«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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sabato 19 luglio 2008

Grazie Paolo !




19 luglio 1992, sedici anni fa.


Grazie Paolo ! Per quello che hai fatto, per quello che sei stato, per quello che sei e sarai sempre !

Grazie Agostino (Catalano), Emanuela (Loi), Vincenzo (Li Muli), Walter Eddie (Cusina) e Claudio (Traina).

Sarete sempre nei nostri cuori e sarete sempre il nostro motivo per andare avanti.

Per ricordare Paolo, vi riproponiamo una bella intervista a Manfredi, suo figlio, che abbiamo riportato a questo link.

E vi segnaliamo il video di un incontro di Paolo con gli studenti dell’Istituto professionale di Stato per il commercio “Remondini” di Bassano del Grappa il 26 gennaio 1989.

E’ un video lungo (dura 1.35), ma è molto bello, incisivo, didascalico. Paolo affronta tutti i temi fondamentali intorno al tema della legalità.

Con lui c’è il prof. Enzo Guidotto, Presidente dell’Osservatorio veneto sul fenomeno mafioso e Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.

Il video è a questo link. E’ possibile scegliere in che formato vederlo ed è possibile anche scaricarlo per vederlo quanto si può, un pezzettino alla volta, e conservarlo.


12 commenti:

graziella ha detto...

" I potenti possono sembrare grandi,ma in realtà non lo sono.Grandi sono le persone comuni.Se chi è al potere conduce un'esistenza agiata è perchè la gente rimane in silenzio.Con parole appassionate dobbiamo opporci agli abusi di potere che provocano sofferenza.questo significa lottare in favore della giustizia.Rimanere in silenzio quando si è di fronte all'ingiustizia è sbagliato.Fare così equivarrebbe a permettere e perdonare il male." Sono parole di Daisaku Ikeda presidente di una grande organizzazione buddista e mio Maestro.Leggendole ho sentito che queste stesse parole erano già nel cuore e nella mente di Paolo Borsellino che le ha coerentemente trasformate in azioni.Per questo era ed è ancora un Uomo a cui dobbiamo profondo rispetto.
Da siciliana,da cittadina consapevole Paolo Borsellino è per me,per mia figlia e tutti gli alunni che ho incontrato ed incontrerò esempio di coraggio e libertà.
A Paolo un abbraccio e un grazie colmo di gratitudine
con profondo rispetto
Graziella Mattaliano

Francesca ha detto...

http://www.ammazzatecitutti.org/editoriale/caro-paolo.php

Questo saluto incomincia con "Caro Paolo", come tutti, in cuor nostro, anche senza averlo conosciuto, diciamo.

C'e' chi ancora - siamo in molti -si rivolge a Paolo parlandogli del presente, come se fosse qui con noi ancora e continuasse la sua opera ispiratrice nei suoi allievi o semplicemente in chi a lui si e' ispirato.
Per questo puo' accadere che le vicende della mai sopita e dimenticata Why not (nonostante gli sforzi titanici di molti potenti...) e soprattutto "Toghe Lucane", nella quale si verte sul ruolo, anche economico, di certa magistratura deviata siano immediatamente riconducibili all'opera di Paolo.
Perche' anche a noi, da qualche tempo ormai, grazie anche all'opera di qualche giornalista birbante ed inodmito, ci tocca vedere la mafia in diretta....
Grazie Paolo, con nostalgia e riconoscenza infinita e con la speranza che il seme lanciato dal tuo ultimo sorriso sostenga tutti quelli che operano per la giustizia a servizio della collettivita', da veri e leali difensori della legalita'.

Anonimo ha detto...

Una, cento, mille, milioni di Graziella Mattaliano!!!
b

Vincenzo Scavello ha detto...

Grazie a Paolo borsellino e alle altre vittime della sua scorta, morti per servire lo Stato dall'aggessione della Mafia.

Ci piacerebbe chiedere a Paolo Borsellino, in un'intervista impossibile, cosa pensa dell'attuale situazione politica Italiana. Ognuno di noi, in cuor suo, conosce la risposta, specialmente quanti hanno conosciuto Borsellino e non si sono mai rassegnati al suo assassinio.

E' disarmante assistere al grido di dolore ed alla ricerca di Giustizia del fratello Salvatore; segno inequivocabile che Giustizia non è fatta e che lo Stato ha rimosso la questione Mafia.

Nonostante siamo riusciti ad assicurare alla Giustizia qualche macellaio i mandandi o colletti bianchi dormono, ancora, sonni tranquilli.

Una preghiera per Borsellino e Falcone e, tramite loro, a tutte le vittime della Mafia.

Anonimo ha detto...

Più passano gli anni e più li sento vivi e mai come ora il loro esempio è di esempio.
Quello che sta nascendo nelle coscienze addormentate è la necessità della legalità.
Alessandra

Cinzia ha detto...

In memoria di Paolo
io voglio postare questo.
Il memoriale di Vincenzo Calcara tratto dal sito di un avvocato coraggioso e indomito come pochi.

http://paolofranceschetti.blogspot.com/

Anche questo per chi ha tempo di leggere e voglia di meditare.

Un saluto a tutti

Anonimo ha detto...

Oltraggio a Falcone
di Marco Travaglio - 18 luglio 2008
Ogni anno, nella ricorrenza della strage di via d'Amelio, si trova il modo di commemorare Borsellino e Falcone. Quattro anni fa l'estromissione dal pool antimafia palermitano dei loro amici e allievi prediletti.

Due anni fa il reintegro in Cassazione del loro nemico giurato Corrado Carnevale. Ma quest'anno, va detto, il Csm si è superato. L'altroieri è riuscito a nominare procuratore capo di Marsala il celebre Alberto Di Pisa, altro avversario irriducibile di Falcone, preferendolo ad Alfredo Morvillo, che di Falcone è pure il cognato e che ha dovuto lasciare l'incarico di procuratore aggiunto a Palermo per la scriteriata controriforma Castelli-Mastella. Di Pisa è prevalso al plenum per un solo voto perché più «anziano» di Morvillo.
Lo stesso motivo che nel '90 indusse il Csm a nominare Antonino Meli a capo dell'ufficio istruzione di Palermo contro il più esperto ma più giovane Falcone. Lo stesso motivo che nel 1989 aveva indotto Leonardo Sciascia ad attaccare sciaguratamente Borsellino sul Corriere come «professionista dell'antimafia», per essere stato preferito a un collega più vecchio proprio come procuratore di Marsala. Ora, vent'anni dopo, l'anzianità torna a prevalere sul merito grazie ai laici del centrodestra, ai togati di MI e di Unicost e al soccorso rosso della laica Ds Tinelli.
Chi è Di Pisa? L'ex pm del pool Antimafia di Palermo che Falcone considerava l'autore delle lettere anonime del «corvo» nei mesi dei veleni a palazzo di giustizia. Lettere che accusavano Falcone e De Gennaro di manipolare i pentiti e di aver addirittura consentito a Totuccio Contorno di tornare a Palermo per assassinare i nemici della sua famiglia. Per quelle lettere Di Pisa fu processato a Caltanissetta: condannato in primo grado perché un'impronta rinvenuta sulle lettere del corvo corrispondeva in molti punti con la sua, comparata con una sua prelevata di nascosto dall'alto commissario Domenico Sica su una tazzina di caffè. In appello fu poi assolto perché quella prova fu giudicata inutilizzabile. Dunque, per la legge, Di Pisa è innocente.
Ma, anche dimenticando quella vicenda, restano e pesano come macigni le terribili accuse lanciate da Di Pisa a Falcone nell'audizione al Csm il 21 settembre 1989, quando fu chiamato a rispondere della sua fama di «anonimista» impenitente raccontata da alcuni colleghi. Quel giorno Di Pisa dichiarò quanto segue: «Disapprovo la gestione dei pentiti e i metodi d'indagine inopinatamente adottati nell'ambiente giudiziario palermitano (.), una certa concezione di intendere il ruolo del giudice e lo stravolgimento dei ruoli e delle competenze istituzionali (.), l'interferenza del giudice con la funzione dell'organo di polizia giudiziaria (.). Falcone prese contatti e impegni con le autorità americane a titolo non si sa bene come, concernenti provvedimenti di competenza della corte d'appello (....) Il GI (Falcone) si trasforma anche in ministro di Grazia e giustizia (.). Emerge la figura del giudice "planetario" che si occupa di tutto e di tutti, invade le competenze, ascolta i pentiti e non trasmette gli atti alla Procura (.), indaga al di là di quello che è il processo (.). Una gestione dei pentiti familiare e gravemente scorretta, per non usare aggettivi più pesanti (.). Falcone portava i cannoli a Buscetta e Contorno (.), un rapporto confidenziale, una logica distorta tra inquirente e mafioso (.). Falcone fece pervenire tramite De Gennaro a Contorno e Buscetta i suoi complimenti per il modo sicuro in cui si erano comportati (al maxiprocesso, ndr). Voleva un ruolo passivo per il pm che assisteva agli interrogatori (.). La gestione dei pentiti e il contatto con gli stessi è stato sempre monopolio esclusivo del collega Falcone e di De Gennaro (.). Io avevo manifestato una differenziazione tra una posizione garantista e quella sostanzialista (di Falcone, ndr). Per carità, non voglio insinuare nulla, ma in tutti gli interrogatori dei pentiti, di Buscetta, di Contorno, di Calderone, non vi sono contestazioni: tutto un discorso che fila, mai un rilievo, mai una contraddizione fatta rivelare dall'imputato». E ancora: Di Pisa accusò Falcone di condotte «di inaudita gravità» e di «stravolgere le regole e le competenze istituzionali», nonché di «intrecci e alleanze con i giornalisti».
Accuse che toccheranno, uguali identiche, ai successori di Falcone, cioè a Caselli e ai suoi uomini, ai quali verrà addirittura rinfacciata «l'eredità di Falcone», divenuto ­ dopo morto ammazzato ­ un cadavere da gettare addosso a chi aveva raccolto la sua eredità. Ora si fa un altro passo indietro: si premia chi quelle accuse lanciava non a Caselli e agli altri pm antimafia che hanno avuto il torto di restare vivi, ma all'eroico Falcone. Del resto, oggi, il nuovo eroe è Vittorio Mangano.
tratto da l'UNITA 18 LUGLIO 2008

Nicola ha detto...

Per l'anonimo delle 19,32.

Scrive, tra l'altro, Marco Travaglio: "Per quelle lettere Di Pisa fu processato a Caltanissetta: condannato in primo grado perché un'impronta rinvenuta sulle lettere del corvo corrispondeva in molti punti con la sua, comparata con una sua prelevata di nascosto dall'alto commissario Domenico Sica su una tazzina di caffè. In appello fu poi assolto perché quella prova fu giudicata inutilizzabile. Dunque, per la legge, Di Pisa è innocente.".

La legge non si fida di chi preleva impronte in quel modo; come non si fida di rilievi che, se non raccolti secondo le regole, potrebbero risultare inquinati.
Se "per la legge" D Pisa è innocente, per chi altri può essere colpevole? Chi in questo mondo ha una simile autorità che gli consente di giudicare oltre la legge?
Se qualcuno ipotizza colpevole qualcuno che è stato assolto, non può poi biasimare chi si prende gioco della giustizia (umana e terrena, l'unica che ci possiamo permettere) rinnegando le sentenze di condanna pronunciate contro i suoi adepti.
A seguire questo ragionamento quel magistrato non dovrebbe più essere tale da molto tempo, apparendo del tutto marginale il posto in concreto ricoperto.
La realtà è che egli aveva dato buona prova di sé alla direzione di un altro ufficio siciliano e per questo motivo è stato preferito al concorrente.
Nicola Saracino

Anonimo ha detto...

Non sono un addetta ai lavori ma mi sento in dovere di fare una precisazione.
Non parlo del caso in questione perché non lo conosco nel dettaglio, ma quando si dice "La legge non si fida di chi preleva impronte in quel modo; come non si fida di rilievi che, se non raccolti secondo le regole, potrebbero risultare inquinati" io sento il bisogno di opporre una domanda:
a quando l'eliminazione dei cavilli legali? Indipendentemente dalla possibilità che prove raccolte in modo non ufficiale possano essere manomesse (ed in quel caso debbano essere comunque eliminate) quante volte a salvare i delinquenti intervengono soltanto stupidi cavilli e si guarda alla formalità più che alla sostanza.
Ad esempio: se un'impronta può essere manomessa, un'intercettazione non ufficiale (quindi illegale) su cui venga riconosciuta la voce originale di un inquisito che nella registrazione stessa (appurata la non manomissione del nastro) si autocondanna, non dovrebbe essere comunque considerata? Poi -al limite- si processi pure chi ha fatto illegalmente la registrazione per mancato rispetto della privacy, ma se è servito a svelare un'assassino, un mafioso o qualche altro criminale ben venga.
E poi, d'altra parte, a volte assistiamo pure ad indagini e processi contro alcuni esponenti delle forze dell'ordine o della magistratura, perché deviate e perché manomettono le prove raccolte "ufficialmente" per non far emergere verità scomode (tanto per citarne una: l'agenda rossa di borsellino non l'ha fatta sparire un barbone che passava di lì per caso). Se la prova è o risulta viziata non la si considera comunque, ma eliminarla solo per un cavillo è un po' oltre il garantismo.

Naturalmente la mia è un'opinione da inesperta, ma dobbiamo ricordare che oggi in Italia ad un avvocato difensore conviene insistere oltre ogni ragionevole possibilità sull'innocenza del proprio assistito, anche sapendo che non corrisponde a realtà, o attaccarsi a uno dei milioni di cavilli per garantirgli l'impunità, piuttosto che difendere i suoi diritti a non subire una pena più grande del giusto, ma comunque una pena per gli atti che sa d'aver commesso.
E questo è un sistema malato.

Cordialmente, Silvia.

Nicola ha detto...

Per Silvia delle 10,22.

Non si tratta di cavilli ma di rispetto delle regole del processo.
In particolare, poiché siamo umani e non riconosciamo a nessuno facoltà divine o divinatorie, è necessario che gli elementi di prova raccolti contro qualcuno siano verificabili, vale a dire sottoponibili al contraddittorio.
Solo nei regimi totalitari l'approccio al tema del processo muove da un atteggiamento "sostanzialista" ed opera il principio che, secondo un latinismo, si difinisce "male captum bene retentum" (sebbene illegale, la prova è utilizzata); negli Stati Uniti d'America il tema corrispondente si rinviene nella teoria dei "frutti dell'abero malato", che proibisce di condannare qualcuno su prove mal raccolte.
In altre parole, se fosse consentito di inquisire senza regole, nessuno potrebbe difendersi e tutti saremmo in balia della volontà dei potenti, anziché della legge.
Nicola Saracino

Anonimo ha detto...

Perfettamente d'accordo con il dott. Saracino, (la ringrazio di avermi risposto) in quanto a principi.
Ma io parlavo di casi eccezionali in cui -ovviamente- venga riconosciuta la validità della prova, indipendentemente dal fatto (ad esempio) che chi l'ha raccolta avesse o meno l'autorizzazione per farlo.
Faccio un esempio forse non appropriato, sperando di riuscire a spiegarmi: se le forze dell'ordine non hanno ottenuto in tempo il mandato per perquisire un ufficio o un'abitazione e sanno esserci delle prove che stanno per essere distrutte, potrebbero decidere di entrare lo stesso a raccolgierle, in attesa dell'arrivo del mandato.
O (ad esempio) un particolare atto -valido in tutto e per tutto- non viene considerato per essere passata da qualche giorno la scadenza utile per presentarlo (vedi caso De Magistris, più volte affrontato qui nel blog).

Non so se siano mai successi casi simili, ma certamente casi di prove "non viziate" eppure raccolte in modo "irregolare" ce ne saranno un sacco.

Silvia.

Nicola ha detto...

Cara Silvia, quanto al primo esempio che hai fatto, in ipotesi di urgenza la legge consente alla polizia di procedere al sequestro anche senza un previo mandato dell'autorità giudizairia.
Per il resto, il rispetto delle regole esige professionalità; è per questo che la magistratura ha un'estrazione di tipo professionale. Gli erorri non sono, in assoluto, evitabili ma la preparazione e la capacità professionale di tutti gli "addetti ai lavori" (magistrati, forze di polizia, avvocati, funzionari delle cancellerie e delle segreterie) dovrebbero limitarne il numero. Non è invece, possibile, calpestare le norme.
Nicola Saracino