«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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mercoledì 2 gennaio 2008

La famiglia Borsellino smentisce Contrada


dal Corriere della Sera del 2 gennaio 2008

È di nuovo polemica tra Bruno Contrada e la famiglia Borsellino.

E a scatenarla sono le parole che l’ex numero tre del Sisde, condannato in via definitiva a dieci anni per concorso in associazione mafiosa, affida al suo legale Giuseppe Lipera.

L’avvocato lo ha incontrato ieri nell’ospedale Cardarelli di Napoli. E con lui Contrada si è detto stupito degli attacchi arrivati da Rita Borsellino che si era appellata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché non venga presa in considerazione l’ipotesi di concedere la grazia al funzionario. «Di Paolo Borsellino – ha detto al difensore Contrada – ho un grandissimo ricordo. Con lui c’era un’ottima collaborazione professionale, ma anche un’amicizia che ci portava a frequentarci fuori del lavoro».

Con due comunicati i parenti del giudice ucciso dalle cosche nell’estate del 1992 lo hanno categoricamente smentito.

In una nota la vedova Agnese e i figli Lucia, Manfredi e Fiammetta affermano: «Neghiamo vibratamente che ci siano mai stati rapporti di collaborazione e tanto meno di amicizia. Borsellino non ha mai lavorato con Contrada e tra loro non ci sono mai state né amicizia, né frequentazione. Conoscevamo i suoi collaboratori: Contrada non era tra loro».

Durissima anche la reazione dei fratelli del magistrato, Rita e Salvatore: «Di fronte a una dichiarazione così aberrante e al di fuori della realtà accertata fino alla sentenza della Cassazione sono possibili due ipotesi. La prima è che l’avvocato Lipera continui autonomamente nella sua opera di disinformazione. La seconda è che il quadro clinico denunciato sia effettivamente così grave, perlomeno a livello cerebrale, da avere completamente ottenebrato la mente dello stesso Contrada».

L’avvocato Lipera però rilancia: «Ho appena parlato con la signora Contrada e lei ricorda perfettamente quando andavano a casa del suocero di Borsellino, ricorda tra l’altro di aver partecipato a una festa dove si ballava. Ho contattato alcuni poliziotti e anche loro sono pronti a raccontare i rapporti cordiali tra i due».

Il legale continua a chiedere di essere ricevuto dal capo dello Stato.

In realtà al Quirinale è salito due giorni fa e ha avuto un lungo colloquio con il consigliere giuridico di Napolitano, il magistrato Loris D’Ambrosio.

È stato proprio lui a chiarire al difensore che il Quirinale in questa fase non può fare nulla perché la documentazione per avviare l’istruttoria sulla domanda di grazia – che Lipera ha chiesto e Contrada continua a dire di non volere perché vorrebbe arrivare alla revisione del processo – è stata già trasmessa per competenza al ministro della Giustizia. E che la valutazione sullo stato di salute del funzionario è invece affidata esclusivamente al tribunale di sorveglianza di Napoli che il 10 gennaio deciderà se le sue condizioni siano compatibili con la sua permanenza in carcere.

Spiegazioni che evidentemente non sono state sufficienti perché ancora ieri sera il legale ha dichiarato: «Ogni giorno consegneremo un’istanza per essere ricevuti dal Presidente. Rita Borsellino ha parlato al telefono, non si capisce a che titolo, con il capo dello Stato e dice di essersi tranquillizzata. Io, difensore di Bruno Contrada, non mi posso rasserenare».

Al momento il giudice ha disposto il ricovero di Contrada al Cardarelli, ma anche questo Contrada non vuole accettarlo. «Chiede di tornare in carcere – spiega Lipera – oppure di essere ricoverato in una struttura militare. Sta male, mangia a fatica ed è molto dimagrito. Dal punto di vista psicologico ha ancora la forza per lottare, ma non credo che gli resti molto da vivere».

F.S.

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Qui di seguito il comunicato di Salvatore Borsellino (non tratto dal Corriere della Sera):

Milano, 1 gennaio 2008

Non si può che restare allibiti nel leggere l’ultima esternazione dell’avvocato Lipera che asserisce di riferire frasi raccolte dal suo assistito, il Sig. Contrada, in un colloquio avuto presso l’ospedale Cardarelli di Napoli.

Il suddetto Contrada avrebbe testualmete detto: “Di Paolo Borsellino ho un grandissimo ricordo. Con lui c’era un’ottima collaborazione professionale, ma anche un’amicizia che ci portava a frequentarci fuori del lavoro”.

Di fronte a una dichiarazione così aberrante e al di fuori della realtà accertata in più gradi processuali fino alla sentenza definitiva della Cassazione sono possibili due ipotesi.

La prima è che l’avvocato Giuseppe Lipera continui autonomamente nella sua opera di disinformazione tesa a mistificare la realtà presentando all’opinione pubblica un traditore dello Stato come una vittima di chissà quali macchinazioni ed attribuendo alla durezza del regime carcerario le condizioni fisiche dello stesso Contrada, dovute invece per la maggior parte a un digiuno volontario attuato allo scopo.

La seconda è che il quadro clinico denunciato sia effettivamente così grave, perlomeno a livello cerebrale, da avere completamente ottenebrato la mente dello stesso Contrada tanto da far nascere nella sua mente ricordi non assolutamente corrispondenti ed anzi in assoluto contrasto con la realtà.

Non è assolutamente spiegabile altrimenti quanto risulta da atti processuali e quanto mi sono ancora oggi fatto ribadire dalla figlia maggiore di Paolo, cioè che almeno in due occasioni Paolo avesse reagito al solo sentire il nome di Contrada, peraltro neanche noto al resto dei suoi familiari, dicendo esplicitamente che sarebbe stato meglio che nemmeno pronunziassero nemmeno nome dato che si trattava di un individuo estremamente pericoloso.

Non bisogna poi dimenticare come il pentito Gasare Mutolo avesse fatto a Paolo, in un colloquio non verbalizzato, il nome di Contrada insieme a quello del Giudice Signorino.

Paolo fu ucciso la settimana prima dell’incontro che avrebbe dovuto avere con Mutolo per verbalizzare queste dichiarazioni.

Il giudice Signorino si uccise quando cominicarono a trapelare le voci sulle dichiarazioni di Gaspare Mutolo.

Contrada è oggi in carcere per scontare una condanna definitiva e tenta di far parlare i morti e sfruttare la sparizione dell’agenda rossa di Paolo Borsellino per non pagare il suo debito con la società.

Salvatore Borsellino

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Tutto si tiene!

Contrada, Lipera, la massoneria in meridione, i soldi pubblici spariti, l'inchiesta di De Magistris.

http://www.genovaweb.org/comunicati_2/2008/20080102_sicilialibera_cosanostra.htm

salvatore d'urso ha detto...

In galera, io a Contrada gli avrei dato l'ergastolo, 2.000 anni fa lo avrebbero impalato, 1000 anni fa lo avrebbero impiccato, 200 anni fa lo avrebbero ghigliottinato, 70 anni fa lo avrebbero fucilato, 7 mesi fa 10 anni, oggi vogliono graziarlo, domani lo premieranno...