lunedì 19 aprile 2021

Buone letture: da Adnkronos del 15 aprile 2021



Elvira Terranova intervista Andrea Reale - Magistrato

Parte subito da una premessa, Andrea Reale, il gip di Ragusa, tra i quattro firmatari del gruppo di ArticoloCentouno del Parlamentino dell'Associazione nazionale magistrati che chiedono con forza le "dimissioni immediate" del Presidente Giuseppe Santalucia. "L'ipocrisia non ci appartiene", dice il giudice in una intervista all'Adnkronos, in cui spiega i motivi della richiesta, forte, di mandare via Santalucia. Al centro della questione le chat estrapolate dal telefono di Luca Palamara nell’ambito dell’inchiesta della procura di Perugia. "Con una scelta senza precedenti – scrivono nel loro documento le toghe di Articolo 101 – il presidente dell’Anm Santalucia ha deciso di comprimere il nostro diritto di componenti del Cdc, e con esso quello di tutti gli altri, alla piena conoscenza di atti di pertinenza dell’Associazione e nella disponibilità della stessa, realizzando una palese violazione delle regole di funzionamento dell’Anm e un gravissimo vulnus alla democrazia interna alla stessa".

"Siamo arrivati a una fase di esasperazione e abbiamo dovuto denunciare pubblicamente questa vicenda - spiega Reale - perché inizialmente ci avevano detto che il materiale della messaggistica tra Palamara e gli altri magistrati coinvolti in questo scandalo non faceva neppure parte del fascicolo principale. Per questo, dopo le elezioni dello scorso ottobre, avevamo delegato il collegio dei probiviri per l'acquisizione di questo materiale".

Il magistrato e gli altri firmatari contestano a Santalucia soprattutto di avere "sottratto atti che sono dell'Associazione dei magistrati" nei confronti di un "ex associato" e "che abbiamo il diritto e il dovere di conoscere per potere esercitare le nostre prerogative nei confronti di colleghi che si sono comportati o in modo deontologicamente scorretto oppure che hanno cagionato un danno all'immagine dell'associazione, anche se si sono frattanto dimessi". "Siamo molto delusi perché non vediamo voglia di un serio cambiamento. Due anni fa il presidente della Repubblica ci ha invitato a voltare pagina, ma non solo non si volta pagina, qui si torna indietro. Stiamo scherzando? - dice Reale – Ci sono magistrati che rivestono ancora ruoli apicali, pur essendo direttamente coinvolti nei gravi fatti resi pubblici; i cittadini ci chiedono come fanno certe persone a stare al loro posto. Ci sono soci Anm che non hanno ritenuto di dovere giustificare certe condotte riprovevoli: è un vulnus enorme e gravissimo".

'Si consente a molti magistrati di farla franca'

Poi aggiunge: "Dal maggio del 2020 le chat pubblicate di alcuni noti esponenti della magistratura con incarichi anche molto importanti hanno distrutto la credibilità della magistratura associata e dei magistrati". "I vari gruppi che si sono fatti la bocca tanto larga al momento delle elezioni dicevano che esisteva una questione morale da porre al centro del dibattito associativo, dopo lo scandalo dell'Hotel Champagne e dopo la pubblicazione delle chat di Palamara ma, al momento di dimostrare questa discontinuità con i fatti, avviene tutt'altro". In questo modo "si consente a molti magistrati di farla franca, parliamoci chiaramente".

"A noi interessa che l'associazione riprenda il suo ruolo - ribadisce ancora il gip Reale - che è quello di tutelare l'immagine ed il prestigio della magistratura. Soprattutto oggi. L'Anm deve farsi paladina della lotta al correntismo e deve recuperare la credibilità perduta dalle vicende già denunciate sulla stampa agli occhi dei cittadini".

Perché parlare di un "insabbiamento" da parte del Presidente Anm Santalucia? "Io altre finalità non riesco e non voglio neppure immaginarle - dice - ma c'è un discorso di opportunità". "Questi gruppi che hanno costituito questo “sistema” - prosegue ancora il magistrato - di fatto sono chiamati oggi a svolgere la funzione di rigenerazione etica della magistratura. Non voglio pensare che abbiano voluto favorire altri amici di corrente". "Però questa insolita lentezza nella acquisizione delle chat, questo tentativo di nascondere, a una parte della rappresentanza democraticamente eletta, atti che riguardano la posizione di magistrati coinvolti danno adito a questi dubbi. Sono tutte vicende che dimostrano l’incapacità di affrontare e risolvere il problema dei problemi, cioè il correntismo".

'Chi svolge l'incarico di Santalucia deve essere credibile e porre la questione etica'

"Chi svolge l'incarico di presidente dell'Anm deve essere credibile e deve dimostrare con i fatti di essere il primo artefice della volontà di porre la questione etica al centro del dibattito associativo e di rendere trasparente e pubblico il modo di affrontarla; invece queste condotte sembrano dimostrare tutto il contrario". Fino ad oggi i quattro giudici di Articolo101 non si sono parlati con il presidente Santalucia, se non per via informale, come dice Reale. "Ed è grave che il presidente non avvisi i componenti del Comitato centrale di incontri istituzionali in questo momento". "Peraltro siamo l'unica opposizione - aggiunge ancora il gip Reale - Sei un magistrato e il primo compito è di garantire anche la voce della minoranza, siamo l'unica voce lontana dal sistema".

E poi Reale sottolinea con forza che Giuseppe Santalucia ha "omissato il provvedimento del pm e ha addirittura 'sbianchettato' e modificato il provvedimento del gup di Perugia, queste sono altre due condotte davvero molto gravi. Avrebbe potuto intervenire soltanto cancellando il nome e il cognome della persona interessata, della quale voleva garantire la privacy. Ma non può alterare la forma grafica del provvedimento del gup".

"Noi ci aspettiamo le dimissioni del presidente Santalucia - aggiunge ancora Andrea Reale - Ha tradito la nostra fiducia. Per noi è difficile continuare in questo modo. Ma lo ha voluto lui. Noi non abbiamo fatto nulla per meritare questo trattamento perché siamo stati democraticamente eletti ed abbiamo esercitato le nostre prerogative". "Noi al momento siamo all'opposizione - dice - Ora potremmo iniziare con delle iniziative referendarie sulle questioni legate all'attività associativa al fine di restituire alla 'base' la voce che 'i vertici' sembrano volere a loro togliere".


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L'astensione come cura... Fine di una dipendenza ?



Pubblichiamo una sintetica ma acuta, e quanto mai obiettiva, analisi del risultato delle recentissime elezioni suppletive del Csm (le terze in un anno), che si sono tenute domenica e lunedì scorsi per sostituire il togato Marco Mancinetti, dimessosi dopo aver appresso di essere oggetto di un procedimento disciplinare fondato sulle  chat di Luca Palamara.   

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di Gabriella Nuzzi - Magistrato


Da qualche parte, tra i vari comunicati ufficiali, ho letto che la rinuncia al voto di oltre il 40% dei magistrati italiani è il segnale di una rinuncia alla partecipazione democratica di persone che “invece hanno scelto di non votare, per protesta, perché si era alla terza elezione suppletiva, per la pandemia, per sfiducia in reali cambiamenti”. E, di contro, che il voto di “5710 colleghi” ha rappresentato “un no chiaro al sorteggio”.

Ho letto anche reazioni scomposte, nel solco di una ideologia, diffusa all’interno della categoria degli “eletti”, che tende a emarginare ed escludere ogni pensiero non in linea al collettivismo giudiziario.

Errori, dunque, che si sommano a errori.

Il dato di verità è, tuttavia, evidente. Ed è tutt’altro che negativo.

La rinuncia al voto è soltanto ciò che è rimasto a molti. E’ l’affermazione di una forza di opposizione individuale, la volontà di riappropriarsi della propria identità e dignità professionale, l’abiura delle pratiche clientelari che devastano l’istituzione.

Qualcuno nei giorni scorsi, in vista del voto, mi ha detto: “Se so che una sostanza è velenosa non la assumo, ne sto lontana. Se non posso farne a meno di assumerla, significa che ho un problema di dipendenza e allora ho bisogno di aiuto”.

Il voto, dunque, visto non come “partecipazione democratica”, ma come una “dipendenza”.

Dipendenza patologica, per il bisogno insopprimibile di ricondursi a un collettivo, che assicuri  protezione e premi, senza il quale non si è nulla. 

Dipendenza patologica, per assenza di consapevolezza della propria identità e diversità, della potenza straordinaria di risorse individuali in grado di condurre a scelte decisive.

Personalmente credo che l’astensione abbia significato alcune cose:

-          fallimento dell’Unità Associativa;

-          fallimento della politica mistificatoria sull’azione dell’autogoverno;

-          fallimento della politica di denigrazione ed emarginazione delle minoranze.

Il che indurrebbe, ancora una volta, a riflessioni profonde sull’esigenza, fortissima, di un effettivo cambio di rotta. Un’esigenza individuale avvertita ed espressa da oltre il 40 % dei magistrati italiani, destinata sicuramente a crescere fuori dalle correnti. Un 40% che non necessariamente si identifica in gruppi strutturati.

Che il bicchiere sia mezzo pieno ?           


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venerdì 16 aprile 2021

Buone letture: da "Il Giornale" del 12 aprile 2021



Stefano Zurlo intervista Giuliano Castiglia - Magistrato

Usa un linguaggio mai sentito a queste latitudini. E va all'attacco dei vertici dell'Associazione nazionale magistrati: «Il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia si deve dimettere». Senza tanti complimenti. Giuliano Castiglia, gip a Palermo, è uno dei leader di Articolo 101, la lista - guai a chiamarla corrente - che ha raccolto 651 voti alle ultime elezioni e sta sparigliando i giochi dentro il Palazzo.

Dottor Castiglia, perché Santalucia se ne deve andare?

«Perché da troppi mesi i vertici dell'Anm tergiversano sulle chat di Palamara, prendendo tempo, non rispondendo alle questioni poste dal sottoscritto e dagli altri tre colleghi di Articolo 101 che con me siedono nel comitato direttivo centrale dell'Anm, perché in definitiva mi pare evidente la volontà di insabbiare tutte le problematiche affiorate con il caso Palamara».

Lui è stato espulso dall'Anm. Non vi basta?

«Per niente. Noi diciamo basta alle correnti che dentro il Csm sono espressione di una parte, anzi dei partiti. Questa logica non ci appartiene, ma questa logica è dominante e questa logica riemerge nella vicenda delle chat».

In pratica, cosa è successo?

«Dall'estate scorsa chiediamo ai vertici dell'Anm di acquisire le chat e abbiamo anche detto dove bussare: al gip di Perugia».

La risposta?

«Per molto tempo nessuna. Si sono persi mesi, poi finalmente, seguendo una procedura inedita, fin qui mai utilizzata, sono stati messi in moto i probiviri».

I probiviri?

«Sì, i probiviri che, per ragioni a noi incomprensibili, hanno presentato domanda di nuovo alla procura che, naturalmente, li ha spediti dal gip. Ma questo è niente».

Che altro è successo?

«Il fatto più grave è accaduto dopo. C'è stato un carteggio fra i vertici dell'Anm e il giudice di Perugia e quel carteggio ci è arrivato tagliato, con omissis e lacune».

Le forbici le ha impugnate il gip?

«No, al contrario, le censure sono farina del sacco di Santalucia che, a quanto pare, non vuole informare i membri del comitato direttivo centrale».

Forse non gradiscono l'uscita eventuale di nomi da tutelare nel corso delle indagini?

«Per noi la privacy è una scusa bella e buona; in ogni caso i nomi, anzi il nome perché ce n'era uno solo, si possono sbianchettare».

E allora?

«Il giudice ha concesso le chat con alcune limitazioni. Ma il dibattito sul diritto dell'Anm ad avere le chat ci è arrivato monco. Senza la necessaria condivisione e trasparenza: forse hanno paura che si vada troppo avanti, troppo in là, toccando assetti di potere consolidati. In ogni caso, quel carteggio ce l'ha poi dato il giudice e anche questo è paradossale».

In conclusione?

«Non abbiamo ancora le carte relative alle chat. E ci sembra che non si voglia andare fino in fondo».

Qual è il programma di Articolo 101?

«Il Csm deve tornare ad essere un organo di alta amministrazione della giustizia, non un organismo politico. Il nostro faro sono le leggi, non le ideologie».

Voi vi aggiungete alle altre correnti ?.

«Non c'è nessuno di noi al Csm e le assicuro che non ci sarà mai».

È un impegno?

«Di più: è il nostro programma. Noi vogliamo il sorteggio per recidere i tentacoli delle correnti dentro Palazzo dei Marescialli e la rotazione dei dirigenti per porre fine al nominificio in cui è stato trasformato il Csm. Ci siamo presentati per la prima volta l'anno scorso, ma il nostro blog, Uguale per tutti, è nato nel 2007. Solo che prima non ci ascoltava nessuno. Oggi gli scandali fanno finalmente aprire gli occhi a molti colleghi che prima ci ignoravano».



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mercoledì 14 aprile 2021

"Il titolare sono io !"



di Massimo Vaccari - Magistrato

A poche ore dalla pubblicazione, anche su questo blog, del comunicato con i quali i componenti del CdC dell’Anm della lista “Art.101” hanno invocato a gran voce le dimissioni del Presidente Santalucia sono arrivate le prime reazioni.

La prima è stata quella del diretto interessato che ha rilasciato agli organi di informazione la seguente stringata dichiarazione: “Il mio comportamento è stato sempre ispirato al massimo rispetto dello Statuto dell’Associazione, delle leggi, degli atti normativi sovranazionali, delle indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali, oltre che della piena autonomia del collegio dei probiviri e del suo lavoro. Grazie al mio impegno, in linea con quello della Giunta esecutiva precedente, il collegio dei probiviri è stato posto nelle migliori condizioni per operare".

Tale riposta appare a chiunque del tutto insoddisfacente, tanto da risultare indicativa di un grande imbarazzo, in rapporto alla estrema gravità e al carattere estremamente dettagliato delle accuse che sono state rivolte al dott. Santalucia dall’unica forza di opposizione all’interno dell’ANM, che è attualmente governata da una alleanza tra tutte le correnti della magistratura.

Sicuramente più dettagliato è stato il comunicato con il quale i componenti del CDC di Area, la corrente a cui appartiene il presidente dell’ANM, hanno tentato di difenderne l’operato.

In estrema sintesi, in tale documento è stata avallata la spiegazione che in sede di confronto interno all’ANM il dott. Santalucia aveva dato della sua iniziativa di omissare parti del parere reso dal P.M. e del provvedimento adottato dal Gup di Perugia in relazione alla richiesta del collegio dei probiviri dell’ANM di acquisire le chat del dott. Luca Palamara.  

Egli, infatti, secondo quanto riportato testualmente nel predetto documento, aveva sostenuto, in punto di fatto, di non aver “consegnato la parte del documento afferente alla posizione di un magistrato non più socio dell’ANM – della cui posizione pertanto l’ANM non ha titolo alcuno ad occuparsi”. In punto di diritto aveva invocato a sostegno della sua iniziativa le norme sul trattamento dei dati personali di cui al Regolamento (UE) 2016/679 e il contenuto di una raccomandazione del Garante della Privacy indirizzata all’ANM il 9 febbraio 2021.

Sulla base di tali premesse gli esponenti di Area in CDC  hanno quindi concluso che “la procedura è stata rispettosa dei principi che regolano l’attività associativa e i rapporti con tutti i soggetti, interni ed esterni, interessati alla vicenda, ma soprattutto che non v’è stato alcun atto che possa essere nemmeno lontanamente qualificato *di insabbiamento*.

Ora una simile versione risulta a dir poco elusiva delle rilevantissime questioni che hanno determinato la richiesta di dimissioni del dott. Santalucia.

Cominciamo col chiarire che il tema della tutela della privacy è stato invocato del tutto a sproposito nel caso di specie come una sorta di cortina fumogena per celare la realtà dei fatti.

E’ necessario a questo punto ricordare quali siano i più rilevanti addebiti che sono stati mossi al dott. Santalucia dagli esponenti di Articolo101, riportando alcuni passaggi della loro richiesta:

è stata omissata la parte (sott. del provvedimento del Gup d Perugia) in cui si dà atto espressamente che le chat sono state trasmesse al G.u.p. già ad agosto 2020 con la richiesta di rinvio a giudizio, dato che i maggiorenti dell’Associazione si sono ostinati a negare e a non volere verificare, così di fatto ritardando di mesi l’acquisizione del materiale.

È stata celata alla conoscenza dei componenti del CDC l’intera questione attinente alle determinazioni dell’Autorità giudiziaria perugina rispetto al caso dei magistrati dimissionari dall’ANM, sia in rapporto al diritto dell’ANM di avere copia delle chat che li riguardano sia in rapporto alle richieste di tali colleghi di cancellazione delle chat”.

Ora, è evidente che la cancellazione di queste parti del provvedimento del giudice perugino non ha nulla a che vedere con la tutela della privacy di un ex associato all’Anm e, in difetto di qualsiasi spiegazione, non pare aver avuto altra finalità che quella di celare inerzie o ritardi dei vertici della associazione nella acquisizione degli atti del processo perugino.

Tantomeno la condotta del dott. Santalucia può trovare giustificazione nel richiamo alla raccomandazione del garante della privacy del 9 febbraio 2021 perché esso riguardava le chat e non certo il provvedimento dell’autorità giudiziaria.  

In ogni caso, poi, anche a voler ammettere senza tuttavia concedere che il tema della tutela della privacy sia rilevante nel caso di specie, essa può rilevare all’esterno della associazione e non nell’ambito del rapporto tra organi dell’associazione, a scapito delle prerogative statutarie di alcuni di essi.

E qui veniamo al secondo e, non meno importante, ordine di questioni completamente eluse sia dal dott. Santalucia che dagli esponenti di Area.   

L’unico organo associativo che può considerarsi titolare del trattamento dei dati personali secondo il regolamento Ue 2016/679 e che quindi è deputato a valutare come applicare i criteri di proporzionalità e necessità per il loro uso, è il Comitato Direttivo Centrale, ovvero l’organo "deliberante permanente dell'associazione" (così recita lo Statuto dell'ANM).

In altre parole, e per essere concreti, avrebbero dovuto essere i membri del CDC a stabilire se e quali parti dei provvedimenti giudiziari sopra citati avrebbero dovuto essere omissate. 

Del resto, se così non fosse il Gup del Tribunale di Perugia avrebbe rifiutato ai componenti del CDC di Articolo101 il rilascio di copia degli atti del procedimento penale.

Ma quand’anche la questione fosse stata dubbia, essa avrebbe dovuto essere discussa all’interno dello stesso CDC, anche per esigenze di trasparenza.

Il dott. Santalucia si è invece attribuito quel ruolo in totale autonomia e senza una preventiva interlocuzione con gli altri organi associativi e, per di più, ancora adesso non ritiene necessario  indicare la norma giuridica o statutaria che conforti questa sua singolare interpretazione.



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lunedì 12 aprile 2021

Il Presidente dell'Anm si dimetta !



Pubblichiamo la richiesta di dimissioni del Presidente dell'Anm che i componenti del Comitato direttivo centrale della lista Articolo101 hanno formalizzato pochi minuti fa. 
Si tratta di una iniziativa senza precedenti nella storia della tuttora unica associazione di magistrati italiani, che è ampiamente giustificata dalla inaudita gravità delle scorrettezze e violazioni delle norme statutarie che il dott. Santalucia avrebbe commesso in relazione a tempi e modi della acquisizione delle chat di Luca Palamara. 
A questo punto sarà interessante vedere cosa riterranno opportuno fare l'interessato e le correnti che governano l'Anm. 


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12 aprile 2021

 Il Presidente dell’ANM Santalucia si dimetta

I componenti del Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione nazionale Magistrati eletti nella lista ArticoloCentouno prendono atto con profonda amarezza del comportamento tenuto dal Presidente dell’ANM, dott. Giuseppe Santalucia, e ne chiedono le dimissioni dall’incarico per le ragioni di seguito esposte.

Prima, senza ragione alcuna, si è respinta l’idea naturale che l’ANM potesse servirsi del contenuto delle chat del telefono di Luca Palamara pubblicate su fonti aperte, sia per valutazioni e determinazioni di carattere generale sia per eventuali procedimenti disciplinari endo-associativi, come pure era sempre accaduto in passato, anche all’indomani della divulgazione dei fatti dell’Hotel Champagne.

Poi - contro la logica, contro le conoscenze basilari di ogni magistrato con esperienza del procedimento penale e contro gli elementi di conoscenza disponibile, sia di fonte aperta che di fonte ufficiale - si è ostinatamente negato che le chat fossero state poste a sostegno della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Luca Palamara e perciò trasmesse, insieme alla predetta richiesta, al G.u.p. del Tribunale di Perugia, con conseguente possibilità del titolare dei diritti della persona offesa, quale è stata qualificata l’ANM dalla stessa Procura della Repubblica di Perugia, di visionarle ed estrarne copia senza limitazione alcuna.

Infine, con una scelta senza precedenti, il Presidente dell’ANM Santalucia ha deciso di comprimere il nostro diritto di componenti del CDC - e con esso quello di tutti gli altri - alla piena conoscenza di atti di pertinenza dell’Associazione e nella disponibilità della stessa, realizzando una palese violazione delle regole di funzionamento dell’ANM e un gravissimo vulnus alla democrazia interna alla stessa.

Infatti, alla nostra richiesta di conoscere e avere copia del carteggio intercorso in seguito alla riunione del CDC del 6 e 7 febbraio 2021, in merito alle chat di Luca Palamara, tra articolazioni dell’ANM e altri soggetti, il Presidente Santalucia, dopo ripetuti solleciti dovuti a silenzi e riscontri elusivi, ci ha trasmesso, insieme alla richiesta di rilascio di copia delle chat tra Palamara e appartenenti all’ordine giudiziario inviata dal Presidente del Collegio dei Probiviri alla Procura di Perugia, il provvedimento di parziale autorizzazione del G.u.p. del Tribunale di Perugia e il parere al riguardo della Procura di Perugia.

Quest’ultimo, tuttavia, presentava parti manifestamente omissate, delle quali, a fronte delle nostre reiterate e insistenti richieste di chiarimento, il Presidente Santalucia si è assunto la paternità, invocando del tutto inopinatamente e infondatamente un’esigenza di tutela di dati personali e un ruolo decisionale in tal senso autonomo rispetto al CDC e, di fatto, un inaudito diritto di conoscenza delle vicende dell’ANM sovraordinato rispetto agli altri componenti del CDC e un altrettanto inaudito potere di limitare a sua discrezione l’analogo diritto degli altri componenti.

Alla fine ci siamo trovati di fronte alla ribadita e ostinata intenzione del Presidente Santalucia di “limitare” il diritto pieno dei componenti del CDC di avere copia di atti riguardanti l’Associazione e nella disponibilità della stessa.

E così, per ottenere quanto ingiustamente negatoci dal nostro Presidente, ci siamo visti costretti a rivolgerci direttamente all’Autorità giudiziaria perugina.

Il 6 aprile 2021, su autorizzazione del Giudice, la Cancelleria del G.u.p. del Tribunale di Perugia ci ha trasmesso gli atti che, invano, avevamo ripetutamente richiesto al Presidente Santalucia.

Siamo rimasti grandemente e gravemente sorpresi.

Non dal fatto che il G.u.p. di Perugia abbia autorizzato il rilascio di copia degli atti da noi richiesti né dal fatto che tale rilascio sia avvenuto senza alcun “omissis”, cose che ritenevamo assolutamente scontate.

Ma dall’inspiegabile e gravissimo operato del Presidente Santalucia, che è andato oltre quanto già sapevamo.

Va ribadito che l’inaudita limitazione della possibilità dei componenti del CDC di conoscere il contenuto e avere copia degli atti di pertinenza dell’Associazione è di per sé cosa gravemente lesiva delle regole associative, dell’equilibrio statutario tra le diverse articolazioni dell’ANM e, in definitiva, della democrazia interna all’Associazione.

Ma l’acquisizione degli atti dall’Autorità giudiziaria di Perugia ci ha messo di fronte al fatto che, oltre a tagliare in modo manifesto porzioni del parere della Procura della Repubblica riguardanti questioni per nulla personali e che, anziché essere nascoste, avrebbero dovuto essere poste tempestivamente all’attenzione dell’intera ANM, il Presidente Santalucia, prima di trasmettercene copia, aveva altresì sottoposto a una certosina operazione chirurgica di espunzione di alcuni assai rilevanti passaggi - non manifesta - lo stesso provvedimento del G.u.p. di Perugia.

Nel parere della Procura di Perugia, tra l’altro, è stata omissata la parte in cui si dà atto espressamente che le chat sono state trasmesse al G.u.p. già ad agosto 2020 con la richiesta di rinvio a giudizio, dato che i maggiorenti dell’Associazione si sono ostinati a negare e a non volere verificare, così di fatto ritardando di mesi l’acquisizione del materiale

È stata celata alla conoscenza dei componenti del CDC l’intera questione attinente alle determinazioni dell’Autorità giudiziaria perugina rispetto al caso dei magistrati dimissionari dall’ANM, sia in rapporto al diritto dell’ANM di avere copia delle chat che li riguardano sia in rapporto alle richieste di tali colleghi di cancellazione delle chat.

Infatti, nelle parti “censurate” dal Presidente Santalucia, il parere della Procura e il provvedimento del G.u.p di Perugia affrontano pure questi problemi, anche in relazione al fatto che, come risulta dagli stessi provvedimenti, il magistrato “Omissis” ha chiesto alla Procura la cancellazione della chat che ha avuto con Luca Palamara.

Il Presidente Santalucia, anziché informare immediatamente l’intero CDC di tali così importanti questioni, le ha tenute nascoste anche ai componenti del CDC che hanno chiesto espressamente informazioni al riguardo, e di fatto sta ancora impedendo che l’ANM possa attivarsi rispetto a tali questioni, a tutela degli interessi propri dell’Associazione e anche a norma dell’art. 7, comma 3, dello Statuto, che consente al CDC di sospendere gli effetti delle dimissioni presentate dai soci sottoposti a procedimenti disciplinari.

Insomma, da un lato, prima si preclude l’utilizzo delle fonti aperte e poi si ritarda il più possibile l’acquisizione dei documenti ufficiali; dall’altro, si nascondono questioni decisive per i procedimenti disciplinari, non si assumono le iniziative necessarie per garantirne l’attivazione e, anzi, si negano ai componenti del CDC informazioni che avrebbero permesso di preservare tale possibilità.

In definitiva, traspare chiaramente una volontà di insabbiamento e di elusione delle questioni generali poste dal disvelamento delle chat di Luca Palamara e di fatto si agevolano gli interessati a sottrarsi alle specifiche responsabilità conseguenti ai fatti emergenti dalle chat.

Il tradimento della fiducia operato dal Presidente Santalucia e la grave scorrettezza manifestata nei confronti dei componenti del CDC, emergenti dalle sopra ricordate condotte, ne evidenzia l’inadeguatezza rispetto al ruolo di rappresentanza dell’intera Associazione e ci induce a invocarne immediate dimissioni.

Nel percorso di recupero rispetto all’enorme discredito che “Magistropoli” ha comportato, tra l’altro, per la magistratura associata, l’ANM non può permettersi di continuare a essere guidata da chi ha tenuto la condotta sin qui riferita, tra l’altro lesiva di regole basilari della democrazia interna all’Associazione e, al contempo, oggettivamente accondiscendente verso chi intende sottrarsi alle proprie responsabilità nei confronti della stessa ANM.

Trasmettiamo il presente comunicato, per le valutazioni e le eventuali determinazioni di competenza, al Collegio dei Probiviri.

 

Maria Angioni, Giuliano Castiglia, Ida Moretti e Andrea Reale



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Nostro onore. La giustizia siamo noi.



di Massimo Vaccari - Magistrato 

L’opinione pubblica è rimasta giustamente sconcertata dal comunicato con il quale la giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati aveva invitato, alcuni giorni fa, i dirigenti degli uffici giudiziari a “rallentare immediatamente” o “a sospendere” l’attività giudiziaria non urgente in mancanza di interventi normativi volti alla limitazione della medesima, in considerazione dell’andamento dell’epidemia e dell’esclusione del personale del comparto giustizia dal piano nazionale vaccinale.

Il documento ha anche meritato le critiche unanimi degli organi di informazione che lo hanno interpretato come una reazione al mancato riconoscimento ai magistrati di una priorità nelle vaccinazioni anti Covid.


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domenica 11 aprile 2021

Il dibattito su "Il sistema"




Prosegue sulle pagine virtuali della rivista "Archivio Penale" il dibattito, iniziato poche settimane fa con un articolo di Nicola Saracino, sul tema “L'impero alla fine della decadenza: crisi della magistratura e crisi della giustizia penale”. 

Questa volta è il turno della professoressa Cristiana Valentini, ordinario di diritto processuale penale, che esamina le ripercussioni sul funzionamento della giustizia penale del sistema disvelato dalle chat dell'indagine a carico del dott. Luca Palamara . 
 





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giovedì 8 aprile 2021

La sostenibile bellezza della rotazione


Non pochi affermano che la rotazione dei magistrati nei ruoli direttivi e semidirettivi degli uffici giudiziari sarebbe un'ottima soluzione per la giurisdizione ma la ritengono tecnicamente irrealizzabile.

Orbene, il Blog mette a disposizione di tutti la bozza di un ipotetico disegno di legge che dimostra esattamente il contrario.

Il progetto può essere consultato cliccando sul link che segue.

ROTAZIONE 

Otto articoli, chiari nella loro linearità e, soprattutto, radicalmente lontani dalla infausta scuola di pensiero che regge l’attuale sistema della dirigenza giudiziaria.

Non più la ricerca del "migliore" (soi-disant), disastrosa non solo nel rapporto costi-benefici alla luce dei modestissimi risultati di 15 anni di "Mastellone" ma, ancor più, per essere stata l’espediente con il quale il singolo magistrato è stato asservito al sistema spartitorio correntizio, sottoponendolo a quella lunghissima catena di abusi, soprusi e “modestie etiche” del Lauto Governo, culminata nella paradigmatica notte dell’Hotel Champagne.

Qui “si vira”, verrebbe fatto di dire, in tutt’altra direzione.

Otto articoli che puntano giustamente a valorizzare le risorse interne degli uffici, sulla premessa che la conoscenza diretta, quella vera perché maturata sul campo, lontana dalle fabbriche di medagliette extracurricolari, sia la migliore garanzia di competenza e adeguatezza del magistrato di volta in volta chiamato a compiti di coordinamento della struttura giudiziaria in cui opera.

Giunge, così, un approccio inclusivo che chiama ogni magistrato con un minimo di anzianità di servizio e di ruolo, alla “governance” progressivamente crescente del suo luogo di lavoro, secondo una prospettiva davvero nuova che, escluso ogni valore onorifico ad personam, assegna ad essa valenza di preciso onere: l’onere dell’autogoverno.

Otto articoli che declinano in modo rigoroso il modello voluto dai Costituenti: quello di un magistrato soggetto soltanto alla legge, pari per dignità delle funzioni assolte, indipendente anche dai condizionamenti interni e, perciò, profondamente terzo.

Un modello che si colloca agli antipodi di quello attuale, dove la gerarchizzazione surrettizia generata dall’oligarchia a vita dei sodali, caratterizzata da una carriera a senso unico ascendente, esclude già sulla carta il  90% dei magistrati dalla possibilità di cimentarsi nell’autogoverno, ora ridotto a sterile formula declamatoria. 

Le poche norme in esame si rivelano, così, ampiamente sufficienti a superare la condizione di eterogovernati in cui versano i magistrati italiani. L’esperienza maturata sul campo e la proattiva partecipazione di tutti all’autogoverno in situ sono, in ultima analisi, i pilastri fondamentali della proposta.

In particolare, la previsione di una soglia di accesso (per anzianità di ruolo e di servizio) alla funzione di coordinamento (come, in effetti, sarebbe meglio definire la funzione direttiva nel rispetto dei principi costituzionali menzionati), accanto al periodo massimo triennale di svolgimento della relativa funzione (sulla giusta premessa che la continuità gestionale degli uffici sia assicurata non dalla longevità della leadership bensì dalla diffusione e condivisione della funzione organizzativa) e, infine, al successivo ritorno ad un duraturo bagno di giurisdizione piena divengono i cardini di una concezione nuova dell’autogoverno, capace di riconciliare l’incarico di coordinamento con il principio di pari dignità di ogni funzione giudiziaria e, all’un tempo, di sedare pericolose ambizioni personali…

Otto articoli capaci, dunque, nel loro rassicurante schematismo, di infliggere un colpo mortale a quell’ufficio di collocamento correntizio finalizzato unicamente a piazzare i sodali nei gangli essenziali della giurisdizione.

Non c’è dubbio, poi, che alla politica toccherà il delicato compito del “tuning” di questa preziosa proposta, magari prevedendo soglie diverse di anzianità di servizio e di ruolo per l’accesso alle funzioni di coordinamento, una loro diversa durata o una diversa o una diversa estensione del successivo tempus lugendi.

Ma che la rotazione sia la strada giusta, quella forse più efficace affinché i cittadini tornino ad avere fiducia in una magistratura autonoma e indipendente e una giurisdizione terza e imparziale, è cosa oramai indubitabile.

Almeno agli occhi della società civile…



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martedì 6 aprile 2021

Chi l'ha visto ? Mistero al Csm



Secondo la versione giornalistica, diffusa fino a domenica, la "talpa" che avrebbe scoperto il "disdicevole" incontro tra il consigliere laico del Csm, l'avv. Alessio Lanzi, e il collega ed amico di questi, nonché difensore di Palamara, l'avv. Rampioni, era la moglie del procuratore generale Giovanni Salvi, che abita nello stesso edificio dove ha studio l'avv. Rampioni.

In un redazionale di pochi giorni fa, avevamo evidenziato come alcuni particolari di questa storia non tornassero.

In particolare, scrivevamo come non fosse chiara l’identità del soggetto che aveva visto l’avv. Lanzi accedere allo studio del collega né come questa persona avesse potuto riconoscerlo e nemmeno la ragione per cui avesse pensato di avvertire qualche consigliere del Csm e per di più in via di urgenza.


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mercoledì 31 marzo 2021

Chi fa troppe domande paga?




La storia che stiamo per raccontare dimostra il gravissimo e pericoloso corto circuito in cui è precipitato il Csm dopo l'esplosione delle vicende ormai note come Magistropoli. 

Giovedì scorso Luca Palamara è stato sentito, per circa un’ora e mezza, dalla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, che ha tra i suoi compiti anche quello di valutare i presupposti per i trasferimenti per incompatibilità ambientale dei magistrati.


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lunedì 29 marzo 2021

Il clamoroso autogol dell'Anm



Pubblichiamo i commenti, alquanto critici, di due colleghi al comunicato con il quale la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati ha invitato i dirigenti degli uffici giudiziari italiani a sospendere l’attività giudiziaria urgente, a seguito dell’esclusione del comparto giustizia dalla programmazione vaccinale, non ritenendo garantite le condizioni per lo svolgimento in sicurezza delle udienze. 

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Se ancora avevamo qualche dubbio sull’utilità di questa Associazione Nazionale Magistrati, il comunicato diffuso il 28.3.2021 a firma della GEC li spazza via tutti.

Con formidabile intuito i nostri pensatori associati hanno partorito un comunicato doppiamente inutile: in primo luogo perché, anziché rivolgere le legittime preoccupazioni della categoria agli organismi istituzionali concretamente in grado di incidere sulla ridefinizione delle priorità del piano vaccinale, invita i dirigenti degli uffici giudiziari ad  adottare non meglio specificate misure finalizzate a “rallentare immediatamente tutte le attività dei rispettivi uffici, senza escludere, nei casi più estremi, anche la sospensione dell’attività giudiziaria non urgente”; in secondo luogo, perché, in assenza di normazione primaria e/o secondaria legittimante tali iniziative, nessun dirigente giudiziario dotato di raziocinio assumerà iniziative che vadano oltre il rabbocco dei dispenser di gel disinfettante.


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sabato 27 marzo 2021

Giangiacomo Ciaccio Montalto, la lungimiranza di un Uomo.



Quarantuno anni fa! Quarantuno! Tanti sono gli anni trascorsi dalla lettera di Giangiacomo Ciaccio Montalto, di cui Lorenzo Matassa, nello scritto che pubblichiamo, ci consegna alcuni passaggi di un'attualità inimmaginabile.
Lo zoom montato sull'obiettivo di Ciaccio Montalto perfora i lustri e mette a fuoco l'oggi come sanno e possono fare solo i grandissimi; che forse proprio per questo, perché grandissimi, capaci di guardare, di vedere e di dire, finiscono col trovarsi quasi sempre esiliati dal loro contesto, nel loro tempo.
E' amarissimo l'amaro che la riflessione di Lorenzo Matassa ci lascia in bocca. L'auspicio è che, smentendo la mesta constatazione dell'Autore, quelli che siamo venuti dopo, sappiamo fruire del dono di virtù dell'eroe civile, che prima di ogni cosa è la sapienza, sfruttandolo per lasciare a chi verrà dopo un campo un po' migliore. 

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LA STORIA FUTURA di un EROE CIVILE…

di Lorenzo Matassa - Magistrato

Mi ha sempre toccato il cuore una frase del poeta Cesare Pavese in cui vi è sintesi del passato, del presente e del futuro della dimensione umana.

A cosa serve il trascorrere dei giorni se non a farne memoria?”.

Fuori dal tempo che costruisce la nostra coscienza siamo solo vegetali di un lungo ed indistinto quotidiano.
Quale dignità di pensiero può esservi, infatti, in una società che dimentica i suoi eroi ed i loro insegnamenti?

La storia che voglio ricordare racconta di un vero Uomo. Il suo nome era Giangiacomo Ciaccio Montalto.

Fu ucciso, nella notte del 25 gennaio 1983, mentre tornava a casa sui tornanti della collina di Valderice.


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venerdì 26 marzo 2021

Le chat di Palamara "son ma chi pon mano ad esse"?



 di Rosario Russo - Magistrato in quiescenza 

DOTT. RAFFAELE CANTONE

Procuratore della Repubblica di Perugia

 

DOTT. PIERCARLO FRABOTTA

G.U.P. del Tribunale di Perugia

 

DOTT.SSA DONATELLA FERRANTI

Consigliere della Suprema Corte

 

Illustrissimi Magistrati,

permettetemi di riassumere le vicende che vi hanno visti in vario modo protagonisti.

A) Dopo la richiesta di rinvio a giudizio del dott. P. (proc. 6652/2018, mod. 21) e mentre le sue chat impazzavano sui giornali, il 26 maggio 2020 l’avv. prof. F. Mucciarelli, incaricato di costituirsi parte civile per A.N.M., ne chiese la copia al P.R. di Perugia. Questi, con provvedimento del 3 settembre 2020, dopo avere sostenuto che per gli organi disciplinari dell’A.N.M. non sussistevano ragioni di riservatezza impeditive all’accesso, riteneva (tuttavia) che era necessario contemperare accesso e riservatezza. Perciò autorizzava il richiedente a prendere visione in segreteria delle chat, subordinando l’effettivo rilascio della copia alla puntuale specificazione, per ciascuna chat, delle «ragioni rilevanti per la costituzione in giudizio o per l’esercizio di altre situazioni giuridicamente rilevanti». Trattandosi di circa 60.000 pagine di messaggi, l’Avvocato e l’A.N.M. ritennero di non potere materialmente esercitare, alle predette iugulatorie condizioni, il proprio diritto.

B) Frattanto, a seguito delle ultime elezioni, si costituivano gli organi dell’A.N.M. e, su pressante richiesta di alcuni componenti del Comitato Direttivo Centrale, si decise di reiterare l’istanza di rilascio.


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lunedì 22 marzo 2021

Ammuina plan


di Massimo Vaccari - Magistrato

“Tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora: chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta: tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio passann’ tutti p’o stesso pertuso: chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘llà”

 

Il dibattito sia precedente che successivo all’entrata in vigore della legge 27 febbraio 2015 n. 18, che ha introdotto modifiche alla disciplina sulla responsabilità civile dei magistrati, era stato accompagnate dallo slogan martellante di “Ce lo chiede l’Europa”, utilizzato da diversi politici per accreditare nell’opinione pubblica l’idea che la riforma si fosse resa necessaria per adeguare la disciplina previgente al diritto dell’Unione Europea.

Se si fossero però lette le pronunce della Corte di Giustizia Ue che avevano ispirato la riforma, ci si sarebbe accorti che esse non avevano riguardato affatto, né del resto avrebbero potuto farlo, il profilo della responsabilità del magistrato ma quello della responsabilità dello Stato per violazione del diritto dell’Unione.


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