domenica 1 marzo 2026

Pericoli immaginari: il sorteggio.

Il secco e l'ingordo


Qualche accanito sostenitore del No ha detto che se il sorteggio dei laici al CSM fosse "vero"  diventerebbe un sostenitore del sorteggio e quindi, probabilmente, del Si. 

Le osservazioni che seguono non mirano a sovvertire il suo voto (soggetto troppo volubile, cambierebbe di nuovo idea), ma a spiegare  a tutti gli altri, che non ci hanno capito molto, se il sorteggio anche dei laici possa dirsi “vero sorteggio”. 

In termini generali, per  parlare di sorteggio come metodo di selezione in senso proprio, è essenziale che si tratti di un'estrazione casuale (random selection) da una platea ampia e omogenea di individui equivalenti, senza discriminazioni arbitrarie, per garantire parità di chances e trasparenza.

Questo approccio valorizza l'uguaglianza "in entrata", evitando decisioni soggettive che potrebbero generare sospetti di favoritismi, come accade in contesti democratici classici (es. Atene antica) o moderni.

Requisiti Teorici Essenziali
Casualità semplice e pubblica: Il processo deve essere semplice (es. simple random sampling), condotto professionalmente e con procedure trasparenti per prevenire manipolazioni.
Plateau idonea: Sorteggio da un gruppo ampio, preferibilmente rappresentativo della popolazione target, con presunzione di equivalenza tra i membri (es. tutti dotati di requisiti minimi di professionalità).
Numero adeguato: Tipicamente 400-600 membri per minimizzare errori statistici, garantire rappresentatività e ridurre rischi di corruzione; numeri inferiori richiedono giustificazione.

Applicazioni nel Contesto Italiano

Nel dibattito su CSM e riforme giudiziarie, il sorteggio ("secco" per magistrati) richiede una platea ristretta di eleggibili con requisiti minimi (es. anni di servizio, valutazioni professionali), per presumere competenze adeguate senza ulteriori filtri.

In teoria giuridica italiana, è metodo democratico per oggettivizzare decisioni delicate, tutelando parità e neutralità.

Veniamo a noi, Togati e Laici: il secco e l’ingordo?  

 
Per prima cosa il testo della norma costituzionale sottoposta all’approvazione referendaria nella parte che riguarda, per l’appunto, il sorteggio dei magistrati e dei laici. 

"Gli altri componenti sono estratti a sorte, per un terzo, da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno quindici anni di esercizio, che il Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dall’insediamento, compila mediante elezione, e, per due terzi, rispettivamente, tra i magistrati giudicanti e i magistrati requirenti, nel numero e secondo le procedure previsti dalla legge."

Per semplificare il ragionamento prendiamo in considerazione il CSM dei giudicanti. 

L’estrazione dei togati.

Devono essere i due terzi del numero complessivo di consiglieri che non siano membri di diritto del CSM, devono cioè essere netta maggioranza. Quanti, numericamente, debbano essere lo dirà la legge ordinaria, così come stabilirà anche le procedure per l’estrazione e quindi anche per la formazione del cd “panel” (verosimilmente sarà richiesta una certa anzianità per potervi rientrare). 
Supponiamo che si debbano estrarre venti togati da un elenco che, alla fine della scrematura dettata dalla legge, sarà di 4.500 magistrati. 

L'estrazione dei laici. 

Si tratta, adesso, di costituire il panel per l’estrazione di dieci laici. 

Le categorie dalle quali attingere (professori universitari in materie giuridiche e avvocati con una certa esperienza) sono numericamente molto più ampie di quella dei giudici, si superano le 200.000 unità a fronte di un organico dei giudici  di circa 7.000 unità. 

Ecco spiegata l’esigenza di pre-selezionare il plateau, la base dei sorteggiabili per la quota cd “laica” di un terzo dei consiglieri superiori, per ricondurla ad equilibrio e proporzionalità rispetto al plateau togato. 

Se il plateau dal quale estrarre a sorte i togati è di 4.500, quello dal quale sorteggiare i laici, dopo la loro elezione, dovrà  essere di poco superiore alle 2.000 unità. 

Proporzionalità, equilibrio e ragionevolezza. 

Sono i vincoli logici e, soprattutto, giuridici che conducono a quella soluzione. 

La norma costituzionale sdogana il concetto del sorteggio come metodo fondamentale per la selezione dei membri del CSM, siano essi togati o laici. 

Per i togati non s’impone una pre-elezione (che pure sarebbe astrattamente concepibile) essendo sufficienti criteri oggettivi che spetta alla legge dettare per escludere i magistrati che, vuoi per la scarsa esperienza professionale, vuoi per altri problemi (ad esempio precedenti disciplinari) siano da considerarsi inidonei al ruolo. 

Per i laici, in numero esageratamente superiore, sarebbe stato oltremodo difficile stabilire con legge criteri  preventivi capaci di ridurre il plateau ad una misura paragonabile e proporzionata a quello  dei togati. 

Di qui la scelta della preventiva “elezione”, vale a dire l’indicazione nominativa di un professore o di un avvocato che entrerà nella rosa dei sorteggiabili, non a caso un (lungo) elenco da "compilare". 

Ed è a questo punto che entra in gioco il vincolo giuridico fondamentale della proporzionalità e della ragionevolezza, posto dall’art. 3 della Costituzione. 

Non è questa la sede per una lezione (che non potremmo dare) di diritto costituzionale; basterà ai lettori sapere che la stragrande maggioranza delle leggi che vengono dichiarate incostituzionali incappano  proprio nella violazione dell’art. 3 Cost.,  sotto il profilo della “ragionevolezza”. 

Se quell’articolo rappresenta la pietra miliare per escludere che le leggi ordinarie violino la Costituzione, allo stesso modo guiderà l’interpretazione delle norme costituzionali il cui testo non imponga soluzioni testualmente non discutibili. 

La legge (ordinaria) attuativa della riforma costituzionale, pertanto, non sarà libera di fare ciò che vuole e quindi di tradire il fondamentale concetto di sorteggio che essa stessa ha voluto introdurre, ma dovrà rispettare i sopra cennati canoni di equilibrio, proporzionalità e ragionevolezza. 

A vigilare sul loro rispetto non ci sarà soltanto la Corte Costituzionale italiana, ma anche la Corte Europea dei diritti dell’Uomo. 

Ed allora, alla fine di questo ragionamento, ai lettori la risposta: è o non è un vero sorteggio quello che estrae 20 togati da un panel di 4.500 magistrati e 10 laici da un panel di 2.250 professori ed avvocati? 





 








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sabato 28 febbraio 2026

Trame di palazzi.



Questa è la storia di quattro palazzi. 

Il Colle. 

E’ il 17 febbraio ed il Presidente Mattarella decide di presiedere il plenum ordinario del CSM, cosa mai fatta in precedenza, è evento eccezionale. 

Qualche ora prima il ministro Carlo Nordio si era espresso con toni duri verso il CSM ed il Capo dello Stato ha inteso richiamare al rispetto, reciproco, tra istituzioni. 

Nordio aveva in sostanza ricordato che al CSM talvolta s’intrallazza e lo aveva detto con parole sue.  

Il Palazzo dei Marescialli (oggi intitolato a Vittorio Bachelet)

Non appena Mattarella ha lasciato il CSM,  quello stesso plenum ha deliberato la nomina di un nuovo componente del comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura. Lo ha fatto a maggioranza, targatissima, di sinistra. Valutazione attitudinale di natura tecnica compiuta  per  “partito preso”, dunque. Nordio avrà pensato "l'avevo detto io ...".

Palazzi. 

E’ lui il prescelto, Mario, in servizio a Viterbo come procuratore. 

Castelpulci. 

E’ la sede toscana della Scuola dei magistrati. Vi si catapulta Mario Palazzi senza neppure aspettare il salvacondotto del CSM che deve ancora stabilire se il togato può mantenere anche l’incarico di procuratore di Viterbo o se deve invece essere collocato in aspettativa. 

A quanto si apprende il CSM non ha gradito tanta fretta nell’assumere l’incarico. Probabilmente si deve tornare alla casella di partenza, come in un gioco dell’oca piuttosto concitato.  

E’ prossima la seduta del Comitato direttivo nella quale dovrà eleggersi il suo nuovo presidente ed il voto di Palazzi sarebbe stato decisivo e dello stesso colore di quello che lo aveva condotto al nuovo incarico. 

Trame di palazzi, insomma. 

Un triste insegnamento per i giovani magistrati, che sQuola è mai questa? 

E Nordio: "l'avevo detto io ...".


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Danni conclamati vs pericoli immaginari




Houston,  abbiamo un problema.

Il correntismo è il problema che la riforma mira a risolvere ed il correntismo si oppone, costituendo il comitato contro il sorteggio, perché di questo si tratta, alla fine. 

Diamo avvio ad una rubrica che ripercorrerà le malefatte del correntismo e cominciamo traendo da uno studio di Ermes Antonucci   i numerosi  richiami dei Presidenti della Repubblica nei confronti del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) fin dalla fine degli anni Settanta, concentrandosi principalmente sulla degenerazione del "correntismo e sulla politicizzazione dell'organo.

Ecco le principali critiche rivolte dai vari Capi dello Stato:

Sandro Pertini: Fu tra i primi a sollevare preoccupazioni sulla necessità di accertamenti rigorosi sull'idoneità professionale dei magistrati per gli incarichi direttivi. Criticò implicitamente il rischio che, in assenza di valutazioni effettive, l'assegnazione degli incarichi potesse dipendere da ragioni diverse dal merito.

Francesco Cossiga: Adottò toni molto aspri, definendo le correnti come "partitini" che agiscono per esigenze di concorrenza corporativa. Criticò la legge elettorale proporzionale del CSM che, a suo dire, trasformava l'organo in un centro politico. Denunciò i "metodi lottizzatori" e i tentativi di alcuni membri di assumere competenze non previste dalla Costituzione.

Oscar Luigi Scalfaro: Definì "patologica" la politicizzazione di alcuni magistrati. Mise in guardia contro la benevolenza basata sull'appartenenza allo stesso "gruppo sanguigno" (ovvero alla stessa corrente) durante le valutazioni dei colleghi.

Carlo Azeglio Ciampi: Criticò i condizionamenti delle logiche correntizie che imponevano lentezze, frenate e mediazioni faticose nella gestione dei trasferimenti e delle nomine, stigmatizzando le "discipline di gruppo" che influenzavano le valutazioni individuali.

Giorgio Napolitano:  Intervenne ripetutamente contro i ritardi nelle nomine causati da "estenuanti impropri negoziati" e "malsani bilanciamenti tra correnti". Criticò duramente le logiche spartitorie, trasversali e i collegamenti politici, ribadendo che il CSM non deve essere un "assemblaggio di correnti" ma un corpo unitario.

Sergio Mattarella: Già prima dello scandalo del 2019, criticò le cosiddette "nomine a pacchetto", ovvero accordi raggruppati per garantire equilibri tra correnti. In seguito allo scandalo Palamara, ha denunciato un quadro "sconcertante e inaccettabile" fatto di manovre nascoste, scambi e tentativi di condizionare inchieste, sollecitando il superamento di ogni degenerazione correntizia per recuperare credibilità.

In sintesi, i Presidenti hanno costantemente denunciato come le correnti si siano trasformate da centri di pluralismo ideale a centri di potere capaci di condizionare nomine e procedimenti disciplinari, a discapito dell'interesse generale e della trasparenza.



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giovedì 26 febbraio 2026

Effetti speciali n. 3



E' la volta del collega Francesco Bretone, chiaro e sincero come la sua Puglia. 

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Mitomani?


Parodi crede di sfatare "il mito" del correntismo dicendoci cose che già sappiamo, anche se le correnti tengono "riservato" il nome degli aderenti (questione di privacy, dicono). 

Che il numero dei correntisti ufficiali non sia maggioritario chiama due osservazioni: i danni immaginari della riforma riguarderanno una esigua minoranza di magistrati che, non a caso, si erano detti favorevoli al sorteggio in una percentuale superiore al 40%; c'è una minoranza predatoria che si prende tutto ed orienta politicamente la giurisdizione. 
    

Correva l'anno 2009 quando su questo blog si scriveva: 

  
 Le correnti sono delle associazioni private - esterne ed autonome rispetto all’Associazione Nazionale Magistrati, anch’essa di diritto privato, che raccoglie oltre il 90% dei magistrati italiani - con propri statuti ed organi gestionali. Vi sono iscritti una minoranza di magistrati; queste, tuttavia, riescono ad assumere la gestione dell’ANM ed anche a determinare l’elezione dei loro aderenti al CSM predisponendo le liste dei candidati, di fatto le uniche in grado di riscuotere un sufficiente numero di consensi a causa dell’organizzazione del voto secondo i congegni più acconci in funzione del sistema elettorale.
Non dissimilmente da un gruppo di azionisti “di riferimento” che assume il controllo di una grande società, pur disponendo di una quota ampiamente minoritaria del relativo capitale, così le correnti prendono la guida della ANM e del CSM.

Sfatato Parodi. 

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Funzioni e carriere, ovvero del finto tonto.



Ma è mai possibile che per venti magistrati che cambiano funzioni si debba cambiare anche la Costituzione? 

Solo una delle tante  boutade per buttarla in caciara. 

Serve allora un disegnino. 

La Costituzione aveva previsto un’unica carriera per giudici e pubblici ministeri.

Il pubblico ministero conosciuto dai costituenti era una cosa completamente diversa da quello ideato col nuovo codice di procedura penale del 1988.  

Probabilmente non lo avrebbero messo nella stessa carriera del giudice.  

Soprattutto non lo avrebbero fatto dopo la modifica dell’art. 111 Cost (giusto processo). 

E invece è ancora lì, accusatori e giudici in unico corpo. 

Serve un esorcismo.   

Perché le loro “carriere” si condizionano a vicenda.

Del resto, l’avere separato le sole funzioni, ostacolando il passaggio dall’una all’altra, ha frustrato anche  l’acquisizione di una mentalità da giudice del PM ( o la mutuazione della mentalità  da accusatore del giudice) e non ha quindi più senso alcuno parlare di “comune cultura della giurisdizione”. 

Quindi non è per quei venti “gitanti” che cambiano funzioni che si separano le carriere, ma per assicurare ai cittadini che il loro giudice sia terzo, distanziato, da chi li accusa.  


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martedì 24 febbraio 2026

Bisogna attaccare D'Alema ...



Gli spettri agitati dal comitato per il No, secondo i quali la magistratura sarà meno indipendente ed il pubblico ministero asservito all’esecutivo  per effetto della riforma costituzionale,  non trovano una sola parola di sostegno nella lettera della legge. 

Se il comitato per il Si usasse lo stesso metro, potrebbe affermare con pari sensatezza che, se resta tutto com’è, le procure continueranno  a penalizzare alcuni partiti mandando esenti da conseguenze quelli di sinistra, proprio gli stessi che fiancheggiano il Comitato per il No dell’Associazione Nazionale Magistrati. 

Fuori le prove, urlerebbero. 

L’opinione pubblica conosce l’azione delle procure solo per quello che fanno e che si viene a sapere. 

Quello che non fanno lo sa solo il Signore. 

Occorre aver fede (cioè fiducia) perché di prove non ce ne saranno mai.

Solo qualche  sospetto è legittimo, specie se si è letto il primo libro della trilogia di Luca Palamara (Il Sistema) nel passo che riprende la chat nella quale, parlando con un amico e collega, sosteneva che era utile ed opportuno che la magistratura attaccasse Salvini, mica D'Alema ... 


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Cartolina



Quando la spartizione preventiva non riesce e quindi il CSM non è unanime, allora si spacca in blocchi correntizi contrapposti. 

Uno vince, l'altro perde.

Se ricorre al giudice amministrativo ha buone speranze di fare annullare la nomina.

E' una lotta dalla quale è bene star fuori.

Chi partecipa al "gioco" di solito ha le sue carte, è una guerra tra lottizzati.

Vinca il peggiore.

La stragrande maggioranza dei magistrati a questo CSM politico non chiede niente.      

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Effetti speciali 2





Ecco un altro "spot" a costo zero. Il volto non vi sarà  noto (è la collega Carmen Giuffrida) ma i contenuti sono chiari. 

Sventurato il paese che affida le garanzie dell'imputato al suo accusatore ... 

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lunedì 23 febbraio 2026

Si poteva evitare, si può evitare.





di Nicola Saracino - Magistrato 



Sono entrato in magistratura nel 1992. 

Per capire dove stavo ho impiegato almeno dieci anni. 

L'ho fatto comunque ben prima dei libri di Luca Palamara,  che non hanno portato alla sua condanna per diffamazione o al risarcimento nemmeno per uno solo dei tanti episodi narrati.   

Il "sistema" non si mostra subito in tutta la sua bruttezza, specie ai giovani magistrati;  essa va scrutata, osservata, capita e, alla fine, combattuta.

Sono autore di un articolo dal titolo "Il Sistema spiegato", ospitato dalla prestigiosa rivista Archivio Penale. 

Quell'articolo l'ho scritto dopo trent'anni di magistratura. 

Spiega quali siano i meccanismi del "correntismo" e di come ad essi soggiacciano,  complici o vittime,  i magistrati italiani, in grande maggioranza.

Questi brevi cenni mi servono per illustrare la mia pochezza al cospetto della grandezza di uno dei Padri Costituenti, l'onorevole Orazio Condorelli.      

Egli seppe pre-vedere che dal "voto" nelle mani dei magistrati sarebbe poi nato  il Sistema.

Non venne ascoltato, allora. 

Scansiamo il frastuono greve e rozzo di queste ore.  

Ascoltiamolo, almeno oggi,  e  poniamo riparo ad un grave errore documentato dalla storia della magistratura italiana.      

In occasione della seduta dell'Assemblea Costituente del 25 novembre 1947, l'onorevole Condorelli espresse forti preoccupazioni riguardo all'indipendenza della magistratura, proponendo un emendamento specifico sulla composizione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Ecco i punti principali del suo intervento:

Critica all'elettoralismo: Condorelli si oppose fermamente all'idea che i membri del Consiglio fossero eletti dai magistrati stessi. Sostenne che l'introduzione di un sistema elettivo avrebbe creato un "elettoralismo" pericoloso, trasformando il corpo elettorale dei magistrati in un luogo di scambi di favori ("do ut des"), raccomandazioni e promesse legate a carriere e trasferimenti. 


Indipendenza istituzionale e psicologica: Secondo Condorelli, oltre all'indipendenza costituzionale, era fondamentale garantire l'indipendenza istituzionale e interna dei singoli magistrati. Egli temeva che la necessità di riunirsi per votare avrebbe compromesso la serenità dei giudizi e creato gerarchie improprie tra elettori e eletti.

La proposta alternativa: Condorelli propose che i membri del Consiglio Superiore fossero designati direttamente dalla legge sulla base di criteri oggettivi: anzianità di carriera, distribuzione territoriale e categoria. Ad esempio, suggerì di nominare i tre presidenti più anziani delle tre ripartizioni geografiche d'Italia (Settentrionale, Centrale e Meridionale). 

Il confronto con l'ambiente universitario: citò l'esperienza negativa del sistema universitario, dove l'elettoralismo aveva, a suo avviso, diminuito l'autonomia accademica attraverso la formazione di "conglomerati" e "patti di tendenza" per la formazione delle commissioni d'esame.

Questione degli avvocati: Manifestò preoccupazione anche per la presenza di avvocati esercenti nel Consiglio Superiore, suggerendo che chi venisse eletto dovrebbe forse essere cancellato dall'albo professionale per evitare conflitti di interesse, sebbene riconoscesse che ciò potesse rappresentare un sacrificio per i professionisti più richiesti.

In sintesi, la visione di Condorelli era volta a sottrarre la magistratura alle dinamiche della lotta politica e personale insite nei sistemi elettivi, preferendo un automatismo basato sulla legge e sull'anzianità per preservare l'integrità della funzione giudiziaria.

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Occhio ai papaveri.



Avviso ai naviganti. 

Il fronte del No s’identifica nel correntismo, almeno per la sua componente togata

Ascolterete, vedrete, leggerete molti “altissimi” magistrati con incarichi direttivi importanti, anche nazionali, sperticarsi per il no al referendum

Vedrete esibirsi in sofismi incomprensibili i super capi di questo e quell'altro ufficio di tribunale o di procura.    

Il motivo è intuibile: sono dove sono grazie alle correnti ed al correntismo, proprio il male per ovviare al quale la riforma è stata pensata. 

Il correntismo è la causa, l’origine della necessità di cambiare.

Ha dato pessima prova di sé, ha generato solo “modestia etica”, per dirla in maniera istituzionale. 

Poiché rifuggiamo dagli argomenti ad homines (una cosa è buona se detta da un buono e cattiva se detta da un cattivo) non vi diciamo di cestinare quei messaggi interessati ma, anzi, di scrutarne attentamente il contenuto e gli argomenti, tanto non ne troverete. 


Difesa che punta solo sui timori, sulla paura di pericoli immaginari, come nella peggiore tradizione del potere costituito. 

Dall’altra parte vi indicheranno di votare Sì dei magistrati del tutto sconosciuti, ai quali non potete dare credito per la fama che non hanno e che non hanno mai cercato. 

Non sono correntisti e non ambiscono ai “premi” dispensati dal Sistema, quindi salvo rarissime eccezioni non hanno medaglie da esibire (il posto di prestigio). 

Anche qui, attenti agli argomenti ed ai contenuti, troverete solo quelli. 


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Effetti speciali





L'ANM finanzia il Comitato per il No che assolda comici, volontari o involontari,  per sostenere la sua tesi. 

Il peggio è che lo fa anche con i denari dei magistrati non correntizzati  che questa riforma la invocano da anni. 

Tocca, allora, arrangiarsi da soli. 

   

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domenica 22 febbraio 2026

Solo gli stupidi (e i morti) non cambiano idea





Il detto "solo gli stupidi non cambiano idea" è una variante italiana di un aforisma attribuito al poeta e diplomatico statunitense James Russell Lowell (1819-1891).

 
Lowell pronunciò una frase simile durante un discorso all'Harvard Divinity College nel 1867:  
"Only fools and dead men never change their minds" 

- Traduzione letterale: "Solo gli stolti e i morti non cambiano mai idea".  

- Il senso è che la flessibilità mentale è segno di intelligenza e vitalità; solo chi è rigido (stupido) o incapace di evolvere (morto) resta immutato. 
 Adattamenti italiani

- La versione abbreviata "solo gli stupidi non cambiano idea" omette "i morti" per brevità e impatto, diventando proverbiale in politica, dibattiti e auto-giustificazioni per i "cambi di casacca". 

- È citato da politici e opinionisti per difendere i ripensamenti, ma spesso criticato come scusa per opportunismo. 

L'aforisma circola da oltre 150 anni, ma resta di origine incerta precisa oltre Lowell; non ha radici latine/classiche come molti proverbi italiani. 


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Con parole loro




Era l'epoca della grande riforma, giustinianea, detta Cartabia. 

Sentirono, in Parlamento,  anche Antonino Di Matteo. 

Correva l'anno 2021   e disse che l’unica soluzione per “scompaginare la patologia delle candidature è quella del sorteggio temperato", cioè l’estrazione a sorte di un multiplo dei componenti da eleggere, a cui oltre quattro toghe su dieci si dicono favorevoli ma che la Guardasigilli considera contrario alla 
Costituzione.

Quella riforma alla fine partorì un solo sorteggiabile, che ha il nome di Andrea Mirenda, l'unico consigliere superiore non espresso dalle correnti e l'unico che agisce con indipendenza.        

Il sorteggio "secco", oggi, non va bene.  

Teniamoci, allora,  la "patologia delle candidature". 



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Con parole loro



E' il turno della corrente più votata (Magistratura Indipendente)  che esprime l'attuale presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati,  Cesare Parodi che vaga per l'Italia a dire no al sorteggio. 

"Voltare pagina, ma per davvero” diceva la    dirigenza nazionale di Magistratura Indipendente  il  22 luglio 2020.


Ecco il passo di interesse.

“Liberare le correnti dal virus delle spartizioni compulsive”, come ha detto Andrea Giorgis, Sottosegretario al Ministero della Giustizia ed esponente del PD, sembra essere l’obiettivo principale del ddl delega sulla riforma elettorale del CSM che nei prossimi giorni dovrebbe approdare al Consiglio dei Ministri.

Una nuova legge elettorale che, nelle intenzioni del Ministro Bonafede e dei suoi più stretti collaboratori, nasce per eliminare le degenerazioni correntizie e ridare credibilità nell’autogoverno della magistratura.

Condividiamo pienamente l’esigenza, sia politica che culturale, di una radicale e definitiva scissione del legame tra le correnti interne alla magistratura e i candidati al CSM, dalla quale non è ormai possibile prescindere se davvero si vuole evitare che i candidati, una volta eletti, rispondano più alle esigenze dei loro gruppi di riferimento che ad un oggettivo e disinteressato esercizio delle funzioni consiliari.

...

Ebbene, di fronte al rischio che il rimedio sia addirittura peggiore del male, Magistratura Indipendente ritiene a questo punto che per risolvere alla radice il problema delle degenerazioni correntizie non resti altra strada che introdurre nel meccanismo di elezione un elemento di imprevedibilità, totalmente sottratto al controllo delle correnti, prevedendo che la scelta dei “togati” al CSM avvenga tramite “elezione preceduta dal sorteggio della platea dei candidati”, nel rispetto della rappresentanza di genere."

...

Roma, 22 luglio 2020

Magistratura Indipendente

Il Presidente

Mariagrazia Arena

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Con parole loro




Per anni Marco Travaglio si è espresso in modo esplicito e molto netto a favore del sorteggio dei membri togati del CSM, considerandolo “l’unico modo” per spezzare le correnti, salvo poi assumere una posizione critica in relazione alla riforma oggi sottoposta a referendum.

Secondo lui la cattura di Palamara ha debellato il correntismo. 

Illusionista!


Di seguito un resoconto di una sua intervista televisiva. 
 
Il 7 giugno 2021 il direttore del Fatto quotidiano, ospite su La7 dalla Gruber, indicava la soluzione finale: "Se vuoi sbaragliare le correnti è inutile mettersi a fare tic tic toc toc. Devi mettere una riforma costituzionale che sorteggia i membri del Csm".

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Con parole loro



Il tempo è galantuomo, talvolta non ha memoria, quando gli torna s'incazza. 

Il Procuratore Nicola Gratteri riconosceva il malaffare interno alla magistratura  e proponeva espressamente il sorteggio del CSM. Oggi è contrario perché secondo lui c'è disparità con i membri laici per i quali il sorteggio è temperato e non secco.  Secondo il nuovo art. 104 Cost i membri togati del CSM sono “estratti a sorte fra tutti i magistrati” della relativa carriera, secondo modalità stabilite dalla legge.
I membri laici sono scelti tra professori ordinari di materie giuridiche e avvocati con un’anzianità professionale elevata; il Parlamento in seduta comune forma un elenco di idonei tramite elezione; i componenti laici dei due CSM sono poi estratti a sorte da tale elenco.
La legge ordinaria che attuerà l'art. 104 Cost. novellato  dovrà essere "ragionevole" finché non cambia l'art. 3 della Costituzione. E' ragionevole prevedere che l'elenco dei laici sorteggiabili debba essere numericamente proporzionato a quello dei togati.  Se così sarà il dietrofront di Gratteri sul sorteggio non si spiega. Il correntismo è vivo più che mai.        


Nel libro  di Riccardo Iacona e Alfredo Robledo dal titolo Palazzo d'ingiustizia, Marsilio Editore il magistrato Nicola Gratteri denunciava apertamente la crisi di credibilità che colpisce la magistratura italiana a causa delle correnti interne e dei loro accordi di potere. Criticava aspramente il sistema delle "nomine a pacchetto", sostenendo che i vertici degli uffici giudiziari vengano spesso scelti per la loro docilità politica piuttosto che per l'indipendenza o il merito. Per contrastare questo fenomeno e sottrarre il CSM dal controllo di tali fazioni, Gratteri propone una riforma radicale basata sul sorteggio dei componenti tra i magistrati delle diverse aree geografiche. Questa soluzione mira a spezzare i legami clientelari, garantendo una gestione della giustizia più autonoma e trasparente. Secondo l'autore, solo eliminando questi compromessi sotterranei sarà possibile riavvicinare i cittadini alle istituzioni e restituire fiducia nello Stato.

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Con parole loro




Il tempo è galantuomo, ma  a volte inganna. 

La posizione del M5S di governo (Presidente del Consiglio Giuseppe Conte) era favorevole al sorteggio, come metodo di composizione del CSM

Oggi è brutto e cattivo perché lo propongono altri e non è temperato ma "secco". Ci si poteva mettere d'accordo, la distanza non è siderale e "le grinfie delle correnti" sono temibili più che mai ... 

Di seguito alcune dichiarazioni dell'allora Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

   «La riforma della giustizia dovrebbe andare in Consiglio dei ministri la prossima settimana.
Confermo che per eleggere i togati del Consiglio superiore della magistratura sarà utilizzato il sorteggio.
È un metodo per cercare di togliere la magistratura dalle grinfie delle correnti, ma non toglierà la possibilità ai magistrati di esprimere il proprio consenso.
Buttiamo all’aria le logiche della spartizione che non devono far parte del sistema della giustizia.»

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Con parole loro




Diamo avvio ad una nuova rubrica. 

Il tempo è galantuomo, si è soliti dire. Talvolta inganna. Ciò che s'è detto prima non vale oggi. 

Ne vedremo delle belle.    

Cominciamo dal Partito Democratico, oggi schierato per il No a tutto. Eppure nel 2019 chi si candidava alla segreteria di quel partito proponeva quanto riportato sotto, ottenendo il voto favorevole anche dell'Onorevole Serracchiani che oggi è contraria alla riforma,  non per quanto scritto nelle norme, ma per le solite immaginarie  "cattive intenzioni".  Lo ha spiegato su FB.  Secondo lei la Cartabia ha già fatto tutto e bene, separando le funzioni.  Non conta che abbia lasciato  p.m. e giudici  colleghi. 



«Il nostro riformismo radicale vede nella legalità, nel garantismo e nella lotta alle mafie i cardini della propria azione. La presunzione d’innocenza (articolo 27 della nostra Costituzione) e il giusto processo (articolo 111) sono i capisaldi che guidano il nostro pensiero. Capisaldi messi seriamente in pericolo dalle recenti riforme del governo 5 Stelle-Lega e minacciati da ulteriori progetti d’intervento.
La realizzazione di un processo basato sulla parità delle parti e la terzietà del giudice è il nostro progetto in materia di giustizia penale. Il tema della separazione delle carriere appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale. Allo stesso tempo, accelerare i processi vuol dire maggiore giustizia. Processi lenti sono giustizia negata e questo oggi colpisce soprattutto le persone e le comunità più deboli, che hanno bisogno di una giustizia efficace e non gridata.»

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Wikipedia




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venerdì 20 febbraio 2026

Lì sono separati



Con la separazione delle carriere i pubblici ministeri non disturberanno il potere. 

Solo uno dei tanti falsi timori contro la riforma agitati dai "no a tutto".

 In Inghilterra il ruolo del pubblico ministero (Crown Prosecutor) e del giudice è nettamente separato. 

Il Crown Prosecutor, parte del Crown Prosecution Service (CPS), è un avvocato che sostiene l'accusa in tribunale, ma non conduce indagini, affidate alla polizia (come Scotland Yard). Non fa parte della magistratura giudicante e opera con indipendenza operativa dal governo, pur rispondendo all'Attorney General. 

I giudici sono selezionati tra avvocati esperti (barristers o solicitors) e garantiscono imparzialità nel processo accusatorio. Non c'è un corpo unico di magistrati: giudici e prosecutor's hanno percorsi professionali distinti dall'origine. 

A differenza del sistema italiano, dove PM e giudici provengono dallo stesso corpo con possibile passaggio di funzioni, in Inghilterra (e Galles) vige una separazione totale di carriere e funzioni, basata sulla common law. 

Qualcosa di vagamente somigliante alla revisione costituzionale italiana che, tuttavia, sancisce espressamente l'indipendenza del pubblico ministero da ogni diverso potere. 

Ebbene, la famiglia reale inglese non è risparmiata dall'onta dell'arresto di un suo membro,  nonostante la separazione delle carriere.   

La separazione delle carriere non indebolisce l'azione giudiziaria contro nessuno, semmai la rafforza. 

Balla sballata.    

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giovedì 19 febbraio 2026

Autoritratti di due persone per bene.




Con parole loro - a scanso di querele -  il ritratto di due magistrati che oggi si fronteggiano in vista del referendum, Di Pietro per il "Si" e Gratteri per il "No".  


Antonio Di Pietro: radici contadine.

Antonio Di Pietro, nella sua auto descrizione, pone l'accento sulle origini contadine che hanno forgiato il suo carattere e la sua visione del mondo. Questo richiamo alle radici rurali suggerisce un profondo legame con la terra, con valori di semplicità, laboriosità e concretezza, elementi che traspaiono anche nel suo approccio professionale. Di Pietro si identifica quindi non solo come magistrato, ma come uomo radicato nel territorio e nei principi della tradizione. 

Dal 2019 promuove contenuti come "La Terra è uguale per tutti", un programma dove dà consigli agricoli ai giovani (millennials), condividendo esperienze pratiche su vigneti, ulivi, seminativi e problemi come siccità o cinghiali.  

E' stato l'artefice della stagione di "mani pulite",  di portata storica. Ha lasciato la magistratura da semplice sostituto procuratore non avendo mai chiesto al CSM di assumere  incarichi direttivi.  Probabilmente il più grande "manovale" che la magistratura italiana possa ricordare.     


Nicola Gratteri: architetto e ingegnere delle procure.

Nicola Gratteri si auto rappresenta come un architetto e un ingegnere; ha usato l'analogia dell'"architetto" (o ingegnere che non vuole fare il "manovale") nel settembre 2022, durante un'intervista esclusiva rilasciata alla nuova sede della Procura di Catanzaro a giornalista Paola Bottero, mentre spiegava perché aveva presentato domanda per la Procura di Napoli.

L'occasione era il tour della nuova sede in piazza Stocco, dove motivava la candidatura forzata per evitare di retrocedere a semplice sostituto procuratore senza poteri organizzativi. 
Nicola Gratteri ha denunciato pubblicamente il correntismo nella magistratura in diverse occasioni, soprattutto tra il 2021 e il 2022, quando era procuratore a Catanzaro e aspirava alla Procura Nazionale Antimafia. Ha in passato sostenuto l'opportunità del sorteggio del CSM, membri politici inclusi.  
In interviste televisive come quelle a Otto e mezzo su La7 (maggio 2022), ha spiegato di non essere iscritto a correnti, di non frequentare pranzi o cene al CSM e di essere penalizzato nelle nomine proprio per questo, definendolo uno "strapotere delle correnti politicizzate" che la magistratura non ha riformato internamente.

Dopo aver svolto le funzioni di Procuratore della Repubblica di Catanzaro ha chiesto di assumere l'incarico di procuratore nazionale antimafia, ma gli venne preferito Giovanni Melillo. E' attualmente il Procuratore della Repubblica  di Napoli.    


 

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mercoledì 18 febbraio 2026

Csm: Mirenda, ognuno ha votato il ‘suo’, logiche di mesta sodalità.




Le proposte contrapposte di oggi dimostrano bene quanto sia stato accolto l’invito del capo dello Stato ad un contegno trasparente dell’organo consiliare. In breve, ognuno, come spesso accade nelle delibere di peso, ha votato il ‘suo’, secondo logiche di mesta sodalità. A pagarne le conseguenze, tra gli altri, oggi è la Scuola superiore della magistratura, dilaniata da contese interne a fini di egemonia. In ballo il potere di condizionamento dei giovani magistrati…”. 

A cosa si riferisce il consigliere Andrea Mirenda, l’unico a non essere stato mandato al CSM da una corrente? 

Oggi si è tenuto il cd plenum del CSM, vale a dire la riunione plenaria nella quale si  licenziano formalmente le decisioni di quell’organo, per lo più nomine a questo e quell’altro incarico.  

Quando la votazione non avviene all’unanimità si disvela cos’è il “correntismo”. 

Se, cioè, le correnti non trovano la “quadra” preventiva sulla distribuzione dei posti, si va allo scontro del voto in plenum. 

Tutto normale, si potrebbe pensare. 

E infatti sarebbe tutto normale se i consiglieri si dividessero solo per diversità di valutazione.

La divisione, pressoché sempre, avviene invece per gruppi correntizi: tutti quelli di una corrente votano per un candidato e quelli dell’altra corrente per l’antagonista.  

Se capitasse in qualsiasi altra commissione di natura tecnica (e non politica) si griderebbe allo scandalo. 

Qui è spartizione correntocratica, oggi avvenuta sotto gli occhi del Presidente della Repubblica che quel plenum lo ha presieduto, senza colpe e senza avere strumenti per arginare questo pernicioso fenomeno.  

Il ruolo e la figura del Presidente della Repubblica emergono  come elementi centrali ma problematici all'interno del sistema di governo della magistratura. Di seguito i punti principali che delineano la sua rilevanza.

Secondo l'articolo 104 della Costituzione, il Consiglio Superiore della Magistratura è presieduto di diritto dal Presidente della Repubblica. Questa scelta del Costituente mirava a mantenere l'organo al riparo dai rischi di politicizzazione, ponendovi a capo una figura che, per "antonomasia costituzionale", deve essere neutrale e super partes.

Ma è, alla luce dell’involuzione patita dal CSM, una "posizione scomoda" proprio a causa della natura ormai marcatamente politica che il CSM ha assunto a causa del "correntismo". Esiste un forte contrasto tra la rivendicata politicità delle correnti all'interno del CSM e la necessaria neutralità del suo Presidente.

La presenza del Presidente della Repubblica è vista come la conferma della volontà di proteggere l'indipendenza e l'imparzialità della giurisdizione da influenze esterne ed interne. Ciononostante, il fatto che si trovi a capo di un consesso diviso in "gruppi" o "cartelli" elettorali mette in discussione l'efficacia di tale protezione nel sistema attuale.

In sintesi, il Presidente della Repubblica rileva come *garante ultimo della neutralità*, ma la sua funzione è messa a dura prova da un sistema in cui il CSM opera spesso secondo logiche politiche e associative che deviano dal disegno costituzionale originario.

Proprio queste sono le origini nobili della proposta del sorteggio  che, nel recente passato, persino i più agitati sostenitori del “No” al referendum avevano fatto propria, anche per tutelare la figura del Capo dello Stato che non deve essere trascinato nella contesa politica ove, del tutto inopportunamente, anche il CSM è finito. 



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martedì 17 febbraio 2026

Il Sistema alle urne.



Le polemiche di questi giorni per via delle parole (altrui) usate dal Ministro Nordio trascurano che proprio in quei concetti (clientelismo, settarismo, modestia etica) trova origine la legge di revisione costituzionale, almeno quanto ai  temi del sorteggio e dell'alta Corte disciplinare.

Una genesi durata anni, nei quali il Sistema non ha dato cenno di volersi emendare. 

Le correnti continuano ad occupare l'Istituzione CSM impunemente, travalicando il legittimo esercizio della libertà di associazione. 

Una bufala eversiva quella che assimila le Correnti ai Partiti politici: il Parlamento le fa le leggi, il CSM deve osservarle e produce provvedimenti amministrativi.

Le correnti, come libere associazioni, non sono in pericolo: smetteranno solo di comandare i magistrati, soggetti soltanto alla legge. 

Si dimentica il motivo della riforma e si denunciano le sue cattive intenzioni, uno stratagemma ingannatorio.

Qui di seguito un parziale elenco degli articoli di questo Blog,  sempre col fiato sul collo del  Sistema.

La scelta alla quale i cittadini sono chiamati è tra la conferma del Sistema e la sua correzione.            
   


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