domenica 7 giugno 2020

Sostenere le nostre proposte

La giustizia italiana sta sprofondando nel fango.
Aiutateci a restituire ai cittadini la Giustizia che meritano, trasparente, credibile, non politicizzata.
1) Sorteggio dei candidati al CSM
2) Rotazione dei dirigenti
3) Abolizione dell'immunità dei componenti del CSM
E' sufficiente clikkare sui relativi link qui sopra per conoscere il contenuto di ciascuna delle tre proposte, spiegate nelle ragioni che le ispirano e con l'articolato già pronto per un Legislatore volenteroso.
Per aderire basterà accedere al modulo di adesione dal link indicato qui sotto.
E' possibile aderire a tutte o alcune 

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In una botte di ...fango.

di Nicola Saracino - Magistrato

E’ di oggi la pubblicazione sul quotidiano La Verità della conversazione intervenuta tra un aspirante presidente di sezione di  Salerno ed il regista delle nomine, il solito  dott. Luca Palamara, quello che secondo i suoi amici di ieri -  e nemici di oggi  - faceva tutto da solo
Quel che maggiormente sconcerta,  in questo caso,  è l'irremovibile pretesa del questuante ad una nomina platealmente indiscutibile, da adottare assolutamente all’unanimità, ci tiene moltissimo perché è il più bravo (se lo dice lui stesso!), è alla sua ultima possibilità e, non ultimo, si è speso anima e corpo per la corrente di appartenenza. 
Ci mancava  solo che costui esigesse la diretta  e personale partecipazione del Presidente della Repubblica alla sua beatificazione. 
Insomma, voleva essere nella classica   “botte di ferro” e, dal suo punto di vista, l’operazione riuscì: il 20 dicembre del 2017 il plenum del CSM lo accontenta, proprio all’unanimità come richiesto.   
Ma in quella botte c’era del fango che solo il trojan poteva mostrare. 
La chiacchierata è interessante perchè plasticamente documenta che in un simile sistema sono nulle le possibilità degli aspiranti non schierati.  A proposito, chi vi scrive ha 55 anni e non è per nulla preoccupato,  non avendo nulla da chiedere; l'ambizione è accantonata da anni, perché non c'era  bisogno del trojan per leggere la realtà e quindi regolarsi nell'unico modo possibile: stare lontano da quel sistema e denunciarlo! 
Di quel surreale  pressing riportiamo le parti più significative.

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Fidelity card: il "fascino" magnetico delle correnti

di Carmen Giuffrida - Magistrato



Abbiamo assistito a pubblicazioni a raffica di numerosissime intercettazioni tra Palamara e diversi magistrati che chiedevano posti per sè o per altri, che discutevano di come manovrare indagini e processi, di come punire colleghi con azioni disciplinari a mero scopo di vendetta; il tutto allegramente condito da una prosa che, in confronto, gli scaricatori di porto sono delle educande (con tutto il rispetto per gli scaricatori di porto ma, si sa, è un modo di dire).

Per non citare poi frasi a dir poco ambigue, del tipo: "è grande sodale di Palamara";"è boss di MI" o, ancora, "MI porta mio fratello"; insomma frasi che sino ad ora avevo visto utilizzare soltanto nei procedimenti per associazione mafiosa.

A fronte di tutto ciò, immagino che il cittadino comune si aspettasse una reazione energica da parte di tutto il resto della magistratura, ovverosia di tutti coloro che non hanno mai chiesto, non sono stati intercettati, o comunque non hanno avuto nessuno di questi posti di rilievo.

Eppure, ad eccezione di qualche voce isolata, la maggioranza dei magistrati è rimasta silente, quando non è addirittura intervenuta a difesa della "multi-culturalità'" delle correnti, valore che pare abbia assai maggior importanza del disvalore emerso.

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sabato 6 giugno 2020

Ricetta costituzionale per sanificare il CSM



di Ida Moretti  - Magistrato 



Le ultime pubblicazioni di conversazioni captate dal cellulare di un collega hanno nuovamente portato alla ribalta un dato oggettivo: anche la Magistratura è composta da uomini che portano tutti i propri limiti ed i propri vizi anche nel Palazzo di Giustizia, pur definito banco di prova sui cui lo Stato di Diritto si gioca la propria credibilità.

Anche all’interno della Magistratura il pluralismo di idee, nato come fruttuosa premessa di una maggiore partecipazione, è divenuto causa di disfacimento nel momento in cui le correnti dell’ANM (associazioni nate con il pur nobile scopo di sviluppare detto pluralismo) hanno fatto in modo che le istanze particolaristiche, le attitudini al familismo e alla collusione corporativa prevalessero sulle finalità pubbliche. 

Talvolta questo disfacimento è stato “inconsciamente” realizzato (si pensi alla nota email in cui un Consigliere sperava di non aver concretizzato una “ingiustizia troppo grossa” nel preferire ad un certo posto direttivo un appartenente alla propria corrente, anziché un altro candidato che aveva avuto l’unica pecca di non “sollecitare” in alcun modo la propria domanda, credendo davvero nell’autonomia e nell’indipendenza del CSM), talvolta è stato volutamente posto in essere con collusioni anche con esterni all’ordine giudiziario (si pensi ai noti incontri all’hotel Champagne scoperti nel maggio 2019), grazie al sistema attuale che ha reso più facilmente attaccabile la nostra autonomia ed indipendenza: concentrando tutti i poteri decisionali nella mani di poche persone (quelli che coordinano direttamente o indirettamente le correnti), infatti, è più facile per un esterno accordarsi con pochi, per dirigere le azioni di molti magistrati verso i propri interessi.

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venerdì 5 giugno 2020

Il dilemma del ministro (ri)pensatore (Sorteggio e rotazione per ridare dignità ai magistrati - parte seconda)


di Giuliano Castiglia - Magistrato 



Abbiamo concluso la prima parte di questa storia  con la constatazione che, per affrontare con qualche speranza di successo i gravissimi problemi della magistratura, resi ormai a tutti noti dagli esisti delle indagini della Procura di Perugia su Luca Palamara, occorre compiere due passi tanto semplici quanto indispensabili.

Il primo di tali passi è quello di liberare il Consiglio Superiore della Magistratura dalle correnti.

Il CSM non potrà essere libero dalle correnti fin tanto che alle stesse sarà garantito il potere di selezionare i candidati alle elezione dei suoi componenti.

Sottrarre tale potere alle correnti, quindi, è indispensabile.

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giovedì 4 giugno 2020

Difese politiche e aggressioni corporative

di Nicola Saracino - Magistrato 

Alla seconda uscita in TV il dott. Luca Palamara sembra tradire minore emozione ed esercitare  più controllo su quel che dice, sempre senza contraddittorio ma questa volta con una opportuna appendice di commento alle sue dichiarazioni lasciata a più voci esterne (i giornalisti Belpietro, Polito e Gomez, oltre all’ex  magistrato Carlo Nordio).
Tralasciato in questa occasione che il sorteggio – eresia diabolica impronunciabile per le correnti  - sembra ormai essere comunemente accettato come l’unico rimedio contro la triviale degenerazione della magistratura italiana, saltano agli occhi due bugie che sfuggirebbero  solo ad un pubblico non specializzato.

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Ora come allora







L’analisi dello stato dell’autogoverno della magistratura, che segue, sembra scritta in questi giorni per spiegare il pauroso degrado disvelato dall’inchiesta di Perugia sull’ex componente del CSM ed ex presidente A.N.M Luca Palamara.

Invece risale a sette anni fa e servì ad illustrare le ragioni dell’iniziativa, assunta da alcuni magistrati indipendenti, di attuare, in vista delle elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura del 2014, uno strumento di individuazione dei candidati impostato sul sorteggio (tutte le fasi di quell’esperienza sono documentate sul sito www.altraproposta.it).

Il sistema spartitorio che fu descritto in quella occasione adesso è conosciuto nel dettaglio anche dall’opinione pubblica e la politica d’ora in poi dovrà farsi carico di sconfiggerlo, non potendo addurre nessuna giustificazione.

L'unica strada per riguadagnare alla magistratura quella indipendenza interna che sembra irrimediabilmente perduta sono delle riforme legislative che eliminino alla radice l’influenza nefasta delle correnti sull’attività del C.S.M.

Su questo blog ne proponiamo tre che riteniamo risolutive perché ora come allora non ci rassegniamo ad essere complici, con l’inerzia e il silenzio, “delle continue plateali violazioni delle regole del buon governo e delle non più difendibili degenerazioni dell’occupazione delle posizione di potere interno”.



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mercoledì 3 giugno 2020

Ora la vergogna, quando il riscatto ?


di Emanuele Picci - Magistrato




Da lungo tempo ormai, in un tribunale di Romagna un tale percorre in sella alla sua bicicletta le strade del Palazzo di Giustizia gridando a squarcia gola: "vergogna!", "vergogna!".
Lo si può sentire mentre si è immersi a scrivere o durante le udienze (a già… quelle fisiche, che ricordo!), oppure in un momento di stasi o di colloquio con colleghi, avvocati, cancellieri.

Quella voce è in grado di fendere il pensiero ed interrompere ogni utile o più leggera attività che si stia svolgendo.

In passato, a quelle grida potevano seguire un sorriso gentile, un'ironia beffarda nel pensare a chissà quali trascorsi lo avessero attraversato, alle volte anche un improperio nell'avere interrotto quel ragionamento che si stava sviluppando con fatica.

La reazione a quella voce fuori campo era la più cangiante, quasi che l'attività che si stesse facendo ne mutasse il sentimento.

In realtà, il Palazzo voleva restare dentro in sé, essere impermeabile.

Rimbalzare quella voce a chilometri di distanza.

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martedì 2 giugno 2020

Sorteggio e rotazione per ridare dignità ai magistrati (parte prima)



di Giuliano Castiglia
Magistrato



La giurisdizione è una delle funzioni sovrane dello Stato e per questo “la giustizia è amministrata in nome del popolo” (art. 101, co. 1°, Cost.).

In ossequio al fondamentale principio montesquieuiano della separazione dei poteri e affinché la giurisdizione sia imparziale e indipendente nonché tale da garantire l’uguaglianza di tutti dinanzi alla legge, la Costituzione stabilisce:

  • ­che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge” (art. 101, co. 2°, Cost.);
  • che “la funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario” (art. 102, co. 1°, Cost.);
  • che “le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso” (art. 106, co. 1°, Cost.);
  • che “le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabile con legge” (art. 108, co. 1°, Cost.);
  • che “la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge” (art. 111, co. 1°, Cost.).
Indipendenza, imparzialità, legalità, sono dunque i connotati essenziali della giurisdizione.

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lunedì 1 giugno 2020

Sistema criminale

di Nicola Saracino  - Magistrato 


E’ quello che il dott. Luca Palamara ha descritto nella tarda serata di domenica 31 maggio  nella – liberatoria -  intervista rilasciata a Massimo Giletti su LA7.
Colui che tutti gli altri attori del correntismo avevano indicato  come “mela marcia” che operava in solitudine,  ha invece  evocato con estrema chiarezza concetti che implicano  intese con gli altri componenti di un organo collegiale qual è il CSM. 
In sostanza, da solo non fai un contratto. 
Perché proprio di contratti ha discusso il dott. Luca Palamara quando ha ammesso le logiche spartitorie che dominano l’agire del Consiglio Superiore della Magistratura nella distribuzione di incarichi ed onori. 
L’Organo posto a garanzia dell’indipendenza dei magistrati italiani -  di tutti i magistrati -  diviene, così, “stanza di compensazione” degli appetiti delle correnti che  partecipano al banchetto: mangiano solo loro.

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domenica 31 maggio 2020

L'immensa questione morale in magistratura

Pubblichiamo un estratto dell'intervento di Andrea Mirenda, magistrato di sorveglianza a Verona, nel corso del dibattito dal titolo "Giustizia da rifare" tenutosi lo scorso 18 maggio 2020 e organizzato da Fondazione Ottimisti&Razionali, Il giorno dopo e Il Riformista.

Il dibattito integrale, svoltosi attraverso la piattaforma Google meet, è stato registrato da Radio radicale e può essere ascoltato a questo link.

In pochi minuti, Andrea Mirenda mette a fuoco il principale problema della magistratura italiana e offre le soluzioni adeguate per affrontarlo.






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Le parole che non ti ho detto

di Andrea Reale, Magistrato 


Condivisibile e chiaro il pensiero del Capo dello Stato nel comunicato emesso il 29 maggio 2020sulle vicende inerenti al mondo giudiziario”.

Nel ribadire “grave sconcerto e riprovazione per quanto emerso” e nel propugnare riforme legislative volte a restituire  “il prestigio e la credibilità incrinati da quanto appare, salvaguardando l’indispensabile valore dell’indipendenza della Magistratura”, il Presidente della Repubblica ha evidenziato che non  vi sarebbero le condizioni per lo scioglimento dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura, auspicando gli interventi riformisti  del Governo e del Parlamento. 

Ha specificato che un eventuale provvedimento del genere avrebbe l’effetto di rallentare i tempi della giustizia disciplinare, frattanto attivatasi nei confronti di alcuni consiglieri accusati di condotte disciplinarmente rilevanti.

Ha sottolineato, infine,  l’inopportunità di pronunciamenti in ordine a certe affermazioni fatte da singoli magistrati nei confronti di esponenti politici.

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sabato 30 maggio 2020

Non ci sono più le prostate di una volta ...




“Bisogna voltare subito pagina”, ha dichiarato Bruti Liberati, che ha poi definito “giuste e sagge” le parole di Sergio Mattarella, che ieri ha escluso lo scioglimento del Csm (non ci sono le condizioni) ma ha invitato con decisione il governo e tutti i gruppi parlamentari ad approvare in tempi brevi una nuova normativa, se realmente intendono riformare il sistema giudiziario. Inoltre Bruti Liberati ha dichiarato che “è un fatto che magistrati in posizione di rilievo si compiacciono della rete di relazioni che hanno intessuto”: per questo “occorre fare chiarezza” sulle “deprecabili interferenze su nomine e trasferimento”  (qui la fonte). 


Ohibò, quasi non ci si crede.

Mattarella ha senz'altro ragione e questa è  l'unica affermazione sensata.

Ma non può passare indenne  che il pensionato Bruti Liberati dimentichi  che da maggiorente in carica della sua corrente nonché da Procuratore di Milano si permise di arringare in tal modo il suo aggiunto Robledo:  “Avrei potuto dire a uno dei miei colleghi al Consiglio che Robledo mi rompeva i coglioni e di andare a fare la pipì al momento del voto, così sarebbe stata nominata la Gatto, che poi avremmo sbattuto all’esecuzione”.

Si tratta di affermazioni mai smentite nel loro dato testuale.

Che somigliano  proprio ad un compiacimento della rete di relazioni intessute da  un magistrato in posizione di rilievo.

Del resto l'indignazione del dott. Bruti Liberati non   scattò quando, senza necessità del trojan, un consigliere superiore della sua corrente ammise pubblicamente (ma senza volerlo) che gli incarichi si davano senza tener conto dei meriti ma privilegiando le appartenenze.

Ed una giornalista amica di Palamara queste cose non può averle dimenticate.

Dottoressa Milella, la seconda domanda!



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Non posso, ma se potessi ...


Nota dell’Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica sulle vicende inerenti al mondo giudiziario

«In riferimento alle vicende inerenti al mondo giudiziario, assunte in questi giorni a tema di contesa politica, il Presidente della Repubblica ha già espresso a suo tempo, con fermezza, nella sede propria - il Consiglio Superiore della Magistratura - il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati.

Il Presidente della Repubblica ha, in quella stessa sede, sollecitato modifiche normative di legge e di regolamenti interni per impedire un costume inaccettabile quale quello che si è manifestato, augurandosi che il Parlamento provvedesse ad approvare una adeguata legge di riforma delle regole di formazione del CSM.

​Una riforma che contribuisca – unitamente al fondamentale e decisivo piano dei comportamenti individuali – a restituire appieno all’Ordine Giudiziario il prestigio e la credibilità incrinati da quanto appare, salvaguardando l’indispensabile valore dell’indipendenza della Magistratura, principio base della nostra Costituzione.

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venerdì 29 maggio 2020

La fuffa, ovvero la collina che partorì il topolino


Il Ministro Bonafede e la sua maggioranza dicono di voler riformare il C.S.M. per liberarlo dalle correnti e restituire credibilità alla magistratura.

Del resto nel "Contratto di Governo" con gli ex alleati del M5S il problema doveva essere già ben presente se vi si leggeva: Il Consiglio Superiore della Magistratura deve operare in maniera quanto più indipendente da influenze politiche di potere interne o esterne. Sarà pertanto opportuno operare una revisione del sistema di elezione, sia per quanto attiene i componenti laici che quelli togati, tale da rimuovere le attuali logiche spartitorie e correntizie in seno all’organo di autogoverno della magistratura

Ma la riforma che oggi propongono è la solita soluzione gattopardesca: far finta di cambiare tutto per non cambiare nulla. Il potere delle correnti ne uscirà, infatti, persino rafforzato.

Vediamo perché. La riforma prevede, per come presentata dalla stampa:

l’aumento dei togati da 16 a 20 e dei laici da 8 a 10
19 collegi composti da 1/17 dell’elettorato
la possibilità di esprimere 3 preferenze
un doppio turno con ballottaggio tra i due candidati più votati
l'elezione al primo turno per chi otterrà la maggioranza assoluta.

Facciamo due conti.
19 collegi per eleggere 19 magistrati (non è ancora chiaro come verranno divisi pubblici ministeri e giudici). Ogni collegio è composto da 1/17 dell’elettorato.

I magistrati sono 9.000 circa, quindi 500 votanti più o meno per collegio.

Ciò significa che un magistrato che prende 251 voti al primo turno è eletto subito, altrimenti si va al ballottaggio tra i due più votati.

Si aprono tre scenari.

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Dialogo tra un giudice ed un avvocato.


di Pietro Murano, Magistrato 

Sconcerto e turbamento non colgono del tutto impreparata l'Avvocatura che quotidianamente si confronta con i dirigenti degli uffici giudiziari selezionati con logiche che dovrebbero essere mille anni luce distanti dal mondo dei Tribunali. In questa mail di un giudice ad un avvocato l'invito a riflettere insieme.   
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In questo momento di grande difficoltà per l'istituzione a cui appartengo sento la necessità di segnare le differenze perchè non siamo tutti uguali. Sono anni che, insieme a (purtroppo pochi) altri magistrati disseminati in tutta Italia, cerchiamo di divulgare una diversa concezione del ruolo: essere "uguali per tutti", cioè nei confronti di tutti coloro che hanno la disavventura di venire in contatto con noi. 

Evidente che, perchè questo sia possibile, è necessario per un magistrato essere veramente autonomo e indipendente, cioè libero da condizionamenti. Infatti la giurisdizione potrà farsi garante delle libertà individuali solo attraverso la libertà dei soggetti che la esercitano.

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giovedì 28 maggio 2020

La separazione tra politica e magistratura, gli incarichi extra giudiziari, l’indipendenza, il ruolo ed i doveri del magistrato: l’attualità del pensiero di Rosario Livatino.

di Mario Fiorentino - Magistrato 


La separazione tra la politica e l’esercizio delle funzioni giudiziarie è un necessario ed indefettibile corollario del principio della separazione dei poteri.

Questo implica che il “controllore” deve non solo godere di una posizione di autonomia rispetto al “controllato”, ma anche evitare, sotto il profilo comportamentale, ogni possibile contatto, interferenza, sì da far sorgere anche solo il sospetto che la sua azione possa non essere imparziale.
Rosario Livatino, nella sua celebre relazione, ancora attualissima, “Il ruolo del giudice nella società che cambia” (1984), magistralmente affermava che “L'indipendenza del giudice, infatti, non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrifizio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della stia condotta anche fuori delle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità ad iniziative e ad affari, tuttoché consentiti ma rischiosi, nella rinunzia ad ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che, per loro natura o per le implicazioni che comportano, possono produrre il germe della contaminazione ed il pericolo della interferenza”.

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Rhotax, prima che sia troppo tardi

di Massimo Vaccari - Medico di base, anzi no,  Magistrato 

Il male, apparentemente incurabile, che da almeno vent'anni affligge la magistratura italiana, un correntismo pervasivo e vorace, è stato diagnosticato dai più solo un anno fa, grazie al trojan inoculato  nel cellulare del paziente, “poco sintomatico”, Palamara.

Il ministro Bonafede nel question time di ieri alla Camera ha rivelato agli allarmati e disorientati  cittadini italiani di aver trovato finalmente una serie di cure alla metastasi in atto, tra le quali: 
l’introduzione di una norma che introduca oggettivi criteri meritocratici nell’assegnazione degli incarichi”.
Ci dispiace deludere il ministro taumaturgo ma il rimedio da lui indicato è un semplice palliativo.
Infatti poichè l’oggettività non esiste in assoluto, e la sua concreta applicazione passa attraverso delle valutazioni soggettive, l’introduzione di una norma siffatta lascerebbe al CSM quel margine di discrezionalità grazie al quale le correnti riescono a spartirsi, con una scientifica lottizzazione, praticamente tutti i posti direttivi e semi- direttivi d’Italia.
L’appartenenza a questo o quel gruppo continuerebbe ad essere il principale, se non esclusivo, parametro sulla base del quale l’organo di autogoverno opererebbe le sue scelte tra i vari candidati, con buona pace del merito.
Ed allora non si può fare nulla e si deve lasciare il malato al suo destino?

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mercoledì 27 maggio 2020

L’azione giudiziaria secondo modelli “culturali”.


di Nicola Saracino - Magistrato 


Uno degli alibi esibiti dal correntismo invoca il pluralismo “culturale” che naturalmente induce ad associarsi in gruppi per affinità ideali. 

Queste stesse affinità quasi fisiologicamente incidono nel premiare quel magistrato, quel “modello”, che più fedelmente incarna l’ideologia del gruppo.  

Così al CSM passano in second’ordine i profili attitudinali e di merito, premiandosi il prescelto per essere egli espressione delle stesse idee di chi lo deve nominare. 

Tradotto in termini comprensibili a tutti, si tratta di lottizzazione.

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