«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 11 settembre 2007

Presentazione


Versione stampabile


In questo blog si parla dei problemi dell’amministrazione della giustizia in Italia.

Tendenzialmente è questo, nel nostro Paese, un terreno di scontro spesso strumentale alla difesa di interessi di parte (ed è davvero paradossale, dato che la giustizia dovrebbe essere il luogo dell’imparzialità).

Accade, quindi, che quando parlano di giustizia coloro che non la amministrano (politici, giornalisti, comuni cittadini) lo facciano per piegare la giustizia a loro concrete esigenze del momento. Costoro quasi sempre tendono – ingiustamente e infondatamente – ad attribuire tutta la responsabilità della crisi – evidente – dell’amministrazione della giustizia ai magistrati.

Accade anche, purtroppo, specularmente, che quando parlano di giustizia i magistrati tendano – altrettanto infondatamente – ad attribuire tutta la responsabilità di quella crisi agli “altri”.

Ed è vero certamente che la giustizia è in una crisi gravissima perché un ceto politico (a sua volta in una crisi ancora più grave) non può tollerare l’invadenza di una giustizia efficiente e ha finito per neutralizzare negli anni ogni residua forma di controllo della legalità democratica.

Sicché le colpe più gravi della crisi della giustizia le hanno i politici, che da anni fanno leggi sistematicamente contro la giustizia.

Ma è anche vero che da tempo la magistratura si è rassegnata a questo stato di cose e ha rinunciato a dare un proprio contributo significativo al superamento delle tante difficoltà nelle quali opera.

Sicché oggi alle responsabilità dei “nemici esterni” della giustizia si sommano certamente quelle dei protagonisti “interni” di essa.

Questo blog è promosso da magistrati che intendono parlare sia alla società civile che ai loro colleghi.

E’ promosso da magistrati che non si attribuiscono qualità superiori a quelle dei tanti loro colleghi che quotidianamente si spendono senza riserve, con un’abnegazione che in nessun modo viene apprezzata e men che meno ricompensata, ma che credono che per affrontare in maniera nuova e diversa i gravi problemi che affliggono la giustizia non si possa aspettare che a cambiare siano “gli altri”, ma, mentre si invoca dagli altri questo cambiamento, si deve essere pronti ad offrirlo e seriamente noi stessi.

Cominciando con il riconoscere (da parte dei magistrati sarebbe un'autentica novità!) che una parte molto rilevante delle ragioni per le quali i cittadini sono legittimamente scontenti del modo in cui viene reso il "servizio giustizia" trova causa in condotte negligenti (purtroppo non rare né sempre lievi) di magistrati e nel modo con cui la magistratura nel suo insieme gestisce - in un modo che oggi rischia di diventare rapidamente fallimentare se già non lo è - il suo autogoverno.

Le responsabilità dei magistrati non sono né le uniche né quelle prevalenti. Se intendiamo parlarne anche approfonditamente, non è affatto per tacere quelle - di cui si è appena detto sopra - degli "altri", né per fornire ulteriori alibi a chi ha da tempo come obiettivo principale della sua azione politica la disarticolazione di ogni controllo di legalità.

Ci sembra, però, che un'analisi che voglia essere utile non possa avere zone d'ombra né limitarsi solo a guardare le pagliuzze o travi negli occhi o sulle spalle degli altri, senza vedere quelle che ci sono sulle proprie, altrimenti sarà sempre e inevitabilmente sterile: e a noi preme fare qualcosa di utile.

Per di più, solo da un approccio obiettivo può nascere la speranza di un dialogo costruttivo (sempre più indispensabile) fra la magistratura e il resto del paese.

Il clima da "fortino assediato" nel quale una cattiva politica ha costretto a vivere la magistratura non ha giovato né agli assedianti né agli assediati e ha creato le condizioni per una sostanziale incomunicabilità fra tutti coloro che della giustizia hanno, dinanzi ai cittadini, la grave responsabilità.

Com’è noto i magistrati che partecipano al dibattito latu sensu “politico” sui temi della giustizia si dividono in gruppi, detti “correnti”, che riproducono gli stessi schemi logici dei partiti politici. Non già nel senso che ogni corrente abbia un partito politico di riferimento (perché ciò non è e chi muove questa accusa lo fa per ignoranza o malafede), ma nel senso che dei partiti politici e del loro modo di agire nella società le correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati (A.N.M.) riproducono gli schemi logici, le (sempre minori) virtù e i (sempre maggiori) difetti.

Questo blog non è la voce di un gruppo, né di una “corrente”, né di un partito, né di nulla che gli assomigli, ma un luogo ove esprimere le proprie idee sui temi della giustizia.

E’ vero, si cerca di quadrare il cerchio: di dare voce a chi si oppone al sistema, senza con ciò creare nuova “appartenenza”. Quell’“appartenenza” che pian piano è andata corrodendo le idealità dell’A.N.M., spingendola verso le secche di un esercizio del potere che – fine a se stesso – si rivela inidoneo a individuare i problemi di fondo che opprimono la giurisdizione e, soprattutto, a incalzare il Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.) perché sia – nella realtà e nell’immagine – adeguato al ruolo assegnatogli dalla Costituzione.

Non si tratta dunque dell’ennesima corrente che ambisce ad acquisire una fetta (anche piccola) di potere (da gestire magari con le migliori intenzioni), ma di un luogo ideale ove si confrontano tutti quelli che sognano di “ricominciare da tre”: dall’indipendenza, dall’efficienza, dalla correttezza della giurisdizione. Fuori dal C.S.M. e dall’A.N.M., ma soprattutto dentro.

Si tratta di seguitare a sognare senza arruolare, senza dare vita a statuti e organismi, senza candidarsi né candidare nessuno ad alcunché, ma affidandosi alle idee, all’inventiva degli uomini liberi, al coraggio di rischiare.

Questo sogno sarà seme di libertà e, con essa, liberazione della giurisdizione dal morbo dell’“appartenenza”.

Può essere presuntuoso voler vivere un giorno da leoni, ma certo è umiliante adattarsi a vivere da pecora non solo perché, come è noto, chi pecora si fa, lupo se la mangia, ma perché – fatto ben più grave – in presenza di tante pecore i lupi finiranno per mangiarsi la giustizia.


35 commenti:

Anonimo ha detto...

Vorrei segnalare il mio aricolo "Tribunali efficienti. Una proposta per stimolare l'utilizzo di strumenti informatici nel processo civile." sulla rivista INNOVA dell'Associazione "Amministrazione Attiva" www.amministrazioneattiva.org .

Michele Canalini

Anonimo ha detto...

Credo che questo blog possa essere uno strumento utile per aprire un dibattito sul malfunzionamento della giustizia. Un dibattito che superi le contrapposizioni sterili. Un dibattito finalizzato ad individuare le patologie che affliggono la giustizia nel nostro paese. Un dibattitto che parta da una autocritica di avvocati e magistrati. Un dibattito che non sia caratterizzato da interessi correntizi e di parte. Un dibattito di altro livello.

Anonimo ha detto...

Credo che il vostro blog abbia grosse potenzialità. Penso che potrebbe costituire un grosso contributo al dibattito sull'amministrazioe della giustizia. Non condivido invece il richiamo al blog di Travaglio. Mi sembra che il giornalista seppure si documenti sia troppo fazioso e non aiuti un dibattito che è bloccatto da forti quanto inutili contrapposizioni.
Flavio Arena

Anonimo ha detto...

L'iniziativa, a me sembra, interessantissima. Sempre che, in seguito, non vi siano interferenze interessate di " noti" magistrati, di intellettuali "onniscenti" o di politici " super partes".
A me semra che sarebbe opportuno che tutti gli operatori della Gustizia ( quelli veri che hanno a cuore questa importantissima e fondamentale istiuzione)che sono la stragrande maggioranza, denuncino apertamente tutte le storture, le violazioni,gli intrecci,le connessioni e commistioni esistenti. Senza infingimenti,senza paure e senza intenti diffamatori o vendicativi, ma solo nell'interesse della Giustizia e dei cittadini.

Paola ha detto...

Trovo che la vostra sia un'iniziativa encomiabile. Da comune cittadina ritengo molto utile poter accedere a un dibattito così importante per il nostro paese al di fuori delle solite contrapposizioni tra addetti ai lavori e politici di turno. Sto inoltre leggendo "Toghe rotte", che come dice Travaglio nella splendida prefazione, ha il pregio di raccontare e spiegare i meccanismi del malfunzionamento della giustizia italiana con linguaggio accessibile a tutti. Vi seguirò con grande interesse.
Buon lavoro!
Paola

Anonimo ha detto...

parole sante fossero tutti i magistrati come lei presto recensirò il suo libro con stima Dimitri Buffa 393 3325027

dariodimitri.buffa@fastwebnet.it

Anonimo ha detto...

questo articolo l'ho scritto nel mio blog. sono uno che vive da amministrativo lo sfascio della giustizia ogni giorno. per questo apprezzo tantissimo iniziative come queste e dei magistrati che lavorano e che non fanno politica...

INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO: STESSA RECITA, STESSE PARTI.
da ribelleinformatico @ 01 Feb. 2006 - 12:38:26 pm
Ogni anno nel mese di gennaio si recita a soggetto una sceneggiata che ormai annoia. Ma l'inaugurazione dell'anno giudiziario non è che il sunto di una rappresentazione quotidiana che viene data dal teatrino giustizia è la seguente: c’è un sindacato forte e duro e libero da compromessi dedito alla tutela dei lavoratori, una magistratura che combatte per la sua indipendenza e che è a tutela di questa, ci sono disservizi che non vengono provocati da questi due noti, ma da carenze di personale che debbono essere riconducibili dalla insensibilità dei governi, di quest’ultimo in particolare, che ha interesse a non far funzionare la macchina giudiziaria. (Ma diciamo la verità, forse tutti i governi precedenti, in fondo non l’hanno avuta).
Il cittadino, colui che paga il biglietto di questa grande rappresentazione, qualcosa alla fine lo sospetta, magari quando chiede una sentenza in tempi ragionevoli, un certificato in un tempo certo, qualcuno che si occupi di lui, anche se è un nessuno qualunque, ma pagante l’obolo allo Stato.

Ma se uno avesse curiosità di guardare le cose come sono, dietro le quinte di questo teatro, potrebbe osservare ben altra realtà.
Ogni giorno la corporazione degli avvocati, chiede efficienza alla corporazione dei giudici, che è interfacciata alla corporazione dei sindacati, che ha interesse a dare la colpa alla carenza di personale.
Esiste però un principio che ammala di fatto la nostra burocrazia: se sono inefficiente ho molto più potere.
Perché l’inefficienza alla fine paga. Se tutto cammina, io ho un potere certamente minore rispetto ad un sistema che zoppica. Se tutto va male, posso decidere nel marasma cosa mandare speditamente, prendere dal mucchio la pratica di un amico, di un corrivo, di un tizio che può farmi temere qualcosa o promettere qualcos’altro, e spedirla più velocemente. Questo è il potere aggiunto che io mi ritaglio ogni giorno, (in un regime di assoluto monopolio), al di là di quelle leggi che formalmente mi obbligano a fornire quel servizio, (ma che di fatto io disapplico), con un piccolo colpo di stato quotidiano, sulla pelle di chi mi paga le tasse e quindi, mi mantiene.
E così per l’azione penale. Sono obbligato ad agire penalmente contro il ladro di galline e al corrotto? Ebbene la prescrizione del reato è la “cura” per il procedimento del corrotto e magari non per il ladro di galline. Che verrà punito, è ovvio affinché la statistica della condanna sia nutrita e soddisfatta!
Ma che bella idea l’inefficienza della giustizia!
Quale potere tirannico assoluto viene attribuito a me, magistrato burocrate!
E se poi invece di occuparmi di sentenze mi debbo occupare di organizzazione degli uffici?
E’ come se nella Ferrari chi organizza la produzione, il manager, pretendesse di progettare le automobili non capendo nulla d’ingegneria meccanica e vice versa. Nei sistemi produttivi c’è chi organizza il sistema su criteri manageriali ma c’è chi produce. Il magistrato produce la sentenza, il pensiero che debba organizzare la struttura fa rabbrividire e produce i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ma non si può mettere in discussione tale idea. Ne va dell’autonomia della corporazione degli déi.
Il sindacato questo lo sa. Ottiene fette di potere maggiore proprio in ossequio di questo andazzo. Può scavalcare, contrattare, vincolare, e difendere interessi propri, non certo interessi reali dei lavoratori. E’ in fondo un gioco di scambio. Tutela assoluta e incondizionata dei lavoratori in cambio di inefficienza.
L’avvocatura poi, a parte le grida di alcuni, periodiche ma poco efficaci, sa che alla fine un processo lento la fa guadagnare. Quando la concorrenza è molta, (abbiamo più avvocati di tutta Europa), conviene vivere di rendita su poche cause ma che durino a lungo. Vengono pagati sull’attività svolta e da svolgere, non sulla capacità di transigere, di defatigare il processo, di transigere.
Poi, la celebrazione annuale, diciamo quasi religiosa, di questo disastro annunciato, è l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
In ogni corte d’appello, i chierici dello sfascio celebrano in ermellino, con dati alla mano, la preannunciata sconfitta della giustizia.
Dovrebbero risparmiarcela quest’ultima squallida rappresentazione. Dovrebbero avvertire i cittadini che l’inaugurazione dovrebbe essere permessa solo e quando questi faranno discorsi su obiettivi raggiunti e non sulla proclamazione di un disastro permanente, già accaduto.
Dovrebbero prima leggere i discorsi di tutti i presidenti di corte d’appello e poi, nel caso in cui siano la fotocopia sostanziale dell’anno precedente, vietare la manifestazione.
Si risparmierebbero soldi.
Ma soprattutto si risparmierebbe il dileggio del pubblico pagante.
ia e fa sbadigliare i cittadini.
Ribelle informatico 1 febbraio 2005

maraja61 ha detto...

In questo Paese dove finalmente si alza la testa dalla sabbia per "toccare" con mano quanto sia deleterio non occuparsi della Res pubblica, è necessario che tutti quelli che hanno una coscienza sentano il dovere di costituirsi sentinelle nella difesa della democrazia e della giustizia. Anche il potere della Magistratura deve essere monitorato affinchè la Giustizia, quella Giusta, quella vera, quella uguale per tutti, trovi una sua reale e democratica attuazione. Scopro oggi questo blog e, nel limite delle mie competenze e conoscenze, lo seguirò portando, ove possibile un contributo di pensiero. Grazie

Mario Francescato ha detto...

Sono stato consigliere della corte dei conti per qualche mese. Mi chiedo perchè non danno un tesserino di ex magistrato, tipo quelli di ex parlamentare. Potrebbe sempre tornare utile, per esempio in caso di guida pericolosa.
Ciò detto, apprezzo molto la vostra iniziativa, inserisco il vostro blog nella webliografia del mio e mi permetto di segnalarvi un mio post di due mesi fa.
Con i migliori auguri,
Mario Francescato, Trieste

http://francescatoblog.blogspot.com/2007/07/ideologia-di-un-giudice.html

G.i.p.Sassari ha detto...

Come vedete, mi sono registrato
anche io.
Una bella iniziativa on line, interessante e in una forma particolarmente snella.
Leggo i nomi di ottimi colleghi, a voi tutti formulo i migliori auguri per questo nuovo blog.
Buona fortuna !
Gianni Delogu

Mario Ludovico ha detto...

Autonomia o sovranita’?
Lodevole, da sostenere con ogni mezzo, indispensabile iniziativa questo blog. E non se ne dira’ mai abbastanza bene. C’e’ da augurarsi una grande, e libera, partecipazione di cittadini anonimi, oltre ai piu’ o meno noti tecnici del settore.
Il cittadino comune, il comune lettore, lo speranzoso utente del servizio “giustizia” si sente subito turbato e commosso da una pubblica critica alla magistratura da parte di magistrati, ma poi finisce per sospettare – con tanto amaro nel petto – che potrebbe finire col trattarsi soltanto di una questione “di famiglia” o formalmente, in questo caso, “di una questione interna all’ associazione”. Alcuni soci bene intenzionati lavano in pubblico qualche panno sporco, che deturpa l’immagine dell’associazione, sperando che serva a promuovere un meno disdicevole comportamento di molti dei suoi membri e una piu’ equa gestione societaria.
Cielo! Come stupide sarebbero allora le nostre speranze di cittadini. Che delusione lo stralungo articolo di Stefano Racheli (Sostituto Procuratore presso la Corte d’Appello di Roma). Di tale articolo basta riportare il seguente stralcio: “Nessuna obiezione è stata mossa a questa diagnosi: tutti concordano sullo stato comatoso della giustizia; sulla complessiva, crescente inaffidabilità della magistratura; sull’assenza di adeguati controlli dei livelli di professionalità e di correttezza deontologica; sul pietoso stato dell’applicazione dei criteri dal parte del CSM, soprattutto con riferimento alla nomina di uffici direttivi e semidirettivi; sull’inconsistenza dell’ANM come forza critica forte e stimolo al CSM per la reale affermazione dei principi di indipendenza, correttezza ed efficienza della giurisdizione” [chiarissima premessa, e fin qui sfido chiunque a non sentirsi d’accordo ed a non confidare. Ma prosegue:].
“Dunque siamo tutti d’accordo sul fatto di essere in presenza di uno stato di malattia grave - per non dire disperato - che richiede cure radicali e non pannicelli caldi. Quale la causa della malattia? La risposta a siffatto quesito è stata anch’essa unanime (sic): l’originaria idealità delle correnti è rimasta soffocata dalla logica dell’appartenenza secondo cui il voto [si badi, quello interno all’associazione per l’elezione del CSM] altro non è che adesione a un gruppo protettivo (sic)”.
Scrivono cose bellissime, dotte, tutte ragionevoli, ma si parlano fra loro, per loro stessi e per il loro futuro di affiliati.
E dov’e’ il rapporto coi cittadini, assetati di giustizia vera, rapida, responsabile, ossequiosa della legge, anche se si tratta di leggi tipo “salva-Previti”?
Concittadini, qui non si tratta di essere pro o contro una visione politica o un’altra: e’ diritto di qualsiasi cittadino, a cominciare dai magistrati in veste di cittadini, essere politicamente pro o contro. Ma il magistrato, in quanto magistrato e funzionario dello stato al servizio della collettivita’, non ha il diritto di essere pro o contro: non ha il diritto di giudicare una legge, ma soltanto il dovere di applicarla, e con scrupolo, che gli piaccia o che la detesti. Solamente cosi’ si difende la certezza del diritto in uno stato di diritto e in un regime democratico, dove le leggi le fa una maggioranza parlamentare in nome e per conto di tutta la nazione, magistrati compresi, secondo la regola fondamentale per la quale le leggi si rispettano in una democrazia vera anche se sono disprezzate dalla minoranza che non le ha volute (parlare di “dittatura delle maggioranze” e’ uno di quegli espedienti retorici da furbastri o da ignoranti o da politicanti in malafede, buoni per la massa degli allocchi che scambiano parole per fatti).
A parte, c’e’ amplissimo spazio per dolersi, anzi per scandalizzarsi per i comportamenti di gran parte dei politicanti e dei parlamentari, delle incancrenite oligarchie partitiche, ma questa e’ tutt’altra questione, che non deve fornire pretesti, giustificazioni, attenuanti per quella che e’ in tutta l’Europa civile considerata la piu’ scalcinata delle magistrature. La Corte Europea di Bruxelles, dopo qualche anno di tentativi, si e’ rifiutata di seguitare a metter mano alla valanga, si’, valanga di ricorsi di cittadini italiani volti a far sanzionare le ingiustificabili lentezze della giustizia del nostro paese, al punto da respingere ulteriori ricorsi e di rispedire alla nostra stessa magistratura l’onere di sbrigare quei ricorsi. Caso unico quello italiano! Ci rendiamo conto?
A parte l’ignavia di molti magistrati, a parte l’ingordigia e l’insolente arroganza di altri magistrati dediti a lucrosi arbitrati ed a negligere gli interessi dei cittadini bisognosi di giustizia, a parte il pesante stravolgimento delle leggi in interpretazioni giudiziarie dettate da rovinosi condizionamenti o ideologici o d’interesse privato (giudice, se ti comporti come piace a noi, verra’ il momento in cui ti sara’ regalato un collegio elettorale sicuro per meriti acquisiti), o – forse piu’ spesso di quanto s’immagini – per incallita ignoranza delle leggi, il male principale sta nel fatto che qualsiasi errore o sopruso compiuto da magistrati sfugge ad ogni democratica sanzione. E per “democratica”, giudice Racheli, non deve intendersi la democrazia interna all’associazione, le regole interne della “casta”, o del club di intoccabili privilegiati (intoccabili per chi al club non appartiene), che sono regole “democratiche” come quelle della Chiesa, ma invece intendersi “soggetta al controllo e al giudizio da parte del popolo”, che la magistratura deve servire.
Accettiamo pure la farsa della giuria popolare nei processi penali; ma sono i processi civili, milioni di processi civili, la stragrande maggioranza delle cause, dalle quali dipendono lo sviluppo sociale, economico ed anche culturale di un paese democraticamente gestito.
C’e’ a mio avviso un’indebita insistenza, una quasi esclusiva insistenza sul processo penale, e sull’assurdita’ di certe procedure e sui privilegi goduti da qualche ricco e/o potente del Paese. Ma, come cittadino qualsiasi, credetemi, so che sono casi che incidono poco o niente sulla vita e sullo sviluppo mio e del mio Paese, mentre incide immensamente di piu’ la micro-criminalita’. E d’altronde le carceri sono cosi’ piene da dover trovare pretesti per svuotarle. E poi qualche “ricco e potente” e’ pur finito in carcere, magari per poco, e comunque non si gode piu’ la vita come prima. E poi anche alcuni o molti dei piu’ pericolosi mafiosi in galera ci stanno, e questo e’ quello che conta maggiormente per le masse ignote e umili di questo Paese. Nessun paese e’ perfetto, e i pochi ricchi che sfuggono alla legge sono un male comune a molti altri paesi civili.
Il Procuratore Aggiunto di Torino Tinti spiega e risponde con l’esempio dell’uxoricida che puo’ restare impunito. Forse un caso del genere potrebbe essersi verificato, ma quanti ne sono realmente possibili o probabili nella realta’? E che incidenza reale hanno nella quotidiana amministrazione della giustizia, che interessa quasi tutti gli italiani adulti? Insistere sui procedimenti penali e’ proterva voglia di distogliere l’attenzione da quello che e’ il necessario quotidiano servizio di amministrazione della giustizia. Non si parla delle decine di migliaia di cause civili protrattesi per decenni, con frequenti cambiamenti di giudici, e poi magari finite nelle mani di quella calamita’ che sono i cosiddetti, e improvvisati, “giudici onorari’, con danni immensi e irreparabili a famiglie e imprese. Qui i gradi di giudizio, Procuratore Tinti, sono soltanto tre, e la sentenza di primo grado e’ immediatamente esecutiva. Sbaglia la sentenza di primo grado e da’ al tuo avversario il diritto immediato di pignorare e di vendere all’asta i tuoi beni, e poi ricorri nei successivi vent’anni in Appello e in Cassazione nel tentativo di riprenderteli. E’ in questo settore dell’amministrazione della giustizia che competenza, dedizione professionale costante ed onesta’ dei giudici e’ cruciale per la qualita’ di vita nel Paese. I grandi fatti di cronaca giudiziaria penale sono una bazzecola a confronto della mala giustizia civile.
Per fortuna, in relazione a questa mia querelle, ci sono voci di magistrati che appaiono piu’ consapevoli di altri. Su questo blog mi ha molto favorevolmente colpito l’articolo di Felice Lima, giudice del tribunale di Catania, più chiaro e più consapevole di altri. Vale citare qualche brano di tale suo articolo:
“La magistratura ha l’autogoverno a tutela della propria indipendenza. Ma, se l’autogoverno, oltre a non garantire l’indipendenza “interna” dei magistrati, non assicura (per quanto dipende dai magistrati) l’efficienza del “servizio giustizia” e anzi diventa un alibi per coprirne la sempre più grave inefficienza, è inevitabile che la sua difesa divenga sempre più difficile.
( … )
E’ dovere morale e civile dei magistrati (ciascuno e tutti insieme) assicurare efficienza al servizio che hanno il dovere di rendere, sia perché per questo stanno al loro posto sia perché questo è l’unico modo per potere ancora rivendicare legittimamente l’autogoverno, che, nella logica della Costituzione, è una guarentigia e non un privilegio.”
E altrove:
“Se è vero, infatti, che i poteri forti sono grandemente radicati nell’illegalità, è altrettanto vero che i rappresentanti politici degli italiani sono un po’ simili a coloro che li hanno chiamati a rappresentarli: vengono dal basso e non piovono dall’alto [come piovono invece i Magistrati. (N.d.L.)].
Sicché mentre pezzi di società civile in alcune occasioni particolarmente clamorose reclamano “giustizia”, nel quotidiano si rileva una diffusissima prassi favorevole a furberie e scorciatoie che vanno dall’evasione fiscale all’abuso edilizio, dai concorsi universitari abitualmente falsi ai certificati medici di comodo, dalla truffa all’assicurazione alle frodi comunitarie, eccetera eccetera.
Questo stato di cose ha costituito per la magistratura nel suo insieme (perché non bisogna confondere la “magistratura nel suo insieme” con alcuni suoi eroici esponenti: i magistrati non sono tutti come Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Giangiacomo Ciaccio Montalto, Paolo Borsellino, ecc.) una vera iattura, ma anche un comodo alibi.
Il fatto che le colpe principali siano con evidenza di altri ha consentito per un verso di coprire altre colpe “interne” pur molto rilevanti e, per altro verso, di convincersi che, se tanto tutto va male, che incidenza può avere il fatto che questo o quel giudice ci metta pure del suo nel non far funzionare il sistema, “che tanto non funzionerebbe lo stesso”?!
Quest’alibi è da sempre eticamente deplorevole, ma oggi è divenuto inaccettabile sotto ogni profilo.
Oggi, infatti, l’inefficienza dell’amministrazione della giustizia ha raggiunto un livello talmente alto da snaturare letteralmente l’istituzione e da ferire gravemente valori costituzionali decisivi per la vita e la democrazia del Paese.”
Delle colpe dei politici, infatti, qui non e’ il caso di parlare, proprio perche’ sono in gran parte vizi del popolo che i politici rappresentano, e se nel popolo prevalgono clienti, minchioni e gretti irresponsabili, o acquiescenti sottomessi, e’ cosa che ai magistrati non deve minimamente interessare nell’esercizio delle funzioni giudiziarie. Perche’ i giudici, nell’espletare il loro servizio, non devono giudicare i vizi di un popolo ne’ le leggi possibilmente viziate che il popolo accetta, tranne che sia il popolo stesso a chieder loro di giudicarle; i giudici devono garantire sempre e comunque l’applicazione delle leggi, capendole nella lettera, prima di lasciarsi andare ad interpretarle. Non devono interpretare, devono applicare. Anche perche’ un tale persistente e corretto comportamento mostrerebbe a tutti piu’ velocemente e meglio dove e come le leggi, che la massa “ignorante” ha voluto, funzionano male o non funzionano affatto. La totale liberta’ di stampa, di parola e di trasmissione radio-televisiva assicura un’alta probabilita’ di informazione per tutti circa le storture legislative, e di tale informazione i magistrati sono sempre i benvenuti promotori.
Carta straccia sono libri dimenticati di magistrati o di ex-magistrati, come “Giustizia” di Nordio, pur equilibrato; nemmeno bolla di sapone le accuse contenute nel libro “La toga rossa” di Misiani. Da quei contenuti devono emergere le cause del male, non dalla critica alla cattiva gestione del club. Dalle cause profonde del male deriva poi anche la cattiva gestione del club, un burocratico istituzionale club di intoccabili. Loro avvertono squilibri interni, scorrettezze di membri, abusi nel servizio, si’, ma trattano la materia come cosa loro, esclusivamente.
Dei tre poteri costituzionali, l’unico esente da qualsiasi controllo democratico in senso proprio e’ il potere giudiziario. Di fatto l’autonomia della magistratura, che dovrebbe significare autonomia e indipendenza di giudizio tecnico (com’e’ quella d’un ingegnere direttore di lavori, la cui funzione non e’ passibile di opinioni politiche, neppure se democraticamente espresse, ma soltanto di giudizi tecnici; e per l’ingegnere - se l’edificio crolla – e’ lui che subisce subito sanzioni, probabilmente anche dall’ordine professionale al quale appartiene, ma sicuramente dalla giustizia comune) si e’ chiaramente trasformata in “sovranita’ della magistratura”, la quale ritiene lecito il diritto di scioperare contro leggi emesse da un sistema democratico e secondo procedure democratiche, se la maggioranza dell’associazione (la casta degli intoccabili) ritiene che sia giusto cosi’.
Ne conseguirebbe che in un regime democratico come il nostro fare leggi va bene, ma fino a quando non si tocchino i gusti e i desideri e gli interessi e i privilegi della maggioranza degli appartenenti all’associazione dei magistrati.
E poi i ritmi di lavoro “a piacere”, comportamenti “di servizio” fuori d’ogni efficace controllo, la pretesa di carriere automatiche fino ai massimi livelli senz’obbligo di rendiconti ad alcuno, la pretesa di inamovibilita’ dalle sedi prescelte, l’impunita’ garantita. Sapete tutti dov’e’ andata a finire la responsabilita’ civile dei giudici, eppure e’ una legge, democratica, dello Stato, ma sgradita ai magistrati, e – guardate bene - sono loro stessi che dovrebbero applicarla. E a loro e’ affidata la speranza fondamentale d’ogni cittadino, quella del diritto certo e di una giustizia fatta secondo le leggi, quali che siano.
Invocare Il CSM come organo di controllo e’ una spaventosa presa in giro. Come se un comitato di droghieri, con qualche membro in rappresentanza dei fornitori, si arrogasse il diritto di amministrare disciplina, giustizia e sanzioni in maniera del tutto autonoma, sovrana, quali che siano gli arbitrii dei quali qualche droghiere s’e’ reso colpevole verso i comuni acquirenti.
Io credo che il grave stato nel quale versa la democrazia italiana dipenda in misura maggiore proprio dalla degenerazione dell’attivita’ e dell’incontrollabilita’ della magistratura. Tutte le nostre istituzioni democratiche principali sono espressione della volonta’ popolare, diretta o indiretta. La magistratura e’ invece burocraticamente sovrana. E ci tocca subirla, cosi’ com’essa reclama di voler essere.

Mario Ludovico
mario.ludovico@tin.it

dott frosini ha detto...

sento il bisogno di scrivervi per ringraziarvi.. non è facile avere fiducia in qualcuno, in questo Paese.. Voi la date.
Cordiali saluti
Fabrizio Frosini, Empoli
P.S.: mi permetto di segnalare il mio blog , dove ho riportato l'intervento di Uguale per Tutti: http://storiadiordinariapoliticatoscana.blogspot.com/2007/10/noi-stiamo-dalla-parte-della-gente.html#links

Vincenzo Rendina ha detto...

Salve, volevo solo esprimervi la mia gratitudine perché sono giovane e in quanto tale credo che gli ideali segnino il nostro cammino ma tutte le cose storte di questa realtà italiana stavano deludendo le mie speranze di realizzare tutti insieme a poco a poco un mondo migliore però vedo un gruppo di persone che credono ancora ai grandi ideali, voi magistrati coraggiosi e onesti siete luce per gli altri, e mi compiaccio nel sapere che almeno per alcuni abbia ancora un senso la giustissima frase: "La legge è uguale per tutti" e che nonostante i rischi siate saldi al vostro dovere. Non vi sono parole per descrivere l'importanza delle vostre lodevolissime azioni e vi auguro di trovare sempre più colleghi che seguano il vostro stesso esempio. Vorrei infine dirvi: non sentitevi soli, perché tutti noi siamo con voi e cerchiamo di farci sentire nonostante la patologica sordità dei media e dei potenti che credono di fermarci ma difronte al popolo tutto non potranno più fare i loro comodi, perché la democrazia sta rivendicando il posto che le spetta di diritto. Cordiali saluti e ancora immensa gratitudine.

Vincenzo Rendina

http://www.veissanonthemoon.splinder.com/

Gennaro ha detto...

Sono felice di aver trovato questo blog che seguirò con interesse e passione,io personalmente sto perdendo la percezione della giustizia e da comune cittadino penso che il settore vada totalmente rivisto e snellito,mi sembra palese e sotto gli occhi della intera nazione che la cosidetta macchina da tempo perda piccoli pezzi dalla carrozzeria ( per utilizzare una metafora) e possa essere sostituita con efficienza attraverso una seria riforma,ultimamente sto seguendo molto le vicende della dda di Reggio Calabria sia per il Dott De Magistris che per la Dott.ssa Angela Napoli,spero e mi auguro che si possa discutere serenamente anche di questa vicenda,nel frattempo un grosso augurio ed abbraccio a tutti voi e buon lavoro

Anonimo ha detto...

Caro Dott. Ludovico,

Riporto un passo del suo lungo articolo:

"Non si parla delle decine di migliaia di cause civili protrattesi per decenni, con frequenti cambiamenti di giudici, e poi magari finite nelle mani di quella calamita’ che sono i cosiddetti, e improvvisati, “giudici onorari’, con danni immensi e irreparabili a famiglie e imprese".

Caro Dott. Ludovico, chi scrive su importanti quotidiani nazionali avrebbe, prima del dovere di informare, quello di essere informato, e non mi sembra che, in questo caso, Lei lo sia del tutto.

Come può definire "cosiddetti" e "improvvisati" i giudici onorari ? E, soprattutto, cosa significa "improvvisati" ? Se con il termine intende "poco preparati", Lei, evidentemente, non ha assunto sufficienti informazioni.

Lo sa, ad esempio, che vi sono magistrati onorari di Tribunale che lavorano da otto-nove anni, e che hanno prodotto oltre cinquecento sentenze civili, quante ne produce, in media, un giudice professionale in almeno tre anni ?

Lo sa, ad esempio, che uno dei criteri per la selezione dei magistrati onorari è il voto di laurea, laddove questo criterio non era richiesto per chi aveva partecipato agli ultimi concorsi in magistratura, sì che è possibile trovare, nello stesso ufficio, magistrati onorari laureati con lode e magistrati professionali laureati con votazioni di gran lunga inferiori ?

Lo sa, ad esempio, che il magistrato onorario deve fare un periodo di tirocinio, analogamente al magistrato professionale ?

Potrei continuare, ma non voglio occupare troppo spazio. Ho soltanto voluto ricordare che l'aver vinto un pubblico concorso non può costituire l'unico valido discrimine sulle capacità di una persona.

E vorrei aggiungere che un magistrato impara a svolgere bene il suo incarico soprattutto con l'esperienza. Un magistrato professionale, avendo un carico di lavoro enormemente superiore, l'acquisisce prima. Ma dopo otto-nove anni e diverse centinaia di sentenze non si può certo dire che un magistrato onorario sia un giudice "improvvisato", non Le pare ?

Mi permetta, quindi, di consigliarLe, prima di qualificare "calamità" il lavoro dei giudici onorari, soltanto di documentarsi meglio.

Se crede, potrebbe anche assumere informazioni su quanto i magistrati onorari sono pagati, rispetto al loro concreto lavoro.

Mi creda, se lo facesse avrebbe veramente delle sorprese...

Grazie.

Anonimo ha detto...

Vorrei evidenziare, a margine di questi commenti, come non si accenni mai , e anche per questo nelle decisioni importanti non siano mai presi in considerazione, a quei magistrati definiti "onorari": sono "giudici onorawri di tribunale" e " vice pretori onorari ".
Un patrimonio di esperienze e professionalità, che vengono tenuti a margine del sistema , anche se poi i "numeri" delle attività a loro ascrivibili sono veramente importanti.
Hanno un basso costo ( vogliamo definirli con un termine che va' di moda "precari", ma sono talmente importanti che oggi senza di loro saremmi con la giustizia allo sbando), non hanno previdenza, ma svolgono una professione importante e delicata, con impegno, professionalità e dedizione.
mi sembra che questa "categoria" possa essere la base di una riforma, che coniughi efficenza e professionalità, con la necessità di velocizzare l'arretrato, a costi ( permettendo loro di avere una previdenza e qualcosa in più dei miseri 70 euro ( circa...) lordi , cioè gratificandoli ) che siano decisamente inferiori quelli di un magistrato togato, operando con formazione continua su una base decisamente alta.
Questo dovrebbe essere comprensibile anche a quei magistrati togati che invece di considerare gli onorari, poco più " della donna delle pulizie" siano disponibili a considerarli una risorsa seria, importante, e professionale per garantire un migliore servizio ai cittadini.

cordiali saluti

pio

Anonimo ha detto...

Nicola Piccenna - Matera

E' senz'altro utilissimo e, soprattutto, confortante sapere che i magistrati abbiano la voglia di esprimersi ed affrontare i tanti problemi in cui si dibatte la Giustizia Italiana nel tentativo di diventare "uguale per tutti" come vorrebbe la Costituzione.
Buon lavoro
Nicola Piccenna

Anonimo ha detto...

La delusione che ho vissuto con la giustizia è come quella di uno che va a incontrare la madre e la trova morta: madre, perché la giustizia è la madre di ogni cosa in una società, senza questa buona madre si cresce male, senza di essa tutto il resto nei figli, i popoli, va a male. Persone che hanno sofferto e soffrono le conseguenze di una giustizia palesemente cieca non credono che ci possa essere uguale per tutti e per questo danno tutte le colpe a Voi. Però sognano che sia così, anzi, è la cosa che più desiderano perché da questa uguaglianza dipende che loro possano ritornare a vivere e a credere. Grazie per questo blog, buon lavoro e tanti tanti auguri, i migliori.

Zionela Belgrave.

Gianni Zurlo ha detto...

Mi chiamo Gianni Zurlo fondatore del movimento www.patriaepopolo.org non ho peli sulla lingua, la mia opinione è che in Italia esiste un potere politico dove o stai con loro o sei contro di loro, magistrati e forze dell'ordine, sono con loro per fare carriera, questo significa che devono servire chi le da le promozioni, mi rivolgo a quei magistrati, che vivono nel mondo dell'umanità di non rischiare in fatti che non potete, nemmeno toccare con la punta delle dita.
Invito questi magistrati, in particolare i magstrati De Magistris e Forleo, di mettersi in contatto con il ns. movimento, quindi facciamo pervinire la voce sul blog di Grillo, ed insieme raccoglieremo una montagna di consensi, cominciando a far sentire la ns. voce ovungue, per chiarezza se non ricevo vs. notizie, non avrete più il mio appoggio a tanto meno il mio rispetto. I politici vanno combattuti con i politici, voi oggi avete la possibilità di cambiare questo paese in pochi giorni.
Un saluto tutti Gianni Zurlo

Anonimo ha detto...

Sono un cittadino che vivo tutti i giorni questo dramma del "vivere mafioso", che si stà insinuando sempre di più nella società di oggi,iniziative come questa mi danno una boccata d'aria pulita e la forza di credere ancora in qualche possibilità di ripristino sociale, Grazie!!
Paolo Giannotti

Andrea Falcetta ha detto...

Questo è solo un primo saluto, ho avuto questa mattina in udienza l'indirizzo del blog e lo considero una iniziativa preziosa.
Si parlava in una pausa, io difensore e due sotituti procuratori della procura generale , la prima cosa su cui abbiamo convenuto è la seguente : mettiamo un momento da parte gli argomenti che sono fonte di divisione e se su cento cose siamo in accordo solamente su tre, iniziamo da quelle.
Nel prossimo intervento proverò a fare un piccolo elenco di cose su cui, sono certo, magistrati e avvocati sarebbero graniticamente compatti e che si potrebbe e dovrebbero dunque esigere dalla politica, dall'esecutivo, dal legislatore.
Io mi firmo con vero piacere, e auspico che lo vogliano fare anche gli altri miei colleghi che decideranno di dare un contributo a questa importantissima e lodevole iniziativa.
Andrea Falcetta, avvocato del Foro di Roma

Omboni ha detto...

Mi chiamo Andrea Omboni, sono residente a Pozzuoli. Innanzitutto vorrei esprimere la mia solidarietà e quella della mia famiglia al Magistrato De Magistris e alla sua collega Forleo. Secondo il mio parere se succedono queste cose in Italia la colpa qualche volta è anche della magistratura. Si dice che al Sud la gente è omertosa non denuncia molte volte ha paura e qualche volta è collusa. Ma ve lo siete mai chiesto il perchè?
Alla Procura della Repubblica di Napoli ci sono alcune mie denunce contro la pubblica amministrazione... qualche volta mi sono rivolto anche alla corte dei conti. Ebbene mai si sono degnati di iniziare un indagine per rendersi conto di cosa realmente denunciavo. Poichè sono un dipendente comunale, successivamente alle mie denunce, "come è giusto che fosse" sono stato perseguitato ho subito dei procedimenti disciplinari, che poi ho saputo gestire alla grande. E se fossi stato una persona che non si sapeva difendere che fine avrei fatto? E per colpa di chi?
Poi dopo alcuni anni si sveglia un ministro e manda a casa gli amministrazione per sospetta collusione camorristica. E dovuto intervenire il Ministro per dare una parvenza di pulito?
Con questo voglio dire che se oggi i politici e loro amici dirigenti delle pubbliche amministrazioni, si sentono in diritto di agire come vogliono commettendo molte volte reati che mai pagheranno... se ciò accade la colpa non è degli omertosi ma di alcuni magistrati che non fanno il loro dovere.
Sapete bene che quando un cittadino si espone rivolgendosi alla magistratura, rischia di persona insieme anche alla propria famiglia .
Poi un giorno accade che la persecuzione la subisce un Magistrato che fa il proprio dovere, una persona perbene, allora succede la fine del mondo... che ben venga la fine del mondo! Ma vi siete mai chiesti quanti De Magistris ci sono in Italia... Quante persone hanno dovuto subire trasferimenti, licenziamenti, ricatti, ingiustizie nel tentativo di fare rispettare la legge!?
Un saluto a tutti.
Andrea Omboni

angelo gentini ha detto...

Grazie, in primo luogo, per aver creato uno spazio di dialogo con i magistrati.
Credo nella funzione della magistratura e lodo incondizionatamente la Vostra iniziativa.

Terminati gli esami mi ero iscritto ad un corso di preparazione al concorso per la magistratura: durante il corso, letteralmente terrorizzato dai proclami del giudice che insegnava diritto penale, ho intrapreso la pratica forense.

Credo nel valore del mio lavoro, nell'onestà che deve prevalere sull'interesse personale (concordo pienamente con il Dr.Tinti quando richiama la famosa regola non scritta osservata da molti avvocati "causa che pende, causa che rende") nell'importanza di dare certezza a chi si rivolge al difensore per vedersi tutelato.
La mia quotidiana esperienza di prevalente civilista, però, mi scoraggia: disinteresse del giudicante, verbali di udienza in cui viene riportato il riassunto minimo delle osservazioni dei difensori, prove, anche documentali, non ammesse per asserita (e non motivata) "irrilevanza".

Vi chiedo, signori magistrati, perché non abolire l'appello e rendere possibile la richiesta di un risarcimento al giudicante che non preveda, come ora, pagamento a carico della collettività ma del responsabile effettivo ?
Anche questo, forse, contribuirebbe a dare un senso concreto di giustizia.
Grazie per l'attenzione.
Angelo Gentini, avvocato in Milano.

Anonimo ha detto...

Grazie, di cuore.
Una studentessa di giurisprudenza

Anonimo ha detto...

Ottima iniziativa, fa sentire meno solo.

Credo che la miglior denuncia che possano fare i magistrati, più che alzare la voce, sia quella di informare sui fatti scandalosi riguardanti il loro lavoro.

Io sono giovane e particolarmente ignorante sulla giustizia e sulla sua amministrazione e sto cercando di leggere più cose possibili sull'argomento.

Questo sito si potrebbe definire semplicemente: utile.

Grazie.

Gabriele Di Maio ha detto...

Ottima presentazione, ed ottima iniziativa

Anonimo ha detto...

ho scoperto di recente il vostro blog e vi ammiro per tutto quello che fate. in questo paese abbiamo bisogno di più iniziative come la vostra di più persone che hanno davvero voglia di combattere le ingiustizie. leggerò gli interventi di questo blog ogni volta che potrò.

Stefania, Tortona(AL)

Anonimo ha detto...

Leggere questo blog è infinitamente emozionante.
Non può non toccare le corde più profonde dell'anima di un VERO cittadino, di un AMANTE SINCERO della propria TERRA.
Le vostre parole, le vostre denunce, i vostri ringraziamenti, scuotono le menti e ancor di più i cuori di quanti come me, sentono il bisogno di vedere anche solo un "barlume" di giustizia intorno.

SIETE VOI LO STATO CHE VORREMMO, VOI UNO DEI POCHI MOTIVI PER CUI GRIDARE "SONO FIERA DI ESSERE ITALIANA".

Ridateci la SPERANZA,LA VOGLIA DI COMBATTERE, che abbiamo smarrito, pur essendo giovani, tra la melma e i miasmi di questa società corrotta fino al midollo.

GRAZIE, GRAZIE E ANCORA MILLE VOLTE GRAZIE.

Grazia Z., da Catania

Anonimo ha detto...

GRUPPO SU FACEBOOK

"AVVOCATI (e cittadini) A DIFESA DELLA MAGISTRATURA E DELLA GIUSTIZIA"

L'U.C.P.I parla solo per una parte degli avvocati penalisti.Gli avvocati in Italia sono circa 180.000.I penalisti non superano i 10.000.Le Camere Penali quindi rappresentano un'infinitesima parte degli avvocati italiani ed una parte degli avvocati penalisti (non pochi penalisti non sono iscritti a questa associazione).Ci sono anche gli avvocati schierati con i magistrati.E' stato aperto il primo gruppo su facebook http://www.facebook.com/group.php?gid=38178117632#/group.php?gid=37412054522
per dire SI' ad una riforma della giustizia che renda più celeri ed equi i processi e quindi NO alla Riforma della Giustizia Alfano (separazione delle carriere, riforma del CSM etc).
http://www.facebook.com/group.php?gid=38178117632#/group.php?gid=37412054522

hyperlinker ha detto...

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Una Società Democratica non ha Stato nè statali
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Una Società Democratica, per essere società e per essere democratica, necessita di leggère strutture di governo al cui interno possano circolare, senza rimanervi bloccate, le persone di volta in volta deputate ad essere guida del popolo.

Queste strutture di governo sono poste all'interno di una più ampia e spessa organizzazione centrale la cui parte più consistente consta di strutture di proprietà comune tese a fornire alla popolazione beni e servizi di primaria necessità o comunque di fondamentale importanza per il vivere civile. All'interno di queste pubbliche strutture circolano, senza rimanervi bloccate, le persone cui periodicamente vengono redistribuiti i ruoli che le fanno funzionare.

Una Società Democratica non ha Stato nè statali: non ha alcuna struttura in cui le persone possano rimanere oltre un certo periodo di tempo oltre il quale, inevitabilmente, la mancanza di un fresco ricambio con conseguente stanco ristagno porterebbe ad ogni genere e livello di inaridimento e corruzione.


Da osservare che la complessiva organizzazione centrale di una Società Democratica non fornisce soltanto guida, alimento e supporto logistico. Essa è esattamente ciò che unisce e tiene insieme le persone al fine di evitare che la società si disgreghi, a danno di tutti, in mille rivoli d'inutile energia, concentrandole invece verso scopi d'indubbio interesse comune. Far sì che questa unione nasca da un intimo e spontaneo desiderio, e non invece artificiosamente o da una imposizione esterna, è uno dei compiti fondamentali della cultura che si sviluppa nel nucleo, la quale è tenuta a ricordare, in modo corretto ed equilibrato, le positive valenze dell'aspetto etico ed unificante, solidale della vita.


Al di fuori dell'organizzazione centrale si apre invece il campo della più libera espressione individuale, libera naturalmente fintantoché rispetti tutti e tutto. E' al di fuori dell'organizzazione centrale che ogni essere umano può esprimere più completamente e con maggiore intensità la propria sensibilità e creatività, la propria originale personalità. Se, trovandosi inserita all'interno del nucleo, la persona, pur pienamente libera di essere se stessa, è comunque diretta verso uno scopo definito collettivamente, nell'area esterna al nucleo essa è ancor più libera, potendo definire autonomamente anche l'obiettivo per cui lavorare.

Le due aree di una Società Democratica, il nucleo e la periferia, non possono che essere capillarmente comunicanti, per permettere ad ogni cittadino di passare agevolmente dall'esterno verso il centro e viceversa. In questo modo si attua una circolazione di esperienze e percezioni che arricchisce costantemente le due parti distinte dell'unità sociale. Inoltre, permettendo, non imponendo bensì fornendo a chiunque lo voglia la possibilità concreta di mutare ambito di competenza, si fà sì che l'insieme di informazioni relative ad una materia non ristagni in essa bensì, fluendo, irrori di preziose conoscenze ogni angolo della società, completando così la visione focalizzata data dalla specializzazione con la visione organica data dall'approccio olistico.


In una Società Democratica le persone, e quindi le idee, circolano liberamente. Proprio in questa circolazione di persone ed idee consiste anzi la democrazia. Quando la circolazione s'interrompe e compaiono rigide strutture immobilizzanti persone ed idee, la democrazia scompare e la società inizia subito a soffrire, tanto al suo interno quanto nelle relazioni col mondo esterno. Giustamente, in verità, perché il suo scorretto modo d'essere va letteralmente a cozzare col carattere dinamico della realtà e, non riuscendo a cogliere le sue sempre mutevoli esigenze, non riesce a farvi fronte, patendone le dovute conseguenze.


Oggi il nostro Paese, quanto ogni altro nel mondo, non può ancora dirsi una democrazia fiorita completamente. I Paesi del mondo, troppo presto definiti democratici, sono ancora come dei boccioli soltanto appena dischiusi che un improvviso gelo può uccidere in men che non si dica. Sta a tutti noi, che sinceramente aneliamo il progresso sociale ed abbiamo a cuore la libertà, il compito di modificare tutte quelle situazioni e strutture che impediscono alle persone ed alle idee di circolare ed alla democrazia di affermarsi in tutto il suo potenziale.



Danilo D'Antonio

Laboratorio Eudemonia
Piazza del Municipio
64010 Rocca S. M.
TE - Abruzzo

tel. 339 5014947




http://Public-Work-2.0.hyperlinker.org
http://Armonica-Rotazione-Sociale.hyperlinker.org

"Il potere della rivoluzione nella vita di tutti i giorni"




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wake up ha detto...

ciao vi ho linkato sul mio blog http://ilgridolibero.blogspot.com/ spero voi facciate lo stesso. cmq complimenti bellissimo spazio, continuate cosi

annalisa ha detto...

Sono Annalisa Turi (Massafra-TA); sono una liceale alle prese con gli esami di maturità e con la scelta universitaria. Intraprenderò gli studi giuridici, perchè il mio sogno è diventare magistrato, con la M maiusola!! Vorrei che la legge fosse uguale per tutti, ho voglia di sognare che ci possa essere un mondo migliore..un'Italia migliore, non un paese di prescrizioni!!
Trovo questo blog molto interessante e utile per documentarsi circa la realtà dei fatti.
Con stima e profonda ammirazione.

Anonimo ha detto...

Cara Annalisa,
tanti auguri. Sappi che non saranno i magistrati a cambiare questo Paese.
Certo i magistrati possono dare un contributo importante. Ma altrettanto importante è il contributo che possono dare gli scrittori, gli insegnanti, i giornalisti, i professionisti in generale... e tutti i cittadini.
Non voglio fare retorica, ma cerco solo di dirti quello che sento, da cittadino e da magistrato.
Per ottenere dei risultati bisogna anzitutto crederci, e tu ci credi; in questo "hai più punti di me" e bonariamente ti invidio.
Ma occorre anche comprendere la realtà. Non per adeguarsi ad essa, ma per affrontarla in modo razionale e non velleitario.
Ti auguro di non impigrirti mai, e di non scendere a compromessi; al tempo stesso ti auguro di avere "il coraggio di cambiare le cose che si possono cambiare, la serenità di accettare le cose che non si possono cambiare, e il discernimento per distinguere le une dalle altre".
Veramente è il miglior augurio che riesca a farti in questo momento.
Ernesto Anastasio

Anonimo ha detto...

io,invece,andando controcorrente,trovo che non sia una buona idea che i magistrati parlino al di fuori delle aule di giustizia e degli adempimenti che riguardano il loro mestiere.Il mestiere del magistrato é uno dei mestieri piu' delicati,al pari di quello del giornalista ed entrambi dovrebbero apparire imparziali,oltre ad esserlo.Trovo che da troppi anni i magistrati si siano messi troppo sotto la luce dei riflettori dei media,che molto spesso li abbiano anche cavalcati e tutto cio' non fa affatto bene alla giustizia e rischia anche di offrire il fianco ai pretesti di chi parla di magistratura politicizzata che interviene a sproposito nel campo politico.Il miglior servizio che possono fare i magistrati é fare bene il proprio dovere ogni giorno.A meno che,i magistrati non intervengano solo per fare commenti tecnici,molto neutri e imparziali.

Neo-Machiavelli ha detto...

Voglio corregere una frase del mio ultimo commento:
"Il più importante per avere migliore giustizia è avere più e migliori magistrati. In Italia sono meno di 9.000 magistrati e più di 250.000 avvocati. Immagino che molti dei più onesti, intelligenti e creativi avvocativi potevano fare migliore giustizia se diventassero giudici senza avvocati per molti dei 95% dei processi in prescrizione."