«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
.

domenica 20 luglio 2008

Gli insulti e la legge.

E' bene sapere che la legge punisce gli insulti alle istituzioni, da chiunque essi provengano.
Riportiamo, in calce, due articoli del codice penale piuttosto significativi e d'attualità.
In molti si chiedono perché alle offese non si risponda con la stessa moneta. Replicare ad un'offesa, che è un delitto, commettendone un altro, non è la risposta che l'Ordinamento si attende, specialmente da chi è chiamato a far rispettare la legge.
All'offesa si reagisce con il ragionamento e con l'argomentazione, mettendo a nudo la pochezza intellettuale di chi viola le regole.
Il rispetto delle norme, e non il vituperarle, è espressione di forza.


Codice penale.

Articolo 290. Vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate.
Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo, o la Corte costituzionale o l'ordine giudiziario, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
La stessa pena si applica a chi pubblicamente vilipende le forze armate dello Stato o quelle della liberazione.

Articolo 292. Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato.
Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.
Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.
Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali.

35 commenti:

Anonimo ha detto...

per quanto riguarda gli insulti concordo pienamente , l'unico metodo sarebbe quello di rispondere in modo contenuto o a volte di non rispondere proprio

Gennaro ha detto...

Mi sembrano multe e pene molto esigue e cmq di natura pecuniaria che ad un personaggio che guadagna compensi a Voi conosciuti sia solo una perdita di tempo giudiziaria,mentre l'esclusione tassativa dal parlamento oppure dall'incarico ricoperto senza possibilità di appello forse metterebbe le persone in condizione di pensarci 10 volte prima di fare determinate dichiarazioni. Ovviamente estenderei tale pensiero anche per altre categorie legate sempre alle sedi istituzionali

Luciana ha detto...

Non c'è niente per chi alza il dito medio all'inno nazionale? >8(


Luciana

faulty_tower ha detto...

Mi rivolgo a tutti coloro che hanno al riguardo maggiore esperienza del sottoscritto.

In quale dei due scenari di seguito riportati si potrebbe con maggiore probabilità ritenere che si sia perpetrato il reato di vilipendio delle istituzioni?

Un noto uomo politico pronuncia a una trasmissione radiofonica le seguente frase: «La cloaca del Csm correntizzato, partitizzato e parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani»

Un noto comico pronuncia la seguente frase a una manifestazione di piazza "Dicono che offendo il Presidente della Repubblica. Io Morfeo non l’ho mai offeso. Sonnecchia. Firma delle cose. Questo patto della “Banda dei 4”. Ha firmato una cosa… Ve lo immaginate voi Pertini che firmava una legge che lo rendeva immune dalla giustizia italiana? Ma io non mi immagino neanche Ciampi, non riesco neanche a immaginarmi Scalfaro a fare una cosa così. E allora chi è questo uomo qua? Chi difende? È un primo cittadino o un uno che difende i partiti politici? Chi è? Quando c’era Chiaiano, la discarica: la Polizia contro le famiglie, a Napoli, la sua città. Lui dove festeggiava? Dove andava? È andata da una famiglia di Chiaiano a festeggiare qualcosa? Era a Capri a sentire della musica con due inquisiti: Bassolino e la moglie di Mastella."

Nicola ha detto...

Per faulty.tower.

Sono entrambi esempi da non seguire.
Nicola Saracino

Nicola ha detto...

Per Luciana delle 19,19.

Se, come a me pare, anche l'inno nazionale rientra nel concetto di "emblema", la risposta è affermativa.
Nicola Saracino

Luciana ha detto...

Grazie.
Lo immaginavo.

E tutti (dx e sx) lì a dire che "sì, esagera ma poi è aperto al dialogo"...

Ma su cosa si può dialogare partendo da certe premesse?

C'è di buono che è sicuramente vero quello che ho sentito dire da un politico (non ricordo chi) che di solito l'uomo della padania fa così quando deve camuffare, agli occhi di chi lo vota, una fregatura presa. ;)

Luciana

Anonimo ha detto...

grande nick, faulty tower...

MITICO JOHN CLEESE!!!

Adduso ha detto...

Vilipendio …

Tralasciando i casi propagandistici dei nostri politi-canti e relativi eserciti di servi e zerbini,

mi domando, leggendo da profano la legge riportata nel titolo di questo post, cosa dovrebbe poter più fare un comune cittadino davanti alla notoria “presunzione, prepotenza e prevaricazione della politica e delle istituzioni italiane, affette visibilmente da cronica “spocchia intellettuale” (senza per questo volere generalizzare), se non gridare “che sono tutti mafiosi”, come d’altronde farebbe, a mio avviso legittimamente, un condannato innocente buttato a marcire in una cella o “annichilito” esistenzialmente senza prove.

Ci manca ora, dopo il ddl sulla sicurezza, pure il “revival” del vilipendio e poi, sempre e solo noi comuni cittadini, non potremo neanche più “fiatare”. Dopo la mafia criminale, che disprezzo senza appello e quella politica, c’è purtroppo pure la “mafia del diritto” (per carità, questa è ancora un “tabù”).

Anonimo ha detto...

Buon giorno.
Ho letto il messaggio di faulty tower e ho ricordato che ieri mattina discutevo in spiaggia con un mio collega sul dibattito politico; in particolare su quale atteggiamento si debba avere con la realtà che ci è dato di vivere: e cioè se bisogna avere un approccio di tipo realistico o di tipo ideale.
A mio avviso la questione è mal posta: questa dicotomia fra astrattezza e concretezza mi pare l'ennesima tentazione nell'appoggiarsi alla semplificazione forzata,quella che ci serve per giustificarci dall'inutilità dell'approfondire le cose.
D'altra parte, come scriveva Italo Calvino, se si punta a rendere semplice ciò che è per sua natura complesso si finisce per essere menzogneri; è indispensabile, invece, ricercare la precisione perchè questo è l'unico atteggiamento rispettoso verso i propri simili, oltre che l'indispensabile presupposto per ben conoscere.
Ciò posto, a me pare corretta l'impostazione di Nicola Saracino quando afferma che sono sbagliati entrambi gli approcci che si sono avuti negli ultimi giorni (mi riferisco a quelli di alcuni comici in una manifestazione pubblica, a quelli di un ministro della Repubblica italiana e a quelli di un capogruppo parlamentare).
Naturalmente sono situazioni differenti in quanto maggiori doveri di compostezza, di sobrietà linguistica e di educazione istituzionale sono richiesti (doverosamente richiesti) a chi ricopre alti incarichi pubblici.
L'esempio che essi devono dare agli altri cittadini, specialmente alle personalità in via di formazione (giovani) o a quelle in cui la formazione ha difettato per varie ragioni sociali, non è qualcosa di estrinseco alla loro funzione.
Quello che, però, mi pare indispensabile sottolineare è che anche l'atteggiamento di chi per propria scelta intenda manifestare il proprio pensiero e segnare in modo forte le differenze rispetto a una data situazione politica, deve essere improntato alla correttezza e al rispetto per chi ascolta.
Questo metodo, peraltro, è anche funzionale rispetto agli scopi che ci si prefigge.
E su questo punto voglio fare un discorso squisitamente tecnico.
Il “contesto” nel quale avvengono determinate dichiarazioni non è irrilevante rispetto agli scopi che il parlante si prefissato.
Nella comunicazione e nella ricerca della altrui adesione alle proprie tesi bisogna preventivamente avere ben chiara la tipologia del'uditorio a cui ci si rivolge.
Penso che sia intuitivamente noto a tutti che un discorso di natura medica non possa essere fatto all'interno di una comunità di cittadini convocata per una funzione religiosa, e viceversa.
Insomma l'uditorio, le sue caratteristiche, la sua univocità culturale o, diversamente, il suo essere variegato per conoscenze, sensibilità ed educazione, devono condizionare linguaggio, termini, sintassi, gestualità dell'oratore affinche il suo dire risulti, alla fine, fruttuoso.
Con la conseguenza che se tutto ciò (linguaggio, termini, sintassi, gestualità, contenuti) risultasse inadeguato rispetto a chi ascolta, gli scopi dell'oratore non solo rimarrano frustrati ma rischieranno emergere come negativi e perniciosi.
Questo cautela è ancor più indispensabile nel caso in cui il sistema mediatico sulla conoscenza della popolazione, come avviene in Italia, è particolarmente condizionante (come emerso da alcuni interessanti studi fatti, anche di recente, dai maggiori esperti del settore scientifico)
E' evidente, quindi, che quando si parla, si discute, si scrive di questioni istituzionali delicatissime, bisogna che queste vengano trattate con la necessaria competenza e preparazione, dosando con saggezza dati emotivi e dati razionali (“pathos” e “logos”, come scrivono gli esperti di comunicazione e di retorica).
Combinare questi elementi del discorso in modo anomalo, superficiale, dissennato e non rendersene conto o non ammettere l'errore, significa fare, ancora una volta, esercizio di autoreferenzialità; significa, come dicevo a una mia amica, continuare ad avere un atteggiamento puramente intellettuale e, nella sostanza, classista.
Io penso che, al contrario, si debba riscoprire il gusto dell'umiltà come presupposto della conoscenza; ciò significa riconoscere il valore del mettersi, concretamente, al “servizio” degli altri, dei più deboli piuttosto che ambire, sempre e comunque, a stare dalla loro parte ma a patto di mettersi “alla loro testa”.

Francesco Messina

Anonimo ha detto...

Mi dispiace ma non sono affatto d'accordo: definire "cloaca" un'istituzione repubblicana nell'esercizio delle funzioni di ministro (mica è stato intervistato in veste di comune cittadino) è vilipendio.

Definire "morfeo" un'altra istituzione repubblicana ARGOMENTANDO ("sonnecchia = firma tutto senza svegliarsi e ragionarci su, altrimenti non firmerebbe) corrisponde ad una critica. Anche perché la parola "Morfeo" non è offensiva, e riporta culturalmente ad un personaggio mitologico, quindi ha un suo significato che non a caso si lega alla spiegazione poi fornita (e si ricollega comunque ad un Dio, non ad un personaggio o ad una cosa odiosa);
la parola "cloaca" invece si riferisce volutamente a qualcosa che di culturale non ha proprio nulla, e non consente spiegazioni di sorta, poiché la parcellizzazione o la politicizzazione di chiunque può essere criticata in molti modi, ma con l'accostamento agli escrementi si elimina volutamente qualunque spiegazione, lasciando lo spazio all'insulto vero e proprio.

E' proprio vero che 15 anni di regime berlusconiano ci ha pian piano costretto il cervello in recinti sempre più stretti, all'interno dei quali -per paura di fornire appigli agli avversari che ci attaccano con slogan e non con argomentazioni- ci stringiamo sempre di più evitando di dire qualunque cosa si avvicini un po' al recinto.

Infine non sono d'accordo sul fatto che il vilipendio non sia utile per via dell'esigua somma richiesta come pagamento del danno da parte di chi -potente- può permettersi di pagare quanto vuole. Infatti se Bossi fosse stato accusato (ma qui non vige l'obbligatorietà dell'azione penale?!?!?!?!) di vilependio e processato e condannato a pagare ogni volta che in comizi pubblici, o in televisione (tralasciando tutti gli insulti che può aver lanciato in privato) ha detto di volersi "pulire il culo" con la bandiera italiana, o quando lui e i suoi l'hanno bruciata o mandata in coro "a fanculo" per far posto alla bandiera padana (che, com'è noto, non esiste, poiché la cosiddetta padania non è mai stata una terra unita sotto nessun aspetto, né più né meno dell'Italia intera) si sarebbero ottenuti due risultati importanti, o almeno uno, spero:

1- con tutte le volte che ha vilipeso pubblicamente lo Stato in tutti i suoi emblemi e istituzioni forse oggi si tratterrebbe un po' di più, e continuerebbe a farlo ma meno insistentemente, perché chi più ha meno vuole perdere, e forse un po' si sarebbe stancato di autodecurtarsi lo stipendio.

2- (ancora più importante) ottenere una condanna formale (o molte) per vilipendio allo Stato lo delegittimerebbe come parlamentare (non puoi essere parlamentare o ministro di uno stato che aborri al punto da offenderlo continuamente). Forse un minimo di responsabilità politica gli italiani riuscirebbero ad appioparglierla, mentre oggi anche i suoi detrattori considerano spesso normale che lui, come esponente della lega (minuscolo), possa vilipendere tranquillamente lo Stato. E forse sarebbe più chiara anche per i suoi elettori la contraddizione.

Silvia (veneziana).

Bis-pensiero ha detto...

A Faulty Tower: ho abbastanza anni per ricordare, nemmeno troppo tempo fa, e in determinati casi ancora adesso, come trattava la sinistra estrema la bandiera nazionale e come venivano, e tuttora sono ancora, vilipese le forze armate (fascisti, golpisti, ecc.), senza parlare degli altri organi costituzionali, con il supporto sistematico di buona parte della stampa. Eppure qui si ricorda soltanto Gasparri. Vi suggerisco anche di ricordare, già che ci siete, quelli del "carro-armato" (da fiera) del campanile di San Marco, "gravissimo esempio di attentato alla Costituzione", che hanno scontato ANNI di galera laddove persone con decine di condanne per reati gravi, addirittura pluriomicidi, possono spesso tornare a casa indisturbati.

Mi sbellico sempre dalle risate, seppur amare, quando sento ex- comunisti "pentiti" (non per scelta libera e consapevole, ma costretti dal crollo dell' URSS) parlare di Patria! Adesso cantano pure l'Inno! E' proprio il colmo! Ma non hanno un minimo di coerenza, un poco di pudore?

Il tutto sembra proprio una farsa.

Sembrerebbe anche un manicomio, ma i "matti", com'è noto, non esistono più dal 1978, per Legge dello Stato!

Anche se solo in Italia.

Anonimo ha detto...

@ Bis-pensiero
relativamente alla sua affermazione "persone con decine di condanne per reati gravi, addirittura pluriomicidi, possono spesso tornare a casa indisturbati"

si è mai domandato chi scrive le leggi assurde che i magistrati devono poi applicare e che portano poi alla scarcerazione dei pluriomicidi che lei giustamente condanna? secondo lei la colpa è sempre dei magistrati, oppure di chi negli anni ha dato vita a una legislazione che ha di fatto depotenziato l'azione della magistratura e concesso mille scappatoie per rimanere impuniti e permettere ai delinquinti di sfuggire alle maglie della giustizia? e non crede lei che fra questi delinquenti, oltre ai pluiriomicidi, debbano anche essere annoverati anche coloro che si macchiano di gravi reati come corruzione, reati economici, falso in bilancio, frode fiscale?
Qui il problema non è appartenere o meno a uno schieramento. Si tratta di vedere oltre il fatto di cronaca del pluriomicida che si aggira a piede libero a delinquere: oggettivamente, di chi è la colpa? chi ha reso possibile ciò? a me sembra che non ci possa essere altra risposta che IL LEGISLATORE, ovvero la POLITICA. Abituiamoci a guardare oltre la propaganda di partito, di qualsiasi colore essa sia.
saluti

Anonimo ha detto...

Cara Silvia, sono stato evidentemente poco chiaro.
a) Io ho cercato di affrontare il problema da un punto di vista razionale e di strategia comunicativa che non è affatto estrinseco rispetto agli scopi che ci si pone. Anzi, ne è parte costitutiva.
Per fare l'esempio che hai citato, mentre tu sai molto bene chi sia Morfeo e quale metafora evochi la sua figura mitologica, non altrettanto puoi dirsi fra chi è ignorante e, soprattutto, è eterodiretto dal sistema radiotelevisivo al quale è costretto "ad aggrapparsi" per capire la realtà e non rimanere isolato.
In un circolo di intellettuali quel riferimento sarebbe stato adeguato, mentre non lo era in una piazza, anche televisiva, molto più ampia e che sarebbe stata sicuramente condizionata dai commentatori (alcuni dei quali molto interessati a far risultare alcuni eventi di quel pomeriggio rispetto ad altri).

Che lo si voglia vedere o no gli italiani sono molto mutati dal 1992.
Il senso critico e la conoscenza, la stessa educazione istituzionale sono decisamente mutati in peggio.
Chi è andato a votare il 13 aprile, nel 1992 aveva 2 anni: questa significa che la sua personalità si è formata in un contesto comunicativo dove è stato sistematicamente instillata l'idea che c'è una parte non minima dei magistrati italiani che vuole sovvertire il voto popolare per scopi politici.
E' già un miracolo che, vuoi per educazione avuta in famiglia, vuoi per carsici sussulti di democraticità nella vita quotidiana, questa idea non sia anche propria della totalità dei cittadini.
b) Ripeto: massima distanza, distacco e capacità di confutazione verso chi denigra le Istituzioni (senza scadere nella scompostezza verbale, che è cosa che si può fare senza flettere sui contenuti).
Ma massima saggezza tecnica nella comunicazione.
Dire che negli ultimi anni ci si è fatti condizionare nella capacità di risposta, oltre a non essere vero, rischia di non far percepire un principio rilevante: nella comunicazione bisogna sempre tenere presente non tanto il desiderio personale, ma il modo per realizzarlo, ottenendo sopratutto i migliori effetti per la comunità.
Per cui non esiste un'unica forma di comunicazione, ma quella migliore IN RAPPORTO ALLA CONDIZIONE DATA, allo stato della comunità a cui ci si riferisce.
Continuando nell'esempio, converrai con me che tutta quella metafora su Morfeo è stata depotenziata nella percezione collettiva anche dal successivo intervento sul Papa che ha finito per deviare ulteriormente l'attenzione generale, creando ulteriore disorientamento rispetto al tema della manifestazione.
Comunque se vuoi se discutiamo per mail senza che io finisca per tediare gli altri bloggers..:-).

Francesco Messina
ossimoro.fm@libero.it

Nicola ha detto...

No, vi prego, continuate pure qui.
Il dialogo interessa anche chi lo ascolta senza intervenire.
Nicola Saracino

Cinzia ha detto...

per Bispensiero

Per fortuna non mi risulta che esiste una reiterazione dei reati interpretata positivamente.
I precedenti di reato degli altri non mi sembrano una buona logica per depenalizzare i comportamenti di alcuni che ci stanno simpatici.
Inoltre vorrei pregarla di trattare con un po' più di rispetto una legge che ha cambiato il volto alle patologie mentali. Una legge (la 180) che se fosse stata applicata con rigore e soprattutto con finanziamenti adeguati, ovunque in Italia e non solo in casi rari e volenterosi, avrebbe reso dignità a molte famiglie e sollievo ai loro cari ammalati.
Io sinceramente dei comunisti pentiti, così come dei fascisti pentiti (a buon intenditor...) non ho nessuna pena, ma dei malati di mente sì. I primi e i secondi se commettono reati vanno puniti e basta, senza fare paragoni che li giustifichino.
Mentre non sono assolutamente d'accordo, neanche a scherzare, sul fatto che i malati di mente vadano rinchiusi in manicomio.

Grazie

Cinzia ha detto...

Stimatissimo dott. Messina
se mi permette d'intervenire con una piccola osservazione vorrei farle presente un'apparente anomalia. Mia madre ha 82 anni e ha frequentato la scuola solo fino alla seconda elementare, ma sa chi è Morfeo.
Magari non l'ha letto sui libri, però lo sa.
Sono certamente d'accordo che il livello culturale in Italia sia decisamente scaduto (e forse "l'ignoranza colta" di mia madre lo dimostra) però credo che siamo troppo indulgenti nel riconoscere tutta questa inconsapevolezza, giustificandola con semplice ignoranza. Penso piuttosto che sia il modo in cui si fa cultura ad essere cambiato adeguandosi tristemente alla superficialità intrinseca di mezzi comunicativi come è appunto la televisione (altare su cui si consuma il rito quotidiano della cena di quasi ogni italiano), un semplice elettrodomestico che è sempre stato trattato come un feticcio. Forse perché è entrato all'improvviso, prepotentemente nella vita di poveri contadini, gente semplice, che certo non ne ha saputo valutare e riconoscere i potenziali, i limiti e tanto meno i pericoli. Ma ora, possiamo dare delle giustificazioni sensate a chi ancora oggi tratta la cultura televisiva come l'unica fonte di verità e la sua “plasmatica” espressione come un idolo a cui riservare il posto migliore in casa? Non lo so, sono molto combattuta tra considerare questo fenomeno come fosse la piaga del secolo, una narcosi collettiva indotta dal potere o un mezzo con cui cercare volontariamente falsi paradisi virtuali (o forse entrambe le cose sono reciprocamente innescate!).
Il guaio è che chi si droga sa di essere fuori legge, sa di essere vittima e complice di un meccanismo perverso, ma chi guarda e ascolta la televisione può non saperlo? può davvero non essere cosciente del meccanismo perverso di cui è strumento passivo e attivo? o è solo un peccato d'indolenza e di voluta ignavia?

Anonimo ha detto...

Va bene, oggi me lo concedo, da domani vi tedierò meno ma oggi lo dedico tutto a questo blog :) (poveri voi!)

@ Francesco Messina.
Sono d'accordo sul fatto che il contesto condizioni i contenuti, ci mancherebbe.
Però oltre al fatto che personalmente ritengo che una piazza, per quanto possa essere "politicizzata" (passatemi il termine) è pur sempre una piazza, e spesso ci sono interventi eterogenei, feste e quant'altro (comunque non è un'aula parlamentare), penso anche che sia controproducente questo eccessivo "limitarsi" (ovvio, la linea di demarcazione tra cosa sia "eccessivo" e cosa non lo sia è anche soggettiva) in funzione della manipolazione futura da parte degli avversari (in questo caso la stampa quasi per intero, oltre alla politica). Perché se vogliono -si sa- possono appigliarsi a qualunque cosa, non ci sarà mai un limite oltre il quale i detrattori diranno "beh sì, su questo avete ragione". Su questo blog forse, esempio cristallino di dialettica, in seguito a discussioni accese ci si può riconoscere nelle idee di qualcun altro, ma i politici (e i loro cagnetti di compagnia -naturalmente contrapposto ironicamente alla definizione "cani da guardia del potere" che riguarda i giornalisti nelle democrazie :)- ) parlano ormai solo per slogan, senza curarsi più nemmeno della veridicità di ciò che affermano, figurarsi se fanno caso ad una dialettica composta.
Non si tratta di giustificare la scompostezza, ma vorrei sottolineare che nonostante l'impegno politico si tratta pur sempre di due comici "nell'esercizio delle loro funzioni", anche se con scopi diversi dal rendimento economico. Ciascuno lo fa coi propri mezzi.

Chi partecipava sapeva che ci sarebbero stati, e più o meno sapeva il tono che avrebbero usato, perché è il loro proprio e perché il contesto è appunto una piazza.
In primo luogo l'afflusso di gente c'è stato lo stesso. In secondo luogo è sacrosanto quanto detto e riportato da Travaglio e da Di Pietro sull'eterogeneità di una piazza che anche se non collima su ogni cosa è d'accordo sugli aspetti principali del problema. Ma che noia se fossimo tutti uguali (... ehm, naturalmente a livello umano, non davanti alla legge eheh).

Infine solo due precisazioni:

1- la parola "Morfeo" rievoca il mito a chi la conosce già, non rievoca nulla a chi non la conosce. Non ho ancora sentito, nemmeno dopo l'8 luglio, ragazzi o adulti ignoranti (nel senso che ne ignorano il significato) darsi vicendevolmente del "Morfeo", mentre ne ho sentiti tanti (anche non ignoranti) darsi della "m***a" in faccia. E cmq se invece di auspicare il sotterramento dell'ascia di guerra (specie ora che in guerra ci siamo eccome) chi di dovere (parlo dei giornalisti non corrotti, così come di quelli che erano d'accordo coi principi della manifestazione) spiegasse il significato della parola "Morfeo" anche agli ignoranti anziché censurarla forse la cultura comincerebbe a circolare un po' di più (foss'anche per una sola parola).

2- io sono dell'80, quindi faccio parte di una generazione che bene o male è cresciuta tutta all'interno dell'era Berlusconi. Grazie alla mia famiglia e all'educazione che mi hanno impartito loro e i miei insegnanti di elementari e medie, ho comunque fatto in tempo a mantenere una coscienza critica nei confronti di tutto ciò che sento. E non credo di essere anacronistica se pretendo (tanto nessuno mi ascolterà mai :) ) da tutti gli interlocutori (politici o giarnalisti più che dai semplici cittadini) un linguaggio consono in entrambi i sensi: composto e corretto quando e dove serve (e rispetto per la lingua italiana deturpata ogni giorno di più soprattutto da politici e giornalisti), acuto e ficcante e colto laddove occorre. Senza mai scadere nella volgarità, per carità. Ma senza confondere la volgarità con la critica anche acuta.

Chiedo scusa per tutto lo spazio che vi ho portato via.

E, se vuole, sarei ben felice di continuare (su questo o su altro) anche via mail, laddove il blog non fosse sufficientemente inerente.

Silvia.
aubrey1@libero.it

Anonimo ha detto...

Scusate ma ho dimenticato una cosa importante:

come mai nessuno dei commentatori esterrefatti del giorno dopo ha nemmeno accennato al fatto che fossero presenti personaggi illustri come Camilleri o Moni Ovadia, i cui interventi sono stati molto più pesanti di quelli di Grillo e della Guzzanti (vedere i video su You Tube delle "poesie incivili" di Camilleri per credere, e l'intervento urlatissimo "antifascista" di Moni Ovadia)?

Forse perché non sono personaggi così facili da denigrare come Grillo e la Guzzanti? O per qualche altra ragione legata alla dialettica maggiormente intellettuale e quindi più difficilmente "spiegabile"?
Mi ricollego al discorso sul pervertimento delle parole di Moni Ovadia, nel mio post precedente.

In fin dei conti sono stati molto più "cattivi" questi come interventi!

Silvia.

Nicola ha detto...

Evocare la figura di un Presidente della Repubbica "sonnecchiante", che firma quasi al buio, non è un complimento. Se voleva essere una critica essa doveva essere argomentata.
Far ricadere sul Presidente della Repubblica responsabilità del Governo costituiiva, sino a qualche anno fa, reato (art. 279 c.p.); il fatto che non lo sia più, dal 2006, non significa che sia cosa buona mistificare i fatti.
Il Capo dello Stato può rifiutare la firma degli atti del Governo e del Parlamento che la richiedono soltanto in casi eccezionali; se lo facesse per sostituire la sua volontà a quella delle Camere o del Governo sarebbe egli stesso in disarmonia con la Costituzione. Questo Grillo non lo ha detto e forse anche il pubblico che conosce Morfeo lo ignorava.
Nicola Saracino

Anonimo ha detto...

Impossibile contraddire le lucide e tecniche analisi di Nicola Saracino.
Il problema è molto più complesso; è la realtà politica odierna, frutto della devastazione della nostra Costituzione. Certamente, la data d'inizio della devastazione può individuarsi nel discorso di Craxi alla Camera in cui invitava i suoi camerati ad alzarsi e dire se qulcuno di essi veramente non fosse a conoscenza dei finanziamenti illeciti ai partiti e al sistema generalizzato di mazzette varie. Nessuno si è alzato! E' questo avrebbe dovuto mettere in allarme qualsiasi Popolo Sovrano! Invece, lo stesso Popolo, si è fatto manipolare dalla disinformazione eleggendo nel tempo nel nostro Parlamento, anziché statisti preocuppati di risanare lo sfascio, politici che sanno emergere soltanto dallo sfascio. E' in questo contesto che abbisognano statisti veri del calibro di Napolitano, ottuagenerio che, istituzionalmente parlando, non ha più la forza di alzare la gamba per prendere a calci nel s****e un manipolo di affaristi che ci hanno colonizzato.
b

Luciana ha detto...

X Silvia

Io l'ho criticato l'intervento della Guzzanti, ma non perchè mi rimane più facile da attaccare, l'ho criticata perchè non ha detto niente, si è solo limitata a interpretare il personaggio che le viene meglio: l'eretica.

TUTTI gli altri interventi mi sono piaciuti e li ho trovati estremamente interessanti e, come giustamente facevi notare, anche più "cattivi" del suo.
Segno evidente che si può dire tutto senza scendere nei bassifondi.

Per ciò che riguarda il presunto vilipendio dell'intervento di Grillo (ma qualcuno ci mette anche quello di Travaglio con un eccezionale volo di fantasia), i commenti sentiti a vario titolo sulle TV e sui giornali lasciano il tempo che trovano, visto che sono chiaramente pretestuosi.
Non c'è niente di offensivo nelle parole di entrambi.
Offensive (nei nostri confronti) sono le cose che denunciano, ecco perchè cercano di attaccarli in tutti i modi.

Anonimo ha detto...

Vedi Silvia, la risposta te la sei data da sola nell'intervento delle 17.28.
La cultura "alta" (non quella snobista, di elite o astratta) è molto più difficilmente attaccabile e penetra, se ben comunicata, molto più profondamente nella coscienza comune.
Rileggevo quello che ha scritto Cinzia e ricordavo quello che è stato il messaggio ottimistico del "primo" Pasolini, in cui l'Autore riteneva che solo i poveri incontaminati dall'ideologia borghese e gli altissimi intellettuali potevano essere unica fonte di conoscenza.
Il suo considerarsi una "Forza del passato", il suo rifarsi al valore dell'esperienza umana che si è sedimentata nel corso di millenni; che ha calibrato nelle diverse epoche e nelle diverse relazioni umane i concetti di giustizia, amore, solidarietà, fratellanza, istintività, sessualità; che si è così incarnata nella antica cultura popolare, non gli aveva impedito di nascondere prima la sua angoscia e poi, alla fine della vita, la sua totale disillusione.
E questo perchè vedeva la profonda modificazione antropologia degli italiani, un incubo che non si era verificato neanche sotto il Fascismo e che si attuava durante qugli anni di nuova "educazione" a essere buoni consumatori, piuttosto che Uomini e buoni cittadini.
Ha ragione Cinzia: i buoni cittadini degli anni passati avevano il senso della cultura comune, dell'appartenza a una storia pregressa, magari non analiticamente studiata (anche se conosceva Morfeo) ma umanamente percepita come propria.
Un collega qualche giorni scorso mi ha ricordato che durante l'alluvione di Firenze i pochi tassisti che si muovevano chiedevano a coloro che dimostravano maggiori conoscenze che fine avesse fatto il "Tondo Doni". E questo perchè sentivano di appartenere, al di la della propria storia personale e dei propri beni, a una storia collettiva, a un bene comune su cui poter contare e su cui avrebbero potuto attingere i propri figli.
Oggi tutto questo non c'è più, è stato scientificamente distrutto perchè la conoscenza del passato, la sua memoria "culturale" è percepita dal potere come quanto di più pericoloso perchè sviluppa il senso critico e lo spirito di paragone con il presente.
Pregiatissima Cinzia: questa primavera nel corso di alcuni dialoghi con studenti e professori che ho tenuto nei licei, ho chiesto ai ragazzi cosa per loro significavano alcune parole: piazza Fontana, Piazza delle Loggia, Italicus, strategia della tensione, strage di Peteano. La risposta è stato un silenzio assoluto.
A stento sapevano qialcosa della strage di Bologna e di Moro.
Se penso che a sedici anni io studiavo latino e greco ma con la radio accesa saper sapere le ultime notizie su via Fani, capirai che non è tanto importante sapere Morfeo, ma portare una comunità a considerare la capacità di approfondire come un valore ineludibile di libertà.
E la libertà non si misura a istintività o nuove svolte narcisistiche.
In questa involuzione senza precedenti io, sommessamente, penso che non si possa far altro che prevedere ciò che può accadere in una manifestazione pubblica e agire di conseguenza.
D'altra parte se molti cittadini si sono mossi in un pomeriggio di luglio perchè sensibili ai principi democratici bisognava dargli il MEGLIO della cultura e di se stessi; e non qualche spettacolino neofuturista.
Ma scusatemi, se al posto delle parole di Sabina Guzzanti si fosse data lettura di questa straordinaria lettera che ha 50 anni fa, ma sono ancora di una attualità sconvolgente e sembra essere scritta per l'oggi, non sarebbe stato meglio?

http://miofratellofigliounico.splinder.com/post/16626479/Don+Lorenzo+Milani+sulla+Chies

Francesco Messina

Anonimo ha detto...

Aggiungiamo il "dito" di Bossi?
Ma nessuno procede?
già.... a che servirebbe.....
art. 292 c.p.Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato.
L'inno nazionale è un emblema dello Stato.
Mathilda

Luciana ha detto...

X Francesco Messina

Sottoscrivo in pieno. 8)

Luciana

Cinzia ha detto...

Stimatissimo dottore, ciò che posso dire è che non si cavalca una piazza inc....ta su un docile asinello, avrebbe un'andatura troppo lenta e pacifica; ma neanche su un puledro di razza, sarebbe troppo raffinato ed elegante, lontano dai bisogni della piazza stessa.
Per cavalcare una piazza ci vuole una tigre che abbia coraraggio, fierezza, che ruggisca mostrando la sua bellezza per incutere e infondere un senso profondo di dignità e rispetto. Peccato che cavalieri all'altezza non se ne vedano. Perché in realtà il cavaliere non è qualcuno come si potrebbe erroneamente pensare, ma qualcosa: i contenuti. Qualcuno dovrebbe essere solo umilmente interprete di quest'ultimi senza ricercare, come invece avviene, la propria acclamazione.
Per questo credo che la con-fusione proiettiva sia totale, tra piazza, tigre, cavaliere, e cavalvanti. Difficilmente da questo magma ne può venir fuori qualcosa di veramente utile e produttivo nel senso di auto-responsabilizzazione dell'azione di dissenso.
Parere del tutto personale.

Anonimo ha detto...

Gentile dott. Nicola Saracino,
le sue osservazioni relativamente alle funzioni del Presidente della Repubblica sono esatte. E' vero che egli non può assolutamente rifiutare di promulgare una legge o di emanare un decreto, ma se non erro (mi corregga se sbaglio, non sono esperta della materia) è anche vero che egli può rinviare un disegno di legge governativo al mittente accompagnandolo con una nota di sue osservazioni oppure può rinviarlo alle Camere per un'ulteriore discussione e approfondimento. E' vero che anche i precedenti Presidenti, ad eccezione di Pertini e Cossiga, hanno fatto un uso molto parco dell'istituto del rinvio, a mio giudizio correttamente, sovente per questioni di mancata copertura finanziaria di una legge e non per la violazione di articoli della prima parte del dettato costituzionale, ma è anche vero che in questo grave momento un rinvio avrebbe rappresentato un importante segnale morale, sia pure privo, concordo con lei, di efficacia pratica.

Cordiali saluti,
Paola

Anonimo ha detto...

Io concordo con molte cose che scrivete, anche se resto dell'opinione che l'intervento della Guzzanti possa non piacere ma non sia comunque classificabile come gratuitamente volgare. Non credo nemmeno sia stata una mania di protagonismo. Per me è stata sacrosanta satira, che ha avuto il suo spazio come lo hanno avuto gli altri interventi (alterttanto discordanti tra loro erano gli interventi di Moni Ovadia e Travaglio, di Colombo e Camilleri, eppure tutti validi e peculiari).

Forse è solo questione di punti di vista, di sensibilità diverse. Comunque l'importante sarebbe smettere di parlare di questo e tornare ad affrontarne i contenuti, e quindi che tutti (pure i sostenitori di quella piazza del giorno prima) si adoperassero non per "censurare" tali espressioni ma per spiegarle per quello che pure sono: citazioni anche dotte, in qualche caso, e comunque SEMPRE argomentate. Così si combatte l'ignoranza e la mancanza di senso civico: diffondendo cultura e senso civico, non censurandone il contrario.

Infine solo una precisazione. Non me ne voglia dott. Messina, ma vorrei sottolineare quanto già detto: "evocare la figura di un Presidente della Repubbica "sonnecchiante", che firma quasi al buio," E' argomentare la critica, poiché si dà una spiegazione della stessa, si dice perché lo si critica, quali sono gli atti che compie che non ci piacciono. Diverso sarebbe stato dirgli che è scemo, o che non capisce niente. Quello sarebbe stato un insulto. O peggio, che firma per convenienza. Quello sarebbe stato un insulto, dargli del corrotto. Invece gli viene contestata una scelta che apparentemente non ha motivazione alcuna, e si argomenta ulteriormente (pur tramite opinioni personali) con il confronto con altri presidenti della repubblica.
Il fatto chei suoi poteri siano molto limitati invece, e che Grillo non ne parli (questo lo sapevo) è sicuramente un punto da cui si può levare una critica al suo intervento (anche se "Morfeo" si riferiva pure alla presenza di Napolitano ad una festa a Capri in un luogo e un momento poco idonei, a proposito di contesti). Non sul fatto che ha "nominato" il Capo dello Stato (scusate: e la Littizzetto che lo chiama "Napisan"? Nessuno le dice mai niente perché? Di nuovo: non è così forte da impensierire l'opinione pubblica? Perché è più composta (?) della Guzzanti?).
Altrimenti di questo passo il Capo dello Stato diventa davvero innominabile: non sarà semplicemente più criticabile, non gli si potrà dire che dorme, che è corrotto, che sbaglia. Ma dove andiamo a finire se non si può dire a uno che sbaglia solo per il ruolo che ricopre? Finiamo per fare come il secondo su quell'aereo di un altro post del blog?
E criticarlo non significa mistificare i fatti o far ricadere su di lui responsabilità che non ha. Significa criticarlo e basta, nei limiti della decenza.

Comunque su questo (il mancato riferimento a quelli che sono i suoi poteri) è possibile costruire una critica a Grillo.

PS: per me è più offensivo un sindaco che dichiara di non riconoscere l'autorità del proprio Presidente di Repubblica e toglie il suo ritratto dall'ufficio per preferirgli arbitrariamente un Presidente del passato... piuttosto che un cittadino, un comico, che in una pubblica piazza gli chiede conto di azioni che non condivide, citandole e argomentando la propria diffidenza.

Cordialmente, Silvia.

Cinzia ha detto...

La sapevate questa? Io no!

http://www.reset-italia.net/2008/07/21/esclusivo-reset-ce-un-oscuro-retroscena-politico-dietro-al-dito-medio-e-allinno-di-mameli/

Niente accade per caso...
chi solleva il dito oggi,
voterà domani...
e non solo pro/contro l'inno!
Gesti che sembrano solo scompostezze, nascondono messaggi precisi nella loro composizione, basta guardare oltre l'abbaglio del clamore.
E così non lo si può neanche denunciare, come qualcuno invece sosteneva...
che ironia tragica!

Cinzia ha detto...

Aggancio al post scriptum di Silvia.

Tanto più che se quello stesso Presidente fosse in vita e in carica, gliele avrebbe certo "cantate" allo pseudo-sindaco, non era il tipo che le risparmiava a nessuno ed era un Socialista, vero.
Su questo allo pseudo-sindaco non viene neanche un sospetto?
O magari pensa che se fosse vivo oggi, sarebbe leghista, come lui, chissà!
eh... se gli viene in sogno...
altro che numeri al lotto!

Nicola ha detto...

Un reato, anche se commesso da un parlamentare, resta un reato.
L'immunità sostanziale che assiste i membri delle camere (art. 68 Cost.) rende ancora più odioso il ricorso ad espressioni offensive verso la generalità, verso le istituzioni e verso i singoli.
Nicola Saracino

faulty_tower ha detto...

[quote]
Chi è andato a votare il 13 aprile, nel 1992 aveva 2 anni: questa significa che la sua personalità si è formata in un contesto comunicativo dove è stato sistematicamente instillata l'idea che c'è una parte non minima dei magistrati italiani che vuole sovvertire il voto popolare per scopi politici
[/quote]

....un'analisi tanto lucida quanto preoccupante.

Tralasciamo per un attimo le funzioni sociali (importantissime!) e politiche (nel senso ellenico del termine) che i magistrati ricoprono nello svolgere le proprie funzioni e consideriamo per un attimo la loro categoria al pari di quella di qulsiasi altro tipo di lavoratori come ad esempio gli idraulici.

Supponiamo che, per un qualsiasi motivo, la classe politico-imprenditoriale del 1992 non avesse avuto alcunchè da ridire nei confronti dei magistratio ma avesse invece avuto un particolare fastidio nel rapportarsi con una qualunque categoria, poniamo ad esempio ancora gli idraulici.

Dal 1992 ad oggi avremmo assisitito a camapgne stampa, trasmissioni televisive, servizi giornalisitci, campagne elettorali , tavole rotonde, dibattiti e dichisrazioni sul tema:
"gli idraulici dovrebbero essere tutti sottoposti a visite psichiatriche"
"gli idraulici non sono persone normali ed equilibrate come noi"
"gli idarulici fanno uso politico delle perdite dai rubinetti"
"gli idraulici non dovrebbero fare dichiarazioni pubblice sui difetti di fabbricazione di una certa marca di lavastoviglie"
.... e così via.

Il risultato di tutto ciò: la gente comune con una perdita d'acqua dallo scarico della doccia prima di chiamare un idraulico farebbe prima allagare tutta la casa!

Ora, uscendo da quest'ironico e fantasioso scenario (e con tutto il rispetto per i nostri amici idraulici), mi chiedo e vi chiedo:

è tollerabile che oggi nel nostro paese possa esistere "l'idea che c'è una parte non minima dei magistrati italiani che vuole sovvertire il voto popolare per scopi politici"?

Anonimo ha detto...

Caro Faulty Tower, ti ho indirettamente risposto nei messaggi che questa mattina ho inviato nell'ultimo topic aperto dalla redazione.
Francesco Messina

Bis-pensiero ha detto...

Non me ne vogliano gli idraulici, ma se dico: "gli idraulici non fanno quasi mai fattura", dico il falso ?

Similmente, se c'è libertà di pensiero, uno potrà o no legittimamente pensare che una piccola percentuale di magistrati persegue specifici fini politici usando a tal fine la toga che riveste ? Non avete letto Gramsci ?

Anche se non fosse vero, che male fa pensarlo ?

Si commette forse delitto di "lesa maestà" :) ?

In ogni caso, si può contemporaneamente pensare l'opposto, che i magistrati siano tutti "eroi", mossi soltanto da "sacri" principi e dediti solo a fini nobilissimi ...

La verità, a mio modesto avviso, sta sempre nel mezzo, come la virtù.

Anonimo ha detto...

Chiedo scusa a Bis-pensiero ma penso che non si tratti affatto di lesa maestà, bensì di (aiuto-aiuto!) "qualunquismo", "populismo", "demagogia"...

Che lavoro fa lei? Sempre se non le secca rispondere, non vorrei sembrare invadente e non è per farmi i fatti suoi, solo per cercare un esempio più consono, dato che non conosco bene il mondo degli idraulici e quello dei magistrati. Il mio è un ragionamento sul suo post, sulla comunicazione e sul modo di farla.

Provo con questo:
- dire che gli idraulici "non fanno quasi mai fattura" può corrispondere più o meno a dire che i magistrati "sono sempre molto lenti nel far procedere la giustizia".

Cioè si constata un fatto in sè e per sè. Ovviamento un fatto verificabile e ascrivibile ad una maggioranza di rappresentanti della categoria. Naturalmente fatto salvo il discorso sulle cause e sulla colpa di tale fatto, che forse può essere spiegato come proveniente da costrizioni del sistema (non so, le tasse troppo alte rispetto al guadagno e al costo della vita per gli idraulici, le leggi contradditorie per i magistrati, per assolverli entrambi).

-dire invece che i magistrati:
1- "sono spesso politicizzati e vogliono sovvertire lo stato di diritto per avere privilegi";
2- oppure che "hanno privilegi di casta che nessun altro ha";
3- o ancora che "vengono pagati troppo e hanno troppe ferie e comunque non fanno bene il proprio lavoro, molti sono fannulloni";

corrisponde grossomodo a dire che gli idraulici:
1- "sono spesso politicizzati e vogliono sovvertire lo stato di diritto per avere privilegi" (non so, tipo facendosi eleggere in parlamento o appoggiando i parlamentari che promettono la detassazione totale per la loro categoria, ed esprimendo pubblicamente anche a mezzo stampa e a nome della categoria i loro pareri sulla correttezza o meno di una norma o un altra);
2- "hanno il privilegio di potersi organizzare in associazioni di categoria che a loro (e non ad altri) danno la possibilità di autoregolamentarsi i listini delle tariffe;
3- "sono spesso truffaldini e sostituiscono i pezzi con materiali scadenti sì da farsi richiamare più spesso, o cambiano di solito i pezzi buoni tanto per farsi pagare il lavoro".

Naturalmente spero si legga l'ironia e l'assurdità degli assunti sugli idraulici.

E scusatemi ma devo togliermi un sassolino dalla scarpa: è come dire che i dipendenti pubblici rubano lo stipendio e lavorano poco.
Tralasciando i parlamentari (le cui statistiche di assenteismo dal loro "pubblico impiego" sono un record che scavalca di gran lunga quello di tutti gli altri impieghi pubblici), perché qualcuno di coloro che crede in questa cosa del pubblico impiego non viene a vivere a casa mia? Basta solo per poco, qualche settimana.
Poi voglio sentire di nuovo il suo parere e guardarlo negli occhi.
Ma deve seguire mia mamma ogni giorno in ufficio e deve venire a chiedere ai miei ex colleghi in che modo ho lavorato prima durante e dopo il mio contratto di lavoro, e come sono presi adesso, a livello di personale e mansioni, quei miei ex-colleghi...
(sì, sono un eterno ctd, anzi, un'ex ctd visto che ora i miei ex datori di lavoro mi hanno comunicato che "non assumono più nessuno che abbia già lavorato per loro".

Non si può partire dal presupposto di "malafede di categoria". Si può partire dai problemi di categoria, specifici. Indagarne le cause. Trovare soluzioni che colpiscano i problemi, non la categoria.
Ma questo non lo si vuole fare.

Silvia.