«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 12 giugno 2008

Per favore, basta menzogne e sciocchezze sulle intercettazioni.



di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)



Anche su questo blog, come dappertutto, dilagano i dibattiti sul tema delle intercettazioni.

Dibattiti che paiono fondati sul nulla. Su dati falsi o solo suggestivi.

Dibattiti falsificati dalla pretestuosità degli argomenti addotti per giustificare (!?) l’ennesima legge ad personas (uso volutamente il plurale).

Con riferimento ai quesiti posti da diversi lettori del blog, quelli che a me sembrano i punti di riferimento da tenere presenti sono i seguenti.


1. La assoluta pretestuosità degli argomenti addotti.

Davvero non è possibile accettare che si imbroglino fino a questo punto i cittadini.

Chi lavora nel nostro settore sa che è assolutamente falso che le intercettazioni telefoniche siano poco fruttuose. Al contrario, sono fruttuosissime. Per molte ragioni sono tra gli strumenti di indagine più efficaci.


2. Ciò che scrivono coloro che dicono che questa efficacia va a scapito di “altri strumenti di indagine” è sciocco (se detto in buona fede) o disonesto (se detto in malafede). In ogni caso sintomo evidente di disinformazione (in buona o malafede).

Per un verso, infatti, non ha alcun senso contrapporre “nuovi metodi” a “vecchi metodi”.

In tutti i campi si usano i metodi migliori del momento in relazione agli obiettivi da perseguire.

La TAC non fa ombra all’auscultazione del torace.

Dove serve la TAC serve proprio la TAC e dove basta l’auscultazione non si fa la TAC.

E’ normale che il numero delle TAC aumenti.

Perchè è uno strumento di indagine prezioso che consente di salvare vite umane. E non ha alcun senso non usarlo per lasciare spazio “ai bei vecchi metodi”.

Chi dice queste cose dei “metodi investigativi di una volta” è semplicemente persona che non sa di cosa parla o che è in perfetta malafede.


3. Dire che molte intercettazioni non danno alcun esito non ha alcun senso. Perchè anche moltissime perquisizioni e moltissimi pedinamenti e moltissime assunzioni di informazioni non danno alcun esito.

L’esito - positivo o negativo - di un’indagine dipende da mille cose e non dice nulla della bontà oggettiva di questo o quel metodo.

Peraltro, nella sarabanda di numeri da dilettanti allo sbaraglio data in questi giorni – lo stesso Ministro per la Giustizia ha avuto l’audacia di dire pubblicamente di avere fatto solo dei “conti empirici” (sul punto rinvio all’articolo “L’onorevole Angelino” del sempre efficace Travaglio: sarà perchè è troppo efficace, come le intercettazioni, che vogliono farlo tacere) – nessuno dei soloni che ha pontificato sulla questione ha mostrato di avere dati oggettivi su quante perquisizioni, quanti interrogatori di testimoni, quanti sequestri di documenti si fanno a paragone di quante intercettazioni.

Dei furbacchioni amici di inquisiti eccellenti si sono inventati questa bufala che le intercettazioni sono “troppe” e un intero popolo ripete questa storia.

Con la stessa logica si potrebbe anche dire che si fanno troppe TAC, o troppe radiografie (e come si può negarlo!) o addirittura troppe fotocopie.

Sicuramente troppe telecamere.

Avete notato che ormai ci sono telecamere dappertutto?

In banca, in metropolitana, in aeroporto, nelle piazze importanti, davanti a tutti gli edifici governativi. Agli ingressi delle zone a traffico limitato. Negli stadi.

Che vogliamo fare: le leviamo?

C’è stata una rapina in banca. Dai filmati delle telecamere si scopre che due giorni prima della rapina un pregiudicato per rapina ha fatto un versamento.

Certo questo non può essere considerato una prova a carico. Ma desta un serio sospetto.

Che si fa?

Qualcuno ha scritto qui: gli facciamo la perquisizione a casa. Geniale! Come abbiamo fatto a non pensarci?

Ora, a parte che la perquisizione non è meno invasiva della privacy della intercettazione, c’è il problema che molto difficilmente lui terrà il bottino a casa e, facendogli la perquisizione, lui scoprirà che lo sospettiamo.

Che si fa? Intercettarlo è una buona idea. Non lo vogliamo fare?
E allora non facciamolo. Ma non diciamo, per favore, che è perchè ci sono troppe intercettazioni.

Ci sono anche troppe email e troppi sms. E c’è questa tiritera del “gli sms stanno impoverendo il linguaggio”. E anche “ormai nessuno scrive più con la penna stilografica”.

Che facciamo: il blog con la carta e la penna?

Ma dai!

Un trucco investigativo che spesso funziona consiste nell’invitare in caserma due sospettati di essere complici in un reato, mettergli una microspia in macchina e sentire quello che si dicono quando vanno via. Cose tipo: “Eh li abbiamo fregati” (se sono colpevoli), oppure, se sono innocenti, “Caspita, ma come hanno potuto pensare che fossimo stati veramente noi”.

E’ uno strumento molto efficace. L’intercettazione ambientale segue le regole di quella telefonica. Vogliamo farne a meno perchè è “troppo” efficace”? Facciamone a meno.


4. Si usano strumenti di indagine moderni perchè sono più efficaci e perchè anche gli strumenti dei criminali sono moderni.

Quarant’anni fa, se i Carabinieri volevano sapere dove era stato dieci giorni prima Mario Rossi, contattavano un informatore.

E poi si ricostruivano i movimenti di Mario Rossi, che era stato visto andare a dorso di mulo verso il paese da un contadino ed era stato incontrato poi al bar dalla zia Pippina detta “la sciancata”.

Oggi Mario Rossi va e torna in giornata da Palermo a Milano e viceversa con un aereo di linea o addirittura con uno privato. Non usa il mulo e non viene visto al bar.

Il tessuto sociale è del tutto diverso da quello di un tempo e non c’è neppure a chi chiedere cosa io abbia fatto ieri.

Qualche anno fa due siciliani sono andati a fare un omicidio in Canada e non si riuscivano a trovare indizi di un loro viaggio lì, perchè avevano usato nomi falsi.

Non ci crederete, ma, per non perdere i relativi bonus, si erano caricati i biglietti aerei con nomi falsi sul loro conto con nomi veri delle Millemiglia!

Oggi tante cose si fanno per via telematica.

Ieri i complici erano persone che abitavano nello stesso quartiere.

Ora sono complici un banchiere svizzero, un notaio del Lazio che, magari ha una clinica privata (vedi il caso di Milano di questi giorni) e un magistrato di una corte superiore.

Gente così con la scopri chiedendo al loro portiere (che oggi nella maggior parte delle case non c’è più) chi è venuto a trovare il dottore ieri sera.

Dunque, per favore, basta sciocchezze; basta improvvisazioni dilettantesche; basta discorsi da bar; e soprattutto basta imbrogli e menzogne. Facciano quello che vogliono, ma non ci ammorbino con discorsi privi di qualunque senso. E il Ministro della Giustizia consideri, per favore, che il primo valore non è la cortesia, ma la sincerità.


5. Quello che mi stupisce e mi affligge di più è il seguente quesito: ma è mai possibile che da dieci/vent’anni a questa parte i Governi e i Parlamenti che si sono succeduti lavorano (letteralmente) giorno e notte per fare leggi in materia di giustizia e queste leggi servano TUTTE, ma proprio TUTTE, SOLO a rendere MENO EFFICACE la giustizia e a impedirle di “colpire” i delinquenti più grossi?

Vogliono sapere quali sono le cose che si potrebbero fare – A COSTO ZERO – per fare funzionare meglio la giustizia? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Mi limito qui a citare un capitolo di “Toghe Rotte”, dal significativo titolo “Il legislatore non vuole che la giustizia penale funzioni”, che abbiamo riportato nel blog.

E’ mai possibile che, invece di lavorare a cose che rendano l’azione di ricerca e punizione dei delitti più efficace e più celere si lavori costantemente e solo a ottenere che Cesare Previti non sconti la pena inflittagli, che la prescrizione maturi il più presto possibile, che Tizio, Caio, Filano e Martino la facciano franca?

E’ mai possibile che i Ministri della Giustizia invece di andare a braccetto con coloro che cercano di perseguire i reati e aiutarli a farlo, vanno a braccetto con indagati eccellenti e si impegnano a farli sfuggire al processo e alla pena?

Infine, è mai possibile che poi, per rifarsi una verginità, si organizzino forme di repressione intransigente e “terribilissima” per il lavavetri?

Ma è normale un Paese nel quale uno che di notte ruba della benzina da un’auto sia punito e uno che di giorno fa un falso in bilancio da 18.000 miliardi, derubando i risparmiatori resti impunito?

Questi a me sembrano i problemi che ha il Paese.

Il problema che finisca sul giornale la telefonata con la quale chiede a un dirigente statale di assumere due attricette per fare un favore a un senatore di un altro partito che, in cambio del favore, ha promesso di cambiare partito non ce l’ha il Paese. Ce l’ha il Presidente del Consiglio. E’ un problema suo, non nostro.

A tutti coloro che dicono che “si effettivamente c’è questo pericolo che chiunque finisca sul giornale” chiedo: ma veramente voi avete paura di finire sul giornale? Voi persone qualunque?

Mi potreste indicare una telefonata di una “persona qualunque” finita sui giornali?

Ma da quando fa notizia cosa dice al telefono una “persona qualunque”?

Fa notizia ciò che dice al telefono un uomo pubblico. E il popolo ha il diritto di sapere la verità su chi ricopre cariche pubbliche e su chi condiziona o può condizionare il destino di una nazione.

Il lavoro che faceva e tornerà a fare il dr Saccà non è privato e dunque non c’è alcuna esigenza di privacy.

E’ un lavoro pubblico, fatto con denaro pubblico che doveva perseguire fini pubblici.

Sapere che è servito a fare favori privati è un diritto del popolo.


48 commenti:

Bastian Cuntrari ha detto...

Caro Dottore,
sta girando su diversi blog una richiesta che faccio mia:
E ADESSO INTERCETTATECI TUTTI!

Così, uniformato ed esteso il trattamento a tutti i cittadini italiani, al "nostro" - per chiamarsi fuori - non resterà che ottenere la cittadinanza di qualche Repubblica delle Banane.

Non essendo cittadino italiano,
non potrà più essere eletto nel nostro Parlamento.

Tana libera tutti!

indiano ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=IdTGfBquxV4

Per chi se lo fosse perso, spero nessuno, segnalo questo ultimo video di Marco Travaglio, dove con la stessa comprensione dei nostri amici magistrati di questo blog, vengono illustrate e spiegate le indecenze di questo disegno crimogeno atte a profanare la libertà di venire a conoscenza da parte del cittadino di tutto quello che è moralmente e penalmente rilevante perchè in esse vengono coinvolte persone con pubblici impieghi. A parte che chi è onesto non dovrebbe mai temere niente, ma quand'anche ci fosse la premura di dover regolamentare le intercettazioni per supportare questa tanto decantata privacy, questa potrebbe essere garantita in tantissimi modi non violentando il diritto alla conoscenza e alla giustizia..

Magistrati cari, lo ripeto, a quando una iniziativa nazionale di protesta contro "la mafia dei colletti bianchi"??

Saremmo migliaia di persone..
altro che beppe grillo!!

salvatore d'urso ha detto...

Gran bell'articolo...

Ci sono troppi pagliacci in questo paese ai quali abbiamo dato troppa importanza... e ora si credono di essere diventate persone serie e importanti... o forse stanno trasformando questo paese in un deprimente circo... con alcuni che intanto se la ridono...

Anonimo ha detto...

L'autorevolezza dell'attuale legislatura, come anche quella della precedente, è simile a quella dei famosi "ladri" di Pisa (non me ne vogliano i pisani).
I nostri onorevoli, di giorno non fanno altro che far finta di litigare (o trovare insieme), maggioranza e opposizione, soluzioni per assicurare alla giustizia i ladri; poi, via tutti insieme a legiferare! Così facevano i "ladri di Pisa": di giorno litigavano e si prendevano a legnate, di notte, invece, andavano, insieme, a rubare!
b

Carmelo Pizzino ha detto...

Il caro giudice Lima come sempre coglie nel segno.

Non posso che condividere e sottoscrivere ognoi parola della sua riflessione come del resto di quelle scritte in altri post riguardanti il medesimo argomento

Il nocciolo della questione non e' pero' l'improvvisarsi allenatori della Nazionale senza mai aver giocato a pallone(me la fa usare questa sua bellissima frase senza chiedermi i diritti d'autore??)

Saro'in errore ma cio' che noto e' il fatto che la gente si rifiuta di ragionar con la propria testa prendendo per buono cio' che i politici ( di destra e di sinistra.. rispettiamo la par condicio)ci propinano nei vari programmi televisivi

Avete presente il tifoso incallito che nega spudoratamente anche l'evidenza dicendo che il giocatore avversario si e' buttato a terra di proposito e non per colpa del suo idolo dal piede d'oro??Mente pure a se stesso perche' il giocatore del cuore non si critica.Bhe' a me sembra che tutto questo accada anche con la politica: se sono di dx tutti gli immigrati sono furfanti, le intercettazioni vanno limitate perche' sono un salasso per le povere casse dello stato e via discorreno( chiaramente se sono di sx ripetero' a pappagallo le parole dei miei leader.. con buona pace per la par condicio)Mentiamo a noi stessi.. magari il dubbio ci assale ma subito lo soffochiamo perche' se il politico cui abbiamo dato il voto dice che la realta' e' quella che lui descrive allora deve per forza essere cosi

Non ci preoccupiamo di documentarci(nei limiti del possibile).. non ascoltiamo un' altra campana in modo da avere un quadro il piu' possibile completo

Noi crediamo a tutto cio' che ci dicono e questo ci basta.

Il vero problema per me e' proprio questo ed i politici ne sono coscienti..anzi sanno che manipolar le menti, generare paure ed insicurezze sproporzionate rispetto alla realta' e' una buona onda da cavalcare per fare i propri comodi.. e la gente non lo capisce

Solo se usciremo da questo torpore mentale le cose forse potranno prendere una piega diversa...sarebbe anche un buon modo per non mentire a noi stessi.. in fondo per barare ci rimane sempre il calcio.

Saluti

Anonimo ha detto...

Sacrosanta indignazione. Concordo in pieno su tutto (anche se -non essendo esperta del tema- non posso essere io a dire come funzionano oggi le intercettazioni rispetto ad altri metodi d'indagine; e tuttavia certe considerazioni paiono talmente ovvie che non si può credere ci sia qualcuno che le contesta, esperto o dilettante).

Soprattutto, come già detto, non riesco a capire come si possa pretendere che il Paese migliori quando i governanti dello stesso danno il cattivo esempio...

Ho una domanda per la redazione: compatibilmente con il tempo che avete a disposizione, potreste cortesemente spiegarmi come sia possibile (e se così è veramente) che in Italia non esista una legge, una norma, un articolo della Costituzione che vieti incarichi pubblici ed elettivi agli autori di reati? Almeno i reati più importanti: tipo corruzione, truffa, ecc.

Perché io per fare la portalettere -sono stata assunta 2 volte a pochi mesi di distanza l'una dall'altra- ho dovuto portare entrambe le volte la documentazione ufficiale (rifatta ex novo la seconda volta) del tribunale della mia provincia che attestava di non avere carichi pendenti su di me, né che io fossi mai stata condannata per qualunque cosa.
E per un concorso pubblico per collaboratore amministrativo comunale devo dichiarare di non essere mai stata condannata, di non aver mai patteggiato, né goduto di "amnistia, condono, indulto o perdono giudiziale".

Com'è possibile che in Parlamento possa sedere gente condannata o che ha patteggiato (il che equivale a condanna)?

Mi dà l'impressione che sia solo merito del fatto che nessuno si indigna, o al massimo si indignano e basta.
Berlusconi ha annunciato un decreto-legge sulle intercettazioni. Se nessuno avesse parlato l'avrebbe fatto e basta, non sarebbe successo nulla. Ma avendo qualcuno obiettato che non sussistono le condizioni di necessità e urgenza ha dovuto fare un passo indietro.

Ma la proposta di Grillo per un Prlamento pulito non è già superata dalle leggi vigenti? Non dovrebbe bastare applicarle?

Cordialmente, Silvia.

Anonimo ha detto...

La verità ha le parole chiare e comprensibili di questo articolo.
L'altra sera, mentre Di Pietro tentava di dire cose del genere, hanno fatto di tutto per esasperarlo e far risaltare l'ironia delle sue reazioni.Per camuffare dietro altri argomenti banali il vero problema delle intercettazioni.NE HANNO IL TERRORE e voglione essere indisturbati.
Quando mai si possono scoprire cose sempre più allucinanti per noi cittadini, come quelle della Clinica, se vengono falsificati documenti, create organizzazioni a delinquere anche nel luogo più sacro come l'ospedale? Quali povere indagini "a piedi" possono sopperire a questa criminale volontà?
Ingrandite la testimonianza diretta di Silvia, che per il suo posto ha dovuto presentare carichi pendenti. E organizziamo un referendum su questa necessità per chi vuole assurgere a cariche pubbliche.
La politica con tutto quello che ne consegue è diventato un proficuo "investimento" per i peggiori.E non diciamoci più che li abbiamo eletti noi perchè anche il sistema elettivo è scippato. Potremmo tutti non andare a votare e si farebbe ugualmente un governo.
Alessandra

Michela ha detto...

Bell'intervento come sempre quelli del dott. Lima.
Solo una preghiera: correggete al settimo capoverso dal basso quell'orribile refuso. (qualunque è un aggettivo che ha solo il singolare) Grazie
Michela Rocco - Milano

"Uguale per tutti" ha detto...

Ops!! Preziosa Michela. Grazie della segnalazione. Lo abbiamo corretto.

La Redazione

Anonimo ha detto...

perfettamente condivisibile il "pezzo" di monsù Lima, chiaro e preciso nello spiegare uso e utilità delle intercettazioni, sieno esse telefoniche o ambientali.

soltanto due aspetti mi angustiano di questo strumento, uno di tipo oggettivo, l'altro di tipo personale.

il primo: lei dice, a ragione, che nell'ipotesi di una rapina in banca prima della quale si sia individuato un pregiudicato nei pressi o dentro la banca stessa, e ordinando una perquisizione della sua casa, "facendogli la perquisizione, lui scoprirà che lo sospettiamo."
verissimo, ma lo stesso vale anche se le intercettazioni che lo riguardano escono in qualsiasi modo dagli uffici che le hanno raccolte, e vengono riferite all'intercettato o pubblicate sui giornali.
ora, mi è già stato detto che la cosa avviene soltanto dopo che è stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare (mandato d'arresto suonava meglio però), e le più volte ad opera degli avvocati.
mi permetta di dubitare fortemente. alcuni tribunali sono dei colabrodo, alcuni GIP o PM sono dei vanesi o dei farabutti, alcuni uscieri e cancellieri sono dei venduti. di conseguenza, molto lavoro di intercettazione viene spento sul nascere, o vanificato, e quindi un severissimo controllo sulla gestione dell'"intercettato" inteso come contenuto delle conversazioni DEVE essere imposto e applicato.

il secondo aspetto che mi fastidia è ravvisabile in questa frase, presa da uno dei commenti precedenti: "....disegno criminoso atto a profanare la libertà di venire a conoscenza da parte del cittadino di tutto quello che è moralmente e penalmente rilevante perchè in esse vengono coinvolte persone con pubblici impieghi..."

ora, d'accordissimo sulla rilevanza PENALE delle parole di chi viene intercettato, sia esso un meccanico o un primario ospedaliero.
ma per piaecre, io non voglio sapere NULLA e non DEVO sapere NULLA su ciò che è moralemnte rilevante nelle parole o nelle azioni di chiunque, a meno che la cosa non costituisca reato.

grazie a Dio, grazie anche alle parole chiarissime che Nostro Signore pronunciò duemila anni fa, da noi i peccati NON sono reati, sebbene tutti i reati sono anche peccati.

a me non interessa minimamente della levatura morale del mio vicino di casa, o del mio amministratore di condominio, o del mio dentista, o del mio avvocato, o del mio ministro degli interni.
a me interessa che svolga il suo compito con correttezza e onestà, anche se dentro è marcio come una pesca a novembre, anche se ha abitudini private odiose, anche se è razzista o juventino (tanto per fare un esempio di abiezione estrema).
se sgarra, che paghi, e benvenuti tutti i mezzi per scoprire i suoi sgarri.

a me, appunto, ma non magari ad altri. e allora mestare nel torbido, screditare un'immagine pubblica, "sputtanare" il tale pubblicando stralci di conversazione privata è indice di guardonismo meschino.

un'ultima: Berluschetto aveva detto, in tempi meno sospetti, che in RAI erano tutti comunisti o raccomandati.
sui comunisti non ci può fare molto, ma ha involontariamente dimostrato che l'altro requisito è benlontano dall'essere falso....

un saluto, baron litron

Paolo Emilio ha detto...

Correggo solo un punto dell'intervento di "Baron Litron". Infatti, se è certamente vero che i peccati non sono reati, è altrettanto vero che non tutti i reati attualmente previsti sono anche peccati.

E' comunque sicuramente un peccato godere dello "sputtanamento" altrui, specie se tale godimento è in primo luogo frutto dell'invidia e del malsano, ancorché umanamente comprensibile, desiderio di rivalsa e di "vendetta" verso chi ha più soldi di te.

Cordiali saluti.

Carmelo Pizzino ha detto...

intervento veloce

Ho letto il commento di Baron Litron e non mi trovo d' accordo sull'ultima parte riguardante la moralita' di chi ricopre pubbliche funzioni

Senza dover arrivare agli eccessi americani, ritengo utile conoscere non solo le vicende penalmente rilevanti ma anche "usi e costumi" di certi personaggi

Con cio' non voglio promuovere il gossip che allo stato attuale delle cose sembra essere l'argomento preferito dagli italiani ma conoscere determinati aspetti puo' aiutare a capire se quella persona e' corretta o meno
faccio un esempio: se un politico si batte tenacemente contro la prostituzione, magari proponendo una condanna per addescamento o una sonora sanzione per coloro che vanno a.... lucciole, e poi me lo ritrovo allegro in una bella casa in compagnia di donne dai facili costumi.. bhe' non godrebbe certo della mia simpatia politica!!

dunque che ben venga anche l'informazione circa la levatura morale del politico perche' anche da quella posso valutare se il suo operato e' corretto ed onesto.

Cordiali saluti

Anonimo ha detto...

concordo pienamente con felice lima. vietare le intercettazioni è una follia, e noi sappiamo bene per quale motivo il capo del governo le vuole vietare...

Anonimo ha detto...

Berlusconi per il ritorno di Casini era disponibile a immolare il vitello più grasso!
Sarei curioso di sapere se la Gentilissima Redazione ha immolato qualcosa per il ritorno di Paolo Emilio!
Rifelicissimo, di poterlo rileggere e Cari Saluti,
bartolo.

korsaro ha detto...

l'unica e vera verità banale semplice è che l'intoccabile ancora una volta non vuole farsi processare perchè ha la coscienza sporca che più sporca non si può

Luciana ha detto...

Bellissimo articolo, complimenti dott. Lima!
Concordo su tutto!
E credo che la stragrande maggioranza delle persone, almeno di quelle ancora in grado di mettere in moto i propri neuroni, la pensi come lei.

Vorrei solo darle una dritta: non creda a chi le dice che gli italiani tengono alla propria privacy, in realtà venderebbero qualsiasi parte del proprio corpo, pur di posare davanti ad una telecamera, foss'anche soltanto una telecamerina in bianco e nero messa a far la guardia agli scaffali di un hard discount.

L'italiano che tiene alla privacy è da guardare con sospetto.

Berlusconi tiene taaaaaaaaaaanto tanto alla propria privacy...

Anonimo ha detto...

Gentile Dottore,
sottoscrivo finanche le virgole del suo intervento. Quel che mi stupisce e mi scoraggia è il pressapochismo e la disinformazione che regna fra buona parte dei cittadini, sia perché la conoscenza della disciplina delle intercettazioni, regolata dal codice di procedura penale secondo regole ben precise, purtroppo non è certo di dominio pubblico (basterebbe prendere il codice fra le mani, e leggere!), sia perché i mezzi di informazione non stanno facendo davvero nulla per rimediare al contagio di questa profonda ignoranza, continuando a propagandare ignobili menzogne sui poveri cittadini che sarebbero lesi nella loro privacy dal PM malvagio e assetato di notorietà. Come sto constatando in questi giorni, tale modo di concepire la questione è assai diffuso, così come pure un certo disfattismo e rassegnato fatalismo ("ma chi te lo fa fare di arrabbiarti" - mi dicono sorridendo - "Io preferisco non sapere"). Questo è il vero nemico da combattere. Perfino persone colte, come una mia amica psicologa, sono riuscite ad obiettarmi questa sciocchezza delle intercettazioni che, oltre a violare la privacy, non terrebbero conto di tutti gli altri messaggi non verbali che sono parte essenziale della comunicazione, e che forse avrebbero consentito di "meglio" interpretare la telefonata di Berlusconi a Saccà per raccomandare le veline. Secondo lei, infatti, questa forma di vergognosa corruzione, moralmente riprovevole (così dovrebbe essere, penso, in un paese civile) sarebbe invece da intendersi come favore fatto, con certa quale ritrosia, a un amico un po' troppo insistente, nulla di male, in fondo. Ma per la miseria, ho obiettato, se uno ammette di avere rubato o ammazzato durante una telefonata, sarà un crimine oggettivamente provato sì oppure no? altro che comunicazione non verbale...oggi, poi, il pietoso arrampicarsi sugli specchi del Governo riguardo la limitazione delle intercettazioni ai reati puniti con pena superiore ai 10 anni...come se non sapessimo perfettamente che la maggiorparte dei reati dei colletti bianchi, per vergognosi provvedimenti legislativi precedenti, sono ormai puniti non pene inferiori a questo limite di tempo ( che poi, di fatto, fra sconti di pena e pseudo-garanzie varie, non vengono quasi mai scontate). Come giustamente faceva notare Bruno Tinti, perfino lo stato fascista, nella persona autorevole dell'allora Guardasigilli Alfredo Rocco, aveva una maggiore consapevolezza della gravità di un reato quale il falso in bilancio, allora punito con una pena che andava da un minimo di tre a un massimo di dieci anni e attualmente praticamente impunito. Infatti osservava Rocco: " questi fatti [il reato di falso in bilancio] si presentano come gravemente lesivi dell'economia pubblica, in quanto, facendo venir meno fiducia del paese sull'attività delle società commerciali, scuotono uno dei cardini fondamentali su cui poggia la struttura economica del paese".
Paola Risi

Cinzia ha detto...

Grazie come sempre dott.Lima
quando interviene Lei chiarezza e onestà regnano sovrane e come si dice a Roma...
Quando ce vo', ce vo'!
E siamo seri che se volessimo, come si fa in altri paesi, potremmo averle gratis le intercettazioni. Come potremmo avere gratis strutture urbanistiche di servizio e altre cose fantascientifiche che è inutile elencare visto non le otterremo mai.
Perché qui da noi il problema è a monte, e cioè non abbiamo uno Stato serio che gestisce con dignità, fermezza e soprattutto onestà, gli interessi del paese e dei cittadini; e dico Stato perchè al punto in cui siamo, dire governo sarebbe riduttivo e assolverebbe qualcuno dalle sue responsabilità.
Poi quando sento dire che queste intercettazioni sono troppe mi torna in mente Re Guglielmo che contesta a Mozart troppe note nella sua ultima opera... e il genio che risponde con ironia: "Quelle che servono maestà né una di più, né una di meno!".
La questione riservatezza è un problema capzioso e non merita neanche di essere preso in considerazione.
Nessun paese è immune da problemi come i nostri, solo che noi siamo capaci di amplificarli a tal punto da renderli surreali se visti politicamente ma assolutamente disastrosi sotto il profilo sociale, civico, ambientale, economico ecc. ecc. ecc.

Ed ecco qua l'ennesima petizione,
se può servire a qualcosa...


http://firmiamo.it/sialleintercettazioni

Anonimo ha detto...

Ho già più volte espresso il mio parere sulle intercettazioni e tutto sommato concordo con il dr. Lima. Insisto però in un potenziamento della macchina giudiziaria anche in altri settori: risorse umane (professionalmente preparate e possibilmente normodotati), mezzi, uffici, aule.
Rispetto per la giustizia civile che non è figlia di un dio minore.....
E poi vorrei precisare che le informazioni ai giornali non vengono date esclusivamente o prevalentemente dagli avvocati.
IO ho subito gli effetti di una fuga di notizie consistita nella pubblicazione virgolettata di un avviso di garanzia EMESSO 12 giorni dopo la pubblicazione sui giornali! I responsabili (giornalisti) pare abbiano avuto avviso ex art. 415 c.p.p.....poi si vedrà.
Colui che ha cercato di infangare il mio nome si ritrova oggi rinviato a giudizio per calunnia.... ma quella notizia ai giornali chi l'ha data?
Non è dato sapere......
Forse qualcuno dell'ufficio del PM perchè faceva scalpore?
O il PM .....? magari per provocare qualche reazione.... o magari per aggiungere tacche per spingere la carriera? Vi assicuro che ne ha fatta di carriera..... visti tutti i giornali che quasi quotidianamente parlavano di lui..... Per inciso il CSM non ha trovato nulla di riprorevole nel suo comportamento.....anche se il rinvio a giudizio di colui che mi aveva attaccato è stato deciso da un altro PM e da un GUP.
Non è questa la giustizia che può funzionare. Tutte le intercettazioni di questo mondo non serviranno a far cambiare l'uso deviato della giustizia.
Con amarezza
Mathilda

Anonimo ha detto...

l'amara testimonianza di Mathilda non fa che confermare quanto io, da estraneo totale, potevo soltanto ipotizzare.
nella magistratura il marcio non è minore che in altri apparati dello stato.
è soltanto molto più difficile da individuare e punire.

con molta amarezza, baron litron

Anonimo ha detto...

Temo che coloro che propugnano una legge contro le intercettazioni perseguano obiettivi di dittatura.
Anonimo

Anonimo ha detto...

Forza Mathilda!!!
W Mathilda!!!
b

salvatore d'urso ha detto...

Dal Blog di Di Pietro.

Inciucio e intercettazioni secondo Cicchitto


Pensavo di dovermi confrontare su dei contenuti di un programma elettorale politico e non a dover impegnare la maggior parte del mio tempo a lottare per i fondamentali diritti di una democrazia. Le dichiarazioni del capogruppo alla Camera del Pdl, Cicchitto, mi lasciano letteralmente attonito per la loro ingenuità. Cicchitto afferma che maggioranza e "opposizione ombra" si troveranno d'accordo perchè ognuno ha i propri intercettati da salvare (leggi le dichiarazioni di Cicchitto). L'affermazione di circoscrivere intercettazioni a reati con pene superiori ai 10 anni è ridicola e una presa per i fondelli del popolo italiano, se consideriamo che in Italia le pene raramente comportano un’entità della pena cosi rilevante. Faccio un esempio per tutti: la pena edittale (sulla carta) in Italia per reati quali, ad esempio, la corruzione per un atto di ufficio, la frode nelle pubbliche forniture, la falsita’ del pubblico ufficiale in atti pubblici, il sequestro di persona, la truffa prevedono condanne con un massimo della pena al di sopra dei 2 anni ma con un minimo spesso al di sotto. Basta giocare con il futuro del Paese.

francesca cenerelli ha detto...

Buongiorno Dott. Lima. Ho letto l'altro gg il Suo art."Gli interrogativi senza risposta del processo disciplinare contro Luigi De Magistris".
in particolare mi ha colpita la frase NESSUNO MI HA RISPOSTO NE' SPESO ALCUNA PAROLA sul caso De Magistris. Io non m'intendo di Giustizia, di Tribunali, di linguaggi della Magistratura. MA ORA SO. ora so grazie al libro di Massari. ORA SO. grazie anche alla chiarezza dei suoi interventi. Volevo solo dirLe che, seppur non autorevole, seppur di poco conto, IO RISPONDO. e mi sono sentita in dovere di parlare della cosa anche se le mie terre sono così lontane dalla Calabria.ho cercato di parlarne nel mio blog myspace e anche di segnalare il Vs.
Un caro saluto,
F.Cenerelli

Grillo Parlante ha detto...

"Senza dover arrivare agli eccessi americani, ritengo utile conoscere non solo le vicende penalmente rilevanti ma anche "usi e costumi" di certi personaggi".

E perché di CERTI e non di TUTTI? Si scoprirebbero tanti di quegli "altarini" che nemmeno immaginate... su, forza, fatevi ascoltare anche VOI, siamo tutti curiosi!

Non mi piacciono i moralisti. La PRIMA cosa che si insegna alla facoltà di giurisprudenza è che la morale è una cosa, il diritto è un'altra.

E non mi piacciono soprattutto i moralisti interessati. I moralisti "di professione", per intenderci.

Soprattutto quando provengono da una "parte" che negli ultimi 40 anni ha fatto di tutto per distruggere la residua morale del popolo italiano.

Semplicemente, non sono credibili quelli che tempo fa sputavano sulla bandiera, quando ora cantano a squarciagola l'Inno di Mameli. Le stesse persone. Che pena!

Non hanno nemmeno il pudore di essere coerenti. Se lo fossero, li avverserei comunque, ma almeno li rispetterei.

Poco male, è sempre stato così.

Alessandra Gionti ha detto...

Premetto che l'azione del premier mi pare sfacciata e palese nella sua reale intenzione di salvare gli intercettati bipartisan, come ammette Cicchitto.
Quindi premetto che la discussione in quest'ottica non mi piace e mi guarderei bene in sede diversa da questo blog dall'esprimere dubbi per non prestarmi a strumentalizzazioni.
Qui però credo di poter trovare interlocutori disponibili e onesti con cui confrontarmi.
E allora scrivo che anche la faccenda delle telecamere non mi sembra poi così ovvia da accettare. Qualcuno nei commenti ha scritto che l'italiano medio è esibizionista e ci va a nozze con le invasioni nella privacy, le desidera quasi. Il che in parte è vero ma in parte no.
Le riprese delle ormai onnipresenti telecamere io le intendo come una limitazione, come un sacrificio a cui però mi sottopongo in vista di un bene superiore. Che è quello di evitare stragi, atti di terrorismo o semplicemente scoraggiare i violenti di qualsiasi matrice che prima di dare sfogo alle loro pulsioni ci pensano più seriamente, sapendo di essere individuabili e quindi chiamati a rispondere delle loro azioni.
Però mi resta sempre la sgradevole sensazione che così facendo offriamo ghiotte occasioni a chi voglia approfittare degli stessi strumenti per suo interesse, per controllarci ad esempio.
E così mi chiedo inquietata se è così surreale che in futuro un normale cittadino possa subire ricatti perchè spiato nelle sue private miserie, da chi aveva in mano certe tecnologie e ne ha abusato.
Riconosco che l'eventualità di un abuso non giustifica l'abolizione di strumenti che hanno un'indubbia e solida efficacia e utilità. Ma le paure restano e mi chiedo se è possibile tutelarci maggiormente o se le tutele già esistono e ci mettono al riparo da simili scenari, forse paranoici ^_^

Carmelo Pizzino ha detto...

Per il Grillo parlante

Lei chiede perche' limitarsi a conoscere gli altarini solo di certa gente e non di tutti gli Italiani

la risposta credo sia nel fatto che diversamente da me che sono un privato cittadino, i politici svolgono un ruolo istituzionale, sono seduti su quelle comode poltrone sol perche gente come me e Lei ha conferito loro un mandato

Allora Le dico che ben vengano certe notizie e ripeto non per una forma di affezione al gossip ma soltanto per avere un idea piu'chiara su chi ci governa

Le differenze tra morale, diritto e mettiamoci pur l' equita' lasciamole dentro il libro di filosofia del diritto

Cordiali saluti

Carmelo Pizzino ha detto...

Per Alessandra Gionti

Premesso che la mia opinione puo'non essere condivisa,
In tutta sincerita' non credo che l'italiano medio sia un esibizionista( escludendo l'innocente saluto a mamma messi alle spalle del giornalista di turno che sta facendoil suo servizio per il tg delle 13.
)
A mio avviso chi desidera la violazione della propria privacy sono le persone di spettacolo che ricevono sicuramente un lauto compenso dal paparazzo che li ha fotografati sul solito motoscafo( che invidia!!)

Quanto alla tua preoccupazione sull' essere ripresi da una telecamera anche qui a mio modesto avviso, dovremmo riportare il discorso entro limiti ragionevoli.

Se mentre faccio bancomat butto a terra la sigaretta, non credo che quelli della banca mi denunceranno per imbrattamento del suolo pubblico (magari l'esempio non calza ma prendilo per buono)

In sostanza non credo che si possa arrivare ai ricatti menzionati nel tuo commento perche' se cosi' fosse vorrebbe dire che lo strumento (telecamera o diavolerie simili)verrebbe usato per fini diversi da quelli propri( sicurezza della banca per rimanere nell'esempio)

Dirai tu:" E se succede?"
C'e' l'autorita' giudiziaria

Cordiali saluti

Luciana ha detto...

X Alessandra Gionti

Qualcuno nei commenti ha scritto che l'italiano medio è esibizionista e ci va a nozze con le invasioni nella privacy, le desidera quasi. Il che in parte è vero ma in parte no.
-----------

Lo so, lo so bene.

Infatti mi riferivo all' italiano medio, a quello che "non dorme se non partecipa" alle selezioni del Grande Fratello, a quello che "non vive se non guarda" il Grande Fratello, a quello che deve andare a spiattellare in TV tutte le proprie miserie, vere o presunte (perchè siccome al peggio non c'è mai fine, ci vanno anche per raccontare cose inventate), mi riferivo anche a quello che quando vede un giornalista collegato con lo studio, si mette dietro di lui e telefona a casa perchè qualcuno lo guardi.
Che diamine, c'è anche lui in TV!

E poco importa se il giornalista sta parlando di una tragedia, l'allocco ammicca, si aggiusta gli occhiali D&G, sorride, dà di gomito all'amico.

Che schifo.

Ecco, mi riferivo a questo genere di creatura.

Per il resto, non mi interessa se ad ogni angolo c'è una telecamera che mi spia.
Non faccio del male a nessuno e non ho niente da nascondere.
Dubito di poter diventare una persona importante e il mio badget attuale scoraggerebbe chiunque dal pensare di ricattarmi per essermi messa le dita nel naso.

Sono in una botte di ferro. ;)

Grillo Parlante ha detto...

Per Carmelo Pizzino.

Se dobbiamo lasciare il diritto e la morale dentro il libro di filoosofia del diritto, perché non lasciare, già che ci siamo, anche tutti i libri di diritto?

Avendo quindi lasciato i libri di diritto al loro posto, cosa resta?

Resta il POTERE e chi lo detiene, che non sono soltanto i membri del Parlamento, ma anche tutti gli appartenenti a quelle "lobbies" che concorrono a mandare in Parlamento i loro "sponsors", da una parte e dall'altra.

Intercettiamo loro, dunque, per primi.

Cordiali saluti.

Marzio Brunetta ha detto...

Rapina in banca. La polizia non fa la perquisizione a casa del sospettato alla ricerca del bottino, ma:
1. gli perquisisce casa ed ogni altro luogo di cui abbia la disponibilità (cantina, garage, auto, eccetera, anche se intestati formalmente ad altri, individuati già prima della perquisizione e durante tramite chiavi e documenti di qualsiasi genere);
2. la perquisizione si fa con lo scopo di trovare il bottino ed ogni elemento che in giudizio possa essere portato a carico dell'indagato (arma usata, capi d'abbigliamento ed eventuale casco usati durante la rapina, eventuale parrucca o barba finta, qualsiasi elemento utile);
3. lo stesso trattamento sarà riservato ai complici.

Io speriamo che mi leggiate :) ha detto...

Premessa:
Non abbiate paura della lunghezza. Ci vogliono giusto dieci minuti per arrivare alla fine.



Non c'è che dire: l'intervento del Dott. Lima è assolutamente preciso, discreto nell'espressione e convincente. A mio avviso però la discussione attuale si cala nel solco di quella più generale della contrapposizione dei poteri dello stato.
Oggi di discute delle intercettazioni, e questo problema associa - guarda caso - gli interessi della destra e della sinistra; ieri si discuteva del falso in bilancio, e quest'altro tema - guarda caso - indignava solo la sinistra.
Occorrerebbe allora un po' di onestà intellettuale.
Discutere oggi delle intercettazioni, ha lo stesso valore che può avere la discussione di un collegio di medici su come risolvere il problema di un mal di pancia che affligge un malato terminale.
Ora, premesso che nella metafora il "malato terminale" è ovviamente la giustizia, e che il collegio dei medici è questo blog, che poi dovrebbe rappresentare la coscienza sociale. Quel che vorrei chiedere al Dott. Lima, che ho sempre apprezzato in ogni intervento, è quanto segue: Se siamo arrivati al punto che una classe politica si sente legittimata a contrastare un altro potere dello STATO (quello giudiziale) mediante l'uso distorto della legge, non deriva forse dal fatto che il potere giudiziario ha troppe volte utilizzato proprio la GIURISDIZIONE per finalità diverse da quelle che le sono proprie. L'attuale esecutivo si sarebbe potuto permettere il lusso di sfidare l'opinione pubblica con provvedimenti evidentemente strumentali ad un proprio interesse, se dall'altra parte della contesa ci fosse stato un contraddittore esente da censure, abusi comportamentali, e scelte faziose?
Se non ci si ferma alla superficie, ci si avvede del fatto che ognuno dei poteri dello STATO, ivi compresa la magistratura, ha portato il suo bel contributo alla creazione del clima culturale e sociale nel quale ormai ci siamo irreversibilmente incanalati.
Del resto i diritto vivente lo scrivono i giudici, non mi si venga a dire che le leggi le fa il parlamento. Chi opera nel diritto sa bene – e parlo in linea generale, perche nel caso delle intercettazioni il pacchetto mi sembra confezionato ermeticamente - che la norma è una scatola aperta, nella quale ognuno può tirar fuori quel che crede. Una disposizione normativa può essere letta sempre con almeno due significati diversi, ed in circa 70 anni di applicazione del diritto, ad eccezione delle norme del processo penale che sono state compilate in buona parte per impedire l’accertamento della verità, il Ns. diritto vivente è di promanazione giurisprudenziale, non certo normativa ne’ tanto meno codicistica (il codice civile ormai costituisce un mero spunto: contiene norme effettivamente cogenti solo in pochissime materie ed è uno strumento meraviglioso, ma ormai desueto, tant’è che non c’è una sola categoria del diritto che non sia stata giurisprudenzialmente riscritta: si pensi alle ipotesi delle cd. nullità sopravvenute, che sono delle vere e proprie contraddizioni in termini).
Sono un avvocato, e quando ho iniziato la professione, oltre a credere nella giustizia, avevo un rispetto, quasi una venerazione, del ruolo del giudice, e ciò perchè mi ero formato l'idea che a tale funzione potessero accedere solo le menti più nobili e che, quelle meno nobili, sarebbero state permeate verso il meglio dalla funzione stessa che andavano ad esercitare.
Se riflettete questa idea promana proprio dal ruolo affidato dalla costituzione al Giudice, che, non a caso, è soggetto solo alla legge.
Oggi ho una tale sfiducia nella giustizia che quando ho avuto problemi mie personali ho sempre aderito a transazioni indecenti piuttosto che affidare le mie ragioni alla giustizia.
Mi sento, professionalmente, frustrato, così come potrebbe sentirsi un chirurgo costretto ad operare nella giungla.
Se penso al mio lavoro in termini di servizio, e se lo guardo dall’ottica del cliente, che di certo non accetta l’idea che la nostra sia una obbligazioni di mezzi, ma aspira legittimamente ad un risultato, sono assolutamente convinto del fatto che una volta su dieci il risultato assicurato dall’avvocato non dovrebbe essere AFFATTO remunerato.
La giustizia in Italia è forse il peggiore dei servizi che questo stato (con "s" minuscola) è riuscito ad organizzare per i propri cittadini.
Stranamente però se mi soffermo sui singoli magistrati che ho avuto l'occasione di conoscere, mi rendo conto che per la gran parte di queste, con poche eccezioni, sono persone serie e misurate.
Se guardo invece alla categoria impersonale dei magistrati, mi viene la pelle d'oca.
La stessa mi viene se penso alla politica, ma almeno se mi soffermo a valutare personalmente i pochi politici che ho avuto la (s)fortuna di conoscere, il risultato mi sembra più coerente, nel senso che il giudizio sulle persone e quello sulla categoria si fondono in un tutt'uno logico e coerente.
Mi chiedo allora: com'è possibile che una magistratura composta da individui di buona formazione personale ed individuale si sia fatta attrarre verso il basso nell'agone conseguito alla insorta contrapposizione dei poteri? Non sarà forse che chi occupa posizioni di vertice tra i giudici, chi li rappresenta a livello istituzionale, non è poi così diverso dal ceto politico che pretende di giudicare?
Forse vale in magistratura quel che troppo spesso vale nella vita: più si sale nella gerarchia dei posti di potere più scende la qualità personale di chi li occupa.
Sembra paradossale, ma forse non lo è poi così tanto.
Chi ha poche qualità personali per emergere svolgendo le proprie funzioni, cerca naturalmente una scorciatoia per raggiungere obiettivi che non merita.
La ns. società premia gli ambiziosi, perchè questi vivono come una ossessione la realizzazione dei propri interessi, cibando a volte solo il proprio ego (oltre che ovviamente il proprio tornaconto). E poiché nella ns. giovanissima democrazia la meritocrazia è praticamente assente, di norma nelle varie sedi ove si esercitano le contese, i migliori non si iscrivono proprio alla gara.
Carissimo Dott. Lima, leggendo i suoi scritti mi chiedo come sia possibile che Lei non sia mai stato un ospite fisso dei vari salotti mediatici. E come mai io abbia scoperto la Sua esistenza solo in questo BLOG.
Forse perché non si è mai iscritto alle gare?
PS. Mi permetto un piccolo suggerimento per la redazione. Ci siamo attribuiti un diritto vivente che talvolta spaventa per assurdità.
Ci sono filoni giurisprudenziali che sconvolgono per “originalità”.
Non sarebbe il caso di intavolare argomenti di discussione specifici, che consentano di confrontarsi su macro temi del diritto. Penso, ma solo per fare un esempio, al topolino partorito dalla montagna della riforma della legge sulle separazioni tra coniugi. Sarebbe interessante confrontarsi sul perchè dopo aver impiegato circa 20 anni a riformare l'impianto normativo, una certa magistratura abbia sostanzialmente azzerato in pochi mesi la portata della intera riforma. In Italia mi sembra che si contino 110 suicidi all'anno per ragioni connesse alle separazioni. Di questi 104 toccano gli uomini. Ci sarà una ragione a questo fenomeno? La magistratura della famiglia se ne è accorta?
Il legislatore sembrava se ne fosse avveduto, ma come ho detto "la montagna ha partorito un topolino".
Ho fatto solo un esempio e me vengono in mente almeno dieci in un secondo, e cento in dieci minuti (ovviamente si fa per dire).
Non sarebbe il caso di approfondire tematiche generali e sentire l’opinione anche di non addetti ai lavori su argomenti posti in modo semplice ?
Un vivo ringraziamento per la semplice ideazione di questo spazio

Io speriamo che mi leggiate :)

Io spero che mi legga tu :-) ha detto...

"Forse vale in magistratura quel che troppo spesso vale nella vita: più si sale nella gerarchia dei posti di potere più scende la qualità personale di chi li occupa".

Tolga pure il "forse", caro Avvocato!

Solo sovra un punto della Sua analisi mi permetto di contraddirLa, dove afferma che: "E poiché nella ns. giovanissima democrazia la meritocrazia è praticamente assente..."

La meritocrazia, invece, è esistita (sia pure con qualche ovvia eccezione) sino alla fine degli anni '60.

E' dopo quel periodo che è iniziata la degenerazione e la decadenza.

Non mi chieda perché, altrimenti scriverei un trattato che vorrei invece risparmiare ai nostri pazienti lettori.

Cordiali saluti.

Io speriamo che mi leggiate ha detto...

Gentilissimo affine nell'alias, alla fine degli anni sessanta avevo sei anni.
Peccato.
Avevo il sospetto di essermi perso il meglio del secolo scorso.
Ora, paradossalmente (e spero che il paradosso sia efficace), ho la ancor più terribile sensazione che la mia generazione si stia beccando il meglio del secolo in corso.
Dalla lettura dei testi di diritto, comunque, devo convenire con Lei sulla meritocrazia di quegli anni. Ho letto pagine di diritto (dottrina) e sentenze della Suprema Corte dell'epoca che hanno davvero tracciato il solco di un ordinamento che aveva basi eccellenti.
Oggi leggo spunti della dottriona che raramente offrono spunti di riflessione e che troppe volte si esauriscono in un elenco di precedenti.
Talune sentenze attuali della Corte di Cassazione, invece, mi fanno impallidire di vergogna (sulle mie qualità professionali) per quanto sono lucide, ben scritte ed acute. In altre, invece, mi chiedo come le menti che dovrebbero rappresentare il vertice del pensero giuridico possano aver partortito semplificazioni e giudizi così lontani e dissociati dalla realtà (sia giuridica che fattuale). Il diritto del lavoro, parlo sempre i quello di formazione giurisprudenziale, è pieno di ipocrisie. Lo stesso dicasi per il diritto di famiglia.
Nelle materie in cui invece i pruriti sociali solleticano di meno (per esempio nel societario, nel commerciale in senso stretto, nel fallimentare etc. etc.), la giurisprudenza mi sembra meno appannata.
Sarebbe divertente incorociare le Sue con le mie analisi. Forse ne usciremmo arricchiti entrambi.

Cordialità e grazie per avermi letto

Io speriamo che mi leggiate :)

io spero che mi legga tu :-) ha detto...

Perfettamente d'accordo.

Aggiungerei soltanto un esempio.

Oggi uno dei tanti luoghi comuni afferma che i bambini sono più maturi, più "svegli" e più intelligenti rispetto ai bambini di una o due generazioni fa.

Lei converrà con me che invece, salvo rare eccezioni, oggi i bambini, i ragazzi e i giovani sono di un'ignoranza abissale!

Eppure, ha mai sperimentato la pensantezza dei "tomi" che, poverini, sono costretti a caricarsi sulle spalle, esponendosi a precoci scoliosi e lombo-sciatalgie?

Si direbbe che, ponendo tale carico a confronto con il mio libro di lettura e il mio sussidiario, unici testi delle mie elementari, i bambini oggi siano dei pozzi di scienza ... si direbbe, appunto!

Così accade anche nel mondo del diritto.

Una volta, si dice, c'erano i "baroni" universitari. Vero. Ma almeno costoro conoscevano la materia. Oggi le università sono moltiplicate in modo esponenziale per numero di sedi e numero di docenti. E il merito è veramente l'ultimo dei criteri in base al quale si conquista una docenza.

Così anche i libri di testo universitari aumentano sempre più di mole e in modo inversamente proporzionale diminuiscono di chiarezza e intelligibilità.

Non troverà più la logica cristallina di un Liebman, o l'erudizione di un Arangio Ruiz. D'altra parte, se ricorda, diverse pagine delle "Istituzioni" di quest'ultimo autore erano scritte ... in latino, dando per scontato che il lettore, proveniente dal "vecchio" Liceo, ne fosse padrone.

Si immagina oggi gli studenti alle prese con quel testo? E non mi riferisco a quelli che provengono dagli istituti tecnici, ma proprio a quelli che provengono dal Liceo!

Queste scuole e queste università "sfornano" anche coloro che diverranno Avvocati e Magistrati. Lo fanno, in questo modo, da almeno quarant'anni, con sempre maggior impegno nella produzione di laureati e sempre minor cura nella loro preparazione.

Il prodotto, Lei che è Avvocato, lo vede ogni giorno. E scusi l'anacoluto, ma ci stava bene!

Cordialità a Lei.

Anonimo ha detto...

Considerato il fatto che l' Avv."io spero che mi leggiate" propone un coinvolgimento dei non addetti ai lavori su tematiche importanti,mi faccio coraggio e provo a dir la mia... 2 punti hanno attirato la mia attenzione

L'accostamento Intercettazione/ mal di pancia non tanto mi convince,ritenendo piu' adeguata una bella peritonite che non fa altro che aggravare le condizioni del nostro paziente(la giustizia)

Cio' che pero' mi preoccupa non e' tanto il male sofferto dal paziente in parola quanto il collegio di medici chiamato a trovar la cura.

Diversamente da Lei ritengo che i medici non siano, in questa nostra discussione strana, i ragazzi del blog, quanto il caro legislatore

Converra' con me che le preoccupazioni espresse in questa sede sia dalla redazione sia dai lettori, sono frutto di quei tanti casi di " mala sanita' cui il nostro lgs ci ha abituati da tempo.

Lei ritiene che il potere politico si faccia forte degli errori della magistratura per sfidarla.. io penso che impunemente stiano sfidando noi, povera gente, sottraendo al nostro unico paladino ( me lo passate il termine??)gli strumenti di lavoro

Ancora, Lei vede negli interventi giurisprudenziali( non tutti ritengo)quasi un male per il diritto( interpreto bene?)

Io Le credo sulla parola ma se penso al diritto amministrativo ricordo che qualcuno ha benedetto quegli interventi che hanno portato un po' di luce in una materia scoordinata lacunosa e mal disciplinata( C'e' chi ha definito il lgs superficiale e distratto)

Io ritengo quegli interventi un bene ma chiaramente mi posso sbagliare

Io spero che mi legga tu :-) ha detto...

Caro anonimo lettore, evidentemente Lei non ha un ricorso al TAR pendente da decenni! La informo, sul punto, che la situazione della giustizia amministrativa è ancor più collassata, se possibile, di quella della giustizia penale e di quella civile.

Solo in Italia, difatti, vige dal 1889 l'assurda figura dell' "interesse legittimo" con tutte le più folli teorie cui ha dato origine questa anomalia, mai corretta definitivamente. E che trova il suo fondamento nell'arcaico timore di dar troppo potere ai cittadini, riconoscendo loro dei diritti soggettivi perfetti di fronte all'attività (allora ritenuta quasi sacrale) della Pubblica Amministrazione.

Ma la cosa grave è questa, che se Lei non è in grado di ottenere subito una "sospensiva", vale a dire un provvedimento di sospensione dell'efficacia dell'atto impugnato, Lei rischia di attendere ben più di 10 anni per avere una sentenza, che quando arriverà, se mai arriverà, Le sarà del tutto inutile, come accade nella maggior parte dei casi.

Riguardo alla giurisprudenza, l'Avvocato Le potrà confermare che da tempo neppure la Cassazione concorda più con se stessa, imponendo continui "rovesciamenti di fronte" e continue interpretazioni divergenti, che finiscono per ostacolare il tempestivo intervento delle Sezioni Unite. Le quali, in ogni caso, non possono formalmente vincolare neppure il più piccolo magistrato di provincia!

Anche questo è, in ultimissima analisi, il prodotto dell'anarchia e del disvalore dell'Autorità, intesa soprattutto come "rispetto" e considerazione per chi ne sa più di te.

Perché un tempo un piccolo Pretore (ma perché ne hanno eliminato la figura?) ci pensava non due, ma tre o quattro volte prima di contraddire una massima della Corte di Cassazione. Anche perché in Cassazione sedevano, in buona parte, le migliori menti della Magistratura. E la progressione in carriera nella Magistratura seguiva precise regole di selezione. Non esisteva ancora la "promozione automatica" negli stipendi!

In definitiva, Lei non ha alcuna "categoria" di paladini, si rassegni. Non i politici, né tantomeno i Magistrati. Non tutti, perlomeno.

Ha dalla Sua parte soltanto alcune singole persone di buona volontà, siano essi politici (pochi) ovvero Magistrati (pochi anche loro, purtroppo).

Con l'attenuante e il limite, per i Magistrati, che non è compito loro fare le leggi, ma soltanto quello di applicarle in concreto.

Cordiali saluti.

Felice Lima ha detto...

Per Avvocato anonimo delle 14.15 (“io speriamo che mi leggiate”)

Gentilissimo Avvocato,

intanto grazie di avere prestato attenzione ai miei scritti e al nostro blog.

E grazie ancora di più per i Suoi generosi giudizi sulle cose che ho esposto.

E certo che La leggo e la leggiamo! Ci mancherebbe.

E se mi permette di scherzare, quanto alla lunghezza, chi meglio dei giudici è abituato a leggere lunghi scritti degli avvocati?

E chi meglio di un logorroico come me può comprendere chi scrive lungamente.

Lei pone al dibattito molte questioni, per sviluppare le quali, essendo io un logorroico, impegnerei pagine e pagine.

Provo una sintesi.

Sono costretto a condividere, purtroppo, la Sua seguente diagnosi: “Mi chiedo allora: com'è possibile che una magistratura composta da individui di buona formazione personale ed individuale si sia fatta attrarre verso il basso nell'agone conseguito alla insorta contrapposizione dei poteri? Non sarà forse che chi occupa posizioni di vertice tra i giudici, chi li rappresenta a livello istituzionale, non è poi così diverso dal ceto politico che pretende di giudicare?”

Temo che sia proprio come dice Lei e, appena possibile senza violare diritti di un editore, riporterò anche sul nostro blog una cosa che ho scritto altrove per illustrare come questo sia accaduto e accada.

Non condivido invece la Sua opinione secondo la quale “La giustizia in Italia è forse il peggiore dei servizi che questo stato (con "s" minuscola) è riuscito ad organizzare per i propri cittadini”.

Penso, infatti, che la giustizia sia un servizio assolutamente pessimo, ma purtroppo non il peggiore, perché invece in linea con il degrado complessivo del nostro settore pubblico.

E non condivido neppure la Sua opinione che emerge dal Suo seguente passaggio: “Se siamo arrivati al punto che una classe politica si sente legittimata a contrastare un altro potere dello STATO (quello giudiziale) mediante l'uso distorto della legge, non deriva forse dal fatto che il potere giudiziario ha troppe volte utilizzato proprio la GIURISDIZIONE per finalità diverse da quelle che le sono proprie. L'attuale esecutivo si sarebbe potuto permettere il lusso di sfidare l'opinione pubblica con provvedimenti evidentemente strumentali ad un proprio interesse, se dall'altra parte della contesa ci fosse stato un contraddittore esente da censure, abusi comportamentali, e scelte faziose?”

Premesso, infatti, che ho scritto addirittura un intero articolo su questo blog per illustrare “Le responsabilità dei magistrati nella crisi della giustizia”, credo che le due cose non sia collegate.

Credo, cioè, che l’avversione del potere contro la giustizia sia per così dire “cromosomica”. Se sei ladro, odi le guardie. Anche se sono tanto gentili e bene educate.

Ciò che sta facendo il potere in Italia c’entra solo con gli interessi personali di chi lo detiene e per nulla con le colpe della magistratura.

Mi permetto di aggiungere anche che, a mio modesto parere, nel complesso questa cosa della magistratura politicizzata è una bufala.

Ci sono un certo numero di magistrati politicizzati – che guarda caso piacciono a tutti i partiti e infatti sono divisi in numero uguale in tutti gli schieramenti – ma la quasi totalità non ha proprio niente a che fare con la politica.

Per quanto riguarda, poi, le inchieste a carico del Presidente Berlusconi, è sufficiente leggere gli atti dei vari giudizi per capire che esse non hanno niente di politico e che ciò che è anomalo non è che egli sia inquisito, ma che nelle sue condizioni sia al Governo.

E anche questa non è in alcun modo una considerazione politica, ma solo tecnica.

Basti dire, fra le mille cose tecnicamente rilevanti, che egli deve decidere come capo del governo che destino dare a Rete 4, che è di sua proprietà, e la cui condizione di illegalità costerà a breve a tutti i contribuenti alcune centinaia di milioni di euro.

Come ha spiegato bene proprio Fedele Confalonieri in una intervista nella quale ha detto testualmente “Se non fossimo entrati in politica ora saremmo in galera o sotto un ponte”, il paradosso di Berlusconi è che egli è riuscito a convincere gli italiani di essere inquisito perché è in politica, quando è evidente che è entrato in politica perché era inquisito e quello che ha scelto era l’unico modo per sottrarsi alla giustizia che tocca a tutti gli altri comuni mortali.

Quanto ai motivi della Sua frustrazione, sappia che Le sono massimamente solidale, perché spessissimo anche io mi avvilisco. Ma la ragione dice che non è giusto.

L’idea che viviamo nel tempo peggiore di tutti è un’idea da vecchi.

In ogni epoca i vecchi hanno sempre lamentato il deterioramento dei costumi e in ogni epoca hanno ricordato solo il meglio delle epoche precedenti.

Certo che la Grecia ha avuto Socrate e Platone, ma, per esempio, a Socrate lo ha fatto fuori a furor di popolo.

E certo che in Italia c’erano Chiovenda e Calamandrei, ma nello stesso tempo c’erano l’assassinio di Mattei, lo scandalo Locked, il Sifar, il golpe Borghese e mille altre cose.

Insomma, ai protagonisti di ogni epoca tocca fare la propria parte nella fatica e nel fango.

Anche io, come Lei, ho avuto un grande shock nello scoprire quanto la mia idea dei giudici e degli avvocati fosse ingenua.

Ma credo che per fare bene la nostra parte si debba partire proprio da qui: da un sano realismo.

Che porta a un sincero rispetto dell’istituzione nella consapevolezza che essa è fatta da uomini del nostro tempo.

Quanto, infine, alla Sua proposta di discutere nel merito di singole questioni giurisprudenziali, sarebbe bello, ma purtroppo non ce lo possiamo permettere.

Lo sforzo “editoriale” che stiamo facendo con questo blog è già davvero il massimo che possiamo e, al momento, anche più del massimo.

Non siamo in grado di aprire altri fronti, che non saremmo in grado di gestire.

Per diversi anni ho lavorato alla Sezione del Tribunale di Catania che si occupa di famiglia (troverà anche su internet molti miei provvedimenti) e dunque comprendo ciò che Lei scrive a proposito della delicatezza di quell’ambito di giurisprudenza.

Ma su questo argomento il discorso si farebbe davvero lunghissimo e molto complesso.

Per sincerità, mi permetto di dirLe che non credo che i miei colleghi abbiano tradito la riforma. Penso invece che anche quella riforma, come tante altre, sia tecnicamente pessima e fondata su un imbroglio consistente nel negare un problema invece che risolverlo.

Per farmi capire con un esempio, l’affidamento congiunto dei figli mi sembra come se a un padrone di casa e un inquilino che litigano per il possesso della casa, il legislatore dicesse: “ma che problema c’è; facciamo un affidamento congiunto; la casa la diamo a entrambi; gestitela insieme. Ecco fatto”.

Grazi ancora per la Sua attenzione e cortesia e per il gesto generoso di condividere con noi un po’ della Sua fatica di vivere, fatica che pesa di meno quando, come stiamo cercando di fare qui, si prova a condividerla.

Un caro saluto.

Felice Lima

Io spero che mi legga tu :-) ha detto...

Mi dispiace contraddire il dottor Lima, ma credo ci sia UN SOLO motivo per ritenere preferibile vivere in Italia nel tempo attuale, rispetto a cinquant'anni fa: il progresso della medicina!

Sempre ammesso di non capitare in certe cliniche ...

Anonimo ha detto...

Caro dottore,
non penso proprio che il problema delle intercettazioni sarebbe via via diventato un problema prioritario nella politica (sia di destra che di sinistra) se non fosse stato alimentato giorno dopo giorno dalla dabbenaggine di qualcuno, che per la gloria di uno o più momenti, ha finito per danneggiare il sistema Giustizia del Paese più di quanto la casta, i fannulloni, il sindacalismo e la politica stessa, messi insieme, abbiano contribuito al suo non miglioramento negli ultimi quindici anni.
Non vedo insomma alcun beneficio alle indagini dalla fuga del contenuto delle intercettazioni (o peggio delle trascrizioni, o peggio ancora della duplicazione vocale)verso la stampa o TV; a meno che non si abbia sfiducia nella nostra attuale Giustizia. Se ciò fosse vero, la risoluzione dei vari problemi(primo fra tutti la lentezza)si allontanerebbe sempre più.
bruno - 72100

Felice Lima ha detto...

Per Bruno 72110.

Gentile Lettore,

mi permetta di non essere per niente d'accordo con Lei.

Per un verso, infatti, non credo affatto che quello che sta accadendo sia in alcun modo conseguenza di abusi da parte dell'amministrazione della giustizia.

Come ho già scritto qui sopra in un commento del 14 giugno alle 20.11, l'unica ragione per la quale si sta approvando una legge assolutamente liberticida e violativa di fondamentali principi della democrazia è che chi ha il potere non vuole più essere scoperto quando commette - e purtroppo lo fa spessissimo - reati.

E' inutile che Lei e altri come Lei cerchiate a tutti i costi delle giustificazioni. I ladri combattono le guardie. E non perchè le guardie sono maleducate. Ma solo perchè loro sono ladri e le guardie sono uno dei principali fastidi alla loro attività.

Per altro verso, sappia che questa cosa della fuga di notizie è anch'essa una cosa montata ad arte.

Tutte le intercettazioni che Lei ha letto sui giornali e anche quelle che ha udito in audio erano lì dove le ha sentite del tutto legittimamente.

Le chiamano "fughe di notizie" perchè così prendono in giro coloro che come Lei non conoscono né i fatti né le leggi e gli credono.

Nessuna delle intercettazioni pubblicate era più segreta ai sensi dell'art. 329 c.p.p..

Si chieda come sia stato possibile che il nazismo abbia sterminato sei milioni di ebrei, lo stalinismo altrettanta gente e il fascismo abbia fatto guerre e leggi razziali.

Sappia che è avvenuto facendo in modo che tanti cittadini come Lei pensassero e dicessero: "Beh, certo, forse questa legge non è del tutto giusta e però hanno anche ragione, è vero che con la Grecia abbiamo avuto anche troppa pazienza e che se adesso gli andiamo a "spezzare le reni" se la sono proprio meritata".

Non c'è il pericolo che arrivi il fascismo.

Questo in cui siamo è già il fascismo.

E per evitare di subire la solita tiritera sulla destra e la sinistra, La informo che non è un fascismo "di destra". E' fascismo e basta.

E la cosiddetta "opposizione" è sostanzialmente d'accordo, con qualche inutile distinguo di facciata.

E Petruccioli ha detto che Travaglio non doveva dire la verità su Schifani.

E Veltroni ha mandato le ruspe ad abbattere i poveri tuguri personali di rom innocenti solo perchè un altro rom diverso da loro aveva ucciso una signora.

E stiamo per prendere le impronte digitali di tutti gli stranieri.

E tante altre cose.

Il fascismo era ed è tutto qui.

Il resto sarà solo inevitabile conseguenza.

Poiché Lei potrebbe trovare che io non sia abbastanza titolato a darLe questa lezione, gliela faccio dare da persona più autorevole di me.

Ha scritto Alexis De Tocqueville nel 1840:

«Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri... Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo» (da De la démocratie en Amerique).

In ogni caso, se preferisce pensare le cose che ha scritto, continui pure a farlo, ma mi faccia un piacere personale: la smetta poi di lamentarsi quando l'illegalità continuerà a dilagare come già dilaga grazie a leggi come la Cirielli, la Pecorella, la Simeone, la Mastella (indulto) e tante altre, guarda caso tutte funzionali solo a liberare amici e amici degli amici e tutte assolutamente devastanti per l'amministrazione della giustizia.

Felice Lima

Maurizio Bolognetti ha detto...

Segnalo che il link "l'onorevole Angelino" porta nella terra di nessuno...

Anonimo ha detto...

Gentilissimo Dott. Lima.
Innanzitutto la ringrazio per l’attenzione e per comprensione della “logorroicità”, mio difetto, aimè, noto a molti suoi colleghi e da molti assai poco apprezzato.
Su questo specifico aspetto, e lo sottolineo perché penso sia un segnale di quale sia l’atteggiamento di certa magistratura, vorrei spendere qualche riflessioni.
In genere i miei scritti difensivi non sono affatto brevi, anzi sono composti in media di diverse cartelle, ancorchè, almeno io così spero, non siano inutilmente prolissi.
Prolisso è infatti chi impiega pagine e pagine per dire cose che potrebbero essere dette in poche righe. Articolato è invece chi esamina le diverse sfaccettature dell’argomento su cui si sofferma.
Questo concetto sembra sfuggire ad alcuni suoi colleghi, i quali proprio in nome di una pretesa sinteticità – che invece altro è se non pressapochismo – risolvono spesso in poche e poco consistenti righe, argomenti sui quali gli avvocati si erano “incautamente” intrattenuti in pagine e pagine.
Il problema dei logorroici, che tali non sono (e sicuramente Lei appartiene a questa categoria) ma che tali appaiono all’occhio di un pigro lettore, è che hanno molto da dire.
Se il destinatario dei loro scritti è soggetto poco incline alla speculazione, ed incapace di cogliere le sfumature di ragionamenti complessi, e che si distrae già alla terza quarta cartella, la qualifica di “logorroico” o “prolisso” seppure simpaticamente rivolta magari nei corridoi di un Tribunale, dal distratto lettore al pedante estensore, nasconde in realtà quella di “rompi…..”.

Pensi che in un giudizio particolarmente complesso nel quale avevo scritto in grado di appello memorie per circa 100 cartelle (toccando 5 diversi argomenti di diritto) la Corte d’Appello di Roma, per non fare nomi, ha risolto la questione con una sentenza di dieci cartelle di cui “otto” riportavano il fatto, “una” il dispositivo ed “una” la motivazione.
Dei cinque argomenti trattati, poi, la Corte ne aveva esaminati due.
Il resto “nin so”.
Scoraggiato e demotivato dall’esito del giudizio, avevo deciso di non ricorrere in cassazione, salvo poi esservi convocato su ricorso di controparte.
A quel punto ho reiterato, con la stessa compendiosità i due motivi di appello che la Corte d’appello aveva ritenuto di rigettare, ed ho riproposto gli altri 3 che non erano stati esaminati.
La Corte non si ancora pronunciata in via definitiva, perché a seguito della prima udienza la Sezione Semplice sui era stato affidato il ricorso, ha rimesso gli atti alle Sezioni Unite, in considerazione della “particolare importanza” di due delle tre questioni non esaminate dalla Corte d’Appello.

Se tutto ciò fosse avvenuto in materia di salute di fronte ad un comportamento così omissivo e di fronte alla incapacità di un medico di cogliere persino l’importanza della patologia che gli era stata faticosamente segnalata, la questione sarebbe finita subito sui giornali come un caso di mala sanità.
Ebbene il caso da cui ho preso spunto non solo non è finito e mai finirà su alcun giornale ma costituisce l’assoluta normalità. Ed è proprio questa normalità che fiacca e genera frustrazione in alcuni (molti? pochi? non so) avvocati.
Fatta questa purtroppo lunga premessa, mi consentirà ora di sottoporle alcuni aspetti del Suo dire, sui quali più che essere in disaccordo con Lei, mi permetto di segnalarle una diversa angolazione.
In linea generale concordo sul fatto che il “marrano” ha sempre in odio la “guardia”, osservo tuttavia che il ladro, da ladro che era, può permettersi il lusso di assumere credibilmente le vesti del perseguitato, se una determinata categoria di guardie sembra dedicarsi solo ai suoi comportamenti.
La persecuzione nasce infatti da un incalzante controllo indirizzato soggettivamente solo s alcuni soggetti attentamente selezionati, e da una non corrispondente attenzione rispetto ad altri soggetti altrettanto attentamente selezionati.
L’opinione pubblica non è composta da inetti, e se oggi si assiste ad una sorta di assoluzione preventiva della società rispetto ai fatti sui quali la magistratura indaga (cosa questa pericolosissima perché comporta non una valutazione distorta dei fatti, ma una assoluzione dei comportamenti), ciò potrebbe essere forse l’effetto di un uso strabico della obbligatorietà dell’azione penale.
Lei sa meglio di me, che il rispetto delle regole nel nostro paese è considerato una facoltà.
E ciò ha radici profonde, rispetto alle quali il fenomeno Berlusconi è un effetto e non la causa. La causa originaria risiede invece, a mio modestissimo parere, nel fatto che il potere dello Stato che avrebbe dovuto assicurare la punizione a chi galleggia nell’illecito, civile o penale che sia, si è trovato, questo è vero, talvolta nella impossibilità di operare (leggi: prescrizioni, indulti, legislazione burocraticamente garantista), ma nelle tantissime occasioni in cui ha operato ha fatto ricorso a schemi decisionali costanti che francamente lasciano sconcertati (pensi all’automatismo della sospensione condizionale della pena, ovvero alla costante atteggiamento dei Tribunali di non decidere mai secondo lo schema del proprio convincimento personale, ma secondo quello della probabilità di non andare incontro alla mannaia della riforma della sentenza).
Su questi argomenti potrei scrivere davvero migliaia di pagine, ma mi astengo per ovvie ragioni.
In conclusione quel che vorrei sottolineare è quanto segue:
La magistratura è composta per la maggior parte da teste pensanti di buona qualità.
In decenni di esercizio della giurisdizione tuttavia, si è formata una mentalità, un modus pensandi, che brilla per il distacco dalla realtà. Quel che manca al magistrato è la possibilità di avere un approccio fattuale e “sociologico” ai problemi.
Conosco benissimo la categoria (che ovviamente rispetto). La conosco dall’interno e nelle sue varie articolazioni e progressioni in carriera.
Penso di avere dato un piccolissimo contributo ad alcuni giudicanti che qualche volta (ovviamente per fatti a me assolutamente estranei) mi hanno chiesto pareri (non che io sia un genio, ma ero la persona più a portata di mano alla quale chiedere la differenza tra una cambiale ed un tratta).
Quel che mi ha colpito in questo interscambio culturale, non è stata l’impreparazione o la mancanza di elementi fondanti, ma la difficoltà del giudice a cogliere le premesse reali e le conseguenze naturali delle decisioni che riteneva essere – norma alla mano - quelle giuste.
Troppo spesso chi giudica conosce le norme, ma quel che gli sfugge è il contesto reale dal quale le stesse affondano le radici, e le conseguenze pratiche cui le stesse danno corso.
Con la assurda conseguenza che mancando un valido antecedente logico alla decisione, la portata di questa genera la formazione di usi e costumi ancor più aberranti di quelli dai quali la decisione ”non “ era partita.
Per fare un esempio: se un magistrato nega la provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo, assumendo che la causa è di pronta e facile soluzione, e poi la rinvia per la sentenza al 2010 (quando va bene), questi mostra:
1) di non sapere che le disposizione normative vanno lette diacronicamente, sicchè la norma dalla quale egli ha tratto spunto per negare una pronuncia anticipatoria del merito, non può oggi essere letta come poteva essere letta nel 1950;
2) di non sapere che i debitori di norma non restano in attesa delle esecuzioni dei creditori;
3) di non rendersi conto che una decisione dovuta ma non presa per una burocratica interpretazione del diritto, può generare una prassi distorta ed incrementare la proposizione di giudizi volutamente inconsistenti rivelandosi questi più utili di quelli consistenti.
Ed infatti se una opposizione fosse ben articolata (almeno in diritto) il giudice dovendo esaminarla, dovrebbe concedere la provvisoria in mancanza del fumus di fondatezza.
Se invece l’opposizione risultasse totalmente infondata, il magistrato burocrate, essendo la causa di pronta soluzione, ben potrebbe negare la tutela anticipata, e rinviare poi la causa al 2010 per la tutela definitiva.
Ora è più che evidente che un magistrato che assume un provvedimento del genere può non essere impreparato, ma di sicuro non è consapevole ne’ delle premesse dalle quali parte la sua decisione, ne’ delle conseguenze della stessa.
Di episodi simili a quello sopra descritto sono pieni i verbali di udienza, e spero che Lei si fidi se Le dico che ho visto di molto ma molto peggio.
Non occorre cambiare i codici, né aumentare il numero dei magistrati (fatto salve le necessità fisiologiche di incremento degli organici).
Quel che occorre è lavorare sulla consapevolezza dei magistrati rispetto al concreto nel quale operano.
E’ assolutamente certo che molti giudici recano nel proprio bagaglio culturale questa consapevolezza.
Ma per chi non ha avuto la fortuna di procurarsi una formazione mentale allargata (e parlo dei giudici ragazzini, che ragazzini possono essere anche a 50 anni) occorre che il sistema intervenga.
In magistratura questo tipo di intervento è assolutamente carente, ed i corsi periodici organizzati dal CSM, non sono strutturati in questa prospettiva, vertendo esclusivamente su materie specialistiche.
Per parte mia ritengo che se la magistratura scendesse dallo scranno, e si offrisse al confronto periodico ed ISTITUZIONALE con l’avvocatura, non rifiutandolo in via precostituita, se recepisse l’opinione “ISTITUZIONALE” dell’avvocatura sui meccanismi che in concreto generano taluni filoni decisori, sarebbe un po’ meno autoreferenziale e probabilmente alcune distorsioni del sistema che traggono dalle maglie di questo la linfa al proprio sostentamento, potrebbero essere ridimensionate.
L’isolamento istituzionale e culturale (mi riferisco alla cultura della giurisdizione) nel quale la magistratura si trova oggi costretta, è un bene per la giustizia?
Ritiene poi ancora attuale l’idea che la magistratura possa risolvere problemi e responsabilità derivanti dall’esercizio della giurisdizione in via del tutto autonoma.
Gentile Dott. Lima, perdoni la prolissità e, ove non fossi riuscito a contenerli, i toni polemici, e la prego a riflettere su quanto Le ho detto.
Berlusconi e la politica in generale, sono la causa di un sistema giurisdizionale che ad un certo punto della sua storia si è trovato in condizione di doversi paradossalmente difendere dal proprio ministro, oppure è l’effetto dell’isolamento e della autoreferenzialità di questo ?

Un carissimo saluto

Io speriamo che Lei mi sopporti

PS: se ritene di dovermi dare "lezioni" sia di storia che di "sociologia giuridica" lo faccia pure. Ho la assoluta convinzione che Lei ne sia titolato :) E non perchè magistrato, ma per la qualità di quello che scrive e degli argomenti (anche di quelli che non condivdo) che adopera.

Anonimo ha detto...

PS: quanto alla riforma del diritto di famiglia, che mi ero dimenticato di commentare, le rappresento una diverso approccio rispetto al suo.
Se uno dei due inquilini della casa da lei citata, sa già in origine che, quale che siano le sue responsabilità, la casa verrà assegnata a lui, le sue prese di posizione prevaricatorie ed il suo atteggiamento di intolleranza e di sufficienza rispetto alle legittime aspettative abitative del suo coinquilino, non farà altro che autoalimentarsi.
Assegnando la casa in via esclusiva a lui, pertanto, altro si farà che premierà l’arroganza e la prepotenza e la totale incuria degli altrui diritti.
Se invece quell’inquilino sapesse che deve per forza di cose deve convivere in quella casa con l’altro, e che se inizia a prevaricarlo ad occupare spazi non suoi, e ad imporre le sue regole (a spese ecomoniche dell’altro) il risultato sarà che la casa sarà assegnata, come dovrebbe essere, a quello dei due che mostra di essere rispettoso delle regole, stia pur certo che si conterebbero meno suicidi tra i padri e qualche “abbassamento di cresta” di molte madri che utilizzano e strumentalizzano i bambini in danno di uomini che, molto spesso, hanno svolto il ruolo di “mammo” per tutta la vita coniugale e che proprio per questo loro attaccamento ai figli si vedono assoggettati a ricatti e soprusi.
Le assicuro che in argomento potrei davvero scrivere un trattato, ma mi astengo perché convengo con Lei che i temi trattati in questo blog sono già tanti e mi rendo conto non è possibile allargarli. Peccato perché mi sarebbe davvero piaciuto farle conoscer un po’ di sfaccettature del sommerso delle separazioni.

Io speriamo che ... :)

"Uguale per tutti" ha detto...

Un grazie al dr Bolognetti per la preziosa segnalazione: abbiamo corretto l'errore nel link all'articolo di Travaglio.

La Redazione

Anonimo ha detto...

tre cose, rapidissimo perché ho poco tempo.....

la uno: grazie all'anonimo avvocato: per quanto mi riguarda le sue speranze sono ben riposte. la leggo con piacere, e con altrettanto piacere noto la sua capacità di porre questioni senza uscire dal seminato e senza strafalcioni, allargando anzi il campo di discussione grazie al cambiamento di punto di vista, preziosissimo anche perché proveniente da un addetto ai lavori complementare al magistrato....

la due, al dottor Lima: lei dice

"Non c'è il pericolo che arrivi il fascismo.

Questo in cui siamo è già il fascismo."

evviva, se n'è accorto solo oggi che dal fascismo non siamo mai usciti?
e non per gli aspetti che lei rileva (seppur notevoli sono del tutto secondari), ma perché la società italiana è stata modellata dal ventennio in maniera molto più profonda di quanto vogliano ammettere sia i milioni di entusiasti sostenitori del fascio pre-25 aprile, sia i milioni di accesissimi antifascisti post-25 aprile (in molti casi le stesse persone, e il discorso resta il medesimo).
e, come lei, evito accuratamente il discorso ideologico (destra-sinistra), un po' perché ritengo che il fascismo con la destra non abbia avuto quasi nulla a che fare, e un po' perché ritengo che non abbia molto in comune nemmeno con una forma per quanto rozza di ideologia....
ciò che rimane in Italia del fascismo non è la repressione, la libertà di stampa o la mancanza di democrazia (non che ora si brilli in questi campi, beninteso), ma tutto il resto: la forma dello stato, gli apparati istituzionali, l'economia, il partito unico, il pressapochismo della classe dirigente, il ricorso estremo allo slogan vuoto di contenuti in tutti i campi, a cominciare dall'istruzione.....

la terza: ho letto sul corriere dei piccoli, a proposito delle polemiche sul ddl in oggetto, un virgolettato riferito a non meglio precisati "vertici della magistratura" del seguente tenore: "«con le nuove norme questo importante strumento investigativo non potrà più essere usato per reati di grave allarme sociale come il furto in appartamento, la rapina, lo sfruttamento della prostituzione, il sequestro non a scopo estorsivo, come ad esempio la zingarella che rapisce un bambino...»".

bene, benissimo. mi si vuole spiegare quando, e perché, nel giro di poche settimane i reati caratteristici della cd "microcriminalità" ( furto in appartamento, rapina, sfruttamento della prostituzione, sequestro non a scopo estorsivo) sono passati da "sintomo di disagio da combattere con adeguate politiche sociali" a "reati di grave allarme sociale"??? cos'è successo? le priorità non erano forse la lotta alla mafia e alla corruzione, appo le quali la "microdelinquenza" era poco più che un giochetto infantile, strumentalizzato al fine di creare ad arte un'allarmismo ingiustificato????

me lo spiega per esempio il dott. d'Urso, col quale avevo avuto pochi giorni addietro un interessante scambio di vedute sull'argomento?


un saluto, baron litron

Felice Lima ha detto...

Anche io, come Baron Litron, in questo momento non posso rispondere più estesamente e spero di poterlo fare al più presto per riguardo alla qualità dei contributi offerti dall'Avvocato anonimo e dallo stesso Baron Litron.

Per timore, però, di perdermi negli altri impegni e finire con l'ometterlo, vorrei ringraziare di cuore tutti coloro che contribuiscono costruttivamente al dibattito.

In particolare, da ultimo l'Avvocato anonimo e Baron Litron (che non è anonimo, perchè si tratta dello pseudonimo di un lettore con nome e cognome).

La sfida proposta da questo blog è quella di provare a "discutere argomentando", così che, come giustamente sottolineato da Baron Litron, i diversi punti di vista costituiscano ricchezza di contenuti e di punti di vista e occasioni per ciascuno di aprire i propri orizzonti.

Dunque, grazie davvero.

In attesa di potere rispondere nello specifico al cortese e lucidissimo Avvocato, mi è più semplice rispondere in breve a Baron Litron.

Nel condividere pienamente la Sua analisi sul "fascismo italiano", sono contentissimo che, anche da punti di vista diversi, ci ritroviamo d'accordo sul risultato finale. Di solito, quando si dice questa cosa qui, tutti insorgono dicendo che non è vero per niente che sia in atto una forma di fascismo (ovviamente dalle forme adeguate ai tempi contemporanei).

Quanto al virgolettato di cui Lei giustamente si duole, se non sbaglio si tratta di parole di una collega componente del Comitato Direttivo Centrale dell'A.N.M..

La mia modestissima opinione è che si tratta di parole frutto di un'analisi del tutto superficiale, sol che si consideri che l'ipotesi della "zingarella che rapisce un bambino", come già notato da Lia G. nel commento ad altro post, è solo riciclaggio di demagogie prive di fondamento. Allo stato in Italia la tesi che gli le "zingarelle" rapiscano bambini è solo fantasiosa.

Tutti i casi in cui ciò è stato ipotizzato o si sono già rivelati infondati o, essendo ancora sub iudice, appaiono particolarmente dubbi.

Mentre l'idea di indicare una tale ipotesi come argomento contro la legge bavaglio di questi giorni mi appare assolutamente avventurosa.

Un caro saluto.

Felice Lima

Annalisa ha detto...

Dott. Lima, il brano di Toqueville che ha riportato è straordinariamente attuale. Dovreste inserirlo come post per dargli più risalto.
Fra l’altro pensavo proprio in questi giorni, che le persone che invocano l’uso della forza e che sono disposte a lasciarsi privare dei propri diritti, sono proprio le più “disimpegnate”, quelle che difficilmente nella loro vita hanno fatto o cercato di fare qualcosa, a qualsiasi titolo, che andasse a beneficio del bene comune, che mai hanno sacrificato qualcosa, che mai hanno rischiato qualcosa, se non per interesse personale, che non si sono mai “sporcate le mani” con i problemi che affliggono il nostro paese e il nostro mondo.
Allora, dal comodo delle loro case, per risolvere i problemi, anziché pretendere una maggiore giustizia, invocano una maggiore forza, perché è più comodo, più facile, meno impegnativo, soprattutto quando l’uso della forza è invocato sulle spalle degli altri.