«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 8 gennaio 2008

Gli Italiani e le regole


di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)


tratto da Golem-L'Indispensabile, Il Sole 24 Ore

Gherardo Colombo, con il suo intervento “Informazione e democrazia: missione impossibile”, affrontando e proponendo il tema dell’informazione, pone un problema fondamentale: “È possibile, lasciando invariata la cultura, il modo di pensare prevalente, che l’informazione cambi e diventi corretta?”

Si tratta di una questione che non riguarda solo il tema dell’informazione, ma un po’ tutto nella vita del nostro Paese.

A me pare evidente – anche sul piano logico – che in una comunità sociale nulla che sia davvero diffuso può essere realmente in contrasto con la “cultura” di quella società, intendendo per “cultura” non l’“accademia” ma l’insieme dei valori, dei principi e delle regole che “nei fatti” (e non in teoria) informano di sé la vita sociale e le relazioni fra le persone.

Dicevo “anche sul piano logico”, perché il giorno in cui qualcosa in contrasto con la “cultura” di una società fosse “davvero diffuso”, esso sarebbe giunto a fare parte della “cultura sociale” e non sarebbe più in contrasto con essa.

Per di più – e, per come lo percepisco io in tanti suoi interventi, questo mi sembra costituire il leit motiv dell’impegno ideale di Gherardo di questi anni – anche a me sembra ovvio che non c’è alcuna speranza di migliorare il nostro Paese, se non si lavora su ciò che può cambiarne la cultura.

E qui c’è quello che è davvero un paradosso: ciò che lavora a incidere sulla “cultura” viene ritenuto dai più non utile praticamente; le riforme culturali vengono ritenute bisognevoli di troppo tempo per divenire utili; dunque, si ritiene legittimo e “astuto” cercare “scorciatoie”, strumenti formali che risolvano in tempi brevi problemi sostanziali.

Ma non ci sono soluzioni “formali” a problemi “sostanziali”.

Gli italiani pretendono di continuare a fare tutto quello che rende la loro società ciò che è, pretendono di continuare a non pagare le tasse, a farsi raccomandare, a mantenere uno scarto enorme fra la “teoria” e la “pratica”, a vivere di certificati medici richiesti per telefono e lasciati dal medico al portiere, di cause vinte con testimoni falsi, di pensioni per falsi invalidi, di parcheggi con false tessere di portatori di handicap, di graduatorie truccate e mille altre cose ancora e contemporaneamente sperano e addirittura reclamano con arroganza che venga fatto “qualcosa” che, lasciando intatte le cause (o almeno la parte di causa che grava sulla responsabilità di ciascuno) rimuova, come per magia, le conseguenze negative delle cause.

Gli italiani, fa ridere dirlo, vogliono continuare a saccheggiare le casse dello Stato ottenendo che una qualche legge o circolare le lasci ricche come prima pur dopo il furto!

Questo è il paradosso assoluto.

Gli italiani sono decisamente quelli della botte piena con la moglie ubriaca.

Tutti gli altri popoli sanno che non si può avere contemporaneamente tutto. Gli italiani vogliono contemporaneamente tutto e sembrano credere che sia possibile. Meno tasse e più servizi; bassi premi assicurativi e grandi risarcimenti; efficienza della pubblica amministrazione e libertà per i pubblici dipendenti di “presentare certificato medico” a comodo; giustizia economica, garantista, veloce, dura con chi ci fa antipatia, buona con i nostri amici e con noi stessi; sicurezza nella strade, ma no alle multe con gli autovelox; eccetera, eccetera, eccetera.

Nel mio orizzonte culturale questa è l’ultima frontiera (secondo me, peraltro, inevitabile) dell’idealismo (inteso come corrente di pensiero filosofico che due secoli fa si è contrapposta al realismo).

E’ avvenuto dappertutto, ma da noi ancor più che altrove, che al passaggio iniziale proposto dall’idealismo, per il quale “la realtà c’è, ma noi non possiamo conoscerla”, ne è seguito uno per il quale, “poiché non possiamo conoscere la realtà, è come se essa non esistesse”, dunque le cose non sono solo per me, ma sono proprio in sé ciò che io voglio che siamo.

E’ il trionfo del “cara non è come sembra”!

C’è stato un tempo in cui le persone – penso ai politici “che contano” – facevano delle mascalzonate, ma capivano che un conto era farle, un conto era dire che non erano mascalzonate.
Dunque, si accontentavano di fare le mascalzonate e portavano da soli il peso della “colpa”.

La nostra generazione – con una decisa accelerazione del fenomeno da Craxi in poi – ha trovato geniale liberarsi da questa “sovrastruttura”.

Ed ecco tutti, quindi, fare una sorta di outing, con il quale non solo ammettono la mascalzonata, ma ne difendono il valore, ora pretendendo di “chiamarla con un altro nome”, ora mettendola in relazione con altre cose indicate come peggiori. Credo che solo in Italia sia efficace – sul piano del sentimento popolare (che è appunto la “cultura” della quale stiamo parlando) – una difesa da parte di chi sia sorpreso a rubare consistente nel dire: “Ma insomma, con tanti che rubano miliardi, devo pagare proprio io che rubo solo milioni?”

E’ quello che scrive Gianni Barbacetto nel suo “Dialogo tra un lettore e un Islandese”.

Lascia davvero stupefatti l’improntitudine con la quale maggiorenti del Paese ammettono pubblicamente le malefatte più ignominiose, dandone spiegazioni surreali nelle quali sembrano credere davvero.

Ed è evidente che ciò crea un “cultura diffusa” della impunità di tutti per tutto.

E tornando, quindi, all’impegno per incidere sulla “cultura”, credo che la questione non sia se funzionerà e in quanto tempo. Credo che lavorare a un cambio della cultura diffusa sia, per un verso, una necessità e, per altro verso, l’unica cosa che davvero può cambiare il Paese.

Continuare ad arrovellarsi il cervello su quale sia la legge elettorale che, a Italiani invariati, renda migliore il Paese è solo una prova della ottusità del potere.

Nel condividere, quindi, pienamente il pensiero di Gherardo Colombo, vorrei provare ad aggiungere qualche breve considerazione sulle dinamiche che portano noi italiani a capire meno di altri popoli ciò che mette in evidenza Gherardo.

Il primo dei nostri problemi mi sembra quello di non capire l’“in sé” della cosa.

Gli italiani sembrano non capire la relazione che c’è fra ciò che fanno e la cultura che le loro azioni producono. In sostanza, non capiscono che ciò che fanno “agisce” nel contesto, lo cambia, lo condiziona.

Chi butta una carta per terra in strada sembra non percepire la relazione che c’è fra questo gesto e la sporcizia della sua città.

A me sembra che questo accade per una attitudine di noi italiani alla “furbizia”, per la convinzione che sembriamo avere che si possano salvare contemporaneamente i princìpi e gli interessi in contrasto con quei princìpi. E’ sostanzialmente ciò di cui ho già detto a proposito dell’esito perverso al quale abbiamo portato l’idealismo.

L’altro aspetto del problema mi sembra la nostra attitudine a sterilizzare gli imperativi etici sottoponendoli a condizione.

“Io pagherei volentieri le tasse, se mi dessero i servizi”, “io testimonierei tranquillamente il vero in un processo, se questo non mi causasse degli imbarazzi”, “io non mi farei raccomandare, se non ci fosse da temere che altri lo facciano e ottengano il posto a cui ambisco”, eccetera.

Questo approccio tutto italiano consente agli italiani di sentirsi onesti mentre delinquono, di sentirsi democratici mentre fanno i razzisti, di sentirsi cattolici mentre fanno i pagani. Perché, come dice una triste barzelletta, “non siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono negri”.

Ma un imperativo etico o è incondizionato o non è.

Perché è ovvio che, se fosse sicuro di vincere il concorso, nessuno si farebbe raccomandare. Dunque, sei onesto quando non ti fai raccomandare in una situazione nella quale non hai alcuna certezza di vincere il concorso.

Trovo che impegnarsi a mettere davanti a più persone possibili la vera natura delle loro condotte e l’evidente relazione fra quelle e la degenerazione del contesto in cui vengono agite possa essere un buon servizio e una buon tipo di “informazione”.

Gianni Rossi Barilli, nel suo articolo “Corretta o corrotta? Ogni democrazia ha l’informazione che si merita”, si chiede preoccupato se “ci salveranno le minoranze vitali, motivate e creative che svettano sul blob generale secondo i sociologi”, intente a questo impegno.

Io non so se ci salveranno (e tendo, sul punto, a un preoccupato scetticismo), ma, proprio perché credo che il nostro agire incida sul contesto e proprio perché credo che un dovere è un dovere, sono convinto che questo compito sia nostro dovere, indipendente da qualunque prognosi sull’esito – a breve o a lungo termine – del nostro impegno.


36 commenti:

Anonimo ha detto...

Veramente encomiabile questo scritto.
Vivo in un territorio (versante Ionico meridionale della provincia reggina) dove le cose scritte risultano talmente una cosa normale da non fare meraviglia alcuna, a nessuno. Chiedo chi debba migliorare la nostra società, quando la gran parte di quelli che non si meravigliano risultano essere la nostra classe dirigente e ancor prima, la stessa pubblica amministrazione (lo ha scritto persino il prefetto De Sena lo scorso anno nel resoconto annuale sul suo lavoro, inviato al Parlamento). Questo ritengo sia allarmante e debba essere denunciato, ancor prima del fatto che la 'ndrangheta a ragione o torto sia l'organizzazione criminale più pericolosa esistente al mondo.
bartolo iamonte

Klaudia - Ts ha detto...

Ritengo grave la responsabilità di una pratica religiosa che tutto perdona e di un segreto confessionale inviolabile : praticamente un perdonismo assai praticato e per nulla sanzionato.

Anonimo ha detto...

Io vorrei dire, in proposito al tema dell'informazione corretta, semplicemente tre cose.

La prima: ricordo - come se fosse ieri - un'intervista concessa dal ministro Clemente Mastella a Guido Ruotolo (la stampa), nella quale, ben prima che il dr De Magistris lo iscrivesse nel registro degli indagati, e dopo averne chiesto il trasferimento (del pm, intendo), il nostro guardasigilli dichiarò: se De Magistris m'iscrivesse nel registro degli indagati, la considererei una ritorsione.
Bene. Questa e' un'informazione che - grazie all'ottima intervista di Guido Ruotolo - i cittadini italiani, almeno in parte, hanno potuto apprendere. Ed è un esempio da tenere in considerazione: perche'? Perche' l'informazione serve non solo a diffondere notizie, ma anche a suscitare dibattito, a creare le condizioni per una corretta vita democratica che corretta non e', pero', quando le notizie non sortiscono effetto. Nessuno, infatti, ne' in parlamento ne' fuori, ha indicato al ministro Mastella la via delle dimissioni per quanto affermato. Eppure: se lui, che e' Ministro della Giustizia, teme "ritorsioni" dai magistrati, ha già , evidentemente, fallito - e non poco - il suo mandato. Non di sciopero, ha parlato, ma di ritorsione. Nessuno ha pubblicamente stigmatizzato quella frase annotando a margine: "Caro Ministro, lei che è il guardasigilli, piu' di chiunque altro cittadino, avrebbe dovuto dichiarare: dr De Magistris, se vuole indagare su di me, faccia pure, sono disponibile a incontrarla quando vuole, e, nei limiti delle possibilità, offerte dalla macchina della nostra giustizia, faccia presto. Voglio dimostrare al piu' presto la mia totale estraneita' ai fatti". Nessuno ha contestato nulla, nessuno gli ha fatto notare che quella frase sulla "ritorsione" meritava l'abbandono della poltrona da ministro.
E allora, passando per esempi ben più "corposi", a che serve scrivere inchieste, fare nomi e cognomi, pubblicare cifre documentate, se questo non serve a smuovere, non dico un ministro, ma il direttore di una sperdutissima asl?
Serve, certo che serve. Almeno la gente è informata. E' informata sul fatto che Tizio o Caio abbiano "rubato", ed e' informata sul fatto che magari, come quasi sempre succede, Tizio e Caio sono ancora al loro posto. Hanno il massimo delle informazioni a loro disposizione: sanno perfettamente come va il paese. In mezzo, pero' c'e' l'informazione, anch'essa sempre piu' spesso sotto accusa, e a volte anche a ragione. Il punto, pero', e ho quasi concluso, che se all'informazione "x", non corrisponda una conseguenza "y", quell'informazione diventa quasi un "pettegolezzo". Una chiacchiera come tante altre. Sappiamo per esempio che un parlamentare, per ipotesi, sniffa coca e vota una legge contro le droghe? Se il parlamentare non lascia il suo posto, sappiamo solo che sniffa droga e per di più, poverino, lo sbattiamo pure in prima pagina. Vi sembrano episodi scollati dalla realta'?
E concludo.
Rispetto alla correttezza dell'informazione sono arrivato a una banalissima considerazione provvisoria: ritengo che un giornalista faccia correttamente il suo mestiere se scrive, restando al caso della carta stampata, pensando ai suoi lettori. Se cerca le notizie per darle a loro. Sembra poco. Ma secondo me e' tutto qui. Se invece le scrive solo ed esclusivamente per la "prima pagina", o per il "direttore", o perche' vuol "fare carriera", o peggio, perche' vuol "favorire" "Tizio" o "Caio", allora, e' evidente, non sta più facendo informazione. E sempre - sottolineo sempre - qualcuno pagherà al posto suo. a cominciare dal lettore, ovviamente ...

bob ha detto...

a me italiano con moglie ubriaca e botte piena piacerebbe pensare di non dovermi difendere da solo. ed avere una magistratura che se sono costretto a farlo non indaga me per omicidio volontario ma il ladro e i suoi complici. cosa che invece fate voi magistrati regolarmente come oggi. ah si e' la legge... palle, e' piu' comodo indagare chi difende la propria vita la propria ricchezza ed e' li' a disposizione. la legge ve la fate e disfate come vi pare.
casta in torre d'avorio , per di piu' analfabeta a leggere gli esiti dell'ultimo concorso.
censuratemi pure , sara un blog
tipo quello del vostro ministro mastella, due facce stessa moneta.

Anonimo ha detto...

All'anonimo delle 17.37.
Non capisco perché scrivi cose così vere e non ti firmi.

Anonimo ha detto...

La gente non butta la carta per la strada perché è peggiore degli inglesi o dei francesi o dei tedeschi. La butta perché sa bene che nessun vigile dirà loro alcunché.

Le biciclette non circolano senza fari di notte perché i nostri ciclisti sono peggiori dei danesi o degli olandesi. Circolano perché tanto nessun vigile o nessuna pattuglia della stradale li fermerà.

Prova ne è il fatto che quando i tedeschi vengono in vacanza da noi, si sfogano e si comportano esattamente come noi.

L'idealismo, oltre ad aver dato origine a guerre, rivoluzioni, e a portare la responsabilità di esser stato il pretesto per milioni di morti, ha anche il difetto di far dimenticare la piccola realtà di tutti i giorni, quella piccola realtà che è la nostra vita quotidiana. Sicché si cerca di incastrare il grande politico, senza incriminare tutti i suoi portaborse. Si cercano sempre i "mandanti", laddove si trascura sempre di perseguire chi è loro complice, vale a dire chi materialmente compie le azioni delittuose e chi tacitamente le approva e ne trae profitto, diretto o indiretto.

Si cercano, in definitiva, sempre i "capi", dimenticando che sono "capi" perché hanno dei "servi" !

E ogni volta che un capo viene messo in galera, se ne forma subito un altro, attingendo dal bacino inesauribile dei servi !

Se si cominciasse a perseguire veramente i servi, forse ci sarebbero meno capi, non trovate ?

"Uguale per tutti" ha detto...

Per Anonimo delle 18.25.

Lei scrive, fra l'altro:
"... casta in torre d'avorio, per di piu' analfabeta a leggere gli esiti dell'ultimo concorso".

Ci permettiamo di segnalarLe soltanto che ha letto male la notizia: "analfabeti", come dice Lei, infatti, non erano coloro che hanno superato le prove, ma quelli che sono stati bocciati.

Dunque, fra gli altri, almeno questo insulto non ce lo meritiamo.

La Redazione

Anonimo ha detto...

E' tutto vero quello che dice il dr.Lima, è tutto vero quello che dice anonimo delle 17'37, ma se provi a contestare oggi tutti questi comportamenti penalmente indirizzati passi per fesso,idealista,antico, sorpassato, giurassico in via di estinzione.
Proprio questa mattina mi chiedevo appunto se dopo la pubblicazione del libro di Travaglio "Mani sporche" fosse seguita qualche querela visto che i fatti (reati),nomi e cognomi sono impressi sulla carta. Dopodichè ci dovrebbe essere un arresto di massa.
Questa assuefazione ha generato questo diffuso malcostume che se
prima era eccezione ora è norma, se prima veniva sussurrato e nascosto ora se ne sbandiera il risultato come un vanto.
Si dice che l'occasione fa l'uomo ladro.Ecco cosa ha generato questa politica un popolo di ladri che se possono approfittano.Ma dietro al favore ottenuto c'è una scandalosa offerta.Le false pensioni di invalidità quale schifo di corruzione a tutti i livelli amministrativi pubblici si portano dietro. La licenza edilizia ottenuta laddove non era possibile cosa si porta dietro.Devo dire che in questo anche la Magistratura ha la sua responsabilità in quanto ha coperto,assolto e prescritto tutto questoche ha straripato nella consuetudine.
Rientrare nei ranghi è solo questione di coscienza di tutti e di esempio almeno di qualcuno.
Alessandra

Gennaro ha detto...

Il Ministro Mastella in questi giorni ha ironizzato sulle intercettazioni del magistrato Woodcock dove per l'ennesima volta lo si vede coinvolto,affermando che le prossime volte che avesse effettuato una telefonata lo avrebbe fatto sapere in anticipo agli addetti ai lavori,chissà come questa ironia non l'ha avuta sul suo intercettamento nella inchiesta Why Not sottratta nei modi a voi noti al dott De Magistris,evidentemente di ironico in quelle intercettazioni vi era ben poco,buon lavoro a tutti

Cinzia ha detto...

E' un bel post il suo, come sempre, dott. Lima, condivido molta della sua analisi e credo anch’io che il problema si annida in profondità.
Mi spiego meglio.
Ho l'impressione che l'italiano più che furbo o sciatto è irresponsabile e il modello educativo lo dimostra. Già da bambini, sia in famiglia che a scuola, non c'è spinta verso la responsabilità delle proprie azioni e l’autonomia di pensiero. Siamo sempre protetti e/o puniti e in ogni caso sostituiti nelle azioni come nelle decisioni (piccoli, ma significativi esempi: vestirsi da soli a tre/quattro anni in Italia è impensabile in altri paesi europei e non, la prassi – la scuola è un luogo dove l’allievo è sottoposto all’istituzione e all’educazione non ne è parte attiva). Poi, se aggiungiamo al quadro formativo l'imprinting cattolico, il cerchio si chiude (famiglia-stato-religione). Spero che Dio non me ne vuole, ma il rapporto con Lui che la chiesa ci propone non è propriamente un rapporto di responsabilità reciproca. L’idea ad esempio, che si possa usare la confessione per lasciarsi assolvere in terra da un delegato, mette qualche pensiero.
In realtà sono molti e variegati gli aspetti del cattolicesimo che spingono il fedele formale (e sono la maggioranza assoluta in Italia) ad essere irresponsabile. Tuttavia non voglio inoltrarmi in laiche considerazioni sulla psicologia del cattolico “tipo” che, anche se tristemente tangibili, potrebbero involontariamente offendere la suscettibilità di qualche credente.
Mi sembra un fatto reale però che con un’educazione di questa forma e sostanza è difficile poter sviluppare una solida coscienza individuale (intesa come responsabilità delle proprie azioni e non solo) ed inevitabile e consequenziale l’impossibilità di costruire una valida coscienza sociale. Abbiamo dimostrato che il malcostume può diventare una forma mentis ed arrivati a questo punto rieducare un popolo dalle fondamenta sarà un lavoro lungo, capillare, e non potrà certo essere deciso e disposto dall’alto. La presa di coscienza, la crescita individuale è un lavoro duro, personale (anarchico, inteso nella sua più giusta e alta accezione, oserei dire), alimentato dalla sensibilità e capacità di ascolto di noi stessi e della realtà che ci circonda.
Io confido in quel popolo poco visibile, sicuramente minoritario, ma che vive e con fatica lotta in questo paese bello e maledetto. Io confido nel segno che queste persone lasceranno nella loro storia, un segno che potrà trasformarsi in un disegno.
Vivo nella consapevolezza che non vedrò questo disegno, ma per riconoscermi come Essere ho bisogno di prendere su di me la responsabilità del piccolo segno che lascerò.

Un saluto a tutti

Denise Fasanelli ha detto...

Lei dice: “Io non so se ci salveranno (e tendo, sul punto, a un preoccupato scetticismo), ma, proprio perché credo che il nostro agire incida sul contesto e proprio perché credo che un dovere è un dovere, sono convinto che questo compito sia nostro dovere, indipendente da qualunque prognosi sull’esito – a breve o a lungo termine – del nostro impegno.”

Sono una ragazza di soli venticinque anni, non me ne voglia, ma non posso condividere il suo scetticismo "preoccupato” e non può che dispiacermi sentirlo nelle Sue parole.
Ognuno di noi, semplice cittadino, ha il “dovere” di cui Lei parla, ognuno di noi deve svolgere un ruolo attivo perché questo cambiamento di cultura sia possibile, partendo dalla propria persona e dalle piccole cose che viviamo ogni giorno, dalla propria coscienza.
Io sono solo un minuscolo pezzo della nostra società civile, un pezzo che condivide la sua visione e tenta ogni giorno di agire nel proprio piccolo.
Non so quali saranno gli esiti o altro, ma so che alzarsi ogni mattina essendo fieri di ciò che si è e si fa, cercando di migliorarsi e di migliorare ciò che ci sta attorno, vale più di qualsiasi cosa. Nonostante gli ostacoli, spesso scoraggianti, “resistere, resistere, resistere” ricorda? Come ha detto Lei “è l’unica cosa che davvero può cambiare il Paese”.
Spero di non averLa annoiata, spero di aver fatto passare un poco di quel “preoccupato” dal suo essere scetticista, spero di averLe fatto sentire tutto il mio appoggio e la mia vicinanza, perché come me ci sono moltissimi altri su quella linea immaginaria del Piave. Penso alle vicende recentissime di De Magistris e Forleo e, quindi, ai ragazzi di Locri, ai Meetup o a Libera, insieme nuovamente per l’imprenditore Pino Masciari e con loro moltissimi altri più o meno noti, singoli e non, che si danno da fare per professione o per diritto/dovere di partecipazione, cronaca , magari semplicemente passione o quant’altro. Se si getta un sassolino nell’acqua ci accorgeremo che i cerchi concentrici che esso scatena si allargano sempre di più…

PS: è la prima volta che scrivo in questo blog ma vi seguo da quando esistete…complimeti per l’informazione che fate, le riflessioni che scatenate e a cui partecipate attivamente!
Con speranza :-)
Denise Fasanelli

anne warren ha detto...

Due regole per i concorsi - da pubblicare su ogni bando e da applicare:
"Chi cerca la raccommandazione sarà eliminato"
"Chi offre la raccommandazione perderà il posto"

francesco siciliano ha detto...

Complimenti per l'impegno, non credo sia facile e indolore.
La botte piena e la moglie ubriaca: è proprio così per molti cittadini, soprattutto al sud. Molti criticano ferocemente lo stato delle cose salvo cercare di ottenere anch'essi privilegi di qualche tipo. C'è una considerazione di fondo che dovrebbe passare, proprio al fine di una corretta informazione, l'allargamento dell'area degli appartenenti al partito de "la botte piena e la moglie ubriaca" diminuisce sempre di più la possibilità di controffensive e, soprattutto, rende quasi nulle le risorse a disposizione della collettività. Ognuno degli iscritti a quel partito dovrebbe riflettere su un aspetto fondamentale: non serve essere più o meno ricchi in un mondo di poveri poichè la povertà diffusa finirà per rendere inutile quella ricchezza......

Anonimo ha detto...

Ma come, Anna ? Non sai che TUTTI i concorsi in Italia sono assolutamente privi di ogni irregolarità e/o raccomandazione, e che viene sempre premiato il merito, prima di ogni altra cosa ?

Anonimo ha detto...

Parole, parole, parole.

Parole, soltanto parole, parole tra voi...

Cinzia vuole che si faccia la "presa di coscienza". E, tanto per cambiare, se la prende con la chiesa cattolica !

Cinzia, guarda che gli anni '70 sono finiti.

Altri si considerano una "elite" che deve guidare le masse.

No comment.

Ma la cosa che unisce tutti questi interventi è l'ammirevole capacità di non dire alcunché di concreto, nonostante i fiumi di parole.

Parole, soltanto parole, parole tra voi.

Anonimo ha detto...

Per dire qualcosa di concreto dovremmo poter intervenire nel lavoro dei politici e del governo.
Dovremmo poter dire che nella prossima legge elettorale oltre ad un grosso sbarramento sia considerata anche la trasparenza ed il curriculum dei candidati che in nome di un immaginario cambiamento non siano dei prestanome degli stessi politici tipo la moglie di questo o quello o i figli di quell'altro.
Si da il caso che tutti questi parenti siano già tutti sistemati in tutte le realtà locali come ASL Società partecipate consigli circoscrizionali provinciali comunali regionali. Che concretezza possiamo noi idealizzare se la realtà poi la devono amministrare questi. In una riunione per discutere di rinnovi contrattuali in una ASL il Direttore del personale è il marito della dipendente anche rappresentante di un sindacato meltre l'altro sindacato è rappresentato dalla figlia dei due anch'essa dipendente.Con questi intrecci di concreta gestione del potere e futuri candidati al nuovo cos'altro possiamo fare se non parlarne?
Alessandra

Pietro Gatto ha detto...

Per Anonimo delle 12,49

Caro "Anonimo delle 12,49,
attendiamo con fremito la tua ricetta, che immagino sarà radicale e risolutiva.
Gli anni '70 saranno pure finiti, ma alla chiesa continuiamo a passare ogni anno 2 miliardi di euro come otto per mille più benefit vari ed eventuali. Con quei soldi potremmo garantire coi fatti quel sostegno alla famiglia che la Chiesa e i nostri politicanti baciapile affermano a parole ma che nei paesi cosiddetti atei sono garantiti da decenni.
Parole, parole, parole... Ma cosa dici? il post del dottor Lima è puro political uncorrect, e per questo dovresti apprezzarlo.
Comunque, stupiscimi: sono in attesa della tua ricetta.

Anonimo ha detto...

Mi dispiace, ma non ho ricette.

Non era mia intenzione stupire nessuno, soltanto fornire degli spunti per riflettere.

Per cambiare radicalmente bisognerebbe prima cambiare o, meglio, fare gli italiani...è un po' troppo ambizioso per una persona sola, converrai !

Certo, qualche palliativo potrebbe essere introdotto anche subito, cominciando a pagare il giusto a chi merita, e in funzione di quello che concretamente fa.

Vuoi un esempio ? Parliamo di quanto percepiscono gli operatori della giustizia in Italia, nella fattispecie i magistrati, e paragoniamolo a quanto percepiscono gli analoghi operatori in Francia:

Ecco il trattamento economico LORDO mensile (traitement brut mensuel) dei magistrati francesi, aggiornato a febbraio 2007. Alle cifre sottoindicate si aggiunge un'indennità, anch'essa lorda, dal 34% al 39%, nonché un premio, modulabile secondo i meriti, dal 9% al 15%.

Magistrati di Secondo Grado :
(inferiore)

1 scaglione 2.049 euro
2 " 2.249 euro
3 " 2.517 euro
4 " 2.639 euro
5 " 2.807 euro

Magistrati di Primo Grado:
(superiore)

1 scaglione 2.984 euro
2 " 3.156 euro
3 " 3.328 euro
4 " 3.514 euro
5 " 3.723 euro
6 " 3.995 euro
7 " 4.367 euro
8 " 4.797 euro

Sicché, sommando a dette cifre la percentuale di circa il 35%, e senza tener conto dei premi, AL TERMINE della sua carriera un magistrato francese percepisce circa 6.500 euro LORDI al mese, laddove uno italiano, a circa META' della sua carriera, ne percepisce già oltre 5.000 NETTI (almeno)... ogni commento mi sembra superfluo. Ah, dimenticavo, siamo un paese notoriamente più ricco della Francia, e ce lo possiamo permettere...

E la cosa veramente triste è che tale stipendio, in Italia, è UGUALE PER TUTTI, perché non esiste in Italia alcun "premio" alla produttività. Va detto che alcuni, benché elevato rispetto ai francesi, potrebbero in effetti meritare il trattamento che ricevono. Alcuni.

N.B. - Può anche darsi che non sappia troppo bene il francese e che sia incorso in qualche errore, nel qual caso vi prego di correggermi senz'altro e senza indugio. Grazie.

Felice Lima ha detto...

Gentile Anonimo delle 19.38, trovo sempre inelegante discutere del mio stipendio.

Dunque, non risponderei alla Sua provocazione.

Lo faccio solo per dovere di informazione.

Non so quanto guadagnano i magistrati francesi.

Prendo atto dei dati che Lei fornisce, chiedendoLe, se può, di indicarne la fonte, così da poterli verificare.

Posso dirLe che NON E' VERO che, come sostiene Lei, un magistrato italiano "a circa META' della sua carriera, ne percepisce già oltre 5.000 NETTI (almeno)" (euro al mese).

Ciò posto, non posso essere io, ovviamente, a dire se dovremmo guadagnare lo stesso o di più o di meno.

Posso solo dirLe che quelli di noi che lavorano - non sono tutti (perchè tanti magistrati lavorano poco e male), ma sono davvero tantissimi (quelli che lavorano) - lavorano moltissimo e in condizioni davvero difficili.

Perchè Lei, che chiede fatti, possa trovare un qualche riscontro a ciò che ho appena detto, Le segnalo che in pochi altri Paesi (civili e non) i magistrati operano sotto costante aggressione da parte del loro datore di lavoro (gli ultimi enne ministri della giustizia si sono costantemente impegnati "contro" i magistrati e "contro" la giustizia, invece che in loro favore) e da parte dei destinatari del loro lavoro.

In pochi Paesi (civili e non) una persona condannata per reati molto gravi (potrei farLe un elenco, ma Le basti il sen. Previti) può partecipare a trasmissioni televisive della televisione di Stato, in prima serata, per dire ogni tipo di male dei giudici incaricati di giudicarlo, creando per loro condizioni di lavoro davvero molto difficili, nel mentre suoi amici minacciano ispezioni persecutorie e le mandano effettivamente.

In pochi Paesi (civili e non) il numero dei magistrati assassinati assomiglia anche solo lontanamente a quello italiano.

Già che ha dei dati sottomano, può dirci, per favore, quanti magistrati in Francia sono stati assassinati?

Io (lo dico solo per non sembrarLe disancorato dai fatti) ho passato molti anni vivendo completamente blindato, non avendo una vita privata e tante altre cose.

Come tanti altri colleghi, inoltre, ho subito ispezioni, processi disciplinari, denunce anche penali, cause civili (molti di quelli a cui dai torto, in Italia, se la prendono con il giudice).

E questa condizione (scorta, processi, denuncie, ecc.) è molto diffusa (troppo) fra i magistrati italiani.

I magistrati giovani, che hanno stipendi molto bassi per il lavoro che fanno, in Italia restano anni a lavorare a Locri, a Gela, ad Agrigento, a Catanzaro, eccetera.

Le condizioni di lavoro nei nostri tribunali le avrà viste in tante trasmissioni tipo Report.

Mi addolora particolarmente che in tutte le fiction televisive in cui ci sono magistrati, essi hanno uffici sontuosi e trattano un caso alla volta.

Molti di noi, nella realtà, invece non hanno neppure una stanza in ufficio (io condivido la mia a giorni alterni con una collega). Nessuno ha uffici sontuosi, se non forse pochi dirigenti ai vertici. Abbiamo carichi di lavoro che in molti uffici superano i 3.000 fascicoli per magistrato.

A tutto questo si deve ancora aggiungere:

- che noi magistrati ordinari, diversamente dai nostri colleghi magistrati amministrativi, non possiamo svolgere più da anni (e per fortuna) incarichi stragiudiziali (non so se i colleghi francesi possano farlo. Sono molto remunerativi);

- che i nostri stipendi sono decisamente inferiori a quelli dei giudici amministrativi che hanno carichi di lavoro molto inferiori ai nostri e hanno soprattutto un limite massimo di carico di lavoro esigibile, che per noi non esiste;

- che i nostri stipendi sono decisamente inferiori a quelli di tanti funzionari statali con meno responsabilità delle nostre e soprattutto con meno nemici e preoccupazioni dei nostri (ed è ovvio che il paragone si deve fare fra ruoli omologhi nel nostro Paese).

Infine, il concorso di ingresso in magistratura è molto selettivo e richiede anni di studio serio.

In ogni caso, non siamo noi che decidiamo quanto debba essere il nostro stipendio.

Dunque, se vuole che ce lo riducano, non deve chiederlo a noi, ma ad altri.

Temo, però, che una riduzione dei nostri stipendi porterebbe solo a un ulteriore "male della giustizia": i migliori laureati in legge farebbero altro e la magistratura sarebbe ancora peggiore.

Consideri che un avvocato discretamente avviato guadagna molto molto di più di un giudice di pari "anzianità". E quel giudice che guadagna molto meno di lui, con lui si deve confrontare ogni giorno, con meno mezzi, meno "tutele", meno tutto.

Gentile Lettore, il comportamento della classe politica nei confronti della magistratura e dei giudici negli ultimi decenni è stato tale da dimostrare che chi ha il potere nel nostro Paese non vuole una magistratura "forte" ed efficiente.

Una riduzione degli stipendi aiuterebbe questa aspirazione del potere.

Decida anche Lei cosa esattamente vuole e se davvero vuole che le ragioni della giustizia e dello Stato siano difese da professionisti meno qualificati (perchè lo stipendio che dai loro inevitabilmente li seleziona) di quelli (gli avvocati) che difendono (del tutto legittimamente e onoratamente) le ragioni dei privati.

Io e i colleghi che scriviamo su questo blog non intendiamo difendere la "corporazione" e, come certamente Lei avrà notato, siamo molto critici nei confronti della "magistratura" nel suo insieme e nei confronti di tanti nostri colleghi.

Siamo pronti ad ammettere anche nostre colpe personali, se ce le indicherete.

Ma c'è molta differenza fra questo e le critiche gratuite e, quindi, inevitabilmente sterili.

Quanto al fatto che quello che legge qui Le sembra solo "parole", consideri che questo è un blog. Cioè un luogo dove si scrive e si legge.

Dunque, qui troverà inevitabilmente solo parole.

Per i fatti, venga a trovarci in ufficio e vedrà se ci sono o no.

Quanto alle proposte concrete, tutti quelli che scriviamo qui e tantissimi altri che non scrivono qui abbiamo/hanno consumato fiumi di inchiostro a farne e non abbiamo/hanno avuto successo.

Come scrivevo nell'articolo che stiamo commentando, quello che stiamo cercando di fare è "cultura", con la "c" minuscola, umilissimamente, ma questo. Se le sembra troppo, allora più semplicemente "opinione".

Quello che volevo dire con il mio articolo, aderendo, peraltro, al pensiero di Gherardo Colombo, che considero maestro esemplare, è che questo Paese ha un disperato bisogno di riflettere, perchè dal pensiero vengano le azioni.

Mentre tutto sembra congiurare verso un'azione frenetica del tutto priva di buon senso.

Grazie per l'attenzione che mi ha prestato.

Un cordiale saluto.

Felice Lima

guido ha detto...

Dall'ANSA apprendiamo che: "Il PM di Milano, Ilda Boccassini, si è dimessa dall'Associazione Nazionale Magistrati. Lo ha fatto "all'indomani della scelta del Csm di preferirle Francesco Greco come vice procuratore". Questo il dispaccio ANSA.
Ora, va rilevato, la cosa ci rattrista e ci intenerisce. Non per altro. Sembra la reazione della bimba a cui è stata negata la bambola in regalo. Ma la cosa ci fornisce anche una conferma, implicita (anzi, esplicita ... altrimenti perchè dimettersi dall'Associazione se lo "sgarbo" è giunto dal CSM?): l'ANM distribuisce incarichi! Non lo sapevate? Ma va?!

"Uguale per tutti" ha detto...

Per Guido delle 22.19.

Gentile Lettore,

Lei chiede:
"Ma la cosa ci fornisce anche una conferma, implicita (anzi, esplicita ... altrimenti perchè dimettersi dall'Associazione se lo "sgarbo" è giunto dal CSM?): l'ANM distribuisce incarichi! Non lo sapevate? Ma va?!"

La risposta è: Lo sapevamo e ne abbiamo illustrato ampiamente le dinamiche nell'articolo “Le responsabilità dei magistrati nella crisi della giustizia”, che potrà leggere cliccando sul titolo.

Quanto alla Sua affermazione per la quale le dimissioni della collega Bocassini "sembrano la reazione della bimba a cui è stata negata la bambola in regalo", consideri due cose:

1. non sono note le ragioni delle dimissioni della collega Bocassini, perchè Lei non le ha esposte; quelle a cui Lei fa riferimento sono solo - allo stato - illazioni della stampa (rispettabilissime, ma illazioni);

2. Ilda Bocassini è un magistrato di grandissima competenza professionale (ha un curriculum davvero impressionante) e di grandissimi meriti; fra i tanti meriti, il cui elenco sarebbe davvero lunghissimo, basti citare qui il fatto che dopo la strage di Capaci, lasciò marito e figli a Milano e accettò di andare per tre anni a Calatanissetta a lavorare alla ricerca degli autori di quella strage.

E' un magistrato assolutamente integerrimo, che ha indagato ugualmente nei confronti di ricchi e poveri, di destra e di sinistra, grandi e piccoli, importanti e sconosciuti e da tutto questo non ha tratto alcun tipo di vantaggio personale, ma solo calunnie, diffamazioni, ispezioni, insulti, amarezze.

Insomma, davvero dire che le sue dimissioni dall'A.N.M. dimostrano che Ilda sia "una bimba a cui è stata negata la bambola in regalo" ci sembra davvero lontano da ogni ragionevolezza e, soprattutto, dalla realtà e dalla storia umana e professionale di Ilda Bocassini.

Lei è un avvocato (come si apprende accendendo al Suo account), non può non rendersi conto di tutto questo.

Ilda, peraltro, ove avesse ambizioni di carriera (e tanto non ne ha da avere contemporaneamente revocato la domanda per il posto di Procuratore Aggiunto), ne avrebbe tutto il sacrosanto diritto.

Piuttosto, le dimissioni di Ilda dall'A.N.M. sembrano confermare quello che ha scritto su questo blog Raffaele Greco, nel post “L’irreversibile crisi dell’A.N.M.”: che l'impressione che dà l'A.N.M. è "quella di un clima da 'ultimi giorni di Pompei', di un definitivo impazzimento della maionese associativa, di una confusione che prelude alla catastrofe ...".

La Redazione

Pietro Gatto ha detto...

Caro dottor Lima,
il deprimente intervento di "Anonimo delle ore tot" sulla retribuzione dei magistrati cerca (non riuscendoci) di abbassare il piano del discorso, che aveva come spunto il suo encomiabile post iniziale. "Anonimo delle ore tot" ci viene a dire che in Italia be pochi sono legittimati a parlare. Neanche i magistrati, il cui stipendio è più alto rispetto agli omologhi d'oltralpe.
Bene, dunque? Da avvocato credo che lo stipendio del magistrato DEBBA essere uno stipendio importante, tenuto conto dell'attività che esso svolge. Dico anzi che i giovani magistrati guadagnano troppo poco: ho amici magistrati miei coetanei (cioè poco più che trentenni) che fanno parte con onore di collegi penali, che giudicano in corte d'assise, che svolgono indagini penali importanti per meno di tremila euro al mese. Come avvocato io sono legittimato a chiedere al mio cliente la stessa cifra per un (solo) atto di appello.
Altro discorso è, invece, se taluni magistrati non meritino lo stipendio che percepiscono: ma non mi sembra che questo blog,e lei in particolare, siate indulgenti sul punto, anzi. E' una delle ragioni perchè "toghe" sta diventando sempre di più il punto di riferimento di tutti quelli (non importa la categoria alla quale appartengono) che vogliono battersi per il merito, per la cultura della legalità e per il cambiamento, senza infingimenti e distinguo.
In Inghilterra, dove attualmente vivo, ho definitivamente capito quanto sia malato il nostro Paese, che il suo commento dipinge magistralmente.
Faccio un esempio banalissimo: sono arrivato a Londra con la mia macchina, dopo una faticosa ma splendida galoppata per le autostrade svizzere e francesi. Ho parcheggiato sotto casa, già sapendo che sarei dovuto correre a pagare la tassa annuale per il parcheggio residenti: cosa che ho fatto immediatamente, non senza prima lasciare sul parabrezza un foglio nel quale spiegavo che ero appena arrivato, che abitavo lì e che ero andato appunto a pagare la dovuta tassa.
Niente da fare. Tornato dall'ufficio dopo un paio d'ore, trovo la multa di 80 sterline. Fatto illecito-reazione dell'autorità, senza scuse, senza "vabbè, passi per questa volta".
Il giorno dopo, nonostante il tagliando esposto, prendo la stessa multa: avevo sbagliato marciapiede. Altre 80 sterline.
Ebbene, le garantisco che da quella esperienza non ho più sgarrato. Come non lo fanno gli Inglesi, che se non pagano il bollo si vedono sequestrare e DEMOLIRE l'auto qualche ora dopo, senza possibilità di sanzioni pecuniarie sostitutive, ricorsi al prefetto, al giudice di pace, ricorsi per cassazione. Qui in Italia staremmo a discutere sulla "dubbia proporzionalità tra fatto e sanzione", con annesse raffinatissime questioni di legittimità costituzionale. Nel frattempo, mentre in Inghilterra il bollo lo pagano tutti, da noi è come il canone Rai: più si sale con il ceto (e il censo), meno lo si paga. Perché tanto tra notifiche, ricorsi e così via, la possibilità di farla franca è molto alta.
Potrei continuare con innumerevoli esempi, ma il succo è sempre e solo quello: ci manca l'etica protestante, che insegna al cittadino innanzitutto le proprie responsabilità. Lamentarci dello sfascio è il nostro sport nazionale, insieme con il contribuirvi con azioni ed omissioni.
Non credo che vi siano rimedi a breve termine. Spero nei più giovani, nella forza internazionalizzante della rete e nella circolazione delle idee che su questa avviene. Sempre che i vecchi decrepiti che ci governano (che invidia vedere Obama... da noi per salire al Quirinale devi avere la prostata), che non sanno una parola di inglese né accendere un computer, ma che comunque ritengono di non dover togliere il disturbo, non ci tolgano pure quella.

Anonimo ha detto...

Caro Dottor Lima,

Prima di risponderLe, volevo chiarire che il senso del mio intervento non era "contro" la magistratura, ma contro un sistema che non premia chi merita, ma accomuna tutti, meritevoli e non meritevoli, togliendo ai primi la voglia di far bene e dando ai secondi una sicurezza, appunto, immeritata.

So poi benissimo che in Italia è altamente inelegante e maleducato parlare di soldi e retribuzioni. Non così all'estero, specie nei paesi anglosassoni. Mi sono preso questa licenza, mi perdoni.

Quanto sopra premesso, i dati che ho fornito sono stati assunti da Wikipedia, Ministère de la Justice, versione francese.

Esistono poi molti altri siti, italiani e stranieri, dai quali si desume che le retribuzioni dei magistrati francesi sono in media PER IL 30% INFERIORI a quelle dei magistrati italiani. Basta cercare e verificare, avendone il tempo.

Per quanto riguarda i giudici dei Tar e del Consiglio di Stato, è noto come essi non facciano parte della magistratura ordinaria, e siano in numero assai inferiore.
Ancora, gli stipendi elevatissimi e spropositati di altri funzionari pubblici non cambiano il quadro anomalo italiano, semmai lo aggravano !

E' poi vero che da noi alcuni magistrati sono stati uccisi. Alcuni sono veri e propri Eroi. Ma in Italia sono stati uccisi anche poliziotti, carabinieri, avvocati, giornalisti, cittadini comuni...e anche diversi politici ! Insomma, non ci si deve far scudo dei lutti per nascondere le inefficienze e i privilegi, non trova ?

Per quanto riguarda le retribuzioni effettivamente percepite, non vorrei contraddirLa palesemente, ma devo farlo, e Lei sa bene che le cifre che ho scritto sono vere. Non vorrà dirmi che un magistrato con 25 anni di anzianità, circa a metà della sua carriera (che dura fino a 75 anni), non percepisce almeno 5.000 euro netti al mese !

Lei sa che La stimo, per quanto scrive e fa, anche se non La conosco di persona. Però, e magari inconsapevolmente, vedo che affiora in Lei la difesa d'ufficio della corporazione di cui fa parte: ancora insiste nel definire preclaro il concorso, laddove le percentuali di promossi di certe zone, anzi, di certe città d'Italia, spropositate al massimo grado, farebbero pensare il contrario. Ma di questo abbiamo già parlato ampiamente, e non desidero in alcun modo mettere in dubbio la Sua buona fede.

Non vorrei, però, che qualche lettore credesse che il mio intervento fosse rivolto "contro" la Magistratura, tout court. Al contrario, proprio per la delicatezza del ruolo ritengo che mai come nel Suo incarico occorra una selezione accuratissima, sia per l'ingresso, sia, soprattutto, durante l'esercizio delle funzioni. Una selezione che manca del tutto da svariati decenni, e che sarebbe assai opportuno introdurre di nuovo, svincolandola dai soli dati statistici formali.

Cordiali saluti.

Anonimo ha detto...

Caro Avvocato,

Lei, che ne fa elogio, pare seguire l'etica protestante di derivazione calvinista, per la quale chi ha tanto denaro è "in grazia di Dio".

Evidentemente, Lei è in pace con il Padre Eterno. Me ne compiaccio per Lei.

Cordiali saluti.

Cinzia ha detto...

Una parolina all'anonimo delle 12.49 la vorrei dire anch'io.

1. Gli anni settanta non sono finiti sono passati,
è una sottile quanto sostanziale differenza che per essere percepita prevede una visione storico-evolutiva dei fatti, fondamentale alla comprensione dell'oggi.

2. Non me la prendo con la chiesa, non l'ho neanche messa al primo posto, giacché non è la prima ad entrare nella nostra vita.
Le mie sono riflessioni, possono fare da stimolo al dibattito, ma le valutazioni (per quanto attente) che ne traggo sono pur sempre opinioni personali, ben disposte al confronto, e non era mia intenzione esporle con aggressività... tuttavia me ne scuso se ho dato questa impressione.

3. Quanto al "concreto"... come ho già scritto ognuno di noi vive e lotta nella propria quotidianità per migliorare e migliorarsi, a condizione che ne senta l’esigenza e ne comprenda l’importanza.
Questo è il concreto che possiamo realizzare noi cittadini, come dice Denise o Alessandra e come sono certa fanno tutti quelli che scrivono e leggono con partecipazione questo blog.

Oppure siamo tutti dei dissociati mentali,
che ne dice?

Felice Lima ha detto...

Per Anonimo dell'1.39.

Gentile Lettore,

per arrivare almeno a un accordo sui fatti, confermo che è vero che un magistrato italiano con 25 anni di servizio guadagna la somma che dice Lei.

L'equivoco è nato, però, dal fatto che io che, almeno per me, 25 anni non sarà "metà della carriera".

Non perchè non potrebbe astrattamente esserlo (essendo entrato in magistratura a 25 anni), ma perchè non voglio lavorare così per 50 anni. Le nozze d'oro spero di farle con mia moglie e non con l'ufficio, a queste condizioni.

Potrò andare in pensione a 65 anni, con 40 anni di servizio, e mi sembra che 40 anni di servizio siano una vita lavorativa più che bastevole e 65 anni un età non bassa per andare in pensione.

In relazione a questa "carriera", metà del servizio è a 20 anni.

E consideri che non sono molti i magistrati entrati in servizio a 25 anni.

Chi entra a 30 anni, dopo 40 di servizio ne ha 70.

D'ora in poi, inoltre, nessuno potrà entrare in magistratura a 25 anni, essendo le nuove regole del concorso tali che si accederà alla magistratura in età più elevata.

Ma non è questo il problema.

Lei non dice nulla sul fatto che un professionista con una preparazione e competenze come le mie (l'avvocato) dopo venti anni di professione con il mio stipendio si paga gli abbonamenti alle riviste di diritto e qualche spesa accessoria e, come Le ha fatto notare l'avv. Gatto, prende lo stipendio che un magistrato riceve per un mese di lavoro per redigere un solo atto di appello.

Quanto al parallelo che Lei fa con altri Paesi, mi permetta di segnalarLe che questa è una "tecnica" molto diffusa nel nostro Paese.

Consiste nel prendere "a comodo" "pezzi" di altri Paesi.

Per farLe un esempio molto semplice, abbiamo preso dai paesi anglosassoni il rito penale c.d. "accusatorio".

Dunque, come lì particolari garanzie di oralità e simili.

Il problema è che il rito accusatorio è "equilibrato" in quei paesi da norme per le quali la falsa testimonianza è un crimine gravissimo, lo stesso imputato può tacere, ma se parla ha l'obbligo di dire la veritàe se mente si becca una pena apposita per quella menzogna, se non accetti un patteggiamento o un rito alternativo e poi perdi il processo ti danno pene elevatissime, eccetera.

Nel nostro Paese, invece, abbiamo fatto un collage di pezzi di vari sistemi, dando luogo a un sistema che, congegnato com'è è folle.

Ciò detto e tornando agli stipendi dei colleghi francesi, davvero non comprendo la Sua posizione.

Non credo, infatti, che il problema sia un paragone come quello che fa Lei, per una semplicissima ragione.

Se Lei fa una ricerca, sono sicuro che troverà altri paesi al mondo nei quali i magistrati sono pagati meno che da noi, ma moltissimi altri nei qauli sono pagati molto di più.

Lei ha citato "i paesi anglosassoni". Sono certo che saprà che lì i magistrati sono pagati DECISAMENTE di più che da noi.

Che vogliamo fare? Lei si batte per farci andare verso la Francia e noi invochiamo l'Inghilterra?

Davvero mi sembra solo demagogia.

Sul fatto che bisogna ottenere seri controlli di efficienza e professionalità dei magistrati, siamo completamente d'accordo; la parte migliore della magistratura lo reclama; in questo blog lo abbiamo detto molto chiaramente.

Un caro saluto.

Felice Lima

Pietro Gatto ha detto...

Caro Anonimo,
qualche precisazione:
1) come puoi leggere nel mio post, facevo riferimento all'etica protestante con riferimento alle responsabilità, non ai guadagni;
2) davvero non capisco il senso della tua conclusione (sono per l'etica protestante; per tale etica chi ha denaro è in grazia di dio; ergo, io sono in grazia di dio... 2 in pagella in sillogismo).
Chiedo scusa, anonimo: ma i miei presunti soldi cosa c'entrano?
Vogliamo parlare di cose serie, per favore?

Anonimo ha detto...

Caro Dottor Lima,

E' vero che in Inghilterra i giudici (intesi come magistrati delle Corti superiori) sono pagati di più. E' anche vero che il loro sistema di "reclutamento" è assai diverso dal nostro, e che il loro numero è assai inferiore. Per questo parlavo dell'ordinamento francese, molto più vicino a noi...ma non vorrei insistere su questo punto, altrimenti tutti penseranno che sia del "partito" degli anti-giudici ! Mi creda, in verità è il contrario.

Lei, invece, ha compreso perfettamente il senso ultimo del mio intervento, che era appunto quello di voler premiare chi merita, la qual cosa credo sia anche una della ragioni dell'esistenza di questo pregevole "blog".

Al giovane Avvocato dal carattere impulsivo vorrei invece rispondere che mi sembra molto fortunato se può permettersi di vivere e lavorare in un paese straniero, e quale Paese !

Il "2" in "sillogismo" (rectius, in logica aristotelica) sarebbe poi giustificato, se non avessi dato per acquisito, quale premessa implicita, il fatto che Lei, a differenza di tanti Suoi giovani Colleghi in Italia, guadagna molto. E non intendo ciò come una colpa, caro Avvocato, era solo una battuta.

Concordo, infine, pur nella presumibile divergenza di opinioni personali, con le conclusioni dell'ultimo post di Cinzia, assai più sereno di altri.

Cordiali saluti a tutti.

Felice Lima ha detto...

Gentile Lettore (Anonimo delle 13.29),

forse è accaduto solo che non ci ha aiutato il tono che abbiamo reciprocamente usato.

Quando non ci si conosce è difficile a volte anche trovare un codice di comunicazione comune.

Inoltre, consideri che, per lo meno da parte mia (che firmo con il mio nome e impegno qui anche una parte dei colleghi con i quali portiamo avanti l'iniziativa del blog), c'è anche la preoccupazione di difendere idee e posizioni non solo nei confronti di uno dei nostri interlocutori, ma di tutti.

Rilegga il Suo commento inviato il 9 gennaio alle 12.49 e vedrà che è assolutamente scortese.

Non glielo dico assolutamente con tono censorio, ma solo per cercare di comprendere insieme cosa ha portato il dialogo su un binario non costruttivo.

Avevamo addirittura pensato di non pubblicarlo, perchè sembrava solo un'invettiva più che una critica e ovviamente non serve insultarsi.

Dopo averlo pubblicato (per rispetto del desiderio di "apertura" sincera che abbiamo), pensavamo di rispondere, ma poi non lo abbiamo fatto.

La risposta che Le ha dato Pietro Gatto coincide perfettamente con quella che Le avremmo dato noi (e, dunque, mi sento vicino e grato all'avv. Gatto).

Lei si preoccupa di "rassicurarmi" sul fatto che non è "ostile" alla magistratura, ma il problema non è questo.

Il problema è sforzarsi di discutere e, se del caso, anche di litigare, ma in maniera costruttiva.

Se Lei apostrofa i suoi interlocutori con "parole, parole, parole" non li incoraggia a un dialogo costruttivo.

Scusi, se può e vuole, i miei toni, ma consideri il ruolo avuto dai suoi.

Approfitto di questo intervento per ringraziare Pietro Gatto che, nel Suo intervento in cui racconta del divieto di sosta in Inghilterra, mette in evidenza un altro profilo del serio problema di approccio alle regole che abbiamo nel nostro Paese, che offre nuovi interessanti spunti alla discussione.

Un caro saluto.

Felice Lima

Pietro Gatto ha detto...

Torniamo finalmente a parlare del rapporto tra cittadini, regole, etica pubblica. Mi piacerebbe citare un episodio inglese e confrontarlo con quello che sta attualmente accadendo in Italia.
1) Ricorderete l'uccisione da parte della polizia inglese, un paio di anni fa, del ragazzo brasiliano ingiustamente scambiato per terrorista. Il processo si è concluso qualche settimana fa con l'assoluzione degli agenti, ma con la contemporanea condanna della polizia al risarcimento in favore dei parenti della vittima (circa 600.000 sterline).
Nonostante l'assoluzione, il governo, l'opposizione, L'Economist (che, vi garantisco, non è il settimanale "rosso" dipinto da Berluconi, ma un think-tank liberale e liberista) e quasi tutti gli altri media stanno conducendo una dura campagna per le dimissioni del capo della polizia Blair. Le motivazioni? Essenzialmente una: quelle 600.000 sterline sono un danno alle casse dei contribuenti (i taxpayers, come li chiamano qui), delle quali anche una personalità autorevole come Ian Blair deve rendere conto. Ed infatti quest'ultimo, che non fa altro che scusarsi per l'accaduto, è fortemente in bilico.
Approccio freddamente economicista? A me sembra applicazione senza sconti del principio della responsabilità politica.

2) Esiste ed è applicato tale principio in Italia? Verifichiamolo sulla base di quello che sta succedendo in Campania.
Tutti coloro che hanno gestito la questione rifiuti bollano come "qualunquistica" qualsiasi richiesta di dimissioni, e nel frattempo rimangono avvinghiati alle proprie poltrone e ai lucrosi stipendi connessi. Nessuno ha battuto ciglio quando Report ci ha rivelato che il figlio di Bassolino sta conducendo una fulminante carriera all'interno della banca d'affari che - guarda caso - ha venduto i titoli derivati alla Regione Campania. Conflitto d'interessi? Macché scherziamo, è solo qualunquismo e demagogia.
Ora, sulla questione rifiuti il governo che fa? Invita Bassolino a togliere il disturbo? Non sia mai: nomina il "commissario del commissario", a sua volta sotto inchiesta per i gravi fatti del G8. E se qualcuno ricorda tale ultimo particolare, giù con le accuse di qualunquismo, demagogia e giustizialismo. Così salva Bassolino e ci fa pagare un altro stipendio.

Il paragone a me sembra imbarazzante. Ma il problema non mi sembra abbia smosso tante coscienze.

P.S. Ringrazio il dottor Lima, è un piacere essere in sintonia con lui. Ad Anonimo, che mi apostrofa con un paternalistico "giovane avvocato dal carattere impulsivo", voglio ricordare:
1) un avvocato non è né giovane né vecchio, è semplicemente un avvocato. Conosco avvocati c.d. anziani che non hanno MAI studiato l'attuale codice di procedura penale (in vigore dal 1989...), e che continuano imperterriti ad esercitare e a rovinare clienti;
2) le idee non si misurano sulla base dell'età anagrafica di chi le espone, ma sulla base del contenuto. Conosco bene, venendo dall'Accademia, il profondo significato dell'aggettivo "giovane". Significa: stai zitto e fai parlare quelli più grandi di te. Inutile dire che è proprio questo l'approccio della gerontocrazia che governa l'Italia.
3) forse Anonimo scambia l'impulsività con il perseguimento della chiarezza delle idee mediante la chiarezza del linguaggio, come insegnava il grande filosofo analitico Uberto Scarpelli. Ma quando in Italia un giovane si permette di parlare, è sempre impulsivo;
4) Anonimo mi apostrofa inoltre come "fortunato", perché vivo e lavoro (anche) a Londra, a differenza di altri miei "giovani" colleghi. Io non parlerei di fortuna, ma di coraggio e di impegno. La direttiva comunitaria sulla circolazione dei titoli permette a qualunque avvocato italiano di esercitare negli altri Stati dell'UE. Chi ha voglia di provarci si metta in gioco, ma non si aspetti molto dal fattore "fortuna", che qui conta solo per vincere la lotteria nazionale.

Ad ogni modo, considero chiusa questa inutile polemica personale.

Anonimo ha detto...

Caro Dottor Lima,

Può darsi che Lei abbia interpretato come "scortesia" soltanto un modo diretto, a volte ironico, di interloquire. Me ne scuso, se l'impressione ricevuta è stata quella che dice. D'altra parte, se non altro ha fornito la prova che questo è veramente un "blog" libero, dove tutti possono manifestare, nei limiti della decenza, la loro opinione. Non è poco, e di questo Vi sarò sempre grato.

Cordiali saluti.

Felice Lima ha detto...

Ad Anonimo delle 17.05.

Sono io che ringrazio Lei della Sua presenza fra noi e dell'attenzione sincera che ci presta.

Felice Lima

francesco siciliano ha detto...

caro avvocato gatto, Lei mi rincuora molto poichè pur avendo famiglia e figli ho più volte considerato l'idea londinese anche se solo in una prospettiva di ragazzo da bar che fà italian coffee. E' proprio vero, l'italia, ma in particolare il sud, si caratterizza per questo aggettivo giovane - che ovviamente muta qualora si tratti di giovane notabile ( in quel caso non si tratta di impulsività ma di bravura apprezzata anche se di provenienza giovanile)- che è usato con un poco velato pregiudizio di inadeguatezza. Spesso mi chiedo a 42 anni quando smetterò di essere giovane ( anche se la cosa non mi dispiace salvo verificare con ventenni che in realtà.................). Condivido molto di ciò che dice soprattutto sulla scomparsa del concetto di responsabilità politica di personaggi come nel caso di Bassolino, mi dissocio però dalle considerazioni su De Gennaro poichè su quest'ultimo Lei non dovrebbe ricordare solo il caso G8 ma molti altri che probabilmente se più diffusi avrebbero impedito a Lei e a tanti altri "giovani" di rimanere tali o di andare via.
Cordiali saluti

Anonimo ha detto...

Gentile avvocato Gatto,
non stento a credere quello che Lei dice:conosco un bravissimo dottore in giurisprudenza che ha fatto qualche anno di praticantato in uno studio legale a londra e ne è rimasto talmente entusiasta da volersi trasferire definitivamente in quella città.
bartolo iamonte

Anonimo ha detto...

Egregio Dott. Lima,

non si arrenda alle ingiustizie dei mafiosi in giacca e cravatta !
La giustizia divina è prossima, è di questo tempo ! Lei continui a fare il suo dovere con più determinazione, abbia fede ! La cultura in sicilia è ancora un bene per pochi, finchè la mentalità mafiosa figlia della mafia non verrà mutata.
Per fortuna in Sicilia qualche fiore germoglia ancora !

Anonimo ha detto...

Giudice lima,
Il Parlamento con il "bene placito" dell'opposizione, riesce ad emanare leggi, alcune già dichiarate incostituzionali, per fare scudo ai potenti,leggi per togliere i mezzi, a voi magistrati, che vi consentano di andare fino in fondo in indagini nelle quali i potenti sono invischiati,leggi sulla sicurezza per non accogliere stranieri che chiedono aiuto, dando a loro tutta la colpa dei crimini che accadono in Italia, quando al sud mafia , camorra , andrangheta fanno ciò che vogliono...perfino i principi fondamentali della nostra Costituzione sono così violati. Non siamo più in democrazia. Cosa possiamo fare per diffondere nellà società principi, valori , regole giuste?