sabato 16 gennaio 2021

L'ergastolo disciplinare




Coloro che seguono il blog da molti anni sanno che uno dei temi maggiormente seguiti è stato ed è quello dell’uso del processo disciplinare nei confronti dei magistrati, disciplinare troppo spesso mezzo per ostacolare i processi piuttosto che per sanzionare condotte effettivamente sbagliate e meritevoli di sanzione. 

E’ quindi ormai catalogabile come “storia” del blog Uguale per tutti l’impegno nelle vicende, assai risalenti nel tempo, di Luigi De Magistris e, subito dopo, della bufala della “guerra tra le procure di Salerno e di Catanzaro”. 

Quest’ultima determinò la decapitazione della procura della Repubblica salernitana ed il trasferimento disciplinare dei dottori Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. 

IL CSM, condizionato da indebiti interventi del Presidente della Repubblica di allora Giorgio Napolitano e dell’Associazione Nazionale Magistrati  - capeggiata all’epoca da Luca Palamara e da Giuseppe Cascini – operò come un plotone di esecuzione di ordini dall’alto. 

L’esito di quei processi, sebbene tecnicamente non condiviso da molti, è stato rispettato. 
I colleghi sono stati puniti e trasferiti, così espiando le loro immaginarie colpe.

Il valore di quei magistrati non poteva che riemergere nei successivi passaggi di carriera, superati in termini lusinghieri e relegando quello “bellico” ad un unico episodio che non poteva impedire la positiva valutazione della professionalità dei colleghi. 

Così Gabriella Nuzzi  - dopo un periodo trascorso a lavorare lontano dalla sua città e dai suoi affetti  - torna nella sua Napoli dove in poco tempo viene apprezzata da tutti al punto da essere indicata quale candidata al Consiglio Giudiziario di quella città (il Consiglio Giudiziario si occupa di tutti gli aspetti della vita professionale dei magistrati), candidatura  poi rinunciata per porre all’attenzione generale la questione della correttezza dei comportamenti dei magistrati dopo l’emergere della raccomandopoli  al CSM disvelata dalle chat del dott. Palamara (e di tantissimi altri suoi colleghi, alcuni dei quali ancora al CSM, sebbene convenga al potere parlare solo del proprietario del telefonino). 

Ebbene proprio in questi giorni che il CSM sta dispensando la “grazia” agli interlocutori del dott. Palamara, partendo stranamente dai personaggi più in vista del mondo della magistratura (magistrati che sono stati in passato consiglieri superiori).  Il blog non mancherà di pubblicare le delibere che sdoganano la raccomandazione quale usuale strumento per far carriera in magistratura. 

Un perdonismo che va osteggiato con l'obiezione civile,  sebbene le correnti della magistratura siano assolutamente silenti sul punto fingendosi struzzi (sono complici). 

E’ in questo contesto che si colloca una vendicativa delibera con la quale il CSM, per giunta rimangiandosi una sua contraria decisione,  ha ritenuto la dottoressa Nuzzi non degna di svolgere il ruolo di magistrato “affidatario”, vale a dire di seguire i giovani magistrati nei loro primi passi dell’attività giudiziaria.   

La ragione di questo oltraggio va ricercata nel lontano precedente disciplinare, quello stesso che non aveva  impedito unanimi e positive valutazioni  sulla professionalità della collega. 

Il sistema, cioè, continua senza pudore ad accanirsi contro i magistrati indipendenti dal potere proprio mentre appresta lo scudo ai suoi fedeli, quelli abituati a chiedere e pietire favori per sé o per altri, i “segnalatori di merito”.

E’ il sistema che ha origine nell’osmosi tra l’Associazione Nazionale dei Magistrati ed il CSM sicchè entrambi possano operare senza controllo alcuno. 

Ne sia dimostrazione che Giuseppe Cascini, all’epoca dell’affaire Salerno-Catanzaro segretario dell’ANM quando Palamara ne era presidente,  è oggi nel Consiglio Superiore autore  di una delibera immotivata e dall'amaro  sapore vendicativo, come   un "anticorpo" ancora attivo sebbene si sia scoperto che la malattia era soltanto immaginaria. Per giunta una delibera che smentisce altra precedente decisione del CSM sullo stesso oggetto.  


Chi siano oggi i “cattivi magistrati” è finalmente emerso incontrovertibilmente  dalle chat palamariane e sono quelli che purtroppo gestiscono il potere (politico) interno alla magistratura nel disinteresse della politica, se non con la sua complicità. 

Di seguito la (non) sorprendente delibera, del 2 dicembre 2020,  della quale il Giudice Amministrativo farà sicuramente carta straccia. 
****
Il Consiglio Superiore della Magistratura, esaminato il piano di tirocinio le modifiche al piano di tirocinio mirato e la proposta di nomina dei magistrati affidatari formulate dal Consiglio Giudiziario di Napoli nelle sedute del 4.5.2020, 18.5.2020, 8.6.2020 e 6.7.2020 per i magistrati ordinari nominati con D.M. 12.2.2019 in tirocinio nel distretto di Napoli; 
visti gli artt. 21 comma 3 D. Lgs 26/2006 modificato dalla legge 111/2007 e l'art. 11 comma 1 del Regolamento per la formazione iniziale dei magistrati, approvato con delibera del 13.6.2012, come modificato da ultimo con delibera del 20.3.2019; 
ritenuto che, in coerenza con i principi di cui all’art. 11 dell’indicato Regolamento per la formazione iniziale dei magistrati, le condanne disciplinari risultanti a carico della dott.ssa Gabriella Nuzzi e della dott.ssa omissis, in considerazione dei tipi di illeciti disciplinari e delle sanzioni inflitte, siano tali da determinare una valutazione di inopportunità in ordine all’affidamento degli incarichi; 
osservato, in particolare, con riferimento alla dott.ssa Nuzzi, che quest’ultima è stata condannata in data 19.10.2009 alla grave sanzione della perdita di anzianità di mesi quattro, con trasferimento d’ufficio in altra sede e ad altre funzioni, per le violazioni di cui agli artt. 1 e 2 lett. g) D. L.vo 109/2006, per condotte tenute quale sostituto procuratore di Salerno nell’ambito di una vicenda che si è complessivamente connotata di particolare gravità e che ha avuto ampia eco mediatica (si tratta della vicenda relativa alla emissione di un decreto di perquisizione personale e locale nei confronti di magistrati di Catanzaro al fine di sottoporre a sequestro probatorio, contestualmente disposto con altro decreto, la documentazione cartacea ed informatica dei procedimenti penali denominati “Why not” e “Poseidone”, pendenti presso la Procura di Catanzaro; i provvedimenti indicati risultavano redatti con un’unica motivazione di 1418 pagine, costituita dalla trascrizione di atti endoprocedimentali riguardanti anche una serie di soggetti estranei al procedimento); 
ritenuto che, alla luce della gravità dei fatti e della sanzione inflitta alla dott.ssa Nuzzi, questo Consiglio ritiene di rivalutare il proprio precedente deliberato del 10.7.2019, con il quale il precedente disciplinare era stato ritenuto non ostativo all’affidamento dell’incarico; 
osservato infatti che, nonostante il tempo trascorso dalla vicenda, sia tuttora inopportuna la nomina della dott.ssa Nuzzi quale magistrato affidatario, anche tenuto conto del numero di magistrati in servizio presso il medesimo ufficio giudiziario e dunque della ampia possibilità di sostituire la stessa con altri colleghi; (….omissis…)
rilevato, tuttavia, che sia per quanto riguarda la nomina della dott.ssa Gabriella Nuzzi sia per quanto riguarda la nomina della dott.ssa omissis, il periodo di affidamento previsto è ormai scaduto, di talché appare allo stato non più possibile procedere alla nomina di altro magistrato affidatario; delibera
di nominare i magistrati affidatari come proposti dal Consiglio Giudiziario di Napoli nelle sedute del 4.5.2020, 18.5.2020, 8.6.2020 e 6.7.2020, sottolineando, però, per quanto riguarda la dott.ssa Gabriella NUZZI e la dott.ssa omissis, la sussistenza di condizioni di criticità, precisamente indicate in parte motiva, ed invitando il Consiglio Giudiziario di Napoli a tenerne conto in futuro>.



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giovedì 14 gennaio 2021

Segnalazione di merito




Operatore ecologico (= netturbino). 

Collaboratore scolastico (= bidello).

Addetto alle vendite (= commesso).

Assistente alla persona (= badante).

Cambiare il nome delle cose non cambia le cose. 

La segnalazione di merito è la raccomandazione e sta per essere sdoganata dal Consiglio Superiore della Magistratura quale pratica comune tra magistrati.

Sulla falsariga dell’editto della Procura Generale della Cassazione, si afferma in sostanza che penalizzare un candidato sminuendone il valore non è condotta  dagli identici effetti pratici della magnificazione del concorrente.
 
Detto  con franchezza,  sta per passare una castroneria di questo genere: se dico Tizio è migliore di Caio sto compiendo un’opera meritoria di supporto all’autorità che ha il potere di scelta; se invece dico Caio è peggiore di Tizio sto commettendo una scorrettezza sanzionabile.
 
Ma secondo logica le due affermazioni pari sono, dicono la stessa cosa.

La realtà le vede entrambe illecite perché un concorso si decide sulla sola base degli atti del procedimento e  non sul vociare degli estranei. 

Può allora concludersi che il Consiglio Superiore della Magistratura si autocertifica quale  collettore di “segnalazioni di merito” ed è  quindi il principale e consapevole artefice di raccomandopoli. 

Non era colpa di Palamara. 

 


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martedì 12 gennaio 2021

Professori e somari.




Il “sistema Palamara” lo avevano chiamato.
 
Come se da solo fosse capace di “violentare” gli indifesi colleghi del CSM,  imponendo loro la logica spartitoria che da decenni è la cifra che ne distingue l’operato. 

Uno a me, uno a te ed uno a lui. 

E non rompete le scatole con la motivazione delle nostre scelte che è ormai un’attività tanto faticosa quanto inutile ed ipocrita. 

Se qualcuno dovesse scandalizzarsi non se la prenda con questo blog.  

Che la motivazione sia un’autentica rottura di balle lo dice proprio la difesa del  CSM nel giudizio avente ad oggetto una delibera di straordinaria importanza, quella che doveva “selezionare” i magistrati cui affidare la gestione della Scuola della Magistratura.

A questo link può leggersi l’interessantissima sentenza (n. 330/2021) con la quale il Consiglio di Stato ha annullato non una sola, ma ben sei nomine   di magistrati il cui ruolo di “professore” pare non fosse stato adeguatamente vagliato.    

La massima articolazione del Giudice Amministrativo è costretta, per l’ennesima volta,  a ricordare al CSM -  attenzione al CSM del dopo Palamara -  i fondamentali, lo stop di palla in sostanza.
 
Tutti ricorderanno la solita bufera all’italiana scatenatasi dopo che erano divenuti di pubblico dominio i contenuti delle conversazioni intrattenute da moltissimi magistrati col dott. Luca Palamara al quale si rivolgevano per perorare le cause proprie ed altrui.
 
Cartellino rosso al capro espiatorio, radiato dall’ordine giudiziario con poche garanzie processuali  e dimissioni di molti consiglieri superiori  rei di aver confabulato col reprobo.
   
Esemplare soluzione all’italiana dei casi complessi, un maquillage di persone per continuare allegramente come prima. 

Senza aver compiuto una analisi seria ed approfondita per capire se i difetti fossero realmente attribuibili ai singoli individui o fossero, piuttosto, il portato di un sistema da riformare. 

La plastica controprova dell’inefficacia di simili palliativi di facciata sta proprio nelle censure che, in nome del Popolo Italiano, il Consiglio di Stato ha mosso al Consiglio Superiore della Magistratura, quello reso migliore dall’epurazione dei “complici” del dott. Luca Palamara.

Due i passaggi più significativi   che val la pena di riportare.

Il primo. 

A diverso esito non porta la preoccupazione – sulla quale insiste la difesa erariale e che trova, di suo, fondamento nella logica dell’interpello diramato dal CSM – di assicurare, all’esito della selezione, un’adeguata e strutturata compagine di designati, che potesse interpretare le “variegate esigenze della formazione dei magistrati” e che “rappresentasse un equilibrio (non certo facile) tra le diverse istanze provenienti dall’esercizio della giurisdizione su tutto il territorio nazionale”. Non possono essere questi i criteri di scelta, mentre – grazie anche al consistente numero di aspiranti - ben potrebbero essere questi, applicati i seri criteri della professionalità, i risultati raggiungibili mediante un’idonea istruttoria ed un’adeguata motivazione, alla luce di un oggettivo e trasparente confronto comparativo tra i candidati.
Quanto all’assunto che un effettivo impegno selettivo avrebbe imposto adempimenti impegnativi e defatiganti, si tratta, come è chiaro di un mero adducere inconveniens, che non ha rilievo ai fini dell’apprezzamento della legittimità amministrativa.”

E’ qui che la difesa del CSM tenta di sottrarre l’organo al dovere di spiegare, dar conto,  ai cittadini delle sue scelte, al pari di ogni altra autorità investita di funzioni pubbliche  non politiche. 
Il CSM aspira cioè a dettare legge piuttosto che ad applicarla. 
Ma il Consiglio di Stato è costretto a sillabare che l’unico atto a non richiedere motivazione  è la legge e che quelli del CSM sono atti amministrativi che alla legge, invece,  devono adeguarsi attraverso la motivazione.

Il secondo. 

Mentre, però, relativamente alla competenza del Ministro, la discrezionalità selettiva che la connota può arrivare ad assumere, per la natura strettamente amministrativa dell’organo e la responsabilità politica del Ministro, il tratto di una individuazione intuitu personae (cioè di una nomina ‘a scelta’, dove l’apprezzamento del merito professionale e della capacità rispetto all’ufficio ad quem sono rimessi all’autonomo apprezzamento discrezionale ministeriale), nel caso del Consiglio Superiore della Magistratura (che non è organo politico ma organo di alta amministrazione di rilievo costituzionale; cfr. ex multis Cons. Stato, V, 7 gennaio 2021, n. 215), la scelta va connessa non solo all’ufficio di destinazione, ma prima ancora alla particolare natura a struttura del CSM. E proprio in ragione del suo carattere di organo di governo autonomo a base composta ed essenzialmente elettiva, la valutazione tecnico-discrezionale orientata ad una tale selezione va condotta secondo canoni di trasparenza, di verificabilità, di idoneità e di razionalità che accentuino – rapportandoli alle caratteristiche di questo particolare organo di rilievo costituzionale – i connotati già propri di ogni attività amministrativa (cfr. art. 97 Cost. e 1 l. n. 241 del 1990), emancipandoli dai caratteri di una ripartita nomina ‘a scelta’. Sicché, nel rispetto dell’alta funzione propria dell’organo di governo autonomo, costituzionalmente ben distinta da quella ministeriale, e anche ad evitare che l’occasionale formula di rappresentatività del selettore prevalga sull’obiettiva valutazione comparata delle attitudini dei selezionandi, il vaglio della professionalità - in termini di merito e di attitudini - va svolto e congruamente motivato secondo rigorosi ed obiettivi parametri, strettamente professionali e non mai di altra natura o ordine.”. 

Si deve gratitudine al Consiglio di Stato  per essere ormai  l’ultimo baluardo contro la  politicizzazione della magistratura, negandole il diritto di cittadinanza costituzionale. Nel ricordare al CSM il rispetto delle regole quel giudice evita, almeno sul piano formale, che la giurisdizione sia consegnata al potere politico, specialmente  se si considera che quel potere politico ha origine tutta interna alla magistratura e tiene i cittadini totalmente all’oscuro dei suoi intenti. 
 


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lunedì 28 dicembre 2020

Prima gli italiani no. Prima i magistrati si.


di Nicola Saracino - Magistrato 
 


Il 27 dicembre si è tenuta la riunione del “governo”  dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) ed il relativo verbale riporta la preoccupazione per non essere stati i togati inseriti espressamente nell’elenco delle categorie alle quali dispensare il vaccino con priorità rispetto agli altri cittadini. 

E’ senz’altro vero che l’attività di udienza svolta in presenza è foriera di rischio di contagio. Ma non è certo l’unica attività esposta e quindi le prime indicazioni sui destinatari del vaccino non potevano prevedere tutte le categorie di lavoratori. 

Sta di fatto che nel verbale della GEC (Giunta Esecutiva Centrale dell’ANM, sigla alquanto minacciosa) si legge: “La Giunta discute sulla situazione di emergenza sanitaria e sull’impatto della pandemia sul settore giustizia e, avendo appreso dell’avvio della campagna di vaccinazione, delibera di assumere iniziative formali con il Ministero della Salute e il Ministro della Giustizia ai fini dell’inserimento del personale della giustizia tra le categorie prioritarie come da separata comunicazione allegata al presente verbale.”. 

Capita che il giorno successivo i consiglieri superiori del gruppo denominato AREA, che include le correnti di Magistratura Democratica e dei Movimenti Riuniti (le stesse che esprimono anche il presidente dell'ANM), annuncino la volontà di aprire una pratica a tutela dei magistrati milanesi che hanno recentemente accordato la protezione umanitaria (in sostanza il diritto di restare in Italia) ai migranti che avevano addotto esigenze collegabili alla pandemia in atto (pandemia significa epidemia mondiale, il virus è ovunque).  

Ad allertare i consiglieri superiori alcuni articoli di stampa secondo i quali l’Italia non è il luogo più raccomandabile per prevenire e curare il COVID visto l’elevatissimo numero di morti e che manifestavano sorpresa perché erano risultate accolte domande di protezione presentate quando il maledetto virus manco esisteva.

Ed ecco l'immediata reprimenda dal CSM, coi consiglieri di AREA che, pandette in mano, ravvisano l’aggressione all’indipendenza delle toghe ambrosiane, sviscerando precedenti giurisprudenziali secondo i quali il giudice deve tener conto della situazione esistente al momento della decisione, non solo di quella risalente all’epoca della presentazione del ricorso.
 
Nulla dicono, però, i consiglieri superiori sulla collocazione dei migranti che fruiranno dell’estesa ospitalità italica nelle graduatorie dei vaccinandi: li mettono prima o dopo i magistrati? 

Né si preoccupano se la loro iniziativa appare essa stessa aggressiva di valori e libertà costituzionali di pari rango, come quelle di stampa e di critica. Per di più in un contesto che ha visto l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ritirare di recente una relazione non proprio lusinghiera sull'organizzazione sanitaria predisposta dall'Italia per fronteggiare la pandemia, su evidenti pressioni politiche.

       

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lunedì 21 dicembre 2020

Il bue e l'asino.





No. Non si parla di Presepe.

A Catania è stato chiesto il rinvio a giudizio per reati molto gravi (associazione per delinquere, falso ideologico e materiale, abuso d’ufficio ed altro) di molti soggetti del mondo universitario accusati di aver creato un “sistema” volto alla spartizione delle nomine ad incarichi piuttosto ambiti. A questo link può leggersi la notizia

Chi segue il Blog è a conoscenza che le chat del dott. Luca Palamara (sequestrate a Perugia e quindi non pubblicabili per intero pena la commissione di un reato) hanno mostrato che la magistratura è organizzata come e meglio degli universitari catanesi.  

C’è quindi da aspettarsi che la difesa invochi la scriminante della “somiglianza”: abbiamo le stesse corna! 


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martedì 15 dicembre 2020

Sul controllo ministeriale dei giudici italiani



ArticoloCentouno

Condividiamo in pieno la presa di posizione di Magistratura Democratica sul c.d. caso Brescia.

Il contenuto della smentita dell’avvio di un’indagine su quanto accaduto non solo non convince per la sua inspiegabile tardività ma suscita ulteriori gravi perplessità e interrogativi.

Perché mai una fisiologica decisione assolutoria, vieppiù in pendenza del termine per la motivazione, dovrebbe essere trasmessa quale “notizia agli uffici competenti”? E quali sarebbero questi uffici? E quali “valutazioni” e “accertamenti” sarebbero chiamati a compiere? E quale sarebbe la richiamata “prassi” in base alla quale tutto ciò accade? Esistono atti – circolari, direttive, risoluzioni… – in materia?

E, su altro versante, resta senza risposta l’interrogativo enormemente preoccupante sul perché – come si legge sul sito del Corriere della Sera – “dai giudici bresciani è arrivata una nota ufficiale che precisa i perché dell’assoluzione”.

Qualcuno gliel’ha richiesta? Chi? E perché?

Il caso riflette chiaramente che la cultura dell’indipendenza della giurisdizione è sempre più deficitaria nella classe dirigente politica e magistratuale.

Al contempo, esso impone con sempre maggiore urgenza la necessità di rimuovere le cause di tale deficit culturale e di adottare, superando gli sterili proclami, iniziative idonee a tutelare effettivamente l’indipendente esercizio della giurisdizione.

Occorre, tra l’altro, valorizzare al massimo il ruolo sindacale dell’A.N.M. secondo quanto specificamente previsto dall’art. 2 dello Statuto dell’Associazione (tutelare gli interessi morali ed economici dei magistrati, il prestigio ed il rispetto della funzione giudiziaria), arginare la deriva delle nomine fiduciarie di magistrati nelle più varie collocazioni fuori ruolo (inevitabilmente foriere di un’inaccettabile commistione di interessi), chiudere le porte girevoli fra magistratura e politica.


Maria Angioni, Giuliano Castiglia, Ida Moretti e Andrea Reale
Componenti del Comitato direttivo centrale dell’ANM
 

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lunedì 14 dicembre 2020

Psicanalisi ministeriale 2, la smentita (o il ripensamento?).


di Nicola Saracino - Magistrato 

Si era dato conto della singolare ed inopportuna iniziativa del Ministro in questo articolo

Si apprende che, in effetti, l'iniziativa era talmente stralunata da non poter essere vera, lo si ricava   da questa nota diffusa domenica:  

"AdnKronos

Pubblicato il: 13/12/2020 14:46 
"Per fare chiarezza circa le iniziative assunte in relazione alla sentenza della Corte di Assise di Brescia, il Ministero della Giustizia precisa che non è stata avviata alcuna ispezione né indagine esplorativa, come da alcuni organi di stampa erroneamente riferito in questi giorni. Né potrebbe essere diversamente, dal momento che le motivazioni della sentenza non sono ancora state rese note". E' quanto si legge in una nota del Ministero della Giustizia in merito alla sentenza della corte d'Assise di Brescia che ha assolto un uomo che aveva ucciso la moglie. 
"Come da prassi, vi è stata una mera trasmissione della notizia agli uffici competenti per le valutazioni e gli eventuali accertamenti del caso" conclude la nota.". 


Quindi qualche burlone aveva diffuso falsamente la notizia di ispezioni o comunque accertamenti ministeriali, riportata dalle maggiori testate nazionali che si sono comportate da creduloni.     

Ed a Brescia si sono preoccupati più del necessario.

Tanto che il Presidente della Corte d'Assise ha, del tutto  inusualmente, "dovuto" anticipare una spiegazione pubblica della sentenza, spiegazione  che la legge rimette esclusivamente alla motivazione che si deposita in un termine ben più ampio dei pochi giorni necessari per tranquilizzare gli apprensivi.

Il procedimento decisionale ha cioè subito un'evidente deviazione del suo corso legale,  non essendo  previsto che il giudice "parli" tra la lettura del dispositivo ed il deposito della motivazione.    

Ma se il Ministro non è stato,  qualcun altro ha sollecitato il comunicato stampa della Corte d'Assise di Brescia? 

Perchè il famoso detto latino ammonisce che la giustificazione non richiesta equivale ad una esplicita autoaccusa.    

C'è da sperare che l'esigenza di anticipare quella sorta di "indice" della motivazione  non sia dipesa dal mero annuncio  - poi rivelatosi un fake - delle temute ispezioni ministeriali;  non sarebbe serio e denoterebbe un atteggiamento di eccessiva sudditanza psicologica dei giudici rispetto ai desideri ed alle sensibilità ministeriali. 

Pertanto, o ci troviamo al cospetto dell'ennesimo ripensamento  del ministro Bonafede (sempre dilaniato dal dubbio, Di Matteo si/ Di Matteo no, sorteggio del CSM si/sorteggio no)  oppure si è di fronte ad una severa  emotività degli uffici giudiziari bresciani.  

Nell'attesa che nei prossimi giorni venga chiarita l'origine della nota diffusa dal Presidente della Corte d'Assise bresciana,  resta tuttavia da segnalare, non senza stupore, che secondo il Ministro esiste una sorta di polizia interna al suo ministero che "per prassi" trasmette le notizie delle decisioni dei giudici italiani "agli uffici competenti per le valutazioni e gli eventuali accertamenti del caso". 

Potrebbe essere più chiaro, signor Ministro?  Esibisca regolamenti e circolari che disciplinano l'attività di questa sua polizia interna, per favore.   

    

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domenica 13 dicembre 2020

L'Anm che non c'è

di Mario Fiorentino - Magistrato


L’inerzia dimostrata dalla Giunta nazionale dell’Anm in occasione dei recenti fatti di Brescia, a seguito della c.d. sentenza “Gozzini”, svela plasticamente un dato ormai chiaro:

l’Anm - intesa quale associazione che statutariamente dovrebbe perseguire la tutela dell’indipendenza dei magistrati e la loro dignità, in funzione dell’indipendenza dei giudizi e della credibilità dell’Istituzione - non c’è.

Il fatto in sé – la notizia, non smentita, di ispezioni o accertamenti da parte del Sig. Ministro dopo la lettura di un dispositivo di assoluzione, con tutto ciò che ne è conseguito in termini di richieste di chiarimenti da parte dei capi dei rispettivi uffici nei riguardi del collegio interessato, tenuto a giustificarsi anzitempo, prima del deposito delle motivazioni  – è rilevante, poiché, oltre al caso specifico, e a prescindere dai migliori intenti del Sig. Ministro, potrebbe produrre per il futuro un effetto potenzialmente intimidatorio (o comunque un condizionamento) nei riguardi di tutti i giudici, in specie laddove essi affrontino casi delicati, che si possono prestare a facili strumentalizzazioni, anche da parte dei politici.


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venerdì 11 dicembre 2020

Psicanalisi ministeriale.


di Nicola Saracino - Magistrato 

Che un Ministro si allarmi per le notizie date al TG ci può stare. 

Ma che pretenda di conoscere le motivazioni di una sentenza prima ancora che questa sia stata depositata è il segno dei tempi, dolosamente confusionari.

Al diavolo la separazione dei poteri e con essa la serenità del giudizio. 

La prossima volta il Signor Ministro farebbe bene ad inviare i suoi ispettori ancor prima della lettura del dispositivo. 

Ma procediamo con ordine. 

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giovedì 10 dicembre 2020

Opposizione solitaria al correntismo unitario.



L’immagine di sé che l’ANM sta tentando di offrire all’esterno, con la complicità di alcune testate giornalistiche, spaccia l’ingannevole “unitarietà” del sentire dei magistrati italiani, a ridosso delle ultime elezioni di poche settimane or sono. 

L’accordo fatto dalle quattro correnti trascura incredibilmente tutte le emergenze che dovrebbero essere trattate come tali, prima tra tutte la questione immorale, squarciata dalla doppia ipocrisia del caso Palamara che ha denudato la lottizzazione correntizia eretta a regola della vita magistratuale, coperta con la foglia di fico della punizione di un solo responsabile. 

Il sistema, granitico, delle correnti ha determinato il mutamento genetico di molti giovani magistrati,  attenti solo alla “carriera” comprata con l’asservimento ai centri di potere politico-correntizi. Magistrati, una categoria di fessi messi nel sacco da Mastella che ha sguinzagliato gli arrivisti con la toga,  disseminando il panico tra gli accaparratori di voti.

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domenica 6 dicembre 2020

Le correnti sono unite, i magistrati no.



Dopo un parto travagliato solo ieri l’associazione nazionale magistrati è riuscita a dotarsi degli organi esecutivi, avendo eletto il presidente ed il segretario. 

La seduta del comitato direttivo centrale si è prolungata per molte ore ma al di fuori dell’ufficialità: l’evento era infatti trasmesso in diretta da Radio Radicale e per la maggior parte della sua durata l’audio ed il video erano oscurati in quanto i protagonisti confabulavano altrove, nei segreti corridoi.
E così che le correnti fanno gli accordi. 

Non sono proprio abituate a discutere in pubblico e questo sebbene lo Statuto dell’ANM preveda la pubblicità delle riunioni del comitato direttivo centrale, come si notava ieri una pubblicità “ingannevole”. 

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sabato 5 dicembre 2020

Senza parole.



E' in corso (non è vero!) il Comitato direttivo centrale dell'ANM. 

Non è vero perché come noterete  la pagina di Radio Radicale che lo trasmette in diretta è per lo più oscurata nel corso della giornata, il che vuol dire che i componenti del CDC stanno facendo cose che non si devono vedere e sentire.

Le sedute sono ridicolmente pubbliche, salvo a confabulare in segreto al di fuori dell'ufficialità di quell'organo. 

La realtà è che    ci sono i segretari delle correnti i quali non possono intervenire direttamente nel CDC (le correnti sono associazioni del tutto estranee all'ANM)     e allora si chiamano in disparte i propri servitori per impartire loro disposizioni.

Unica eccezione la Lista 101 che non è corrente, non è associazione, non ha statuto né segretari.

I nuovi organi dell'ANM saranno concepiti con i soliti metodi degli accordi occulti e non ostensibili al pubblico.

Si eviti per il futuro di scomodare Radio Radicale. 

E' solo pubblicità ... ingannevole.   
  

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Panchina corta al CSM.




Abbiamo dato conto della ricusazione presentata dal dott. Stefano Rocco Fava nei riguardi di alcuni componenti della Sezione Disciplinare del CSM. Sulla questione dovranno necessariamente pronunciarsi  giudici diversi da quelli coinvolti nel "sospetto" di non essere imparziali. Ebbene,  anche nel collegio chiamato a decidere su quella ricusazione siede, secondo il dott. Fava, un magistrato che dovrebbe invece alzarsi e rinunciare a giudicare, dato che è stato coinvolto come inquirente proprio nelle indagini della Procura Generale contro il dott. Fava.

Di seguito la ricusazione del giudice della ricusazione.          



Consiglio Superiore della Magistratura Sezione Disciplinare
Invito all'astensione Istanza di ricusazione del componente del collegio dott. Carmelo CALENTANO ex art. 52 comma 1 c.p.c. in relazione all'art. 51 comma 1 n. 1 e n. 4 c.p.c.

Il sottoscritto dott. Stefano Rocco Fava, incolpato nel procedimento disciplinare n. 92/2019 come da decreto di citazione in data 8 settembre 2020, avendo appreso, con la notifica del decreto emesso fuori udienza in data 20 novembre 2020, la composizione del collegio giudicante per l'udienza "incidentale" del 2 dicembre 2020, formula invito all'astensione e, in subordine, istanza di ricusazione del dott. Carmelo CELENTANO, in relazione alla predetta udienza incidentale del 2 dicembre 2020, per le ragioni appresso indicate.
In data 16 novembre 2020 lo scrivente ha depositato invito all'astensione e, in subordine, istanza di ricusazione del Presidente ERMINI e del componente del collegio dott. CASCINI ai sensi dell'art. 51 comma 1 n. 1 c.p.c..

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