sabato 16 ottobre 2021

Mezzi uomini


di Nicola Saracino - Magistrato  

Dunque la Procura Generale della Cassazione sembra aver richiesto, in via disciplinare, la sospensione dalle funzioni del dott. Angelo Giorgianni. Se ne ha notizia qui.

E’ la più grave delle misure cautelari che si possano invocare contro un magistrato, in questo caso per un illecito di opinione.

Le idee del dott. Giorgianni restano le sue, non sarà il “merito” di quelle idee l’oggetto di questa riflessione.

Non si conosce la testuale formulazione dell’addebito disciplinare in concreto mosso e quindi la cornice giuridica entro la quale il CSM è chiamato a muoversi.

Ma se, come sembra verosimile, risulterà evocato il canone della correttezza o quello del riserbo per come essi sono declinati nel codice deontologico dei magistrati non potrà farsi a meno di notare che sul tema della raccomandopoli togata lo stesso ufficio che oggi chiede di punire il dott. Giorgianni aveva eretto un muro invalicabile tra ciò che stabilisce il codice deontologico e ciò che è rilevante disciplinarmente.

E siccome la legge disciplinare non prevede espressamente la raccomandazione, ma solo un generico richiamo alla “correttezza”, sono andati esenti da ogni conseguenza negativa sul piano della carriera i tanti, troppi, “raccomandati” che indisturbatamente continuano ad occupare i posti direttivi di tutta l'Italia.

A quanto pare quello stesso argine tra deontologia e rilevanza disciplinare dei comportamenti, ritenuto invalicabile a vantaggio dei questuanti, si può oltrepassare quando venga in considerazione la pubblica manifestazione del pensiero del magistrato.

Eppure, la legge disciplinare esige il “riserbo” del magistrato solo nell’esercizio delle sue funzioni, non quando da libero cittadino pratica le libertà riconosciute a tutti. E il dott. Giorgianni non stava tenendo una udienza, ma partecipava ad una manifestazione pubblica.

La spinta emotiva e soprattutto ideologica che in questo sventurato momento storico agita e divide il paese circa i rimedi da mettere in campo contro la pandemia, con particolare riferimento al green pass, deve avere avuto un certo peso nell’iniziativa disciplinare. Quasi che non si possa nemmeno discutere del perché in piena pandemia e con le terapie intensive esauste si dovesse andare a lavorare senza esibire alcun tampone ed oggi, con l'80% della popolazione immunizzata, si pretenda invece l'attestato di sanità.  

Se a colpire è stato il suggestivo riferimento del dott. Giorgianni ad una nuova “Norimberga” contro i governanti che, secondo una certa visione, starebbero indebitamente limitando i diritti fondamentali della persona v'è da osservare che la sua non è molto diversa, né più grave, di altre uscite pubbliche di magistrati che in passato hanno ad esempio affermato che un certo governo non era legittimato a por mano alla riforma della giustizia o che i vertici della polizia italiana fossero equiparabili ai torturatori del compianto Giulio Regeni o che la polizia nel suo complesso non incarnasse un esempio di fedeltà alla Costituzione repubblicana. In alcune di queste occasioni uno dei partiti politici dei magistrati qualificò addirittura come "abnorme" l'iniziativa disciplinare, sfociata comunque nell'affermazione della liceità di quelle condotte.   

Questione di punti di vista, che dipendono sempre dal "merito". Ma se non si vuole usare la scure disciplinare come strumento di controllo politico (dei magistrati e non solo) non si deve mai dimenticare che l’art. 21 della Costituzione nel sancire la libertà di manifestazione del pensiero - che sia condiviso non deve contare - non pone limiti ai luoghi ed agli spazi ove ciò possa avvenire, siano essi una pubblica piazza reale o luoghi virtuali come il web. 

L’iniziativa della procura generale della cassazione sorprende non poco perché lo stesso CSM ha da tempo sposato questi basilari principi democratici escludendo “ogni ragione di riserbo nel trattare, peraltro, temi di carattere generale tali da prevalere sul diritto, costituzionalmente protetto, di libera manifestazione del pensiero secondo il fondamentale precetto dell'art. 21 della Costituzione. E del resto che il magistrato non sia e non debba essere considerato un uomo dimezzato, è dato che appartiene alla comune sensibilità con la quale si sono sintonizzati, in materia, sia la Corte Costituzionale (sent. n. 70 del 2003) 5.6.1981 n.100) sia le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione (sent. 4.2.1999, tra le altre)” (Sezione Disciplinare, sent. n. 70 del 2003). 

Sarebbe molto triste constatare che il virus sia stato capace di arrecare danni irreparabili non solo alla salute pubblica ma anche alla tenuta della democrazia.   

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