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domenica 28 febbraio 2021

Commissione non sente, sistema non duole

 


E’ apparso ieri un interessante articolo a firma di Francesco Storace che dà conto dei forti contrasti insorti in Commissione Parlamentare Antimafia sull’opportunità di dare la parola a Luca Palamara. 

Eppure l’iniziativa di ascoltarlo era stata proposta, autorevolmente, dal presidente della Commissione, l’On. Nicola Morra. 

Ed anche l’oggetto dell’esame non è di quelli banali: approfondire origine e finalità della confabulazione tra il Ministro dell’Interno dell’epoca (Marco Minniti) ed il dott. Luca Palamara circa la nomina, poi avvenuta, del nuovo Procuratore Nazionale Antimafia (per l’appunto), il dott. Federico Cafiero De Raho. 

sabato 27 febbraio 2021

Posta "raccomandata"




 di Rosario Russo - Magistrato  



Domandare è lecito, rispondere è cortesia  

DOTT. LUCA PONIZ

già Presidente dell’A.N.M.

 

DOTT. GIUSEPPE SANTALUCIA

Presidente dell’A.N.M.

 

Illustrissimi Magistrati,

nel corso della adunanza del Consiglio Direttivo Centrale, svoltasi il 6 febbraio 2021, avete ritenuto non condivisibili le critiche da più parti mosse alla direttiva con cui, in data 22 giugno 2020, il P.G. presso la Suprema Corte ha ritenuto, in via generale e preventiva, che:

«Applicando questi principi, ed esemplificando, l'attività di autopromozione, effettuata direttamente dall'aspirante, anche se petulante, ma senza la denigrazione dei concorrenti o la prospettazione di vantaggi elettorali, non può essere considerata in violazione di precetti disciplinari, non essendo 'gravemente scorretta' nei confronti di altri e in sé inidonea a condizionare l'esercizio delle prerogative consiliari.

Buone letture: da il Riformista del 5 febbraio 2021



di Andrea Mirenda - Magistrato 

Come non riconoscere, pur nel suo singolare andamento alterno, i grandi meriti di un piccolo trojan?

Questo simpatico cavallino, lasciato purtroppo solo nella stalla quando, invece, avrebbe potuto godere di ampia compagnia, ha definitivamente disvelato alla società civile ciò che - per la verità - era non solo già ampiamente noto, almeno all’interno della magistratura, ma, addirittura, già denunciato pubblicamente, da quasi 15 anni, da uno sparuto gruppo di coraggiosi magistrati non allineati al “rito scozzese' del pensiero unico giudiziario. È emerso quel mondo parallelo ed illegale creato dalle correnti, poi argomentatamente descritto dal dott. Palamara (con tanto di nomi, cognomi, date e riferimenti, nella pressoché totale indifferenza degli organi requirenti) come ”Il Sistema”.

martedì 23 febbraio 2021

Nelle mani del Signore



di Natalia Ceccarelli - Magistrato 

Se una suora ci detta l’agenda, ragazzi, siamo messi male.

Suor Anna Monia Alfieri, ospite fissa di Nicola Porro ogni qual volta si parla di Luca Nazionale, dice la sua sulle prospettive di riforma della Giustizia.

Con occhi ispirati e voce vibrante l’indomita religiosa invoca, dal pulpito televisivo, la separazione delle carriere e l’inasprimento della responsabilità civile dei giudici.

Evoca, con tono grave, lo scellerato “caso Tortora” (per carità, autentica vergogna della Storia recente della Magistratura italiana, emblematico esempio della forza propulsiva dell’errore sulla carriera successiva degli antagonisti dello sfortunato presentatore), ma, ditemi voi, tutto questo che c’entra col Palamaragate?

E’ vero. 

Grande è la confusione sotto il cielo. 

La situazione è eccellente.

Ognuno dice la sua.

Il momento è propizio.

Ma propizio per cosa?

C’è il sospetto che, in tutta questa confusione, qualcuno possa approfittarne per oscurare i veri mali che le fatiche letterarie del Palamara hanno conclamato, per assestare, nel tafferuglio delle proposte in corso, il colpo finale alla già malconcia indipendenza della Magistratura.

Non la suora, Dio ce ne guardi, poiché mi pare mossa solo da santi propositi.

Ma … forse … mentre noi duelliamo - a colpi di proposte, comunicati e mozioni circolari - sulle chat a intermittenza e sull’elezione dell’autogoverno, l’Uomo Nero (non l’amatissimo gesuita della Pampa, no, non lui) trama per addomesticarci.

Che l’intrepida suora parli solo a titolo personale, o della comunità monastica dentro cui siede, o sia testimone del comune sentire dell’uomo della strada, o che, addirittura, lasci intravvedere, per averle intuite, le prospettive di riforma maturate in un certo ambiente giurecattolico, cui pure taluna stampa birichina associa il percorso formativo della neo Ministra, la cosa non può, in ogni caso, lasciarci indifferenti.

Non vorremmo che, al “modello di magistrato” di fiandachiana memoria, se ne sostituisse un altro, con velleità di ispirazione addirittura divina, finanche più partigiano del primo.

Il che è tutto dire.


Il tempo di disunire?



di Eduardo Savarese - Magistrato 

Un tema su cui sto riflettendo da settimane è l’unità associativa. L’unità è invocata come un valore di per sé, e mi pare riferibile a due dimensioni: da un lato, l’ente rappresentativo della magistratura deve essere uno e uno soltanto (l’ANM); la voce che questo ente rappresenta, dall’altro, è auspicabile che sia a sua volta internamente unitaria. L’unità assurge a valore nella misura in cui è con essa che la magistratura italiana – si argomenta - può veramente tutelare se stessa e i principi costituzionali che ne disegnano l’architettura. 

La mia percezione attuale dell’unità è molto diversa. Non mi sembra più un valore, tanto meno un valore assoluto. Mi risuona più come un dogma, come una verità indiscutibile a priori. Oggi come non mai, invece, credo che abbiamo bisogno di mettere in discussione molte verità che ci sono sembrate indiscutibili sino a ieri. 

lunedì 22 febbraio 2021

Lettera al Capo dello Stato




Pubblichiamo la lettera, aperta alla adesione di tutti i cittadini, con la quale un significativo numero di magistrati indipendenti di tutta Italia ha chiesto al Capo dello Stato di intervenire, nell'ambito delle sue prerogative, per rimediare alle gravi distorsioni dell'autogoverno della magistratura, disvelate dallo scandalo meglio noto come Magistropoli.
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AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

anche nella Sua qualità di

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA


LETTERA APERTA

Signor Presidente,

Le scriviamo avendo ben presente il Suo discorso del 21 giugno 2019 al Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, nel quale esprimeva, con fermezza, il grave sconcerto e la riprovazione per la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati, evidenziando come tali fenomeni avessero pesantemente compromesso il prestigio e l’autorevolezza dell’Ordine Giudiziario.

In quel discorso, Ella sollecitava modifiche normative per impedire l’inaccettabile costume che si era manifestato, augurandosi che il Parlamento provvedesse ad approvare un’adeguata legge di riforma delle regole di formazione del CSM.

È tornato sul concetto un anno dopo, il 29 maggio 2020, quando, imperversando e intensificandosi ulteriormente lo scandalo che sta abbattendo completamente la credibilità delle istituzioni giudiziarie, attraverso una nota del Suo Ufficio stampa, nell’evidenziare come in quel momento non potesse farsi luogo allo scioglimento del CSM, Ella ha ribadito come sia compito del Parlamento quello di predisporre e approvare una legge che preveda un Consiglio Superiore della Magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi.

In tale occasione, prendendo atto che Governo e Gruppi parlamentari avevano annunziato iniziative in tal senso e auspicando che si approdasse in tempi brevi a una nuova normativa, considerava come fosse improprio un messaggio del Presidente della Repubblica al Parlamento per sollecitare iniziative legislative annunciate come imminenti.

Oggi, un altro anno è passato ma, con grande rammarico, dobbiamo prendere atto che il Suo accorato auspicio è rimasto inevaso e che le iniziative legislative, pur annunciate come imminenti, sono ben lungi dal tradursi in realtà.

Nel frattempo, lo scandalo continua a imperversare e, lungi dal placarsi, è costantemente alimentato dall’uscita di nuove e allarmanti notizie che rendono il quadro complessivo sempre più inquietante e inaccettabile.

Al netto di ogni tentativo di strumentalizzazione, di cui siamo pienamente consapevoli, riteniamo che i fatti, come pubblicamente esposti dagli organi di informazione, siano troppo gravi per rimanere inesplorati e non verificati.

Si avverte, inoltre, una profonda contraddizione rispetto all’esigenza di trasparenza e completa conoscenza di quanto risultante dagli atti. Ufficialmente, essi sono confinati nelle mani di poche Autorità; di fatto, però, sono nella disponibilità di tantissimi, a cominciare dai media. Così, in questo contesto delicatissimo, il rischio di un loro uso strumentale e distorto, condizionato da convenienze e scopi particolari, è straordinariamente grave.

D’altra parte, si resta attoniti e increduli nel constatare, pur a fronte di fatti che imbarazzano varie articolazioni delle istituzioni giudiziarie come mai accaduto in precedenza, una diffusa inerzia rispetto a iniziative che sarebbero tanto naturali quanto doverose.

Tra coloro che sono stati investiti dalle rivelazioni dei mezzi di informazione, infatti, solo una parte, pur significativa ma certamente non completa, ha liberato l’Istituzione che rappresentava dal peso di una situazione divenuta oggettivamente insostenibile, facendo un passo indietro, con le dimissioni da taluni incarichi ricoperti o con l’anticipato abbandono dell’Ordine giudiziario.

Al contempo, in relazione a comportamenti che nell’esercizio delle funzioni non esiteremmo a censurare con fermezza, non solo difettano le doverose iniziative delle autorità competenti ma, sotto il profilo disciplinare, si è anche registrata l’adozione di una generale direttiva assolutoria, col conseguente rischio che comportamenti di tale genere, anziché essere sanzionati, siano avallati e ulteriormente incentivati.

Allarma, al riguardo, apprendere dal racconto di un ex Presidente dell’ANM ed ex membro del CSM – che non risulta né smentito né oggetto di querele – che comportamenti di questo tipo sarebbero stati realizzati da chi, nominato proprio in nome di una forte discontinuità con il comportamento del suo predecessore costretto alle dimissioni, avendo il compito istituzionale di curare l’interesse pubblico al rispetto della disciplina da parte degli appartenenti all’ordine giudiziario, ha adottato siffatta generale direttiva.

Frattanto, il tempo passa e per tutti i magistrati che non si riconoscono nelle perverse dinamiche disvelate dalle inchieste – vittime anch’essi, insieme ai cittadini tutti, di tali meccanismi – diventa sempre più flebile la speranza dell’avvio di quelle iniziative che stanno da tempo chiedendo a gran voce e che Ella ha fortemente auspicato.

Il vano trascorrere del tempo, inoltre, anche in ragione dei termini normativamente previsti per l’accertamento delle condotte dei singoli, pone a rischio ogni possibilità di futura verifica, tanto da farci ritenere auspicabile l’intervento di una Commissione Parlamentare di inchiesta volta a fare definitiva chiarezza.

E tuttavia, pensiamo di non potere rassegnarci alla inerzia.

Siamo da tempo e restiamo fermamente convinti che la via per il ripristino della credibilità della Giurisdizione, oltre che per un’inequivoca e pubblica risposta agli appelli alla trasparenza (troppo spesso elusi, strumentalizzati o del tutto inevasi), passi ineludibilmente per una radicale riforma dell’Ordinamento giudiziario.

Avvertiamo, in questo, perfetta sintonia con quanto Ella, purtroppo finora inascoltata, ha così autorevolmente e ripetutamente sollecitato.

Due dovrebbero essere, a nostro giudizio, i punti essenziali e imprescindibili di tale iniziativa:

l’inserimento del sorteggio nella procedura di selezione dei componenti del CSM e la rotazione degli incarichi direttivi e semi-direttivi.

Lungi dall’essere in contrasto con la Carta costituzionale, specie ove seguito da una elezione successiva tra un numero predeterminato di candidati estratti a sorte (e non il contrario, come, forse non a caso, alcuni esponenti delle c.d. correnti hanno in passato proposto), il sorteggio rappresenta l’unico sistema idoneo a garantire l’imparzialità della funzione di autogoverno e l’effettività dei principi di distinzione dei magistrati soltanto per diversità di funzioni, di indipendenza dei magistrati e di soggezione dei giudici soltanto alla legge.

La rotazione, a sua volta, è in grado di eliminare in radice il carrierismo e la concentrazione di potere in mano a pochi, fenomeno preoccupante e dei cui effetti distorsivi e dannosi le recenti cronache ci hanno resi tutti ancor più consapevoli.

La rotazione negli incarichi direttivi e semi-direttivi sulla base di criteri legali – onde selezionare non i presunti “migliori”, la cui scelta può troppo facilmente avvenire in base alle distorte logiche che abbiamo appreso con sconcerto essere state non infrequenti, ma magistrati adeguati, temporaneamente addetti a compiti organizzativi – costituisce l’antidoto più efficace contro la degenerazione correntizia, che nella distribuzione degli incarichi secondo criteri di appartenenza trova la sua più intensa e frequente espressione, nonché, al contempo, la vera garanzia di un servizio adeguato e di una giurisdizione effettivamente indipendente e imparziale.

Per queste ragioni Le chiediamo, nel Suo ruolo di garante della Costituzione, di intervenire affinché sia finalmente intrapreso il cammino per l’eliminazione dei fattori distorsivi dell’imparzialità e buon andamento della funzione di autogoverno, ripristinando la legalità delle sue dinamiche; siano rimosse le cause che hanno condotto alla grave delegittimazione di articolazioni essenziali dell’Ordinamento Giudiziario e del Sistema di autogoverno della Magistratura; sia assicurato l’allontanamento da tali ruoli di coloro che non sono risultati all’altezza del compito.

Le chiediamo, signor Presidente, di tornare a intervenire con la Sua autorevolezza, per avviare finalmente l’ormai non più differibile azione di recupero della fiducia di cui l’Ordine Giudiziario e la gran parte dei Magistrati meritano di godere, e della credibilità della Giurisdizione, baluardo prezioso ed essenziale dello Stato di diritto delineato dai nostri Costituenti.

Roma, 19.2.2021

1) Gianluca Alessio (Corte Appello Venezia)

2) Cristina Angeletti (Tribunale Verona)

3) Maria Angioni (Tribunale Sassari)

4) Valeria Ardito (Procura Verona)

5) Giuseppe Artino Innaria (Tribunale Catania)

6) Milena Balsamo (Corte di Cassazione)

7) Francesco Bretone (Procura Bari)

8) Sabrina Carmazzi (Procura Livorno)

9) Cristina Carunchio (Procura Vicenza)

10) Giuliano Castiglia (Tribunale Palermo)

11) Natalia Ceccarelli (Corte Appello Napoli)

12) Isabella Cesari (Sorveglianza Verona)

13) Massimo Corleo (Appello Palermo)

14) Enrico D’Alfonso (Tribunale Firenze)

15) Edoardo D’Ambrosio (Tribunale Lecce)

16) Donato D’Auria (Tribunale di Pisa)

17) Matteo De Micheli (Procura Torre Annunziata)

18) Gianluigi Dettori (Tribunale Cagliari)

19) Desirée Digeronimo (Procura Roma)

20) Gabriele Di Maio (Corte Appello Salerno)

21) Laura Di Marco (Tribunale Roma)

22) Stefania Di Rienzo (Corte Appello Bologna)

23) Davide Ercolani (Procura Rimini)

24) Giovanni Favi (Giudice Torre Annunziata)

25) Clementina Forleo (Tribunale Roma)

26) Andrea Fusco (Procura Palermo)

27) Alfredo Gagliardi (Procura Palermo)

28) Fabrizio Garofalo (Tribunale La Spezia)

29) Carmen Giuffrida (Esperto nazionale distaccato Consiglio UE)

30) Consiglia Invitto (Corte Appello Lecce)

31) Paolo Itri (Procura Napoli)

32) Giuseppe Laghezza (Tribunale Pisa)

33) Annamaria Laneri (Appello Brescia)

34) Fedele Laterza (Procura Firenze)

35) Concetta Maria Ledda (Procura Generale Catania)

36) Alessio Liberati (Tribunale di Roma)

37) Felice Lima (Procura Generale Messina)

38) Cristina Lo Bue (Tribunale Palermo)

39) Livia Magri (Tribunale Verona)

40) Giulia Malaponte (Tribunale Palermo)

41) Massimo Mannucci (Procura Livorno)

42) Marco Mansi (Procura Massa)

43) Ambrogio Marrone (Tribunale Bari)

44) Lorenzo Matassa (Tribunale Palermo)

45) Anita Mele (Corte Appello Salerno)

46) Giorgio Milillo (Procura Udine)

47) Fabrizio Minutoli (Tribunale Palermo)

48) Andrea Mirenda (Sorveglianza Verona)

49) Fabrizio Molinari (Tribunale Palermo)

50) Ida Moretti (Tribunale Benevento)

51) Mario Morra (Tribunale Milano)

52) Pietro Murano (Tribunale di Pisa)

53) Ester Nocera (Procura Firenze)

54) Gabriella Nuzzi (Tribunale Napoli)

55) Andrea Reale (Tribunale Ragusa)

56) Roberto Riggio (Tribunale Palermo)

57) Guido Salvini (Tribunale Milano)

58) Daniele Sansone (Procura Palermo)

59) Nicola Saracino (Corte Appello Roma)

60) Stefano Sernia (Tribunale Lecce)

61) Margherita Sitongia (Tribunale Castrovillari)

62) Elisabetta Stampacchia (Tribunale Palermo)

63) Antonella Tenerani (Procura Livorno)

64) Eugenia Tommasi di Vignano (Tribunale Verona)

65) Anna Maria Torchia (Corte Appello Catanzaro)

66) Massimo Vaccari (Tribunale Verona)

67) Luciano Varotti (Appello Bologna)

68) Nicola Valletta (Tribunale Chieti) 

69) Lydia Deiure (magistrato di sorveglianza, Taranto)

70) Rosa Bia (Tribunale di Matera)

71)  Francesco Chiavegatti (Tribunale di Verona)

72) Elio Manenti (Tribunale di Ragusa)

73) Massimo Galli (Tribunale di Treviso)

74) Maria Grazia Omboni (magistrato in quiescenza)

75) Rosario Russo (magistrato in quiescenza)

76) Annagrazia Lenti (Tribunale Taranto)

77) Carlo Maria Grillo (magistrato in quiescenza)

78) Fabrizio Pelosi (Appello Genova)

79) Eduardo Savarese (Tribunale Napoli)

80) Gennaro Beatrice (Tribunale di Nola)

81) Carla Frau (Tribunale Siracusa)

82) Santino Mirabella (Tribunale Catania)

83) Mario Coderoni (Tribunale di Roma)

84) Massimo Moriconi (Tribunale Roma) 

85) Ettore Capizzi (Appello Roma)

86) Salvatore Cantaro (magistrato in quiescenza)

87) Biagio Roberto Cimini (Appello Roma)

88) Valeria Vinci (Procura Napoli Nord)

89) Gigi Omar Modica (Tribunale di Caltanissetta) 

90) Gerardina Cozzolino (Procura Santa Maria Capua a Vetere)

91) Antonella Pini Bentivoglio (Tribunale di Modena) 

92) Graziella Arlomede (Procura Napoli) 

93) Francesco Chiaromonte  (Tribunale sorveglianza Napoli) 

94) Angela Sighicelli (Procura Modena)

95) Lorenzo Puccetti (Appello Venezia)

96) Pietro Zappia (magistrato in quiescenza)

97) Rocco Pavese (Appello Potenza)

98) Sergio Mario Tosi (Tribunale Lecce)

99) Alberto Iannuzzi (Appello Potenza)

100) Cristina Sala (Tribunale Palermo)

101) Michele Guarnotta (Tribunale Palermo)

102) Enrico Bologna (Procura Palermo)

103) Vittorio Coppola  Procura Palermo

104) Patrizia Ferro (Appello Palermo)

105) Guglielmo Trovato (magistrato in quiescenza)

106) Renza Cescon (Procura Palermo)

107) Giulia Amodeo (Procura Palermo) 

108) Maria Rosaria Sodano (magistrato in quiescenza)

109) Maria Pia Ticino (Procura Palermo)

110) Clelia Maltese (Tribunale Palermo)

111)  Antonia Pavan (Procura Milano)

112) Linda Comella (Tribunale Napoli) 

113) Francesca Lo Verso (Procura Generale Palermo)

114) Silvana Ferriero (Corte di appello Catanzaro)

115) Franca Amadori (Corte appello Roma) 

116) Maria Luisa Paolicelli (Corte appello Roma) 

117) Vladimiro Gloria (Tribunale di Taranto)

118) Erika Di Carlo (Tribunale Palermo) 

119) Lucia De Palo (Corte appello Bari)

120) Alessandro d'Altilia (Tribunale di Sorveglianza Cuneo)

121) Rosa Valenti (magistrato in quiescenza)

122) Bruno Tinti (magistrato in quiescenza)

123) Maria Procoli (Corte Appello Bari)

124) Giuseppe Costa (Procura Generale Messina)

125) Nunzia Tesone (Corte Appello Napoli) 

126) Ida D’Onofrio (Corte  Appello Napoli)

127) Anna Battaglia (Procura Palermo)

128) Paolo Gubinelli (Procura Ancona) 

129) Augusto Lama (Tribunale Massa)

130) Maria Grazia Puliatti (Procura Generale di Palermo)









sabato 20 febbraio 2021

Un “sistema” incostituzionale.



Quello difeso dalle correnti dei magistrati e che ormai tutti riconoscono, grazie a Luca Palamara che ha finalmente detto la verità.

Nel recensire quel libro, sottolineavamo come esso assurga alla dignità di “saggio”: perché il pregio maggiore non sta nei singoli fatti che racconta (la cui veridicità spetta agli interessati contestare e non pare che in molti l’abbiano fatto) ma nella loro lettura, per l’appunto, “sistematica” che il testo suggerisce,  senza tuttavia imporla.

V’è raffigurato il “prodotto” dell’attuale assetto della magistratura italiana, consentito da leggi disinvolte che curandosi della lettera della Costituzione ne hanno, alla fine, tradito lo spirito. 

Ecco come ciò è avvenuto.

Chat c'è, chat non c'è





Qui si è dato conto di come il Plenum del CSM, chiamato a nominare un Procuratore, abbia inaugurato la prassi di rispedire la pratica in Commissione perché tra gli aspiranti vi era chi, anni prima, si era auto-promosso per un altro posto con Luca Palamara, risultando ciò dalle chat estrapolate dal telefono di quest’ultimo e a disposizione del CSM.

Tale precedente disvela una situazione allarmante perché sono molti i colleghi che, direttamente o indirettamente, si sono rivolti, come è stato scritto, al “ras delle nomine”, ora segnalando o promuovendo se stessi o altri per questo o quel posto, ora denigrando questo o quel candidato.

Anche due procedure di selezione per importanti incarichi, attualmente in corso, quali il Procuratore Generale di Perugia (per il quale la Quinta Commissione ha proposto Sergio Sottani ed è attesa la decisione del Plenum) ed il Procuratore della Repubblica di Roma (per il quale, dopo il recente annullamento da parte del T.A.R. della nomina di Michele Prestipino, il CSM potrebbe presto tornare a deliberare) vedono interessati magistrati presenti nelle chat di Palamara mentre coltivano proprie o altrui aspettative.

Ciò che al CSM non è permesso è l'impiego delle chat a corrente alternata.

Sarebbe spudorato "cecchinaggio".

La situazione non è rassicurante.

Anzi, allarma non poco rilevare che più componenti dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura – a cominciare dal Vicepresidente – sono variamente e non positivamente coinvolti nelle vicende di Luca Palamara e delle sue chat.

Può questo Consiglio Superiore proseguire il suo cammino fingendo d'ignorarlo?


venerdì 19 febbraio 2021

Le giovani mascotte



Creazione mastelliana fortemente voluta dalle correnti. 

Nel 2006, quale frutto di compromesso al ribasso tra la politica e la magistratura, venne sostanzialmente abolito il valore dell’anzianità nella selezione dei “direttivi”, quei magistrati che in sostanza smettono - o sostanzialmente sono in gran parte sollevati dall’impegno  - di scrivere sentenze e fare indagini per guardare il lavoro dei colleghi … più anziani. 

L’incarico direttivo in magistratura è ormai ridotto ad una vuota medaglietta che suggella l’appartenenza del prescelto. Nella sostanza egli non ha poteri effettivi sull’organizzazione dell’ufficio, eterodiretto dal centro, dal CSM,   in modo del tutto inefficiente com'è innegabile.  

Lo ha illustrato molto efficacemente Andrea Mirenda in sede di audizione presso la Commissione Giustizia. 

Poco raccomandabili



Probabilmente non è chiara, a troppi, la portata devastante della filosofia sposata dalla Procura Generale della Cassazione sul tema della raccomandazione in magistratura, come in altri settori dell’agire pubblico. 

La permissività fatta propria dalla Procura Generale, oltre a lanciare un segnale di pessimo auspicio anche per la pubblica amministrazione in generale,  compromettendone i valori  fondamentali dell’efficienza e dell’imparzialità, lascia spazio libero alle consorterie,  nei casi più gravi alle massonerie libere di penetrare nei gangli del sistema con estrema facilità. 

Le persone inclini alla raccomandazione sono, per la pubblica amministrazione e per la giurisdizione in particolare, dei soggetti “deboli” perché intrinsecamente inidonei ad incarnare il valore dell’imparzialità. 

Anelli deboli di una catena resa, così, insicura. 

giovedì 18 febbraio 2021

Un gruppo solo al comando: Area Democratica per la Giustizia a presidio dello status quo.



di Nicola Saracino  - Magistrato  

E' tutto incostituzionale, tranne quello che il "sistema" ha rivelato di essere.

Questa la posizione di Area Democratica per la Giustizia. Giù le mani dal CSM, è suo; giù le mani dai posti di potere, li decide lei. 

Un'associazione privata.    

Che al sistema abbia partecipato a piene mani è confermato da  moltissime chat con Luca Palamara: dalla divisione dei posti, alle scomuniche di magistrati sgraditi, alla raccomandazione amorosa di quelli vicini, agli ingressi gratuiti allo stadio. 

E’ coperto l’intero ventaglio degli affari palamariani, escluso uno solo: sul procuratore di Roma non s’andava d’accordo. 

martedì 16 febbraio 2021

Buone letture: da il Riformista Napoli del 13 febbraio 2021



di Paolo Itri- Magistrato 

Nel mio recente romanzo II Monolite (edizioni Piemme, ottobre 2019) ho descritto il mastodontico Palazzo di giustizia come la spettrale parodia del semidesertico territorio lunare dove gli ominidi di 2001 Odissea nello Spazio si scontrano tra di loro per il controllo di una fonte d'acqua. Il misterioso oggetto kubrickiano che dà il titolo al libro, così granitico e immutabile, non è altro, in effetti, che una metafora del potere, così come esso ci appare, fuori e dentro quel Palazzo e particolarmente dentro la Magistratura, dove il Monolite rappresenta l'incontrastato dominio delle correnti interne alla potentissima Associazione nazionale magistrati. Quelle stesse correnti che - secondo l'ormai famoso best seller a firma del direttore Alessandro Sallusti - hanno esercitato per decenni una subdola forma di prevaricazione nei confronti dei magistrati ‘'disallineati" dal Potere o che si collocavano comunque fuori dal "Sistema". Quando, nell'estate del 2019, completai il mio romanzo - all'epoca del mio autoesilio alla Procura di Vallo della Lucania -, ero ben consapevo le che a causa di quel libro mi sarei fatto degli altri nemici (cosa che si è puntualmente verificata), eppure mai mi sarei immaginato il cataclisma che di lì a poco si sarebbe invece scatenato sull’onda del libro-intervista di Luca Palamara. 

domenica 14 febbraio 2021

Nessuno perderà per sempre



di Rosario Russo - Magistrato  

Alle ore 10,30 del 12 aprile 2018 la competente Commissione del C.S.M. vota per la nomina a Presidente di Sezione del Tribunale di Vigata. 

Concorrono due magistrati, il dott. Fortunato e il dott. Nessuno. 

La Commissione è presieduta dal dott. Malacoda . 

È Fortunato a prevalere e ad ottenere l’ambita carica.

Buone letture: da il Riformista dell'11 febbraio 2021



Angela Stella intervista Clementina Forleo - Magistrato 

La dottoressa Clementina Forleo è una delle tante vittime dei meccanismi di strapotere delle correnti della magistratura: nel libro di Luca Palamara e Alessandro Sallusti, Il Sistema (Rizzoli),  il suo nome è citato undici volte a partire dal capitolo “Chi tocca la sinistra è Fuori". E infatti, come è noto, contro Forleo, ex gip ai Tribunale di Milano, ora in servizio in quello di Roma, fu emanato un vero e proprio anatema perché osò sfidare, come sostiene Palamara nel libro, sia la procura di Milano, considerata un «monolite, un fortino delle correnti di sinistra, non espugnabile», «sia la sinistra, nella primavera 2007 al governo». Clementina Forleo nel luglio 2008 fu addirittura trasferita da Milano a Cremona a seguito di una decisione dei plenum del Csm che rilevò una sua incompatibilità ambientale per le dichiarazioni rese alla trasmissione di Michele  Santoro Annozero sui «poteri forti» i quali, anche per il tramite di «soggetti istituzionali», avrebbero interferito nel le sue funzioni, proprio mentre da gip si stava occupando dell’inchiesta BNL Unipol. Il Tar prima e il Consiglio di Stato poi accolsero i ricorsi di Forleo che fu  reintegrata a Milano. Prima ancora era stata assolta dalla sezione disciplinare del Csm dall'accusa di aver violalo i suoi doveri per i contenuti dell'ordinanza con la quale, nel luglio del 2007, chiese alle Camere l’autorizzazione all’uso di intercettazioni che riguardavano alcuni parlamentari, tra cui D’Alema, Fassino e Latorre nell’ambito  della stessa vicenda. Insieme ad oltre cento colleghi, Forleo ha firmato qualche giorno fa una lettera in cui si chiede al Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi e al togato del Csm Giuseppe Cascini, di «smentire in modo convincente» il racconto di Luca Palamara che li ha chiamati in causa direttamente. In questa intervista ci tiene non tanto a fare la diagnosi del male che ha infettato la magistratura quanto a proporre tuia cura in un dialogo con la politica.


Dottoressa Forleo. Palamara nel suo libro l’ha definita “l'eretica” che ha osato sfidare certi poteri. Alla luce di quanto venuto fuori in questo ultimo anno e mezzo cosa si sente di dire?

venerdì 12 febbraio 2021

Figli e figliastri





 di Carmen Giuffrida - Magistrato 
 
 
Dieci anni e mezzo di lotte, delusioni, lacrime, frustrazioni e solitudine.

Tanto è durata la battaglia di un magistrato italiano, lasciato solo dalle istituzioni nazionali e dalla Associazione Nazionale Magistrati a combattere nell'interesse della giustizia. Una lotta estenuante cominciata nel mese di aprile 2010 e finita il 28 Gennaio 2021, data in cui, dopo un ricorso in sede cautelare, tre giudizi di primo grado e due di appello, diventava definitiva la sentenza della terza sezione del Tribunale presso la Corte di Giustizia Europea. 

La sentenza finalmente riconosceva che la decisione di trasferimento adottata nei confronti del magistrato da parte del capo della missione europea di polizia in Bosnia Erzegovina (EUPM), Generale Stefan Feller, era finalizzata  "a sanzionare la ricorrente per aver denunciato, con una delle sue colleghe, presunte irregolarità in ordine alla gestione dell’EUPM".

In tanti, durante questi anni, avevano cercato di dissuaderlo dallo "sfidare" in sede giudiziaria  le istituzioni dell'Unione Europea.

Nell'ordine:

Il referente presso la Rappresentanza Permanente italiana aveva affermato che l'Italia non l'avrebbe supportato in una battaglia contro un capo missione tedesco e aveva aggiunto - affermazione sorprendente - che la Carta europea dei diritti fondamentali non trovava applicazione nell'ambito delle missioni europee. 

Buone letture: Gabriella Nuzzi dal Fatto del 21 giugno 2020



Antonio Massari intervista  Gabriella Nuzzi  

Le toghe libere ci sono, reagiamo al pensiero unico di queste correnti. L’azione disciplinare è un sistematico annientamento dei magistrati scomodi.

"Le  conversazioni di Luca Palamara  e il misero spaccato che ne emerge non hanno nulla a che fare con la magistratura italiana, vera parte lesa di questa tragedia. E la narrazione di un sistema che non definirei di autogoverno, ma di autocontrollo della magistratura: oligarchico, deviato e destabilizzante”.

Gabriella Nuzzi è giudice del tribunale del Riesame a Napoli. Nel 2009, mentre da pm a Salerno indagava sulle inchieste avocate a Luigi de Magistris dalla procura di Catanzaro, fu punita dal Csm insieme con i colleghi Luigi Apicella e Dionigio Verasani. La loro “colpa”: sequestrare atti che i colleghi di Catanzaro non consegnavano. L’Anm guidata da Palamara in quei giorni dichiarò che il sistema era sano : aveva gli “anticorpi”

Giudice Nuzzi, oggi il “sistema” Palamara  è nella bufera: cosa ne pensa?

Siamo di fronte alla delegittimazione dell’intera istituzione giudiziaria. Palamara parla di sé quale “mediatore”, insieme con altri, di un sistema in grado di trasformare, in formali delibere, accordi sulla vita professionale dei magistrati, perfezionati fuori dalle regole e dalle sedi istituzionali, talvolta con la partecipazione di politici indagati. È inquietante e inaccettabile in uno Stato di diritto. Non parliamo solo di nomine ai vertici degli uffici giudiziari ma anche dell’esercizio della giurisdizione disciplinare che da 12 anni si presta a essere un “sistema” di annientamento istituzionalizzato dei magistrati “scomodi”.


L’Anm espelle Palamara: è sufficiente? 

giovedì 11 febbraio 2021

Cattivi consigli da chi ha dato il cattivo esempio.



Luca Palamara lo ha detto più volte, da signore delle correnti temeva una sola cosa: il sorteggio dei consiglieri superiori. 

E’ semplice capire perché: il CSM può essere il centro delle garanzie dei magistrati (cioè dei cittadini)  se costruito secondo Costituzione. 

Ma può essere il centro di controllo totalizzante dei magistrati se eletto come un organo politico non democratico (il popolo è tenuto completamente in disparte). 

E così è stato sino ad oggi. 

Il “voto” è stato trasformato nell’arsenale che il sistema usa per sottomettere ai propri voleri la giurisdizione. 

I magistrati ci hanno messo del loro, è bastato un cenno di Mastella per trasformarsi in arrivisti senza scrupoli.

E dai più giovani è arrivato l’esempio peggiore: uno scempio. 

Le correnti hanno brindato alla riforma Mastella, hanno voluto i monarchi in procura (pochi e "mal" selezionati), hanno voluto la clava disciplinare per bloccare i processi contro gli amici  potenti. 

Ascoltare, oggi, i suggerimenti che quel sistema offre per rimediare ai guasti da lui stesso prodotti equivale ad affidarsi al demonio per compiere l’esorcismo. 

Buone letture: da il Riformista Napoli del 10 febbraio 2021

di Eduardo Savarese - Magistrato 


 
Non partire dal libro Il Sistema, vergato da Luca Palamara e Alessandro Sallusti, per osservare oggi la magistratura italiana, la sua storia, i suoi assetti e le sue prospettive, sarebbe come farci un'idea della democrazia ateniese dopo i Trenta Tiranni senza leggere l'Apologia di Socrate: e non perché Palamara sia Socrate, oppure il suo libro valga l'Apologia, intendiamoci. Uso quest'iperbole per dire un'ovvietà: quando vuole giudicarsi (dal tribunale della storia, da quello politico e anche da quello giudiziario) un periodo o una fase, privarsi della testimonianza scritta di uno dei suoi protagonisti, per quanto parziale e inaffidabile quel testimone sia, è un'opera-zione insensata. Il libro, dunque. Esso ci consegna tre livelli di criticità molto diversi.

Il primo attiene alla degenerazione delle correnti in cui si articola la magistratura associata, in quanto veicoli di spartizione dei posti di rilievo dentro l'organizzazione della magistratura (che sia la nomina a Procuratore di Roma, la scelta dei componenti del direttivo della Scuola Superiore, oppure il conferimento della presidenza di sezione del Tribunale di Locri). Questo processo ha modificato e modifica l'assetto costituzionale formale (articolo 107 della Costituzione: «I magistrati si distinguono soltanto per funzione») e realizza un modello sempre più burocratico e gerarchico, asservito come a logiche di puro potere. Non che il merito non conti nulla, sarebbe falso sostenerlo, ma di certo il merito da solo non basta, posto che occorre il sostegno di un gruppo associativo.

Il gioco delle tre chat



Ci siamo più volte occupati dei temi connessi alla pubblicazione delle chat di Luca Palamara, in tempi diversi. 

In questo articolo  davamo conto delle diverse attività del trojan e delle rispettive figure giuridiche coinvolte. 

In questo, invece, si era affrontato il tema della loro conoscibilità come strumento storico di verità su fatti di sicuro interesse pubblico.

Luca Palamara ne ha poi ricavato un best seller.

La qual cosa implicherebbe rivelazioni di fatti che solo lui conosce.

Ma forse ha gabbato tutti. 

Approfittando, non partecipandovi, del classico schema del gioco delle tre carte: chat c’è, chat non c’è. 

Dove sono finite le chat, insomma? 

Se persino il CSM le pubblica, come da subito avevamo ipotizzato, vuol dire che sono pubblicabili. 

E se sono pubblicabili vuol dire che non sono atti che saranno portati davanti ad un giudice del dibattimento (art. 684 cp).

E che non servano  a sostenere le accuse penali formulate contro Luca Palamara lo avevamo detto da subito.

E infatti, a quanto pare, la Procura di Perugia non le ha indicate tra il materiale di accusa del quale intende avvalersi in quel giudizio.

Con ciò evitando di incorrere in un'evidente abnormità.  

E', forse,  giunto il tempo di spiegare in modo "sistematico"  - e non episodico  - "il sistema".

   

Attenti al dito !



di Donato D'Auria - Magistrato

Nei giorni scorsi, su una testata di corrente, è stata pubblicata una bizzarra analisi di alcune parti del libro, "Il Sistema", che raccoglie le confessioni di Luca Palamara. 

Mi pare che questo scritto  inviti a guardare il dito anziché la luna, come accade di frequente ogni qual volta si parli delle esternazioni del dott. Palamara. 

Anzi più che al dito accusatorio si presta attenzione alla sua unghia che si ritiene sporca. 

L’articolo si dilunga infatti in tutta una serie di incongruenze presenti nel libro-intervista, alcune delle quali avevo notato anche io nel leggerlo, quasi a voler concludere che quanto in esso riferito sia frutto solo della immaginazione del narratore (eloquente è il paragone calcistico della finale dei mondiali dell’82 che l’autore propone).

Ora, non credo che il dott. Palamara stia raccontando fatti che lo hanno coinvolto in prima persona - unitamente all’organo collegiale all’interno del quale operava - perché sia sinceramente pentito e questo nemmeno mi interessa. Penso che, invece, dovrebbe interessare a tutti quello che racconta e se le cose che dice sono riscontrabili, piuttosto che cestinarle in ragione solo della loro provenienza.

Peraltro l'ex presidente dell'Anm in più occasioni ha  tenuto a precisare che tutti i fatti che vengono riferiti nel libro sono riscontrabili mentre l'altro autore ha sottolineato che lo staff della casa editrice ha sottoposto ad una attenta verifica documentale il racconto del dott. Palamara.

Del resto un simile scrupolo è perfettamente comprensibile in ragione della gravità e del numero degli autori di condotte inappropriate, e spesso anche illecite, che il libro menziona.


mercoledì 10 febbraio 2021

Controanalisi delle urine




Qualche giorno fa al telegiornale hanno dato la notizia che il Covid era verosimilmente presente in Italia sin dall’autunno del 2019. E’ stato possibile stabilirlo grazie a dei campioni che, raccolti per altre finalità in tempi remoti, erano stati nuovamente analizzati  col “senno di poi”. 

Avevamo in passato giocato sull’urina evocata dal dott. Bruti Liberati assecondando l’interpretazione che egli stesso ne aveva fornito (link1 - link2). 

Ma il quadro pandemico che investe anche la magistratura italiana (così definito nei discorsi ufficiali di inaugurazione dell’anno giudiziario) suggerisce di adottare la medesima tecnica degli analisti in cerca delle origini del Covid. 

L’episodio è stato molto recentemente rinfrescato dal dott. Robledo in televisione e quindi il campione di urina è ancora disponibile. 

Alla luce di quanto è emerso dal saggio Sallusti-Palamara che affrescano il “sistema” quella frase, detta in quel contesto, non fa ridere per niente. 

martedì 9 febbraio 2021

L'arrocco della Cassazione

di Massimo Vaccari - Magistrato


Il 28 gennaio scorso, a nemmeno 48 ore dall’uscita del libro che raccoglie le confessioni dell’ex signore delle tessere, Luca Palamara, è stato diffuso un comunicato con il quale la Sezione della Cassazione dell’Associazione Nazionale Magistrati, “in relazione alle notizie di stampa legate alla recente pubblicazione del libro “il Sistema”, esprimeva “forte preoccupazione per il vulnus recato alle funzioni di fondamentale rilevanza ordinamentale della Procura generale ed esprime vicinanza e solidarietà al Collega Giovanni Salvi, di cui sono noti la correttezza professionale e il senso istituzionale.”

Ma cosa ha provocato questa presa di posizione ?

Ebbene, tra le tante condotte disdicevoli di magistrati il libro intervista racconta anche due episodi di auto-raccomandazione che Giovanni Salvi avrebbe compiuto presso Luca Palamara, il primo in occasione del concorso per la nomina del procuratore generale della Corte di Appello di Roma, nel 2015, e l’altro in occasione del concorso per la nomina del procuratore generale della Cassazione nel dicembre 2016.

I fatti appaiono di discreta gravità ma ciò che ha provocato un vero e proprio  sconcerto nel leggerli è stato il pensiero che Giovanni  Salvi è l’autore della direttiva del 4 giugno 2020, che ha escluso la rilevanza disciplinare dell’"attività di autopromozione, seppur petulante”, ossia propria della condotta che, secondo Luca Palamara, egli stesso avrebbe tenuto nelle due occasioni di cui si è detto.

Proprio l’esigenza di avere un chiarimento sul punto ha indotto un centinaio di magistrati a rivolgere un pubblico invito al procuratore generale, che è stato pubblicato anche su questo blog, a fornire una convincente spiegazione o, in mancanza di questa, a rassegnare le dimissioni.


Quando sarà celebrato il maxiprocesso al sistema ?


di Rosario Russo - Magistrato in quiescenza 

Ho trattato per qualche anno, in Corte d’Assise d’appello, la triste materia dei collaboranti di giustizia. Forse per questo, e cioè per deformazione professionale, leggendo l’intervista di Palamara, mi è venuto in mente l’archetipo della categoria, e cioè Tommaso Buscetta.

In realtà il paragone è claudicante, perché le chiamate in correità disciplinare di Palamara sembrano ‘vestite’ e riscontrate attraverso le chats che, confermando la diffusa pratica del sistema clientelare-spartitorio, meritano approfondita indagine a tutti i livelli. 

Ma è anche vero che, mentre Palamara è stato immediatamente sanzionato (ovviamente senza alcun trattamento premiale) dall’A.N.M. e (con decisione non irrevocabile) dal C.S.M. (soltanto) per le sue condotte più devastanti, le sue propalazioni accusatorie attendono ancora di essere accertate e giudicate. Infatti, come ho osservato in questo blog il 9 ottobre 2020, di per sé in iure «Il sistema correntizio-spartitorio è sempre disciplinarmente sanzionabile», contrariamente a quanto sostenuto dal P.G. presso la Suprema Corte.

Deve dunque essere accertato se sussista in concreto il Sistema denunciato da Palamara. Chi avesse stimato che fosse sufficiente «Colpirne uno per educarne cento», di certo si sarebbe illuso.


lunedì 8 febbraio 2021

Materiale scolastico




L'associazione nazionale magistrati designa anche i colleghi che vanno nelle scuole a parlare di "legalità".  

Sono oratori affabili quando si occupano dei doveri altrui.

Si ammutoliscono, invece,  se si tratta di scandagliare quanto di disdicevole si verifichi all'interno della magistratura dominata dalle correnti.

Invitiamo i professori di tutta Italia a far leggere ai ragazzi questo resoconto di una assemblea di magistrati che doveva affrontare il problema di come reagire ai tanti misfatti emersi dalle confessioni del dott. Luca Palamara che ne è  colpevole non da solo, ma con moltissimi "complici". 

Siamo sicuri che gli studenti accoglieranno nelle scuole i colleghi mandati dall'ANM con qualche domanda alla quale non vorranno rispondere.

Ecco il resoconto di Massimo Galli di due giornate di assemblea seguite in diretta web.

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 La vera natura delle correnti

Esistono momenti nella storia delle persone e delle istituzioni in cui la loro natura si svela  con maggiore evidenza.

La crisi delle correnti è senz’altro uno di questi momenti.

L’ultima riunione del comitato direttivo centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati costituisce un esempio lampante di come persone e associazioni si conoscano nella tempesta.

Costrette all’angolo dalla pubblicità del loro sistema di potere descritto nelle dichiarazioni di Palamara, le correnti annaspano nel tentativo di mantenere la funzione e la dignità che hanno perso da tempo e si arrabattano, litigando tra loro, attribuendosi reciprocamente demeriti, impuntandosi su  piccole questioni di forma e di termini, tentando di ricompattare il branco contro i cani sciolti ( ossia i 4 dell’ArticoloCentouno) , di censurare le espressioni di chi denuncia la loro inerzia nella mailinglist, definendole espressioni violente, salvo poi scadere utilizzandone  di ben peggiori,  e attribuendo l’etichetta di “squadristi” a chi invoca chiarezza coerenza e verità.

domenica 7 febbraio 2021

Ai nostri due lettori

In un momento piuttosto “caldo”  per i temi affrontati in questo blog, desideriamo ricordare a tutti i lettori, anche casuali, che è possibile postare commenti la cui pubblicazione è necessariamente subordinata all’approvazione della redazione per evitare di danneggiare, anche involontariamente, le persone e quindi mettere a rischio la prosecuzione della nostra attività,  che svolgiamo con sincera passione da tanti anni.

Nel fare questo ci è molto gradito porgere un saluto particolare a due lettori  che seguono il blog dalla sua nascita e,  scommetteremmo, non si sono persi un solo articolo.

Si chiamano Francesco Grasso e “Bartolo”.

Del secondo, ahinoi, riusciamo a pubblicare un commento su venti, non perché non li leggiamo e consideriamo.

Ma perché egli è una persona sanguigna e  genuina, troppo “diretta” nelle sue note.

E’ con grande simpatia che li invitiamo a continuare a seguirci ed il secondo, in particolare,  voglia accettare questa incitazione:  provi a metterci nelle condizioni di pubblicare i suoi sempre “ficcanti” commenti.  

Con sincero  affetto.

La Redazione