato sul B747 e van Zanten era il pilota di controllo che lo aveva abilitato, il che rendeva ancora più circospetto l’atteggiamento di Meurs nei confronti di van Zanten».

«Paul Roitsch ritenne che la personalità di van Zanten fu determinante per l’incidente.

“Era un uomo difficile da contraddire, specialmente da parte di un membro d’equipaggio giovane e di relativa esperienza come il Secondo Pilota su questo volo.

Egli ebbe il coraggio di fermare una prima volta il comandante quando stava per dar motore entrando in pista ma non osò farlo successivamente quando aveva la consapevolezza di non aver ricevuto l’autorizzazione al decollo”.

Tenerife avvenne perchè un giovane copilota non osò contraddire il comandante e perchè il tecnico di volo non osò intervenire sui motori per arrestare la corsa di decollo»
.


Il motivo per il quale esiste questo blog e la ragione per la quale alcuni di noi si fanno accusare ingiustamente di essere “insubordinati” è tutto qui: non vogliamo avere le responsabilità del secondo pilota e del motorista del volo KLM di Tenerife e dunque, scusateci se potete, contraddiciamo e invitiamo ognuno, terzo o ventesimo pilota, hostess o addetto alle pulizie, a dire ciò che in coscienza sinceramente pensa della situazione di un decollo dal quale può dipendere la vita di tante persone!



8 commenti:

  1. Condivido pienamente il suo scritto.
    Siamo tutti responsabili: cittadini, avvocati, magistrati.
    La responsabilità degli attacchi furibondi alla magistratura è anche nella magistratura, in quella stessa che molte volte è stata criticata perchè, a sua volta, ha istituzionalizzato un sistema perverso e deviante.
    Siamo tutti responsabili.
    Ma siamo anche responsabili dell'inerzia nei confronti di tutto questo.
    Almeno le oche salvarono roma....
    Panebianco mette insieme soltanto parole... di comodo.... di compiacenza per una persona ritenuta fin troppo potente.
    Berlusconi era un imprenditore che non sapeva nulla di politica e che ha imparato, parole del Panebianco nel 1998 o giù di lì. E gli altri imprenditori? e le altre forze della nazione?
    Ho ricercato altri articoli del Pianebianco: dicono tutti la stessa cosa, cioè niente.
    Ma di fronte a questo niente si aprono le polemiche e così questo niente riempe il vuoto.....
    Come è vero che siamo tutti responsabili.....
    Mathilda

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  2. Grazie Achille!
    Non sempre mi sono trovato con i Suoi scritti. Questo lo controfirmo per intero!
    b

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  3. Grazie infinite Signor Achille, grazie di testimoniare il fatto che ancora la libertà, lo spirito critico, hanno la meglio su quell'ottusa gerarchia che mira esclusivamente a schiavizzare gli uomini. E che spesso fa grossi danni come questo che lei ci propone.

    Grazie del fatto di apprezzare quella leggera brezza che soffia dentro di noi quando diciamo e facciamo le cose che avvertiamo come giuste. Anche se magari gli amici che ci stanno vicini, quelli che fanno il nostro stesso mestiere ci dicono "heih ma che fai sei ammattito, così rovini il buon nome". Se posso dirle una cosa lei quel nome, così come De Magistris ha fatto, lo difende e tutela.

    E anche per questa tutela e difesa della magistratura che lei fa, insieme a tutta la redazione, io le sono profondamente grato. Perchè comunque sapere che esistono al mondo persone equilibrate e di buon senso, persone di cultura attente agli altri fa sempre piacere; se poi queste persone sono anche magistrati che amministrano giustizia e davvero rassicurante.

    Grazie

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  4. Caro dott. Achille

    mi consenta, nel ringraziarla per quanto scritto, di ricordare l'esempio umano di Don Tonino Bello, pugliese come lo scrivente, per aver fatto della sua vita una continua testimonianza di pace e di solidarietà e di come esse non possano non poggiare sul principio della corresponsabilità, dell'impegno che ciascuno di noi deve prendere su di se con fiducia e consapevolezza dedicandosi a ciò in cui crede sapendo di essere sempre protetti dal Signore, soprattutto se miti e onesti di cuore. E' questo quello che auspico. Che tutti diventano un pò più seri e corresponsabili, a tutti i livelli della cittadinanza, e meno ottusi ed ignoranti.

    Cordiali saluti

    Indiano

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  5. Caro Achille,
    la ringrazio molto per le sue parole. Nel leggere il suo post, mi sono tornate alla mente le parole di Don Milani. Ne riporto alcuni brani tratti da due lettere che scrisse nel ‘65.

    Lettera ai Cappellani Militari toscani, 11 febbraio 1965

    “Diteci esattamente cosa avete insegnato ai soldati. L'obbedienza a ogni costo? E se l'ordine era il bombardamento dei civili, un'azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l'esecuzione sommaria dei partigiani, l'uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimiche, la tortura, l'esecuzione d'ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere terrore negli altri soldati della Patria), una guerra di evidente aggressione, l'ordine d'un ufficiale ribelle al popolo sovrano, la repressione di manifestazioni popolari?
    Eppure queste cose e molte altre sono il pane quotidiano di ogni guerra. Quando ve ne sono capitate davanti agli occhi o avete mentito o avete taciuto. O volete farci credere che avete volta volta detto la verità in faccia ai vostri superiori sfidando la prigione o la morte? Se siete ancora vivi e graduati è segno che non avete mai obiettato a nulla. Del resto ce ne avete dato la prova mostrando nel vostro comunicato di non avere la più elementare nozione del concetto di obiezione di coscienza.”
    ----------
    Lettera ai Giudici, 18 ottobre 1965

    “Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all'ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto.
    In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla.
    Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole).
    Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.
    La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto. La Costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero.
    Ma la leva vera di queste due leve del potere è influire con la parola e con l'esempio sugli altri votanti e scioperanti. E quando è l'ora non c'è scuola più grande che pagare di persona un'obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede.
    Chi paga di persona testimonia che vuole la legge migliore, cioè che ama la legge più degli altri. Non capisco come qualcuno possa confonderlo con l'anarchico. Preghiamo Dio che ci mandi molti giovani capaci di tanto.
    Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto.
    A questo patto l'umanità potrà dire di aver avuto in questo secolo un progresso morale parallelo e proporzionale al suo progresso tecnico.

    In seguito ad un suo scritto in difesa dell'obiezione di coscienza, pubblicato dal settimanale "Rinascita" il 6 marzo 1965, don Lorenzo Milani venne processato per apologia di reato ed assolto in primo grado, ma morì prima che fosse emessa la sentenza di appello. )

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  6. Cari amici,
    io ho provato a contraddire il comandnate, non sono stata "timida", ma ho pagato un prezzo altissimo lo stesso, perche' il comandante ha voluto fare lo stesso di testa sua.
    Anche Luigi e Clementina ci hanno provato, e vediamo cosa e' successo, a loro ed a noi che abbiamo creduto in loro, ed ancora ci crediamo, per carita', prendendo pero' atto che c'e' una vis major cui resisti nequit.
    Che ne sara' di noi quando fra tanto tempo, tanto, finalmente sara' chiaro che avevamo ragione?
    Che ne sara' di quelli che si sono affidati a noi, e noi a loro, in questa impari lotta per l'affermazione del giusto, nel frattempo divenuti vecchi, allontanati, dispersi.
    Certo, rimarra' la certezza di non esserci persi, pur avendo perso; certo avremo avuto l'esempio luminoso di chi non ha temnuto di perdere la vita pur di non perdere la dignita'.
    Ma e' tanto difficile lo stesso.
    Cerco di pensare a cosa provano i mille e mille testimoni delle indagini di de Magistris,quelli che hanno sperato in una Calabria ed in una Lucania migliore, ed hanno atteso invano.
    Non e' facile, nemmeno un po'.

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  7. Caro Achille, "il coraggio chi non ce l'ha non può darselo". Compreso me: per questo mi invento continuamente degli alibi.
    La libertà e la verità (sorelle che vanno sempre a braccetto) sono tra le cose più difficili in assoluto nella vita. Poi c'è anche un'informazione che definire carente e disonesta è dir poco. Per esempio: l'opposizione dice che sono stati fatti tagli alle spese per la sicurezza e il capo del governo dice che non è vero. Questo non dovrebbe essere un fatto difficile da stabilire per un giornalista che magari potrebbe intervistare uno o più esperti veri ed indipendenti sulla questione. Io sto diventando sempre più diffidente e mi rifiuto di credere una cosa in base alle mie simpatie politiche, quindi mi trovo costretto a sospendere il giudizio oppure di fare una difficile e laboriosa ricerca su internet, magari senza approdare a nulla.
    La storia di Tenerife è molto istruttiva.
    I miei più cari saluti
    I. Il cane di Jack

    RispondiElimina
  8. D'accordissimo con il contenuto del post. In ogni dettaglio. Siamo abituati a che chi detiene il potere si arroghi i meriti di un lavoro che nella realtà viene svolto spesso da altri. E all'opposto, ma nello stesso modo, tendiamo a non considerare che per ogni azione "negativa" i responsabili sono molti. Un "capo" da solo solitamente non fa nulla. E' chi gli obbedisce che agisce in concreto. Meditiamo?

    RispondiElimina

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