giovedì 12 febbraio 2026

Se questo è un massone ...



Marco Pannella è stato un pioniere della battaglia per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, tema centrale della sua lotta per una "giustizia giusta" dagli anni '60.  Tramite il Partito Radicale promosse mozioni parlamentari, manifestazioni e referendum abrogativi, legando la proposta al caso Tortora e all'art. 111 Cost. sul giusto processo. 
(http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic1_00159_11)

Origini della battaglia

Pannella lanciò la proposta negli anni '60-70, con la prima grande manifestazione del 1967 davanti alla Cassazione per "giustizia giusta". 
(https://www.editorialedomani.it/giustizia/magistrati-separazione-carriere-csm-palamara-v3rft95z)

Nel 1987 depositò una mozione alla Camera (1/00159) che chiedeva esplicitamente la separazione delle carriere tra pm e giudici, unita all'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale. [dati.camera](http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic1_00159_11)

Nel 1981, al XXII Congresso giuridico-forense, insistette su separazione carriere + fine obbligatorietà azione penale per evitare abusi e garantire imparzialità del giudice. (https://www.radioradicale.it/scheda/56793/marco-pannella-chiede-al-xxii-congresso-giuridico-forense-di-prendere-in-considerazione)

 Iniziative referendum e comitati

- 1987 e anni '80: Pacchetto referendum Radicali sulla giustizia, inclusa separazione carriere, legato al "caso Tortora" (processo mediatico ingiusto). 
(https://www.lecronachelucane.it/2025/10/31/separazione-carriere-magistrati/)

- 2000: Referendum Radicali-SDI-PRI ammesso dalla Consulta (sent. 37/2000), ma quorum non raggiunto. [ristretti](https://ristretti.org/separazione-delle-carriere-la-storica-battaglia-e-un-referendum)

- 2003-2004: Comitato "Pannella-Sciascia-Tortora per il Sì alla separazione carriere" per sostenere la riforma Castelli (poi depotenziata). [facebook](https://www.facebook.com/radioradicale/posts/il-partito-radicale-annuncia-la-nascita-del-comitato-marco-pannella-leonardo-sci/1453573223436774/)

- 2013: Nuovo tentativo referendario Radicali, ma firme insufficienti. 
(https://ristretti.org/separazione-delle-carriere-la-storica-battaglia-e-un-referendum)

Pannella vedeva la non-separazione come minaccia alla parità delle parti: il pm "parte privata" non può condividere carriera col giudice terzo. 
(https://www.editorialedomani.it/giustizia/magistrati-separazione-carriere-csm-palamara-v3rft95z)

 Argomenti pannelliani chiave

Pannella riteneva la separazione essenziale per:

- Garantire un giudice imparziale, svincolato da logiche inquirenti. [editorialedomani](https://www.editorialedomani.it/giustizia/magistrati-separazione-carriere-csm-palamara-v3rft95z)
-
 Ricondurre il pm al ruolo di "parte" senza privilegi corporativi che lo avvicinano al giudice. [radicali](https://radicali.it/2025/09/pronti-al-referendum-per-la-separazione-delle-carriere/)

- Evitare gerarchie interne e correnti, promuovendo responsabilità e discrezionalità nell'azione penale. [questionegiustizia](https://www.questionegiustizia.it/articolo/oltre-separazione-carriere)

Non mirava a subordinare i pm all'esecutivo, ma a bilanciare poteri evitando "contiguità strutturale".  

La battaglia continua oggi coi Radicali pro-referendum 2025. 
(https://radicali.it/2025/09/pronti-al-referendum-per-la-separazione-delle-carriere/)

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Il querelante intemerato.


Il dott. Nicola Gratteri ha anticipato di voler querelare quanti gli attribuiscano di essere stato in passato a favore del sorteggio. 

Dai video e dai documenti reperibili in rete  si capisce chiaramente che il procuratore era, nel recente passato, ben consapevole dei guasti del correntismo e quindi favorevole al sorteggio che, dice oggi,  deve accomunare anche la quota di consiglieri di derivazione politica.

E' contrario, invece, al sorteggio oggetto dei quesiti referendari perché "secco" per i togati ed a maglie indefinite per i laici.

Possiamo dire che il dott. Gratteri è ancora consapevole che il sistema attuale favorisce il male del correntismo che con il no resterà tale e quale? 

Crediamo di sì e quindi di non incappare nella querela che egli riserverà a quanti non specifichino i dettagli del suo pensiero, mettendone in dubbio la coerenza. 

Proprio da una persona così attenta al rispetto della propria identità - messa in dubbio da alcune imprecisioni - provengono delle affermazioni, rivolte alla generalità, che lasciano di stucco per la loro gravità

Egli ha sostenuto - non risultano smentite e se ne parla ovunque - che a votare per il sì al referendum si sarà in compagnia delle seguenti categorie di persone:

Indagati e imputati: coloro che hanno avuto o hanno pendenze con la giustizia.

Massoneria deviata: gruppi di potere occulti o deviati.

Centri di potere: tutte quelle realtà che, secondo il procuratore, non avrebbero vita facile in presenza di una giustizia efficiente.

Al contrario, Gratteri sostiene che per il no voteranno le "persone per bene" e tutti coloro che credono che la legalità sia un pilastro fondamentale per il cambiamento, con particolare riferimento alla situazione della Calabria.

Quindi le persone per bene non faranno nulla contro il correntismo, dal momento che il No al referendum ne blinda le eversive prerogative.

Ecco, da queste affermazioni il fronte del "Sì" ne esce rafforzato ben più di quanto quello, contrapposto, del "No" possa giovarsi di talune uscite del Ministro Nordio. 

  

 * La pagina in foto è tratta dal libro di Riccardo Iacona e Alfredo Robledo dal titolo Palazzo d'ingiustizia, Marsilio Editore 




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mercoledì 11 febbraio 2026

Tra amici




"La Sicilia" ha intervistato due amici, divisi solo dalle intenzioni di voto al prossimo referendum. 

Qui il link all'intervista  ad Andrea Mirenda e qui a quella a Felice Lima.      

Con l'ausilio dell'AI li facciamo "litigare" sul tema.
 

Mirenda: Dottor Lima, io credo che questa riforma sia l'unica via per porre fine allo strapotere delle correnti. Senza il sorteggio, il CSM rimarrà un’"allegra prateria" dove le correnti agiscono come "uffici di collocamento di compari", rendendo la magistratura bisognosa di protezione per fini di carriera. Il sorteggiato non avrà debiti di riconoscenza verso nessuno.

Lima: Mi permetta di dissentire, caro Mirenda. Trovo che l'idea che il sorteggio elimini il correntismo sia di una certa ingenuità. In un contesto dove la politica già oggi esercita forti ingerenze, il sorteggio "secco" rischia solo di indebolire la componente "corporativa" per rafforzare quella politica, che spesso si è dimostrata persino peggiore, come abbiamo visto con certi recenti scandali al CSM. La Costituzione non si può manomettere per interessi privati o spinte propagandistiche.

Mirenda: Ma la politica è già dentro! La vicenda dell'Hotel Champagne ha mostrato come le correnti siano "cinghie di trasmissione dei partiti". Separare le carriere serve a garantire la terzietà del giudice, che oggi manca. È necessario che i PM non decidano più della carriera dei giudici e viceversa, per tutelare i cittadini indagati.

Lima: La storia della "colleganza" tra giudice e PM è una bufala assoluta. In quarant'anni di carriera, non ho mai visto un giudice dare ragione a un PM solo perché collega; le pressioni vere vengono dal potere, dalla stampa di regime o dal contesto sociale. Se separiamo le carriere, rischiamo di avere un PM che non risponde più a criteri di imparzialità, come accade in certi sistemi americani, diventando il "braccio armato" del potere politico.

Mirenda: Non sono d'accordo. Lo sdoppiamento del CSM e l’istituzione dell'Alta Corte garantiranno finalmente un giudice disciplinare terzo, separando chi amministra l’ordine giudiziario da chi deve giudicare le regole. I giudici dell'Alta Corte saranno sorteggiati e quindi estranei alle logiche di appartenenza correntizia.

Lima: Al contrario, l'Alta Corte mi preoccupa moltissimo. La percentuale di magistrati sarà inferiore rispetto all'attuale sezione disciplinare del CSM, rendendo più facile "convincerne" alcuni per cambiare i risultati. Inoltre, le decisioni saranno impugnabili solo dinanzi alla stessa Alta Corte, eliminando il ricorso in Cassazione. Lei dice che l'ANM mente sul "catastrofismo", ma io vedo una riforma che erode la democrazia e l'indipendenza della giurisdizione.

Mirenda: L'ANM mente perché vuole difendere i propri potentati interni. Molti giuristi democratici voteranno Sì perché sanno che questa riforma non tocca l’indipendenza, ma colpisce il degradato sistema delle correnti che ha distrutto la credibilità della magistratura.

Lima: La magistratura ha le sue colpe, e io per primo critico l'ANM da decenni. Ma la soluzione proposta darà un potere decisivo ai membri di nomina politica, che spesso sono in perfetta sintonia con i metodi correntizi che dicono di voler combattere. È una riforma "a scatola chiusa" che la stragrande maggioranza dei cittadini non può comprendere appieno.



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Il rischio è l'immobilismo.




di Nicola Saracino - Magistrato 

Molti tra coloro che sostengono il "No" al referendum sono consapevoli dei guasti provocati dal correntismo, che realizza una vera e propria eversione della visione dei Costituenti quanto alla giurisdizione, privandola del fondamentale carattere della neutralità.

Per molti sostenitori del "No" il sorteggio proposto non è quello che speravano. 

C'è, tra loro, chi auspicava un sorteggio temperato quanto ai magistrati, cioè la formazione di una rosa ampia di candidati estratti a sorte,  tra i quali poi eleggere i consiglieri.

C'è chi lamenta, quanto ai consiglieri di derivazione politica, che per loro il sorteggio non è altrettanto "secco" come per i togati, adombrando la possibilità che la legge ordinaria ne vanifichi lo scopo.         
Se la riforma non supererà il vaglio referendario, va detto, il correntismo ne uscirà, di fatto, certificato dalla volontà popolare e difficilmente potrà in futuro ipotizzarsi una riforma capace di arginarlo. 

La modestia etica denunciata da molti Presidenti della Repubblica continuerà a governare l'agire togato in Italia e lo farà in nome della volontà popolare, essa stessa immobilizzata e resa impotente, anche di legiferare per via ordinaria. 

Suona come una bestemmia.     

Un   "sistema" che avevo descritto in un articolo del 2021 apparso sulla rivista "Archivio Penale", dal titolo "Il sistema spiegato", che oggi ripropongo in una veste meno tecnica e quindi più comprensibile.



 La Giustizia al Bivio: Anatomia del "Sistema" e la Sfida del Ritorno alla Costituzione

Il dibattito pubblico sulla magistratura italiana si è recentemente concentrato su un termine inquietante: "Il Sistema". Non si tratta di una trama da romanzo, ma di una complessa sovrapposizione tra le istituzioni che governano i magistrati e le associazioni private (le cosiddette "correnti") che dovrebbero limitarsi alla libera espressione di idee. Questo incrocio ha generato il **correntismo**, un fenomeno capace di condizionare pesantemente l’imparzialità della giurisdizione.

L’ipertrofia del CSM: la "Legge delle Circolari"
Secondo il disegno della nostra Costituzione, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) doveva essere lo "scudo" del magistrato, proteggendolo da ogni pressione esterna affinché potesse rispondere solo alla legge. 

Oggi, però, le fonti descrivono una realtà diversa: il CSM è diventato un "opificio di circolari". Con il pretesto di disciplinare i dettagli tecnici, l'organo produce incessantemente regole che dominano ogni aspetto della vita professionale dei giudici, dai trasferimenti alle valutazioni di professionalità. Il rischio è che queste circolari diventino una sorta di "libro di testo" obbligatorio: se è il tuo esaminatore a scrivere il manuale, non hai altra libertà culturale se non quella di adeguarti per ottenere un buon voto.

La Carriera e il tramonto del Merito

Uno dei punti più critici è il carrierismo. Dalla riforma del 2006, il criterio dell'anzianità di servizio è stato messo da parte a favore di una "valutazione comparativa" dei meriti per i posti direttivi. Tuttavia, questa discrezionalità si è spesso trasformata in **arbitrio**. 

Il correntismo agisce facendo leva sulle ambizioni personali: i posti più ambiti (come quelli in Cassazione o ai vertici delle Procure) diventano oggetto di negoziazione tra le correnti. Le fonti segnalano un dato allarmante: la pratica delle "raccomandazioni" è stata talvolta considerata "disciplinarmente irrilevante" dalla Procura Generale della Cassazione. Questo spinge molti magistrati che considerano l’indipendenza un valore non negoziabile ad auto-escludersi dalle cariche, lasciando il campo a chi è più incline ad assecondare le logiche clientelari.

 Un Sistema Disciplinare "Bislacco"
Anche il meccanismo per punire gli errori dei magistrati presenta delle falle. Sebbene l'azione disciplinare sia teoricamente obbligatoria, il Procuratore Generale e il Ministro della Giustizia possono decidere di archiviare un caso "tra gentiluomini", senza che un giudice terzo verifichi la notizia dell'illecito. 

Inoltre, i componenti del CSM godono di un'immunità per le opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni che, a differenza di quella dei parlamentari, è stabilita da una legge ordinaria e non dalla Costituzione. Questa condizione di "irresponsabilità" ha talvolta favorito un senso di onnipotenza istituzionale, ostacolando l’emersione di illeciti.

Il Mito del "Modello Culturale" e il Rapporto con la Politica
Per giustificare la lottizzazione dei posti, le correnti invocano spesso la necessità di un particolare "modello culturale" di magistrato. Pretesa   eversiva: la Costituzione prevede un magistrato professionale che sia soggetto soltanto alla legge, non a modelli ideologici o faziosi imposti dall'alto.

A questo si aggiunge la preoccupante "transumanza" di magistrati verso incarichi politici o di collaborazione nei Ministeri (i cosiddetti "fuori ruolo"). Si tratta spesso di chiamate fiduciarie intermediate dai vertici delle correnti; il problema sorge quando questi magistrati tornano nei ranghi giudiziari, magari ottenendo direttamente la direzione di importanti Procure.

 La Soluzione: Scombinare il Sistema
Come uscire da questo vicolo cieco?  Non basta cambiare la legge elettorale, poiché i sistemi classici hanno sempre rafforzato il peso delle fazioni. L'unica  proposta efficace è quella che introduce un criterio  di    selezione casuale dei consiglieri del CSM. 

Questo meccanismo servirebbe a "scombinare" il monopolio delle correnti sulla scelta dei consiglieri superiori.  Restituirebbe al singolo magistrato la sua libertà di pensiero e toglierebbe il potere a chi lo ha esercitato con logiche di "cartello". L'obiettivo finale non è eliminare la libertà di associazione, ma garantire che la politica interna alla magistratura non diventi un'usurpazione della sovranità popolare.

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martedì 10 febbraio 2026

Tutela della spocchia.



Al CSM è stata richiesta la “tutela” della Corte di cassazione che sarebbe stata fatta oggetto di  dileggio da taluni esponenti politici dopo l’ordinanza in materia di referendum. 

I termini della questione sono ormai noti. 

Al problema procedurale (slittamento della data del referendum) gli ermellini avevano inopportunamente offerto, non richiesti, una soluzione diversa da quella poi adottata dal  Governo con l’avallo del Presidente della Repubblica. 

Ne sono scaturite aspre polemiche da entrambi i fronti dello schieramento referendario. 

I fautori del “Sì” hanno lamentato l’invasione di campo  delle competenze del Governo, esacerbata dalla composizione dell’Ufficio della cassazione che vedeva tra i componenti alcuni consiglieri la cui collocazione politica antagonista risultava evidente, vuoi per i trascorsi parlamentari, vuoi per l’aperto contrasto alla riforma cd. “Nordio”.  

Dall’atro canto, la stampa a sostegno del “No” ha attaccato Governo e Presidente della Repubblica rei di non aver rispettato le indicazioni della Corte sulla data delle consultazioni elettorali. 

E’ solo un anticipo  del clima che caratterizzerà i rapporti magistratura/politica negli anni a venire, quale che sia l’esito referendario. E’ il frutto della partecipazione politica della magistratura alla campagna referendaria. Ma di questo abbiamo già detto.    

Proprio la richiesta di apertura della pratica a tutela della Cassazione al CSM offre il destro per evidenziare le contraddizioni dell’attuale assetto, che vede in una sezione del CSM accentrarsi le funzioni di giudice disciplinare.  

Pare che la richiesta di apertura della “tutela” sia stata sottoscritta da quasi tutti i consiglieri togati, quindi anche da coloro i quali siedono, come giudici, nella sezione disciplinare.  

Hanno cioè preso le difese, prima ancora di un eventuale giudizio, di coloro che a quel giudizio potrebbero venir sottoposti se, ad esempio, lo richiedesse il Ministro della Giustizia. 

Che a questo punto si guarderà bene dall’adottare iniziative perché già sa come la pensa il giudice. 

Tutto questo non va bene. Un giudice disciplinare esterno al CSM risolverà senza dubbio queste evidenti criticità sistemiche. 

Ma veniamo al merito  di questa tutela. 

La magistratura è, come detto, per deliberata scelta un soggetto “politico” di questa campagna referendaria. 

Gli slogan del “No” non sono meno truculenti di quelli del “Si”. 

Un procuratore generale pare abbia detto che il “Sì” realizza gli obiettivi della P2. Sarà ammesso, allora, far capire che il sistema correntizio si comporta come le massonerie, pur senza essere “segreto”? Che l’obiettivo del “Sistema” è lottizzare tutto il lottizzabile, Corte di cassazione e relativa Procura Generale in primis?

Se non fosse ammesso sarebbe una competizione sleale e falsata, antidemocratica all’evidenza. 

L’apertura di una pratica a tutela, in questo acceso clima da competizione elettorale, mette in campo un uso improprio dello strumento e trascura che ad esser state lese non sono o sarebbero soltanto le prerogative della Corte di cassazione ma, soprattutto, quelle del Presidente della Repubblica, che il CSM lo presiede. 

Un corto circuito che non può restare sotto traccia e che è bene tutti apprezzino direttamente per farsi un’idea della spocchia autoreferenziale che il sistema basato sulle correnti è capace di esprimere. 


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lunedì 9 febbraio 2026

L'astensionismo non sempre è un male.



di Massimo Vaccari - Magistrato 

Chi esercita la giurisdizione ha il dovere di essere imparziale, di testimoniare imparzialità in ogni contesto, anche extra-funzionale, per evitare che il comportamento del singolo possa porre a rischio la fiducia dei cittadini nel corretto svolgimento dell’attività giudiziaria”.

Questo è uno dei passaggi più significativi del discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’incontro avuto solo il 16 gennaio 2026 con i magistrati ordinari in tirocinio. 

Perché è chiaro che l’imparzialità, ma anche l’apparenza di imparzialità, è una delle qualità fondamentali del magistrato, anzi forse sono la Qualità.   

Ebbene, negli ultimi giorni è assurta agli onori delle cronache l’ordinanza dell’ufficio centrale per il referendum, composto da consiglieri di Cassazione, che ha imposto la riformulazione dei quesiti del referendum sulla Giustizia. 

A prescindere dalla considerazione che si è trattato del primo caso, nella storia referendaria, di riformulazione di un quesito dopo che era stato già ammesso,  ha destato non poca sorpresa apprendere che del supremo consesso faceva parte anche la dott.ssa Donatella Ferranti, già deputata del Pd per dieci anni e già presidente della commissione Giustizia della Camera, rientrata nei ruoli della magistratura nel 2018 con funzioni di giudice di Cassazione.

I nostri attenti lettori ricorderanno sicuramente come la Ferranti fosse stata tra i tanti questuanti che si rivolgevano a Luca Palamara, quando quest’ultimo era componente del Csm, per raccomandarsi o raccomandare. 

In particolare, come abbiamo riferito in un articolo di qualche anno fa, dalle chat pubblicate da il quotidiano “la Verità” era emerso che, nel periodo in cui era ancora parlamentare, ella aveva scambiato diversi sms con il p.m. romano per sostenere la nomina di due magistrati ad incarichi di un certo prestigio.

Ora, nonostante il fulmineo abbandono dell'Associazione Nazionale Magistrati avvenuto al primo sentore di possibili sanzioni interne,  un simile back ground non avrebbe dovuto indurre la dott.ssa Ferranti ad astenersi dal partecipare ad una decisione che, se il Governo ed il Presidente della Repubblica avessero seguito l’ultronea indicazione della Cassazione, avrebbe potuto far slittare i tempi di svolgimento del referendum, aspramente contestato da alcuni partiti, tra cui anche il Pd? 

L’esigenza di assicurare anche quella apparenza di imparzialità nell’esercizio delle finzioni giurisdizionali, che costituisce virtù imprescindibile di ogni magistrato, non  l’avrebbe imposto? 

Ai nostri lettori la (non) ardua sentenza. 


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domenica 8 febbraio 2026

Scusarsi mai.



Qui lo dico, qui lo nego è stata la cronaca del più sventurato degli obiter che si possano ricordare. 

Obiter dictum è espressione latina che significa letteralmente "detto di passaggio" o "incidentalmente". Si tratta di un'affermazione o un principio giuridico espresso in una sentenza, ma non essenziale per la decisione del caso concreto; nel sistema della common law anglosassone, dove le sentenze hanno forza vincolante (stare decisis), solo la ratio decidendi lo è; gli obiter dicta sono persuasivi, non obbligatori. Indica, cioè, opinioni incidentali del giudice su questioni non decisive, prive di forza vincolante, anche se possono orientare futuri orientamenti giurisprudenziali.

La decisione dell’Ufficio della Cassazione che si occupa della materia referendaria è stata oggetto, come doveva prevedersi, di analisi anche molto critiche, che si sono spinte sino a dubitare dell’imparzialità del collegio per via delle prese di posizione pubbliche a favore del “No” di alcuni suoi componenti.   

E’ intervenuto lo stesso presidente della Corte di cassazione per ricordare che “Le decisioni degli organi giudiziari possono essere sempre criticate sul piano tecnico con argomenti giuridici. Per contro, non sono tollerabili illazioni sul piano personale nei confronti dei giudici, che si risolvono in una delegittimazione della funzione giurisdizionale e ciò è ancora più grave nei confronti del collegio dell’Ufficio centrale per il referendum, la cui composizione è predeterminata direttamente ed esclusivamente dalla legge”.

Tutto corretto in linea di massima, sebbene nessuno avesse mai ipotizzato che quel collegio fosse stato costituito ad hoc, cioè per quell’occasione. In realtà ciò che dice il Presidente D’Ascola vale per tutti i giudici italiani che devono essere, per l’appunto, “precostituiti per legge” (art. 25 Cost.). 
 
Il che denota l’evasività della difesa messa in campo dalla Corte di cassazione per voce del suo Presidente, dal momento che le critiche evocavano, all’evidenza, l’opportunità dell’astensione di quanti, in seno a quell’Ufficio, avessero ragioni per evitare di trattare l’argomento (Referendum) sul merito del quale avevano espresso posizione pubblica e quindi salvaguardare anche l'apparenza dell'imparzialità, quantomeno per  non dare l'idea di pronunciare provvedimenti "in nome di mezzo Popolo Italiano". 

Ma tant’è, ormai è andata così e non è un buon messaggio quello che ne è scaturito, se è vero che parte della stampa addebita al Presidente della Repubblica, in combutta col Presidente del Consiglio, intenzioni elusive della normativa in materia di referendum. 

Va premesso che la sostanza del problema sta tutta in questo: il quesito così come originariamente formulato ed ammesso non indicava espressamente le norme costituzionali coinvolte. Si tratta di inserirle nel quesito che i cittadini troveranno stampato sulle schede e, sul piano delle scelte procedurali, di stabilire se occorra nuovamente dare l’intero termine per lo svolgimento del dibattito pubblico ovvero se il corpo elettorale sia stato comunque informato della materia sottoposta al suo voto. 

Quale che sia la scelta al riguardo, essa spettava al Governo e al Presidente della Repubblica, non ad altri. 

La polemica nella quale viene trascinato il Presidente della Repubblica trova sponda proprio in quel parere non richiesto e tuttavia espresso, con lo sciagurato obiter, dall’Ufficio Centrale per il Referendum.

Il galateo costituzionale sconsiglia di interferire nelle decisioni che spettano ad altri organi dello Stato, specialmente quando sia coinvolto il Presidente della Repubblica.  

Il pasticcio è stato fatto e c'entra a pieno titolo anche la Corte di cassazione.  

Alle volte la migliore difesa non è l'attacco, ma chiedere scusa. 


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sabato 7 febbraio 2026

Titani e Giganti


di Nicola Saracino - Magistrato  

Uno dei refrain che ricorrono nei discorsi di chi contrasta la separazione delle  carriere tra pubblici ministeri e giudici è quello che evoca la super-potenza del PM una volta rinchiuso in un corpo autonomo e separato da quello dei giudici, di fatto incontrollabile e destinato, alla fine,  a meritarsi questo “controllo” nel potere esecutivo. 

Verifichiamo o falsifichiamo l’ipotesi. 

Il pubblico ministero non ha poteri diretti sulla libertà delle persone. Deve sempre chiedere ad un giudice. 

Così è oggi e così sarà domani, anche se separato.  

Qual è allora il potere, perché esso indubbiamente esiste, del PM? 


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Qui lo dico, qui lo nego.


Ma allora, si deve differire la data del referendum oppure è sufficiente modificare i quesiti referendari da stampare sulle schede?

Com’è noto, la Corte di cassazione ha stabilito che nel quesito sia indicato che si tratta di legge di revisione costituzionale (non di legge costituzionale) e sia presente l'espresso riferimento agli articoli della Costituzione che risulteranno modificati per effetto della legge, appunto, di revisione costituzionale.

Ciò su iniziativa di alcuni esponenti del comitato per il “No” (anch'essi, peraltro, incappati nell'erroneo riferimento alla "legge costituzionale" al pari della stessa Cassazione allorquando si era pronunciata sulle richieste dei Parlamentari).

Gli stessi che avevano tentato di provocare lo slittamento della data della consultazione anche davanti al giudice amministrativo, ottenendone tuttavia una risposta negativa.

Vincono, invece, davanti ai giudici ordinari, proprio quelli interessati dalla riforma che li coinvolge direttamente.

Anche i giudici di cassazione, se venisse approvata la riforma, sarebbero giudicati sul piano disciplinare non più dal CSM ma da un’Alta Corte non elettiva e non espressione delle correnti dei magistrati.

Le correnti dei magistrati, inoltre, hanno sempre svolto un ruolo di primo piano nella stessa selezione dei giudici di cassazione essendo notorio il fenomeno delle nomine c.d. “a pacchetto”, vale a dire che la rosa dei nominati viene pre-concordata in base all’appartenenza correntizia degli aspiranti. Qualche imprevisto (qualche rompiscatole), tuttavia, riesce a rompere il fortino ed assurge alla Corte di cassazione in seguito a snervanti ricorsi davanti al Giudice amministrativo.

Il passaggio dell'ordinanza di ieri che si può leggere nell’immagine sopra evoca un atteggiamento che, in passato, proprio la Corte di cassazione ha stigmatizzato come illecito disciplinare del magistrato, il quale deve astenersi non solo dall’adottare provvedimenti senza averne il potere, ma anche dall’includere nelle motivazioni dei provvedimenti giudiziari valutazioni che non siano strettamente funzionali all’oggetto del contendere.

Proprio su questo schema, ad esempio, venne in passato “giubilata” la Procura della Repubblica di Salerno rea di aver inserito in un decreto di sequestro dati e motivazioni ritenute “non pertinenti” e potenzialmente lesive di diritti di terzi.

Analogamente, venne predicata l’incompatibilità ambientale della dott.ssa Clementina Forleo per le sue “dilaganti” valutazioni circa il coinvolgimento di un partito politico in una certa vicenda bancaria (questione poi risoltasi in favore della collega, ma solo grazie al Giudice Amministrativo).

Torniamo al testo di cui sopra.

Qui lo dico.

Dunque, secondo gli ermellini è preventivabile il “ri-esercizio del potere di fissazione del quesito” e quindi una “nuova attivazione del presupposto per il procedimento di cui all’art. 15”.

E’ affermazione importante poiché, come nel gioco dell’oca, significa che si deve tornare alla casella di partenza con una serie di effetti non secondari. Lo slittamento della consultazione referendaria potrebbe, ad esempio, determinare che - nell’ipotesi di approvazione della riforma - si debba procedere a costituire il futuro CSM secondo le vecchie regole spartitorie tra correnti, e quindi si rimanda di circa un lustro l’effettiva operatività della revisione costituzionale voluta dal Popolo. Un danno non da poco.

Qui lo nego.

Ma, in un quadro di assoluta novità dato che non risultano precedenti nei quali il quesito referendario sia stato modificato dopo essere stato già ammesso, a chi spetta stabilire se è o meno necessario spostare la data della consultazione referendaria?

Non spetta alla Corte di cassazione, lo dice lei stessa “non spetta ad Esso affermarlo”.

Ed ecco l’invasione di campo, l’affermazione inutile, non dovuta e potenzialmente lesiva delle altrui prerogative.

C’è da pensare che a fronte di un ipotetico addebito disciplinare la Corte di cassazione la farebbe comunque franca per “colleganza” dei membri togati dell’Alta Corte prevista dalla riforma in itinere che, improvvidamente, sono cooptati solo tra chi sta o è stato in Cassazione o nella Procura presso la stessa.

 


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venerdì 6 febbraio 2026

Da Archivio Penale spunti ragionati per prepararsi al referendum




Di tempo ce n'è. 

La Corte di cassazione ha appena posto le premesse per lo slittamento del voto referendario la cui data del 22-23 marzo difficilmente verrà confermata. 

E' l'occasione, allora, per approfondire, oltre gli slogan, i temi sui quali siamo chiamati a pronunciarci. 

Questo il link della pagina della rivista e questo il link del documento che racchiude il corposo dibattito.


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In nome di mezzo Popolo italiano






Uno storico discorso del 1955 di Piero Calamandrei evocava la nascita della Costituzione "In nome di mezzo popolo italiano". 

Il riferimento andava ai morti della Resistenza che non erano sopravvissuti per vedere l’Italia libera.

Attraverso questa immagine, Calamandrei esortava i giovani a sentire il peso e il valore della responsabilità di dare senso e vita alla Costituzione, definendola un “testamento” lasciato da chi aveva sacrificato la propria esistenza affinché le generazioni future potessero vivere in una società democratica.


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mercoledì 4 febbraio 2026

La P2 non voleva concorrenti.




Queste brevi note sono generate da un sistema di AI.
 
La Massoneria: Associazione Privata e la Sua Influenza

Ruolo, natura e impatti sulla società e sulla politica

La Massoneria è un'associazione privata caratterizzata da riservatezza, rituali e un forte senso di appartenenza tra i membri. Pur non essendo un partito politico né un'organizzazione di governo, nel corso della storia ha esercitato, in varie epoche e paesi, una certa influenza in ambito politico e culturale.


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lunedì 2 febbraio 2026

Martello.



di Nicola Saracino - Magistrato 

I fatti di Torino sono gravi, come sempre quando c’è di mezzo la violenza, quindi anche – e soprattutto  aggiungo io – se esercitata contro le forze dell’ordine. 

Lo hanno detto tutti, del resto. 

C’è già anche l’accusa da muovere ai responsabili, quella di tentato omicidio, almeno secondo alcuni esponenti politici (ma col martello si può anche fare una strage, meglio attendere le indagini). 

Pare che la polizia, invece, abbia denunciato per resistenza, violenza e lesioni ad un pubblico ufficiale (oltre alla rapina dello scudo); se così fosse avrebbe disatteso quelle stesse direttive che i politici pensano di poter impartire alle toghe.     

Del resto anche la magistratura, come i politici, ha inteso esprimere la sua “condanna”; non quella che le compete, da emettere, quando ne sia il caso, nelle aule giudiziarie ma quella mediatica, per far conoscere la propria opinione al pubblico. 

E lo ha fatto in ordine (disordine?) sparso. 


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domenica 1 febbraio 2026

Come i tacchini a Natale


Il trito cerimoniale dell'inaugurazione dell'anno giudiziario s'è appena ripetuto.

E' stato un palcoscenico dal quale far risuonare il messaggio in favore del correntismo e quindi contro la riforma.

Hanno parlato i "capi" della varie Corti d'appello ed i Procuratori Generali, cioè i titolari dei posti più ambiti dalle correnti il cui successo consiste nel "piazzare" il loro adepto nel posto di prestigio.

Nulla di diverso, quindi, ci si poteva attendere da una messinscena che oggi evoca lo stesso ottimismo dei tacchini a Natale.


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mercoledì 28 gennaio 2026

Pensiero libero, a giorni alterni.



Ma in realtà il sale della riforma è altrove. Sta nel sorteggio, usato per designare tutti i membri del Csm della magistratura giudicante, del Csm della magistratura requirente, dell’Alta Corte disciplinare. Un antidoto, il più categorico e brutale, alla deriva correntizia della magistratura. Non che questo strumento offenda i principi democratici. Anzi: la democrazia nasce col sorteggio, nell’Atene del V secolo a.C. E sono innumerevoli le sue recenti applicazioni. Anche nella Carta scritta dai costituenti, circa la composizione della Consulta: nei giudizi d’accusa contro il presidente della Repubblica – stabilisce l’articolo 135 – quest’ultima viene integrata da 16 componenti estratti a sorte. 
Ma il vizio sta in ciò che non dice la riforma, negli abusi che il silenzio potrebbe favorire. Chi sono i sorteggiabili? Verrà garantita la parità di genere? E l’equilibrio territoriale? Spetterà al ministro della Giustizia, a lui soltanto, l’iniziativa disciplinare contro i magistrati? E in secondo luogo il vizio sta nella radicalità di quest’intervento normativo, nella soluzione estrema che prospetta. Perché non circoscrivere l’uso del sorteggio, come avviene già per la Consulta, a una frazione del collegio? Perché espropriare totalmente i magistrati del diritto di scegliersi i propri rappresentanti? Per umiliarli, forse, per metterli in castigo. Tuttavia le azioni – diceva Maometto – verranno giudicate secondo le intenzioni”.

Ed a quanto pare il pensiero si giudica a giorni alterni. Oggi sì, domani no. 

Il prof. Michele Ainis aveva sostenuto tesi ben diverse. Ha espresso posizioni favorevoli al sorteggio per l'elezione dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) come rimedio al correntismo e per garantire uguaglianza tra i magistrati. 


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martedì 27 gennaio 2026

Perché non si può essere d'accordo con Barbero



di Giovanni Genovese
Magistrato


PREMESSA

Sono da tempo un ammiratore del Prof. Barbero, che non ha soltanto il merito di aver sostanzialmente inventato (almeno in Italia) la figura dello storico-divulgatore, consentendo a moltissimi di appassionarsi alla Storia con un approccio semplice, accattivante e rigoroso al contempo, ma anche quello di averlo fatto sempre con onestà intellettuale, senza nascondere “trappole ideologiche” o doppi fini nelle propri lezioni e conferenze, e consentendo a chiunque di distinguere i fatti accertati dalle sue legittime opinioni.

Ḗ proprio per questo che il breve video diffuso qualche giorno fa, con il quale il Professore ha deciso di esporre le ragioni del suo “no” al referendum sulla riforma della magistratura, è risultato inopinato e – senza inutili giri di parole – sconcertante; basta un’analisi neppure troppo tecnica delle motivazioni addotte per dimostrarne l’inconsistenza sul piano culturale, giuridico e (spiace constatarlo) storico, oltre che politico.

ERRORE CULTURALE

Prima di commentarlo, il discorso merita di essere riportato per intero, per evitare che la sua manipolazione possa involontariamente distorcere il pensiero dell’autore. così facendo, si comprende già dall’incipit che qualcosa non torna:


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