«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
.

martedì 6 novembre 2007

Rumeni, giustizia e demagogia


Versione stampabile




di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)



Wikipedia definisce la “demagogia” come segue: “Di frequente utilizzo nel dizionario politico, con accezione dispregiativa indica il comportamento di colui che utilizza frasi retoriche ed esprime promesse inconsistenti per accaparrarsi il favore dell'elettorato, facendo spesso leva su sentimenti irrazionali, ed alimentando la paura o l’odio nei confronti del nemico o dell'avversario politico. In altri termini, la demagogia è l'attività del politico che, in vista del proprio favore, spinge il popolo a fare qualcosa contro il suo stesso interesse, sviando la percezione delle necessità reali”.

La “demagogia” non ha niente a che fare con la “democrazia”, della quale costituisce un vero cancro.

Quella che vediamo da anni ad opera di tanti nostri politici di ogni colore (ovviamente non di tutti, ma di troppi fra i più potenti) è pura “demagogia”. In questi giorni abbiamo visto questo “cancro” diffondersi con una virulenza particolarmente preoccupante.

Il fatto è la rapina con violenza carnale e omicidio ai danni di Giovanna Reggiani a Roma alcuni giorni fa, quasi certamente ad opera di un rumeno.

La demagogia è la diffusione – ad opera di molti esponenti di primo piano della politica nazionale e dei pessimi organi di stampa (giornali e televisioni) del nostro Paese – dell’idea che questo sia un delitto “Rumeno”.

Ho sentito dire più volte e in più sedi in questi giorni: “Basta con i delitti dei Rumeni”, “Basta con i Rumeni”.

Ma questo delitto con i Rumeni non c’entra proprio niente, per le semplici ragioni che cercherò di esporre qui appresso.

Anzitutto, è falso che “questi delitti li commettono sempre più spesso gli stranieri”, perché, invece, questi delitti li commettono tutti e sempre più spesso gli italiani.

L’elenco di “bravi italiani” autori negli ultimi anni di singoli omicidi e di vere e proprie stragi particolarmente violente e raccapriccianti è lunghissimo e, per non fare la fatica di una ricerca documentale dettagliata, mi limito ai casi più clamorosi che mi vengono in mente qui e ora.

Dunque, andando a memoria:

- ad agosto scorso un bravo italiano in quel di Sanremo ha assassinato a coltellate per strada la ex findanzata, dopo che qualche tempo fa ne aveva già assassinata un'altra sempre di ex findanzata;


- poco tempo prima un bravo italiano ha seppellito a badilate (ed è morta sepolta viva) la ragazza con la quale aveva una relazione extraconiugale, dalla quale aspettava un figlio (nell'occasione ha ucciso madre e bimbo);

- qualche mese fa due bravi italiani hanno fatto una strage a coltellate e Erba, perchè i vicini di casa gli stavano antipatici. Ovviamente tanti che la pensano come "la maggioranza" hanno subito detto e scritto cose molto gravi contro il marito e padre di due delle vittime, che è tunisino. Una pagina vergognosa di giornalismo può essere letta sul sito del Corriere della Sera (uno dei più letti giornali italiani), che ha subito indicato nel marito e padre di due delle vittime, del tutto innocente, il pericoloso assassino, che nell'articolo viene chiamato anche "il tunisino";

- l’anno scorso è stato assassinato il piccolo Tommy (Tommaso Onofri) con modalità tragicamente violente e dolorose;

- qualche anno fa un branco di bravi minorenni italiani capitanato da un bravo maggiorenne italiano ha assassinato a coltellate nel petto Desirè Piovanelli, di quattordici anni, che "non ci stava";

- qualche anno fa due “bravi ragazzi italiani”, Erika e Omar, hanno assassinato a coltellate la mamma e il fratellino di Erika e poi hanno accusato della strage un rumeno, che quella brava ragazza di Erika ha riconosciuto fra le foto segnaletiche dei Carabinieri (e meno male che i Carabinieri sono riusciti a smascherare la ragazza, altrimenti avevamo un rumeno innocente all’ergastolo);

- poche settimane fa Chiara Poggi è stata assassinata con un corpo contundente a Garlasco e l’assassino dev’essere una persona a lei comunque vicina, né straniera né rumena;

- ancora ieri, in provincia di Lecce, una brava mamma di famiglia definita da un giornale come una “commerciante molto conosciuta” ha bussato alla porta di casa dei vicini e ha assassinato a coltellate una donna e ferito con diverse coltellate il marito.

E tantissimi altri casi (fra l’altro, purtroppo, moltissimi dei quali vedono le donne come vittime dei loro mariti/fidanzati/aspiranti tali/ex tali).

Si tratta di delitti ripugnanti non meno gravi di quello di Roma per il quale si è scatenata l’indignazione dei politici di ogni colore.

Immaginate cosa sarebbe accaduto se anche solo uno o due dei delitti che ho appena elencato fossero stati commessi da rumeni, o da persone di colore, o da libici, o da musulmani, o da qualunque altra persona “non dei nostri”.

Sulla base di questi semplici rilievi, deve dirsi che è falso che il delitto di Roma dell’altro giorno dimostri che i rumeni sono violenti e criminali. Delitti come quelli in Italia se ne commettono tanti e solo pochissimi ad opera di stranieri.

Su questo vi sono, poi, statistiche ufficiali, citate in un articolo di questo blog.

In questi giorni ho sentito anche fare un’equazione suggestiva, ma tecnicamente del tutto inaccettabile, secondo la quale, poiché “certi fenomeni” (alludendo all’immigrazione) possono causare un aumento della “criminalità”, sarebbe dovere della politica “reprimere i fenomeni” così da evitare che diventino criminogeni.

Ma se un tale “ragionamento” avesse un qualche fondamento, si dovrebbe osservare che alcuni reati – i furti con destrezza, per esempio – vengono commessi tendenzialmente da “poveri” (perché chi, anche delinquente, sta un minimo “bene”, non compie quel tipo di reati ad alto rischio di cattura e a bassa redditività). Dunque, si dovrebbero perseguire i poveri, per evitare i borseggi.

Accadrebbe così che, per colpire i “poveri che delinquono”, si colpirebbero i “poveri tout court”.

Così come in questi giorni, per colpire (o forse meglio, con la scusa di colpire) “i Rumeni che delinquono” stiamo colpendo “i Rumeni tout court”.

Ho visto in televisione ruspe che spazzavano via poveri effetti personali di poveri esseri umani, la polizia controllare con piglio aggressivo decine di persone del tutto "in regola", che si sentivano, invece, palesemente discriminate. Ho letto sui giornali di squadristi che hanno pestato e accoltellato degli innocenti solo perchè “Rumeni” e di qualche “bravo ed eroico italiano” che ha messo una bomba carta in un negozio gestito da Rumeni.

In realtà, ciò che è accaduto e sta accadendo in Italia ad opera di politici di ogni colore e senza una adeguata ribellione di un popolo in preda alla più grande disinformazione è una cosa molto grave per la giustizia e la democrazia.

La giustizia penale non funziona per niente. Non “funziona poco e male”, proprio “non funziona per niente”.

E questo perché chi è potente in questo Paese non intende sottoporsi ad alcun controllo di legalità.

In sostanza da molti anni la giustizia è tenuta intenzionalmente in una condizione di gravissima inefficienza per impedirle di “dare fastidio” al potere.

Bruno Tinti lo ha spiegato in tutti i modi e anche su questo blog si trovano diversi interventi sul punto.

Per tutti, mi limito a citare:

Il legislatore non vuole che la giustizia penale funzioni

Una giustizia forte con i deboli e debole con i forti

Le responsabilità della politica nella crisi della giustizia

Ovviamente l’inefficienza del sistema è divenuta tale ormai da far sì che non solo i potenti, ma tutti “ne beneficiano”.

Fra le ultime “iniziative” in tal senso, si consideri l’indulto, fatto e fatto in questo specifico modo – beneficio di tre anni esteso alla quasi totalità dei reati – per consentire di beneficiarne a una persona in particolare – l’on. Previti – del quale indulto, ovviamente, hanno beneficiato tantissimi “delinquenti” e che ha affossato ulteriormente la macchina giudiziaria, che dovrà celebrare nei prossimi anni, migliaia di processi per infliggere pene che non verranno scontate.

Adesso sta accadendo che l’inefficienza complessiva del sistema sta avendo un prezzo politico. Nodi gravi sono venuti al pettine e l’opinione pubblica si è accorta, finalmente!, che “non c’è giustizia”.

Dunque, i potenti (e fra loro i politici) stanno attuando una nuova e più pericolosa strategia: quella del cosiddetto “doppio binario”.

Sono già state introdotte – la più grave la c.d. “legge Cirielli”, nella precedente legislatura e molte delle norme del c.d. “pacchetto sicurezza” in questa – una serie di leggi che tendono a rendere più efficiente non la giustizia sempre e con riferimento a ogni reato, ma la giustizia solo con riferimento ad alcuni reati, guarda caso quelli che normalmente non vengono commessi da persone ricche e potenti. E questo "metodo" ingiusto e discriminatorio si intende perseguire ulteriormente.

La follia demagogica di questi giorni “porta acqua a questo mulino”.

Concludo riassumendo la mia modesta opinione nei seguenti punti:

1. Ritengo che in Italia ci sia un gravissimo deficit di legalità e che non ci sia nessuna repressione dei reati (in questo senso condivido le posizioni espresse in ogni dove da Bruno Tinti).

2. Auspico che si proceda finalmente a una seria riforma delle norme di legge in materia di punizione dei reati.

3. Desidero che questo si faccia nei confronti di chiunque delinqua e qualunque reato commetta. Non dobbiamo consentire che, utilizzando disonestamente stati emotivi collettivi indotti ad arte ci si dia ancora una giustizia che, come ha detto molto bene Bruno Tinti, è "forte con i deboli e debole con i forti".

4. Mi addolora profondamente che il "potere" finora abbia indebolito la giustizia, per non essere perseguito.

5. Mi preoccupa moltissimo che ora, che questo indebolimento si sta vedendo sulla pelle della gente, il "potere" si stia organizzando per realizzare un "doppio binario" (già in atto e destinato a essere ulteriormente rpaticato) per il quale si perseguiranno solo o prevalentemente alcuni "autori" e solo o prevalentemente di alcuni reati.

6. Mi addolora profondamente vedere il mio Paese razzista: come definire, infatti, un Paese che, dinanzi al fatto di cui è stata vittima la povera Giovanna Reggiani, non vede una rapina con stupro e omicidio, ma una rapina con stupro e omicidio “ad opera di un Rumeno”.

7. Vorrei che venissero puniti i criminali in quanto criminali. Punto e basta. E non i Rumeni, o i musulmani, o le persone di colore, in quanto fra loro ci sono criminali (i criminali sono “fra tutti” e non “fra questi o quelli”).

La demagogia e, peggio ancora, la demagogia che fa leva sul razzismo, acceca.

Si consideri che chi abbia visto i telegiornali degli ultimi mesi si sarà convinto che la maggior parte dei morti da incidente stradale sono causati da stranieri ubriachi, mentre l’incidenza statistica degli stranieri sulla mortalità nelle strade è praticamente inesistente e, addirittura, anche l’incidenza dell’alcool come causa dei sinistri non è altissima (fermo restando che, ovviamente, va adeguatamente combattuto l’uso di alcool da parte di chi deve guidare), molte essendo le cause di una mortalità inaccettabile, contro le quali il nostro Paese non si adopera in alcun modo.

E si consideri anche che oggi come oggi ancora molti italiani credono che i Rumeni nel nostro Paese siano “clandestini” e che noi finora li abbiamo “tollerati”.

Mentre la verità è che noi abbiamo scelto, per nostro vantaggio economico, di far parte della Comunità Europea, la quale ha scelto, per proprio vantaggio economico, di fare aderire anche la Romania, sicché oggi i Rumeni sono cittadini “comunitari” e hanno DIRITTO di stare anche nel nostro Paese. Inaccettabile essendo che noi, delle scelte che ho appena riassunto, pretendiamo di prenderci i “lati positivi”, non rispettando gli accordi fatti per la parte in cui crediamo che non ci convengano.

Sulle gravissime e vergognose ingiustizie delle quali sono VITTIME nel nostro Paese gli stranieri, rimando al bell’articolo di Franco Daroma pubblicato in questo blog.


35 commenti:

Nicola Saracino ha detto...

Siamo negli USA, anni '30.
Al Capone è mafioso.
I mafiosi sono italiani.
Gli italiani sono mafiosi!
Cacciamoli tutti.
Nicola Saracino - Roma

Gennaro ha detto...

Nel salutare tutta la redazione,volevo porre alla VS.attenzione questo filmato ( da visionare con calma dura circa due ore) che credo oltre ad essere molto verosimile per gli argomenti trattati,che sono diversi e divisi per tipologia con fatti documentati e dichiarazioni di persone esperte) tutti concatenati tra loro da un comune denominatore e plausibili a mio avviso di un futuro a cui potremo andare realmente incontro con le prossime generazioni
http://video.google.it/videoplay?docid=4684006660448941414
Buon Lavoro e buona visione a tutta la redazione

Nicolò ha detto...

Complimenti per il post(e, più in generale, per il Blog).
Sono pienamente d'accordo.

Sul ''tormentone sciurezza'' l' incidenza della demagogia è stata in questi giorni più che sensibile.
E i risultati si vedono.

Questo è un tema serio, che richiede competenze e dispendio di energie(in termini di risorse e in termini di leggi di riforma)che non sono nenanche lontanamente paragonabili a quanto fatto fino ad ora.

E questo lo trovo decisamente mortificante.
Non solo, pure allarmante.

Se questi sono i modi....

Salvatore D'Urso ha detto...

Quoto il testo pubblicato da Felice Lima però devo aggiungere alcune considerazioni...

E' vero che la Romania è in Europa e che i rumeni sono liberi di andare dove vogliono, ma è anche vero che alcuni paesi europei hanno fatto una moratoria per allontanare di due anni il diritto dei rumeni di poter trasferirsi in questi paesi, l'Italia non l'ha fatto. Doveva farlo.

C'è da dire inoltre che i paesi da poco annessi alla comunità economica europea presentano tassi di assoluta povertà molto alti con il rischio che questi emigrino, come è accaduto verso paesi più ricchi, senza che questi abbiano un la possibilità economica di potersi integrare e senza che i paesi ospitanti abbiano redatto dei piani di integrazione sufficienti ad ospitarli e a garantire uno sviluppo culturale, sociale ed economico degli immigrati.

Chi non ha nulla è costretto a procurarsi con ogni mezzo i beni di primaria necessità e per farlo se costretto delinque.

La povertà non è un crimine, ma può portare al crimine.

Inoltre come ha precisato il dottor Lima, noi abbiamo un sistema giudiziario inefficiente, dove persone come Caselli, in tv, con affianco vari politici di questo o quel polo, gridano che il sistema non funziona perchè c'è bisogno della certezza della pena e di snellire la burocrazia giudiziaria dove errori di merito non possono comportare il rinvio dei processi. A mio parere deve essere responsabilizzata la difesa dell'inputato nel controllare che non ci siano errori e farli correggere entro la data del processo. Come per esempio se su un atto composto da cento fogli ne vengono consegnati sbadatamente 99, per l'altro foglio mancante non può essere richiesto il rinvio del processo ma è dovere della difesa verificare che questa abbia ricevuto tutta la documentazione necessaria. A volte, per alcuni processi questo accade di proposito, dove i potenti hanno influenze particolari e interesse che il processo vada per le lunghe. Anche e soprattutto gli avvocati sono complici.

Quindi non è giustizia uguale per tutti così...

Ma i politici a Caselli e ad altri evitano di rispondere su quest'argomento e cambiano discorso.

Sulla certezza della pena lo stesso, girano e girano, e fanno demagogia pura...

è tutto puramente voluto...

Non sono di certo degli imbecilli quelli in Parlamento, sanno fare bene il loro mestiere e soluzioni a questi problemi possono essere trovate semplicemente, ma non lo fanno perchè hanno altri fini.

Ora le destre strumentalizzano la vicenda rumena per attrarsi la simpatia della gente esasperata da questa situazione.

Stiamo diventando un paese razzista? Forse si e forse no... è ancora presto per affermarlo... certo i giornali premono in questo senso... la situazione è ancora molto confusa...

Urge una soluzione immediata che faccia fornte alla cirminalità e al razzismo dilagante... l'unica soluzione è ripristinare il sistema giudiziario rendendolo efficiente. Questa classe politica non lo farà mai. Urge quindi sostituirla totalmente.

Anonimo ha detto...

A Nicola Saracino vorrei rispondere, chiaro e tondo, senza alcun falso pudore, che se gli americani, alla fine dell'800, non avessero consentito l'ingresso negli Stati Uniti agli italiani, "COSA NOSTRA" NON SAREBBE MAI ESISTITA !

Non ci sarebbe stata la MAFIA, o la CAMORRA, in America. Sarebbero rimaste soltanto un fenomeno limitato ad alcune regioni italiane.

Non ci sarebbe stato il gangsterismo, Al Capone, Lucky Luciano...

Non ci sarebbe stato lo spaccio organizzato, i racket, le società riciclate, le multinazionali fondate con il denaro mafioso, la corruzione dilagante, la piccola delinquenza organizzata, migliaia di morti e di omicidi perpetrati, nonché gli altri morti per droga e altre cause connesse all'esistenza della mafia.

Né la mafia avrebbe riconquistato la Sicilia nel 1943, arricchendola di nuova linfa vitale proveniente dall'America !

Potrei continuare all'infinito...

Dall'altro lato, avremmo perso soltanto "Il Padrino", o "I Soprano", che non sarebbero mai stati prodotti, "sputtanando" per sempre tutti gli Italiani onesti !

In aggiunta, le organizzazioni criminali italiane non godrebbero ora di alcun contatto transoceanico, risultando assai meno potenti di quanto sono adesso. Lo stesso sud Italia sarebbe, di conseguenza, in condizioni assai migliori di quelle attuali.

Valutate, dunque, se per garantire qualche immigrato innocente debbano ROVINARSI DUE NAZIONI, ora l'Italia, come è stato per l'America, che non è certo più quella nata dalla rivoluzione liberale del 1776 !

Mi dispiace, ma credo proprio che se avessi potuto anche solo immaginare cosa sarebbe accaduto in America a seguito dell'immigrazione italiana, e fossi stato a capo del governo americano dell'epoca, avrei, davvero, CHIUSO LE FRONTIERE agli italiani, senza esitazione !

A maggior ragione quando, invero, la funzione reale, effettiva, dell'immigrazione in Italia, oggi, è fornire un pretesto agli italiani, che tanto si lamentano per la disoccupazione, per non fare più i lavori che facevano sino a pochi anni fa, a garanzia soltanto di chi può assumere gli immigrati, anche e soprattutto in nero, speculando sul loro bisogno di sopravvivere, nonché a vantaggio di quei partiti che sperano di attingere a quel potenziale bacino soltanto per rimpinguare le loro evidenti perdite elettorali.

Salvatore D'Urso ha detto...

Dal sito del C.S.M.

Relazione al Parlamento sullo stato della giustizia:

http://www.csm.it/quaderni/quad_151/151.pdf

In pratica tratta la riforma dell'ordinamento giudiziario... dove secondo il C.S.M. ci sono molti punti che minano la separazione dei poteri...

Felice Lima ha detto...

Le affermazioni pubblicate da un Anonimo alle 14.26 sono palesemente razziste.

E come tutte le affermazioni razziste sono anche rozze e sostanzialmente false (non nel senso di "dette in malafede", ma nel senso di "non corrispondenti alla realtà", perchè della realtà colgono solo "pezzi" e non l'insieme).

Se avesse un senso ragionare dicendo "se l'America avesse chiuso le frontiere, non avrebbe avuto la mafia", si potrebbe dire che "se avessimo nascosto al mondo l'esistenza del fuoco, non avremmo gli incendi", e "se vitassimo il commercio delle auto, non avremmo i morti nelle strade".

L'America senza gli italiani sarebbe stata molto molto più povera - in termini economici e in termini culturali e morali - di quanto non sia oggi.

Il razzismo ha questo di stupido (oltre che di immorale): che pretende di "usare" gli altri. Di prendere ciò che possono dare e "buttare via" tutto ciò che "non serve".

Ma concepire i rapporti umani in questi termini è una cosa moralmente degradante e politicamente ed economicamente suicida.

La filosofia cattolica (quella aristotelico/tomista) spiega molto bene come il sommo bene ontologico coincida con il sommo bene eudemonologico. Che, detto più semplicemente, significa che il massimo del bene morale è anche il massimo della felicità.

Mi impressionano sempre questi la cui unica preoccupazione è "non essere disturbati", non avere "gente fra i piedi", salvo poi chiedere aiuto a mezzo mondo quando ne hanno bisogno.

Questi che quando sono "poveri" rivendicano diritti e quando finalmente stanno bene negano agli altri i diritti che rivendicavano per sé.

Che gente triste. Rabbiosa. Cattiva. Ingiusta.

Ma, per coloro che pensano che la morale non sia un metro di giudizio delle scelte e badano solo all'utile, riporto qui alcuni brani del XVII Dossier Immigrazione della Caritas, presentato il 30 ottobre scorso a Roma.

Lo si può leggere qui e, in sintesi, qui.

Da quel rapporto emerge, fra l'altro, che "le esigenze occupazionali [dell'Italia] sono, a loro volta, una conseguenza di quelle demografiche e a esse rispondono gli immigrati, che hanno un tasso di occupazione notevolmente alto e incidono per il 6,1% sul Prodotto Interno Lordo italiano. Essi pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse attraverso 2 milioni e 300 mila dichiarazioni dei redditi, come sottolineato dal Ministero per la Solidarietà sociale nel volume Viaggio nell’Italia dell’immigrazione, pubblicato nel 2007".

Dunque, il nostro Anonimo deve sapere che, se chiudessimo le frontiere, avremmo un calo del PIL del 6,1% (e questo stando ai soli immigrati REGOLARI), dunque, pensate a quanto maggiore sarebbe la perdita se si tenesse conto anche di chi lavora "in nero".

"L’incidenza di questa manodopera raggiunge il 66,2% nelle attività domestiche presso le famiglie, il 20,6% in agricoltura, il 20,4% negli alberghi e ristoranti e il 19,4% nelle costruzioni".

Mentre, a proposito della nostra idea di essere i più intelligenti e i migliori del mondo, si deve sapere che "gli universitari iscritti ad atenei di un paese diverso sono, nel mondo, 2.651.144 (fonte: Ocse), per lo più concentrati negli Stati Uniti, (21,6%), in Gran Bretagna (11,3%), in Germania (9,8%), in Francia (9%), in Australia (6%) e in Canada (5%). La quota spettante all’Italia è dell’1,5% con 45.000 presenze. Nella sua ridotta consistenza la presenza di studenti stranieri in Italia (107.000, dei quali meno della metà iscritti all’università), è un indicatore del modesto credito goduto all’estero dal sistema universitario italiano, nonostante questa presenza venga considerata rilevante per l’affermazione del sistema produttivo nell’attuale contesto globalizzato (cfr Fondazione Migrantes, Rapporto Italiani nel Mondo 2007, Idos, Roma 2007, pp. 156-167)".

Come ha giustamente detto il Primo Ministro Rumeno nell'intervista che si può leggere in questo blog - qui - "Il 99 per cento dei romeni in Italia si comportano bene", "La Romania è un Paese in forte crescita" e l'Italia è il suo "primo partner commerciale".

Alla luce di queste considerazioni, il razzismo che manifestiamo - e che il nostro Anonimo delle 14.26 porta anche qui, oltre a essere moralmente degradante e anche profondamente stupido.

Felice Lima

Salvatore D'Urso ha detto...

Caro anonimo, la mafia in America non era solo italiana... c'era anche quella irlandese, e gli italiani emigrati in America non erano di cero tutti mafiosi... c'erano le mafie locali americane... che per la maggior parte sono state eliminate o assorbite dal sistema mafioso italo-americano. Il Governo degli Stati Uniti ha utilizzato la mafia per accelerare la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, e l'ha utilizzata per controllare in parte l'Italia, attraverso anche l'utilizzo di ex fascisti.

Non è chiudendo le frontiere che si risolvono i problemi di un paese, poichè contro la grande criminalità non ci sono barriere che tengono.

Ma le leggi, la loro attuazione e il loro rispetto... quelle servono e garantiscono lo stato di diritto.

L'Italia sotto questo punto di vista è debole... ed è voluto da una politica corrotta e collusa.

Dopo tutte le stragi e ciò che ancora accade in questo paese, con le cronache politico-giudiziarie che ci accompagnano all'ora di pranzo, dopo tangentopoli, dopo mani pulite, ora con why not, poseidone e il caso unipol, stiamo ancora a discutere di chi è la colpa, stiamo ancora a cercare il marcio dov'è... quando invece è sotto i nostri stessi occhi... tutti i giorni... su tutte le tv e i giornali... con le loro facce di bronzo a dirci ciò che è giusto o è sbagliato...

Franco Bianco ha detto...

Le generalizzazioni, oltre ad essere stupide, hanno un solo nome, comunque le si voglia infiocchettare prendendo a pretesto l’emozione scatenata dalla terrificante cronaca, come è stato fatto con impudente sciacallaggio da esponenti politici che cercano di trarre un utile personale da una tragedia: ed il nome è nient’altro che RAZZISMO. Che si cerca di far passare proprio sfruttando lo shock tremendo di un fatto che suscita emozione collettiva, secondo un procedimento che trova applicazione in molti campi – compresa l’economia – e che si chiama, appunto, SHOCKTERAPIA.

Lo Stato deve perseguire la criminalità di qualunque tipo con metodi severi ma democratici, perché non si può e non si deve scambiare sicurezza con libertà, ma si deve garantire sicurezza NELLA libertà. Quando le strade di molte città americane erano insanguinate da italiani mafiosi – mentre altre migliaia di italiani lavoravano onestamente e facevano crescere quel Paese – nessuno cacciò “gli Italiani” dagli USA. Ora qualcuno ha inserito un post in questo blog, scrivendo " se gli americani, alla fine dell'800, non avessero consentito l'ingresso negli Stati Uniti agli italiani, "COSA NOSTRA" NON SAREBBE MAI ESISTITA". Questo è un esempio immediato di cosa sia il razzismo, in primis; in secondo luogo, non tiene conto non solo dell'inciviltà - non soltanto giuridica - di qualunque provvedimento che sia rivolto punitivamente "erga omnes" senza distinguere innocenti da colpevoli, ma non considera nemmeno il danno economico che deriverebbe al Paese ospitante - ieri gli Usa, oggi l'Italia - da un provvedimento di tipo "giustizialista": ed è ormai acquisito che il "glustizialismo" non ha nulla in comune con la giustizia, della quale è invece la negazione. Ritornando al caso in discussione, ci sono migliaia di lavoratori esemplari, per serietà e dedizione e per onestà assoluta, venuti dalla Romania come da tanti altri Paesi, che non vanno nemmeno lontanamente accomunati ad uno o mille delinquenti venuti dalla stessa terra; così come gli Italiani non possono essere considerati tutti mafiosi. La regola che deve essere chiara è facile: OGNUNO è responsabile IN PROPRIO di quello che fa. Lo Stato deve garantire questo. Il resto sono farneticazioni volte non a stabilire regole di convivenza civile, ma espressioni di un odio contro l'alieno che trovano il pretesto per manifestarsi: oggi il rumeno, domani il musulmano o l'omosessuale e qualunque diverso: una "guerra infinita", che moltiplicherà ed ingigantirà le fratture sociali, senza aiutare nemmeno minimamente a risolvere i problemi.

Anonimo ha detto...

Quando taluni, specie se politicamente orientati, non sanno rispondere puntualmente sul tema posto in evidenza, anziché argomentare preferiscono ricorrere a tre espedienti retorici :

1) Cambiano il tema della discussione;

2) Ne danno false interpretazioni;

3) Insultano, ricorrendo a facili "slogan", di sicura presa sui più ingenui.

Questo è quanto si è verificato.

Nessuno ha detto che tutti gli italiani erano o sono mafiosi.

La mafia è composta da una minoranza di italiani.

Se però lascio entrare nel mio paese, sia pure assieme ad una maggioranza di persone oneste, una rilevante percentuale di mafiosi, consento alla mafia, come sistema di potere, di radicarsi nella mia nazione.

E poiché non è dato distinguere "ictu oculi" tra chi è mafioso e chi non lo è, se decido di chiudere le frontiere agli immigrati che provengono da zone notoriamente mafiose potete biasimare la mia scelta dal punto di vista economico, ma non dal punto di vista morale, perché faccio gli interessi del mio popolo !

Del resto, qualunque cosa possiate dire, qualsiasi cifra possiate riferire, il risultato dell'immigrazione degli Stati Uniti è evidente, e si commenta da solo.

Naturalmente era una semplice discussione teorica, perché si tratta di una conclusione presa "ex post".

Però sarebbe opportuno non dimenticare gli insegnamenti della Storia, soprattutto se alcune "dimenticanze", volute o meno, vanno proprio a fare gli interessi di quelli che, a parole, dite di avversare, ossia gli interessi di chi sfrutta la povera gente per risparmiare sulla manodopera !

Nient'altro da aggiungere.

Felice Lima ha detto...

Signor Anonimo delle 14.26 e delle 18.37, sappia che io non sono sotto nessun profilo "politicamente orientato".

La semplice lettura dell'articolo che ho scritto e firmato (perchè diversamente da lei assumo la responsabilità di quello che dico) ne è prova evidente.

Ciò che ci distingue non è il colore politico, perchè io non ne ho.

Ciò che ci distingue è una intera cultura giuridica e un'altra intera cultura morale.

Lei ci fa sapere che la sua regola di giudizio è "fare gli interessi del suo pololo".

Io la voglio informare di due cose:

1. Esiste un nutrito gruppo di persone (non politicamente orientate) che crede che la regola di giudizio della vita non debba essere fare gli interessi di questo o quel popolo, ma fare ciò che è giusto.

2. "Fare gli interessi del proprio popolo" si chiama "nazionalismo" ed è una cosa sporca che ha insanguinato e ancora insanguina il mondo. I farisei "giustificarono" la crocifissione di Cristo spiegando a Pilato che "era per il bene del Paese". Adolfo in arte Furher, così come Stalin e tutti quelli come loro, per difendere gli interessi dei loro popoli, hanno fatto stragi che probabilmente lei ha dimenticato ma alcuni di noi ancora no.

Dunque, continui a pensarla come vuole e a scrivere anche qui se le fa piacere (come vede qui si pubblica ogni opinione e anche la sua), ma per il suo stesso bene provi a pensare invece che ricorrere a questi logori e inutili slogan del "politicamente orientato".

Se ha qualche idea la esponga. Gli slogan non servono a niente.

Felice Lima

P.S. - Lei non lo sa, ma un "diritto" è un diritto e quindi ancora oggi ogni calabrese che voglia andare in Germania lo può fare e i tedeschi NON POSSONO cacciarlo nonostante che quest'estate un gruppo di "bravi calabresi" ha fatto una strage davanti a un ristorante in Germania. Se trovano i colpevoli, li possono e li devono punire. Finché non li trovano non se la possono prendere con i Calabresi o gli italiani in genere, perchè, come dice lei, non è possibile distinguerli "ictu oculi" in per bene e non per bene.

Salvatore D'Urso ha detto...

Quoto Felice Lima... tranne sulla questione del nazionalismo...

Non voglio di certo però essere frainteso...

Diciamo che ad ogni paese una certa dose di nazionalismo fa sempre bene.

Quello a cui fa riferimento il sig. anonimo, è nazionalismo assoluto ed ha fatto bene il sig. Felice Lima a spiegare in cosa può degenrare e comportare una politica improntata su quel sistema politico.

Mentre è bene avere a cuore gli interessi del paese ed avere un certo senso di appertenenza alla propria nazione, alla propria patria, onorarla e contribuire al suo sviluppo anche in campo internazionale sotto il profilo della pace, della fratellanza dei vari popoli e nel favorire gli scambi commerciali ed scentifici ed intellettuali.

Se dovessi anche io riscontrarmi in un determinato colore politico rispetto all'attuale panorama che ci ritroviamo nel nostro paese, beh, allora anche io penso di non appartenere a nessun colore in particolare, non posso... e non voglio... troppo marciume.

Ma le idee continuano ad esistere e a resistere... ideologicamente sono di sinistra, consapevole del fatto che alcune correnti politiche di sinistra non sono ormai attuabili.

Anonimo ha detto...

Caro Dott. Lima,

Le sue opinioni sono rispettabilissime, purché abbia rispetto anche per chi non la pensa come lei, perché di opinioni, in ultima analisi, si tratta, le mie come le sue, non di arringhe o di decisioni.

Ha certamente ragione quando afferma che la regola aurea di comportamento della vita, sia "fare ciò che è giusto".

"Honeste vivere", in altri termini.

Il problema è comprendere cosa in concreto sia "giusto", perché le responsabilità di chi governa, o come nel suo caso, di chi amministra la giustizia, sono assai diverse da quelle di altri soggetti.

E chi governa un popolo deve avere quale primo obiettivo non ideali astratti, ma innanzitutto l'interesse concreto del proprio popolo.

Questo non è "nazionalismo", ma è il dovere di chi governa. Del resto, lei giudica forse in nome di imprecisati princìpi internazionalistici o in nome del popolo italiano ?

Nella prima ipotesi, dovrebbe, coerentemente con il suo rispettabilissimo pensiero, dare le dimissioni, non crede ?

Ognuno tenga, pertanto, le proprie opinioni, sempre nel rispetto reciproco.

E, per dirla come Pilato, giacché mi assimila a tale figura, "quod scripsi, scripsi" !

Felice Lima ha detto...

Gentile Anonimo,

le questioni che Lei ha posto sono serissime e per questo io "mi ci scaldo".

Dunque, ecco altre risposte.

1. Regolo il "tono" dei miei interventi su quello dei miei interlocutori. Se Lei, come ha fatto nella Sua ultima mail, assume un tono cordiale e conciliante, io, con grandissimo piacere, mi adeguo, perchè la cosa migliore che può capitare è di discutere amabilmente. Se Lei, invece, come ha fatto nel Suo primo intervento, assume un tono "spiccio", io Le rispondo con toni altrettanto "diretti".

Se Lei è d'accordo, come mi sembra, continuamo allora su toni "cordiali".

2. A proposito di "rispetto" per le persone e le opinioni, per ragioni complesse (che richiederebbero troppe pagine per essere esposte analiticamente), io sono convinto che le persone meritino "intrinsecamente" il nostro rispetto, ma le idee invece il rispetto se lo debbano meritare con gli argomenti che le sostengono.

Per esporre in maniera molto sintetica le ragioni di questo pensiero, Le dico che ritengo questa convinzione diffusa (ma, a mio parere, errata) che ogni idea meriti rispetto fondata su una prevalenza della "volontà" sulla "ragione", che porta a dare valore alle "idee" non in sé, ma perchè sono frutto della volontà e non sempre della ragione di qualcuno.

In ogni caso, penso che due persone "qualunqui" meritino ognuna il massimo del rispetto. Ma NON anche che due idee "qualunqui" meritino ognuna il massimo rispetto. Per le idee il rispetto dipende dal "contenuto" e dagli argomenti che le sostengono.

Se uno dice che fra due punti non passa una sola retta, o mi spiega le geometrie non euclidee o gli dico serenamente e pacatamente, ma convintamente, che ha detto una stupidaggine.

3. Lei ha scritto:
"Questo non è "nazionalismo", ma è il dovere di chi governa"

Anche questo è frutto di una semplificazione errata e pericolosa (e glielo dico con il massimo rispetto per Lei e, ora che cerchiamo di parlare da amici, anche con affetto).

Il compito di chi governa nel nostro Paese è definito dalla Costituzione. E, per avere un'idea di quanto la Costituzione sia lontana dal nazionalismo e dalle Sue opinioni, consideri che l'art. 10 (che io mi sono trovato ad applicare più volte come giudice) dispone che "ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica" "lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana".

Dunque, in Italia ha diritto d'asilo qualunque cinese, perchè nel suo paese non è garantito l'esercizio effettivo (e neppure quello teorico) delle libertà democratiche garantite nel nostro.

A Lei l'ipotesi di dovere ospitare tutti i cinesi sembrerà pazzesca e La farà inorridire, ma dà la misura di quale idea solidaristica del mondo avevano i nostri padri costituenti e quali violatori della Costituzione e dunque "delinquenti" siamo noi oggi.

4. Lei scrive ancora:
"Del resto, lei giudica forse in nome di imprecisati princìpi internazionalistici o in nome del popolo italiano?"

Questa è la più grave e la più pericolosa delle Sue analisi e affermazioni errate.

Il "popolo italiano" in nome del quale io ho giurato di scrivere le sentenze non è l'insieme di persone concrete che abitano in Italia in questo momento.

E' il "popolo italiano" ideale. Quello definito dalla Costituzione.

Dunque, se il "popolo italiano reale" mi chiedesse all'unanimità di scrivere una sentenza che secondo il mio giudizio tecnico viola la Costituzione e le leggi, io dovrei "in nome del popolo italiano ideale" scrivere la sentenza che mi appare "giusta" disubbidendo al "popolo italiano reale" che me ne chiede una ingiusta. E non mi dovrei affatto dimettere.

Guardi che viene bene anche qui il riferimento al processo del quale Le ho già parlato. Quello a Nostro Signore.

Ponzio Pilato si convinse che Gesù era innocente. Ma avendo un'idea del ruolo del giudice come quella Sua, uscì in piazza e chiese "al popolo" chi volesse libero. Il popolo disse a gran voce: "Barabba".

E Pilato liberò Barabba e fece crocifiggere Gesù.

Quella non solo non fu l'opera di un "giudice", ma è e resta l'espressione per antonomasia del "cattivo giudice".

Il "giudice" non è il "braccio armato della folla", ma tutta un'altra cosa. E questo Lei lo capirebbe immediatamente se, invece di essere la persona senza bisogno di protezione che è, fosse in questo momento un uomo di colore, musulmano, malato di aids, raggiunto da indizi di colpevolezza relativi all'assassinio con violenza carnale di una bambina (indipendentemente dall'essere anche colpevole o innocente, perchè nel nostro Paese, diversamente dalla Cina, anche i colpevoli hanno diritto a un giusto processo e a un giudice meno incline alla "ragion pratica" di Lei).

Ci rifletta, La prego.

E sappia, La prego accoratamente e con affetto, di essere vittima di una serie di falsi ragionamenti figli di una "propaganda", che tanto male ha fatto e continua a fare al mondo e a noi italiani.

Un caro saluto.

Felice Lima

Felice Lima ha detto...

Dimenticavo una risposta importante.

Lei, Anonimo, conviene con me che ciò che si deve fare è "honeste vivere" e poi si chiede, anche qui giustamente, come fare a capire cosa sia in concreto questo "honeste vivere".

Ben sapendo che ciò che sto per scrivere non risolve il problema che, formalmente, è insolubile (perchè la soluzione è "sostanziale" e non "formale"), le segnalo che il giureconsulto Ulpiano provò a definire questo "honeste vivere" con il "suum cuique tribuere": dare a ciascuno il suo.

E a me questa definizione piace moltissimo.

"Dare a ciascuno il suo".

"Riconoscere un diritto a chi ce l'ha".

"Riconoscere che, se uno ha un diritto, un diritto è un diritto sempre e comunque" e non cessa di esserlo quando alla maggioranza non fa più comodo.

Il diritto moderno nasce con la rivoluzione francese da questa idea: un diritto che tuteli anche i poveri e le minoranze contro i ricchi e potenti (mentre prima il "diritto" consisteva solo nella volontà del "principe").

Dunque se per ragioni di vantaggio economico abbiamo fatto con la Romania un accordo in forza del quale i Rumeni possono stare in Italia in quanti vogliono e quanto gli pare e piace, ciò attribuisce loro UN DIRITTO e, dunque, l'"honeste vivere", che è il "suum cuique tribuere", passa necessariamente per il riconoscimento di quel diritto, senza che sia possibile, per bieca convenienza di uno o di tutti, negare un diritto che i rumeni hanno.

L'Italia, invece, è il beato paese delle leggi "ad personam", nel quale singoli e gruppi reclamano in continuazione leggi "speciali" che facciano ottenere loro ciò che "vogliono" in spregio a ciò che "spetta" ad altri.

Un caro saluto con (mi creda) sincero affetto.

Felice Lima

Franco Bianco ha detto...

Le leggi fisiche sono immodificabili.

Come quella sull’entropia, che deve per forza aumentare (2° principio della termodinamica).

Come quella per cui la differenza di pressione fra due punti diversi tende a livellarsi. E’ per questo che, se si aprono due finestre contrapposte, si stabilisce una corrente d’aria, che come senso va dal lato a pressione più alta verso quello a pressione inferiore: e non c‘è nulla da fare, non può che essere così.

I Paesi più poveri sono quelli in cui la “pressione sociale” è maggiore; di conseguenza, si stabilisce ineluttabilmente una “corrente” verso i Paesi più ricchi, a minore “pressione sociale”. Questa “corrente” è nient’altro che il fenomeno migratorio.

Perciò bisogna farsene una ragione e mettere in campo tutte le politiche possibili per rendere agevole e privo di conflitti questo fenomeno. Non serve fortificare le frontiere: il fenomeno è naturale, inarrestabile.

Ha scritto di recente Branko Milanovic, capo economista della Banca Mondiale: “con il crescere delle disuguaglianze di reddito o comunque con il loro essere percepite come crescenti, e con la riduzione dei costi di trasporto, la spinta a migrare rimarrà molto forte. Non è realistico pensare che possano persistere grandi differenze di reddito tra le due sponde del Mediterraneo, o tra il Messico e gli Stati Uniti, o tra l’Indonesia e la Malaysia, senza che la spinta a migrare aumenti. I governi dei paesi ricchi, nonostante la loro mentalità da fortezza assediata, stanno combattendo una battaglia persa”.

Appunto: è una battaglia persa. L’unico modo per ridurre il fenomeno migratorio è ridurre le cause che lo generano: disuguaglianze e violenza.

Anonimo ha detto...

Gentile Dott. Lima,

Sono perfettamente d'accordo con lei sui punti 1) e 2) della sua lettera.

E anche sul punto 3), ovviamente, conoscendo i princìpi della Carta Costituzionale.

Ancora, neppure sul punto 4) ho alcunché da obiettare, avendo lei aggiunto la parola "leggi" alla Costituzione (in caso contrario, avrebbe dovuto sollevare la questione di costituzionalità...).

Del resto, come non essere d'accordo anche con la sua ulteriore lettera, ove spiega con evidente cognizione di causa il significato delle due massime ?

Ve n'è, però, una terza: "Alterum non laedere", la quale troppo spesso non viene rispettata da chi emigra nel nostro paese al solo scopo di delinquere.

Vede bene che il punto ove le nostre opinioni divergono non risiede tanto nei principi generali, quanto, oltre alla qualifica di "razzista" che mi era stata del tutto indebitamente attribuita, proprio sovra punti eminentemente pratici.

Mi creda, parlando metagiuridicamente, esistono paesi assai più civili del nostro. Li ho visitati.

Sono stato alla Corte di Cassazione di Parigi, dove, appena entrasse, sul lato destro dell'atrio noterebbe una targa che recita: "Formazione continua dei magistrati".

Sono stato ad assistere ad un processo alla High Court of Justice di Londra...la prego, non mi faccia proseguire, il paragone con noi è, in questo caso, assolutamente impietoso !

E non per colpa sua, caro Dott. Lima, né per colpa dei tanti bravi e anonimi magistrati di cui l'Italia è piena, ma per colpa, "lato sensu", del popolo italiano, la cui media di civiltà, con lodevoli eccezioni, è a mio modestissimo avviso assai inferiore rispetto a quella di altre nazioni, ed è magra consolazione pensare che qualche paese possa comunque collocarsi in posizioni inferiori al nostro!

Ritengo quindi, pur essendo conscio di potermi sbagliare, che aggiungere degrado al degrado già esistente in molti punti della nostra penisola non porterà alcun giovamento, ma potrà recare soltanto ulteriori danni.

Cordiali saluti.

Felice Lima ha detto...

Gentile Anonimo,

La ringrazio di cuore della Sua pazienza e disponibilità al dialogo.

Ferme restando le nostre rispettabili divergenze di idee, mi pare che su diverse cose cominciamo a trovarci d'accordo.

Quanto alla grave crisi della giustizia e alle responsabilità di essa, in questo blog non abbiamo risparmiato impegno e sincerità nelle denunce.

Mi permetto di segnalarLe, fra gli altri interventi, almeno i seguenti:

Il legislatore non vuole che la giustizia penale funzioni

Le responsabilità dei magistrati nella crisi della giustizia

Una “Giustizia” molto migliore è possibile … anche subito

Mi permetto solo di aggiungere (ma vedo che sul punto siamo già d'accordo) che la crisi non è solo della giustizia, ma un po' di tutto.

Gli Italiani da tanti anni andiamo avanti a "furberie" in tutti i campi della nostra vita in comune ed è inevitabile che ora tutti i nodi stiano venendo al pettine.

Sono tante le cose che non funzionano (scuola, sanità, giustizia, commerci, ecc.).

Ma questo non ci deve indurre al disfattismo, ma a rimboccarci le maniche e fare ognuno la nostra parte.

Quanto all'"alterum non laedere", sono pienamente d'accordo con Lei.

E non a caso ho scritto in più modi che non ci devono essere dubbi né indulgenze con chi delinque, chiunque sia.

Ci divide ancora il fatto che a me pare che dobbiamo guardare "all'insieme", sicchè, vista così, gli immigrati fanno ingiustizie, ma anche ne subiscono.

Come anche i non immigrati.

Grazie ancora davvero per la Sua preziosa partecipazione a questo dibattito, per la pazienza e per la cordialità.

Continui a seguirci (se può e Le fa piacere) e a criticarci, quando Le sembra che lo meritiamo. Solo da un confronto "aperto" e franco può venire una crescita comune come entrambi auspichiamo.

Un caro saluto.

Felice Lima

Gennaro ha detto...

http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/politica/caso-forleo/forleo-pressioni/forleo-pressioni.html

http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_07/forleo_lacrime_csm.shtml

Buongiorno a tutta la redazione,volevo segnalarvi questi due articoli inerenti le deposizioni della dott.ssa Forleo al Csm,ancora una volta a mio avviso totalmente manipolati e stravolti giusto qualora qualcuno avesse ancora dei dubbi sul tipo di falsa informazione che i media rilasciano ad arte,la cosa più tragicomica è la parte dedicata al Csm,secondo chi ha manipolato l'articolo,non ci sarebbero gli estremi delle dichiarazioni della Forleo sulle intimidazioni ricevute da persone delle istituzioni,per semplificare il tutto hanno fatto passare la Forleo come una pazza e il Csm come degli incompetenti,ma vi pare mai possibile che la cittadinanza possa credere a questa truffa descritta nei due articoli ?

francesca ha detto...

Qualcuno pero' si e' accorto che e' sinistramente calato il silenzio mediatico sui due magistrati attaccati

http://www.aprileonline.info/4904/che-succede-a-de-magistris-e-forleo

NONO ABBASSIAMO LA GUARDIA :
mala tempora currunt.....

Gennaro ha detto...

Vorrei capire perchè la magistratura a causa di queste due vicende delicate non sta facendo assolutamente nulla a protezione di De Magistris e Forleo,nel senso non vedo nessuna mobilitazione plateale di piazza e di sedi competenti,regna tutto un silenzio,mi si consenta quasi omertoso come se queste due vicende fossero solo appannaggio dei due magistrati citati,non voglio generalizzare e fare di tutta un erba un fascio,ma diamine io penso che la maggior parte dei magistrati sia ( non per tifoseria spicciola) ma per coscienza e diritto di verità e giustizia a favore della cuasa dei su citati magistrati,ma allora cosa state aspettando per mobilitarvi,tanto perso per perso o ci risolleviamo tutti e viene a galla questa sporcizia oppure diversamente ci affossiamo tutti,non è più tempo di stare a guardare alla finestra. Può mai essere che una intera categoria e istituzione come quella della magistratura non conti più nulla in questo dannato paese ?

"Uguale per tutti" ha detto...

Risposta a Gennaro.

Caro Gennaro,

trova una risposta (benché parziale) ai Suoi interrogativi nei due seguenti articoli pubblicati in questo blog:

Luigi De Magistris e “la Magistratura”

Il mutismo dell’A.N.M.

Grazie per la Sua attenzione e partecipazione.

Un caro saluto.

La Redazione

Gennaro ha detto...

"Uguale per tutti" ha detto...
Risposta a Gennaro.

Caro Gennaro,

trova una risposta (benché parziale) ai Suoi interrogativi nei due seguenti articoli pubblicati in questo blog:

Luigi De Magistris e “la Magistratura”

Il mutismo dell’A.N.M.

Nel ringraziarVi dei due link segnalati dove ho letto attentamente tutto,mi viene da dire solo una parola "Disarmante" Ma a fronte di questa Vs denuncia è possibile non vi sia una via di uscita ? Nel senso poniamoci la domanda nel modo inverso e cioè se la maggioranza dei magistrati palesemente si trova in gravissima difficoltà non può bypassare sia l'ANM e tutti gli organi correlati facendo un unico blocco per far cadere questa situazione in essere ? Cosa avete più da perdere ? Mi scuso se ho ridotto la discussione in maniera semplicistica,ma era solo per capire perchè non si riesce a mettere fine a questo sistema,buon lavoro a tutti,vi seguo sempre con grande passione ed attenzione pur rendendomi conto di non essere di grande aiuto alla Vs causa a parte avere una grande solidarietà per il Vs operato

Salvatore D'Urso ha detto...

X gennaro...

Forse perchè ci guadagnano di tranquillità e quieto vivere...

Forse perchè alcuni magari son collusi con questo modo di fare...

Forse perchè alcuni han compiuto azioni negative e quindi ora ricattabili...

Forse perchè il sistema è troppo corrotto per poter tornare indietro...

Io nutro seri dubbi sul fatto che questo paese possa riprendersi da questo stato comatoso, ma allo stesso tempo non mi arrendo e continuo a sperare...

In questo paese purtroppo nessuno è responsabile di nulla, soprattutto per quanto riguarda fatti e provvedimenti presi da persone di potere, l'informazione è pressocchè assente, internet fa quel che può, ma non può raggiungere tutti. Soprattutti i pigri o comunque difficilmente può far ragionare i tifosi degli attuali schieramenti politici.

La Giustizia, se leggi i quotidiani o se ascolti i telegiornali o i talk show televisivi, non funziona perchè i magistrati non sanno fare il loro mestiere o perchè non bisogna cambiare o modificare una leggina inutile per renderla poi ancora più inutile ai fini di garantire il diritto alla Giustizia.

Il problema è soprattutto politico... e a mio avviso l'unico modo per contrastare questo sistema è con la politica... cercando un'alternativa all'attuale sistema dei partiti.

Gennaro ha detto...

Salvatore D'Urso ha detto...
X gennaro...

Ciao Salvatore,ma a maggior ragione anche della tua opinione non comprendo poi lo scopo di mantenere su questo sistema,adesso io non ho la più pallida idea di quanti magistrati ci siano in italia ( mi riferisco solo a quelli della sezione penale),ma volendo fare una statistica se mettiamo il caso vi fossero 100.000 magistrati di cui 10.000 che non operano "correttamente" e che gli altri sicuro al 100 % conoscono è cosi difficile escluderli dal sistema ? La politica posso capire che influenzi forse una parte della categoria,ma non posso capire che il restante rimane intrappolato,ripeto se la barca deve affondare magari con una bella spinta da parte di tutta la parte onesta della stessa magistratura potrebbe dare il colpo finale alla situazione,a meno che non sono io che sto proprio fuori con i ragionamenti ed allora il sistema deve essere tagliato dalla testa (politica)

Salvatore D'Urso ha detto...

X Gennaro...

Fossero solo i magistrati il problema...

Guardiamo quanti PG...

E quanti ufficiali di alto grado nelle forze dell'ordine e nell'esercito avallano questo sistema...

Nel lontano 1982 si è lasciato impunita la loggia massonica P2, la quale camaleonticamente ha continuato ad operare e ad espandersi fino a portarci a questa situazione di degrado istituzionale.

La P2 credo sia una delle tante, non lo so, e non mi è dato sapere, ma i poteri occulti quali mai possono essere? Da cosa sono traggono forza? Dalla corruzione soprattutto ma non solo... dalle collusioni con le mafie ma non solo... dall'informazione asservita ma non solo... dai cittadini consapevoli ma complici ma non solo...

Cosa fare?...

Smetterla di litigare sulle ideologie o di pazientare... ma agire... accomunarsi tutti in un'alternativa a questo sistema oligarchico partitocratico.

Io ho già scelto la mia alternativa. Credo nella Lista Civica Nazionale, se questa continua a supportare il fattore della partecipazione dal basso alla vita politica del paese.

Altrimenti ci tocca aspettare il crac argentino... e ad una probabile e imminente guerra civile o guerra fra poveri...

Salvatore D'Urso ha detto...

Se in Italia avessimo il referendum propositivo cosa che sul web ho da tempo sollecitato di promuovere e chiedere...

Dal sito di grillo:

La Voix de la Vallée


Il referendum propositivo in Italia non è consentito. Il cittadino può solo abrogare le cazzate votate dal Parlamento. E se ci riesce, come nel caso del finanziamento pubblico ai partiti, i politici lo ignorano. Aggirano la legge o ne fanno una nuova.
In altri Stati il cittadino può proporre, da noi può solo subire. Il popolo che decide è populismo. Il popolo che propone una legge è demagogia. Se invece la legge la fanno i dipendenti dei partiti in Parlamento scelti nel 2006 da FassinoRutelliBertinottiFiniBerlusconi alla faccia nostra allora sì che è democrazia.
Per introdurre il referendum propositivo bisogna cambiare la Costituzione. Il Parlamento non lo farà mai. La Costituzione è un vestito su misura per i partiti. Cucito addosso, comodo, largo il giusto per non dovere mai dire: “Mi spiace” agli italiani. Un giorno bisognerà mettere mano alla Costituzione, farla diventare uno strumento vero, vitale, nelle mani dei cittadini. Non un sacrario della memoria.
Per discutere della Costituzione in Italia è necessario essere costituzionalisti (cosa vorrà dire?), così come per parlare della legge Maroni (che si nasconde meglio di una talpa) bisogna essere dei giuslavoristi. La parola magica per bloccare ogni cambiamento è: “Anticostituzionale”. Funziona meglio di “Vade retro Satana”. La Costituzione ha paura dell’uomo forte e del popolo. Ha consegnato l’Italia ai suoi rappresentanti, i partiti, che da allora non l’hanno più restituita.
C’è però un segnale di cambiamento. In Valle D’Aosta, regione autonoma, è stato introdotto il referendum propositivo. Per la prima volta in Italia si potranno approvare proposte di legge popolari. Il popolo diventa legislatore.
Il 18 novembre si vota su cinque proposte di legge per le regole per l’elezione del Consiglio e della Giunta regionali e il futuro dell’ospedale regionale. Il quorum minimo di partecipazione è del 45%. I partiti invitano la gente a non andare alle urne o non ne parlano. Domenica 18 novembre tutti a votare dal mattino presto. La Voix de la Vallée devono sentirla fino a Roma.

Cinzia ha detto...

Qui andando avanti nei commenti si è cambiato completamente discorso. Certo che per me è difficile intervenire su questo blog dove mi rendo conto che il livello culturale è assai alto, ma in questa società esistono anche quelli come me, non laureati forse, ma comunque con delle idee. Quindi fuori dalle citazioni in latino, che non conosco e non capisco, vorrei tornare un attimo a quell'anonimo che, anche lui con certo maggiore cultura di me, espone le sue belle idee e vorrei dirgli che in tutto il suo discorso c'è solo una piccola falla, ma a monte. L'America è un paese inventato dall'Europa, anche nel nome. L'America è un paese usurpato alle varie etnie di indiani che ci vivevano pacificamente. L'America è un paese colonizzato da bande di delinquenti cacciati dall'Europa, affiancati, per dargli un tono morale, da bande di gesuiti invasati dalla mistica si, ma del denaro. Questa è l'origine dell'America. Quindi credo che l'analisi da trarre sia ben più complessa e dovrebbe tenere conto anche e sopratutto delle radici storiche. Per il resto il dott. Lima ha saputo rispondere certo meglio di come saprei fare io a tutte le argomentazioni da lui portate e non saprei proprio che aggiungere di più, se non che prima di ogni cosa siamo esseri umani. Prima di essere uomini o donne, italiani, rumeni, indiani, o anche "americani". E se non capiamo questo, hai voglia a citazioni in latino... non abbiamo capito niente!!!

Anonimo ha detto...

Col pretesto della sicurezza da garantire mi sembra che si stia scivolando in un tenebroso baratro razzista e xenofobo, dove lo staniero e' responsabile di tutti i mali possibili e immaginabili e va "stangato". Credo che sia necessario opporre una forma di resistenza culturale e legale a cio'.

Anonimo ha detto...

Non ho terminato di leggere tutto perchè per me è palese propaganda politica. Gli stranieri hanno preso l'Italia, la nostra Patria, come un'occasione di rivalsa. Certo è che nessuno li ha rifiutati, ma il cattivo compportamento di molti di loro...troppi...ha pregiudicato il loro status qui da noi. Cari "compagni" guardate la realtà ed i numeri! Perchè con gli stranieri neri in tutti questi hanni non si è mai verificato un rigetto così importante da parte di noi italiani? Perchè la maggioranza di loro sono venuti rispettando il nostro Paese cosa che non hanno fatto per lo più in passato gli zingari ed oggi combinazione i rumeni (in testa) seguiti a ruota da albanesi e kosovari...persone per lo più prepotenti e solamente con Diritti! L'Italia non è Terra da devastare ne da conquistare...bisognerebbe avere le stesse Leggi dei loro paesi e le cose andrebbero meglio e diciamo anche che loro si sentirebbero di più "a casa loro"! S. da Siena.

"Uguale per tutti" ha detto...

Per Anonimo delle 14.50.

Abbiamo pubblicato il Suo commento, nonostante sia palesemente razzista e, dunque, violi la nostra netiquette, solo perchè Lei non si sentisse "censurato".

Poiché, però, come detto, è razzista, ci si impone di commentarlo, per non essere Suoi complici.

Le segnaliamo alcune cose:

1. In frasi come le Sue, in italiano si scrive "anni" e non "hanni" e "né" e non "ne".

2. Lei scrive: "Cari "compagni" guardate la realtà ed i numeri!"

Noi non siamo "compagni" e Lei parla a vanvera, di cose che non conosce, facendo affermazioni prive di qualunque riscontro con la realtà.

Guardi Lei la realtà dei numeri e scoprirà una cosa che evidentemente ignora. E cioè che non è affatto vero che, come sostiene Lei, "albanesi e kosovari" sarebbero "persone per lo più prepotenti e solamente con Diritti".

Il tasso di criminalità di queste persone è inferiore a quello degli italiani di molte zone dell'italia. Le basti considerare, fatte le debite proporzioni (considerati i privilegi di cui godono, il grado di istruzione che hanno e tutto il resto), la percentuale di pregiudicati e indagati che ci sono in Parlamento.

E' strano poi che parli così un italiano, una persona, cioè, facente parte di un paese che con degni compari in Kosovo ha portato i famosi proiettili all'uranio impoverito che tanto sfacelo hanno causato.

3. Lei scrive: "bisognerebbe avere le stesse Leggi dei loro paesi e le cose andrebbero meglio e diciamo anche che loro si sentirebbero di più "a casa loro""

Siamo totalmente d'accordo. E' ciò che anche noi desideriamo. Che in Italia ci siamo leggi più severe.

Sa perchè non ci sono? Perchè gli italiani sono un popolo di filibustieri, evasori fiscali, raccomandati, corrotti e corruttori, smaltitori di rifiuti speciali in maniera illegale, costruttori di mostri di cemento abusivi e di piccole casette pure abusive, sono un popolo nel quale si mettono valvole mitraliche guaste a malati di cuore in cambio di mazzette brasiliane, nel quale i Comuni frodano con i semafori truccati, nel quale interi settori dello sport (per esempio il calcio) frodano il fisco e così via.

Dunque, un paese così non vuole leggi dure come ci sono nei paesi ai quali Lei ha fatto riferimento.

Questo è il motivo per il quale dei bravi italiani possono ritenere opportuno fare una strage a colpi di mitra in un centro cittadino (Castel Volturno).

Questo è il motivo per il quale il potere politico non solo non fa le leggi che Lei dice di volere, ma, all'esatto opposto, ne fa di sempre più permissive, passando da un indulto a un "lodo", da un salvacondotto a una aministia.

Per favore, sia meno razzista, meno presuntuoso, meno intriso di pregiudizi.

La Redazione

Alberto ha detto...

Il post introduttivo del dott. Lima precede di qualche mese un clamoroso revirement delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (Cass. pen. Sez. Un. n. 2451/2008). A questo link il testo completo http://www.studiolegalepirruccio.it/attachment/Cass_pen_2451_2008_cittadini_rumeni.pdf
La vicenda, almeno per gli addetti ai lavori, è nota.
Il caso riguardava un cittadino rumeno che non aveva ottemperato all’ordine di lasciare il territorio italiano in esecuzione di un provvedimento amministrativo di espulsione. A seguito della ratifica, da parte della Romania, del Trattato di adesione alla UE, ci si chiedeva se il cittadino, ormai non più extracomunitario, fosse ancora perseguibile ai sensi del T.U. immigrazione.
La Suprema Corte ha stabilito che non è possibile ritenere che i cittadini rumeni, ai fini penali, vadano trattati come se fossero stati sempre cittadini dell’Unione Europea e che i reati commessi quando essi erano stranieri siano divenuti non punibili in forza dell’art., comma 2°, c.p. (norma che disciplina il fenomeno della successione di leggi penali nel tempo).

La pronuncia ha destato una certa discussione in dottrina.
Vorrei esprimere anch'io la mia opinione a riguardo e, nel contempo, conoscere quella del dott. Lima e degli altri frequentatori del blog. Ho, infatti, letto la predetta sentenza più di una volta e non sono ancora riuscito a superare la mia prima impressione riguardo la cristallizzazione di una volontà "politica" celata dietro le classiche formule di stile.
In effetti, vengono ripresi dei concetti già noti ed oggetto di riflessioni, sia in dottrina che in giurisprudenza, in specifico riferimento alla successione cosiddetta "mediata" di leggi penali nel tempo. Ma le conclusioni a cui perviene il collegio, tuttavia, divergono alquanto dalle premesse.

I punti che considero decisivi nella decisione della Suprema Corte sono questi:
- Se si dovesse ritenere il contrario (ci si riferisce all'applicazione dell'art. 2 c.p.), rispetto ai cittadini degli Stati in attesa di entrare a far parte dell'Unione Europea si verificherebbe una situazione paradossale, che darebbe luogo a procedimenti penali inutili, per reati destinati a venire meno nel momento in cui diventerebbe efficace l'adesione. Inoltre, come è stato giustamente rilevato, “la consapevolezza dell'agente che di lì a breve il proprio Stato entrerà nella CE lo indurrebbe a trasgredire senza timore alcuno l'art. 14, comma 5 ter, d.lg. 286 del 1998, confidando poi nella successiva abolitio criminis”;
- Diversa… dovrebbe essere la conclusione se a cambiare fosse proprio la definizione di straniero contenuta nell'art. 1 d.lg. n. 286/98. Se dalla categoria venisse escluso il cittadino di uno Stato in attesa di adesione all'Unione sarebbe la stessa fattispecie penale a risultare diversa e a vedersi sottrarre una parte della sua sfera di applicazione, secondo lo schema tipico dell'abolizione parziale, riconducibile all'art 2, comma 2, c.p. ” (continua)

Alberto ha detto...

(segue)
Le motivazioni addotte dalla Suprema Corte in realtà non convincono del tutto e sono criticabili sotto diversi aspetti.
Innanzitutto, sembra non tenersi in debito conto il dato letterale del secondo comma dell’art. 2 c.p. che ancora la punibilità al fatto riferendosi, pertanto, a tutti gli elementi sostanziali che definiscono il reato ivi comprese non solo le norme extrapenali direttamente richiamate dalla norma incriminatrice, ma anche quelle indirettamente presupposte che, tuttavia, sono necessarie a determinare il contenuto del precetto.
Nel caso di specie era necessario accertare se la variazione legislativa fosse andata ad incidere sulla situazione che l’ordinamento intendeva tutelare, giacché la ratio dei reati, di cui al T.U. sull’immigrazione, che puniscono l’ingresso e la permanenza degli stranieri nel territorio italiano presuppone, per l’appunto, che il soggetto sia considerato “straniero” ai sensi dell’art. 1 del suddetto T.U. Ma tale status non sarà certamente più tale a seguito della sottoscrizione del Trattato di adesione all’Unione.
In aggiunta a ciò, è stata in parte fraintesa la questione circa la natura del reato commesso dagli ex stranieri: se istantaneo oppure permanente. La distinzione non è puramente terminologica perché le conseguenze saranno diametralmente differenti a seconda che si inquadri la fattispecie in senso o nell’altro.
Se, infatti, il reato si intende consumato nel momento in cui si realizza l’ingresso nel territorio italiano allora l’effetto sarà quello di ritenere il disvalore penale sussistente e cristallizzato in quell’attimo ed a nulla potrà servire il successivo mutamento di status giuridico da straniero extracomunitario a straniero comunitario (si veda in tal senso l’introduzione del reato di immigrazione e soggiorno illegale operato dalla legge n. 94/2009 che ha aggiunto l’art. 10 bis al T.U. immigrazione).
Ma se, al contrario, il tipo di condotta posta in essere dal soggetto agente porta ad un delitto che ontologicamente si protrae nel tempo si avrà, giocoforza, una scissione tra il momento perfezionativo ed il momento consumativo del reato i quali, come affermato dalla più recente e accorta dottrina, nel reato a condotta permanente possono ben non coincidere.
Per quanto riguarda il provvedimento di espulsione emanato dal questore, il successivo mutamento di status dello straniero dovrebbe andare ad incidere su un presupposto di fatto della fattispecie da reato e quindi portare, se mai, alla contestazione del reato contravvenzionale di cui all’art. 650 c.p. (Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità) piuttosto che a quella più grave prevista dall’art. 14, comma 5ter del d.lgs. n. 286/1998 (T.U. immigrazione), qualora si ritenesse cristallizzato il momento consumativo del reato allo scadere del termine fissato per abbandonare il territorio italiano e sempre che non si ritenga, nel merito, che il provvedimento di espulsione sia affetto da illegittimità sopravvenuta.
Più che di un fenomeno di successioni di leggi penali si tratterebbe, però, di un conflitto apparente di norme generato dalla venuta meno di uno degli elementi di fatto (lo status di cittadino extracomunitario) che rendevano speciale, e pertanto applicabile, la disposizione del T.U. sull’immigrazione rispetto alla fattispecie generale prevista dall’art. 650 c.p. (continua)

Alberto ha detto...

Ora, io posso capire le pressioni che giungono dall’esterno e le tendenze “neo-retribuzioniste” nell’applicazione della sanzione penale, specie per quanto riguarda la materia dell’immigrazione, che sono diventate il cavallo di battaglia di alcune forze politiche. Ma il supremo giudice di legittimità dovrebbe essere scevro da tali condizionamenti.
Non si può giungere, com’è stato fatto, alla conclusione che non sia posibile applicare un’istituto legislativamente previsto perché così facendo “la consapevolezza dell'agente che di lì a breve il proprio Stato entrerà nella CE lo indurrebbe a trasgredire senza timore alcuno… confidando poi nella successiva abolitio criminis”. Questa è una valutazione nel merito totalmente estranea alla cultura giurisdizionale italiana e continentale.
Applicando tale ragionamento, si verificherebbe il (vero) paradosso secondo il quale il giudice dovrebbe condannare o assolvere secondo l’opportunità, o meno, del provvedimento giudiziale, invadendo la sfera di campo riservata ad altri poteri o sostituendosi indebitamente ad essi nella gestione degli interessi primari.

Mi scuso per la lunghezza e la “tecnicità” del mio intervento, ma sto studiando per il concorso in magistratatura e, tra i libri, mi è capitata questa sentenza. Ho letto l’articolo del dott. Lima -con cui mi trovo d’accordo- e non ho resistito alla tentazione di scrivere un commento.:)

Luca ha detto...

Buongiorno a tutti
Leggo con interesse il vostro blog pur non essendo esperto di diritto e mi piacerebbe esprimere una riflessione sulla realtà italiana vera o percepita relativamente al problema immigrazione.
Sono assolutamente convinto che non ci sia differenza tra una violenza commessa da un immigrato e una commessa da un italiano, premesso questo vorrei prendere in considerazione la paura nei confronti degli immigrati, si tratta solo di xenofobia o c’è un fondamento di verità?
La percezione che ALCUNI immigrati siano pericolosi o più pericolosi degli italiani, che siano più inclini alla violenza a causa delle durissime condizioni di vita del loro paese di origine, che li forma ed abitua ad una mentalità del tipo “o preda o predatore” oppure a trovarsi spesso in mezzo a risse, magari con l’utilizzo di armi bianche o peggio, inculcando l’idea che queste esperienze siano qualcosa di normale o quasi.
Questo tipo di percezione è, a torto o a ragione, sentita da molti.
Credo che in alcuni casi (e sottolineo in alcuni casi, per non correre il rischio di generalizzare, io stesso ho amici/conoscenti delle più svariate nazionalità, nei confronti dei quali nutro fiducia e stima) le considerazioni soprascritte siano realistiche, com’è realistico il fatto che una immigrazione non regolamentata a dovere e senza freni implichi maggiore delinquenza e disagio per chi vive in Italia, sia italiano, sia straniero.
Ritengo quindi non completamente illegittimo l’esasperazione e la rabbia, figlia della paura, di molti concittadini di fronte a notizie di stupri, di accoltellamenti, di rapine ecc. ecc. da parte di immigrati; anche se, senza ombra di dubbio, i media per fare notizia, maggior share o per motivi ancora più oscuri ingigantiscono queste emozioni.
Con la speranza di non aver arrecato disturbo porgo i miei cordiali saluti.