«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 16 ottobre 2007

Il sen. Andreotti condannato per diffamazione aggravata ai danni del giudice Mario Almerighi


ovvero: è possibile la democrazia senza l'informazione?


di Uguale per Tutti

Il 15 giugno di quest’anno 2007 il senatore a vita Giulio Andreotti è stato condannato dal Tribunale di Perugia, perché ritenuto colpevole di diffamazione aggravata in danno del giudice Mario Almerighi, attuale Presidente del Tribunale di Civitavecchia. La pena è stata interamente condonata in forza dell'indulto.

Riportiamo di seguito ulteriori informazioni sulla vicenda, che, per tutte le ragioni che emergono da quanto potrete leggere qui sotto, è certamente rilevante, riguardando le vicende del noto processo al giudice Corrado Carnevale e dimostrando per l’ennesima volta come le Camere usino i loro poteri con riferimento alle responsabilità civili e penali dei Parlamentari.

Il Senato, infatti, aveva dichiarato insindacabili, ai sensi dell’art. 68, 1° comma, della Costituzione, le dichiarazioni del sen. Andreotti ed è dovuta intervenire la Corte Costituzionale, che, con la sentenza 4 maggio 2005, n. 176, ha statuito che “non spetta al Senato della Repubblica affermare che le opinioni espresse dal senatore Giulio Andreotti per le quali pende procedimento penale a suo carico, per il reato di diffamazione aggravata, davanti al Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Perugia, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni” e ha annullato “la delibera di insindacabilità adottata dal Senato della Repubblica nella seduta del 31 gennaio 2001” (l’intera sentenza può essere letta nel sito della Consulta, qui).

Ma paradossalmente non è questa la sola “notizia”.

Fa davvero una grande impressione, infatti, il silenzio serbato su questa vicenda sostanzialmente da tutta la stampa.

La notizia, come si è già detto decisamente molto rilevante, è stata data “di sfuggita” e subito sepolta nel più profondo dimenticatoio.

Per verificarlo è sufficiente fare una ricerca su Google con le parole “Andreotti diffamazione Almerighi” e verificare quanto sia difficile trovare informazioni dettagliate e sostanzialmente impossibile trovarne su siti di informazione “ufficiale”.

Sul sito web del giornale La Stampa la notizia è passata tanto “velocemente” da lasciare una traccia su Google, ma da essere subito rimossa, così da non esserci più: è stata una “breve di cronaca” ieri alle 14.00 e poi è scomparsa. E se è veramente impressionante che tutti i giornali e le televisioni abbiano taciuto la notizia o l'abbiano data nelle pagine interne con un trafiletto, del tutto stupefacente è che il sito de La Stampa l'abbia pubblicata e addirittura "rimossa" dopo poco, perchè per non pubblicare ci vorrebbero buone ragioni, ma per "rimuovere" ce ne vorrebbero ancora di più (riportiamo qui sotto il “pezzo” prima pubblicato e poi rimosso da La Stampa).

L’informazione è un presupposto indispensabile perché sia almeno astrattamente possibile instaurare una democrazia ed è necessario interrogarsi davvero sulle conseguenze che il totale asservimento dei mezzi di comunicazione di massa – palesemente in atto nel nostro Paese – ha sul tasso di effettiva democrazia di cui possiamo concretamente fruire oggi.

Per avere dei dati, fate una ricerca su Google con le parole “Italia libertà stampa”.

In un rapporto di Reporter sens frontière (Rsf) (www.rsf.fr) sulla libertà di stampa l’Italia viene collocata al 40° posto, dopo, fra gli altri, l’Uruguay, il Cile, l’Ungheria, l’Africa del Sud, la Namibia, il Paraguay, El Salvador, Taiwan, le Mauritius, la Bulgaria e la Corea del Sud.

Freedomhouse (www.freedomhouse.org) ci colloca, invece, al 79° posto.

Bisogna assolutamente rifletterci su e non sottovalutare in alcun modo questa cosa.

Le caratteristiche di un "regime" (in luogo di una "democrazia") sono state ben riassunte da Stefano Racheli, in questo articolo pubblicato sul blog (l'articolo è un'analisi autocritica dell'A.N.M., ma i concetti espressi hanno una valenza non limitata al contingente oggetto del discorso).

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Pubblichiamo di seguito le ricostruzioni della vicenda che ha portato alla condanna del sen. Andreotti tratte dai pochi siti internet che se ne sono occupati.

Il merito di queste segnalazioni va tutto alla nostra “cacciatrice di notizie”, prof. Vanna Lora, che cura la Rassegna stampa del blog.


Da www.lastampa.it (comparso per alcuni minuti, memorizzato da Vanna e poi scomparso per sempre):

Diffamazione: condannato Andreotti, "Sue frasi gravi" ROMA - Giulio Andreotti ha offeso con frasi ''gravemente diffamatorie'' il giudice romano Mario Almerighi, attuale presidente del tribunale di Civitavecchia. Questa la motivazione della sentenza che ha visto condannare per diffamazione il senatore a vita il 15 giugno scorso. Secondo il giudice monocratico non c'e' dubbio che Andreotti ''fosse ben consapevole che le sue parole, inutilmente volte a gettare fango erano destinate alla divulgazione e alla pubblicazione''. (Agr)


Da "L'Unità", riportato dal sito di Articolo 21:

Carnevale, Andreotti e le "infamie" inesistenti: cronaca di un processo dimenticato

Dalla testimonianza del giudice Almerighi al processo di Palermo contro il senatore nasce una querelle giudiziaria finita solo l’altro giorno.

Con la condanna del "divo Giulio".

La notizia è finita al massimo in un colonnino - l’altro giorno proprio su "L’Unità". Sugli altri giornali nemmeno quello.

Eppure del giudice Mario Almerighi - per la cui diffamazione venerdì scorso Giulio Andreotti è stato condannato a 2mila euro di multa, interamente condonati grazie all’indulto - le cronache negli anni scorsi avevano sparso parecchio inchiostro.

A cominciare dall’ottobre del ‘99, quando il senatore - a pochi giorni dalla sentenza di assoluzione in primo grado per mafia al processo di Palermo - si era sfogato dalla tribuna di "Porta a porta": capisco che i mafiosi che si pentono dicano il falso, ma che a dire il falso sia un magistrato è intollerabile, Almerighi ha detto infamie, è un falso testimone, lo denuncio.

Andreotti in quel periodo ripetè quelle accuse anche in diverse altre interviste, minacciando di far intervenire il Consiglio superiore della magistratura.

A denunciare però fu Almerighi, che l’altro giorno ha ottenuto verdetto favorevole dal giudice unico di Perugia.

Ma di quali "infamie" si trattava? Secondo Andreotti infamanti sarebbero state le parole che Almerighi - presidente del tribunale di Civitavecchia e allora presidente della nona sezione penale del tribunale di Roma - aveva sostenuto nel giugno del ‘97 proprio in aula a Palermo.

In quella deposizione raccontò come l’ex leader Dc intervenne - siamo nell’anno 1985 - per bloccare un’azione disciplinare nei confronti di Carnevale, giudice di Cassazione.

La vicenda nasce alcuni anni prima, all’indomani dell’omicidio del giudice Gian Giacomo Ciaccio Montalto, sostituto procuratore di Trapani ucciso dalla mafia a Valderice il 25 gennaio 1983.

Il processo venne istruito dal giudice Lo Curto.

Dalle intercettazioni emerse come a Trapani, proprio accanto alla stanza di Montalto, ci fosse un pm corrotto: Costa. Prendeva le "arance" - cioè mazzette - dalla mafia e in casa gli sequestrarono un revolver con la matricola abrasa e 100 milioni che teneva nello studio.

Una volta in carcere, però, Costa fece istanza di legittima suspicione per far spostare il processo.

E in Cassazione - senza il compimento di alcun atto, in automatico - Carnevale accolse: procedimento dirottato a Messina.

A questo punto Lo Curto non ci sta - siamo nell’85 - e cerca di capire se è possibile contestare a Carnevale quella decisione, se cioè non ci siano gli estremi per la responsabilità disciplinare.

Ed ecco che entra in ballo Almerighi. Che si rivolge al collega Piero Casadei Monti, capo di gabinetto dell’allora ministro della Giustizia Virginio Rognoni.

Il ministro dà sostanzialmente il via libera, l’esposto di Lo Curto ha motivo di essere accolto.

Passano due mesi e oplà, tutto cambia.

Niente da fare, il ministro avrebbe cambiato idea: è intervenuto Andreotti, Carnevale non si tocca - viene riferito ad Almerighi.

Va detto che al processo di Palermo sia Rognoni che Casadei Monti riferirono di fronte al procuratore Caselli di non ricordare il fatto, in dibattimento lo smentirono.

Dunque la vicenda ritorna in superficie a “Porta a porta” nel ‘99.

Almerighi querela il senatore, ritenendo le sue parole gravemente lesive del suo onore e della sua immagine.

La pratica - essendo Almerighi giudice a Roma - finisce per competenza a Perugia.

Andreotti chiede e ottiene l’immunità parlamentare e il processo si blocca.

Il G.U.P. però solleva conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale.

Passano altri 4 anni e la Consulta accoglie: le frasi del senatore – “l’infamia” - non sono state pronunciate nell’esercizio della funzione parlamentare, ma da un imputato.

Il G.U.P. allora dispone il rinvio a giudizio, il processo inizia.

5 udienze, venerdì la conclusione.

Con la condanna del “divo Giulio”. (e.n.)



Dal sito dell'AGI - Agenzia Italia:

ACCUSO' DI MENZOGNA IL GIUDICE ALMERIGHI

"ANDREOTTI DIFFAMO' UN MAGISTRATO", MAXIMULTA DA 22.000 EURO

Furono "gravemente diffamatorie" le parole riferite a tv e stampa da Giulio Andreotti quando, all'indomani della sentenza di assoluzione (23 ottobre '99) del tribunale di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, mosse al giudice Mario Almerighi il "tranciante addebito di aver reso (in aula, ndr) una deposizione falsa, cioe' menzognera, in quanto dolosamente contraria al vero" circa presunte pressioni esercitate dal senatore a vita sull'allora Guardasigilli Virginio Rognoni affinché venisse bloccata un'iniziativa disciplinare a carico del presidente della prima sezione penale della Cassazione, Corrado Carnevale.

Espressioni diffamatorie e platealmente lesive, quelle dell'ex esponente dc, perché Almerighi (all'epoca giudice presso il tribunale di Roma e da qualche mese presidente di quello di Civitavecchia) fu indicato come persona irresponsabile, ("è come lasciare la miccia nelle mani di un bambino"), equiparato, come infame e bugiardo, ai tanti pentiti che avevano contribuito con le loro dichiarazioni a portare Andreotti sul banco degli imputati, e irriso con l'epiteto di "pazzo".

Per il giudice del tribunale monocratico di Perugia, Massimo Ricciarelli, che il 15 giugno scorso ha condannato Andreotti al pagamento di una multa di duemila euro, più una provvisionale immediatamente esecutiva di altri ventimila, e al risarcimento dei danni da liquidare in separato giudizio alla parte civile (Almerighi era difeso dall'avvocato Giuseppe Zupo), non c'e' dubbio che il senatore "fosse ben consapevole che le sue parole, inutilmente volte a gettare fango" sull'altrui persona, "erano destinate alla divulgazione e alla pubblicazione".

La vicenda, come spiegato in 32 pagine di motivazione, nasce da una confidenza che Almerighi disse di aver avuto nell'87 da un amico di lunga data, il senatore Pierpaolo Casadei Monti (in quel periodo Capo di Gabinetto presso il dicastero di via Arenula), sull'impossibilità per il ministro Rognoni di portare avanti un'iniziativa disciplinare nei confronti di Carnevale, per intervento diretto di Andreotti.

Confidenza che Almerighi girò a un magistrato siciliano, Claudio Lo Curto che era in attesa di presentare un esposto al Csm proprio contro il giudice della Suprema Corte.

La circostanza della confidenza, però, non fu confermata da Casadei Monti, sentito nel '95 dai pm di Palermo (e deceduto nel '96) e fu esclusa, oltre che dallo stesso Andreotti ("mai fatti interventi per Carnevale"), anche da Rognoni che non ricordò interferenze esterne.

Tutto ciò finì agli atti del processo palermitano a carico del senatore a vita con uno strascico a Perugia proprio perché Almerighi presentò querela per diffamazione alla luce di quanto affermato sul suo conto da Andreotti. (AGI) - Roma, 13 ott. -


E ancora su:

Wikinotizie

su

Diritto-Oggi

e su

Cani Sciolti

10 commenti:

Mr-Jagger ha detto...

son ormai due anni che mi informo su internet e questo trucchetto l'ho visto piu' volte.. Posso solo dire che e' necessario:
1) far girare il piu' possibile questa news tramite mails e blogs
2) parlarne con amici e parenti e sensibilizzare la societa' a questo grave handicap informativo
3) BEPPE HA ANNUNCIATO IL PROSSIMO VDAY PROPRIO SULL'INFORMAZIONE!

Salvatore D'Urso ha detto...

Siamo in una semidittatura... sempre meno poco e sempre più dittatura...

L'informazione è asservita direttamente al potere... Andreotti ha creato un suo piccolo regno dal quale può dettar ordini sia di qua che di la e detenere quindi la sua piccola parte di potere atta a garantire a lui e ai suoi amichetti mafiosi privilegi e immunità alle leggi italiane... anche a costo di approvare altri 10 indulti... loro vengono prima di tutto.

Devono andare a casa!!! Prima di subito...

Giuliano Castiglia ha detto...

"A Pista Prima, la terza delle più popolose province di Oceania", il Miniver era a lavoro. "Giorno per giorno, minuto per minuto, si può dire, il passato veniva messo al corrente". "Lo zelo non bastava. L'ortodossia era la non-conoscenza".

Certo che, con lo sbianchettamento e i dati di cui al post, dimostriamo di avere le credenziali per l'annessione ad Oceania.

giuliano castiglia
Palermo

Anonimo ha detto...

anche i ricchi piangono; può essere, per chi non crede nella giustizia, un segnale di ottimismo.

Carlo Gaudiano

Matera

Anonimo ha detto...

Con tutto il rispetto, non mi sembra che si possa dire che le notizie negative riguardanti Andreotti passino sotto silenzio o di sfuggita.
Per oltre dieci anni è stato sulla graticola per i processi di Palermo e di Perugia, con informazioni quotidiane su tutti i media che non tralasciavano alcun particolare, anche il più insignificante
A meno che, venendo coinvolto nella vicenda un magistrato, non si esiga un trattamento "più uguale" rispetto gli altri.
Ritengo che la notizia abbia avuto lo spazio che meritava.
Buonasera

Salvatore D'Urso ha detto...

Veramente Andreotti non fu assolto ma prescritto... dove la collusione con la mafia fu provata abbondandemente... ma che i media fecero passare per assoluzione la prescrizione dell'indegno senatore a vita.

Ora non penso che sia normale che questo accada in Italia... e anche al tempo del processo su Andreotti non ricordo che si entrasse nei dettagli... anzi si raschiava solo la superficie. Difatti quando si arrivava a toccare la strage di Capaci o quelle precedenti si bloccava tutto. Il buio assoluto.

Salvatore D'Urso

Anonimo ha detto...

Peccato non si firmi il signore che ritiene Andreotti una vittima. E' tanto poco vero che abbiamo saputo tutto del processo di Palermo che non si riesce mai a far sapere che Abdreotti non è stato assolto per tutti i capi d'imputazione. Sentenza di cassazione: reato prescritto, ma commesso, almeno fino al 1980. Commesso. Compiuto.Tutta la stampa e la tv, tranne pochi giornalisti dalla schiena dritta, lo dichiarano assolto. E non è vero. Quest'ultima notizia, negletta dai media, riguarda una calunnia sparata dal salotto di Porta a Porta e da tutte le sedi possibili da un uomo di potere. Sarebbe buona deontologia che la stampa e la tv restituissero l'onore e la credibilità offesa al magistrato ingiustamente diffamato. Il che varrebbe anche se l'ingiuriato facesse un altro mestiere. Già Berlusconi disse che i giudici sono matti. La menzogna e l'offesa di Andreotti, con pretesa d'impunità e d'immunità, danno tutto il carattere e la caratura dell'uomo che ha avuto e ha ancora un enorme potere. Menzogna e contiguità con la mafia. C'è bisogno d'altro per pretendere che la verità, anche in questo caso, sia diffusa e l'opinione pubblica correttamente informata?

Vanna Lora

Gabriele Di Maio ha detto...

Sui media passano anche notizie molto, molto meno rilevanti.
No, non credo - da semplice utente - che i media mi abbiano informato adeguatamente su questa vicenda.
Meno male che c'è internet.

guido ha detto...

Dittatura, semi-dittatura, Repubblica e disinformazione ... qui il rischio maggiore è il rigurgito terrorista, fenomeno che intanto riesce ad insinuarsi proprio quando maggiori sono le polemiche e lo scontro fra poteri. Appena letta sul sito dell'ANSA:

"BUSTE CON PROIETTILI AL PM DE MAGISTRIS E AL GIP FORLEO
ROMA - Due buste con proiettili sono state recapitate al sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Catanzaro, Luigi de Magistris e al Gip di Milano Clemetina Forleo. Entrambe le lettere sono state spedite da Bologna.
Al pm di Catanzaro recapitata una busta con un proiettile calibro 38, aperta dallo stesso magistrato nel suo ufficio. Oltre al proiettile, c'era dentro un foglio, sul quale era stata disegnata una stella a cinque punte in modo molto rudimentale, recante la scritta: "La prossima sarà vera". De Magistris ha avvisato la Digos, che ha avviato le indagini. Il pm De Magistris, interpellato dall'ANSA, ha detto di "non potere né confermare né smentire la notizia dell'invio della busta contenente un proiettile". Il magistrato ha anche detto di non sapere come la notizia si sia diffusa, aggiungendo di non voler parlare "di questioni che lo riguardano personalmente", senza fornire ulteriori notizie.
Anche il gip di Milano Clementina Forleo ha ricevuto una busta contenente un proiettile e un messaggio intimidatorio. A quanto si è appreso, ad aprire la busta è stato lo stesso gip mentre si trovava nel suo ufficio al Palazzo di Giustizia di Milano. La busta, sulla scrivania del giudice, è stata in realtà aperta da uno dei carabinieri della scorta, dopo che il gip si era accorta che conteneva un oggetto. La busta conteneva anche un foglio con una frase di poche righe: "voi nemici della libertà la prossima sarà reale".
Sotto c'era un'imitazione ("fatta male" come l'ha definita chi l'ha vista) della stella delle Br. Le indagini sulla vicenda sono state affidate ai carabinieri del nucleo operativo di Milano che procederanno per rilevare le impronte digitali e faranno con l'ausilio del Ris una comparazione con la lettera ricevuta oggi dal Pm di Catanzaro Luigi De Magistris per capire se è stata spedita dalla stessa persona visto che le due missive, all'apparenza, sembrano uguali.
Solidarietà alle due "toghe" e' stata espressa dai Presidenti delle Camere Franco Marini e Fausto Bertinotti, dal presidente del Consiglio Romano Prodi, dal vicepremier e ministro Massimo D'Alema e dal ministro della Giustizia Clemente Mastella."

ALZIAMO TUTTI LA GUARDIA!!

Gabriele Di Maio ha detto...

Già, come si è diffusa la notizia?