«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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lunedì 14 gennaio 2008

Associazionismo e correntismo nell’A.N.M.


di Francesco Moroni
(Praticante Avvocato)
(*)


Le preordinate aggressioni che una parte consistente del ceto politico ha mosso nei confronti dell’istituzione giudiziaria, nonché le esagerazioni strumentali di tante polemiche occasionali, hanno fatto perdere di vista per troppo tempo la necessità di una ferma e lucida critica della degenerazione correntizia che ha spesso contaminato la vita associativa, influendo negativamente anche sull’attività degli organi istituzionali, come il C.S.M. e i Consigli giudiziari.

Non si intende negare il ruolo complessivamente positivo giocato dall’associazionismo giudiziario nel radicamento del pluralismo ideologico e di un habitus culturale finalmente alieno dalla vecchia subalternità ai poteri esterni, ma ciò non toglie che si sia data anche l’impressione che le correnti siano afflitte dalla stessa degenerazione del partitismo, trasformandosi da veicolo di pluralismo ideologico in centrali di ricerca del consenso per la gestione corporativa degli organi decisionali, in una deriva lottizzatoria che ha toccato il fondo della logica clientelare.

Chi ha a cuore l’indipendenza della magistratura deve auspicare che i giudici siano indipendenti anche dalle interferenze delle correnti e che queste tornino a essere il luogo di una proficua elaborazione culturale da parte del ceto giudiziario, anziché un veicolo di richieste di tipo clientelare che ingabbiano il dibattito interno e trasformano «i connotati di quella limpida e preziosa indipendenza nel volto sfigurato di una intollerabile e arrogante irresponsabilità corporativa» (Paolo Borgna, Micromega n. 1 del 2000), ridando fiato ad accuse non disinteressate di politicizzazione che – in vasti settori parlamentari – si rivelano piuttosto il “cavallo di Troia” di una auspicata (ma non auspicabile) riconduzione dell’ordine giudiziario sotto il controllo dell’esecutivo.

Anche in tema di progressione in carriera, il fatto che l’attuale quadro normativo abbia garantito una più effettiva valenza del principio di indipendenza interna nulla toglie alla pacifica urgenza di adeguati correttivi, giacché all’introduzione della progressione «a ruoli aperti» – che richiedeva ed esige tuttora un maggior rigore valutativo in merito alla professionalità dei magistrati – è corrisposta l’affermazione di una prassi non esente da accuse di lassismo corporativo.

Nessuno dubita dell’imperfetto funzionamento dei “rami bassi” del circuito di governo autonomo, ossia dell’indulgenza talora eccessiva che ha ispirato i vagli di professionalità operati dai Consigli giudiziari, incapaci di frenare l’avanzamento di magistrati neghittosi o scarsamente preparati, a volte transitati a funzioni “superiori” attraverso le larghe maglie del principio di «anzianità senza demerito».

Allo stesso tempo, però, le disfunzioni dell’attuale sistema di progressione in carriera – pur avendo talora generato deresponsabilizzazione e carenze di professionalità che hanno conferito al principio della «anzianità senza demerito» una connotazione corporativa di avanzamento automatico di carriera – non autorizzano l’indiscriminato ripudio di un assetto ordinamentale che ha anche favorito l’emergere di magistrati pieni di tensione morale e di passione civile, che, al riparo dai condizionamenti gerarchici e dalle sirene del carrierismo, sono rimasti negli uffici di prima linea per rafforzare il controllo di legalità su quei settori della vita pubblica inquinati dalla criminalità organizzata e dalla corruzione politica.

Che fare, dunque?

Pur nel rifiuto di ogni logica di ritorno al passato, la fissazione di più severe regole di controllo della propria dimensione professionale deve tornare al centro della riflessione autocritica dell’associazionismo giudiziario.

Nessuno auspica, ovviamente, la riesumazione di un accidentato percorso ascensionale scandito da ricorrenti e farraginosi concorsi interni, già sperimentati in passato con esiti disastrosi.

Resta, però, ineludibile l’esigenza di restituire efficienza e credibilità agli attuali meccanismi di selezione, in modo da assicurare adeguati standard di professionalità dell’intera magistratura.

Con efficace sintesi e parole difficilmente opinabili, Edmondo Bruti Liberati scrisse che la legittimazione democratica dell’attività giudiziaria risiede nella qualificazione professionale e responsabilizzazione del magistrato, nella esposizione al controllo dell’opinione pubblica, nel rigoroso rispetto delle regole del processo, nella effettiva imparzialità e indipendenza.

Da qui occorre ripartire oggi, come ci ricorda Ilda Boccassini nel suo J’accuse contro un’associazione che non pretende da tutti “professionalità, rigore, indipendenza, autonomia”.

_______________

(*) Francesco Moroni è autore del libro "Soltanto alla legge. L'indipendenza della magistratura dal 1945 a oggi", con prefazione di Nicola Tranfaglia, da Effepi Libri, nel quale si ripercorre il lungo cammino compiuto in 60 anni di storia repubblicana per adeguare l'ordinamento giudiziario e la cultura professionale dei magistrati ai princìpi costituzionali e si analizza l'evoluzione dei rapporti fra la magistratura e le altre istituzioni statali, fino a una severa critica della controriforma Castelli.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Leggete questa notizia, in spagnolo e tratta da EL PAIS, ma e' abbastanza comprensibilie ugualmente....

http://209.85.129.104/search?q=cache:DOJGDELGYaEJ:www.elpais.com/articulo/internacional/D/26apos/ALEMA/_MASSIMO/OCCHETTO/_ACHILLE/ITALIA/PARTIDO_DEMOCRaTICO_DE_IZQUIERDA_/PDS/_/ITALIA/elpepiint/19950118elpepiint_8/Tes/+gianfranco%2Bmantelli%2Bdalema&hl=it&gl=it&strip=1

Gianfranco Mantelli, l'irato vicecapo degli ispettori di Mastella, e' il pm che ha indagato sulle foibe, avendo lasciato il posto per trasferirsi all'Ispettorato del Ministero.

Curiosa notizia, no?

Francesca ha detto...

E ora che faranno?

Lei aveva chiesto formalmente ai suoi superiori se vi fossero ragioni di incompatibilita', era stata invitata a proseguire, sopraggiunta la ricusazione, questa e' staat accolta dalla Corte di Appello di Milano, che pero' da' atto delle stesse perplessita' manifestate dal GIP milanese su possibili profili di propria incompatibilita'.
Spataro l'attacca purtroppo ferocemente (ed ingiustamente, visto che i confini fra ipotesi di incompatibilita' e di ricusazione non sono propriamente coincidenti, come dimostra proprio la vicenda- e poi non era fra quelli che dicono che i Magistrati debbono stare zitti?), in un momento di particolare vulnerabilita' ed esposizione della Collega.

La stampa titola "Anche i Magistrati contro la Forleo" ed il quadro e' completo.....

http://www.agi.it/milano/notizie/200801141457-cro-rmi1028-art.html

Finira'?

Che gran delusione!

Anonimo ha detto...

Date uno sguardo anche qui, al post del 5 gennaio 2008

http://intendiamoci.blogspot.com/

Coincidenze, solo coincidenze....

Felice Lima ha detto...

Cara Francesca,

condivido il Suo rammarico.

Prescindendo del tutto, in questo mio commento, dal merito del processo oggetto delle Sue osservazioni, sappia che il dr Spataro - con riferimento alle posizioni assunte all'interno della magistratura associata - costituisce una delusione particolarmente dolorosa anche per moltissimi di noi.

E purtroppo il collega Spataro, che è stato anche componente del Comitato Direttivo Centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati fino al recente rinnovo dello scorso novembre, rappresenta bene le posizioni, gli atteggiamenti e gli obiettivi prevalenti ai vertici della magistratura associata.

Come abbiamo scritto in tanti su questo blog, la deriva presa dall'A.N.M. e da tanta parte della magistratura è davvero grave e molto dannosa per la democrazia del Paese.

Felice Lima

ceciliametelladalmatica ha detto...

Scusate ma oggi a seguito delle dimissioni di mastella alla magistratura stanno arrivando insulti a raffica..
Vorrei sentire un vostro commento in proposito

Pietro Gatto ha detto...

Come cittadino italiano oggi sono davvero affranto.
E' possibile che, a seguito della notizia dei domiciliari a lady Mastella, tutto l'arco costituzionale si sia affrettato a parlare di "provvedimento sospetto" senza aver letto una sola pagina dell'ordinanza cautelare?
E' possibile che lady Mastella abbia giustificato un provvedimento restrittivo avente ad oggetto le solite vicende di potere nella sanità come "l'amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo"? Cosa c'entra?
E' possibile che nessuno dei giornalisti abbia fatto notare a tutti quelli che parlano di "bomba ad orologeria" che tra il deposito della richiesta cautelare del PM all'emissione dell'ordinanza da parte del GIP trascorrono di solito diversi mesi?
E' possibile che il governo sia orientato a respingere le dimissioni di un ministro della giustizia talmente compromesso (non mi si dica che lady Mastella fa politica autonomamente dal marito: suvvia...)?
E' possibile che un ministro della giustizia parli in Parlamento, senza aver letto una riga dell'ordinanza, di "moglie in ostaggio" e di "magistratura estremista"?
Perché questa gentaglia deve farci vergognare di essere Italiani?

"Uguale per tutti" ha detto...

Salvo un eventuale loro dissenso, ci siamo permessi di ricopiare gli ultimi due commenti di Ceciliametelladalmatica e di Pietro Gatto in calce al post sulle dimissioni del Ministro Mastella, appena pubblicato, così da proseguire lì il dibattito.

La Redazione