mercoledì 27 maggio 2020

Sostenere le nostre proposte


La giustizia italiana sta sprofondando nel fango.
Aiutateci a restituire ai cittadini la Giustizia che meritano, trasparente, credibile, non politicizzata.
1) Sorteggio dei candidati al CSM
2) Rotazione dei dirigenti
3) Abolizione dell'immunità dei componenti del CSM
E' sufficiente clikkare sui relativi link qui sopra per conoscere il contenuto di ciascuna delle tre proposte, spiegate nelle ragioni che le ispirano e con l'articolato già pronto per un Legislatore volenteroso.
Per aderire basterà inviare una mail al seguente indirizzo: ugualepertutti@gmail.com
E' possibile aderire a tutte o alcune delle proposte, basta dirlo.

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L’azione giudiziaria secondo modelli “culturali”.


di Nicola Saracino - Magistrato 


Uno degli alibi esibiti dal correntismo invoca il pluralismo “culturale” che naturalmente induce ad associarsi in gruppi per affinità ideali. 

Queste stesse affinità quasi fisiologicamente incidono nel premiare quel magistrato, quel “modello”, che più fedelmente incarna l’ideologia del gruppo.  

Così al CSM passano in second’ordine i profili attitudinali e di merito, premiandosi il prescelto per essere  egli espressione delle stesse idee di chi lo deve nominare. 

Tradotto in termini comprensibili a tutti, si tratta di lottizzazione.

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martedì 26 maggio 2020

La prepotenza

Tante cose deprecabili sono emerse dalle chat del telefono sequestrato a Luca Palamara. Tra queste, anche condotte per interferire nelle scelte dei magistrati di partecipare ai concorsi o di ritirarsi dai medesimi, per condizionare la calendarizzazione delle pratiche del CSM onde orientarne l'esito e persino per influenzare l'avvio o l'esito di procedure consiliari in funzione educativa o punitiva dei soggetti coinvolti.

In questo contesto si inserisce la storia che ci racconta, nella lettera che pubblichiamo qui sotto, un magistrato che, 
senza alcuna sua responsabilità, è  incappato nel congegno usato dal sistema per affermare la sua autorità. Accertata nelle sedi competenti la sua correttezza,   ha comunque deciso di dire basta.



Una testimonianza diretta   
di Fernando Prodomo

Sono Fernando Prodomo, magistrato di settima valutazione, almeno sino al 31 maggio prossimo, dopo andrò in pensione, anticipata, molto, perché ho 64 anni, ma sono stanco e indignato.

Devo però alla Magistratura, che tanto mi ha dato professionalmente sino a qualche anno fa, una testimonianza, il racconto di fatti che mi sono accaduti da quando ho avuto le funzioni semidirettive.

Sino ad allora – era il 2012 – risultavo essere un magistrato normale, nella media, con tante esperienze organizzative (informatico, formatore, coordinatore uditori, relatore a convegni, persino docente alla SSM).


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lunedì 25 maggio 2020

Pessime convergenze: storia di una metamorfosi

di Donato D'Auria - Magistrato


Dopo la nomina di Alfonso Bonafede a ministro della Giustizia tanti - forse ingenuamente - pensarono che l’aria di rinnovamento che una parte della classe politica lasciava intravedere potesse incidere significativamente sulle stantie logiche correntizie che ammorbano la Magistratura.

Le iniziali dichiarazioni lasciavano ben sperare: «È scritto nel contratto di governo che si vuole pensare e ipotizzare un sistema elettorale per il Csm che possa combattere il fenomeno del correntismo. In questa intenzione credo di avere il consenso di gran parte dei magistrati e secondo me è sacrosanto portare avanti una battaglia di questo tipo.
 
All'interno delle ipotesi di possibile sistema elettorale ci sono quelle che prevedono una fase di sorteggio, non integrale» (tanto dichiarò partecipando ai lavori del Congresso nazionale forense che si tennero nell’ottobre 2018 a Catania).

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domenica 24 maggio 2020

Gli inseparabili

di Massimo Vaccari - Magistrato 



L’Associazione nazionale magistrati è l'unica associazione di carattere per così dire sindacale della magistratura italiana.

Il suo scopo principale è la tutela dell'indipendenza dei magistrati ed è evidente che per realizzarlo essa dovrebbe vigilare sul rispetto delle regole primarie e secondarie da parte dei capi degli uffici ed anche sulla attività del Consiglio superiore della magistratura che, come è noto, è l’organo deputato a scegliere i "capi" degli uffici giudiziari.

L’Anm ha però abdicato da tempo a tale sua rilevantissima funzione poiché, essendo in realtà un'associazione di tutte le correnti che governano la magistratura, è stata da queste sempre utilizzata per far fare carriera ai loro iscritti o simpatizzanti.

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Un pensiero

di Andrea Reale -Magistrato


Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro, né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia” (G. FALCONE).

Il 23 maggio 1992 Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della loro scorta rimanevano vittime  della c. d.  strage di Capaci.
Ventotto  anni fa il peggior nemico dei magistrati erano la mafia e l'anti-Stato, inteso come quel pezzo dello Stato che si genufletteva  davanti al crimine organizzato, o inciuciava con  esso,  per salvare i privilegi dei potenti ed il malaffare.
Oggi il pericolo maggiore per i colleghi di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino non proviene dall'esterno, da eclatanti e  clamorosi attentati di enorme impatto mediatico.
Oggi l'avversario è interiore, è invisibile,  corrosivo, come un virus o un tumore.
Esso mina la prerogativa fondamentale del loro status: l'indipendenza interna.

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sabato 23 maggio 2020

Scusate se insisto

di Andrea Mirenda - Magistrato


(ANSA) - ROMA, 14 APR 2018 - Il giudice Andrea Mirenda è nei guai per le dichiarazioni rilasciate a Riccardo Iacona nel suo libro-inchiesta "Palazzo d'ingiustizia. Il caso Robledo e l'indipendenza della magistratura. Viaggio nelle procure italiane", appena arrivata in libreria per Marsilio. Lo rende noto la casa editrice veneziana spiegando in una nota che il giudice Mirenda - che ha denunciato nel libro il tumore delle correnti e del carrierismo del Csm - è oggetto di una richiesta di sanzione disciplinare, pervenuta al ministro Orlando dall'ex membro laico del Csm Pierantonio Zanettin, oggi parlamentare di Forza Italia.  "Il Csm ormai non è affatto un padre amorevole per i magistrati, non è più l'organo di autotutela, non è più garanzia dell'indipendenza, ma è diventato una minaccia, perché non vi siedono soggetti distaccati, ma faziosi che promuovono i sodali e abbattono i nemici, utilizzando metodi mafiosi. È chiaro che è un'espressione di colore…" dice nella dichiarazione riportata nel libro Mirenda. Il testo, ripreso in parte dal settimanale 'Il Venerdì' di Repubblica, venerdì 13 aprile, "con l'omissione della parte finale, ovvero tralasciando, accanto all'inciso "metodo mafioso" la riga successiva, che chiarisce che l'accostamento è 'una chiara espressione di colore', ha portato alla richiesta di sanzione" si legge nella nota di Marsilio dove si sottolinea: "un'enfasi, destinata solo - come è costretto oggi a precisare Mirenda - a far capire la drammatica potenza e la pervasività condizionante delle correnti della magistratura".

Sin qui la storia.

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venerdì 22 maggio 2020

Il "capo" espiatorio


Dalle  chat tra magistrati che sono state meritoriamente diffuse in questi giorni da pochissimi organi della stampa libera, tralasciati gli aspetti pecorecci della spartizione di poltrone d’ogni tipo, sono emerse le conseguenze dannose per la tenuta dello Stato   democratico che si basa sul rispetto della volontà degli elettori a nessuno essendo concesso di abusare del proprio potere per alterane l’esito. 

E’ emerso che un Ministro dell’Interno caldeggiava la scelta del Procuratore Nazionale Antimafia. 

E’ emerso che tra magistrati si propugnasse la contrapposizione a Salvini, a prescindere.

C’è da sobbalzare e invece il dibattito pubblico è ridotto al minimo. Nulla di nulla, ad esempio, in TV; pochissime le testate giornalistiche impegnate su questo importantissimo fronte. 

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Magistratura senza etica

di Francesco Bretone - Magistrato


Non ci può essere società senza giustizia. Non c’è potere più grande di quello di un giudice.
Già Aristofane ( “Le Vespe”)  lo aveva capito: “Se nel testamento un padre affida a qualcuno la figlia ereditiera, noi mandiamo a farsi fottere il testamento e il sigillo messovi sopra con tanta pompa e la ragazza la diamo a chi ci persuade con le suppliche. E di tutto questo non dobbiamo rendere conto a nessuno. Nessun potere sta alla pari del nostro.". 

Le democrazie hanno questo di differente dai regimi, proteggono l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario, baluardo allo strapotere politico. 
I nostri padri costituenti fecero lo stesso,  crearono il Consiglio Superiore della Magistratura, che in forma autonoma rispetto alla politica (rappresentata solo per 1/3 dei membri) decidesse sull’intera vita del magistrato ( carriere, trasferimenti, procedimenti disciplinari ecc).
Un potere (rectius ordine) autonomo (la magistratura) che non deve rendere conto a nessuno e che si autogestisce tramite il C.S.M.

Quale è allora il contrappeso a questo potere? 

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giovedì 21 maggio 2020

Correntismo: il fallimento della tecnica endoscopica.



di Nicola Saracino - Magistrato

La malattia: nota sotto il nome di “correntismo”  produce effetti nocivi per l’organismo democratico dello Stato mediante la pratica della spartizione dei più importanti incarichi della magistratura tra gruppi di potere costituiti dagli stessi magistrati a tale precipuo scopo. 

La difficoltà di diagnosi: si deve all’elevata discrezionalità dell’Organo (CSM, Consiglio Superiore della Magistratura) i cui membri risultano immuni alle terapie somministrate ordinariamente a tutti  gli altri, vale dire le sanzioni civili, amministrative ovvero, nei casi più gravi, penali; per legge, cioè,  non rispondono dei misfatti commessi nello svolgimento dei proprio compiti.

La genesi della patologia: alcune cellule che compongono le correnti della magistratura (libere e lecite associazioni private) vengono innestate mediante elezione nell’istituzione CSM.  Queste cellule di solito sono quelle che già nell’ambito della corrente e della loro casa madre (l’ANM, Associazione Nazionale Magistrati) avevano raggiunto un grado di virulenza molto elevato.

I sintomi: una volta  raggiunto il nuovo organismo esse si riuniscono in gruppi che portano lo stesso nome della corrente d’origine.

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mercoledì 20 maggio 2020

La grande ammucchiata (dei poteri)


di Nicola Saracino - Magistrato



Legislativo, esecutivo, giudiziario.  

Nella concezione di Montesquieu  la loro separazione costituisce  la precondizione di uno Stato democratico nel quale i cittadini possano dirsi realmente liberi. 

La Costituzione della Repubblica Italiana lo tenne ben presente. 

La massima concessione che il legislatore nazionale ha fatto tende al “dialogo” tra i poteri, introducendo il principio della loro “collaborazione”.   

La qual cosa non significa che si debbano voler bene e stringere rapporti amicali con cene, aperitivi ed incontri al buio. Quel principio si manifesta in specifiche disposizioni normative che, sul piano formale, impongono le condotte “collaborative”. 

Se la separazione dei poteri venisse meno, per fare solo un esempio, il poliziotto non avrebbe bisogno del pubblico ministero per fare le indagini da portare al vaglio di un giudice: potrebbe fare tutto da sè, indagini, processo e condanna. Un quadro poco rassicurante, come ognuno può notare. 

Ebbene, qualcuno deve essersi portato troppo avanti nell’applicazione del principio della (s)leale collaborazione dei poteri e deve essersi detto: ”ma perché non fare una bella ammucchiata?”. 

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martedì 19 maggio 2020

I questuanti


di Nicola Saracino - Magistrato

Non si riesce a star dietro alle notizie che quotidianamente fanno conoscere le comunicazioni di magistrati in contatto con il dott. Luca Palamara.

Per la verità i quotidiani che diffondono le notizie – devastanti per il mondo giudiziario – sono pochissimi.

Ed anche questo dà conto della gravità della situazione di un Paese formalmente democratico, ma nel quale le commistioni tra politica e magistratura comprovano le accuse alla seconda di essere politicizzata e di agire senza imparzialità.

Queste brevi note scaturiscono da una riflessione che ciascun magistrato onesto è chiamato a compiere, alla luce di ciò che ormai non può negare alla propria coscienza.


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lunedì 18 maggio 2020

Capitano! Mio capitano!


Un desolante tour nel mercato delle nomine


di Massimo Vaccari
Magistrato


È già stato scritto, anche su questo Blog, come le intercettazioni centellinate in questi giorni dal quotidiano “La verità” offrano un quadro molto vivo, e altrettanto sconfortante, della pervasività del sistema lottizzatorio radicato all’interno della magistratura italiana.

Solo leggendo attentamente gli stralci di conversazioni pubblicati ogni giorno è possibile rendersi conto del numero e della varietà (per rango, provenienza geografica e corrente) dei magistrati che si rivolgevano al "capitano" Palamara per ottenerne appoggio nelle progressioni delle carriere proprie o altri o nell’acquisizione di posti a loro graditi.

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domenica 17 maggio 2020

Le regole per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano (G. Giolitti)


di Massimo Vaccari
Magistrato

Tra le trascrizioni delle intercettazioni effettuate dalla Procura della Repubblica di Perugia nei confronti dell’ex consigliere del Csm ed ex presidente dell’Anm Luca Palamara, pubblicate dal quotidiano La Verità il 16 maggio 2020, ve n’è una in cui l’attuale consigliere del Csm Giuseppe Cascini, in quota alla corrente progressista denominata Area, chiede a Luca Palamara se avesse qualcuno da indicargli al Coni con cui poter parlare dei biglietti per lo stadio per portarci anche il proprio figlio, chiamato con il diminutivo di Lollo.

Il dott. Cascini, venuto a conoscenza di tale intercettazione, ha dichiarato (vedasi mail del dott. Cascini pubblicata da La Verità oggi 17 maggio 2020) che: “appena arrivato al consiglio, avevo ricevuto una tessera del Coni che lo autorizzava ad entrare allo stadio (un benefit che ora è stato giustamente eliminato) e avevo chiesto a Palamara, che era appena cessato dal Csm, se era possibile portare mio figlio con me e se aveva un riferimento al Coni”.

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sabato 16 maggio 2020

Non a Milano!

Circa un anno fa scoppiava il caso Palamara grazie al famigerato “trojan”, strumento informatico che ha permesso la captazione delle conversazioni  intrattenute dall’ex consigliere del CSM con colleghi e politici. 

Destò scalpore, in particolare, la trascrizione di un incontro al quale presero parte oltre al dott. Luca Palamara,  gli onorevoli Luca Lotti e Cosimo Ferri  ed altri  consiglieri superiori. 

Tanta fu l’indignazione che in molti non poterono trattenersi dall’esprimerla.

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