giovedì 14 ottobre 2021

La mina costituzionale.



di Nicola Saracino - Magistrato 


Art. 24 della Costituzione: Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado di procedimento.

Articolo 111:  La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale.

Articolo 105: Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) ha deliberato a strettissima maggioranza  (8 voti contrari, 9 favorevoli, col solito ampio gruppo di astenuti).

Cosa ha deliberato? 

Di fare causa a Luca Palamara, costituendosi parte civile nel processo penale che lo vede imputato. 
In sostanza gli chiede i danni (i soldi), perché pensa che la sua immagine istituzionale prima dell’emersione della vicenda delle chat e dell’hotel champagne fosse migliore.  

Tutto opinabile ma (di solito) legittimo. 

Se perderà la causa pagherà le spese, fatti loro, delle parti. 

Perché la vicenda è interessante, allora? 

Ma perché l’iniziativa del CSM scatena un inedito conflitto tra i principi costituzionali contenuti negli articoli riportati in alto. 

Il CSM esercita  il diritto di azione, previsto dall’art. 24 Cost.  

Ma il CSM è anche l’organo che esercita sui magistrati e quindi anche sul giudice del processo contro Palamara un enorme potere, come se ne fosse il “capo”. Come se,  perchè la Costituzione aveva pensato a giudici senza capi diversi dalla legge, ma di fatto i magistrati sono soggetti al potere ampiamente discrezionale del CSM per la carriera, i trasferimenti e le punizioni disciplinari, in essi incluso il repentino trasferimento cautelare o per incompatibilità ambientale. 

Dunque il giudice perugino (la cui posizione nessuno può invidiare) si ritroverà come parte in suo processo l’organo dal quale dipende ogni aspetto della sua vita professionale. 

Imbarazzante, quanto meno. 

Ma a soffrire maggiormente sarà la difesa, il diritto di difesa del dott. Luca Palamara che dovrà confrontarsi con una controparte in una posizione di indubbio vantaggio, non solo perché  l’imputato è lui e non il CSM, ma perché la parte civile ha grande influenza sul giudice, la cui carriera potrebbe essere condizionata dall’esito di quel processo e che, in linea astratta,  potrebbe essere persino trasferito d’urgenza dal CSM se dovesse compiere atti ritenuti degni di detto intervento.

Entra in una crisi, apparentemente  irrisolvibile,  proprio il “giusto processo”   poiché nessuno metterà la mano sul fuoco che quello contro il dott. Luca Palamara sarà un processo  svolto in un contraddittorio paritario davanti ad un giudice la cui serenità sia protetta dalle molte ragioni di turbamento che ciascuno può intravedere.

Sono dubbi che s’inseriscono in quel processo come una “mina” capace di dilaniarne la credibilità e comunque di esporne l’esito a forte rischio di violazione di diritti fondamentali, tutelati dalla Costituzione ed anche da fonti di diritto sovranazionali. 

Devono essere proprio questi  dubbi amletici ad aver indotto i molti consiglieri astenuti a non votare per la costituzione di parte civile del CSM, senza tuttavia potersi dire ad essa contrari. Ci stanno ancora pensando. 

Una bella immagine, non c'è che dire. 
      

2 commenti:

bartolo ha detto...

la colpa di parlare troppo...
direi un moderno peppino, questo palamara, senza essere eroe. però.

francesco Grasso ha detto...

Luca Palamara col suo operato, ha inteso servire e ha servito nei modi e nelle forme più ampie, con la massima fedeltà possibile, il dettato vecchio di decenni della coppia ANM/CSM. Lo ha più volte ribadito senza alcuna concreta smentita. La costituzione di parte civile da parte del CSM, viola i principi fondamentali su cui deve poggiare l'amministrazione della giustizia. Si viola il principio di esclusiva sovranità popolare che trova formale e sacra legittimazione nella formula :" la giustizia è amministrata in nome del popolo". Suoi corollari inscindibili: il principio di soggezione del giudice alla legge; e il principio di "legge uguale per tutti". Il giudice non può, MAI, decidere come crede; e non può subire condizionamenti da parte di NESSUNO. Nè poteri, né cittadini. Men che mai dall' ANM/CSM. La costituzione di parte civile del CSM viola i diritti naturali, pertanto i principi fondamentali della costituzione. Titolare della costituzione di parte civile, in ordine ai fatti per cui si argomenta, è il popolo sovrano. La Comunità-Stato dovrebbe formare un gruppo per provvedere alla costituzione di parte civile.