lunedì 15 novembre 2021

L'ufficio del processo: un miraggio ?


di Guido Salvini - Magistrato

L'Ufficio del processo dovrebbe unificare in un'unica struttura le figure già oggi presenti e cioè i Giudici onorari e le varie categorie di tirocinanti insieme ai nuovi addetti specificamente all'Ufficio introdotti dalla riforma Cartabia del 6 agosto 2021.

I contorni del nuovo istituto sono ancora abbastanza indefiniti ma certo è destinato a provocare alcune conseguenze.

In primo luogo, nasce una nuova rilevante categoria di precari con contratto a tempo determinato. I nuovi precari, trascorso il periodo, breve, previsto, due anni e sette mesi quelli reclutati con il concorso appena bandito, due anni quelli di cui ai concorsi successivi, certamente non vorranno essere estromessi da un impiego significativo nella giustizia.  Punteranno ad una proroga ed una formalizzazione del “rapporto di servizio”.

Probabilmente si creerà una situazione simile a quella degli attuali Giudici onorari che nominati inizialmente per soli quattro anni non sono stati poi, per inerzia legislativa, sostituiti ma invece riconfermati ogni quattro anni sino a giungere quasi a vent'anni di “servizio”. Ambiscono ovviamente ad essere riconosciuti come dipendenti del Ministero di Giustizia a tutti gli effetti. Una situazione che sta creando, inevitabilmente, tensioni e astensioni dal lavoro difficili da risolvere.

Comunque, a parte tali probabili conseguenze, mi sembra che i Tribunali siano già dotati abbastanza ampiamente di figure intermedie quali i MOT, nei confronti dei quali è insito un dovere di contribuire alla formazione anche senza contropartite in quanto sono i colleghi di domani, e le varie figure di tirocinanti, dotate di un buon grado di preparazione, motivata e finalizzata.

Al contrario i nuovi addetti, spesso privi di qualsiasi precedente esperienza, visto che il bando, nella valutazione dei titoli che ammetteranno alla prova scritta, privilegia i neolaureati, chiederanno ai magistrati, in termini di formazione, forse più di quanto potranno dare. E appena istruiti dovrebbero lasciare i Tribunali.

Con il rischio quindi che si occupi più tempo ad insegnare rispetto al guadagno che la loro presenza può offrire. In concreto, come molti sostengono, sarà spesso più impegnativo correggere una loro sentenza, anche per evitare uno scadimento della qualità delle decisioni, che farla direttamente. Lo stesso varrà più o meno per le ricerche di giurisprudenza. Sarà complessivamente più dispendioso istruirli rispetto a quanto, almeno per un lungo periodo di tempo si possa ricevere. Avrei anche difficoltà, solo per fare un altro esempio, a non rileggere a fondo l'intero fascicolo pur dopo la redazione della "scheda riassuntiva" che dovrebbe essere compito dell'addetto all'Ufficio del processo: i vantaggi mi sembrano modesti se comparati alla funzione che il magistrato di vero e proprio insegnante deve assumere. Alla formazione degli addetti all'Ufficio del Processo dovrebbe contribuire anche il Ministero di Giustizia ai sensi dell'art.  16 D.L. 9 giugno 2021 n. 81. Ma si tratta di un apporto prevalentemente teorico, non della formazione sul campo

Questo anche al di là di dettagli di carattere organizzativo circa la loro collocazione fisica (presso un singolo giudice o un ufficio separato che li accoglie tutti), tenuto conto anche del disinteresse per l’edilizia giudiziaria, e gli strumenti che possono essere messi a disposizione in loro favore.

La mia personale opinione è che, più che ad un incremento di queste figure intermedie e ibride, a metà tra un ghost writer del giudice e un non-cancelliere che controlla, come previsto dalla riforma, le notifiche e le nomine dei difensori, l'impegno dovrebbe essere concentrato sull’assicurare ai magistrati un supporto tecnico-amministrativo stabile e più efficiente, l'unico strumento che consente di celebrare più udienze e di smaltire un numero maggiore di processi.

Basti pensare al fatto che in questi anni, in particolare durante e anche dopo la pandemia, il numero di udienze che è possibile celebrare è, in relazione alla disponibilità di personale, largamente insufficiente ad affrontare i fascicoli in entrata, che faticano a trovare spazio per l'effettuazione degli adempimenti di Cancelleria e per una celere fissazione.

Ad esempio in molti uffici GIP-GUP, che dovrebbero essere uffici di “passaggio” senza arretrato, un gran numero di fascicoli con richiesta di rinvio a giudizio senza detenuti, restano nel limbo anche un anno - un anno e mezzo in attesa di fissazione dell'udienza

Se dovessi ipotizzare un ruolo utile per i giovani che dovrebbero frequentare i nostri uffici, il compito che affiderei loro sarebbe, ad esempio, svolgere il ruolo oggi ricoperto dall’assistente nelle udienze e negli interrogatori compresa, la verbalizzazione, magari anche nel pomeriggio, consentendo di celebrarne un numero maggiore. Un compito però che allo stato non è indicato espressamente nella legge istitutiva.

Questo sarebbe invece un sensibile passo in avanti.

Ricordo anche le notevoli difficoltà in relazione all'assistenza tecnico-informatico oggi decisiva che, fatti salvi i miracoli che ci aiuta talvolta compie, prevede non un’assistenza diretta ed immediata ma un farraginoso sistema di assistenza esterna che passa attraverso le famose richieste di apertura ticket. Invece oggi godere di una assistenza informatica diretta sarebbe di assoluta necessità.

Gli sforzi dovrebbero essere soprattutto rivolti non ad avere in Tribunale semi -giudici ma più giudici veri, in grado di far pesare la propria competenza e assumerne la responsabilità. A causa della pandemia vi sono stati rallentamenti nello svolgimento dei concorsi che hanno impedito di colmare e anzi hanno ampliato la strutturale carenza di organico che credo assommi in questo momento a circa 800 unità. Un organico tra l’altro fermo da quasi un secolo. Un organico ulteriormente  ridotto in concreto dai magistrati fuori ruolo cui si aggiungono, e si sono moltiplicati, gli esoneri parziali dal lavoro giudiziario di centinaia di magistrati destinati a compiti ordinamentali od organizzativi (ad es. nei Consigli Giudiziari e i vari “referenti” di creazione consigliare).

Un organico soprattutto che è largamente inferiore, in rapporto alla popolazione e al contenzioso, rispetto a quello degli altri Paesi europei.

In questa situazione è’ inoltre un autentico spreco di capitale umano, “pregiato” e non velocemente riproducibile il limite di pensionamento a 70 anni imposto dalla riforma Renzi. Molti magistrati sarebbero infatti disponibili a rimanere in servizio mantenendo disponibile la propria professionalità. A causa della pandemia è stato “saltato” almeno un concorso e la maggioranza dei magistrati prossimi al limite dei 70 anni è in servizio preso le Corti d'appello un segmento divenuto ancor più critico con la riforma Cartabia.

Una scelta razionale comporterebbe lo spostamento del limite a 72 anni, esclusi i titolari degli Uffici direttivi per i quali appare più opportuno favorire l'avvicendamento

Si potrebbe anche cominciare a prendere in considerazione l'apertura dei concorsi per magistratura ad avvocati dotati di solida esperienza e professionalità. Questo anche in un'ottica di ridurre i reciproci pregiudizi tra le due categorie

Aggiungo che non ci si può aspettare che i nuovi addetti all'Ufficio del processo compaiano in Tribunale in tempi brevi.

In proposito è utile sapere che i 400 nuovi Giudici onorari di cui all'ultimo concorso, tra l’altro solo per titoli, bandito all'inizio del 2017 non sono, dopo più di quattro anni, ancora entrati in servizio in quanto i Consigli giudiziari e CSM sono ancora alle prese con la redazione dei pareri, (sono previsti addirittura pareri prima e dopo lo svolgimento del tirocinio) e cioè in quello che ritengo uno dei più inutili, tortuosi e ripetitivi rituali che percorre tutto il nostro ordinamento.

Considerando che i reclutati per l'Ufficio del processo saranno 8171, che sono state presentate più di 66.000 domande, rispondendo ad un bisogno di lavoro dei neolaureati, e che è prevista una prova scritta è facile immaginare che il concorso e l'immissione in servizio si concluderanno in tempi niente affatto brevi.

Ho la sensazione che i nuovi addetti all'Ufficio del processo possano essere di utilità più nel settore civile, svolgendo un ruolo forse analogo a quello dei giudici ausiliari presso le Corti d'appello civili che hanno compiti pienamente definitori dei processi

 Ma dubito che, nonostante le buone intenzioni, nel settore penale possano incidere, se non in maniera modesta, a ridurre l’arretrato e la durata (almeno del 25% nei propositi della riforma) dei processi.

Per obiettivi del genere servirebbe qualcosa di più radicale.

Ad esempio abolire l'udienza preliminare trasferendo quanto in essa succede o dovrebbe succedere nell’udienza “filtro” dinanzi al Tribunale introdotta, per i reati a citazione diretta, dalla riforma Cartabia.

Ma questa è un'altra storia. Su cui però varrà la pena di tornare.




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giovedì 4 novembre 2021

Il sistema non esiste


di Nicola Saracino - Magistrato 

In questo luogo la vicenda del dott. Luca Palamara è stata seguita ed approfondita passo dopo passo.

Sul “sistema” lo stesso Luca Palamara ha scritto un saggio rimasto in vetta alle classifiche di vendita per molte settimane. 

Se digitiamo in google “sistema Palamara” otteniamo centinaia di risultati che danno prova della vulgata che i media proni al potere togato hanno inteso trasmettere.

Ma  il sistema Palamara era e resta una contraddizione in termini.

Un Palamara non fa “sistema” da solo. Semmai nel sistema ci sguazzava, alla grande viste le innegabili doti riconosciutegli dai mille questuanti, tra i quali anche altissimi papaveri ai vertici di uffici molto importanti. 

A risolvere questa contraddizione logica, per fortuna, è intervenuta la Corte di Cassazione, nientemeno a Sezioni Unite, come vuole la legge quando si debba decidere sui ricorsi contro le sentenze disciplinari del CSM.  

Ebbene la Corte di Cassazione non si è fatta influenzare da Google e non se l’è bevuta. 

Il sistema, dicono gli ermellini, semplicemente non esiste.  

E Luca Palamara, quel diavolaccio, ha fatto tutto da solo, riuscendo a condizionare un organo importante e collegiale come il CSM, composto da molti magistrati e politici, tutti messi nel sacco dal mefistofelico saggista.   

Questo, nelle quasi duecento pagine di sentenza,  hanno in sostanza detto le Sezioni Unite di Palamara:  egli ha "agito sulla base di motivazioni assolutamente personali, intendendo colpire specificamente singoli magistrati, volta per volta presi di mira e al contempo e sinergicamente, ponendo in essere manovre strategiche tese a collocare in alcuni uffici giudiziari sensibili-taluni magistrati in luogo di altri aspiranti".

Ma quale sistema, quali correnti, quali inciuci!

Il tutto è ridimensionato alle malefatte di un singolo, tuttavia  capace di determinare le sorti della magistratura italiana per anni, piazzando i suoi amici nei posti di comando e sgambettando i nemici.

De albo nigrum.

Per i non legulei significa: ce devi sta!

La pronuncia della Cassazione è l’ultima parola sul caso ed  in Italia non è ulteriormente “discutibile” in sede giudiziaria; restano, all’interessato,  solo i diritti umani da far valere in sede europea. 

Ma qui la verità è detta: non esisteva alcun sistema.

E noi ci crediamo, per il rispetto che si deve alla Corte di Cassazione. 

A non crederci, paradosso dei paradossi, sono i correntisti, cioè i togati organizzati in partiti politici interni alla magistratura che, secondo l’ingannevole racconto  di Palamara, erano dediti a dividersi la torta degli incarichi direttivi, piazzando qua è là nel paese gli scudieri delle varie cordate, tanto indifferenti ai meriti quanto sensibili all’appartenenza dei loro protetti. E questo avveniva non senza finalità politiche che avrebbero poi connotato anche l’attività giudiziaria delle procure delle Repubblica: bestemmia che la Cassazione ha sanzionato come bufala, così che tutti fossero più tranquilli.

Ma niente, il vaccino di legittimità non ha funzionato. 

E allora tutti a preoccuparsi, sebbene il pericolo fosse solo immaginario. 

L’Associazione Nazionale Magistrati supplica la politica di fare presto perché il sistema clientelare è vivo e vegeto ed è alimentato dal modo in cui in magistrati votano, perché c’è modo e modo di votare. 

E  la  Ministra della Giustizia li ascolta e forma commissioni di cervelloni per arginare il sistema clientelare in magistratura. 

A ciò sollecitata persino dal Capo dello Stato che, a differenza della Corte di Cassazione, il sistema lo conosce e lo teme,  essendo egli anche il presidente del CSM.  

Insomma tutto questo agitarsi del mondo correntizio e politico per addivenire ad una riforma anti-sistema mostra il lato comico della vicenda che evoca le collodiane bugie: una sentenza del più alto organo giudiziario italiano ha affermato che il sistema non esiste, respingendo la difesa dell’incolpato che di quel sistema si proclamava abile pedina.

Il resto del mondo, però, sembra ignorare quanto stabilito dalla sentenza  della Corte di Cassazione e si schiera, inconsapevolmente, a difesa del dott. Palamara, non più isolato artefice di malefatte dettate da “motivi personali” bensì protagonista, con molti altri, di un vero e proprio sistema da scardinare. 

Ma, c’è da pensare,  soltanto a parole: non sarà una banale leggina elettorale a modificare i vizi in toga.  

Alla fine, tutta questa pantomima sarà probabilmente una formidabile difesa del dott. Luca Palamara in sede europea, dove le sentenze della Cassazione non fanno “giudicato”.


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