«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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lunedì 14 luglio 2008

Grazie Luigi !


Versione stampabile



di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)



Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso di Luigi De Magistris avverso la sentenza della Sezione Disciplinare (il cui testo intergale può leggersi a questo link), con la quale il C.S.M. gli ha inflitto le sanzioni della censura e del trasferimento d’ufficio.

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché depositato dopo la scadenza del termine di legge.

Questo ulteriore e inaspettato sviluppo del “caso De Magistris” induce a molte considerazioni.


1 __________

La prima riguarda la decisione della Corte di Cassazione. Essa è conforme al costante orientamento della Corte medesima (si vedano, fra le altre, Cass. Sez. III, 19 novembre 1997, n. 1346, Cass. Sez. Unite, 30 aprile 1997, n. 4, Cass. Sez. Unite, 30 aprile 1997, n. 5878, Cass. Sez. I, 2 luglio 1996, n. 8534, Cass. Sez. IV, 14 marzo 1996, n. 4217) ed è tecnicamente ineccepibile.

L’esito del giudizio appare, quindi, come la conseguenza inevitabile di un clamoroso e incomprensibile errore professionale della difesa di Luigi, da lui affidata a un professionista (avvocato e professore ordinario di procedura penale) da cui non era possibile aspettarsi un “incidente” come questo.


2 __________

La Corte di Cassazione, avendo giudicato il ricorso inammissibile, non ha affrontato il merito della questione.

Dunque, non ha dato né ragione né torto a Luigi e non ha detto né che la sentenza della Sezione Disciplinare del C.S.M. era giusta né che era sbagliata.

Conseguentemente, la Corte, rendendo definitiva la sentenza della Sezione Disciplinare, lascia tutta intera sul C.S.M. la responsabilità di quella sentenza.

La sentenza è pubblica. Tutti possono leggerla (come già detto, si trova a questo link).

Ognuno che abbia le competenze tecniche adeguate può valutarne da sé la condivisibilità o meno.

A me pare tecnicamente errata sotto numerosi e gravi profili.

In questo blog abbiamo pubblicato una serie di analisi tecniche critiche, che riporto qui sotto per comodità di consultazione:

Considerazioni tecniche (e non solo) sulla sentenza del C.S.M. su Luigi De Magistris (mio)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo C) (di Francesco Siciliano)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo B) (di Nicola Saracino)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo G) (di Nicola Saracino)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo A) (di Francesco Siciliano)

A questo link tutti i motivi del ricorso in cassazione di Luigi


Ho scritto anche due articoli non solo tecnici, nei quali ho esposto numerose altre ragioni di perplessità su quella sentenza.

Sono stati pubblicati sui numeri 2 e 4 del 2008 della rivista Micromega e si possono leggere anche su questo blog:

Gli interrogativi senza risposta del processo disciplinare contro Luigi De Magistris

I cortocircuiti interni della magistratura


Nell’indice della “Visualizzazione per temi” che c’è nella sidebar di destra della homepage si trovano i link alle decine di scritti sulla vicenda De Magistris pubblicati su questo blog. C’è anche un banner, cliccando sul quale si va agli articoli in questione.


Io non so se chi ha partecipato alla pronuncia della sentenza disciplinare nei confronti di Luigi abbia o no confidato che poi l’ultima parola l’avrebbe avuta la Cassazione.

La vicenda di Luigi dimostra quanto sia buona la regola che dice a ogni giudice di pronunciare qualunque sentenza, ordinanza, decreto pensando sempre che possa essere quella definitiva, così da sentirne tutto intatto il carico di responsabilità e da investirvi ogni energia morale e materiale di cui disponga.

Si sa che c’è l’appello o il ricorso per Cassazione, ma è bene comportarsi come se non ci fosse, per non dover poi rimpiangere che, per qualsiasi ragione, non ci sia stato.

Chi ha pronunciato la sentenza contro Luigi De Magistris ha detto con essa l’ultima parola sul caso. E, comunque la si pensi e qualunque giudizio - positivo o negativo - si dia su quella sentenza, ne porterà per sempre tutta intera la responsabilità.


3 __________

E vengo a Luigi – che subisce gli effetti di quella sentenza – e ai tanti che solidarizziamo con lui.

Questa storia non può che lasciare un’amarezza profonda, che alcuni (si vede già anche da alcuni commenti qui sul blog) possono rischiare di considerare motivo di “scandalo” (nel senso più proprio del termine).

Qualcuno potrebbe dire: è tutto inutile; a che vale impegnarsi; finisce sempre nello stesso modo.

Ma non è così e non sarebbe giusto – nei confronti di Luigi, innanzitutto, e nei confronti di noi stessi, poi – non guardare il tutto da una prospettiva più alta.

E’ vero, c’è un lato della storia che lascia molta amarezza.

La sentenza del C.S.M. – divenuta definitiva – condanna Luigi a lasciare la città dove vive e dove vive la sua famiglia e lo condanna a non fare più il pubblico ministero.

Sono sanzioni molto molto dure. Chiunque lo comprende.

E per di più, non è neppure questa la parte più dolorosa della storia per uno come Luigi.

Il dolore più grande viene dalla delusione.

Dalla delusione di constatare che a smentirti, a isolarti, a colpirti non sono stati coloro dai quali te lo saresti aspettato, ma coloro dai quali mai te lo saresti aspettato.

E’ lo Stato per cui hai lavorato che ti dice che il tuo lavoro non gli è piaciuto affatto.

E’ la magistratura “istituzionale” che, con le parole del Sostituto Procuratore Generale Vito D’Ambrosio (della cui requisitoria si è trattato a questo link) ti dice: “Temo che, facendo un errore, ahimè abbastanza diffuso, [il dr De Magistris] s’è ispirato, nella sua attività, più a un’ottica missionaria, che a quella necessaria per svolgere al meglio il nostro difficile mestriere. Mes-tie-re. Mes-tie-re – sottolineo -, per quanto faticoso e carico di responsabilità, e non mis-sio-ne. Guai, se il magistrato pensa di avere una missione: il magistrato ha un mestiere. Ha il controllo della legalità. A qualunque livello. E nei confronti di tutti. Ma prima di tutti nei confronti di se stesso. Il controllo di legalità parte da un auto controllo di legalità”.

E’ la magistratura “associata” che, con le parole di uno dei suoi più autorevoli esponenti, Edmondo Bruti Liberati, parla (sul Corriere della Sera del 4 luglio 2008) di «pochissimi magistrati che, nonostante la visibilità assicurata da perversi meccanismi mediatici, rappresentano solo se stessi». A proposito, vai a capire perché quando la televisione assicura visibilità a Bruti Liberati e ai suoi amici si tratta di cosa buona e quando un microfono è offerto a De Magistris o Forleo si tratta di “meccanismi mediatici perversi”.

E’ questo che fa male e veramente tanto.

Fa male che la magistratura difenda l’indipendenza della collega Gandus o quella del collega Caselli (e, ovviamente, ne sono contentissimo e anch'io la difendo conoscendo il valore di quei colleghi), ma neghi quella di Luigi e di Clementina e li colpisca duramente entrambi, ma, soprattutto e prima ancora, li isoli clamorosamente (e di questo, ovviamente, non si può essere contenti né si può tacere dei due pesi e due misure).

Nel caso di Clementina, la cosa ha avuto, peraltro, risvolti ancora più paradossali.

Quando ha pronunciato la sentenza Daki ed è stata indegnamente insultata da destra, le è stata data solidarietà. Quando si è permessa di dispiacere quello che un giornalista ha definito su questo blog “Il piccolo D’Alema”, è stata messa al bando e condannata all’ostracismo.

Ma non c’è solo questo lato (triste) della storia.


4 __________

Ce ne sono anche altri, che sono molto belli e che ci devono insegnare cose importanti sulla vita.

C’è Luigi, che soffre molto, ma che ha l’animo sereno e il cuore lieto.

Guardate che Luigi non è per nulla – e lo ha dimostrato in mille modi – il malato di protagonismo che faceva comodo dipingere.

Citando lo Sciascia de “Il giorno della civetta”, in un mondo pieno di ruffiani e quaquaraqua, Luigi è un uomo.

E’ un uomo che ha fatto ciò che ha fatto nella piena consapevolezza dei prezzi da pagare, perché “il sistema” non tollera troppa onestà e la magistratura troppa indipendenza.

E’ un uomo che ha agito come ha agito non perché pensava che avrebbe vinto né perché pensava che sarebbe finita bene. Perchè a quelli come lui non è mai finita bene.

E’ un uomo che ha agito come ha agito perché alcuni non sanno vivere agendo male. Perché alcuni stanno meglio perdendo, ma non perdendosi. Perché alcuni stanno meglio sapendo di avere fatto tutto ciò che dipendeva da loro. Perché alcuni convivono meglio con una sconfitta che con il rimorso di un tradimento. Perché alcuni non riescono proprio a mentire agli altri e a sé stessi.

Perché alcuni credono – con Platone (Gorgia, 474) – che commettere ingiustizia sia peggio che subirla.

E – con Aristotele (Etica Nicomachea, III, 9, 1117 b 7-13) – che “la morte e le ferite saranno dolorose per l’uomo coraggioso, che le subirà contro voglia”, ma che egli “le affronterà perché è bello affrontarle, ovvero perché è brutto non farlo”.

E aggiunge Aristotele che “quanto più sarà completa la virtù che possiede”, tanto più quell’uomo sarà felice ed “è per un uomo simile, soprattutto, che la vita è degna di essere vissuta”.

Perchè la felicità, anche se spesso ce lo dimentichiamo, non è nel vincere, ma nell’onorare la nostra dignità di esseri umani, di uomini davvero.

Adesso Luigi soffrirà e magari piangerà.

Ma conserverà l’animo sereno, la mente chiara, lo sguardo limpido.

E quando ognuno di noi lo reincontrerà (io avrò questa fortuna venerdì sera a Palermo in occasione del convegno “La nascita della Seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino”), ci saranno ancora sorrisi e amicizia.

E noi gli faremmo un torto enorme se, invece di trarre dal suo coraggio e dalla sua generosità motivo per impegnarci, traessimo dalla sua sconfitta alibi per lo scoraggiamento e il disimpegno.

Tanti nostri colleghi hanno sacrificato la loro vita per onorare la loro toga. E sul loro sacrificio abbiamo giurato impegno.

Luigi sacrifica la sua carriera. Non possiamo non promettergli il nostro impegno.

Nei momenti più difficili della mia vita, ho trovato profonda consolazione nelle parole che scrisse San Paolo quando sapeva che mancavano pochi giorni alla esecuzione della sua ingiusta condanna a morte: “Bonum certamen certavi, cursum currivi, fidem servavi” (II Lettera a Timoteo, 4, 7). “Ho combattuto la buona battaglia, ho percorso tutto il cammino, ho conservato la fede”.

Grazie Luigi. Grazie di non esserti tirato indietro. Grazie di non essere stato né furbo né opportunista. Grazie di avere fatto il tuo dovere.

Te ne viene un sacco di male. Ma insieme anche un sacco di bene. Che sarà anche bene per tutti noi.





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Con riferimento a questo articolo di Felice Lima, abbiamo pubblicato sul blog, a questo link, un intervento del Procuratore di Torino Marcello Maddalena e una risposta dello stesso Felice Lima.




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La foto è tratta da
www.sciara.info


58 commenti:

Anonimo ha detto...

Direi quindi che la legge e' norma ma non giustizia.
I cavilli hanno vinto sulla sostanza.
L'apparenza sulla realta'.

Igor Pesando

Luciana ha detto...

Come al solito parole bellissime, Dott. Lima.
Peccato che in questo momento mi senta ugualmente socnfitta.
Hanno vinto loro, per adesso.

Gandhi diceva:

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci"

Ma Gandhi era indiano e aveva a che fare con gli inglesi.
In Italia mica sono tanto sicura che questa massima potrebbe valere. O_o

graziella ha detto...

Non dovrebbe più stupirmi nulla dopo quanto è successo in questi ultimi due mesi ed invece ogni giorno è sempre peggio.Voglio esprimere tutto il mio profondo rispetto e la mia solidarietà a Luigi De Magistris e non solo in quanto magistrato ma all'uomo che ha saputo dare un grandissimo esempio di coraggio,coerenza e grande dignità.Spero che malgrado questa allucinante "condanna" riesca a continuare a credere che la magistratura,quella alta e di valore,può continuare ad essere una missione.
grazie
Graziella Mattaliano

Cinzia ha detto...

Grazie a Luigi per averci dimostrato il suo amore per la giustizia, per il nostro paese, per la sua terra.
E grazie anche a Felice,
che ci illumina con le sue riflessioni nei momenti più bui.
GRAZIE

Anonimo ha detto...

Complimenti Felice e comlimenti anche a Luigi de Magistris! In una società oramai infarcita di opportunismi e di connivenze, è consolante trovare chi ha il coraggio di prendere posizione per esprimere con forza la propria solidarietà ad un collega che si è trovato in una situazione
" paradossale e spiacevole" perchè ha adempiuto al proprio dovere con onestà e con la ferma convinzione di agire in modo deontologicamente corretto; cosa sempre più rara, che invece di essere criticata, dovrebbe essere presa d'esempio anche da molti altri colleghi che purtroppo, spesso, scelgono la via più semplice e comoda.
un saluto e ancora complimenti Antonella C.

ezio ha detto...

purtroppo non ho le competenze tecniche per dare un parere nel merito della vicenda ma esprimo comunque la mia solidarietà per luigi e un complimento a tutti voi.
grazie.. e in bocca al lupo.

Anonimo ha detto...

alcune semplici considerazioni:
1. la storia dei cavilli per bloccare chi opera coraggiosamente e rompe le scatole dove non deve, si ripete; non accadde questo quando al csm a giovanni falcone venne preferito il "consigliere anziano" antonino meli?

2. quando ciò che è accaduto a demagistris accadrà per aver inquisito un povero disgraziato, un cittadino qualunque e non sempre un colletto bianco, un politico, un appartenente alle istituzioni, un amico degli amici, un colluso ecc.. forse allora i conti inizieranno a tornare meglio.
per il momento mi sembra una pia illusione.
Daniele Mennella
Roma

Anonimo ha detto...

Che tristezza. Se fosse stato un corrotto, o un malfattore, avrebbe avuto miglior sorte.

Paola

Anonimo ha detto...

Se di "sconfitta" si deve parlare, non è la pronunzia in oggetto che ne costituisce il fondamento o l'espressione principale.

La "sconfitta" vera sta a monte, e che un errore (che affermo tale solo sulla scorta delle recenti informazioni assunte da questo blog, e faccio ammenda se mi sbagliassi)ne consenta la definitività sotto il profilo squisitamente processuale lo considero solo un dato marginale.

Amaro, farà pure "cadere le braccia" (per non usare frasi che farebbero censurare il commento ma che avrei tanta voglia di utilizzare ...), ma resta un dato marginale.

Il tempo renderà comunque Giustizia (quella vera, quella con la G maiuscola) alla persona.

E non avrà nemmeno importanza se a quella Giustizia verrà data poca, pochissima, ovvero nessuna diffusione mediatica.
Anzi, per non masticare ancora amaro, non aspettiamoci sin d'ora nessun proclama in tal senso.

De Magistris conosce già, e tutti coloro che davvero vogliono sapere conoscono già, dove risiede la vera "sconfitta".
E, per quel poco che ho letto, il torto subito, ed i veri motivi che lo hanno determinato, hanno suscitato nell'uomo maggiore convinzione circa la propria rettitudine morale, il proprio senso del dovere, circa la necessità della difesa ad oltranza della propria dignità di individuo prima che di magistrato.

E, per assurdo, sarei
rimasto deluso del contrario.

Mi scuso subito con il diretto interessato (che probabilmente mai leggerà di queste mie scuse) per quest'ultima affermazione, perchè non ho, e non abbiamo, il diritto di pretendere che altri difendano i diritti di tutti a proprio esclusivo discapito.
Ed è inescusabilmente vero che lo pretendiamo.
Lo pretendiamo forse perchè non abbiamo lo stesso coraggio, o forse le stesse capacità, o forse (quel che è peggio) perchè ormai siamo così (più o meno) inconsapevolmente "inquadrati" da non poter nemmeno ipotizzare di poter fare qualcosa, ciascuno il suo, poco che conti.

Perchè, tutti noi, dovremmo riflettere sul fatto che contribuiamo quotidianamente ad alimentare quello status che costringe pochi "eletti" (per vocazione, non trovo altre argomentazioni)a sacrifici che non è lecito pretendere nè da loro nè da nessuno.

Sono considerazioni scontate, che continuo a biascicare forse per provare vergogna nel pensare che al posto di De Magistris - e di tutti quegli altri che hanno pagato di persona - non avrei probabilmente avuto pari coraggio.

Un grazie all'uomo per ciò che ha dimostrato e, sono certo, per quel che saprà dimostrare.

Mimmo Rossi

Anonimo ha detto...

Caro Dott. Lima,
faccio parte del Coordinamento di Catanzaro del Movimento antimafie 'Ammazzateci Tutti'. Come sicuramente immaginerà, in questi mesi, anche al di fuori del clamore mediatico, siamo stati accanto al nostro De Magistris.
Abbiamo organizzato più volte incontri con il nostro magistrato per parlare, dibattere ed anche, per dimostrargli la nostra vicinanza ed il nostro affetto che non si è mai spento.
Luigi De Magistris è una persona speciale, oltre che un ammirevole magistrato. L'ho capito conoscendolo di persona, sentendociò che aveva da dirci. In questi mesi, ciò che maggiormente mi colpiva sentendolo parlare, era la grandissima fede che lui nutriva (e nutre) nei confronti della Giustizia. Sembrerà paradossale, ma a volte era lui ad infondere fiducia a noi. A noi che sentivamo che tutto sarebbe crollato, a noi a cui la fiducia pian piano cominciava a svanire. Eppure era lui che ci diceva sempre 'ragazzi, dovete avere fede che alla fine la Giustizia trionferà' che ci parlava di quanto fossero belli i principi costituzionali e di quanto fosse necessario renderli vivi e vitali ogni giorno. Ed in uno dei nostri incontri, il Dott. De Magistris, ci ha parlato anche di Lei, caro Dott. Lima. Ha avuto parole cariche di stima e di affetto nei Suoi confronti. Lo abbiamo avvertito dalle su parole, lo abbiamo avvertitodai suoi occhimentre ci parlava del suo amico magistrato.Da parte mia, posso solo affermare che Luigi De Magistris mi ha insegnato tanto. Tantissimo. Anche io mi sono sentita sconfortata sia dopo la sentenza del Csm che dopo quella della Cassazione. Anche io ho,forse ingenuamente, pianto. Ma non posso mollare. Lo devo allo stess De Magistris e a tutti i suoi insegnamenti, perchè altrimenti se ci rassegneremmo tutti, se tutti risponderemmo con il disimpegno e lo sconforto, allora sì che avrebbero vinto davvero 'loro' e De Magistris avrebbe veramente perso.
Un abbraccio caro Dott. Lima e grazie per gli splendidi articoli che hanno cercato di portare chiarezza in tutta questa vicenda, nonostante le gravi negligenze dei nostri media che hanno accuratamente scelto le notizie a cui dare risalto e a quali no.

Rosaria da Catanzaro

Anonimo ha detto...

Forse il ciclo evolutivo della specie, proiettato all'infinito, tende a ricongiungersi con le origini.

L'uomo allo stato di natura gode di libertà senza freno alcuno, che consente ai più forti di sopraffare i deboli ed è causa di continue violazioni del diritto naturale; la nascita della società civile si deve ad un contratto giuridico che lega tutti i cittadini fra loro con un accordo associativo (pactum societatis), e ciascun cittadino allo stato in ragione di un patto di soggezione (pactum subiectionis). In tale ottica, allo stato vengono rimessi alcuni fondamentali poteri, primi fra tutti l'amministrazione della giustizia e la tutela e la restaurazione del diritto leso, con la possibilità di comminare sanzioni e di renderle successivamente esecutive in forza del monopolio della violenza legale. Inoltre ad esso compete la formulazione e l'attuazione vincolante di tutte le scelte che riguardano gli interessi della comunità. In tal modo, uscendo dalla condizione naturale, l'individuo rinuncia volontariamente alla sua completa autonomia nel perseguire determinati fini, in vista di un’amministrazione del diritto che tuteli la libertà e le prerogative di tutti.

Tratto dall'art. "È ANCORA ATTUALE IL PACIFISMO KANTIANO?"
http://itcleopardi.scuolaer.it/page.asp?Tipo=GENERICO&IDCategoria=1994&IDSezione=7825&IDOggetto=8016

Grazie Luigi, grazie Giudice F. Lima. Il Vostro esempio e le Vostre parole, confortano questo mio tempo infelice volto all'ombra.

Stefano

Anonimo ha detto...

ma non ho capito una cosa: dott. Lima ha scritto che De Magistris non potrà piu esercitare la funzione di pubblico ministero. Questo significa che può esercitare quella di giudice?..chiaritemelo per favore...

Mathilda ha detto...

Ho letto.
E voglio scrivere ciò che mi viene di getto.
Dr. De Magistris non sia triste, non sia addolorato. Sia soltanto arrabiato:ne ha tutte le ragioni.
Non contano le parole quando non hanno fondamento. Mi rendo conto che lei subirà il peso di questi atti per tutta la vita.....ma in fondo l'unico suo Giudice è la Coscienza. Pensi ad essere un diverso, ad essere un buon Giudice. Oggi le persone oneste sono tutte "diverse".
E poi consideri: ha agito secondo coscienza? ne è rimasto scottato?
potrà sempre cambiare che diamine....magari rivolgersi a questo governo....e chissà un Lodo Pinco pallino... ad hoc! Scherzo....
dr. De Magistris "non ti curar di lor ma guarda e passa".
"Terrificante è sempre stata l’amministrazione della giustizia, e dovunque. Specialmente quando fedi, credenze, superstizioni, ragion di Stato o ragion di fazione la dominano o vi si insinuano”.
.....caro buon Sciascia.

Ricordi Livatino e le parole a lui indirizzate:
"Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l'azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno? … Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un'autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l'amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta".

Sursum corde dottore.....come diceva Paperino: tiri su la corda...
Scherzo sempre. ma la vita è anche questo : un pianto ed una risata. Se ha pianto ora se la rida perchè ci sono bel altri Giudici che i "mestieranti".
Cordialmente
Mathilda

Anonimo ha detto...

Faccio riferimento a quanto detto da Mimmo Rossi. Leggendo il suo intervento mi è venuto lo "scoramento" poichè ho letto nelle sue parole un senso di frustrazione e di passiva accettazione per l'attuale situazione sociale e politica italiana. Penso che il coraggio di agire e pensare di certe persone (faccio riferimento a De Magistris e, in questo caso anche al nostro Felice Lima che lo ha supportato con questo bell'articolo)debba esserci d'esempio nel quotidiano per agire in modo corretto e coerente, a volte anche affrontando le situazioni con un pizzico di coraggio in più ed un maggior senso di responsabilità. Non si può sempre delegare agli altri o aspettare che le cose si risolvano da sole. Siamo noi cittadini, "in primis", che dobbiamo pretendere che le cose funzionino, e se così non fosse denunciare le inadempienze. Rifugiarsi in quel senso di impotenza dichiarato da Mimmo, fa solo male alla democrazia. Infatti non è lecito pretendere sacrifici da pochi "eletti" e sono convinta che se ognuno di noi facesse "il suo" qualcosa si muoverebbe.
Per una volta tanto prendiamo a modello gli esempi positivi non quelli che ci fanno più comodo perchè non richiedono impegno o sacrifici! Antonella C.

Raffaele Simonetti ha detto...

E' noto dai tempi di Cicerone il pericolo di un summum ius ...
Se almeno ad applicarlo fosse un summus iudex; ma in questo caso non si è scomodato neanche l'arbitro, ha deciso il cronometrista !

Ma gli atti, gli articoli, le prese di posizione di questa vicenda rimangono; come la luce che hanno proiettato sui noti rapporti tra potere, politica e mezzi d'informazione: anche di questo dobbiamo ringraziare il dr. De Magistris.
E trarne stimolo per cambiare.

francesco Siciliano ha detto...

Tutta questa storia, per quel che mi riguarda, mi convince del fatto che tutti protagonisti Luigi De Magistris in primis, i suoi difensori, questo blog, io stesso difensore del dott. De Magistris in video e qui, abbiamo dovuto viaggiare ad una velocità spaventosa sempre al massimo dei giri e si sà, quando viaggi sempre al limite si rischia l'errore. La considerazione amara è proprio questa: si trattava non di difendere l'uomo De Magistris ( ci arrivo dopo) ma di affermare che chiunque sia l'indagato, il sistema processuale consente di difendersi sottoponendo ad altri Giudici la valutazione della bontà delle accuse, della legittimità di atti di indagine ecc. che cioè il PM aveva il diritto e l'obbligo di indagare e che gli indagati avevano il diritto e l'obbligo di difendersi nel processo. Ciò non è stato e chi si è messo nel gruppo dei difensori del processo a chiunque ha dovuto viaggiare sopra la velocità massima esponendosi inevitabilmente ad errori. Stesso discorso vale per il PM De Magistris, dovere lavorare in condizioni definibili eufemisticamente difficili espone inevitabilmente a viaggiare sempre sopra la velocità massima esponendosi ad errori. Ci si sarebbe aspettato che decontestualizzando la diatriba sarebbe ritornata la velocità di crociera e quindi ognuno delle parti in causa avrebbe potuto affrontare il viaggio in sicurezza: ciò non è stato anzi la sensazione è che anche decontestualizzando la valutazione chi difendeva il processo abbia dovuto continuare a viaggiare sopra la velocità massima con alte probabilità di errore ( l'unico dubbio rimane la strana comunanza di errore sul termine sia del ricorrente che del controricorrente). Arrivo all'uomo De Magistris, schivo, in guardia, almeno per quel che posso testimoniare io, davvero poco protagonista, l'unico appunto che posso fare all'uomo - sotto il profilo delle scelte - è quello di non aver provato ad andare oltre ad approcciare amici e nemici guardandoli negli occhi per scorgere l'anima piuttosto che il ruolo. All'uomo De Magistris, tuttavia, dico, rispondendo alla parte finale del comunicato ANSA circa il non mollare sull'impegno per il diritto e la legalità, che, come per lui, questa lotta non è una scelta è un modo di essere mollare significherebbe negare se stessi. A Luigi De Magistris riconosco pubblicamente la fierezza di combattere, di volere affermare se stessi e il proprio lavoro: un atteggiamento quasi romantico ( in senso tecnico) in cui la lealtà, i propri ideali, valgono al di là delle convenienze e ciò in un mondo dominato da altri dei è davvero una rarità.
A Luigi De Magistris riconosco pubblicamente il difficile tentativo di comprensione di meccanismi atavici e difficili da scardinare e da dimostrare in una terra come la Calabria. A Luigi De Magistris riconosco la giovane passione di amare la pratica non il risvolto pratico. La sentenza delle Sezioni Unite chiude la vicenda disciplinare non la storia calabrese nè l'impegno di applicazione della legge di Luigi De Magistris, credere che tutto quello che è stato possa considerarsi "inammissibile" in termini culturali e simbolici è pura utopia.
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese"
Cari saluti
Francesco Siciliano

Bastian Cuntrari ha detto...

Ho il cuore a pezzi e il morale sotto i piedi: non me l'aspettavo.

Non mi aspettavo - in realtà - la parola "FINE" scritta sotto un nulla, giacché, come ci ha chiarito esaustivamente (e La ringrazio: ci spiega sempre, con parole semplici e chiare) la Corte non è entrata nel merito della questione perché, ab ovo, il ricorso era inammissibile perché depositato dopo la scadenza dei termini.

E dunque, neanche la soddisfazione di "perdere" e potersi arrabbiare per una sentenza entrata nel merito che "ci" dà torto...

Sono una quisque de populo che non conosce le procedure che regolano i nostri codici.
Ma sono una vorace lettrice di legal thriller d'oltre oceano, nei quali, spesso, si riesce ad incardinare un nuovo processo quando si dimostra che "il cliente" non ha fruito di una adeguata difesa: immagino che da noi, una norma del genere non esista, vero?

Troppo semplice, troppo "common law": troppo banale buonsenso...

Vincenzo Scavello ha detto...

Morale della favola è che gli apparati corrotti della società, incassano un altro grande successo. Non credo che la presentazione del ricorso, in ritardo, sia un fatto accitentale. Siamo uomini, indipendententemente dal ruolo che occupiamo, e siamo stufi piangere i nostri eroi. Meglio un professionista vivo che non un eroe morto.

Se De Magistris ha volutamente presentato in ritardo il suo ricorso, non fa nulla! Saprà altrove trovare il modo di non farsi schiacciare dal mostro dalle nove teste che ha combattuto nelle vicende Calabresi.

Se invece, in qualche modo, ma siamo sicuri non sia così, fosse stato indotto o "consigliato" a presentare in ritardo il ricorso, siamo lo stesso con lui, ma, lasci, in questo caso la Magistratura.

Siamo profondamente disiorentati e disillusi dal nuovo corso e dall'impunità totale per quanti hanno sempre pescato nel torbido.

Siamo in attesa di sapere come mai una persona quasi anonima, con un reddito di circa €40.000,00 all'anno stava per varcare la frontiera Svizzera con 3,5 Milioni di Euro in banconote da 500,00 Euro.
Con De magistris dalle mani libere avremmo saputo se quei soldi erano frutto del sacco ai Fondi Comunitari o se se fossero proventi dela traffico di droga o del pizzo.

Temo che, dell'intera vicenda, ci rimarranno un sacco di congetture e mezze verità; quelle che la gente comune riesce ad immaginare. Di sicuro la Calabria ha perso un grande alleato, ma rimangono i movimenti che lo hanno sostenuto e che difficilmente dimenticheranno chi sono stati gli attori e i protagonisti delle tormentate vicende giudiziarie che hanno visto il buon De Magistris protagonista.

Grazie Dott. De Magistris, per averci fatto capire che esiste ancora qualcuno che non ama fare carriere facili; grazie per avere messo il dito nella piaga che da decenni sta infettando un'intera Regione che può vantare al suo interno circa il 70% tra inquisiti e arrestati.

Buona vita Francesco! Ovunque andrai non sarai più solo, la Calabria degli onesti sarà sempre con te, ma anche noi non saremo soli, certi che nella tua vita ci saranno pensieri anche per noi, per la gente che tu avevi provato a difendere.

Un Abbraccio

Anonimo ha detto...

A Luigi de Magistris e Felice Lima offro una splendida vacanza in un luogo primitivo...: lo basso Ionio reggino!
b

Felice Lima ha detto...

Per Bartolo.

I posti che Lei ci propone sono meravigliosi. Io quando posso ci vengo e me ne innamoro sempre di più.

Grazie dell'invito. Prima o poi ci vedremo lì.

Felice Lima

Felice Lima ha detto...

Per Anonimo delle 0.21.

Si, Luigi farà il giudice.

Felice Lima

io speriamo che :) ha detto...

Penso che ormai sia stato detto tutto ed anche più di tutto.

L'errore tecnico non giustifica il risultato finale. Il CSM si muova e prenda in esame le condotte, assurde, che hanno circondato la vicenda di De Magistris e che sono riconducibili a magistrati che hanno nomi e cognomi.

E' mai possibile che nessuna azione disciplinare sia stata assunta nei confronti dei personaggi i cui reali profili sono emersi in tutta la loro consistenza dalla lettura delle difese di De Magistris?
L'azione penale sembra essere affidata in buone mani alla procura di Salerno.
E l'azione disciplinare?
Se De Magistris è stato trasferito attraverso una lettura burocratica delle sue azioni ed omissioni, i suoi colleghi che con varie modalità ne hanno intralciato le indagini, non dovrebbero essere oggetto di procedimento disciplinare?
E se il procedimento disciplinare non parte, è folle ipotizzare una "omissione di atti d'ufficio" a carico dei componenti del CSM cui è affidato il compito di esercitare lazione disciplinare?
IL CSM non è organo elettivo (popolare) quindi non risponde alle regole della democrazia elettiva. Viene eletto con meccanismi misti, e quindi è sottratto al giudizio popolare.
Mi sembra però che non possa essere sottratto al giudizio di legalità.
Se determinate azioni disciplinari non partono (non intendo che debbano necessariamente arrivare i provvedimenti disciplinari, ma penso che almeno i procedimenti dovrebbero partire, altrimenti davvero si tratterebbe di comportamento ai limiti della collusione) a chi è demandato il controllo delle omissioni ascrivibili al CSM?

Ritirerei tutto quanto ho sopra scritto ove i procedimenti disciplinari fossero stati iniziati, ma da quel che leggo mi sembra di ricavare il contrario.

Se fossi in De Magistris, e ne avessi la possibilità, avrei l’istinto di sottrarmi ad un “padrone” (lo Stato) così ipocrita, e comincerei a cercare di cambiarlo non più dall’interno (visti i risultati) ma prendendolo a “badilate” dall’esterno.

Forse le mie parole nascono dalla delusione e dallo scoramento, ma in genere le reazioni forti sono la naturale conseguenza delle forti oppressioni, ed immagino la sensazione di rabbia, impotenza e frustrazione che in questo momento sta provando il diretto interessato che ritengo debba essere direttamente proporzionale alla idea di GIUSTIZIA che ne aveva orientato le azioni.

IO speriamo che :(
Oggi negli scomodi pani di “cittadino emerito del paese di PULCINELLA”

Anonimo ha detto...

Ho un po' seguito la vicenda del Dott. De Magistris, e l'idea che mi sono fatto coincide con quella prevalente nel blog. Mi è sempre sembrato - in particolare - assai significativo l'accanimento mostrato nei confronti dei suoi errori formali (particolarmente ridicolo quello sulla dimenticanza della richiesta esplicita di convalida di alcuni fermi). E mi sono sempre detto che - con questo tipo di atteggiamento mentale da parte dei "controllori" - il lavoro di nessuno potrebbe andare immune da mende. Il Magistrato De Magistris, insomma, mi ha sempre dato l'idea di una persona particolarmente seria e professionale, anche nelle sue esternazioni televisive (peraltro rare ed estremamente corrette nel non commentare mai in modo diretto il merito delle inchieste che svolgeva). Ciò posto mi permetto di non essere d'accordo solo su un punto del commento del Giudice Lima: quello in cui - almeno se ho ben capito - stigmatizza il passaggio della requisitoria del Procuratore Generale che definisce "mestiere" e non "missione" il compito dei Magistrati. A me, francamente, non pare una concezione riduttiva ed astrattamente inesatta: anzi l'approccio "professionale" e non "missionario" - mi pare - consente di mantenere quel distacco necessario affinché anche l'Organo inquirente alla fine riconosca - quando accade - che la persona sottoposta ad indagini o a processo non sia in realtà responsabile di nulla. Il problema è che, in tutta probabilità, il Dott. De Magistris non ha adottato alcun atteggiamento distortamente "missionario", mantenendo anzi il distacco proprio del "Professionista del diritto".
Saluti a tutti,
Pierfrancesco La Spina

rosanna brofferio ha detto...

Egregio Sig. Lima la ringrazio per l'articolo.
Sono qui oggi anch'io per ringraziare Luigi De Magistris. E lo ringrazio sia come cittadina italina nata in Calabria sia come essere umano. Poichè di questi tempi tutti vogliono farci credere che le persone valgono meno delle merci, dei soldi. E che la violenza di un certo tipo di potere ormai abbia vinto.
Vero che sono triste ma ormai mi apsettavo questa sentenza avendo seguito da un anno il caso. C'è stato un metodo e una sincronicità precisi. Ogn volta che De Magistris è stato difeso e quindi pubblicamente veniva dimostrata la sua onestà e autenticità dopo poco veniva pronunciata dal CSM prima e ora dalla Cassazione la condanna.
Direi che siamo nella vigliaccheria ormai senza confini...
Ma tutto ciò mi ha rinforzato nell'idea di raccogliere la fiaccola caduta e insistere nel far luce su questa vicenda. Quindi per De Magistris per noi per la Calabria non ci saranno parole di arresa ma di battaglia.
Quindi allarghiamo il fronte e faccciamo tutti del nostro meglio non solo per dimostrare che il re è nudo ma riprenderci la giustizia e la legalità.
Grazie ancora Luigi
Rosanna Brofferio

io speriamo che :) ha detto...

Per il Dott. La Spina
Mi permetto di intervenire per sottolineare come in linea di principio sono d'accordo con Lei.
Tuttavia se la giustizia in questo momento è avvertita così distante da i cittadini che la invocano, e così amica da quelli che la utilizzano, ciò forse dipende anche dal distacco umano del magistrato, che, in qualche occasione, dovrebbe comunque tenere a mente che il suo compito non è solo quello di applicare le norme, ma anche quello di farlo cercando di assicurare giustizia.
Un po' di indignazione in più, in qualche occasione (non sempre ma talvolta davvero se ne sente la mancanza), non farebbe venire meno la professionalità che è pur sempre richiesta al magister.

Un caro saluto

IO speriamo che

Anonimo ha detto...

Allora il giusto starà con grande fiducia di fronte a quanti lo hanno oppresso e a quanti han disprezzato le sue sofferenze. Costoro vedendolo saran presi da terribile spavento, saran presi da stupore per la sua salvezza inattesa. [...] Diranno: Abbiamo dunque deviato dal cammino della verità; la luce della giustizia non è brillata per noi, né mai per noi si è alzato il sole. Ci siamo saziati nelle vie del male e della perdizione; abbiamo percorso deserti impraticabili, ma non abbiamo conosciuto la via del Signore. Che cosa ci ha giovato la nostra superbia? Che cosa ci ha portato la ricchezza con la spavalderia? Tutto questo è passato come ombra e come notizia fugace, come una nave che solca l'onda agitata, del cui passaggio non si può trovare traccia, né scia della sua carena sui flutti; oppure come un uccello che vola per l'aria e non si trova alcun segno della sua corsa, poiché l'aria leggera, percossa dal tocco delle penne e divisa dall'impeto vigoroso, è attraversata dalle ali in movimento, ma dopo non si trova segno del suo passaggio; o come quando, scoccata una freccia al bersaglio, l'aria si divide e ritorna subito su se stessa e così non si può distinguere il suo tragitto: così anche noi, appena nati, siamo gia scomparsi, non abbiamo avuto alcun segno di virtù da mostrare; siamo stati consumati nella nostra malvagità».

dal libro della Sapienza, 5

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti,
lo sgomento e' enorme.

Le prime informazioni che ho ricevuto sono state quelle di una condanna (in radio perche' ovviamente al tg dell'ora di pranzo non se ne parlava). Alla faccia dell'informazione imparziale, infatti poi sono venuta a sapere che e' stato respinto il ricorso. Il pensiero e' stato subito: chissa' quale tesi sosterrano per respingerlo? ma subito dopo colpo di scena: il ricorso e' stato respinto per essere stato depositato dopo la scadenza dei termini. Subito devo dire che ho pensato male dell'avvocato di Luigi, e' mai possibile dimenticarsi di una data cosi' importante?
Altra news: la disputa tra i 30 giorni e i 45, allora non era cosi' colpa dell'avvocato?! boh. (io per non saper ne' leggere ne' scrivere avrei fatto tutto nei 30 giorni, ma non so' se era realmente fattibile farlo, qui mi devo fidare dell'opinione di chi tutti i giorni ci lavora con questi ricorsi).
A questo punto pero' nel mio cervello il CSM (o chi per esso, sto iniziando a perdere i colpi con tutte organi, vi assicuro che e' difficile per chi non frequenta l'ambiente capirci qualcosa e orientarsi) non ha scusanti perche' se erano accettabili sia i 45 che i 30 a seconda dei punti di vista, potevano benissimo usare quella a favore dell'imputato, visto che la controparte (lo stato) non aveva nulla da rimetterci. Anzi forse si, perche' cosi' avrebbero dovuto prendersi la briga di entrare nel merito della loro decisione. Quanta fatica!
Insomma qua l'amarezza e' tanta:

1. e' mai possibile che per conoscere come vanno realmente le cose devo ascoltare la radio, vedere la tv, cercare su internet e poi non sono nemmeno sicura di aver avuto tutte le informazioni necessarie per esprimere un mio giudizio?

2. Per la stragrande maggioranza degli italiani De Magistris e' colpevole, anche se nella realta' non lo e'! (quasi nessuno ascolta la radio e cerca su internet)

3. come al solito qualcuno e' riuscito ad eludere i propri doveri grazie a cavilli, cioe' hanno fatto come quei dipendenti che vanno a lavorare e poi fanno finta di farlo, ci vanno giusto per scaldare la sedia. Ma non era l'ora di cacciare i fannulloni?

4. povera Calabria, dei ragazzi di 'Ammazzateci tutti' non ne parla piu' nessuno, De Magistri l'hanno messo a tacere, degli imprenditori che non abbassano la testa davanti alla 'ndrangheta non si sa' niente.....

Insomma qui la situazione non e' buona!

In ogni caso voglio esprimere la mia stima e tutto il mio affetto a De Magistris.

Non sei solo!

Avrei anche una proposta: visto che tante persone in tutta Italia si sentono cosi' vicine a quest'uomo che ha solo il brutto vizio di fare il proprio dovere, perche' non organizziamo una bella fiaccolata di solidarieta'. Un momento per unirci tutti insieme, una passeggiata in compagnia di persone che vogliono rendere chiaro che Luigi non e' solo.

Buona Giornata
Consuelo

Anonimo ha detto...

...Poichè di questi tempi tutti vogliono farci credere che le persone valgono meno delle merci, dei soldi. E che la violenza di un certo tipo di potere ormai abbia vinto....
Cara Rosanna,
la nostra povera Calabria non ha mai conosciuto persone del calibro di de Magistris ma ti assicuro che per quanto è vero che la maggioranza dei calabresi è povera e onesta tanto è vero che si stanno rendendo conto di come sono stati trattati in tutti questi anni.
b

Anonimo ha detto...

Ciao Consuelo,
mi permetto di contraddirti...la stragrande maggioranza degli italiani non giudica Luigi De Magistris colpevole e te lo dico da ragazza facente parte di un Movimento antimafia che ha sempr sostenuto il Dott. De Magistris e che quindi stando a contatto con molta gente si rende conto dei sentimenti che questa prova...oramai, pur non informandosi in modo continuo tramite internet e radio,tutti hanno capito il problema di fondo, e tutti riconoscono in De Magistris gli stessi valori che riconosciamo noi. I pochi che lo ritengono colpevole sono coloro che o non vedono più al di là del loro naso oppure coloro che preferiscono restare servi del potere, perchè è più facile restare nella subdola accondiscendenza.
Un bacio

Rosaria da Catanzaro

Annalisa ha detto...

Io vorrei dire soltanto che la sconfitta non è solo di De Magistris, ma è di tutti noi. Siamo tutti sconfitti da una giustizia che, noncurante delle regole, e neanche dell’evidenza, fa assolutamente quello che vuole, e di solito fa quello che dicono i potenti. Questa nuova mani pulite italiana (e non calabrese) evidentemente non si deve scoprire. Certe cose si possono fare, altre no! Anche la magistratura, evidentemente, ha delle priorità che non sempre coincidono con la giustizia.
Visto anche la sentenza di Genova? Fanno finire tutto come vogliono loro.
L’esito di questa storia di De Magistris era annunciato, la sentenza era già scritta. Erano troppi a volerlo. Troppi politici di tutti gli schieramenti, troppi magistrati, troppi… Come poteva fare un magistrato da solo contro tutti? Non bisogna disturbare il manovratore. Per il resto tutto è concesso. Questa sentenza decreta che la Calabria resta nello stato di sottosviluppo nel quale si trova, che l’Italia intera resta nel suo marciume di corruzione, che continueranno a depredare i fondi europei e quelli della sanità, a inquinare, ad affamare la gente, e nessuno li potrà toccare. Questo è il potere.
De Magistris ha pagato un prezzo altissimo è vero, e siamo con lui amareggiati e feriti, ma quanta gente pagherà il prezzo di questa enorme ingiustizia? La giustizia è il potere dei senza potere, ma quando non c’è giustizia, i senza potere sono completamente vulnerabili e indifesi.
Noi siamo qui, non ce ne andiamo, saremo sempre la spina nel fianco, piccola, ma molto fastidiosa.

Anonimo ha detto...

A Palermo, dove esercito, per lunghi anni un Magistrato inquirente è stato accusato di essere tiepido (colluso no: sembrava troppo anche ai suoi detrattori) nei confronti del fenomeno mafioso. Questo Magistrato (uso sempre la maiuscola per il termine: ma in questo caso lo faccio con particolare piacere) nella sua "tiepidezza" (si dice così?) ha coordinato le indagini che hanno condotto all'arresto di Provenzano; ed ha condotto l'accusa nei confronti del Presidente della Regione Sicilia, tenendo in non cale le critiche di chi riteneva che l'imputazione di favoreggiamento fosse troppo blanda rispetto alla gravità dei fatti, dovendosi invece ricorrere alla nota figura del concorso in associazione di tipo mafioso. Non so se il Magistrato fosse indignato nel suo intimo, né mi interessa. Quello che so è che il suo approccio "professionale" ha consentito di raggiungere risultati di eccezionale rilievo. Io penso che il fine del processo penale sia quello di pervenire intanto alla condanna del responsabile (e poi allo sconto della pena): forse - invece - la sfiducia nel nostro sistema giudiziario è più legata alle grandissime inchieste, fondate su letture anche (non solo: anche) extragiuridiche dei fenomeni, che poi si risolvono in nulla di fatto. Ecco perché - ripeto - l'approccio alla funzione giurisdizionale come "mestiere" (nel senso alto del termine) mi continua ad apparire il più corretto: fermo restando - è ovvio - che il sentimento di chi esercita la funzione è di grande importanza, ma deve rimanere un fatto puramente interno.
Saluti,
Pierfrancesco La Spina

Felice Lima ha detto...

A Pierfrancesco La Spina.

Carissimo Avvocato,

intervengo per chiarire il mio pensiero sulla questione della professionalità e del "mestiere", perchè Lei sottolinea un problema della massima importanza.

Sappia che condivido pienamente la Sua posizione.

La citazione, da parte mia, del passaggio della requisitoria del P.G. D'Ambrosio meritava certamente qualche chiarimento per non generare l'equivoco che ha generato.

Le parole di D'Ambrosio potrebbero essere condivise in astratto. Il problema è che, secondo il mio modesto parere, non sono pertinenti con il caso di specie (penso sul punto cose più articolate, ma mi attengo al dovere di pieno rispetto della funzione del Procuratore Generale).

Sono assolutamente convinto che il magistrato debba essere un tecnico e che il suo primo dovere deontologico sia quello di un rispetto "spietato" dei suoi doveri tecnico professionali.

Diffido assolutamente dai magistrati che pensano o addirittura pretendono di "fare giustizia" (l'ho anche scritto in un commento recente ad altro post), perchè credo che siano estremamente pericolosi.

Il magistrato "fa giustizia" applicando la legge nel modo più rispettoso possibile della tecnica propria del lavoro che fa.

Il rispetto delle regole tecniche - tutte e assolutamente - è l'unica garanzia di correttezza e di rispetto della Costituzione e delle persone.

Ho fatto il giudice istruttore penale (vecchio rito) e il pubblico ministero. Ho incriminato, fatto catturare e fatto condannare persone di ogni genere e anche diversi politici anche potenti e ho la serenità di avere visto sempre tutti i miei processi trovare serene conferme nei gradi successivi di giudizio.

Non ho mai praticato e non ho mai condiviso iniziative professionali "avventurose".

Sono, dunque, assolutamente d'accordo con Lei che il magistrato (come anche l'Avvocato) deve tendere al risultato tecnico concreto ed efficace.

Tornando a Luigi De Magistris, a me pare, però, che questo dovere di rigoroso rispetto dei principi tecnici si imponga anche con riferimento alla giustizia disciplinare.

In sostanza, credo che anche il pubblico ministero e i giudici disciplinari debbano attenersi alle regole tecniche dell'arte e non pretendere di "fare giustizia".

E nel caso di De Magistris, mi pare che non sia stato tecnicamente condivisibile l'essersi presi la libertà di dipingerlo come un magistrato che violava i principi di cui abbiamo detto.

Di tali asserite violazioni da parte sua, a mio modesto parere, non c'è prova.

Applicando, poi, al Procuratore Generale i principi da Lui stesso affermati, mi permetto di dire che io, quando ho fatto il pubblico ministero, ho sempre tenuto presente che non processavo l'uomo, ma il fatto.

Dunque, non ho mai detto a una Corte: "Vi chiedo la condanna di costui perchè ha un'idea di uomo che non condivido". Ma ho sempre detto: "Vi chiedo la condanna di costui perchè dagli atti emerge che avrebbe commesso questo o quel fatto". Punto.

Sentire "processare" un "modello" di giudice asseritamente incarnato dal collega De Magistris mi ha impressionato non poco.

Grazie di cuore, carissimo Avvocato, per la Sua preziosa presenza fra noi e per i Suoi contributi che finora ho sempre condiviso.

Mi scusi per l'equivocità del riferimento alla requisitoria del P.G., che si è prestato all'equivoco da Lei opportunamente evidenziato.

Un caro saluto.

Felice Lima

Anonimo ha detto...

Sono io che ringrazio il Giudice Lima del tempo che dedica a questo blog, uno dei pochi "posti" (come dicevo) in cui può discutersi serenamente dei problemi della giustizia. Desidero ribadire, a scanso di qualsiasi possibile equivoco, che - per quello ho avuto modo di leggere, non ho notizie di "prima mano" - le considerazioni del Procuratore Generali le trovo condivisibili solo ed unicamente in astratto: anche a me sembra infatti che il Dott. De Magistris abbia incarnato quel modello di Magistrato professionalmente attrezzato e non votato ad alcuna impropria missione (e, dunque, anche io sono particolarmente rattristato dell'esito della Sua vicenda, ed in particolare dell'incredibile epilogo del ricorso per cassazione).
Cordiali saluti,
Pierfrancesco La Spina

Anonimo ha detto...

La Giustizia è il potere dei senza potere.
Troppo tardi la magistratura si è accorta che per aver servito certa politica ne è rimasta irretita sino fin quasi a perdere l'automomia.E che quella politica adesso sta cercando di modellare norme per renderla inoffensiva e completamente asservita.
Allora ecco l'agnello sacrificale.
Sbugiardare il CSM quando già l'inchiesta ne ha rivelato gli errori?
Meglio una asettica operazione esplorativa.
Ora mi chiedo, se la Cassazione, per altri casi analoghi dovesse rimettere alla Corte Costituzionale il quesito del termine utile dei 45 giorni e se questo fosse favorevolmente risolto, il procedimento De Magistris potrebbe essere riproposto revisionato o che altro?
Alessandra

io speriamo che :) ha detto...

Per il collega La Spina e per il Dott. Lima


Gentile collega mi preme chiarire il mio pensiero riguardo alla apparente dicotomia “tecnica” “missione”.
Le due alternative non costituiscono affatto compartimenti stagni cui ricondurre alternativamente il ruolo del Giudice. Non è detto infatti che chi ha la “fortuna” ed il peso, “l'onere” e “l'onore” (non a caso ho usato concetti tra di loro antitetici) di svolgere una delle funzioni più delicate di uno stato democratico debba scegliere tra la tecnica e la missione.
L’importante è intendersi sul significato di missione.
A me piace pensare che essendo quello del giurista un compito fortemente influenzato da spinte emotive di vario genere, nel formarsi la propria opinione il giudice debba per prima cosa farsi guidare dalle regole e poi, allorquando le regole si prestino a diverse interpretazioni, dai principi ispiratori del nostro ordinamento, quindi dal buon senso e quindi dai propri personali convincimenti, che dovrebbero essere al fondo della scala del procedimento o al vertice della stessa a seconda della prospettiva dalla quale li si guarda.
In tutti i casi quando un giudice ed uso la parola in senso tecnico sia che si parli di pm che di giudicanti, assume una decisione e sceglie tra più possibili opzioni, tutte riconducibili all'interno del rispetto della legalità, preferisco sempre chi lo fa cercando non il significato immediato dello spirito della legge ed il risultato più semplice, ma il suo più intimo scopo che non è quello di assicurare e riconoscere un sistema di regole che si autoalimenta della sua stessa esistenza, ma quello di assicurare una decisine GIUSTA, senza discostarsi dalle regole.
Il giurista pertanto usa la tecnica ma persegue un fine.
Quello di assicurare giustizia.
Ogni norma può essere letta almeno in due modi diversi.
Anche le disposizioni apparentemente più chiuse lasciano ampi margini di interpretazione. A me piace pensare che il giudice si muova in questi territori avendo come bussola la consapevolezza di far parte di un meccanismo, interpretandole, crea il significato concreto delle regole e che quindi ponga le proprie decisioni tra meridiani e paralleli che stiano al di sopra delle singole norme.
Nell'ambito di questi confini geografici l'uso della tecnica è sicuramente essenziale.
L'importante è avere il globo inclinato nel verso giusto.
Ho visto decine e decine di delinquenti e debitori difendersi sostenendo l'insostenibile.
Piegare il significato delle norme alle loro esigenze.
Sfruttarne le possibili ambiguità per calarvi i più assurdi interessi.
Ho poi visto giudici che non ci sono caduti.
Altri che ci sono caduti.
Ed altri ancora che, senza dirlo, hanno detto: ma lei a chi vuole prendere in giro.
Questi ultimi di norma troncano discussioni speciose e riducono l'idea che manipolando le norme si possa truffare la giustizia.
Tante volte ho sentito dire dei semplicissimi 'no' oppure degli 'avvocato è stato chiaro' che hanno avuto molto più effetto di ordinanze anche compiutamente motivate ma asettiche nel loro contenuto e nei loro effetti.
Mi rendo conto che lo spessore umano e culturale non si seleziona per concorso ma quando alla tecnica si unisce l'autorevolezza ed una consapevolezza etica della propria funzione, fare il nostro lavoro di avvocato diventa più semplice sia che ci si trovi dalla parte di chi beneficia della giustizia, sia che ci trovi dalla parte di chi la subisca, senza riuscire a trarvi profitto.
La fabbrica GIUSTIZIA non si compone di operai addetti alla catena di montaggio, che esaurito il proprio compito ripongono gi attrezzi del mestiere e passano ad altro.
Ogni operaio della fabbrica giustizia produce un prodotto finito, di cui porta il peso e l’onore.
Se chiedessimo oggi al Dott. De Magistris se lui ha operato tenendo a mente la sola tecnica, immagino che ci direbbe di si.
“Sono sempre stato attento alla tecnica (al rispetto delle regole), e penso di avere svolto onorevolmente il mio mestiere. Il mio problema è stato che il capo officina si ostinava a dirmi, con ordini di servizio che a me apparivano tecnicamente fallaci, che dovevo avvitare la vite al contrario. Siccome mi sono ostinato a volerla avvitare nel verso giusto, perché avevo a cuore il prodotto affidatomi, nonostante potessi accontentarmi di avere rispettato le regole (e quindi gli ordini di servizio) mi sono beccato un bel provvedimento disciplinare.
Eppure non ho violato le regole, anzi le ho rispettate: tenevo solo al prodotto finale.
Io non penso che il Dott. De Magistris e tutti quelli come lui abbiano avuto a cuore la sola tecnica. Penso invece che ci abbiano messo un bel po’ di cuore.

In questo senso li ritengo degni portatori di una missione.

Altra cosa è invece pensare alla missione come ad uno scopo (da raggiungere a tutti i costi) che ti fa perdere di vista le regole. Se per missione si intende quest’ultimo concetto allora, sono d’accordo con chi vorrebbe che i magistrati ne siano distanti.

Dott. Lima, francamente non la vedrei molto stretto nei panni del magistrato “esclusivamente” tecnico. C’è qualche spinta nel suo mondo (almeno in quello che traspare leggendola) che mi fa pensare ad un magistrato molto padrone della tecnica, e proprio per questo capace di trasfondere nell’esercizio del sua professione un grande cuore. Se poi sentir dire che chi ha un grande cuore avverte anche alto il concetto di giustizia, è un fatto negativo, allora mi arrendo.
Carissimo Dott. Lima, la mia non vuole essere una ruffianeria, anzi se ci riflette sto contraddicendo, fatti i dovuti distingui, il contenuto del suo ultimo intervento che mi era parso un po’ troppo rinnegatorio della figura del magistrato che ambisce allo scopo di fare giustizia, senza perseguire l’intento di distillarne una sua personale.
Non è un caso se nel nostro paese il termine “giustizialismo” ha assunto un significato opposto alla radice che reca in se, allorquando il termine più adatto per indicare chi attraverso l’uso della giustizia persegue fini avulsi dal sistema di regole in cui opera, dovrebbe essere “giudizialismo”.

L’importante, come avevo detto all’inizio, è capirsi sul concetto di missione e di giustizia.

Un caro saluto a tutti

IO speriamo che

caesare ha detto...

Certo è che se la Giustizia diventa uno scaricabarile, se la magistratura “istituzionale” si rimapalla la responsabilità di prendere delle decisioni nel merito, finisce che qualcuno nello slancio del rimpallo trascuri di dover amministrare giustizia. Ricostruire le fattispecie concrete, in modo da trovarne adeguato riscontro nella norma, anche attraverso i differenti strumenti interpretativi abbondantemente disquisiti dalla dottrina e dall’esercizio della logica, mi sembrava un elemento importante per uno stato di diritto. Pensavo che tale ricostruzione fosse propedeutica ad un Giudizio equilibrato. Pensavo che il Giudice dovesse accertare il fatto portato alla sua conoscenza e decidere quale regola giuridica applicare al caso concreto.

E invece no, c’è sempre da imparare. Mi accorgo che il Giudice che ha impedito ad un valido magistrato di amministrare la giustizia in nome del popolo (per quello che gli compete ex-lege) non conosce il caso concreto. E così non ci resta che prendere atto, insieme a De Magistris, della “decisione della Corte di Cassazione di non voler entrare nel merito di una vicenda che pretendeva, per chi ha a cuore la giustizia, ben altro intervento giudiziario”. Il Giudice non ha conosciuto i fatti perché non ha trattato la questione nel merito. Non conoscendo il contesto nel quale l’imputato incolpato si veniva a trovare non ne poteva valutare nel concreto le azioni. Non ricostruiva una fattispecie concreta ma inseguiva una sua caricatura formalistica, poiché non conosceva nel merito i fatti concreti del contesto ambientale. Il Giudice di cui qui si parla non è ovviamente il CSM, ovvero non è solo il CSM, tutti i presidi di garanzia e terzietà che il nostro sistema giuridico mette a disposizione dell’equilibrio e della serenità del giudizio, diventano nel mio ragionamento non-tecnico il Giudice (quindi nel nostro caso dovrebbero essere CSM e Cassazione, se ce n’è qualcun altro che io non conosco di grazia aggiungetelo).

Il Giudice, dicevamo, non deve rimpallarsi responsabilità e patate bollenti, deve garantire attraverso i vari gradi e le varie forme di giudizio la possibilità di ricostruire giuridicamente una fattispecie concreta. Nel nostro caso, il caso del paese di Acchiappacitrulli, il Giudice, nei suoi vari gradi di giudizio, non ha ricostruito una fattispecie concreta. A nulla valgono gli accertamenti, svolti in altro procedimento che ricostruisce un caso concreto, perchè il Giudice non ne ha contezza e tuttavia giudica ed in modo definitivo.

Il giudice ha acchiappato un citrullo che credeva che ogni uomo ha una missione al di là del mestiere che svolge e che questa missione debba avere come fine ultimo il rispetto del prossimo e la tutela dei più deboli. E qualsiasi mestiere svolge una persona, esso deve essere improntato a quei principi generali. Se questo Giudice, Dio non voglia, riesce a mettere le mani su un citrullo come me che pensa che la Giustizia deve avere un senso, sono fritto. Però se mi trovassi nella situazione di essere anch’io acchiappato, chesso’, perché magari ho detto che la magistratura che si costituisce in corporazione non può amministrare giustizia in quanto perde il suo esclusivo assoggettamento alla legge, non chiamate Lozzi. Quello poi si mette ad argomentare, magari pure a ragionare, per cercare di spiegare che, come le azioni umane nel consesso civile devono avere un senso, così anche la Giustizia che si erge a Giudice delle azioni stesse deve essere intrisa di senso. Non lo chiamate per carità di patria, chè nel paese di Acchiappacitrulli mi fanno fuori.

Dalle pagine di questo blog spesso si è analizzato il farsi corporazione della Magistratura, lo si è criticato pensando che l’indipendenza fosse un concetto incompatibile con forme corporative, pensando forse che la Giustizia è finalizzata, non al mantenimento di posizioni di rendita, ma alla difesa dello Stato e del suo assetto civile. Abbiamo ragionato sul tema perché scorgevamo l’assetto corporativo della Magistratura. Una corporazione la si può osservare attraverso due principali dinamiche proprie della sua natura: protegge i membri che operano nel suo interesse ed espelle quelli che lo minacciano. Il giudice De Magistris dice: “che esistono due magistrature: una che lavora con sacrificio ed abnegazione, che pratica l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e che non piega la schiena di fronte a niente;” e a questa - mi sento di aggiungere - va il mio ringraziamento che si unisce a quello del giudice Lima e di tutti i cari amici del blog. “Un'altra che punisce proprio quei magistrati che individuano le deviazioni criminali all'interno delle istituzioni, magistratura compresa, e che pagano un prezzo proprio per questo”. Così conclude Luigi. Quest’altra Magistratura “punisce” proprio come potrebbe fare una corporazione. Ma una corporazione per punire deve sentirsi minacciata nei propri interessi.

Per esempio può accadere che un magistrato che esercita l’azione penale si imbatte in un vasto fronte di malaffare che coinvolge tra gli altri un gran numero di magistrati. Indaga e scopre che le notizie di reato si fanno sempre più fondate e osservando la Costituzione continua la propria azione penale. Metti che questi magistrati in odore di malaffare abbiano, vuoi per anzianità vuoi per amicizia (il merito mi pare non c’entri nulla con la carriera dei magistrati, come per altro non c’entra nulla con l’Itali…..ops con il paese di Acchiappacitrulli), un ruolo di grande rilievo sia nell’ambito delle gerarchie professionali sia a livello sociale. E metti pure che questi magistrati fanno parte della corporazione che difende i suoi membri e punisce chi li infastidisce. Dato e ovviamente non concesso tutto questo, finisce che un magistrato che agisce secondo legge e minaccia gli interessi della corporazione deve esse immediatamente reso innocuo. Che so qualche cavillo si troverà per zittire, senza creare oltre modo scandalo, questo fanatico missionario di un magistrato.

La “storia” ci insegna che qualche cavillo lo si trova sempre. Per esempio nel paese di Acchiappacitrulli succede che un uomo molto potente, il più potente di tutti, perché aveva tanti soldi e tante altre cose che nessuno preso singolarmente aveva, nonostante avesse tutte queste cose poteva governare i Citrulli ed esercitava il supremo potere politico. Ma siccome aveva troppo e tutto continuava a volere perse il Giudizio. Quando si accorse di averlo perso si preoccupò e non poco, perché nel paese c’erano delle persone che dovevano bloccare le azioni di chi si fosse trovato sprovvisto di Giudizio, si chiamavano magistrati. Allora il ricco e potente signore chiamò i suoi consiglieri e gli chiese se cavillando cavillando si fosse potuto trovare un modo per zittire quei magistrati petulanti, anche punendoli. E così seguendo i consigli dei consiglieri il ricco signore cominciò a punire i magistrati. Prima gli disse che non gli dava la carta, poi la penna e poi addirittura arrivò a dire loro che il pane che portavano nelle loro case e nelle loro famiglie, fino ad allora in quantità soddisfacente, sarebbe stato razionato. E basta! E mentre i magistrati erano lì che discettavano con gli occhi pieni di incredulità sul fatto che qualcuno potesse parlare loro così, il ricco signore notte tempo scriveva di proprio pugno la seguente legge: “i magistrati non posso fermare le azioni di chi non ha Giudizio se questi è ricco, ha tante cose, ma proprio tante ed esercita il supremo potere politico”. E così cavillando cavillando l’allegro signore riuscì a venire meno alla Giustizia. Un po’ come il caso De Magistris, dove a godere dell’impunità, più che un singolo signore, sono strutture di potere fortemente integrate. Insomma tra corporazioni potenti e signori potenti alla fine la differenza sta in una questione di numero: il signore potente è una persona singola le corporazioni potenti sono fatte da tante persone.

Ma torniamo all’attualità e lasciamo la “storia”. Il popolo che è sovrano per Costituzione, ovvero per contratto, scorge l’inosservanza del contratto medesimo; poiché il Giudice non può applicare la regola giuridica (ovvero la legge, solo alla quale egli è soggetto) se non conosce i fatti ai quali tale regola va applicata. Tale inadempienza contrattuale ha un effetto ovviamente negativo. Nel caso di specie ha l’effetto di rallentare il cammino verso la lotta che lo Stato per definizione conduce nei confronti delle sacche ben strutturate di malaffare che imperversano nell’Italia Meridionale ed in particolare in Calabria (non è una vanteria). Ricordo che quando il magistrato Falcone venne a mancare in circostanze così atroci, non avevo ancora gli strumenti informativi e concettuali per intuire i risvolti politici che lettura dopo lettura si sarebbero addensati sullo scenario in costruzione. Ma pensai che oltre a colpire l’Uomo nei propri affetti quella mancanza significava perdere, sul campo, la persona che più di tutte avrebbe potuto dare una speranza di libertà ad una terra depredata dal principio dell’homo homini lupus.

Oggi vedendo togliere definitivamente le funzioni requirenti ad un magistrato che esercitava l’azione penale con equilibrio e serietà e che molto aveva appreso dei meccanismi scellerati di controllo sociale e politico da parte di oligarchie rapaci, mi sento privato di nuovo di una speranza. E quell’oligarchia, mentre io arretro, fa un passo avanti verso l’impunità e spernacchiandomi mi dice: benvenuto nel paese di Acchiappacitrulli, non sarai mica un citrullo tu? Se non lo sei puoi venire con noi”. E intanto mi giro e mi accorgo che non solo le consorterie potenti possono garantirsi l’impunità, ma anche gli uomini potenti. Quelli che facendo leva sul loro grande potere minacciano a destra e a manca, promettendo di realizzare le minacce se non gli sarà riconosciuta l’impunità. Ed ogni impunità in più, ogni ingiustizia perpetrata affievolisce il senso del Giusto dei consociati. E forse a nulla servirà rimanere tutti uniti a presidiare il campo ed i suoi interessi, perché non ci siamo accorti che nel tentativo di proteggerlo lo abbiamo tutto rovinato.

Silvio Liotta

Anonimo ha detto...

leggendo liotta mi rallegro, ovviamente mi ero già rallegrato conoscendo luigi de magistris, felice lima, leggendo stefano rachieli e aliunde tanti tanti altri. Si mi rallegro perchè ieri mattina ho letto che sono capace di fare "deliranti rappresentazioni giuridiche" ( sapete sostenevo che l'art. 2290 cod.civ. avesse riguardo al momento dell'assunzione della obbligazione circa la responsabilità del socio uscente nelle società di persone e non al momento dell'emissione del provvedimento giurisdizionale che accerta il credito). Mi tranquillizzo, quindi, sbaglio come tutti, ho i miei limiti come tutti ma non deliro. Ritorno all'amarezza mattutina e al cuore caldo della lettura dei post: purtroppo molti hanno capito ( tanti molti di più di quanto si pensi) e quel piccolo potente di periferia farebbe bene, in prospettiva, a pensare che non siamo citrulli e che a volte i citrulli non braccano solo l'ortolano. Mi meraviglio nel leggere che - premessa la comprensione e il dispiacere umano e le dovute garanzie di chi si trova a subire un provvedimento restrittivo della libertà personale - taluno dei nostri eletti(?) aggiri le prescrizioni dell'autorità giudiziaria in quanto espressione del potere legislativo. Caro Luigi questo è il problema : "princeps legibus solutus" e nessuno si azzardi a dire che oggi siamo in monarchia il principe non è più uno ma uno dieci cento mille
Cari saluti
per stavolta anonimo

Anonimo ha detto...

Che tristezza... l'ho appreso solo ora, collegandomi al blog, non vi nascondo che la lucidità è poca e la voglia di piangere è tanta.
E' stato già sottolineato che la sconfitta non è né dell'Uomo né del Magistrato De Magistris, ma è una pesante sconfitta collettiva.
Non aggiungo altro perché non voglio cedere alla tentazione disfattista... ma accidenti, se è dura!
Grazie Luigi, dunque, grazie Felice (spero di conoscervi presto, se resto in magistratura), e grazie a tutti gli onesti e resistenti che ancora hanno voglia e forza di non arrendersi.

Avvilitoveramente

francesca ha detto...

http://www.telereggiocalabria.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10919:de-magistris-prepara-le-valige&catid=1:cronaca&Itemid=2


Anche di queste notizie dovremmo occuparci, di come un magistrato puo' essere lasciato solo dai colleghi importanti (quelli, per esempio, che compongono il consiglio giudiziario), Una promozione a Giudice di Appello non si nega a nessuno, mi pare, nemmeno a quelli che hanno produttivita' e coraggio prossimi allo zero.
Del resto, di quanto ha fatto de Magistris mi pare siano testimoninaza inoppugnabile le centinaia di pagine di libri pubblicati sul suo lavoro, nessuno in forma critica, e le oltre mille pagine della richiesta di archiviazione della Procura di Salerno.
Come possa ancora sostenersi che non merita di fare il Magistrato e di fare carriera e' davvero una utopia.
Non so se sia il caso di far sentire la vicinanza grande ad una persona che ha pagato un prezzo altissimo al suo senso del dovere ( non occorre morire per dare questa forma di segnale ), o se non sia il caso di augurarsi che proceda spedita e si concluda presto anche l'altra parte della inchiesta di Salerno (quella che non hanno voluto attendere gli uomini del CSM, sui quali integralmente - e non a caso - ricade l'intera responsabilita' della pronuncia disciplinare, come giustamente sottolinea il Dr. Lima).
I "principi" arriveranno anche a fermare quella? O i tanti sudditi che hanno ben compreso quello che e' davvero accaduto, sapranno finalmente fare scudoò contro l'ennesima barbarie?.
Mai, mai eravamo arrivati cosi' in fondo ad un degrado che rende la giurisdizione un mero simulacro e - avendolo provato a mia volta - posso capire lo sconcerto di quella parte sana della Magistratura che si sente "incompatibile" con un modo corretto di esercitare il potere piu' delicato dello Stato.
Per fortuna che, come leggiamo oggi, c'e' chi, interpretando correttamente il suo ruolo, ha il coraggio di denunciare al Pm inquirente le pressioni e le manovre di avvicinamento indebitamente subite da un indagato eccellente.
Forese, non tutto e' perduto....
Ma l'ANM tace.
E il CSM sonnecchia su tutta la grande squadra che si e' data da fare per ostacolare de Magistris.

Joe ha detto...

Luigi De Magistris e' semplicemente nato nel paese sbagliato. Io mi resi conto, ancora giovane e appena laureato, che la mia vita non era lunga abbastanza per vedere l'Italia trasformata in un paese onesto. Sono passati quarant'anni e non e' cambiato nulla! Vi ammiro per volere continuare la lotta, ma io ho vissuto una vita felice altrove.

Felice Lima ha detto...

Per "Io speriamo che ...", con rfierimento al Suo commento delle 16.45.

Carissimo Avvocato,

credo che entrambi siamo serenamente consapevoli che non c'è alcuna divergenza di opinione fra noi sul tema della professionalità e della giustizia.

Ci siamo un po' contorti con le parole, ma la sostanza è comune e siamo tutti (anche Pierfrancesco La Spina, che, per chi non lo conosce, è Avvocato dello Stato) pienamente concordi sulla questione.

Provando a riassumere, credo che siamo d'accordo su quanto segue.

Il potere del giudice è un potere "tecnico".

Il giudice non deve fare una giustizia "sua", ma applicare le leggi. Così facendo FA GIUSTIZIA, ma la giustizia della legge e della costituzione.

Un giudice competente tecnicamente e ricco umanamente, sa riconoscere, nell'ambito di applicazione della legge, tutta la complessità del reale e, dunque, non sarà mai un "ragioniere del diritto" (senza nessuna offesa per i ragionieri, che, nel loro ambito, sono perfetti).

Applicherà la legge facendone vivere il senso profondo.

Perchè, come dicevano i romani, "scire leges non est verba earum tenere, sed vim ac potestatem" (Celso).

Ma applicherà la legge. Non finirà con il farne una sua di legge.

Provo a cercare dei paragoni.

Due bravi pianisti suoneranno entrambi la musica dello spartito rispettando le indicazioni dello spartito medesimo.

Quello dei due meno bravo, suonerà il brano anonimamente. Quello "artista" suonerà un pezzo unico e indimenticabile.

Ma entrambi avranno rispettato lo spartito.

Altrimenti non avranno suonato "quella" musica, ma fatto altro.

Rispettare lo spartito è dovere di entrambi e regola imprescindibile.

Per provare un altro paragone più vicino alle mie passioni, andare in moto richiede tecnica.

Per stare all'attualità hanno e rispettano la tecnica sia Stoner che Melandri, che guidano la stessa moto.

Stoner è sempre davanti. Melandri è sempre in fondo.

Speriamo che anche Melandri un giorno torni davanti. Ma per riuscirci l'intuizione "artistica" la dovrà trovare comunque dentro una tecnica.

Perchè se decide di guidare "per i fatti suoi", riuscirà solo a spiaccicarsi al muro.

Giorni fa cercavo di spiegare ai miei figli quanto sia fallace questa cultura contemporanea per la quale tutti si concentrano sulla gloria, vogliono la gloria, sognano la gloria e pochi riflettono sul fatto che la gloria è la parte finale di un percorso, nella prima parte del quale ci sono state lacrime e sangue, allenamenti giorno e notte e sacrifici.

Tecnica.

Non so che darei per fare una piega in moto come Valentino o Casey (a volte guardo per delle ore una foto dalla quale carpire un'intuizione, nella quale individuare dove alloggia la fiducia - che la ruota davanti non ti molli - e come si trova un punto di appoggio e uno di equilibrio).

Ma ciò di cui sono fermissimamente convinto e ciò che mi lascia assolutamente ammirato è che dietro, dentro, sotto ogni miracolo poetico, lirico, artistico di questi uomini c'è una feroce, indiscussa, granitica professionalità.

Il chirurgo che trova una strada di salvezza che altri non hanno visto, il pilota di moto che viene fuori da una piega impossibile, il pilota di aereo che riporta i passeggeri a casa con un motore in meno, prima e più che artisti sono professionisti.

Ho lavorato per alcuni anni in una sezione nella quale c'era un collega bravissimo.

In tanti in quella sezione (per certi versi gloriosa nel nostro Tribunale) ci ritenevamo bravi, in tanti eravamo aggiornatissimi, studiosissimi, prontissimi, ma lui aveva (e ha) una visione "ulteriore". Il problema tecnico alla fine in qualche modo lo risolvevamo tutti, ma in alcuni frangenti più difficili del solito, davanti a problemi nuovi dei quali gli altri faticavamo a individuare anche lo schema, lui aveva l'intuizione luminosa.

Tutti avevamo una notevole attrezzatura professionale, ma lui riusciva a vedere le cose negli scaffali della mente in un modo che illuminava tutto, che semplificava le cose, che faceva emergere subito il punto nodale, il principio in discussione, la logica del sistema, la ratio della legge.

Ciò che volevo dire, insomma (e mi scuso se mi sono un po' incartato) è che tecnica professionale e rispetto delle regole dell'arte, se intese correttamente, non sono una camicia di nesso, ma le ali dell'aereo.

Le ali dell'aereo pesano molto e se le si considera ad aereo fermo sulla pista appaiono come un ammasso di ferro da fare trascinare ai motori.

Ma quando l'aereo si avvia, quando l'aria incomincia a scorrere sopra e sotto l'ala, accade il miracolo.

Fino a un attimo prima era la fusoliera che trascinava in avanti e pesantemente le ali, che apparivano solo come un peso in più. Ma un attimo dopo, invece, sono proprio le ali che sollevano tutto l'aereo.

Scusate se ne approfitto per fare una cosa decisamente out of topic, un omaggio a un amico carissimo, avvocato penalista, ma anche costruttore di aerei e pilota: Stefano Arcifa (a questo link una delle sue avventure: da Catania a Capo Nord con un piccolo ultraleggero costruito da lui che si vede nelle foto di quel sito).

Un giorno rientravamo a Catania da Capua con un piccolo ultraleggero e, avvicinandoci all'atterraggio, si poneva un problema di tempi, dato che era in avvicinamento un aereo di linea.

Gli ultraleggeri erano due. L'operatore della torre di controllo (che conosceva entrambi i piloti) disse direttamente a uno dei due di fare circuito e attendere perchè sarebbe potuto atterare solo dopo l'aereo di linea.

Poi si rivolse all'altro, che era Stefano (sul cui aereo stavo io), e gli disse: "Potete (perchè in fonia si usa il "voi", ma significava "puoi") atterare, se abile a liberare (la pista) entro la seconda bretella (che, ovviamente, ha un nome in codice)".

Stefano, con un miracolo che ciclicamente mi rivedo (perchè ne ho il video), atterrò in dieci metri, lasciandoci tutti senza parole. E, liberando la pista alla PRIMA bretella (cioè molto molto prima della seconda assegnatagli) di parola ne disse una lui, sorridendo: "Abile!".

Ecco, Avvocato, se sei "abile" può anche metterci il cuore e l'anima. E cuore e anima saranno una ricchezza in più, che farà la differenza.

E' atterrerai in dieci metri di asfalto liberando con molto anticipo sul secondo all'atterraggio.

Se non sei "abile" e vuoi il risultato lo stesso, se tutto va bene, spaccherai il carrello e l'elica sulla pista e per quel giorno gli altri andranno ad atterare in un altro aeroporto (perchè i rottami del tuo aereo ostruiranno la pista).

Un caro saluto.

Felice Lima

io speriamo che :) ha detto...

Gentilissimo Dott. Lima, sono ancora al lavoro, sicchè non mi pesa rubare gli ultimi dieci minuti alle solite carte per rispondere al Suo ultimo contributo.
IN realtà non ho niente da aggiungere perchè penso che non si possa aggiungere niente di più e niente di meglio a quello che Lei ha detto.
Sono certo che tanti suoi colleghi si rivedranno nel ritratto del “Giudice con le ali” da Lei disegnato, e mi rammarico del solo fatto di avere scoperto questi luoghi così tardi.
Negli articoli ed anche nei commenti pubblicati in questo “centro culturale” ho letto cose che spesso mi hanno stupito per la profondità, l'accuratezza ed allo stesso tempo per la semplicità dei contenuti.
Sembra un controsenso ma è così.
Scrivere cose complesse e profonde e renderle alla fine comprensibili a tutti, è dote di pochi, ed in questo posto ho letto tante volte, ma davvero tante volte, cose di una tale lucida complessità, che quasi mi viene paura a postare i miei pensieri.
Il suo ultimo scritto ne è un esempio.
Caro Joe, e mi riferisco al commento del Joe delle 20.34, Lei ha ragione.
E' andato via da questo paese ed ha trovato altrove il suo equilibrio.
Sono certo però di un fatto.
Leggendo quello che i suoi compatrioti cresciuti in una società che ha perso molto tempo a cercare dei modelli da seguire, e che non riesce a trovare il bandolo di matasse che in altri paesi non si sarebbero mai ingarbugliate, ma che comunque dimostrano di avere una grande anima, dica la verità, non ha ringraziato internet per averle consentito di sentirsi straniero solo geograficamente?

Una ultima notazione.

Mi sono piaciuti tutti i richiami ai vari mondi extragiudiziari, e riflettendo sul suo modo di argomentare mi sono accorto che Lei spesso va fuori del seminato, solo che invece di portarci in luoghi estranei agli argomenti di cui si discute, riesce a concimare gli spazi nei quali si avventura riconducendoli alle colture dalle quali si era allontanato.
Questa sua ricchezza interiore "purtroppo", ne sono certo, contraddistingue anche il suo approccio al mestiere, sicchè temo che le sue sentenze, lungi dall'essere frutto della tecnica, portino in se, neanche troppo nascoste, le pieghe di una anima pensante a tutto tondo.
L'esatto contrario di quello che "molti" si aspettano da un giudice.
Io fino a poco tempo fa appartenevo alla categoria dei "molti".
Sono contento di averla stuzzicata sull'argomento.
Speravo in una sua reazione e non ho nulla da aggiungere alle sue riflessioni che contengono ampiamente le mie (anzi ne hanno reso assai meglio il senso).

La ringrazio per la considerazione, e siccome si è fatto tardi, Le auguro di cuore una notte migliore possibile dopo il buio di un pomeriggio reso triste dalla notizia sulla quale ci siamo sinora intrattenuti.
Sono certo che in questi giorni incontrerà il Dott. De Magistris (sarei venuto venerdì a Palermo – solo per portare con la mia presenza un segno di solidarietà, se non me lo avessero impedito impegni familiari ai quali non posso e non voglio rinunciare): gli porti la stima, la considerazione e la solidarietà di tutti quelli che gli hanno reso omaggio in queste pagine, e vedrà che sebbene si tratti di poca cosa, il Suo amico si sentirà un po’ meno avvilito, e soprattutto un po’ meno solo. E se ritiene gli spieghi che ostinarsi a volere avvitare per forza la vite dal verso giusto, se da una parte può portare seri problemi con i capi cantiere, d’altra parte farà sicuramente piacere ai clienti finali della fabbrica della giustizia.
Anche perchè prima o poi i capi cantiere vengono sostituiti, e la cultura della fabbrica la fanno gli operai.

Un caro saluto

IO speriamo che

Anonimo ha detto...

Franco

Mi associo alla gran quantità di persone che dimostrano solidarietà per la vicenda professionale e soprattutto umana di De Magistris. Ritengo che la questione centrale sia assolutamente il vergognoso e politicizzato giudizio del CSM (ampiamente dibattuto su questo blog). Per questo motivo non vorrei aggiungere altro. Contrariamente invece a quello che ho letto finora io non considero affatto marginale la questione dell’inammissibilità del ricorso in cassazione perché depositato dopo la scadenza del termine di legge. A mio avviso le regole hanno, particolarmente nelle questioni legali, egual importanza rispetto ai principi. In tal caso infatti a causa del mancato rispetto di “regole” De Magistris ha perso la possibilità di poter avere giustizia! Pertanto vorrei che qualche esperto in questioni legali e procedurali mi chiarisse i seguenti dubbi:

1-nel caso un cui De Magistris stesso avesse deciso spontaneamente o su pressioni (come prospettato da in un post precedente) di presentare in ritardo il ricorso non avrei nulla altro da dire.

2-Nel caso in cui non fosse così, vorrei che qualcuno tecnicamente competente, spiegasse quali sono questi termini (si parla di 45gg che poi sarebbero 30…mi sembrano differenze non di poco conto). Sarebbe poi possibile impugnare questa valutazione se esiste questo dubbio interpretativo?

3-Ipotesi più grave ove premetto ragiono “per assurdo”: dal momento che gli interessi politici, finanziari ed economici sono ENORMI, qualora, si potesse verificare in giudizio una ipotesi di corruzione del difensore di De Magistris, avrebbe quest’ultimo la possibilità di reiterare il ricorso alla cassazione visto che il ritardo sarebbe dovuto al reato di corruzione di cui sopra? (RIBADISCO CHE QUESTA E’ ESCLUSIVAMENTE UNA IPOTESI TEORICA, in quanto non intendo accusare o offendere il difensore di De magistris).

4-Vorrei mi spiegaste qual’è la procedura per presentare ricorso, per capire se per esempio viene inoltrata via posta, (in tal caso qualcuno, sempre per l’enormità degli interessi in gioco, potrebbe agire ritardando la consegna fisica del plico pagando/minacciando chi di dovere), oppure agendo sul soggetto preposto a ricevere fisicamente la documentazione, che probabilmente emetterà in quel momento un documento di ricevuta che potrebbe essere successivamente manipolato evidenziando data successiva alla scadenza, salvo poi contestare quella originale come falsa in possesso dell’avvocato difensore, ecc ecc...

Queste ipotesi potranno sembrare fantasiose o paranoiche, ma ribadisco che, pensando alla quantità di soggetti estremamente potenti politicamente e economicamente, risulta VITALE che il trasferimento di De Magistris sia assolutamente garantito (il rischi di andare avanti con un qualsiasi pronunciamento di una corte potrebbero essere inaccettabili). Pertanto tali “soggetti” potrebbero essere disposti a commettere qualsiasi azione per potersi garantire il risultato che è stato PURTROPPO ottenuto.

Ringrazio anticipatamente per la Vostra disponibilità e cortesia.

Tantissimi auguri a Luigi De Magistris e ...CORAGGIO...

Cinzia ha detto...

Evocativa e romantica quest'immagine.
Da oggi in poi potrò immaginare il dott. Lima e chi come lui, a mo' di Lindbergh solitari in volo nei cieli della giustizia...

Visionaria e sentimentale, lo so.

Mi associo a IO speriamo che nel porgere a Luigi stima, considerazione e solidarietà.
Mi piace molto anche il suo confronto con le viti, i capi cantiere e le fabbriche della giustizia. Per quanto sia un immagine legata alla materia, è bella proprio per la sua concretezza. Anch'IO speriamo che sia vero che prima o poi i capi cantiere verranno sostituiti, e la cultura della fabbrica la faranno gli operai! (passatemi la licenza sgrammaticale)

Felice Lima ha detto...

A Franco (commento dell'1.21).

Caro Franco,

rispondo alle Sue cortesi richieste in due tappe.

Intanto un paio di precisazioni in fatto:

1) Luigi De magistris NON HA MAI pensato di depositare intenzionalmente in ritardo il suo ricorso.

2) Ha dato formale mandato a difenderlo dinanzi alla Corte di Cassazione a un prestigioso Avvocato, professore universitario proprio di procedura penale, e, ovviamente, come avviene in questi casi, ha confidato che egli lo avrebbe difeso al meglio.

3) Luigi De Magistris era ed è pieno di lavoro e di impegni. Se incarichi un professionista fra i migliori perchè faccia una cosa, non puoi controllare che non faccia errori come quello di cui stiamo discutendo. Perchè dai per scontato che non li faccia.

4) Dinanzi alla Corte di Cassazione non ci si può difendere da sé (a meno che non si sia avvocati) e, dunque, incaricare un Avvocato era, da parte di Luigi, necessario e inevitabile.

5)L'Avvocato di Luigi ha depositato il ricorso tardivamente ritenendo di avere a disposizione per farlo un termine di 45 giorni. Il termine che aveva era, invece, di 30 giorni. E ciò sulla base di una interpretazione della legge del tutto convincente e comunque ormai costante da parte della Corte di Cassazione. E' ovvio che, in ogni caso, ammesso (e secondo me non concesso) che si possa discutere della questione, essendo comunque controversa, dovere dell'Avvocato era depositare il ricorso nel termine più sicuro di 30 giorni.

6) Fra le materia di competenza del mio ufficio c'è proprio la responsabilità professionale. In un caso come questo, l'Avvocato non potrebbe neppure invocare una sorta di "consenso" del cliente. Nel caso di specie, Luigi De Magistris, come ho già detto, non ha mai autorizzato o condiviso la decisione di depositare il ricorso dopo i 30 giorni, perchè è questione di cui non si è occupato, avendo incaricato, come detto, un legale. Ma in un caso del genere l'Avvocato non potrebbe sottrarsi alla propria responsabilità dicendo che il "cliente" era stato d'accordo. Il caso è identico a quello di un medico chirurgo. Il chirurgo deve eseguire l'operazione. Se la esegue con un metodo sbagliato che porta alla morte del paziente, non potrà dire: "Ma lui era stato d'accordo". L'Avvocato deve svolgere il suo mandato con diligenza, evitando tutto ciò che può precludere al suo assistito il risultato legittimamente sperato. Se il suo assistito, per qualche ragione, vuole che la prestazione venga svolta in un modo diverso (immaginiamo, per esempio, che l'assistito si debba procurare dei documenti e gli serva più tempo e non ci si arrivi nei 30 giorni), l'Avvocato ha il dovere di avvertire l'assistito delle conseguenze e di procurarsi un valido consenso informato a un deposito fuori termine.

Nel caso di specie nulla del genere vi è stato e, peraltro, si sarebbe potuto depositare nei termini il ricorso e, se del caso, illustrare successivamente i motivi con altra memoria di motivi aggiunti.

In un commento successivo spiegherò la questione in diritto.

Ci tengo a precisare che, ovviamente, ho scritto queste cose non già per discutere qui della prestazione professionale dell'Avvocato, ma per evitare dietrologie sulla condotta del collega De Magistris.

Un caro saluto.

Felice Lima

Felice Lima ha detto...

Con riferimento alla questione di diritto sulla quale si fonda la sentenza della Cassazione, la Redazione ha pubblicato l'intero testo della sentenza e un commento semplificato per i "non addetti ai lavori".

Il tutto si trova a questo link.

Felice Lima

Anonimo ha detto...

Scusatemi se intervengo di nuovo sull'argomento, atecnicamente e d'impulso come al solito, ma accidenti, non ci ho dormito quasi tutta la notte.
Ebbene, sono stufo di essere avvilito, voglio essere incazzato e quasi quasi, se la redazione non lo ritiene troppo sconveniente, voglio proprio convertire il mio nick.
Va bene, forse in molti hanno brindato ed hanno mangiato cannoli, come suggeriva un precedente post; forse neanche, come gli si è augurato, i predetti generi di conforto gli sono andati di traverso. Ma c'è ancora da augurarsi che ben presto potremo andare a portarglieli, cannoli e bevande, in un altro e ben noto luogo (dove di solito si usano portar le arance). E, sia ben chiaro, lo dico da persona tutt'altro che "giustizialista", come con brutto termine si usa dire oggi!
Hanno vinto solo una battaglia, peraltro ben misera.
De Magistris continuerà a fare il suo lavoro, come ha già annunciato, con lo stesso spirito.
La Calabria, è stato detto più volte ma è giusto sottolinearlo, non è solo terra di metastasi fatte di massonerie, mafie, intrecci politici e giudiziari vari: i cittadini ed i professionisti onesti continueranno a combatterle.
Il c.d. "silenzio degli onesti" o per meglio dire degli ignavi prima o poi dovrà necessariamente cessare, anche e soprattutto all'interno della categoria. Anche il singolo più incline a "farsi i fatti suoi" prima o poi capirà che la politica del colpirne uno per educarne cento (che non è una metafora di cattivo gusto, purtroppo, bensì un intento programmatio annunciato, ribadito e praticato da esponenti illustri dell'attuale governo, e condiviso probabilmente anche da buona parte dell'opposizione) finisce per ledere anche i più angusti spazi di autonomia e/o di tranquillità che si crede, con la propria silente acquiescenza, essere riusciti a ricavarsi.

Coraggio, dunque (come si potrà intuire, lo dico prima di tutto a me stesso).

Ex Avvilito ed attualmente
Inkazzatoveramente (se la Redazione non si inkazza a sua volta per il nomignolo non elegantissimo) :)

salvatore d'urso ha detto...

Scusate per il ritardo...

Grazie Luigi!!! E ai tanti come lui...

Anna R.G. Rivelli ha detto...

La riflessione che ho fatto dopo aver letto questo post è troppo lunga. Chi avesse voglia di leggerla la trova a questo link http://www.noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/1971614.html nel blog dell'associazione NoiCittadiniLucani. Si sintetizza comunque in un grazie al dott. De Magistris e a quanti come lui rappresentano ancora la nostra speranza e la nostra forza.
Anna R. G. Rivelli
Potenza

Domenica Sette ha detto...

Caro De Magistris, spero Lei legga questa mail e il mio grazie. Grazie di esistere perchè Lei ha vinto, invece, il rispetto e la stima profonda e immensa di tutti e di quelli che , come Lei, pagano un prezzo altissimo per i propri ideali attraverso azioni concrete e nel silenzio. Anch'io ne ho pagato uno ma ne sono fiera e non immagina quanto la capisca. Ma mi sento meno sola. Grazie , grazie di cuore. Domenica Sette

Vincenzo Scavello ha detto...

In relazione al Post del 15.07, ore 10:05
Imperdonabile qui pro quo

Ovviamente bisogna interndere: buona vita LUIGI e non FRANCESCO.

Accidenti mentre scrivevo del Dott. De Magistris mi martellava nella mente il nome Francesco. Non è servito nemmeno rileggere il mio Post per accorgermi dell'errore!

Cinzia ha detto...

Ma un giudice con i presupposti morali di De Magistris non è anche più pericoloso di un PM?
Che gli riservano dopo questo trattamento per purificarlo del tutto, la lobotomia?!
O lo mandano ad esercitare in Svizzera?

Vincenzo Scavello ha detto...

La frittata è fatta!
Nel precedente post, forse in modo pedestre, ho cercato di scrivere qualcosa che andasse oltre la notizia!

La notizia è quella per cui stiamo discutendo, grazie alla non scusabile svista del bravissimo avvocato del Dott. De Magistris.

Se è davvero così bravo avrà ragione circa i 45 giorni ammissibili per il ricorso ma, se, invece, il termine perentorio è di 30 giorni, consigliamo al Dott. De Magistris di cambiare avvocato, sperando non ne abbia bisogno per tutta la vita.

Le vicende di cui il Dott. De Magistris si stava occupando vedono coinvolti personaggi davvero potenti, troppo potenti, per sottoporsi al vaglio di una qualsiasi forma di Giustizia terrena. Spero, ardentemente spero, che possa esserci una Giustizia extraterrena da fare chinare la testa a quanti, oggi, ostentano sicurezza e, finalmente, tranquillità.

Mi mortifica oltre misura vedere questi potenti sui vari Telegiornali (vedi rapporto che l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, composta da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan, Giuseppe Fortunato, ha presentato, presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio. La “Relazione è sull’attività svolta nel corso del 2007”.

In estrema sintesi:
La privacy è sempre più a rischio
«Attenzione ai social network»

Tempi durissimi anche per i Blogs e, soprattutto, per YouTube.

http://it.youtube.com/watch?v=OdXTmat9qNw

Un Abbraccio disarmato

Anonimo ha detto...

Ad ex "avvilitoveramente", ora "inkazzatoveramente".

Fai bene ad essere "inkazzato", meglio essere "inkazzati" che "avviliti" alla tua età!

Consòlati, però: i tuoi 2.280 saliranno presto, molto presto :)

Perciò, quando giudichi, non essere troppo "inkazzato", e non farla pagare agli altri, la tua "inkazzatura" :)

Franco ha detto...

Caro Felice Lima,

la ringrazio per la cortesia accordatami nel rispondere con tale rapidità e chiarezza.
Attendo pertanto con grande interesse la "seconda tappa"...

Un caro saluto

Franco

Anonimo ha detto...

Per Io Speriamo Che:
posso conoscere se Lei è un Avvocato penalista?
b

Rosario Gigliotti ha detto...

Grazie Luigi! E grazie a Felice Lima per aver trovato le parole che sostengono le ragioni dell'impegno... nonostante tutto. Grazie ancora Luigi per essere quell'uomo che si fa carico della propria responsabilità senza nascondersi dietro il facile paravento delle norme e delle procedure. Quell'uomo che assume su di sé il bisogno di senso e di giustizia di altri uomini e donne, chiedendosi se può trovar luogo all'interno delle regole che sorreggono l'ordinamento democratico. E se rispetto a quel bisogno non vuoi lavarti le mani, percorri le strade più rischiose grazie alle quali l'umanità ha saputo evolversi, maturare, avanzare verso il bene. È il bene degli uomini onesti, chiamati eroi o pazzi o illusi, a seconda di come ci convenga guardarli. Le strade che essi percorrono apparentemente non portano a nulla ed invece rimangono come sentieri luminosi nelle coscienze di chi non vuole arrendersi. Tracce di un cammino che non è più di un solo uomo ma dell’umanità intera. Grazie ancora Luigi! Rosario Gigliotti

Anonimo ha detto...

...E se rispetto a quel bisogno non vuoi lavarti le mani, percorri le strade più rischiose grazie alle quali l'umanità ha saputo evolversi, maturare, avanzare verso il bene. È il bene degli uomini onesti, chiamati eroi o pazzi o illusi, a seconda di come ci convenga guardarli. Le strade che essi percorrono apparentemente non portano a nulla ed invece rimangono come sentieri luminosi nelle coscienze di chi non vuole arrendersi. ...
GRAZIE A ROSARIO GIGLIOTTI
PER LE BELLISSIME PAROLE CHE INCORAGGIANO LE PERSONE ONESTE NEL MENTRE STANNO ATTRAVERSANDO UN MOMENTO DAVVERO DIFFICILE
b