«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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venerdì 5 ottobre 2007

Una giustizia forte con i deboli e debole con i forti


Pubblichiamo il video di una bella intervista del Procuratore Aggiunto di Torino, Bruno Tinti, a RaiNews24, andata in onda in diretta il 28 settembre u.s..

L’intervista è divisa in due parti per ragioni tecniche.

Nella prima parte c'è anche una clip tratta dall'ultimo discorso per l'inaugurazione dell'anno giudiziario pronunciato dal Procuratore Generale di Milano Francesco Saverio Borrelli, con il suo invito a "Resistere, resistere, resistere".

Ha detto, fra l’altro, Bruno Tinti:

“Siamo un’azienda tarata per operare nei confronti di una parte specifica dei cittadini e dei non cittadini, anche degli extracomunitari. Comunque gli ultimi, i più indifesi. Quelli che commettono reati caratteristici di questa fascia della popolazione. Con gli altri, con quelli che commettono i reati tipici del vertice della società, quindi corruzioni, falsi in bilancio, reati fallimentari, con questi altri ci si mette d’accordo”.

“Non è un sistema giudiziario che può dare una risposta di legalità. E’ un sistema che ha finito con il non essere più efficiente nei confronti di nessuno che sia in grado di apprestare un minimo di difesa nei confronti del sistema. Siccome gli ultimi della società non sono in grado di apprestare alcuna difesa, è evidente che questi sono gli unici che ne subiscono la severità”.

“Abbiamo una legge penale in cui la pena è solamente finta. Anche quando un processo si conclude, supponiamo, con una sentenza definitiva, in realtà la pena che viene inflitta nella stragrande maggioranza dei casi non viene eseguita. E’ tutto finto”.

“La causa di tutto è l’insofferenza per il controllo di legalità da parte della classe dirigente del Paese. E’ questo che ha contribuito a creare un sistema giudiziario che ha queste caratteristiche. Perché è evidente che una giustizia razionale, efficiente e rapida può intervenire in maniera incisiva sui comportamenti delittuosi non solo degli ultimi, di chi ruba il formaggio al supermercato, ma anche dei vertici del Paese. E’ assolutamente indiscutibile; basta aprire un qualsiasi giornale alla cronaca giudiziaria, politica, culturale che fa seguito agli eventi di spicco che periodicamente si verificano nel nostro Paese per vedere delle reazioni micidiali da parte della classe dirigente e, in particolare, della classe politica all’ipotesi di essere in qualche modo coinvolti in un’inchiesta giudiziaria. Io continuo a ricordare con stupore, prima ancora che con indignazione, la frase del nostro Ministro degli Esteri (è inutile girarci intorno) che, stando ai giornali, ha detto: “Qui si vuole processare la classe dirigente”. Ma perché, la classe dirigente non va processata? Se mai, andrà assolta. All’esito di un processo nei suoi confronti come nei confronti di qualsiasi cittadino. Ma non si può pensare di avere un sistema processuale in grado di affrontare i gravi reati che vengono commessi in ogni società evoluta partendo dal presupposto che deve essere fatto in modo tale da assegnare il massimo delle garanzie alla classe politica”.

“E’ evidente che un sistema processuale efficiente per prima cosa metterebbe in qualche modo in discussione quest’area di impunità che circonda la classe dirigente del Paese”.


Video dell'intervista - Prima Parte





Video dell'intervista - Seconda Parte





6 commenti:

Anonimo ha detto...

Da comune cittadino e da Servitore (non servo) dello Stato verrebbe spontaneo rispolverare un vecchio aforisma di leo longanesi che recita piu' o meno cosi ' : Molti in italia credono che la morale sia la conclusione delle favole ".
Condivido appieno la posizione di tanti Magistrati onesti , coraggiosi che hanno deciso di applicare i codici là dove vigono le norme non scritte ( talvolta scritte ) nelle forme del potentato o dei potentati del para-Stato.
L'azione di chi serve lo Stato e' divenuta oggi una sorta di goccia nel mare , ritenuta inutile da un sistema che rende la resistenza civile e giudiziaria al malaffare quale reale forma di devianza .
Per queste regole malate occorre imporsi un fermo proposito di disobbedienza da ovunque esse provengano .
In simili tempi "L'obbedienza non e' piu' una virtù" diceva Don Milani .
Francesco Nicito

Maria ha detto...

Ho appena acquistato il libro "TOGHE ROTTE" scritto dal Procuratore di Torino, il dr. Bruno Tinti, preceduto dalla frase:"La giustizia raccontata da chi la fa", con la Prefazione di Marco Travaglio.
Subito m'incuriosiva capire la ragione del titolo, o meglio, di quell'aggettivo "rotte" e mi pare di averla individuata nella frase.
- Il linguaggio diretto e colorito del libro, .., aiuta a capire al volo qual è il problema .Chi lo legge ha subito chiaro il perchè della GIUSIZIA allo sfascio":
Dunque: Magistrati allo sfascio nella gestione della Giustizia!
(ma anche TOGHE (cor)ROTTE! "Che si prestano a...?)
E mi piace riscrivere l'altro passaggio di Travaglio che ne costituisce il pregio:
-Poi, si capisce, ci sono le colpe della Magistratura. Tinti &C. non fanno sconti alla propria categoria, denunciandone impietosamente le pigrizie, le titubanze, le inefficienze, le viltà, le collusioni, l'autoreferenzialità e il corporativismo correntizio.
Ma sono consci del fatto che questi gravi difetti sono in realtà-agli occhi del potere-PREGI da INCORAGGIARE. Non certo pecche da sanzionare. Perchè non è vero che i poteri forti, in Italia, vogliano una giustizia efficiente, rapida e imparziale: la preferiscono inefficiente, lenta e politicizzata.

*E se da un lato Magistrati probi ed onesti come la Forleo e De Magistris non hanno vita facile , sia al Nord sia al Sud,a causa di "POTERI FORTI" e vengono attaccati dalla Casta politica solo per NON consentire loro di esercitare l'azione penale, di portare a termine le indagini, di svolgere il lavoro di Servizio allo Stato e per la Giustizia, con ONESTA' e DIGNITA',
che dire quando un CITTADINO viene lasciato SOLO di fronte a dei MAGISTRATI indifferenti, in balia di una categoria di AVVOCATI che invece di difenderlo s'"INCHINANO" al volere del PM acconsentendo l'insabbiamento , l'occultamento di DOCUMENTI agli ATTI, di scrivere vere e proprie FALSITA' materiali ed ideologiche", di ARCHIVIARE senza chiederlo al GIP e senza rispettare l'iter previsto dal Codice di Procedura penale?
E' la FINE! Ma un Magistrato può veramente TUTTO senza alcun controllo?
Ci si trova veramente SOLI nel far valere il DIRITTO-DOVERE per la Giustizia, solo perchè alcuni Magistrati s'inchinano in difesa di DELINQUENTi e disonesti.
E la riforma della giustizia in TEMPi Ragionevoli ?
MORTA!
Maria

Gennaro ha detto...

Ho seguito con attenzione entrambi i video del Dott Tinti e mi sembra che vi sia poco da commentare,nel senso che è palese la situazione di degrado totale della operatività della magistratura,piuttosto l'ultimo passaggio del giornalista mi sfugge,dove alla fine della sua disamina dichiarava allora dobbiamo aspettare che la situazione sia collassata totalmente per sperare di ritornare indietro, vorrei domandargli ma per lui la situazione è ancora da ritenersi di normale amministrazione ? Forse era emozionato,ma credo che non abbia ancora capito che la situazione è precipitata già da diversi anni,oppure sono io che non vivo su questo pianeta terreno e sono un marziano,grazie Dott Tinti per la sua chiarezza,una tiratina di orecchie invece al giornalista

Zionela Belgrave ha detto...

I magistrati non possono agire indipendentemente. Come si vede, quando un magistrato tenta di essere indipendente si ritrova con un sacco di problemi e ostacoli. Ci sono vicende giudiziarie dove l'ordine è archiviare e rigettare, sempre. Leggo sopra "..Con gli altri, con quelli che commettono i reati tipici del vertice della società, quindi corruzioni, falsi in bilancio, reati fallimentari, con questi altri ci si mette d’accordo” questa frase mi fa immaginare cosa può essere successo nella mia vicenda giudiziaria, ma anche il fatto che se un primo magistrato archivia o rigetta, gli altri seguono a catena, forse anche (e magari) soltanto per non sconfessare l'operato del collega. Alla fine di un percorso lunghissimo di archiviazioni ti trovi altri magistrati che dicono che è sempre stato archiviato o rigettato e loro fanno uguale, come se avessero gli occhi bendati per le indagini e le prove. Così la giustizia dice no, non c'è giustizia non l'hai capito?. E una vicenda può durare un ventennio o più, cioè l'ingiustizia sull'ingiustizia. Se non c'è il reato di concorso in ingiustizia, dovrebbero codificarlo.

Anonimo ha detto...

sarebbe ora che i magistrati la smettessero con le dichiarazioni e le interviste in TV!
magari ogni tanto si dedichino ai processi...
quanto all'indipedenza ricordate che fine a fatto il risultato del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati? nel cestino alla faccia della democrazia!!!
e chi devono ringraziare i magistrati per questa IMPUNIBLITA' GARANTITA?

riccardo uccheddu ha detto...

Un caso tipico di giustizia per così dire a 2 velocità è costituita, secondo me, dalla sentenza di reintegro al lavoro dei 3 operai di Melfi...
Operai che la Fiat si è finora rifiutata di "reintegrare" ed ai quali elergisce lo stipendio ma impedisce il rientro al lavoro.
Come sarebbero andate le cose se il giudice avesse dato torto ai 3 lavoratori e loro si fossero presentati comunque al lavoro, pretendendo di lavorare ma non avendone il diritto?