«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 25 settembre 2007

Le responsabilità della politica nella crisi della giustizia

di Bruno Tinti
(Procuratore Aggiunto della Repubblica di Torino)

Le iniziative governative su microcriminalità, lavavetri, posteggiatori etc. inducono ad alcune riflessioni.

1) Gia con un decreto legge di agosto è stato ripristinato il reato di guida senza patente che, prima della sua abrogazione, significava, a Torino, un ventina di denuncie al giorno; adesso, sembra, ci sarà qualche reato nuovo per lavavetri e posteggiatori abusivi e qualche integrazione legislativa ai già esistenti reati di guida in stato di ebbrezza e sotto l’influsso di stupefacenti.
Mi pare che qualcuno dovrebbe spiegare a ministri tanto attivi che, a norma di codice di procedura penale:

a) una richiesta di decreto penale fatta dal P.M. [Pubblico Ministero] per questo genere di reati arriva al G.I.P. [Giudice per le Indagini Preliminari] circa 6 mesi dopo il fatto, perché (a Torino) tanto ci mettono gli uffici a registrare la notizia di reato e fascicolare il tutto; e il trend è in aumento.
Il G.I.P. emette il decreto dopo altri 6 mesi circa e attende le notifiche per circa un anno. Sicché la strabiliante pena pecuniaria propria di questo genere di reati (tra 1000 e 2000 euro) può essere richiesta all’imputato a distanza minima di due anni dal fatto.
Poiché l’imputato ha ancora diritto ad opposizione al decreto penale, giudizio di 1° grado, appello e cassazione, è ovvio che questa strabiliante pena non potrà essere effettiva per via della sicura prescrizione nel frattempo maturata.

b) nel caso di vero e proprio processo, riservato ai casi più gravi (recidiva, incidenti provocati in stato di ebbrezza etc.), il provvedimento del PM sarà notificato all’indagato dopo tre anni e mezzo circa dal fatto (sempre a Torino), scontando sia i tempi necessari per la registrazione e la fascicolazione sia quelli per le notifiche; il Tribunale fisserà l’udienza a distanza di due anni circa dalla richiesta, per via della massa di processi in attesa; sicché anche in questo caso la prescrizione è garantita.

c) qualsiasi altro futuro reato nei confronti di lavavetri e posteggiatori farebbe la stessa fine, che comunque è quella di tutti i reati per i quali la legge non consente l’arresto (che sono oltre il 90 % del totale).

d) questa situazione dipende esclusivamente dal dissennato sistema processuale italiano e non può essere sanata con aumenti di personale, giudiziario, amministrativo, di polizia che sia: ricordo, tra le tante idiozie, la nuova normativa che ha impedito alla P.G. [Polizia Giudiziaria] di procedere a notifiche, naturalmente non accompagnata da nessuna iniziativa volta a semplificarne il regime o ad aumentare il numero degli ufficiali giudiziari.

e) nemmeno si può procedere al sequestro delle autovetture (che costituirebbe un buon deterrente per i reati di guida senza patente, in stato di ebbrezza etc) perché non ci sono soldi per pagarne la custodia e la procedura di vendita è talmente lunga e dispendiosa che alla fine tutto il ricavato serve per pagare il custode.

Le grida manzoniane di Mastella, Amato e compagnia servono dunque solo per far credere ai cittadini che possono stare tranquilli perché loro sono lì e vigilano; in realtà queste disordinate iniziative, se verranno realizzate, renderanno ancora più caotica e inefficiente la giustizia penale italiana e non aumenteranno di una virgola l’inesistente repressione penale.

2) Accanto alle strombazzate iniziative per lavavetri, posteggiatori e ubriachi, ci è stata propinata la notizia di un imminente piano del Ministro della Giustizia (uno nuovo, che fine ha fatto quell’altro per cui il processo doveva durare cinque anni e non un giorno di più?) mirato all’efficiente repressione di furti e rapine. Non si sa molto delle caratteristiche di questo nuovo progetto; dai giornali si apprende che sarebbe facilitata la carcerazione, resa più difficile la scarcerazione, forse abolito l’appello e non so che altro. Ho letto perfino di una futura norma che affiderebbe la scarcerazione (e la carcerazione no?) a tre giudici e non più ad uno; tanto lo sanno tutti che i giudici nascono nell’orto di ogni Tribunale e che basta una semina oggi per raccoglierne una messe tra tre mesi.

Ma al di là dell’insipienza tecnica di queste iniziative, per le quali valgono le osservazioni di cui sub 1 (ma possibile che nessuno gliele spieghi ai nostri politici queste cose che sa anche l’ultimo dei giudici e l’ultimo degli avvocati?), la cosa che mi intriga è la seguente: com’è che l’allarme criminalità e le conseguenti affannate attivazioni della politica sorgono solo per questo tipo di reati?

Perché, quando si parla di corruzioni diffuse, di bancarotte miliardarie, di insider trading e aggiotaggi, di abusi di ufficio e in genere di tutto il panorama delinquenziale delle classi dirigenti, nessun ministro si scandalizza per la sostanziale inefficacia della repressione penale e non propone analoghe norme di recupero di efficienza ed effettività della pena? E perché questo Governo così sollecito su lavavetri e posteggiatori, composto da quella stessa gente che ha ululato per anni contro le leggi vergogna in materia di falso in bilancio e reati connessi, non ha avuto nemmeno una modesta iniziativa per l’abrogazione di queste leggi?

Condivido le critiche rivolte alla sinistra che si oppone al prospettato giro di vite nei confronti della criminalità comune; sempre di criminalità si tratta e come tale va repressa. Ma mi chiedo perché nessuna iniziativa viene adottata per garantire analoga efficiente repressione per corruzioni, reati societari, fiscali, fallimentari etc.

Tanto più che le chiacchiere non costano niente. Ma sarebbero almeno un buon segnale: se carcerazioni più facili, scarcerazioni più difficili, effettività della pena dopo il primo grado di giudizio e quant’altro costituisce l’arsenale da mettere in campo per battere la criminalità comune sono strumenti idonei per una repressione penale migliore, allora perché non adottare gli stessi strumenti per tutti i reati, ivi compresi quelli delle classi dirigenti?

Sarà che la strategia politica (come è sempre stato finora) è quella per cui i reati degli ultimi vanno repressi mentre con i delinquenti di alto bordo si deve trovare un accordo?

Del resto già ci è stato spiegato che con la mafia bisogna convivere; e che non si può strozzare l’economia del Paese con tasse inique, ragion per cui l’evasione fiscale è difesa legittima.

Ho notato, poi, che in tante missive pubbliche e private che ho ricevuto sull’argomento lavavetri l’attenzione di tutti è focalizzata sulla ingiustizia sostanziale di un intervento pesante nei confronti degli ultimi; quasi tutti lamentano la disattenzione verso le ragioni per cui questi bersagli del recente attivismo in materia di sicurezza pubblica sono appunto ultimi e l’incuria quanto a misure di sostegno e di intervento, magari anche contemporanee al giro di vite penale.

Si tratta di osservazioni del tutto fondate, ma credo che l’occasione sia invece importante per parlare di problemi di tipo diverso.

1) Dell’assoluta insipienza delle misure proposte dal Governo che rivela una preoccupante sindrome di Hitler: come tutti sanno il Fuhrer, chiuso nel suo bunker a Berlino, aveva completamente perso il contatto con la realtà e farneticava di impossibili offensive, muovendo su una grande carta geografica cartellini simboleggianti le armate e le divisioni che non aveva più, proprio perché distrutte dalla sua megalomane e pazzesca strategia, da lui imposta ai suoi generali.

Mastella & C. sembrano ignorare (ma possibile che nessuno glielo dica) che oggi il processo penale è del tutto privo di efficacia pratica, che la pena non esiste più, che l’amministrazione della giustizia è paragonabile a un’azienda in cui entrano camion carichi di carta ed escono camion carichi di carta, che applicare lo strumento penale a reati che prevedono in concreto pene inferiori a tre anni di reclusione significa fare un processo finto.

E vogliono anche ignorare che tutto questo è il frutto di una dissennata strategia che, accanto a una penalizzazione sempre più spinta e capillare per condotte di sostanziale rilevanza amministrativa (e quindi giustamente punite con sanzioni ridotte), ha costruito un codice di procedura penale idiota, folle, autodistruttivo e non so quali altri aggettivi utilizzare.

2) Della sovrapponibilità di questa maggioranza alla precedente in materia di controllo di legalità: anche questa gente, alla pari dei suoi predecessori, ricerca consenso proponendo (ridicole) misure in materia di sicurezza sul territorio ma non si cura in alcun modo di ripristinare il controllo di legalità quanto ai ben più gravi (non solo dal punto di vista etico ma proprio dal punto di vista dell’interesse nazionale) reati commessi dai primi, dal vertice della piramide, dai forti; insomma dai politici, dai pubblici funzionari e dagli amici di costoro.

Ciò risulta inequivocamente sia dal fatto che le leggi distruttive del controllo di legalità in questa materia emanate dalla precedente maggioranza (ma anche da quelle ancora precedenti) stanno ancora là, nonostante la feroce, in allora, opposizione di quelli che oggi stanno al potere. Sia dal fatto che queste nuove iniziative in materia di ripristino dell’efficienza dell’amministrazione penale non sono per nulla indirizzate anche nei confronti di delitti diversi da quelli di microcriminalità.

Mi sembra chiaro che, ancorché ridicole e velleitarie, queste nuove misure, se chi le propone fosse in buona fede e ritenesse davvero che possono servire ad una più efficace repressione, dovrebbero far parte di un intervento nei confronti di ogni condotta costituente reato.

Perché si deve essere efficienti nei confronti del lavavetri e non nei confronti del falsificatore di bilanci?

Vero che tanto sono tutte chiacchiere ma il segnale che si ricava dal fatto che queste divisioni di carta sono schierate contro i lavavetri e non contro i bancarottieri è la cosa più grave che a me pare si debba rilevare in questa ennesima prova di malgoverno.

5 commenti:

MASSIMO C. ha detto...

Egr. Dott. Tinti, ho acquistato è letto il libro a sua firma "Toghe rotte" è l'ho trovato molto realistico. Sono un "semplice" dipendente pubblico (come lei) e dall'interno della P.A., ne comprendo meglio le inefficienze,i suoi punti deboli.Credo che la democrazia sia un esercizio molto difficile il cui mantenimento non sempre riesce ad essere apprezzato, così come l'esercizio della funzione giurisdizionale che ne è lo specchio.Purtroppo, ad alcune persone (in genere quelle più sensibili)tutto ciò provoca dolore e rabbia.Ahimè le colpe sono da suddividere tra politica (in primis), ma anche Magistratura, non foss'altro per il fatto che quant'anche avessimo leggi ben fatte (utopia ??) la sua applicazione giurisdizionale potrebbe esserne ugualmente inficiata.Ma tant'è!! Se volete consegnare alle generazioni future (noi ?!?!) una società più equa e dunque più giusta, IO PENSO, che bisogna cominciare dal "basso", ossia dalla scuola, volendo quì tralasciare la "famiglia".Ma qui il discorso si farebbe molto lungo, e pur non sperando per "una settimana al mese che arrivi presto Lunedì", resta il fatto, "imprescrittibile" (purtroppo), che domani si ricomincia con il tram tram quotidiano.Complimenti per la scrittura del libro e a ben pensarci la vita è tutta una prescrizione, quando pensi di aver ottenuto, realizzato qualcosa, allora scatta l'infausta scoperta: PRESCRITTO per decorrenza dei termini. Con stima MASSIMO C. e-mail (eugel@libero.it) p.s.: sono daccordo con lei che bisogna perseguire i reati che hanno meno probabilità di andare prescritti.Se il suo Capo non lo capisce allora ignora la realtà.

MASSIMO C. ha detto...

Egr. Dott. Tinti, le voglio chiedere: sarebbe possibile ottenere un risarcimento danni (quantomeno morali) da quei presidenti (che possono stare in giudizio) di partito che hanno sottoscritto un programma di governo e poi non l'hanno onorato?Ovviamente "solo" per le parti di programma disattese.Ne ricorrerebbero i presupposti giuridici ?? Ci si potrebbe aggregare in più soggetti (sia persone fisiche, ma perchè no anche persone giuridiche, certo gli interessi sarebbero probabilmente contrastanti) e proporre un ricorso unico. Sa le spese legali costano.Alle cosiddette "primarie" invece di votare esclusivamente per il leader perchè non votare anche per il programma ??Ah, ovviamente, se si ottenesse un risarcimento economico questo sarebbe automaticamente estendibile e dunque esigibile anche all'opposizione che abbia nel programma parti "sostanzialmente uguali" ammesse a risarcimento.Così con una sentenza si prenderebbero due piccioni.Certo che se il giudizio non fosse propriamente favorevole, l'epiteto "VIVA VIVA MADAMA LA MARCHESA" rimarrebbe subordinato esclusivamente alle motivazioni; e con esso anche le attese/speranze della gente perbene. Con stima MASSIMO C. e-mail eugel@libero.it

Bruno Tinti ha detto...

Caro Massimo
sarebbe bello votare sui programmi ma mi pare impossibile. Non so se ha notato che i programmi sono quasi sempre tutti uguali, assomigliano ad una parafrasi dei Vangeli, della Bibbia e delle grandi dichiarazioni costituzionali del 700, tutto messo insieme. Poi, naturalmente, non vengono attuati affatto.
La cosa che mi fa arrabbiare è che, quando glielo fai notare, ti dicono che non è colpa loro perché non hanno una maggioranza stabile in Parlamento.
L'altro giorno, su Repubblica TV, ho contestato al senatore Brutti e all'onorevole Fabris che le leggi vergogna approvate dal Governo Berlusconi, contro cui avevano fatto un'opposizione feroce, stanno ancora tutte là. E loro mi hanno detto appunto che non potevano farci niente perché "non avevavo i numeri". Poi la trasmissione si è chiusa.
Domanda: ma se non hai i numeri per governare, perché resti sulla poltrona?
Saluti
Bruno Tinti

MASSIMO C. ha detto...

La risposta, purtroppo, è molto semplice Dott. Tinti, come diceva un mio amico: "ricordati Massimo, meglio feriti che morti"; a distanza di tempo devo dire che aveva intuito la strada. Purtroppo, per quanto ci si possa sforzare di tendere al "meglio", si finisce poi per accontentarsi del "meno peggio".Ed è quello che, a mio avviso, è sempre successo(seppur in misura diversa) e che continua tutt'oggi, a tutti i livelli.Insomma, si vivacchia, si "tira a campare" si inneggia alla mediocrità.Certo è che, chi non si accontenta,(probabilmente anche numerosi magistrati) vive male.In attesa di tempi migliori (?!?!?)la saluto cordialmente. Massimo C.
p.s.: leggendo il suo libro ho scoperto che è un appassionato sportivo;io,naturalmente,da "stereotipo italiano", simpatizzo per la Juve, tifo Ferrari, cerco di non dimenticarmi di Valentino Rossi e seguo il basket della mia città.Ma non ritengo giusto che a pagare per i reati commessi da diversi dirigenti sportivi sia stato soltanto la Juve.Così come non mi sembra giusto che la squadra che spiava la Ferrari non sia stata ancora radiata dal campionato di Formula 1 e che il Valentino Rossi non abbia ancora versato un €uro al fisco italiano.Anche se molti reati si prescrivono, fortunatamente la ragione ancora NO. Cordialmente

Anonimo ha detto...

Anch'io, proprio oggi, dr. B.Tinti, ho appena acquistato il Suo libro "TOGHE ROTTE" , preceduto dalla frase:"La giustizia raccontata da chi la fa", con la Prefazione di Marco Travaglio.
Subito m'incuriosiva capire la ragione del titolo, o meglio, di quell'aggettivo "rotte" e mi pare di averla individuata nella frase:
- Il linguaggio diretto e colorito del libro, .., aiuta a capire al volo qual è il problema. Chi lo legge ha subito chiaro il perchè della GIUSIZIA allo sfascio":
Dunque: Magistrati allo sfascio nella gestione della Giustizia!
(ma anche TOGHE (cor)ROTTE! "Che si prestano a...?)
E mi piace riscrivere l'altro passaggio di Travaglio che ne costituisce il pregio:
-Poi, si capisce, ci sono le colpe della Magistratura. Tinti & C. non fanno sconti alla propria categoria, denunciandone impietosamente le pigrizie, le titubanze, le inefficienze, le viltà, le collusioni, l'autoreferenzialità e il corporativismo correntizio.
Ma sono consci del fatto che questi gravi difetti sono in realtà -agli occhi del potere-PREGI da INCORAGGIARE. Non certo pecche da sanzionare. Perchè non è vero che i poteri forti, in Italia, vogliano una giustizia efficiente, rapida e imparziale: la preferiscono inefficiente, lenta e politicizzata.

*Ed a questo punto, quale titolo dare al lungo "calvario disumano" di un procedimento penale che mi vede come Parte lesa, che non si è ancora concluso dopo ben 3 anni e 7 mesi,che mi ha vista combattere contro l'"INDIPENDENZA della Magistratura"( vero e proprio strapotere di Magistrati, usato come arma a doppio taglio per tutelare gli interessi dei potenti o degli amici degli amici)e contrastare decisioni INQUALIFICABILI di 2 PM che hanno tentato di:
-Nascondere documenti agli atti sui quali comparivano NOMI e COGNOMI di persone che avevano commesso dei gravissimi reati,
-"SECRETARE" per ben 10 mesi una Perizia d'Ufficio contente la documentazione degli ABUSI, VIOLAZIONI della Legge, Appropriazioni indebite di suolo pubblico(strada e piazzola dell'ANAS!) con le conclusioni che...il comportamento spregevole degli "INNOMINATI" e chiamati dal Pm "ALTRI" avevano avuto "NESSO EZIOLOGICO con l'Evento" e "NESSO CAUSALE con l'Evento", ed ottenere per tale motivo ben 2 AVOCAZIONI proprio presso la Procura generale della Repubblica di T.r.no?
-"ARCHIVIARE" un Procedimento con la motivazione IGNOBILE dello stravolgimento della parola CAUSALE con Casuale (sic!), in modo che "il comportamento degli INNOMINATI ha avuto "CASUALMENTE" rilevanza con l'EVENTO.
-Essere oggetto di intimidazioni minacce attraverso il VILIPENDIO della tomba di mio figlio.-"Appena ci muoviamo, reagiscono!"- si espresse così quel Pm che dopo pochi mesi lasciò la Procura per fare il Giudice (IN)civile.
Allora chiedo:
-Chi non ha la capacità di poter controllare l'operato del Magistrato,
-Chi non è difeso adeguatamente e dignitosamente da un Avvocato, (ne ho licenziati sette!)
-Chi viene difeso INDEGNAMENTE da avvocati preoccupati solo di chiedere ONORARI onerosi con PREAVVISI di Parcella( non sempre fiscalmente dichiarati e denunciati!)spacciati per fatture,
- Chi non è in grado di comprendere e capire i Tempi ed i Modi del Codice di procedura, ..sicuramente soccombe e viene TRAVOLTO da una GIUSTIZIA INGIUSTA,
-Chi cerca nella Giustizia la ragione della Verità per colmare e dare un significato al dolore per la perdita di una persona cara…. allora trova ..
“GLI SCIACALLI DEL DOLORE”.
Sarebbe o potrebbe essere forse questo, dr. Tinti, il titolo di un mio libro sul modo di gestire l’INGIUSTIZIA?
Ed allora ben vengano magistrati come Lei, dr.Tinti, come il Pg dr.Caselli, come la Forleo e De Magistris.
E se a scuola, in qualità di docente, mi è stato chiesto di iniziare a parlare di LEGALITA' ai miei alunni, da dove dovrei cominciare , visto che la mia esperienza con chi dovrebbe garantire la GIUSTIZIA è stata DEVASTANTE?
Grazie. Maria