«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
.

giovedì 17 luglio 2008

I codici cancellati

Versione stampabile

di Franco Cordero


da La Repubblica del 17 luglio 2008


Parole, gesti, mimica berlusconiani sono materiale clinico.

Vedi come reagisce nella Ville Lumière, dove autorità e popolo commemorano il 219° anniversario della Bastiglia espugnata.

Quando gli comunicano l’arresto d’O. D. T., già sindacalista Psi, ora Pd, e alcune persone più o meno limpide al vertice della Regione Abruzzo, sotto l’accusa d’una gestione corrotta della sanità, la cui spesa tocca livelli stellari, sembra ignaro del caso (lo suppongo tale, mentre qualche interessato, stando alle notizie, se l’aspettava), inveisce contro l’ennesimo «teorema».

Nome curioso. Nell’Italia rieducata da Mediaset parola e pensiero sono drasticamente ridotti: circola un italiano «basic», vocaboli combinati in sintagmi che l’utente trova préts-à-dire, senza fatica mentale; glieli forniscono speaker, giornali, politicanti; «teorema» viene da questo fondo, come «gogna mediatica», «assalto allo Stato democratico», «cittadino crocifisso».

Quanto più parlano e scrivono, tanto meno dicono: fissa lui la misura del pensabile, pochissimo; e non essendo Erasmo da Rotterdam o Tommaso Moro (glieli avevano nominati dei ghostwriters), subisce i limiti che impone, ma l’osservatore attento nota l’emissione verbale coatta; tipico sintomo.

Il paziente pensa, dice, fa qualcosa costrettovi ab intra (nel lessico freudiano «Zwang» o l’inglese «compulsion»).

Lo sfondo è una paura angosciosa. Freud la studia in due casi famosi, «Il piccolo Hans» e «L’uomo dei topi».

Cosa spaventa Sua Maestà? Un’entità astratta, senza viso: in greco, nómos basiléus, la legge, regola sovrana: gl’infesta le notti; la combatte da quarant’anni; l’ha manomessa in mille modi; dallo scempio è nato un impero.

L’ormai vecchio nomòfobo vuol chiudere i conti seppellendola.

Tale il senso della furia verbale: poiché a Pescara le toghe perseguitano chi merita riguardi, su due piedi annuncia una «riforma radicale della magistratura»; vuol scindere le carriere?; non basta, scaverà a fondo.

Chi avesse dei dubbi, legga l’editoriale milanese [riportato e commentato anche su questo blog a questo link]

L’autore è un garantista sui generis: due anni fa ventilava l’uso virtuoso della tortura nella prassi antiterroristica; materia da servizi segreti; lavorino tranquilli, senza occhi indiscreti; la legalità penale costa troppo negli stati d’assedio; de facto siamo in guerra, e simili sublimi pensieri.

Vestito da Salvation Army, suona il trombone berlusconiano.

Non bastava incriminarli a piede libero? E se l’eccellente uscisse «pulito»?

Domande profonde. Rispondiamogli.

La pena implica un giudizio: che N debba o no essere punito, consta alla fine; se avessimo l’intellectus angelicus o sguardo intuitivo sincrono, le procedure sarebbero puro passatempo; lo specchio giudiziario riflette l’accaduto, fallibilmente visto che non siamo angeli; B. ad esempio, quando non s’aboliva le norme incriminanti o perdeva tempo finché i reati fossero estinti, ha lucrato dei proscioglimenti sulla base d’un dubbio sofistico, poco plausibile.

Ma supponendo che vada bene al reo, chi castiga il persecutore? (dipendesse da lui, scudiscio somministrato in pubblico, e come vituperai manomissori della privacy, salvo ammettere la tortura).

Spieghiamogli come stanno le cose: quel pubblico ministero ha delle prove e le sottopone al giudice chiedendo una misura cautelare detentiva; regole codificate impongono stretti requisiti; «gravi indizi» nonché periculum in mora, rigorosamente diagnosticato (che N sottragga o inquini le prove o fugga o commetta delitti d’un dato nome); i provvedimenti coercitivi sono riesaminabili dal tribunale della libertà; da lì in cassazione; l’ingiustamente detenuto ottiene un risarcimento.

Insomma, dica ogni male del sistema italiano ma non che l’imputato abbia poche risorse difensive: tra qualche giorno molte cose saranno chiare; intanto stia quieto.

Piuttosto noterei: mette paura l’idea d’un rifiorente malaffare consortile; Deo adiuvante, le procure non dormono né guardano strabiche vedendo solo i misfatti d’una parte.

Ma costoro fanno scuola alla sinistra: vuole un futuro governativo?; smetta d’essere «pesce in barile»; difenda l’arrestato eminente; è ora «d’una svolta decisa», solenne e pubblica.

La «democrazia liberale» richiede due riforme: abolire la cosiddetta obbligatorietà dell’azione penale; e (punto sottinteso ma fondamentale) procure inquadrate nel potere esecutivo.

Bellissimo programma.

Muore l’illusione che siamo uguali davanti alla legge: punire o no diventa materia d’una scelta, come nell’autonomia privata; avendo dei crediti, chiedo il pagamento o lascio perdere, affare mio.
Lo chiamavamo diritto penale: nel lessico dei dottori, «criminalia», e adesso ordigno adoperabile sui malvisti dal governo; è l’arma che impugna contro chi vuole, se gli torna comodo.

I meno ignoranti sanno attraverso quale laborioso sviluppo i quattro codici dell’età unitaria elaborino un controllo dell’inazione: era problema capitale; i meccanismi attuali lo risolvono nel modo meno imperfetto.

Caduto l’obbligo d’agire, regnano prassi legalmente amorfe: l’uomo del ministro colpisce o no, secondo direttive derogabili da ordini ad personam; e perde ogni senso l’altro carattere della domanda penale, l’essere irretrattabile; quando l’attore ministeriale desista, la causa finisce.

Adesso vediamo cosa sia la «democrazia liberale» declamata dai pedagoghi: nel caso pescarese il pubblico ministero in sintonia con chi comanda ammonirebbe l’autore della denuncia, «stanco d’essere munto»; se non vuole rogne, porti via quel materiale (fotografie, colloqui registrati, tabulati Telepass, numeri delle banconote ecc.).

Che la Regione abbia un debito spaventoso da spesa sanitaria, è questione minore: siamo un Paese ingegnoso; basta scaricarla sulla bestia da soma; non immaginate quanto peso porti.

Ha mille forme il fisco occulto.

Nella Repubblica del malaffare fisiologico, quindi indisturbato, l’indebitamento significa vita: i portaborse diventano finanzieri; l’animale totem è un pidocchio gigante.

L’happening berlusconiano 14 luglio e le glosse milanesi dicono a che punto siamo nella regressione: fondata da una Destra austera, l’Italia bene o male era paese europeo; presto lo sarà solo geograficamente.

Se n’è impadronito un plutocrate ignorante: sotto maschera ilare ha disegni brutali, visibili anche dai fisionomisti meno acuti; governa, dispone delle Camere, comanda la giustizia penale attraverso mani ministeriali.

Erano tre i poteri, separati: se li è presi; li confonde semplificando l’ordinamento alla misura minima; Napoleone costruiva dei codici; lui detesta l’astratto; decide, ordina, deroga, paga, promuove, affossa, castiga, grazia.

I chierici gli cantano salmi in ginocchio.

Valuterei in questa chiave il pericolo dello scudo immunitario al quale Palazzo Madama ribadirà l’ultimo chiodo.


12 commenti:

Anonimo ha detto...

Avete letto un quotidiano che uscirà nel futuro?
Scherzi a parte avete scritto su repubblica del 17 agosto 2008, ponete 17 luglio.... altrimenti ditemi che numeri usciranno il prossimo sabato al lotto!
Ciao
Nicola R.

salvatore d'urso ha detto...

FORLEO: CSM, ANOMALA ORDINANZA UNIPOL MA NESSUN ILLECITO
Un provvedimento "anomalo", che, pero', non determina "alcuna ipotesi di illecito disciplinare". Con queste parole il Csm definisce l'ordinanza con cui il gip di Milano Clementina Forleo chiese alle Camere l'autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni disposte nell'ambito delle inchieste sulle scalate alle banche, nelle quali comparivano anche conversazioni di alcuni parlamentari, come D'Alema e Fassino. Cosi' la sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli spiega perche', il 27 giugno scorso, decise di assolvere il giudice milanese dalle accuse che gli erano state rivolte dalla Procura Generale della Cassazione in relazione al caso Unipol. "La dottoressa Forleo - si legge nella sentenza n.71, di cui e' relatore il consigliere togato del Movimento per la Giustizia Mario Fresa - ha voluto specificare nel suo provvedimento giurisdizionale, senza che in realta' ce ne fosse bisogno, che i membri del Parlamento non potevano essere iscritti nel registro degli indagati se non all'esito dell'autorizzazione parlamentare all'utilizzazione delle intercettazioni telefoniche che li vedevano indirettamente coinvolti". Il provvedimento, in questa parte, rileva il 'tribunale delle toghe', "e' anomalo, come anomala e' pure la situazione per la quale un pubblico ufficiale che ravvisi, a suo dire, una notizia di reato, non possa innescare direttamente il meccanismo della denuncia", ma questo comportamento della Forleo "attuato con affermazioni e valutazioni opinabili e, comunque, inserite nell'ambito di un provvedimento che ha tutti gli elementi per essere definito 'giurisdizionale', non e' tale - osserva il Csm - da determinare alcuna ipotesi di illecito disciplinare".

Anonimo ha detto...

E poichè il soggetto ha molta fretta, visti gli ultimi sviluppi, farà il maggior male nel più breve tempo possibile.
Alessandra

Luciana ha detto...

Scusate l'OT, ma ancora scossa per la punizione modello "colpirne uno per educarne cento" inflitta a Luigi De Magistris, vi segnalo un bel post scritto da Benny Calasanzio a questo indirizzo

http://bennycalasanzio.blogspot.com

Luciana

francesca cenerelli ha detto...

questa mattina 17 luglio ho visto su rainews24 l'intervento di un magistrato a proposito del caso "magistrati di Pescara" e dell'accusato del turco... ma non ne ricordo il nome. qualcuno me lo sa dire? era molto interessante.. grazie in anticipo.
francesca cenerelli
www.myspace.com/francescacenerelli

Anonimo ha detto...

@ Francesca Cenerelli

Il nome del magistrato è Mario Fresa, consigliere togato del Consiglio Superiore della Magistratura.

Cordiali saluti,
Paola

Anonimo ha detto...

E..caro Professore Cordero, caro garantista...quello di straordinari saggi storici....quello che ispirò la mia tesi di laurea sull'Inquisizione. La prego...torni alla storia...lasci stare la cronaca....che cosa s'importa di B...? Pensi a Tommaso Moro...pensi a Savonarola...pensi alla nascita dei sistemi penali.
Perchè: quando pensa e scrive in queste materie è e rimane il migliore. Quando pensa e scrive di B. una qualche pulsione interiore lo rende irriconoscibile. La prego. Con stima. Lasci perdere B. Saluti.

Anonimo ha detto...

Se anche persone del calibro di Franco Cordero avessero bisogno di attaccare Berlusconi per avere un poco di visibilità e per non esser sprofondati nell'anonimato, a prescindere dalle effettive capacità, saremmo proprio messi male ... Non oso pensarlo. Lo temo soltanto.

Felice Lima ha detto...

Per Anonimo dell'1.30.

Gentile Anonimo,

premesso un grazie sincero per la Sua partecipazione al nostro dibattito, perchè deve pensare una cosa così triste?

Perchè non riesce a pensare che, proprio perchè una persona come il prof. Cordero non ha alcun bisogno di visibilità, scriva quelle cose perchè le crede giuste?

E d'altra parte, nota per caso che il prof. Cordero si sbraccia come un Capezzone o un Cossiga a parlare molto sopra le righe (è un eufemismo) pur di avere cinque minuti di TG?

Vede mai il prof. Cordero a Porta a Porta o a Matrix o in uno degli innumerevoli talk show dove nani e ballerine si esibiscono insieme a senatori, ministri e intellettuali - veri e falsi - di ogni genere?

Insomma, perchè scrivendo un editoriale per Repubblica (cosa che fa periodicamente) il prof. Cordero darebbe prova di "protagonismo"?

Mi scusi se Le faccio queste domande, ma è per aiutarLa a riflettere sulla possibilità che Lei abbia un pregiudizio consistente nel non riuscire a ipotizzare che una persona di qualità possa pensare davvero le cose che ha scritto il prof. Cordero e che, francamente, non solo appaiono "pensabili", ma addirittura ovvie.

Un caro saluto.

Felice Lima

Anonimo ha detto...

Perché, parafrasando il buon Giulio e mixandolo con Di Pietro, "a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca sempre" ... o quasi.

Più seriamente, conosco bene il valore di Franco Cordero. Ciò non toglie che il valore in Italia spesso non basta per emergere, ne conviene ?

Alessandro ha detto...

Per chi accusa anche solo implicitamente Franco Cordero di strumentalità:

1) si vada a vedere il suo curriculum

2) si vada a vedere la sua bibliografia completa

3) si vada a vedere il suo contributo fondamentale dopo la riforma del c.p.p.

4) si vada a vedere il suo anno di nascita

Fatto questo, rileggete ciò che avete scritto, e fate come minimo una rettifica e un inchino :D

Anonimo ha detto...

Ho riletto l'ultimo post dopo tanti giorni. Nessuno ha accusato Cordero di alcunché, ma credo l'animus del popolo "italiota" sia sempre quello: trovare qualcuno da servire.