mercoledì 8 luglio 2020

Tre proposte per una giustizia costituzionale


La giustizia italiana sta sprofondando nel fango.
Aiutateci a restituire ai cittadini la Giustizia che meritano, trasparente, credibile, non politicizzata.
1) Sorteggio dei candidati al CSM;
2) Rotazione dei dirigenti;
3) Abolizione dell'immunità dei componenti del CSM.
Attraverso i link qui sopra si può conoscere il contenuto di ciascuna delle tre proposte, spiegate nelle ragioni che le ispirano e con l'articolato già pronto per un Legislatore volenteroso.
Per aderire basterà accedere al modulo di adesione mediante il link indicato qui sotto.
E' possibile aderire a tutte o ad alcune delle tre proposte.



L'aggiornamento della lista dei sottoscrittori è curato dalla Redazione e non è immediato


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ANM: se ne va chi non dovrebbe


Pubblichiamo, a malincuore, il pensiero di un magistrato che lascia l'ANM. Le motivazioni del suo abbandono coincidono, paradossalmente, con quelle che inducono alcuni di noi a rimanere (ancora) in quell'associazione. Pensiamo che se dieci persone stipulano un patto basato su valori traditi da nove di esse, siano proprio queste a doversene andare, anche se sono - tristemente - la maggioranza. Non devono averla vinta.





Lettera di recesso dall’Associazione Nazionale Magistrati ai sensi degli articoli 18 e 21 Cost.


Con la presente, manifesto la mia volontà irrevocabile di recedere con effetto immediato dalla A.N.M., per la seguente, a mio avviso, gravissima e assorbente ragione, dettagliata nei punti specifici che seguiranno.

Non ravvedo né sento, in questo momento storico, alcuna capacità rappresentativa nella A.N.M. rispetto alla mia visione della magistratura, del ruolo del magistrato, e dei valori più vasti in cui si iscrive lo svolgimento della giurisdizione.

I motivi del recesso sono, in specie, i seguenti:


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martedì 7 luglio 2020

La breccia



Accogliamo con soddisfazione l’adesione alle nostre proposte di due Consiglieri superiori in carica, i dottori Sebastiano Ardita e Antonino Di Matteo.

Si tratta di colleghi che vivono l’istituzione CSM dall’interno e siamo quindi consapevoli della  responsabilità che hanno esercitato nel manifestare la pubblica condivisione delle nostre tre proposte: sorteggio (temperato) dei candidabili al CSM, rotazione degli incarichi direttivi, abolizione dell’immunità dei consiglieri superiori.

Ci accomuna, senz’altro,  l’amore per l’Istituzione che intendiamo salvaguardare dalle aggressioni improprie del correntismo,  alle quali assistiamo quasi impotenti da decenni.

Essere d’accordo su quei tre capisaldi supera ogni legittima differenziazione ideologica e sottolinea, ove ve ne fosse bisogno,  che separare l’Istituzione dall’attività politico/associativa non implica la cancellazione delle diversità culturali tra i magistrati che resteranno liberi di associarsi come meglio credono, purché quelle private associazioni non mirino a condizionare, in qualsiasi modo, l’indipendente ed imparziale esercizio della giurisdizione.


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lunedì 6 luglio 2020

L'Onorevole Pignatone


Di qualche minuto fa  una nota dei legali del dott. Luca Palamara che lamentano il lancio di notizie tendenziose proprio alla vigilia della celebrazione del suo procedimento disciplinare. 
E’ la cd stampa amica, ex amica anche di Luca Palamara,  ad accanirsi sulla probabile vittima, unica e sacrificale,  del correntismo massonico imperante. 
Nulla sappiamo dei fatti che in concreto vengono attribuiti ad dott. Luca Palamara,  ma troviamo comunque singolare  il tempismo, quasi a voler distogliere l’incolpato dalla concentrazione necessaria ad organizzare la sua difesa che, come da lui stesso annunciato, sarà “a tutto campo”.
Se ne coglie un accenno proprio nel comunicato odierno  che rivela fatti scandalosi, se provati.

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venerdì 3 luglio 2020

L'importanza di parlarsi, Ernesto.


Sui quotidiani Il Corriere della sera del 2 luglio e su  La Verità del 3 luglio compaiono due articoli che, in relazione alla vicenda del giudice Amedeo Franco, il cui audio “postumo” agita le cronache di questi giorni, coinvolgono il dott. Ernesto Lupo, che ha rivestito la carica di vertice della magistratura giudicante quale Presidente della Corte di Cassazione ed, in seguito, dopo essere andato in pensione, il ruolo di consigliere giuridico del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.  

In questi articoli  vengono riferiti, sostanzialmente, due fatti. 

Il primo. 

Il giudice Amedeo Franco aveva tentato di comunicare il proprio tormento per la decisione sul caso di Silvio Berlusconi al dott. Ernesto Lupo il quale, tuttavia, ritenne corretto non ascoltarlo sul tema perché coperto dal segreto della camera di consiglio. 

Il secondo. 

Il giudice Franco aspirava ad un posto di presidente di sezione in Cassazione e provocò in proprio favore l’intercessione del dott. Ernesto Lupo che ne apprezzava le doti professionali. E’ lo stesso dott. Lupo a dichiarare che senza far parte delle correnti risulta piuttosto difficile far valere i propri meriti professionali. Evidentemente l’intervento - definito certo - del dott. Lupo, vuoi per la  sua autorevolezza, vuoi per il tepore  correntizio nel quale egli aveva comodamente trascorso la carriera, funzionò ed il dott. Franco ottenne la nomina sperata,  rientrando in uno di quei “pacchetti” di nomi che solitamente fanno transitare  all’agognata meta di carriera soltanto i fidelizzati delle correnti della magistratura, previa equa suddivisione tra loro (e soltanto tra loro) dei posti da distribuire. 
Lo stesso dott. Lupo, invero, stando a quanto riportato da La Verità, si dichiara un “tiepido sostenitore dei Verdi”. 


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giovedì 2 luglio 2020

Qualcosa si muove?

Rivelati coram populo dalle chat del telefono sequestrato a Luca Palamara, i reali meccanismi di funzionamento del CSM correntocratico rischiano di produrre una completa perdita di credibilità della giurisdizione.
Affinché tale processo non risulti definitivo, c'è bisogno in tempi brevi di cambiamenti radicali dei metodi di funzionamento del sistema, a partire da quelli proposti da questo Blog, e non di gattopardesche operazioni di facciata, con le quali sarà definitivamente perduta la fiducia nella giurisdizione indipendente e imparziale prevista dalla Costituzione.
Nell'immediato, però, occorrono anche gesti individuali di responsabilità, quella responsabilità che viene sempre invocata quando si chiedono i voti ma sistematicamente dissimulata nel momento in cui dovrebbe operare.
In quest'ottica, l'Associazione Nazionale Magistrati è apparsa pressoché completamente impantanata nei soliti giochini correntizi.
La speranza viene dalle più piccole articolazioni territoriali, probabilmente perché lì la cappa correntizia presenta qualche maglia più larga, che lascia alcuni spazi a iniziative non condizionate dalle logiche di corrente.
E, in questo senso, è una fresca ventata di speranza la delibera della Sottosezione dell'ANM di Livorno che pubblichiamo in questo post, con la quale si chiedono le dimissioni degli attuali componenti del Consiglio Superiore della Magistratura che sono "risultati protagonisti di richiesta di indebiti favori personali e di indebite pressioni per ottenere incarichi semi-direttivi".
Qualcosa si muove, forse...



DELIBERA DELLA SOTTOSEZIONE DELL'ANM
DI LIVORNO DEL 23 GIUGNO 2020

I sostituti procuratori presso la Procura della Repubblica, iscritti all’Associazione Nazionale Magistrati, propongono all’Assemblea della Sottosezione di Livorno, l’adozione della seguente delibera.

La Sottosezione di Livorno dell’Associazione Nazionale Magistrati, all’esito dell’assemblea del 23/6/2020:


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mercoledì 1 luglio 2020

Io sono peggio di lui.


Un nostro amico qualche giorno fa ci  ha ricordato la frase di  un poeta spagnolo.

«Il più grande nemico della menzogna non è la verità: è una nuova menzogna».

Da tempo abbiamo individuato la “menzogna”, la frode,  nel sistema correntizio.
In pochissime battute si può riassumere la questione in ciò.

La trave. 

La Costituzione italiana ha voluto una magistratura professionale e non elettiva. Ha così inteso affidare la giurisdizione a giuristi selezionati per merito e non collegati alla politica. Ha temuto il giudice elettivo anche quando ha ammesso la figura del magistrato onorario, lo si comprende bene leggendo i lavori preparatori.  

La pagliuzza.

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martedì 30 giugno 2020

Uomini immagine?


Il Procuratore Generale Giovanni Salvi presenta alla stampa l’iniziativa disciplinare del suo ufficio contro Luca Palamara. Nel rispondere alla domanda di un cronista, quasi corrucciato, lamenta l’appannamento dell’”immagine” pubblica della magistratura, così faticosamente  costruita negli anni, come se il consenso   del popolo rappresentasse uno dei principali scopi dell’azione giudiziaria. 

S’insedia a Perugia il neo procuratore Raffaele Cantone ed anche lui, presentandosi alla stampa,  si preoccupa dell’”immagine” della magistratura,  a suo avviso ingiustamente attinta dai fatti relativi al solo Luca Palamara,  dei quali il suo ufficio dovrà occuparsi in sede penale. 

Sono due magistrati relativamente freschi nei loro rispettivi incarichi, il primo Procuratore Generale della Cassazione, il secondo procuratore  della Repubblica di Perugia ed entrambi sono espressione della corrente (o meglio del cartello elettorale) denominato AREA che, per intendersi, rappresenta la cd sinistra giudiziaria, quella che per effetto delle  rocambolesche dimissioni di alcuni consiglieri superiori dello scorso anno,  si ritrova ad essere rappresentata più   dei suoi meriti elettorali  al CSM.

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lunedì 29 giugno 2020

Non chiamarmi, Donatella !




Nei giorni scorsi la dott.ssa Donatella Ferranti, già deputata del Pd per dieci anni e già presidente della commissione Giustizia della Camera, da due anni rientrata nei ruoli della magistratura con funzioni di giudice di Cassazione, ha smentito seccamente le dichiarazioni rilasciate alla stampa da Luca Palamara secondo cui, in alcune cene con lui e con esponenti dell’Anm,  erano state concordate delle nomine in uffici giudiziari italiani.

Se l’ex parlamentare, secondo la sua versione dei fatti, rifuggiva quel tipo di cene ci pare che invece gradisse sicuramente lo scambio di messaggi, per discutere di nomine, con Luca Palamara.

Infatti dalle chat pubblicate da il quotidiano “la Verità” emerge che, nel periodo in cui era ancora parlamentare, ella aveva scambiato diversi sms con il p.m. romano per sostenere la nomina di due magistrati ad incarichi di un certo prestigio.

Quelle comunicazioni danno conto innanzitutto di come la dott.ssa Ferranti avesse seguito passo dopo passo l’iter per la nomina, poi effettivamente avvenuta, con delibera del Csm del 6 febbraio 2019, ad avvocato generale del dott. Francesco Salzano.

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Gli abusi delle correnti


Più volte nelle interviste televisive o in quelle rilasciate alla carta stampata il dott. Luca Palamara ha affermato che il sistema delle correnti escludeva da qualsiasi nomina i magistrati che non appartenevano, che non erano intranei ai gruppi associativi, nel senso che non venivano nemmeno valutati, presi in considerazione. In buona sostanza, il sistema nei fatti non li riconosceva nemmeno quali soggetti legittimati a partecipare ai concorsi interni.

Non solo, perché il dott. Eugenio Albamonte ha dichiarato recentemente al Corriere della sera, in relazione alla sua nomina qualche anno fa a magistrato segretario del CSM, che ciò avvenne secondo la prassi di scegliere i magistrati segretari tra i più fidati appartenenti alle singole correnti riunite nei rispettivi gruppi consiliari (Io fui nominato secondo le regole, e secondo la prassi di scegliere i segretari del Csm non solo per competenze e professionalità ma anche in riferimento ai gruppi rappresentati in Consiglio - intervista rilasciata a Giovanni Bianconi e pubblicata in data 21/6/20), cioè a dire che quei posti, benché messi a concorso, erano e sono in ogni caso riservati ai magistrati che abbiano dimostrato fedeltà alla corrente.

Dunque, una prassi assolutamente contra legem, perché in violazione dei principi di buon andamento e di imparzialità della P. A., sanciti nell’art. 97 della Carta costituzionale.

Ora, nel nostro codice penale l’art. 323 punisce il pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni, violando norme di legge o di regolamento, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto; sempre che il fatto non costituisca un più grave reato.

Dunque, affinché possa configurarsi l’abuso d’ufficio, è necessario che il pubblico ufficiale violi una norma di rango primario (la legge) o secondario (il regolamento) al fine di procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale anche ad un terzo ovvero un danno ingiusto (che non deve essere necessariamente patrimoniale).

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domenica 28 giugno 2020

Io accuso?



Si tratta di giubilare il reprobo del correntismo, il dott. Luca Palamara. 

Il processo è fissato a giorni e  tutte le parti, giudice compreso, si stanno preparando alla messa in scena. 

Il giudice in questo caso è anche “parte” in causa perché i comportamenti del dott. Palamara che devono essere puniti non sono soltanto quelli che figurano nell’atto di accusa (un incontro “alla carbonara” all’Hotel Champagne).  Egli deve in realtà espiare la colpa d’essersi fatto scoprire mentre agiva come moltissimi altri correntisti, suoi omologhi al CSM,  vale a dire mentre ascoltava le suppliche dei questuanti carrieristi, tentava di assecondarle, stipulava accordi e compromessi coi consiglieri superiori degli altri gruppi per raggiungere l’obiettivo e così fare prosperare sia il “sistema” che la corrente d’appartenenza, entrambi nutrendosi  del soddisfacimento delle pulsioni degli adepti. 

E la reazione del sistema smascherato è di enorme stupore e spavento, un po’ come capita al mostro che si vede per la prima volta allo specchio: quell’immagine  turpe lo terrorizza, lo sconvolge perché ipotizzava d’esser bello,  agli occhi altrui.


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venerdì 26 giugno 2020

Caselli pericolosi

di Gaetano Bono - Magistrato


Dopo la pubblicazione, il 13 giugno scorso, sul Corriere della sera, dell’intervento del dott. Gian Carlo Caselli, il quale rilanciava alcune soluzioni prospettate dal Presidente della Corte d’Appello di Brescia Claudio Castelli, ci si sarebbe aspettati una qualche reazione, a fronte di proposte tali da mettere a serio rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. E, invece, il silenzio più tombale.

Pertanto, onde evitare che, data l’autorevolezza della fonte, si crei una sorta di tacito assenso a tali proposte, appare opportuno evidenziarne le principali criticità.

Chi scrive, peraltro, è latore di una proposta di riforma del sistema elettorale dei consiglieri del CSM volto a risolvere le degenerazioni del sistema correntizio e il carrierismo in magistratura, puntando sulla discontinuità tra ANM e CSM e sulla sottrazione alle correnti del potere di scelta dei candidati. 

L’idea è quella di predeterminare criteri meritocratici e di lontananza dalle correnti per comporre una platea di sorteggiabili che dia luogo non a un mero sorteggio, ma ad una sorta di “alea controllata” tramite cui individuare i candidati da eleggere, in un numero di 10 volte superiore ai seggi disponibili; tra i criteri si propone l’assenza di rilievi disciplinari gravi o reiterati, il positivo superamento della seconda o terza valutazione di professionalità, il mancato espletamento, nei cinque anni precedenti, di incarichi per il cui ottenimento occorre la “spinta” di una corrente (membro dell’ANM o del CSM, incarico fuori ruolo, etc.). 

Per questa via, si otterrebbe l’elezione di un congruo numero di consiglieri togati non più legati alle correnti o, comunque, liberi da vincoli di mandato o debiti di riconoscenza per la candidatura e il CSM recupererebbe la credibilità poiché potrebbe apparire, oltre che essere, imparziale.

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giovedì 25 giugno 2020

La comoda accusa


Come già sapete, sabato scorso il dott. Luca Palamara è stato punito dall’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) con la più grave delle sanzioni, l’espulsione.  

All’incolpato non è stata data neppure la parola, evidentemente assai temuta. 

In realtà il dott. Palamara è stato cacciato dall’ANM non già per tutti gli intrallazzi che ha combinato coi suoi ex amici, alcuni dei quali sedevano nello stesso organo che lo ha giubilato. 

L’accusa mossagli per cacciarlo è limitata ai fatti dell’Hotel Champagne, vale a dire quell’incontro tra consiglieri del CSM, due politici e lo stesso dott. Palamara nel quale verosimilmente si discettava del nuovo procuratore di Roma. 

Un singolo  episodio, dunque. 

Niente che possa coinvolgere direttamente i numerosissimi complici del dott. Palamara nella pratica delle spartizioni correntizie degli incarichi decisi dal CSM, un “collegione” di moltissime persone nel quale solo un idiota ammette che una sola “mela marcia” possa fare il bello ed il cattivo tempo. 

Del resto, dopo il CSM, il dott. Palamara è tornato a essere un semplice “soldato”: per sé non ha ottenuto (ancora) nulla. Certo vi aspirava, ma di fatto si trova con le mani vuote e tante preoccupazioni, dopo aver soddisfatto le ambizioni di molti carrieristi.

Insomma tutta la sua frenetica attività è stata  svolta a beneficio degli altri, in cambio del voto col quale è stato mandato al CSM. 

Lo beatifichiamo?

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Magistrati incasellati


Sul quotidiano La Verità del 23 giugno 2020 è stato intervistato Paolo Tancredi, un ex deputato, il quale ha riferito di una singolare legge ad personam

Sì, proprio una di quelle che facevano sbraitare i magistrati quando avvantaggiavano Berlusconi!

Fino alla fine del 2017 l’art. 30, comma 2, del DPR 26 settembre 1958 n. 916 vietava ai consiglieri superiori uscenti di assumere incarichi direttivi o di essere collocati fuori ruolo prima di un biennio dalla cessazione della carica. 

Di lì a poco sarebbe cessato il CSM del quale faceva parte anche il dott. Luca Palamara; con lui, tra gli altri, l’attuale Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati ed il dott. Claudio Galoppi, un magistrato.    

Con la legge di bilancio di quell’anno (legge 205 del 27 dicembre 2017), che non c’entra proprio nulla con gli affari del CSM, all’art. 1, comma 469,  venne eliminato in fretta e furia quel limite, innovazione della quale nessuno  avvertiva il bisogno. 

A che serviva il divieto. 
Chi svolge una funzione molto importante per la carriera degli altri magistrati, come i consiglieri superiori,  è bene che non sia tentato di contrattare con chi gli subentrerà una sorta di “buonuscita”, vale a dire scambi e favori,  così strumentalizzando la carica per assicurarsi posti ambiti da occupare subito dopo la cessazione del mandato, magari ritardandone l'assegnazione ad altri  per concorrervi egli stesso. Allo stesso modo tendeva ad evitare che i consiglieri superiori, a contatto con una parte del mondo politico espressa dai membri del CSM di nomina parlamentare, fossero esposti alla lusinga di ricevere incarichi dalla politica.

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mercoledì 24 giugno 2020

Concorsi riservati per correntisti



E’ baruffa tra i correntisti.
E’ stata annunciata querela contro  il dott.  Luca Palamara per aver detto che il dott. Albamonte s’incontrava con l’Onorevole Donatella Ferranti, anche lei magistrato ma all’epoca  eletta col Partito Democratico in Parlamento.
Il bello è che, nell’illustrare la sua posizione, il dott. Albamonte  avrebbe fatto questa affermazione:  Io fui nominato secondo le regole, e secondo la prassi di scegliere i segretari del Csm non solo per competenze e professionalità ma anche in riferimento ai gruppi rappresentati in Consiglio”.
Cos’è e cosa fa il “magistrato segretario del CSM” ?
Si tratta di un magistrato che anzichè lavorare in Tribunale (o in una Procura della Repubblica) presta servizio presso il Consiglio Superiore della Magistratura, in funzione servente rispetto a quella dei consiglieri superiori (che sono eletti).  Studia e prepara le pratiche della commissione alla quale è assegnato. A differenza dei consiglieri superiori la sua non è una carica elettiva; si tratta di un pubblico dipendente della cui attività si giova il Consiglio Superiore della Magistratura che, per “assumerlo”,  indice un concorso pubblico che per legge dovrebbe essere aperto a tutti, per assunzioni a tempo indeterminato.
Il Csm, ritenendo però quella legge tacitamente abrogata, da tempo indice concorsi interni per soli  magistrati.

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