«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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sabato 22 settembre 2007

L'Associazione Nazionale Magistrati è gestita democraticamente o c'è aria di regime?


di Stefano Racheli
(Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Roma)


L’A.N.M. [Associazione Nazionale Magistrati] è gestita democraticamente?

Metto le mani avanti e dico subito che questo scritto non vuole avere il sapore di un’accusa, ma, se mai, intende essere il grido di chi cerca di capire dove e come le buone intenzioni iniziali (quelle proprie delle “correnti” sul loro nascere) abbiano finito per lastricare una strada per l’inferno (un C.S.M. [Consiglio Superiore della Magistratura] dominato dalla regola dell’«appartenenza»).

Giuste o sbagliate che siano le mie considerazioni, esse sono innanzitutto un’autocritica – assai più che un’accusa a qualcuno – essendo io convinto che numerosissimi siano i magistrati desiderosi di un profondo rinnovamento.

Non so se sia vero che Maria Antonietta – appreso che il popolo rumoreggiava e saputo che ciò accadeva perché il pane scarseggiava – ebbe a rispondere: «Allora date loro delle brioches».

L’aneddoto – vero o inventato che sia – ci dà la misura dell’alienazione in cui, passo dopo passo, si può cadere, quando ci si chiude nel proprio microsistema e nei propri vantaggi: chiuso in un sistema di comodo, l’egocentrico finisce per scambiare il mondo con se stesso.

Il sistema ci acceca, ci rende egoisti e ci spinge a non vedere ciò che è.

Dobbiamo dunque aprire gli occhi e porre a noi stessi una domanda tanto impietosa quanto necessaria: impietosa, perché spiace ammettere che tanta passione civile sia stata involontariamente distorta; necessaria, perché errare humanum est, perseverare diabolicum.

Questa la domanda: le “correnti” dell’A.N.M. hanno finito per dar vita a un regime?

Proverò dunque a ragionare a voce alta su un parola che viene impiegata anche con riferimento al nostro assetto socio-politico generale: regime.

Direi, in prima approssimazione, che regime è quell’assetto in cui il potere rende sì ossequio ai principi formali della democrazia (in ciò distinguendosi dalla dittatura) ma adotta una serie di accorgimenti che rendono meramente teorica la possibilità di perdere il potere.

Insomma il regime è, per un pessimista, una dittatura incompiuta; per un ottimista invece è una democrazia imperfetta: questione, come sempre, di punti di vista.

Pur atteggiandosi in modi assai diversi tra loro, i regimi hanno tratti comuni che mi azzardo a individuare.

Il primo tratto caratteristico di un regime è la forte distanza tra realtà e facciata: la trasparenza è la prima arma della democrazia, la menzogna manipolativa lo strumento principe dei regimi.

Corollario: nelle scelte di regime la motivazione dichiarata diverge spessissimo dalla motivazione reale.

In secondo luogo la democrazia fa propria una cultura improntata al bene comune; il regime, invece, distorce e diffonde pratiche per dir così “corruttrici”, tali cioè da saldare gli interessi particolari dei singoli con gli interessi di coloro che sono a capo del regime.

In tal modo detti interessi particolari – che simul stant simul cadunt con gli interessi facenti capo agli oligarchi – divengono uno dei punti di orza del regime.

In terzo luogo il regime è nemico di una diffusa partecipazione.

La cosiddetta «base» ben può essere chiamata a raccolta (per essere manipolata), ma alle decisione reali presiede una ben individuata oligarchia: la democrazia spinge verso la partecipazione generalizzata, il regime verso gli apparati.

In quarto luogo la democrazia è ricambio, là dove tutti i regimi tendono a cristallizzare gli assetti di potere o al più dar vita a una sorta di gioco dei quattro cantoni ove gli oligarchi si scambiano le poltrone, così mantenendo nella sostanza immutato il loro potere personale.

In quinto luogo il regime riduce la democrazia all’esercizio del voto (un voto peraltro spesso imbastardito da controlli e interferenze indebiti).

Ovviamente i candidati sono scelti dagli oligarchi.

La democrazia alimenta gli entusiasmi, suscita speranze di miglioramento, accende l’inventiva, individua problemi ed escogita soluzioni, promuove la pari dignità dei cittadini e la tutela del bene comune.

Il regime si nutre di liturgie autocelebrative, ignora i problemi reali, è rigido nel trovare soluzioni, spinge verso la rassegnazione, coltiva nel seno la “casta” di quelli che contano, alimenta negli individui il gretto perseguimento del proprio interesse particolare, giustificato con un pessimismo qualunquista che travolge ogni valore.

La domanda che ho posto all’inizio attende una risposta che non può essere solo mia: ciascuno è chiamato a rispondere dopo attenta meditazione (la democrazia è anche diffusa riflessione sui problemi comuni).

Se mai la risposta dovesse essere affermativa, ci troveremmo di fronte a un fatto grave, essendo indubbio che poteri incidenti sull’esercizio della giurisdizione non possono essere esercitati nell’interesse di pochi.

7 commenti:

Guido Fugazza, Como ha detto...

Perdonatemi se mi intrometto, essendo un avvocato, ma desidero manifestare la mia stima per una Persona, che è pronta a verificare il rispetto dei principi democratici da parte dell'organo di Sua rappresentanza più elevato, soprattutto se questa Persona è un Magistrato, come tale esercente una funzione delicata e fondamentale nelle istituzioni.
Proprio tale funzione merita il massimo rispetto, a legittimare il quale è indispensabile la capacità e la forza di mettersi in discussione.
Complimenti al Dr. Stefano Racheli.
Guido Fugazza, Como

Maria R. ha detto...

La tirannide

« ... tutte quelle repubbliche o principi de' quali io ho cognizione per istoria o che io ho veduti, mi pare che sentino di tirannide. Né è da meravigliarsi che in Firenze spesso si sia vivuto a parte ed a fazioni, e che vi sia surto uno che si sia fatto capo della città; perché è città popolata assai, e sonovi di molti cittadini che arebbono a partecipare dello utile, e vi sono pochi guadagni da distribuire; e però sempre una parte si è sforzata governare ed avere gli onori ed utili; e l'altra è stata da canto a vedere e a dire il giuoco. E per venire agli esempi, e mostrare che, a parlare libero, tutti i governi sono tirannici: piglia il regno di Francia, e fa che vi sia uno re perfettissimo, non resta però che non sia una grande tirannide che li gentiluomini abbino l'arme e li altri no; non paghino gravezza alcuna, e sopra li poveri villani tutte le spese; che vi siano parlamenti (tribunali) nelli quali li liti durino tanto che li poveri non possino trovare ragione (giustizia); che vi sia in molte città canonicati ricchissimi de' quali quelli che non sono gentiluomini sono esclusi... Vieni alle repubbliche, e piglia la Veneta, la quale è durata più che repubblica alcuna di che si abbia notizia: non è espressa tirannide che tremila gentiluomini tenghino sotto più che centomila, e che a nessuno popolano sia dato adito di diventare gentiluomo? Contro i gentiluomini nelle cause civili non si trova giustizia, nelle criminali i popolari sono battuti, i nobili riguardati... »

(Francesco Vettori, Sommario della storia d'Italia dal 1511 al 1527)

http://www.classicitaliani.it/index085.htm

PS
Non mi pare che sia cambiato nulla dal XVI° secolo ad oggi (500 anni!).
La frase "LA LEGGE( e non la Giustizia!) E' UGUALE PER TUTTI" , purtroppo , i magistrati ce l'hanno scritta sulla parte posteriore e NON POSSONO Leggerla per potera OSSERVARE!
SCUSATE , MA LA MIA ESPERIENZA CON LA GIUSTIZIA E'STATA E CONTINUA AD ESSERE UN VERO E PROPRIO "scicallaggio DEL DOLORE".
Maria R.

Anonimo ha detto...

Che eleganza!

andrea ha detto...

La ringrazio per l'articolo coraggioso. Io sono un normale cittadino che ha a cuore il sistema democratico che per quanti difetti possa avere, è quello che ne ha di meno. Condivido l'analisi che l'ANM dovrebbe far propria. Ma dalle ultime vicende, dubito che gli organi dirigenti, ne abbiano qualche intenzione. Mi riferisco, ovviamente ai fatti di Salerno e Catanzaro. Credo che esistano magistrati che svolgono questo mestiere in piena coscienza. Subissati di fascicoli ed udienze. Lavorano e smettono di pensare a quello che succede. Un suo collega ha spiegato molto bene quanto accaduto nel CSM riguardo Salerno e Catanzaro. Si chiama Felice Lima, giudice a Catania. (Articolo su Micromega). Lo ha spiegato tecnicamente come appartiene a voi magistrati l'analisi ed il linguaggio tecnico. E' il vostro mestiere, non il mio. Io posso solo chiedermi perchè questo silenzio rispetto a quanto accade oggi in questo paese. Agli attacchi strumentali che molta politica e di conseguenza molta stampa vi rivolge. Metastasi? Custodia cautelari rispetto a crimini odiosi (stupro) per i quali la legge è molto chiara? Perchè l'ANM non risponde. Perchè non dice che il non aver disposto la custodia cautelare in carcere è giuridicamente corretto rispetto la legge di riferimento? Perchè non dice che se la politica vuole la custodia cautelare in carcere, la politica dovrebbe cambiare la legge invece di screditare il lavoro dei magistrati? (Con tutto il disastro che una legge del genere potrebbe determinare, ma in questo caso se la veda la politica). Mi sembra semplice. E invece nulla se non sbiaditi interventi da parte dell'ANM e del CSM. Quello che non capisco è perchè tutti quei magistrati di coscienza, quelli che non passano il tempo a mandare mail a favore di una o l'altra corrente, non rispondono ovvero non chiedano all'ANM di rispondere.
Credo che il fenomeno delle correnti, che ritengo deprecabile per la vostra categoria, appartenga al 30% dei magistrati. Il resto sono persone che lavorano. Molto. Credo che, prima che passi la riforma della giustizia, sia indispensabile una vostra assemblea straordinaria, in cui intervenga la magistratura silenziosa, e che si pronunci sull'elegibilità dei membri del CSM attraverso il sorteggio. Sull'abolizione delle correnti. E magari, in quell'occasione che vi ricordiate che siete uno dei tre poteri dello stato. L'equilibrio di questi tre poteri sono la garanzia per un sistema democratico. Credo che un magistrato debba rispondere solo alla propria coscienza ed alla legge. Per far questo, il magistrato deve essere sicuro di avere un autogoverno che sia scevro da qualsiasi ingerenza. Per questo l'abolizione delle correnti e il sorteggio per l'elegibilità dei membri del CSM. La legge prevede ampie garanzie nei tre gradi di giudizio nel gip e nel tribunale del riesame.
Chi scrive intuisce che questo è un sogno. La riforma è alle porte e nessuno, magistrato o cittadino, potrà autoassolversi. I magistrati silenziosi ancor meno.

Cordialmente

andrea samassa

carla ha detto...

A distanza di due anni, in che stato e' ora l'ANM? Ho trovato estremamente interessante la definizione del regime e delle sue caratteristiche.

gianduc ha detto...

Mi complimento con tutti i partecipanti a questa discussione ed in particolar modo con Stefano Racheli per la lucidità dell'analisi circa la situazione attuale e poi con Andrea Samassa per il fatto di aver visto come risolutivo o almeno destabilizzante di assetti cristallizzati, il potenziale innovativo del sorteggio quando dice: " e che si pronunci sull'eleggibilità dei membri del CSM attraverso il sorteggio."
E' indubbio che il Potere reale
( economico, finanziario, politico,immobiliare, culturale, religioso)preferisce avere magistrati addomesticati e subalterni magari a leaders
" nostri" e quindi, attraverso la finta democrazia dei gruppi e delle correnti, bloccare autonomie individuali difficilmente prevedibili e omologabili.
Per il potere vero è preferibile che i molti siano divisi, contrapposti tra di loro e assoggettati a logiche di gruppo piuttosto che siano liberi ciascuno nel decidere.
La libertà e la differenziazione fanno paura.
Certo è che difficilmente questa magistratura nel suo insieme possa apparire ai comuni mortali Cittadini, come la custode di quella Legge che ci ripara dalla giungla.
Urlare " al lupo!" non è eticamente sufficiente.
"Chiamare i pompieri quando la casa brucia" non solleva dalla responsabilità di aver preventivamente impedito l'incendio.
Sarebbe troppo comodo.
Grazie
Gianduc
www.democraziaincludente.it

Luigi Iovino ha detto...

Salve, rispondo subito alla domanda principale, secondo me si tratta di un regime, con tutti i suoi aspetti negativi..., quanto poi ai riferimenti alla rivoluzione francese, alle teste nelle ceste, ne ho già sentito parlare circa un anno fa, al Convegno presso la Corte di Appello di Roma del 26 ottobre, con a tema la proposta dei Radicali Italiani sulla riforma della legge sulla RC magistrati..., c'era chi al convegno prospettava l'esigenza che un "Cambiamento" venisse da dentro, dai magistrati stessi, ma nulla è stato fatto... - L'11 e 12 novembre prossimo abbiamo indetto un convegno-borsa di studio a Napoli, presso il Circolo Artistico Politecnico locale, con a tema la Riforma della legge sulla RC magistrati..., ci farebbe piacere la presenza di responsabili di questo blog - per ogni informazione potete contattarmi all'indirizzo info@luigiiovino.it - grazie