mercoledì 4 febbraio 2026

La P2 non voleva concorrenti.




Queste brevi note sono generate da un sistema di AI.
 
La Massoneria: Associazione Privata e la Sua Influenza

Ruolo, natura e impatti sulla società e sulla politica


La Massoneria è un'associazione privata caratterizzata da riservatezza, rituali e un forte senso di appartenenza tra i membri. Pur non essendo un partito politico né un'organizzazione di governo, nel corso della storia ha esercitato, in varie epoche e paesi, una certa influenza in ambito politico e culturale.


Le logge massoniche si riuniscono in modo autonomo, guidate da principi universali come la libertà, la fratellanza e la ricerca della verità. Questi valori sconfinano spesso in una riflessione sugli assetti sociali e politici, ma la Massoneria non persegue ufficialmente scopi politici.


L'influenza della Massoneria in politica non è univoca né garantita: in alcuni momenti storici, membri di logge hanno partecipato attivamente alla vita pubblica, promuovendo ideali di progresso, laicità e emancipazione. Talvolta, il dialogo tra membri di diversa estrazione ha favorito la circolazione di idee che hanno avuto un impatto sulle istituzioni e sulle leggi dei paesi dove era presente.
Tuttavia, la natura privata e riservata dell'associazione ha suscitato sospetti e polemiche, portando talvolta a teorie che ne sovrastimano il peso politico. Nella realtà, la Massoneria agisce principalmente come luogo di dibattito e formazione personale, lasciando ai singoli membri la libertà di esprimersi e agire nella sfera pubblica secondo coscienza.


In sintesi, la Massoneria è una associazione privata che, pur non avendo scopi politici dichiarati, ha visto tra i suoi membri persone che hanno contribuito anche alla vita politica e sociale, senza tuttavia funzionare come forza diretta di governo. La sua influenza è il risultato di una rete di relazioni, dialogo e condivisione di valori, più che di azioni ufficiali e coordinate.

Di seguito un manufatto umano. 

Senza svolgere giudizi di valore, il dato che qui interessa è la potenziale influenza dell'appartenenza ad associazioni private nell'esercizio di funzioni pubbliche. 

Nella migliore delle ipotesi le idealità sviluppate nell'associazione privata condizioneranno l'interprete anche nello svolgimento dei suoi compiti istituzionali.  

La "fratellanza" diventa, invece,  sospetta quando  privilegia il  rapporto di appartenenza piuttosto che l'interesse pubblico.

Ebbene, è un congegno rudimentale, rozzo, elementare eppure alla base di molte, se non tutte, le organizzazioni politiche. 

Lo "spoil system" altro non è se non piazzare i "propri" uomini nei punti chiave sia al fine di gratificarli, sia, soprattutto, al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi dell'associazione di riferimento assurta al potere, da rafforzare. 

Ad essere vietate, anche penalmente, sono solo le associazioni segrete.      

L'adesione diventa cioè reato solo se la loggia è "segreta"  e occulta finalità e struttura per condizionare organi statali o servizi essenziali ai sensi della legge costituzionale n. 1/1982 (legge Anselmi, post-P2).

Se quelle stesse finalità sono oggetto di associazioni non segrete il reato non c'è.    

Non sempre vuol dire, tuttavia,  che non ci sia "scandalo".

Perché non tutti gli organismi elettivi sono "politici", cioè dotati di margini di scelta, più o meno ampi, quanto ai fini da perseguire;  talvolta si tratta di organi amministrativi che, per quanto importanti, sono rigorosamente vincolati ai fini stabiliti dalle norme.

E' il caso del Consiglio Superiore della Magistratura, organo di alta amministrazione in quanto tale pienamente soggetto ai principi di buon andamento ed imparzialità posti dall'art. 97 Cost..

Il fatto che, oggi, i relativi componenti siano eletti dai magistrati non li rende loro "rappresentanti"; è scritto nella Costituzione, che ne prescrive una rappresentatività categoriale e lo ha più volte ribadito la Corte Costituzionale proprio per escludere ogni velleità "politica" di quell'organo. 

Tutto alla luce del sole.

Come si perviene, oggi,  al ruolo di consigliere superiore è a tutti noto: si deve essere portati da una "Corrente", vale a dire proprio da un'associazione privata   come quelle di cui si discorreva poc'anzi. Solo attingendo al serbatoio elettorale della sua corrente il candidato ha possibilità di successo.

Porterà al CSM solo idealità o anche vincoli di appartenenza? 

Fa sorridere che venga talvolta addotta l'unanimità delle decisioni del CSM a riprova dell'assenza di lottizzazione.  L'unanimità certifica, semmai,  l'esistenza di un previo accordo, punto.

E' nelle decisioni prese a maggioranza che viene svelato il ruolo del vincolo di appartenenza.

Perché i consiglieri superiori non si dividono a caso: lo fanno per schieramenti, vale a dire che quasi sempre tutti i consiglieri di una corrente voteranno nel senso contrapposto a quello dell'altra. 

E' molto raro, al contrario , che la divisione sia "trasversale", cioè che la maggioranza sia composta da voti di consiglieri di tutte le correnti. 

E' l'attuazione dello spoil system in magistratura, funzionale,  come di norma,  a gratificare l'appartenenza e strumento di realizzazione delle "idealità" che accomuna gli aderenti alla corrente.

Tutto bene? 

Neanche per idea,  perché un simile "sistema"  - che non abbisogna del nome di Luca Palamara per essere rivelato - trascura proprio quei fondamentali principi del buon andamento e dell'imparzialità connessi al ruolo di alta amministrazione proprio del CSM.

La faziosità, che in una certa misura è fisiologica  in ogni campagna referendaria, sorprende quando induce i sostenitori del "no" a negare, per l'appunto, lo stesso "Sistema". 

Anche chi oggi, magistrato o giornalista,  si dice contrario alla riforma, non negava nel recente passato il "problema" del correntismo,  tanto da dichiararsi favorevole ad una forma di sorteggio dei consiglieri superiori,  sebbene temperato. 

Per quegli stessi fautori del "No" al referendum, come d'incanto, un "sistema", cioè un' organizzazione complessa, svanisce con l'epurazione del suo simbolo, che invece aveva contatti coi magistrati di tutte le correnti e di tutta l'Italia. 

Un po' come come dire che la mafia è stata cancellata con la cattura di Totò Riina.

Ebbene i sostenitori del no si sono dimenticati del "problema" che loro stessi riconoscevano come grave. 

E quel problema non dipende dalle persone ma dagli schemi. 

Il sorteggio serve a disarcionare uno schema analogo a quello delle massonerie, che si dipana alla luce del sole sotto lo sguardo distratto o complice dei plaudenti.   

Se, come dicono, il disegno di riforma corrispondesse agli intenti della malfamata P2,  questo vorrebbe dire che quella loggia,   illecita perché segreta,  temeva la concorrenza palese.     



     


 

 



   
     


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lunedì 2 febbraio 2026

Martello.



di Nicola Saracino - Magistrato 

I fatti di Torino sono gravi, come sempre quando c’è di mezzo la violenza, quindi anche – e soprattutto  aggiungo io – se esercitata contro le forze dell’ordine. 

Lo hanno detto tutti, del resto. 

C’è già anche l’accusa da muovere ai responsabili, quella di tentato omicidio, almeno secondo alcuni esponenti politici (ma col martello si può anche fare una strage, meglio attendere le indagini). 

Pare che la polizia, invece, abbia denunciato per resistenza, violenza e lesioni ad un pubblico ufficiale (oltre alla rapina dello scudo); se così fosse avrebbe disatteso quelle stesse direttive che i politici pensano di poter impartire alle toghe.     

Del resto anche la magistratura, come i politici, ha inteso esprimere la sua “condanna”; non quella che le compete, da emettere, quando ne sia il caso, nelle aule giudiziarie ma quella mediatica, per far conoscere la propria opinione al pubblico. 

E lo ha fatto in ordine (disordine?) sparso. 


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domenica 1 febbraio 2026

Come i tacchini a Natale


Il trito cerimoniale dell'inaugurazione dell'anno giudiziario s'è appena ripetuto.

E' stato un palcoscenico dal quale far risuonare il messaggio in favore del correntismo e quindi contro la riforma.

Hanno parlato i "capi" della varie Corti d'appello ed i Procuratori Generali, cioè i titolari dei posti più ambiti dalle correnti il cui successo consiste nel "piazzare" il loro adepto nel posto di prestigio.

Nulla di diverso, quindi, ci si poteva attendere da una messinscena che oggi evoca lo stesso ottimismo dei tacchini a Natale.


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mercoledì 28 gennaio 2026

Pensiero libero, a giorni alterni.



Ma in realtà il sale della riforma è altrove. Sta nel sorteggio, usato per designare tutti i membri del Csm della magistratura giudicante, del Csm della magistratura requirente, dell’Alta Corte disciplinare. Un antidoto, il più categorico e brutale, alla deriva correntizia della magistratura. Non che questo strumento offenda i principi democratici. Anzi: la democrazia nasce col sorteggio, nell’Atene del V secolo a.C. E sono innumerevoli le sue recenti applicazioni. Anche nella Carta scritta dai costituenti, circa la composizione della Consulta: nei giudizi d’accusa contro il presidente della Repubblica – stabilisce l’articolo 135 – quest’ultima viene integrata da 16 componenti estratti a sorte. 
Ma il vizio sta in ciò che non dice la riforma, negli abusi che il silenzio potrebbe favorire. Chi sono i sorteggiabili? Verrà garantita la parità di genere? E l’equilibrio territoriale? Spetterà al ministro della Giustizia, a lui soltanto, l’iniziativa disciplinare contro i magistrati? E in secondo luogo il vizio sta nella radicalità di quest’intervento normativo, nella soluzione estrema che prospetta. Perché non circoscrivere l’uso del sorteggio, come avviene già per la Consulta, a una frazione del collegio? Perché espropriare totalmente i magistrati del diritto di scegliersi i propri rappresentanti? Per umiliarli, forse, per metterli in castigo. Tuttavia le azioni – diceva Maometto – verranno giudicate secondo le intenzioni”.

Ed a quanto pare il pensiero si giudica a giorni alterni. Oggi sì, domani no. 

Il prof. Michele Ainis aveva sostenuto tesi ben diverse. Ha espresso posizioni favorevoli al sorteggio per l'elezione dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) come rimedio al correntismo e per garantire uguaglianza tra i magistrati. 


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martedì 27 gennaio 2026

Perché non si può essere d'accordo con Barbero



di Giovanni Genovese
Magistrato


PREMESSA

Sono da tempo un ammiratore del Prof. Barbero, che non ha soltanto il merito di aver sostanzialmente inventato (almeno in Italia) la figura dello storico-divulgatore, consentendo a moltissimi di appassionarsi alla Storia con un approccio semplice, accattivante e rigoroso al contempo, ma anche quello di averlo fatto sempre con onestà intellettuale, senza nascondere “trappole ideologiche” o doppi fini nelle propri lezioni e conferenze, e consentendo a chiunque di distinguere i fatti accertati dalle sue legittime opinioni.

Ḗ proprio per questo che il breve video diffuso qualche giorno fa, con il quale il Professore ha deciso di esporre le ragioni del suo “no” al referendum sulla riforma della magistratura, è risultato inopinato e – senza inutili giri di parole – sconcertante; basta un’analisi neppure troppo tecnica delle motivazioni addotte per dimostrarne l’inconsistenza sul piano culturale, giuridico e (spiace constatarlo) storico, oltre che politico.

ERRORE CULTURALE

Prima di commentarlo, il discorso merita di essere riportato per intero, per evitare che la sua manipolazione possa involontariamente distorcere il pensiero dell’autore. così facendo, si comprende già dall’incipit che qualcosa non torna:


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domenica 25 gennaio 2026

Siamo alle Crociate.



Si apprende da un "social" che, recentemente, presso la Chiesa dell'Immacolata di San Gregorio di Catania, si sarebbe verificato un episodio che merita una profonda riflessione sul rapporto tra istituzioni religiose, magistratura e partecipazione democratica. 

Al termine della Santa Messa, il sacerdote avrebbe invitato i fedeli a trattenersi per ricevere dei "chiarimenti sul contenuto del referendum". 

Tuttavia, la dinamica di quanto accaduto solleva dubbi sulla reale neutralità dell'iniziativa.


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sabato 24 gennaio 2026

Guardie svizzere.




Questa la risposta di un motore di AI alla domanda quali partiti invocano il garantismo contro la custodia cautelare in carcere?

"In Italia, i partiti che più invocano il garantismo contro l'abuso della custodia cautelare in carcere sono principalmente quelli del centrodestra come Forza Italia e la Lega, insieme ai Radicali Italiani. Questi gruppi spingono per limiti temporali (es. massimo 2 mesi), interrogatorio preventivo e misure alternative per evitare che diventi "pena anticipata".

Forza Italia
Propone emendamenti per custodia cautelare a tempo (60 giorni max, poi revoca automatica se non ci sono nuove esigenze) e la limita ai recidivi, come "extrema ratio".


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venerdì 23 gennaio 2026

Per partito preso


Il correntismo nel referendum sulla riforma della magistratura.
Nel contesto del referendum che verte sulla riforma della magistratura, il fenomeno del “correntismo” emerge come uno degli aspetti più discussi e controversi. La contrapposizione tra sostenitori e oppositori della riforma offre l’occasione per analizzare il funzionamento di questo sistema, spesso indicato come elemento da eliminare.

Libertà di giudizio e legittimità della scelta.
Ognuno dovrebbe essere libero di formarsi una propria opinione riguardo al valore delle modifiche costituzionali proposte, modifiche che incidono sulla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, sulla composizione dei due Consigli Superiori della Magistratura (CSM) tramite sorteggio per la quota dei magistrati, e sull’istituzione di un giudice disciplinare separato dal CSM. I cittadini, chiamati a esprimere il proprio voto, esercitano una scelta che rimane legittima indipendentemente dal prevalere del “sì” o del “no”.


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martedì 20 gennaio 2026

Io esisto




Solo una radicale riforma legislativa che impedisca ai gruppi associativi di condizionare la selezione dei componenti del CSM potrà far sperare che in futuro l’azione dell’Organo di governo autonomo della Magistratura possa essere ispirata, con riferimento alle sue diverse sfere di competenza, a principi di buona amministrazione, piuttosto che a logiche di compromesso e prassi spartitorie tra schieramenti interni, talora operanti in sinergia con poteri esterni all’Ordine Giudiziario.

Sono le parole del dott. Roberto Saieva, Procuratore Generale di Catania, dette in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2021. 


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domenica 18 gennaio 2026

Esibire gli scalpi non garantisce la giustizia del carnefice.



Il sistema disciplinare dei magistrati, concepito come garanzia di correttezza, imparzialità e rispetto delle regole, rappresenta uno dei pilastri della nostra democrazia. Tuttavia, un’analisi più attenta delle dinamiche interne fa emergere alcune criticità che rischiano di minare la fiducia dell’opinione pubblica nella reale equità del sistema stesso. 

Nel contesto della magistratura, le correnti rappresentano gruppi di pensiero e di appartenenza che, pur nati con l’intento di favorire il pluralismo, hanno finito col determinare logiche di potere e di influenza nelle carriere e nei procedimenti disciplinari. Non di rado, la percezione diffusa è che i magistrati indipendenti, non allineati o privi di appoggi nelle correnti dominanti, siano più esposti a procedimenti e condanne disciplinari rispetto a chi gode della protezione di solide reti associative.

Questa tendenza pone un serio rischio: quello della giustizia “di parte”, in cui il sistema disciplinare, invece di garantire imparzialità, potrebbe diventare uno strumento di pressione o di esclusione per chi si discosta dalle posizioni maggioritarie. Tale impressione è ulteriormente rafforzata dall’elevato numero di provvedimenti che coinvolgono proprio magistrati non organici alle correnti, alimentando il sospetto che le sanzioni diventino talvolta il risultato di equilibri interni e dinamiche associative piuttosto che di un’autentica ricerca della verità e della correttezza professionale.


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venerdì 16 gennaio 2026

Le ragioni del Sì.



In un clima referendario tanto infuocato quanto irrazionale, riempito da balle spaziali dall'uno e dall'altro fronte, c'è chi si ostina a ragionare sul presente e sul futuro assetto della magistratura, sfatando i luoghi comuni. 

Questo il link dell'intervista a Giuliano Castiglia realizzata dall'avvocato Valentina Alberta per il blog l'Asterisco e di seguito un report sui suoi densi contenuti.    


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Analisi approfondita della Riforma costituzionale della Giustizia.

1.0 Introduzione: contesto e struttura della Riforma.

La Riforma costituzionale della giustizia, approvata dal Parlamento e in attesa del vaglio referendario, rappresenta uno degli interventi più strategici e dibattuti sull'assetto dell'ordinamento giudiziario italiano degli ultimi decenni. Essa investe alcuni snodi fondamentali dell’attuale assetto dell’ordinamento giurisdizionale riguardante i magistrati ordinari, con inevitabili riflessi anche sulle garanzie e i diritti dei cittadini.
Questa relazione si propone di analizzare in modo approfondito i contenuti della Riforma, le argomentazioni a favore e contro e le sue potenziali implicazioni, basandosi sulle tesi esposte dal magistrato Giuliano Castiglia, il quale offre una prospettiva definita "controcorrente" rispetto alle posizioni dominanti nell'associazionismo giudiziario.

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sabato 10 gennaio 2026

Domande retoriche




Chi si oppone al sorteggio dei componenti togati del CSM rivendica senza remore la natura "politica" di quell'organo. 

Il CSM non si limita, cioè, ad amministrare ma compie autonome valutazioni politiche a ciò legittimato dal voto dei magistrati.    

Paradosso dei paradossi, quindi, che sia esposto senza ritegno un motto (quello della dipendenza dei giudici dalla politica) che esprime proprio il risultato del correntismo, che si vuole mantenere: i magistrati già dipendono dalla politica, quella delle correnti dalla quale i cittadini sono del tutto esclusi (non votano, contano solo i magistrati).       


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