Usano la testa che hanno.
La stessa con la quale hanno fatto scempio del “voto” che l’art.
104 della Costituzione aveva previsto, non senza molti timori e perplessità, per
la scelta dei consiglieri superiori togati.
Doveva essere un voto personale e di stima, utile a mandare
al CSM magistrati stimati, preparati tecnicamente per difendere l’indipendenza dei
colleghi.
E’ usato, invece, come
voto di interesse e di gruppo dando
luogo ad una eversiva rappresentanza partitica, da sempre reputata
inammissibile dal maggiore interprete della Carta costituzionale a partire dalla sentenza “capostipite” n. 142
del 1973 della Consulta.
Non sono bastate molte leggi elettorali a frenare l’eversione:
ancor oggi al CSM i togati sono divisi in gruppi partitici e votano per mera appartenenza, senza coscienza diversa da quella del branco.
Sono, in sostanza, eversori se si condivide la lettura data dalla
Corte costituzionale al voto previsto dall’attuale art. 104
Cost.
Da coloro che sistematicamente frodano - coi loro comportamenti - la Costituzione, arriva l’eccentrica ipotesi di frode anche alla nuova Costituzione: a loro avviso i laici saranno eletti e non sorteggiati, abituati come sono al loro metro di valore.
Omnia munda mundis. Dicono
che sono “ingenui” coloro che si attendono, al contrario, un’attuazione “onesta”
della revisione costituzionale, che dovrà
necessariamente prevedere degli elenchi di sorteggiabili sufficientemente
lunghi da conservare senso al concetto
fondamentale, quello del sorteggio, anche per i
“laici”.
Ovvio che chi è abituato ad imbrogliare pensi
che tutti siano come loro.
Il Sì al referendum serve a smentire questa rozza visione degli
imbonitori, tutti schierati a difesa del Sistema.
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