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mercoledì 9 settembre 2020

La carica del centouno.





La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Il popolo e la legge: i troppo spesso dimenticati  limiti costituzionali della giurisdizione, un potere, meglio ancora un servizio, da esercitare in nome (e per conto)  altrui e nei limiti della legge.

La distorta concezione che guarda invece alla magistratura come soggetto “politico”  autonomo, e che strumentalizza assurdamente il voto previsto per la selezione del Consiglio Superiore della Magistratura, è quella che ci ha condotti sin  qui: una magistratura suddita delle fazioni che la dilaniano, spesso politicamente schierate. Sistemi lottizzatori per la selezione dei vertici degli uffici giudiziari e condizionamento politico dell’azione delle procure della Repubblica, dominate da un solo uomo al comando, il “capo”.

Il mostro, solo in parte disvelato dal caso Palamara, è il frutto del correntismo, incestuosa commistione tra ruoli privati e compiti istituzionali.  

La mancanza di separatezza tra associazione ed istituzione è alla base dello sfascio odierno, sia in termini di perdita della fiducia dei cittadini che di scarsa efficienza della giustizia italiana: quando si scelgono i dirigenti per la loro appartenenza correntizia (o partitica, che è lo stesso) si cancella con un sol tratto il carattere basilare della figura del magistrato, la sua “indipendenza” e si sacrifica la competenza  come unico serio criterio di alternanza nei posti organizzativi. 

Nasce così l’iniziativa di un drappello di colleghi, non legati tra loro da alcun vincolo di “gruppo”, di presentare una lista per le prossime elezioni degli organi dell’Associazione Nazionale Magistrati. 
Col principale obiettivo di richiamare tutti i magistrati italiani a rispettare l’istituzione che è cosa diversa dalla loro privata associazione: il CSM è lo strumento messo a disposizione dal “popolo” per  rendere ogni singolo magistrato fedele soltanto alla legge, non schiavo delle appartenenze. 

Qui di seguito i link all'appello di questi colleghi e al programma, un’opportunità offerta a quella “maggioranza silenziosa” di magistrati estranea al correntismo che è bene esca adesso, subito, allo scoperto.  Altrimenti è  mitologia. 
 
 
 

3 commenti:

  1. Michele Sbezzi, Ragusa
    Tutto bello, tutto chiaro. E, sembra, tutto funzionale al recupero di dignità e credibilità che, da troppo tempo, la gente non riconosce più a giudici e avvocati, tutti correi di pastette, di ritardi, di mancate risposte. E, voi, di operazioni inconfessabili spinte oltre i limiti della decenza pur di fare carriera.
    Ma ora che quasi tutti sappiamo quasi tutto, siete pronti, voi magistrati, a pretendere un’operazione di pulizia lacrime e sangue? A render noti gli elenchi di quanti sono andati a coprire posti sol perché portati da questa o quella corrente?
    E a studiare un sistema che garantisca davvero che solo i più adatti possano esser scelti?

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  2. Della serie: " il puzzo del compromesso che si oppone al fresco profumo di libertà (Paolo Borsellino)" e il vecchio mai tramontato principio secondo il quale " se tu non ti occupi di politica essa comunque si occupa di te".
    Il popolo spera: più che i magistrati, siano i migliori cittadini, dalle più piccole comunità fino alle metropoli più numerose, a occuparsi di politica. Fino ad adesso i migliori hanno degradato lasciando il passo ai peggiori... E la magistratura, è tra i maggiori responsabili di detto degrado.

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  3. Seguire le indicazioni di questo sito è in modo assoluto l'unica via per uscire dalle sabbie mobili ove è sprofondata la giustizia, per le gravissime responsabilità di persone assai poco corrette. Comunque è arrivato il momento di scegliere da che parte stare, ogni giorno, ogni ora che passa potrebbe essere l'ultima.

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