sabato 6 marzo 2021

Ministro, non dia carta bianca alla scorrettezza.



Egregio Ministro, 

Le staranno pervenendo in queste settimane, dalla Procura Generale della Cassazione, le richieste di benestare a favore dei magistrati “petulanti”, magari gravemente petulanti, quelli che, anteponendo l’ego al servizio, scalpitano per ottenere il posto direttivo, quello in Cassazione e spesso nella stessa Procura Generale che delle istanze assolutorie è oggi la mittente. 

Signor Ministro, né il PG né Lei siete giudici disciplinari, ma soltanto titolari della relativa azione. 

Gli unici.

Obbligato per legge ad esercitarla il PG, facoltizzato il Ministro. 

Come a nessuno sfugge, l’obbligatorietà dell’azione disciplinare era un rischio al quale il legislatore s’è sottratto prima ancora di far entrare in vigore la riforma del 2006, introducendo la “cestinazione” delle notizie di illecito, in concorso tra la procura Generale ed il potere politico del quale Lei è oggi espressione (art. 16, comma 5 bis,  d. lgs. n. 109 del 2006).   

Dell’obbligatorietà dell’azione l’esatta antitesi. 

Lei, Signor Ministro, assecondando l’esenzione dei raccomandati dal vaglio del loro giudice, la Sezione Disciplinare del CSM, assumerebbe responsabilità non sue, che non ha concorso a creare. 

Tanto più se considera che quel giudice ha già smentito l’impostazione minimizzante della Procura Generale (sentenza n. 139 del 2020).

Chi, per legge, dovrebbe sostenere l'accusa la coinvolge nel sottrarre materia al doveroso controllo del Giudice, la Sezione Disciplinare del CSM.   

Non dia carta bianca al sistema della raccomandazione, del sotterfugio, della faziosità, della lottizzazione. 

Lei è il Ministro della Giustizia.


Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 4 marzo 2021

Il cavallo zoppo


di Natalia Ceccarelli - Magistrato 

La corruzione  consiste nell’accordo (c.d. pactum sceleris) tra un funzionario pubblico e un soggetto privato, per il quale il primo accetta dal privato un compenso non dovutogli, in sostanza  vendendogli le proprie attribuzioni.

Il ricorso alle intercettazioni, anche tramite captatore informatico,  per l’accertamento dei reati di corruzione è stato introdotto dal dlgs. 216/2017, che ha attuato la delega 103/2017, di modifica al codice penale, di procedura penale ed all'ordinamento penitenziario.

Tra le principali novità del decreto legislativo vi è,  all’articolo 6, l’ammodernamento della disciplina sui trojan horse, ovvero quelle intercettazioni di comunicazioni o conversazioni mediante immissione di captatori informatici in dispositivi elettronici portatili. Che, in virtù di detta normativa di recente introduzione, non possono essere mantenuti attivi senza limiti di tempo o di spazio, ma devono essere governati da remoto secondo specifiche indicazioni del pubblico ministero e che, per legge, vanno disattivati in ambiente domiciliare salvo che si abbiano elementi per ritenere che proprio in tale ambito si stia svolgendo l’attività criminosa oggetto dell’indagine, limite  che non opera solo per i  delitti più gravi, quelli di mafia e terrorismo, di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del Codice di procedura penale.

L’accertamento dell’attività criminosa, ove s’ipotizzi un’attività corruttiva ancora in corso, come quella che aveva  condotto all’iscrizione del nominativo di Luca Palamara nel registro degli indagati presso la Procura della Repubblica di Perugia, implicherebbe la “presa diretta” di due condotte: quella del corruttore e quella del corrotto.

Difficilmente all’accertamento dell’una non si accompagna analoga attenzione anche all’altra. Perché certe cose si fanno (almeno) in due.  

Era pertanto piuttosto  logico domandarsi  - come ha fatto Nino Di Matteo che,  essendo anche giudice disciplinare dei compresenti di Luca Palamara all’Hotel Champagne,  lo ha a sua volta domandato agli agenti di polizia giudiziaria - come mai l’indagante non avesse pensato di sottoporre a captazione anche il corruttore (l’imprenditore Fabrizio Centofanti), anziché limitarla al solo presunto corrotto. 

 V’è da dire, inoltre, che per altri soggetti nei cui confronti s’era tentata analoga operazione intrusiva, essa non andò a buon fine (Longo, Amara e Calafiore). 

Di qui la domanda che il dott. Nino Di Matteo ha rivolto agli operanti interrogati nel corso del giudizio disciplinare “Come mai si è scelto di intercettare il presunto corrotto e non il presunto corruttore?” 

Le cronache riferiscono di un certo imbarazzo dei finanzieri che, alla fine, eseguono le direttive loro impartite da altri e quindi la legittima curiosità del dott. Di Matteo andrebbe soddisfatta ripetendo quella stessa domanda a chi può rispondere con cognizione di causa.  

Domanda, peraltro, che nessuno sembra aver posto nel processo disciplinare contro il dott. Luca Palamara  già conclusosi con la sua velocissima  condanna alla destituzione. 

Vero è che il trojan inoculato nell’apparecchio telefonico di Luca Palamara -  per quanto “unilaterale” pur a fronte di un’ipotesi di reato necessariamente plurisoggettiva -   ha comunque illuminato un fenomeno molto più ampio che s’era meritato, quando ancora non coinvolgeva magistrati di tutte le appartenenze, l’accostamento alla famigerata P2 ad opera di un consigliere superiore. 

Salvo sminuire il tutto a fatti irrilevanti -  persino disciplinarmente  - quando è poi emersa la vastità del fenomeno che coinvolge centinaia di magistrati. 

E tutto ciò scrutando nel telefono di uno solo dei tanti consiglieri superiori.

Sebbene certe cose si facciano necessariamente in gruppo ... 


Continua - Leggi tutto l'articolo

mercoledì 3 marzo 2021

Dimenticate Donatella !



di Massimo Vaccari - Magistrato 

Domenica scorsa “Il Fatto Quotidiano” ha  pubblicato la notizia che Donatella Ferranti, già segretario generale del Csm, per numerosi anni, già ex presidente della commissione giustizia della camera, in quota PD, e dal 2017, concluso il mandato parlamentare, consigliere di cassazione, ha comunicato all’associazione nazionale magistrati le proprie dimissioni dal sindacato delle toghe.

La decisione, secondo quanto riportato dal quotidiano, è finalizzata ad evitare il giudizio del collegio dei probiviri dell’A.N.M. , al quale la consigliera di cassazione sarebbe stata probabilmente sottoposta, al pari di altri magistrati che, secondo quanto risulta piuttosto chiaramente dalle chat acquisite nell’indagine penale su Luca Palamara, avevano raccomandato a quest’ultimo nominativi di colleghi per la loro nomina ad incarichi direttivi.

In un precedente articolo di questo blog avevamo illustrato nel dettaglio i messaggi tra la dott.ssa Ferranti e l'ex presidente della ANM, che davano conto del pressante interessamento della prima alla nomina di almeno due colleghi, il dott. Turco e il dott. Salzano, rispettivamente a presidente del Tribunale di Viterbo e a sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, nomine poi puntualmente avvenute, seppure in date successive alla scadenza del mandato consiliare di Luca Palamara.

Ora giunge la notizia delle dimissioni della Ferranti dalla Anm.

La scelta non può né deve sorprendere più di tanto i nostri lettori  poiché costituisce una exit strategy che viene spesso utilizzata da magistrati che intendono sottrarsi ad un giudizio disciplinare (in sede di Csm o di Anm)  e, del resto, è stata già adottata anche da Cosimo Ferri, sottoposto a procedimento disciplinare in relazione alla vicenda della nomina del Procuratore di Roma.

Sempre il Fatto quotidiano ha riferito anche che la Ferranti avrebbe richiesto alla magistratura di Perugia di cancellare le chat che la riguardano, in quanto violerebbero la sua privacy.

Questa pretesa appare davvero sorprendente, sia “in fatto che in diritto”, come usa dire tra i giuristi.

Infatti le chat in questione sono ormai di pubblico dominio da mesi, essendo state pubblicate e commentate su diversi quotidiani, anche dalla stessa Ferranti che ha tentato di darne pubblicamente (http://www.tusciaweb.eu/2020/06/tutti-sanno-ceno-casa) una spiegazione, invero alquanto inconsistente, come avevamo già evidenziato nel precedente articolo.

Per di più esse sono state rilanciate e diffuse sul web, cosicchè, quand’anche la dott.ssa Ferranti ottenesse la cancellazione della copia delle chat acquisita nel procedimento penale, il loro contenuto rimarrebbe pubblicato negli articoli sopra citati e invocare un diritto all’oblio appare estremamente prematuro.

A prescindere da tali considerazioni di fatto non va poi dimenticato  che la pubblicazione delle chat in questione è avvenuta in attuazione di un diritto costituzionale, quale quello all’informazione,  che prevale sicuramente su quello alla privacy quando le notizie, anche di carattere privato, siano di interesse pubblico e nel caso di specie non è dubbio che esista un simile interesse se si considera che le conversazioni sono intercorse tra due soggetti che, all’epoca dei fatti, ricoprivano incarichi istituzionali, (Palamara, ex presidente dell’Anm, quello di membro togato del Csm e la Ferranti quello di presidente della commissione giustizia della Camera dei deputati (si veda il provvedimento del Garante della privacy n. 29 del 27 gennaio 2016, sulla liceità della pubblicazione su un blog  di notizie e commenti che comportano un trattamento di dati personali, riguardanti un personaggio pubblico).

Ancora, occorre evidenziare che le conversazioni saranno sicuramente state trasmesse alla Procura Generale e al Csm per le valutazioni di rispettiva competenza

E invero la condotta da esse desumibile pare avere rilievo disciplinare sebbene non sia espressamente contemplata nella casistica esemplificativa di cui alla direttiva del procuratore generale della Cassazione sui criteri di valutazione delle condotte emergenti dalle chat.

E’ difficile infatti contestare che essa integri la grave scorrettezza nei confronti di altri magistrati, di cui all’art. 3 lett. a) d.lgs. 109/2006, perché l’etero promozione in questo caso ha prodotto un accordo che ha portato al risultato richiesto ovvero alla nomina dei due segnalati.

Siamo quindi ben lontani da semplici espressioni di manifestazione del pensiero.

A ben vedere può ritenersi realizzata una fattispecie di illecito anche più grave, quella della lett. d) dell’art. 3, lett. i) d. lgs. 109/2006, ad aderire alla valutazione espressa dalla Gec della stessa Anm che, in  un comunicato del 19 maggio del 2020, proprio in relazione alle chat in questione, aveva giudicato “ingiustificabile e pericolosa ogni iniziativa assunta da membri del Parlamento o da appartenenti ad altri organi dello Stato - ancor più   se magistrati -  volta ad orientare le scelte compiute dal Consiglio Superiore nell’ambito dei propri  compiti istituzionali, ciò risolvendosi in una lesione delle prerogative del Governo Autonomo della magistratura, previste dalla Costituzione a tutela dell'autonomia e indipendenza della magistratura e, dunque, a presidio di valori essenziali nell'assetto democratico del nostro Paese si astiene da ogni intervento che non corrisponda ad esigenze istituzionali sulle decisioni concernenti promozioni, trasferimenti, assegnazioni di sede e conferimento di incarichi”.

Allo stato non è dato sapere se sia stata esercitata l’azione disciplinare nei confronti della dott.ssa Ferranti.

Ad un simile iniziativa non pare possa essere di ostacolo la circostanza che ella rivestisse la qualità di parlamentare all’epoca dei fatti poiché analoga situazione non ha impedito alla Procura Generale di avviare l’azione disciplinare nei confronti di Cosimo Ferri, per i fatti che lo riguardano.

A questo punto un chiarimento sul punto è doveroso dal momento che la pubblicazione della notizia della eccentrica richiesta della dott.ssa Ferranti ha riacceso i riflettori mediatici su questa vicenda già di per sé indubbiamente rilevante.

 



Continua - Leggi tutto l'articolo

martedì 2 marzo 2021

Pulpiti e prediche: di politica non si parla, si fa!


di Lorenzo Matassa - Magistrato 

Ho di recente ascoltato l’intervista del Vice Presidente del CSM, Avvocato David Ermini, resa alla giornalista Alessandra Sardoni nel corso del programma "Omnibus" andato in onda su "La7". 

Trascriverò le sue parole perché davvero ho avuto qualche difficoltà a ritenerle reale frutto del suo pensiero. 

Dirò tutta la verità. 

Ho ritenuto, in un primo momento, che questa dichiarazione fosse una clamorosa "fake news". 

Addirittura, ho nutrito il sospetto che qualcuno avesse magistralmente imitato l’uomo che stava parlando. 
Tuttavia, la consonante toscana aspirata e la verifica integrale del filmato mi hanno permesso di escludere ogni dubbio. 

L’Avvocato Ermini ha davvero pronunciato queste parole: "Ora dico una cosa... questo lo penso, perché lo penso davvero. Ci sono delle cose che i magistrati non possono fare. Neanche in privato. Quelle di commentare, di giudicare, di parlare di politica. Di interessarsi di cose che non sono inerenti all'attività giurisdizionale. Ci sono delle cose che alcune persone non le possono fare. Ed in questo caso, i magistrati non devono permettersi di parlare di queste cose qua. Perché non sono nella loro competenza..." 

Appartengo a questa categoria umana che avrebbe un minorato diritto costituzionale in termini di azioni, pensieri e libertà.

Continuerò, malgrado il proclama prescrittivo, ad esercitare i miei diritti e le mie facoltà e non (solo) perchè sono esplicitamente riconosciuti in una norma della Carta Fondamentale (articolo 21, comma primo) e dalla suprema interprete di quella Legge (sentenza n. 100/1981). 

Commenterò, giudicherò, parlerò di politica e mi interesserò di “queste cose qua” contro ogni possibile divieto. 

È bene spiegare anche il perché. 

Perchè, di fronte alla delittuosa deriva correntocratica, il silenzio e l’ignavia diventano la più colpevole tra le complicità. 

Dirò di più. Invito tutti i colleghi di buona volontà e che hanno a cuore il futuro della Giustizia nel nostro Paese a sottoscrivere l’appello al Presidente della Repubblica. Senza timore alcuno. 

Ci guidino, in questo senso, le parole di Martin Luther King: “Ho paura del silenzio degli onesti...” 

Che questo pensiero governi le anime di tanti coraggiosi magistrati affinché si permettano di parlare di queste cose qua… 

D’altronde, se dovesse capitare di leggere la nostra Carta Fondamentale, vi si troverebbe scritto (è l’articolo 101) il principio secondo cui “i giudici sono soggetti soltanto alla Legge” e non alle personali interpretazioni improvvisate nel corso di un talk show televisivo… 

p.s.: per visualizzare il video da mobile cliccare qui.  

Continua - Leggi tutto l'articolo

lunedì 1 marzo 2021

La moglie di Cesare



Chi indaga sulle indagini e  chi vigila sui relativi tempi? 

Ieri sera Luca Palamara intervistato da Giletti ha detto con molta chiarezza che i primi sentori dell’interessamento della procura di Perugia nei suoi confronti risalivano a circa un anno e mezzo prima dell’ufficializzazione della pendenza di indagini, sulla scorta di elementi noti da molto tempo.

Ufficializzazione appresa, per giunta, da un giornalista, Giovanni Bianconi (è stato mandato l’audio dell’intercettazione). 

L’idea che la tempistica non fosse casuale si scorge tra le righe della narrazione. 

Palamara nutre il dubbio che la sua “spada di Damocle”  fosse guidata senza inconsapevolezze. 

E questo implica variegate possibilità sul piano procedimentale che vanno scandagliate. 

Cosa che per noi è possibile solo sul piano astratto, ma per un indagante sulle indagini  potrebbe essere interessante materia concreta. 

La notizia di reato. 

E’ la conoscenza, comunque acquisita da una procura della Repubblica,  di un fatto penalmente rilevante, sul quale indagare. Quando risulti anche l’identità della persona o delle persone alle quali esso sia attribuibile scatta l’obbligo di iscrizione di quei soggetti nel registro delle notizie di reato. 

L’inquirente che consapevolmente ritardi, anche di un solo giorno, quell’adempimento incorre in responsabilità disciplinare (Luigi De Magistris venne punito per aver “nascosto” poche ore un’iscrizione temendo, fondatamente oppur no non sta a noi dirlo, la presenza di “talpe” nel suo ufficio).  

Ciò in quanto la legge non vuole due cose.

Che i cittadini siano perennemente esposti alla “volontà”,  più che al dovere,  delle procure della Repubblica che non sono pertanto libere di fare ciò che vogliono.

Che le indagini abbiano un inizio certo ed una fine prevedibile.

Se ad assicurare questa seconda finalità  esiste il presidio di un “giudice”, la prima può sfuggire ai controlli.

Il termine di durata delle indagini preliminari è infatti prorogabile dal giudice per le indagini preliminari, ricorrendo alcuni presupposti che non sempre vengono tenuti nella giusta considerazione e quindi si prorogano i termini di indagini in realtà mai fatte, dando campo libero ai PM svogliati o con poche idee, sulla pelle dei cittadini. Ma deve trattarsi di eccezioni, sicuri che ogni provvedimento di proroga risulterà ampiamente motivato con l’intensa attività inquirente già svolta e che ha aperto visuali ulteriori, ancora da esplorare.
 
Non sarebbe un buon vigilante, invece, il GIP che concedesse proroghe immotivate, avallando la pigrizia dell’inquirente che non ha fatto nulla. E’ l’ipotesi dell’inquirente svogliato o, al contrario, troppo indaffarato.  Siamo nell’ambito della patologia, ma di una patologia da inedia o da stress.
 
Il problema serio, determinato dalla mancanza di un accurato controllo del rispetto dei termini delle indagini ad opera del GIP, sorge quando il PM sia lento non per sua natura o per il superlavoro, ma quando egli volutamente proceda coi tempi che si sceglie lui, confidando nel lassismo dell'"angelo  custode” delle garanzie del cittadino (il GIP).

In questi casi il “tempo” delle indagini diviene esso stesso materia di polemica ed oggetto del contendere. 

Fenomeno non nuovo sol che si ponga mente alle diatribe suscitate dagli avvisi di garanzia “ad orologeria”, tante volte emerse  in passato a fronte di indagini su personaggi eccellenti. 

Torniamo alle dichiarazioni di Luca Palamara di ieri sera. 

Egli ha in sostanza denunciato che gli addebiti a suo carico siano stati fatti emergere con notevole ritardo e non senza una precisa finalità: impedire che la scelta del Procuratore di Roma ricadesse sul dott. Viola, quello che il TAR ha ritenuto all’apparenza più titolato  di quello poi effettivamente indicato dal CSM. 

Denuncia di fatti al limite dell’eversione,  perché ne risulta condizionata anche l’azione del CSM, organo di rilevanza costituzionale. 

Che quel condizionamento abbia funzionato lo ha spiegato il dott. Piercamillo Davigo: il dott. Viola era stato eliminato dalla competizione per la Procura di Roma proprio dalle trame  captate dal trojan all’Hotel Champagne, senza che contassero  più né il suo valore né la sua indiscussa onestà. E’ bastato il solo  “sospetto” a farlo fuori: Cesare vuole in moglie solo procuratori della Repubblica  di Roma che tutti possano reputare "illibati".  
  
Se ieri sera Palamara fosse stato convincente, vi sarebbe dunque  materia per un processo sul processo, per delle indagini sulle indagini. 
   


Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 28 febbraio 2021

Commissione non sente, sistema non duole

 


E’ apparso ieri un interessante articolo a firma di Francesco Storace che dà conto dei forti contrasti insorti in Commissione Parlamentare Antimafia sull’opportunità di dare la parola a Luca Palamara. 

Eppure l’iniziativa di ascoltarlo era stata proposta, autorevolmente, dal presidente della Commissione, l’On. Nicola Morra. 

Ed anche l’oggetto dell’esame non è di quelli banali: approfondire origine e finalità della confabulazione tra il Ministro dell’Interno dell’epoca (Marco Minniti) ed il dott. Luca Palamara circa la nomina, poi avvenuta, del nuovo Procuratore Nazionale Antimafia (per l’appunto), il dott. Federico Cafiero De Raho. 

Orbene, che non interessi ad una Commissione Parlamentare antimafia la preoccupante interlocuzione di un Ministro, per giunta il Ministro dell’Interno, sulla nomina del capo della procura nazionale antimafia è cosa molto sorprendente. 

Perché - al netto di rapporti privati ed amicali che potrebbero pur sempre emergere e quindi relegare il fatto nell’ambito dell’usuale sistema della “raccomandazione” che ormai pare essere la cifra del funzionamento del CSM, permeabile a qualsiasi pressione esterna - deve essere escluso con certezza, a tutela della stessa democrazia, che l’interessamento del Ministro dell’Interno al neo Procuratore Nazionale Antimafia non avvenisse a titolo personale, ma quale portatore degli interessi della maggioranza politica che sosteneva il suo governo, in contrapposizione con quelli dell’opposizione, per giunta con l’”aggravante” delle innumerevoli fonti di conoscenza di notizie riservate che proprio al Ministro dell’Interno fanno capo. 
 
Il tema può definirsi di enorme importanza e che se ne parli poco ne è solo una severa conferma. 

Un’ultima chiosa. 

E’ addirittura divertente che l’On. Pietro Grasso venga descritto come un forsennato attivista,  tutto teso ad impedire l’audizione del dott. Luca Palamara ad opera della Commissione parlamentare che anche lui compone, chiedendo ripetutamente la verifica del “numero legale” (di questo passo resteranno solo i numeri in quell’ambito).  

Dev’essere, sicuramente, un dispettoso contrappasso dantesco. 

Il “giudice” Pietro Grasso è diventato (meritoriamente) famoso per aver condotto processi contro la mafia, i più importanti dei quali sfociati in severe condanne proprio grazie alle dichiarazioni di un “pentito”, cioè di un soggetto che, precedentemente coinvolto nel sistema criminale, decise di allontanarsene ed offrire la sua collaborazione alla giustizia, anche a fronte di alcune garanzie e benefici. 

Il dott. Palamara in nulla è paragonabile a quel pentito, vuoi perché alcun illecito (neppure disciplinare) è stato definitivamente accertato a suo carico, vuoi perché egli offre la sua collaborazione senza invocare contropartite di sorta. 

Eppure tutti fuggono al cospetto di ciò che potrebbe e vorrebbe dire. 

V’immaginate il giovane giudice Pietro Grasso lasciare in tutta foga l’aula d’udienza all'ingresso del pentito per non ascoltare ciò che ha da dire? 

Si sarebbe perso tutto il meritato successo, anche da uomo politico, che proprio quel pentito ne ha decretato.



Continua - Leggi tutto l'articolo

sabato 27 febbraio 2021

Posta "raccomandata"




 di Rosario Russo - Magistrato  



Domandare è lecito, rispondere è cortesia  

DOTT. LUCA PONIZ

già Presidente dell’A.N.M.

 

DOTT. GIUSEPPE SANTALUCIA

Presidente dell’A.N.M.

 

Illustrissimi Magistrati,

nel corso della adunanza del Consiglio Direttivo Centrale, svoltasi il 6 febbraio 2021, avete ritenuto non condivisibili le critiche da più parti mosse alla direttiva con cui, in data 22 giugno 2020, il P.G. presso la Suprema Corte ha ritenuto, in via generale e preventiva, che:

«Applicando questi principi, ed esemplificando, l'attività di autopromozione, effettuata direttamente dall'aspirante, anche se petulante, ma senza la denigrazione dei concorrenti o la prospettazione di vantaggi elettorali, non può essere considerata in violazione di precetti disciplinari, non essendo 'gravemente scorretta' nei confronti di altri e in sé inidonea a condizionare l'esercizio delle prerogative consiliari.


Continua - Leggi tutto l'articolo

Buone letture: da il Riformista del 5 febbraio 2021



di Andrea Mirenda - Magistrato 

Come non riconoscere, pur nel suo singolare andamento alterno, i grandi meriti di un piccolo trojan?

Questo simpatico cavallino, lasciato purtroppo solo nella stalla quando, invece, avrebbe potuto godere di ampia compagnia, ha definitivamente disvelato alla società civile ciò che - per la verità - era non solo già ampiamente noto, almeno all’interno della magistratura, ma, addirittura, già denunciato pubblicamente, da quasi 15 anni, da uno sparuto gruppo di coraggiosi magistrati non allineati al “rito scozzese' del pensiero unico giudiziario. È emerso quel mondo parallelo ed illegale creato dalle correnti, poi argomentatamente descritto dal dott. Palamara (con tanto di nomi, cognomi, date e riferimenti, nella pressoché totale indifferenza degli organi requirenti) come ”Il Sistema”.


Continua - Leggi tutto l'articolo

martedì 23 febbraio 2021

Nelle mani del Signore



di Natalia Ceccarelli - Magistrato 

Se una suora ci detta l’agenda, ragazzi, siamo messi male.

Suor Anna Monia Alfieri, ospite fissa di Nicola Porro ogni qual volta si parla di Luca Nazionale, dice la sua sulle prospettive di riforma della Giustizia.

Con occhi ispirati e voce vibrante l’indomita religiosa invoca, dal pulpito televisivo, la separazione delle carriere e l’inasprimento della responsabilità civile dei giudici.

Evoca, con tono grave, lo scellerato “caso Tortora” (per carità, autentica vergogna della Storia recente della Magistratura italiana, emblematico esempio della forza propulsiva dell’errore sulla carriera successiva degli antagonisti dello sfortunato presentatore), ma, ditemi voi, tutto questo che c’entra col Palamaragate?

E’ vero. 

Grande è la confusione sotto il cielo. 

La situazione è eccellente.

Ognuno dice la sua.

Il momento è propizio.

Ma propizio per cosa?

C’è il sospetto che, in tutta questa confusione, qualcuno possa approfittarne per oscurare i veri mali che le fatiche letterarie del Palamara hanno conclamato, per assestare, nel tafferuglio delle proposte in corso, il colpo finale alla già malconcia indipendenza della Magistratura.

Non la suora, Dio ce ne guardi, poiché mi pare mossa solo da santi propositi.

Ma … forse … mentre noi duelliamo - a colpi di proposte, comunicati e mozioni circolari - sulle chat a intermittenza e sull’elezione dell’autogoverno, l’Uomo Nero (non l’amatissimo gesuita della Pampa, no, non lui) trama per addomesticarci.

Che l’intrepida suora parli solo a titolo personale, o della comunità monastica dentro cui siede, o sia testimone del comune sentire dell’uomo della strada, o che, addirittura, lasci intravvedere, per averle intuite, le prospettive di riforma maturate in un certo ambiente giurecattolico, cui pure taluna stampa birichina associa il percorso formativo della neo Ministra, la cosa non può, in ogni caso, lasciarci indifferenti.

Non vorremmo che, al “modello di magistrato” di fiandachiana memoria, se ne sostituisse un altro, con velleità di ispirazione addirittura divina, finanche più partigiano del primo.

Il che è tutto dire.



Continua - Leggi tutto l'articolo

Il tempo di disunire?



di Eduardo Savarese - Magistrato 

Un tema su cui sto riflettendo da settimane è l’unità associativa. L’unità è invocata come un valore di per sé, e mi pare riferibile a due dimensioni: da un lato, l’ente rappresentativo della magistratura deve essere uno e uno soltanto (l’ANM); la voce che questo ente rappresenta, dall’altro, è auspicabile che sia a sua volta internamente unitaria. L’unità assurge a valore nella misura in cui è con essa che la magistratura italiana – si argomenta - può veramente tutelare se stessa e i principi costituzionali che ne disegnano l’architettura. 

La mia percezione attuale dell’unità è molto diversa. Non mi sembra più un valore, tanto meno un valore assoluto. Mi risuona più come un dogma, come una verità indiscutibile a priori. Oggi come non mai, invece, credo che abbiamo bisogno di mettere in discussione molte verità che ci sono sembrate indiscutibili sino a ieri. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

lunedì 22 febbraio 2021

Lettera al Capo dello Stato




Pubblichiamo la lettera, aperta alla adesione di tutti i cittadini, con la quale un significativo numero di magistrati indipendenti di tutta Italia ha chiesto al Capo dello Stato di intervenire, nell'ambito delle sue prerogative, per rimediare alle gravi distorsioni dell'autogoverno della magistratura, disvelate dallo scandalo meglio noto come Magistropoli.
--------------------------------------------------------------------

AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

anche nella Sua qualità di

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA


LETTERA APERTA

Signor Presidente,

Le scriviamo avendo ben presente il Suo discorso del 21 giugno 2019 al Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, nel quale esprimeva, con fermezza, il grave sconcerto e la riprovazione per la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati, evidenziando come tali fenomeni avessero pesantemente compromesso il prestigio e l’autorevolezza dell’Ordine Giudiziario.

In quel discorso, Ella sollecitava modifiche normative per impedire l’inaccettabile costume che si era manifestato, augurandosi che il Parlamento provvedesse ad approvare un’adeguata legge di riforma delle regole di formazione del CSM.

È tornato sul concetto un anno dopo, il 29 maggio 2020, quando, imperversando e intensificandosi ulteriormente lo scandalo che sta abbattendo completamente la credibilità delle istituzioni giudiziarie, attraverso una nota del Suo Ufficio stampa, nell’evidenziare come in quel momento non potesse farsi luogo allo scioglimento del CSM, Ella ha ribadito come sia compito del Parlamento quello di predisporre e approvare una legge che preveda un Consiglio Superiore della Magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi.

In tale occasione, prendendo atto che Governo e Gruppi parlamentari avevano annunziato iniziative in tal senso e auspicando che si approdasse in tempi brevi a una nuova normativa, considerava come fosse improprio un messaggio del Presidente della Repubblica al Parlamento per sollecitare iniziative legislative annunciate come imminenti.

Oggi, un altro anno è passato ma, con grande rammarico, dobbiamo prendere atto che il Suo accorato auspicio è rimasto inevaso e che le iniziative legislative, pur annunciate come imminenti, sono ben lungi dal tradursi in realtà.

Nel frattempo, lo scandalo continua a imperversare e, lungi dal placarsi, è costantemente alimentato dall’uscita di nuove e allarmanti notizie che rendono il quadro complessivo sempre più inquietante e inaccettabile.

Al netto di ogni tentativo di strumentalizzazione, di cui siamo pienamente consapevoli, riteniamo che i fatti, come pubblicamente esposti dagli organi di informazione, siano troppo gravi per rimanere inesplorati e non verificati.

Si avverte, inoltre, una profonda contraddizione rispetto all’esigenza di trasparenza e completa conoscenza di quanto risultante dagli atti. Ufficialmente, essi sono confinati nelle mani di poche Autorità; di fatto, però, sono nella disponibilità di tantissimi, a cominciare dai media. Così, in questo contesto delicatissimo, il rischio di un loro uso strumentale e distorto, condizionato da convenienze e scopi particolari, è straordinariamente grave.

D’altra parte, si resta attoniti e increduli nel constatare, pur a fronte di fatti che imbarazzano varie articolazioni delle istituzioni giudiziarie come mai accaduto in precedenza, una diffusa inerzia rispetto a iniziative che sarebbero tanto naturali quanto doverose.

Tra coloro che sono stati investiti dalle rivelazioni dei mezzi di informazione, infatti, solo una parte, pur significativa ma certamente non completa, ha liberato l’Istituzione che rappresentava dal peso di una situazione divenuta oggettivamente insostenibile, facendo un passo indietro, con le dimissioni da taluni incarichi ricoperti o con l’anticipato abbandono dell’Ordine giudiziario.

Al contempo, in relazione a comportamenti che nell’esercizio delle funzioni non esiteremmo a censurare con fermezza, non solo difettano le doverose iniziative delle autorità competenti ma, sotto il profilo disciplinare, si è anche registrata l’adozione di una generale direttiva assolutoria, col conseguente rischio che comportamenti di tale genere, anziché essere sanzionati, siano avallati e ulteriormente incentivati.

Allarma, al riguardo, apprendere dal racconto di un ex Presidente dell’ANM ed ex membro del CSM – che non risulta né smentito né oggetto di querele – che comportamenti di questo tipo sarebbero stati realizzati da chi, nominato proprio in nome di una forte discontinuità con il comportamento del suo predecessore costretto alle dimissioni, avendo il compito istituzionale di curare l’interesse pubblico al rispetto della disciplina da parte degli appartenenti all’ordine giudiziario, ha adottato siffatta generale direttiva.

Frattanto, il tempo passa e per tutti i magistrati che non si riconoscono nelle perverse dinamiche disvelate dalle inchieste – vittime anch’essi, insieme ai cittadini tutti, di tali meccanismi – diventa sempre più flebile la speranza dell’avvio di quelle iniziative che stanno da tempo chiedendo a gran voce e che Ella ha fortemente auspicato.

Il vano trascorrere del tempo, inoltre, anche in ragione dei termini normativamente previsti per l’accertamento delle condotte dei singoli, pone a rischio ogni possibilità di futura verifica, tanto da farci ritenere auspicabile l’intervento di una Commissione Parlamentare di inchiesta volta a fare definitiva chiarezza.

E tuttavia, pensiamo di non potere rassegnarci alla inerzia.

Siamo da tempo e restiamo fermamente convinti che la via per il ripristino della credibilità della Giurisdizione, oltre che per un’inequivoca e pubblica risposta agli appelli alla trasparenza (troppo spesso elusi, strumentalizzati o del tutto inevasi), passi ineludibilmente per una radicale riforma dell’Ordinamento giudiziario.

Avvertiamo, in questo, perfetta sintonia con quanto Ella, purtroppo finora inascoltata, ha così autorevolmente e ripetutamente sollecitato.

Due dovrebbero essere, a nostro giudizio, i punti essenziali e imprescindibili di tale iniziativa:

l’inserimento del sorteggio nella procedura di selezione dei componenti del CSM e la rotazione degli incarichi direttivi e semi-direttivi.

Lungi dall’essere in contrasto con la Carta costituzionale, specie ove seguito da una elezione successiva tra un numero predeterminato di candidati estratti a sorte (e non il contrario, come, forse non a caso, alcuni esponenti delle c.d. correnti hanno in passato proposto), il sorteggio rappresenta l’unico sistema idoneo a garantire l’imparzialità della funzione di autogoverno e l’effettività dei principi di distinzione dei magistrati soltanto per diversità di funzioni, di indipendenza dei magistrati e di soggezione dei giudici soltanto alla legge.

La rotazione, a sua volta, è in grado di eliminare in radice il carrierismo e la concentrazione di potere in mano a pochi, fenomeno preoccupante e dei cui effetti distorsivi e dannosi le recenti cronache ci hanno resi tutti ancor più consapevoli.

La rotazione negli incarichi direttivi e semi-direttivi sulla base di criteri legali – onde selezionare non i presunti “migliori”, la cui scelta può troppo facilmente avvenire in base alle distorte logiche che abbiamo appreso con sconcerto essere state non infrequenti, ma magistrati adeguati, temporaneamente addetti a compiti organizzativi – costituisce l’antidoto più efficace contro la degenerazione correntizia, che nella distribuzione degli incarichi secondo criteri di appartenenza trova la sua più intensa e frequente espressione, nonché, al contempo, la vera garanzia di un servizio adeguato e di una giurisdizione effettivamente indipendente e imparziale.

Per queste ragioni Le chiediamo, nel Suo ruolo di garante della Costituzione, di intervenire affinché sia finalmente intrapreso il cammino per l’eliminazione dei fattori distorsivi dell’imparzialità e buon andamento della funzione di autogoverno, ripristinando la legalità delle sue dinamiche; siano rimosse le cause che hanno condotto alla grave delegittimazione di articolazioni essenziali dell’Ordinamento Giudiziario e del Sistema di autogoverno della Magistratura; sia assicurato l’allontanamento da tali ruoli di coloro che non sono risultati all’altezza del compito.

Le chiediamo, signor Presidente, di tornare a intervenire con la Sua autorevolezza, per avviare finalmente l’ormai non più differibile azione di recupero della fiducia di cui l’Ordine Giudiziario e la gran parte dei Magistrati meritano di godere, e della credibilità della Giurisdizione, baluardo prezioso ed essenziale dello Stato di diritto delineato dai nostri Costituenti.

Roma, 19.2.2021

1) Gianluca Alessio (Corte Appello Venezia)

2) Cristina Angeletti (Tribunale Verona)

3) Maria Angioni (Tribunale Sassari)

4) Valeria Ardito (Procura Verona)

5) Giuseppe Artino Innaria (Tribunale Catania)

6) Milena Balsamo (Corte di Cassazione)

7) Francesco Bretone (Procura Bari)

8) Sabrina Carmazzi (Procura Livorno)

9) Cristina Carunchio (Procura Vicenza)

10) Giuliano Castiglia (Tribunale Palermo)

11) Natalia Ceccarelli (Corte Appello Napoli)

12) Isabella Cesari (Sorveglianza Verona)

13) Massimo Corleo (Appello Palermo)

14) Enrico D’Alfonso (Tribunale Firenze)

15) Edoardo D’Ambrosio (Tribunale Lecce)

16) Donato D’Auria (Tribunale di Pisa)

17) Matteo De Micheli (Procura Torre Annunziata)

18) Gianluigi Dettori (Tribunale Cagliari)

19) Desirée Digeronimo (Procura Roma)

20) Gabriele Di Maio (Corte Appello Salerno)

21) Laura Di Marco (Tribunale Roma)

22) Stefania Di Rienzo (Corte Appello Bologna)

23) Davide Ercolani (Procura Rimini)

24) Giovanni Favi (Giudice Torre Annunziata)

25) Clementina Forleo (Tribunale Roma)

26) Andrea Fusco (Procura Palermo)

27) Alfredo Gagliardi (Procura Palermo)

28) Fabrizio Garofalo (Tribunale La Spezia)

29) Carmen Giuffrida (Esperto nazionale distaccato Consiglio UE)

30) Consiglia Invitto (Corte Appello Lecce)

31) Paolo Itri (Procura Napoli)

32) Giuseppe Laghezza (Tribunale Pisa)

33) Annamaria Laneri (Appello Brescia)

34) Fedele Laterza (Procura Firenze)

35) Concetta Maria Ledda (Procura Generale Catania)

36) Alessio Liberati (Tribunale di Roma)

37) Felice Lima (Procura Generale Messina)

38) Cristina Lo Bue (Tribunale Palermo)

39) Livia Magri (Tribunale Verona)

40) Giulia Malaponte (Tribunale Palermo)

41) Massimo Mannucci (Procura Livorno)

42) Marco Mansi (Procura Massa)

43) Ambrogio Marrone (Tribunale Bari)

44) Lorenzo Matassa (Tribunale Palermo)

45) Anita Mele (Corte Appello Salerno)

46) Giorgio Milillo (Procura Udine)

47) Fabrizio Minutoli (Tribunale Palermo)

48) Andrea Mirenda (Sorveglianza Verona)

49) Fabrizio Molinari (Tribunale Palermo)

50) Ida Moretti (Tribunale Benevento)

51) Mario Morra (Tribunale Milano)

52) Pietro Murano (Tribunale di Pisa)

53) Ester Nocera (Procura Firenze)

54) Gabriella Nuzzi (Tribunale Napoli)

55) Andrea Reale (Tribunale Ragusa)

56) Roberto Riggio (Tribunale Palermo)

57) Guido Salvini (Tribunale Milano)

58) Daniele Sansone (Procura Palermo)

59) Nicola Saracino (Corte Appello Roma)

60) Stefano Sernia (Tribunale Lecce)

61) Margherita Sitongia (Tribunale Castrovillari)

62) Elisabetta Stampacchia (Tribunale Palermo)

63) Antonella Tenerani (Procura Livorno)

64) Eugenia Tommasi di Vignano (Tribunale Verona)

65) Anna Maria Torchia (Corte Appello Catanzaro)

66) Massimo Vaccari (Tribunale Verona)

67) Luciano Varotti (Appello Bologna)

68) Nicola Valletta (Tribunale Chieti) 

69) Lydia Deiure, magistrato di sorveglianza, Taranto

70) Rosa Bia, Tribunale di Matera

71)  Francesco Chiavegatti, Tribunale di Verona

72) Elio Manenti, Tribunale di Ragusa

73) Massimo Galli, Tribunale di Treviso

74) Maria Grazia Omboni, magistrato in quiescenza

75) Rosario Russo, magistrato in quiescenza

76) Annagrazia Lenti, Tribunale Taranto

77) Carlo Maria Grillo, magistrato in quiescenza

78) Fabrizio Pelosi, Appello Genova

79) Eduardo Savarese, Tribunale Napoli

80) Gennaro Beatrice, Tribunale di Nola

81) Carla Frau Tribunale Siracusa

82) Santino Mirabella Tribunale Catania

83) Mario Coderoni Tribunale di Roma 

84) Massimo Moriconi Tribunale Roma 

85) Ettore Capizzi Appello Roma 

86) Salvatore Cantaro, magistrato in quiescenza

87) Biagio Roberto Cimini Appello Roma 

88) Valeria Vinci Procura Napoli Nord

89) Gigi Omar Modica, Tribunale di Caltanissetta 

90) Gerardina Cozzolino, Procura Santa Maria Capua a Vetere

91) Antonella Pini Bentivoglio Tribunale di Modena 

92) Graziella Arlomede Procura Napoli 

93) Francesco Chiaromonte  Tribunale sorveglianza Napoli 

94) Angela Sighicelli Procura Modena

95) Lorenzo Puccetti Appello Venezia

96) Pietro Zappia magistrato in quiescenza

97) Rocco Pavese Appello Potenza

98) Sergio Mario Tosi Tribunale Lecce

99) Alberto Iannuzzi Appello Potenza

100) Cristina Sala tribunale Palermo

101) Michele Guarnotta Tribunale Palermo

102) Enrico Bologna Procura Palermo

103) Vittorio Coppola  Procura Palermo

104) Patrizia Ferro Appello Palermo

105) Guglielmo Trovato, magistrato in quiescenza

106) Renza Cescon Procura Palermo

107) Giulia Amodeo Procura Palermo 

108) Maria Rosaria Sodano, magistrato in quiescenza

109) Maria Pia Ticino Procura Palermo

110) Clelia Maltese Tribunale Palermo

111)  Antonia Pavan Procura  Milano

112) Linda Comella Tribunale Napoli 

113) Francesca Lo Verso, Procura Generale Palermo

114) Silvana Ferriero Corte di appello Catanzaro

115) Franca Amadori Corte appello Roma 

116) Maria Luisa Paolicelli Corte appello  Roma 

117) Vladimiro Gloria Tribunale di Taranto

118) Erika Di Carlo Tribunale Palermo 

119) Lucia De Palo Corte appello Bari

120) Alessandro d'Altilia Tribunale di Sorveglianza Cuneo

121) Rosa Valenti magistrato in quiescenza

122) Bruno Tinti magistrato in quiescenza

123) Maria Procoli Corte Appello Bari

124) Giuseppe Costa Procura Generale Messina

125) Nunzia Tesone Corte Appello Napoli 

126) Ida D’Onofrio Corte  Appello Napoli

127) Anna Battaglia Procura Palermo

128) Paolo Gubinelli Procura Ancona 

129) Augusto Lama Tribunale Massa











Continua - Leggi tutto l'articolo

sabato 20 febbraio 2021

Un “sistema” incostituzionale.



Quello difeso dalle correnti dei magistrati e che ormai tutti riconoscono, grazie a Luca Palamara che ha finalmente detto la verità.

Nel recensire quel libro, sottolineavamo come esso assurga alla dignità di “saggio”: perché il pregio maggiore non sta nei singoli fatti che racconta (la cui veridicità spetta agli interessati contestare e non pare che in molti l’abbiano fatto) ma nella loro lettura, per l’appunto, “sistematica” che il testo suggerisce,  senza tuttavia imporla.

V’è raffigurato il “prodotto” dell’attuale assetto della magistratura italiana, consentito da leggi disinvolte che curandosi della lettera della Costituzione ne hanno, alla fine, tradito lo spirito. 

Ecco come ciò è avvenuto.


Continua - Leggi tutto l'articolo

Chat c'è, chat non c'è





Qui si è dato conto di come il Plenum del CSM, chiamato a nominare un Procuratore, abbia inaugurato la prassi di rispedire la pratica in Commissione perché tra gli aspiranti vi era chi, anni prima, si era auto-promosso per un altro posto con Luca Palamara, risultando ciò dalle chat estrapolate dal telefono di quest’ultimo e a disposizione del CSM.

Tale precedente disvela una situazione allarmante perché sono molti i colleghi che, direttamente o indirettamente, si sono rivolti, come è stato scritto, al “ras delle nomine”, ora segnalando o promuovendo se stessi o altri per questo o quel posto, ora denigrando questo o quel candidato.

Anche due procedure di selezione per importanti incarichi, attualmente in corso, quali il Procuratore Generale di Perugia (per il quale la Quinta Commissione ha proposto Sergio Sottani ed è attesa la decisione del Plenum) ed il Procuratore della Repubblica di Roma (per il quale, dopo il recente annullamento da parte del T.A.R. della nomina di Michele Prestipino, il CSM potrebbe presto tornare a deliberare) vedono interessati magistrati presenti nelle chat di Palamara mentre coltivano proprie o altrui aspettative.

Ciò che al CSM non è permesso è l'impiego delle chat a corrente alternata.

Sarebbe spudorato "cecchinaggio".

La situazione non è rassicurante.

Anzi, allarma non poco rilevare che più componenti dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura – a cominciare dal Vicepresidente – sono variamente e non positivamente coinvolti nelle vicende di Luca Palamara e delle sue chat.

Può questo Consiglio Superiore proseguire il suo cammino fingendo d'ignorarlo?



Continua - Leggi tutto l'articolo

venerdì 19 febbraio 2021

Le giovani mascotte



Creazione mastelliana fortemente voluta dalle correnti. 

Nel 2006, quale frutto di compromesso al ribasso tra la politica e la magistratura, venne sostanzialmente abolito il valore dell’anzianità nella selezione dei “direttivi”, quei magistrati che in sostanza smettono - o sostanzialmente sono in gran parte sollevati dall’impegno  - di scrivere sentenze e fare indagini per guardare il lavoro dei colleghi … più anziani. 

L’incarico direttivo in magistratura è ormai ridotto ad una vuota medaglietta che suggella l’appartenenza del prescelto. Nella sostanza egli non ha poteri effettivi sull’organizzazione dell’ufficio, eterodiretto dal centro, dal CSM,   in modo del tutto inefficiente com'è innegabile.  

Lo ha illustrato molto efficacemente Andrea Mirenda in sede di audizione presso la Commissione Giustizia. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

Poco raccomandabili



Probabilmente non è chiara, a troppi, la portata devastante della filosofia sposata dalla Procura Generale della Cassazione sul tema della raccomandazione in magistratura, come in altri settori dell’agire pubblico. 

La permissività fatta propria dalla Procura Generale, oltre a lanciare un segnale di pessimo auspicio anche per la pubblica amministrazione in generale,  compromettendone i valori  fondamentali dell’efficienza e dell’imparzialità, lascia spazio libero alle consorterie,  nei casi più gravi alle massonerie libere di penetrare nei gangli del sistema con estrema facilità. 

Le persone inclini alla raccomandazione sono, per la pubblica amministrazione e per la giurisdizione in particolare, dei soggetti “deboli” perché intrinsecamente inidonei ad incarnare il valore dell’imparzialità. 

Anelli deboli di una catena resa, così, insicura. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 18 febbraio 2021

Un gruppo solo al comando: Area Democratica per la Giustizia a presidio dello status quo.



di Nicola Saracino  - Magistrato  

E' tutto incostituzionale, tranne quello che il "sistema" ha rivelato di essere.

Questa la posizione di Area Democratica per la Giustizia. Giù le mani dal CSM, è suo; giù le mani dai posti di potere, li decide lei. 

Un'associazione privata.    

Che al sistema abbia partecipato a piene mani è confermato da  moltissime chat con Luca Palamara: dalla divisione dei posti, alle scomuniche di magistrati sgraditi, alla raccomandazione amorosa di quelli vicini, agli ingressi gratuiti allo stadio. 

E’ coperto l’intero ventaglio degli affari palamariani, escluso uno solo: sul procuratore di Roma non s’andava d’accordo. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

martedì 16 febbraio 2021

Buone letture: da il Riformista Napoli del 13 febbraio 2021



di Paolo Itri- Magistrato 

Nel mio recente romanzo II Monolite (edizioni Piemme, ottobre 2019) ho descritto il mastodontico Palazzo di giustizia come la spettrale parodia del semidesertico territorio lunare dove gli ominidi di 2001 Odissea nello Spazio si scontrano tra di loro per il controllo di una fonte d'acqua. Il misterioso oggetto kubrickiano che dà il titolo al libro, così granitico e immutabile, non è altro, in effetti, che una metafora del potere, così come esso ci appare, fuori e dentro quel Palazzo e particolarmente dentro la Magistratura, dove il Monolite rappresenta l'incontrastato dominio delle correnti interne alla potentissima Associazione nazionale magistrati. Quelle stesse correnti che - secondo l'ormai famoso best seller a firma del direttore Alessandro Sallusti - hanno esercitato per decenni una subdola forma di prevaricazione nei confronti dei magistrati ‘'disallineati" dal Potere o che si collocavano comunque fuori dal "Sistema". Quando, nell'estate del 2019, completai il mio romanzo - all'epoca del mio autoesilio alla Procura di Vallo della Lucania -, ero ben consapevo le che a causa di quel libro mi sarei fatto degli altri nemici (cosa che si è puntualmente verificata), eppure mai mi sarei immaginato il cataclisma che di lì a poco si sarebbe invece scatenato sull’onda del libro-intervista di Luca Palamara. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 14 febbraio 2021

Nessuno perderà per sempre



di Rosario Russo - Magistrato  

Alle ore 10,30 del 12 aprile 2018 la competente Commissione del C.S.M. vota per la nomina a Presidente di Sezione del Tribunale di Vigata. 

Concorrono due magistrati, il dott. Fortunato e il dott. Nessuno. 

La Commissione è presieduta dal dott. Malacoda . 

È Fortunato a prevalere e ad ottenere l’ambita carica.


Continua - Leggi tutto l'articolo

Buone letture: da il Riformista dell'11 febbraio 2021



Angela Stella intervista Clementina Forleo - Magistrato 

La dottoressa Clementina Forleo è una delle tante vittime dei meccanismi di strapotere delle correnti della magistratura: nel libro di Luca Palamara e Alessandro Sallusti, Il Sistema (Rizzoli),  il suo nome è citato undici volte a partire dal capitolo “Chi tocca la sinistra è Fuori". E infatti, come è noto, contro Forleo, ex gip ai Tribunale di Milano, ora in servizio in quello di Roma, fu emanato un vero e proprio anatema perché osò sfidare, come sostiene Palamara nel libro, sia la procura di Milano, considerata un «monolite, un fortino delle correnti di sinistra, non espugnabile», «sia la sinistra, nella primavera 2007 al governo». Clementina Forleo nel luglio 2008 fu addirittura trasferita da Milano a Cremona a seguito di una decisione dei plenum del Csm che rilevò una sua incompatibilità ambientale per le dichiarazioni rese alla trasmissione di Michele  Santoro Annozero sui «poteri forti» i quali, anche per il tramite di «soggetti istituzionali», avrebbero interferito nel le sue funzioni, proprio mentre da gip si stava occupando dell’inchiesta BNL Unipol. Il Tar prima e il Consiglio di Stato poi accolsero i ricorsi di Forleo che fu  reintegrata a Milano. Prima ancora era stata assolta dalla sezione disciplinare del Csm dall'accusa di aver violalo i suoi doveri per i contenuti dell'ordinanza con la quale, nel luglio del 2007, chiese alle Camere l’autorizzazione all’uso di intercettazioni che riguardavano alcuni parlamentari, tra cui D’Alema, Fassino e Latorre nell’ambito  della stessa vicenda. Insieme ad oltre cento colleghi, Forleo ha firmato qualche giorno fa una lettera in cui si chiede al Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi e al togato del Csm Giuseppe Cascini, di «smentire in modo convincente» il racconto di Luca Palamara che li ha chiamati in causa direttamente. In questa intervista ci tiene non tanto a fare la diagnosi del male che ha infettato la magistratura quanto a proporre tuia cura in un dialogo con la politica.


Dottoressa Forleo. Palamara nel suo libro l’ha definita “l'eretica” che ha osato sfidare certi poteri. Alla luce di quanto venuto fuori in questo ultimo anno e mezzo cosa si sente di dire?


Continua - Leggi tutto l'articolo

venerdì 12 febbraio 2021

Figli e figliastri





 di Carmen Giuffrida - Magistrato 
 
 
Dieci anni e mezzo di lotte, delusioni, lacrime, frustrazioni e solitudine.

Tanto è durata la battaglia di un magistrato italiano, lasciato solo dalle istituzioni nazionali e dalla Associazione Nazionale Magistrati a combattere nell'interesse della giustizia. Una lotta estenuante cominciata nel mese di aprile 2010 e finita il 28 Gennaio 2021, data in cui, dopo un ricorso in sede cautelare, tre giudizi di primo grado e due di appello, diventava definitiva la sentenza della terza sezione del Tribunale presso la Corte di Giustizia Europea. 

La sentenza finalmente riconosceva che la decisione di trasferimento adottata nei confronti del magistrato da parte del capo della missione europea di polizia in Bosnia Erzegovina (EUPM), Generale Stefan Feller, era finalizzata  "a sanzionare la ricorrente per aver denunciato, con una delle sue colleghe, presunte irregolarità in ordine alla gestione dell’EUPM".

In tanti, durante questi anni, avevano cercato di dissuaderlo dallo "sfidare" in sede giudiziaria  le istituzioni dell'Unione Europea.

Nell'ordine:

Il referente presso la Rappresentanza Permanente italiana aveva affermato che l'Italia non l'avrebbe supportato in una battaglia contro un capo missione tedesco e aveva aggiunto - affermazione sorprendente - che la Carta europea dei diritti fondamentali non trovava applicazione nell'ambito delle missioni europee. 


Continua - Leggi tutto l'articolo