mercoledì 18 marzo 2026

Perché si vota




A dispetto di quanti agitano timori immaginari,  è per noi importante ricordare il "problema" che ha dato origine alla revisione costituzionale riguardante la magistratura. 

Poiché rifuggiamo dalle suggestioni, il modo migliore per farlo è riportare il discorso del Capo dello Sato fatto al CSM subito dopo l'emersione del caso Palamara. 

Eccone il testo. 


   Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Assemblea plenaria straordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura.
Roma, 21/06/2019

Rivolgo a tutti un saluto cordiale, particolarmente ai due nuovi consiglieri, cui auguro buon lavoro all’interno del Consiglio nell’interesse della Repubblica.

Il saluto e gli auguri sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, nel corso di un’inchiesta giudiziaria, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile.

Quanto avvenuto ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche per il prestigio e l’autorevolezza dell’intero Ordine Giudiziario; la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica.

Il coacervo di manovre nascoste, di tentativi di screditare altri magistrati, di millantata influenza, di pretesa di orientare inchieste e condizionare gli eventi, di convinzione di poter manovrare il CSM, di indebita partecipazione di esponenti di un diverso potere dello Stato, si manifesta in totale contrapposizione con i doveri basilari dell’Ordine Giudiziario e con quel che i cittadini si attendono dalla Magistratura. 

Tengo a ringraziare il Vice Presidente, il Comitato di Presidenza e i Consiglieri presenti per la risposta pronta e chiara che hanno fornito, con determinazione, non appena si è presa conoscenza della gravità degli eventi. 

La reazione del Consiglio ha rappresentato il primo passo per il recupero della autorevolezza e della credibilità cui ho fatto cenno e che occorre sapere restituire alla Magistratura italiana.

Di essa i cittadini ricordano i grandi meriti e i pesanti sacrifici anche attraverso l’esempio di tanti suoi appartenenti e hanno il diritto di pretendere che quei meriti e quei sacrifici non vengano offuscati.

A questo riguardo non va dimenticato che è stata un’azione della Magistratura a portare allo scoperto le vicende che hanno così pesantemente e gravemente sconcertato la pubblica opinione e scosso l’Ordine Giudiziario

Oggi si volta pagina nella vita del CSM. La prima di un percorso di cui non ci si può nascondere difficoltà e fatica di impegno. Dimostrando la capacità di reagire con fermezza contro ogni forma di degenerazione.

Tutta l’attività del Consiglio, ogni sua decisione sarà guardata con grande attenzione critica e forse con qualche pregiudiziale diffidenza. Non può sorprendere che sia così e occorre essere ancor più consapevoli, quindi, dell’esigenza di assoluta trasparenza, e di rispetto rigoroso delle regole stabilite, nelle procedure e nelle deliberazioni.

Occorre far comprendere che la Magistratura italiana – e il suo organo di governo autonomo, previsto dalla Costituzione – hanno al proprio interno gli anticorpi necessari e sono in grado di assicurare, nelle proprie scelte, rigore e piena linearità. 

La Costituzione prevede che l’assunzione di qualunque carica pubblica – ivi comprese, ovviamente, quelle elettive – sia esercitata con disciplina e onore, con autentico disinteresse personale o di gruppo; e nel rispetto della deontologia professionale.

Indipendenza e totale autonomia dell’Ordine Giudiziario sono principi basilari della nostra Costituzione e rappresentano elementi irrinunziabili per la Repubblica. La loro affermazione è contenuta nelle norme della Costituzione ma il suo presidio risiede nella coscienza dei nostri concittadini e questo va riconquistato.

Potrà avvenire – e confido che avverrà - anzitutto sul piano, basilare e decisivo, dei comportamenti. 

Accanto a questo vi è quello di modifiche normative, ritenute opportune e necessarie, in conformità alla Costituzione.

Ad altre istituzioni compete discutere ed elaborare eventuali riforme che attengono a composizione e formazione del CSM. Viene annunciata una stagione di riforme sui temi della giustizia e dell’ordinamento giudiziario in cui il Parlamento e il Governo saranno impegnati.

Il Presidente della Repubblica potrà seguire - e seguirà con attenzione - questi percorsi ma la Costituzione non gli attribuisce il compito di formulare ipotesi o avanzare proposte.

Il CSM, peraltro, può – ed è, più che opportuno, necessario - provvedere ad adeguamenti delle proprie norme interne, di organizzazione e di funzionamento, per assicurare, con maggiore e piena efficacia, ritmi ordinati nel rispetto delle scadenze, regole puntuali e trasparenza delle proprie deliberazioni.

La giustizia è amministrata in nome del popolo italiano e in base alla Costituzione e alla legge: queste indicazioni riguardano anche il Consiglio Superiore della Magistratura. 

Questo è l’impegno che al Consiglio chiede la Comunità nazionale ed è il dovere inderogabile che tutti dobbiamo avvertire.

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martedì 17 marzo 2026

A titolo personale?




Nel dibattito cruciale sulla riforma costituzionale della giustizia, la posizione della consigliera CSM Bernadette Nicotra emerge con rara coerenza. Iscritta a Magistratura Indipendente, Nicotra difende con convinzione il sorteggio per i togati del CSM, vedendolo come risposta radicale alla crisi di credibilità post-Palamara: un modo per premiare il merito e liberare i magistrati dai vincoli correntizi. 

Questa linea riflette fedelmente la proposta storica di MI del 2020 – sorteggio iniziale dei candidati seguito da voto – evoluta in una visione riformista che privilegia l'indipendenza interna senza politicizzare l'organo. 

Al contrario, Magistratura Indipendente appare incoerente nel suo NO ufficiale. L'associazione critica come "vendetta" misure anti-correntizie che proprio lei auspicava anni prima per spezzare "spartizioni compulsive", rivelando una ritrattazione opportunistica di fronte alla frammentazione del CSM. Mentre 

Nicotra incarna una continuità intellettuale – terzietà del giudice, autonomia del PM – MI sacrifica principi condivisi sull'altare di una difesa corporativa, chiarendo a posteriori che sue opinioni sono "esclusivamente personali". 

Una frattura che indebolisce il fronte del NO e merita riflessione se si considera che la corrente Magistratura Indipendente è la più votata.

C'è da pensare che, nel segreto, molti magistrati di quella corrente voteranno Sì al referendum, a titolo personale, s'intende ...

  

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lunedì 16 marzo 2026

APPELLO PER IL SÌ: UN’OCCASIONE STORICA PER LA GIUSTIZIA



Quella che è una sintesi delle motivazioni espresse dai sottoscrittori, interpellati da il Foglio sul referendum.  


Cittadini, colleghi, ci rivolgiamo a voi perché crediamo che il prossimo referendum rappresenti un'occasione storica e l'ultima chiamata per ripristinare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, alterato negli anni dalla deriva delle correnti . 

La nostra scelta nasce da ragioni di merito e di profonda riflessione sulla funzione che esercitiamo quotidianamente in tribunale.

Dobbiamo spezzare il sistema della "correntocrazia", che ha trasformato il CSM in un "parlamentino" politico e in un'oligarchia interna dedita alla lottizzazione degli incarichi. L'introduzione del sorteggio per i membri del CSM è lo strumento, semplice e radicale, necessario per recidere il cordone ombelicale tra eletti ed elettori, garantendo finalmente l'indipendenza intellettuale del singolo magistrato e restituendo credibilità a un’istituzione oggi colpita da una grave crisi morale.

È tempo di attuare pienamente l'articolo 111 della Costituzione: la separazione delle carriere non è un attacco alla magistratura, ma la garanzia di un giudice davvero terzo e imparziale. La pericolosa contiguità attuale tra giudici e pubblici ministeri rischia di compromettere il "giusto distacco" necessario nel processo, trasformando talvolta il giudice in un mero organo ratificante dell'attività d'indagine. Vogliamo un processo penale che garantisca la parità delle parti e che tuteli i cittadini, specialmente i più fragili, dal dramma dell'errore giudiziario e di una pendenza processuale che diventa essa stessa una pena.

Votiamo Sì per una magistratura di "uomini piuttosto che dèi", consapevole della propria fallibilità e libera dal condizionamento di centri di potere privati. 

Votiamo Sì per modernizzare il nostro Paese secondo gli standard delle democrazie occidentali e per restituire un sogno di giustizia giusta a chi verrà dopo di noi.

Il 22 e 23 marzo non restate indifferenti: votate Sì per la liberazione della giustizia dalla politica e dalle correnti.

I FIRMATARI
Bianco, Giuseppe (Sostituto procuratore a Roma)
Bretone, Francesco (Sostituto procuratore generale di Bari)
Cea, Costanzo (Già presidente di sezione alla Corte d’Appello di Bari)
Ceccarelli, Natalia (Giudice della Corte d’appello di Napoli)
Cianfarini, Alberto (Giudice del tribunale di Roma)
Cioffi, Giuseppe (Giudice del Tribunale di Napoli)
Colucci, Daniele (Consigliere di corte d’Appello a Napoli)
D’Ambrosio, Edoardo (Presidente della sezione Penale del Tribunale di Crotone)
D’Avino, Alfonso (Procuratore a Parma)
Gallucci, Anna (Sostituto procuratore a Pesaro)
Giuffrida, Carmen (Giudice del Tribunale dei minori di Catania)
Imparato, Annalisa (Sostituto procuratore a Santa Maria Capua Vetere)
Itri, Paolo (Presidente di sezione nella Corte di giustizia tributaria a Napoli)
Magi, Jaqueline Monica (Giudice penale del Tribunale di Pistoia)
Marchionni, Monica (Magistrato di sorveglianza a Siracusa)
Maresca, Catello (Magistrato)
Mirenda, Andrea (Consigliere togato del Csm)
Padalino, Andrea (Giudice del tribunale di Vercelli)
Rinaudo, Antonio (Ex pubblico ministero a Torino)
Rocchi, Giacomo (Presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione)
Saracino, Nicola (Consigliere della Corte d’Appello di Roma)
Tamburrino, Marco (GIP-GUP a Trento)
Vaccari, Massimo (Giudice del Tribunale di Verona)
Varone, Gennaro (Sostituto procuratore a Pescara)
Visone, Giuseppe (Sostituto procuratore della DDA di Napoli)


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domenica 15 marzo 2026

La prepotenza

I fatti qui narrati sono veri ma sono rimasti impuniti perché per la Sezione Disciplinare delle correnti sono normali. La responsabile, anzi, è stata promossa. Ecco cosa difende il NO!  




Tante cose deprecabili sono emerse dalle chat del telefono sequestrato a Luca Palamara. Tra queste, anche condotte per interferire nelle scelte dei magistrati di partecipare ai concorsi o di ritirarsi dai medesimi, per condizionare la calendarizzazione delle pratiche del CSM onde orientarne l'esito e persino per influenzare l'avvio o l'esito di procedure consiliari in funzione educativa o punitiva dei soggetti coinvolti.

In questo contesto si inserisce la storia che ci racconta, nella lettera che pubblichiamo qui sotto, un magistrato che, 
senza alcuna sua responsabilità, è  incappato nel congegno usato dal sistema per affermare la sua autorità. Accertata nelle sedi competenti la sua correttezza,   ha comunque deciso di dire basta.



Una testimonianza diretta   
di Fernando Prodomo

Sono Fernando Prodomo, magistrato di settima valutazione, almeno sino al 31 maggio prossimo, dopo andrò in pensione, anticipata, molto, perché ho 64 anni, ma sono stanco e indignato.

Devo però alla Magistratura, che tanto mi ha dato professionalmente sino a qualche anno fa, una testimonianza, il racconto di fatti che mi sono accaduti da quando ho avuto le funzioni semidirettive.

Sino ad allora – era il 2012 – risultavo essere un magistrato normale, nella media, con tante esperienze organizzative (informatico, formatore, coordinatore uditori, relatore a convegni, persino docente alla SSM).


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sabato 14 marzo 2026

La difesa non è una questione "privata".



di Nicola Saracino  - Magistrato  

L'avvocato svolge una funzione pubblica imprescindibile.

Senza difesa, infatti, non esiste processo penale. 

Il processo penale non è un mero procedimento amministrativo volto ad accertare un fatto, ma un metodo di accertamento fondato sul contraddittorio tra accusa e difesa davanti a un giudice imparziale. In questo schema la difesa non è un interesse accessorio della parte privata, ma una componente strutturale del processo stesso.

L’avvocato difensore, pur operando nell’interesse del proprio assistito, svolge dunque una funzione pubblica: rende possibile l’effettività del contraddittorio, controlla la legalità dell’azione punitiva dello Stato e contribuisce alla formazione della decisione giurisdizionale. La sua attività non è solo tutela individuale, ma anche presidio di legalità e di garanzia per l’intero sistema.

Proprio per questa ragione la difesa deve essere indipendente dal potere pubblico. Se il difensore fosse un funzionario statale, inserito nella stessa struttura che esercita la pretesa punitiva o che amministra la giustizia, verrebbe meno l’equilibrio tra le parti che caratterizza il processo accusatorio e, più in generale, ogni processo conforme allo Stato di diritto.

Non è un caso che la Costituzione italiana riconosca il diritto di difesa come diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento (art. 24 Cost.). Tale garanzia presuppone l’esistenza di una difesa autonoma, libera e indipendente dall’apparato statale. L’avvocato difensore è quindi un soggetto privato che esercita una funzione pubblica di garanzia: proprio perché pubblica, essa non può essere assorbita dall’organizzazione statale senza compromettere l’equilibrio del processo.

La storia giuridica dimostra, del resto, che l’idea di una difesa affidata a funzionari dello Stato è tipica degli ordinamenti autoritari, nei quali il processo tende a trasformarsi in uno strumento dell’accusa e del potere pubblico. Al contrario, negli ordinamenti democratici la difesa è libera e indipendente, perché solo un difensore non subordinato allo Stato può opporsi efficacemente alla pretesa punitiva dello Stato stesso.
In questo senso l’avvocato difensore della parte privata non è soltanto il rappresentante di un interesse individuale: è uno dei garanti istituzionali del giusto processo.

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La logica della loggia.

Ripubblichiamo, dopo qualche anno, per chiare indicazioni di voto ai ... massoni! 




di Nicola Saracino - Magistrato 



Chi, da oggi in poi, continuerà a chiamarlo “il sistema Palamara” commetterà un falso imperdonabile. 

Perché Palamara è morto (figurativamente, non è più un magistrato), il sistema gli è sopravvissuto e gode di eccellente salute. 

Luca Palamara era stato rimosso dalla magistratura per un fatto ben preciso, collegato alle captazioni avvenute all’interno dell’Hotel Champagne. 

Con altri soggetti (consiglieri superiori, parlamentari) si confabulava sulle sorti della Procura di Roma, in prossimità della scelta, ad opera del Consiglio superiore della magistratura, del suo nuovo “capo”. 

Ebbene il giudice disciplinare ha applicato a Luca Palamara la sanzione più grave (rimozione dall’ordine giudiziario) addebitandogli di aver interferito su scelte proprie del CSM, da compiere in autonomia e senza suggerimenti, per così dire, esterni al Consiglio. 

Il fenomeno delle chat rese pubbliche dal trojan non ha avuto, in sostanza, quasi  alcun rilievo nella rimozione dell’ex presidente dell’Associazione Nazionale dei Magistrati dall’ordine giudiziario, poi avallata dalla Corte di cassazione. 

Sul versante penale, come  si sa, tutto si è chiuso con un patteggiamento per ipotesi di reato quasi bagatellari se confrontate con quelle poste alla base dei provvedimenti che autorizzarono le captazioni sul cellulare dell'indagato, che non si sarebbero potute fare se, sin dall’origine, gli indizi fossero stati letti con maggiore prudenza,  il che avrebbe dovuto far escludere ogni ipotesi di corruzione. 

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Parola di Presidente della Repubblica.



Ripubblichiamo perché d'attualità. 



A fronte della minimizzazione del fenomeno del correntismo tentata improvvidamente dai suoi attuali esponenti per scansare la "mannaia" del sorteggio del CSM, ospitiamo, col suo consenso, una mail di un giovane collega che ha il pregio della memoria.  Francesco Lupia cura un canale YouTube divulgativo sui temi della giustizia. 







 di Francesco Lupia - Magistrato 

Per capire se la degenerazione delle correnti sia o meno un fenomeno circoscritto solo agli ultimi anni ed ai colleghi nei confronti dei quali sono state accertate in sede disciplinare specifiche condotte ad esso relative, credo che il modo migliore sia guardare al passato.
 Potrei citare parecchi articoli giornalistici, ma preferisco riportare le parole spese (o meglio i richiami effettuati) dai vari Presidenti della Repubblica (in qualità di Presidenti del CSM) che si sono succeduti nel tempo.

Li ho tratti da due  articoli (uno  a firma di Alessia Palazzo ed uno a firma di Ermes Antonucci) , ma successivamente li ho verificati.

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Disciplinare magistrati: anche di media statura, purché la Corte sia esterna al CSM.



Indovinate chi ha inventato l'Alta Corte? Ma il PD ovviamente ...
Qui sotto un post del 2024.  


Le cronache degli ultimi mesi danno conto del colpo di spugna con il quale la Sezione Disciplinare del CSM archivia il caso “Palamara” (l’unico a pagare) come fenomeno di costume tutto italiano ed al quale i magistrati non sono estranei. 

Raccomandarsi è lecito, dividersi i posti tra correnti fisiologico. 

Ed allora passi pure che “mio cugggino” sia votato all’unanimità dal CSM che altrimenti faccio brutta figura in famiglia. 

Non è che l’ultimo dei bislacchi episodi sottoposti al vaglio del CSM, uscendone indenni da conseguenze. 

Chi ottenne l’incarico direttivo col “naso turato” degli stessi consiglieri che lo votarono prosegue indenne il cursus honorum.  

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venerdì 13 marzo 2026

Concorsi riservati per correntisti



Torniamo al "problema", il correntismo, era il mese di giugno 2020.
Col sorteggio scriviamo la parola FINE. 



E’ baruffa tra i correntisti.
E’ stata annunciata querela contro  il dott.  Luca Palamara per aver detto che il dott. Albamonte s’incontrava con l’Onorevole Donatella Ferranti, anche lei magistrato ma all’epoca  eletta col Partito Democratico in Parlamento.
Il bello è che, nell’illustrare la sua posizione, il dott. Albamonte  avrebbe fatto questa affermazione:  Io fui nominato secondo le regole, e secondo la prassi di scegliere i segretari del Csm non solo per competenze e professionalità ma anche in riferimento ai gruppi rappresentati in Consiglio”.
Cos’è e cosa fa il “magistrato segretario del CSM” ?
Si tratta di un magistrato che anzichè lavorare in Tribunale (o in una Procura della Repubblica) presta servizio presso il Consiglio Superiore della Magistratura, in funzione servente rispetto a quella dei consiglieri superiori (che sono eletti).  Studia e prepara le pratiche della commissione alla quale è assegnato. A differenza dei consiglieri superiori la sua non è una carica elettiva; si tratta di un pubblico dipendente della cui attività si giova il Consiglio Superiore della Magistratura che, per “assumerlo”,  indice un concorso pubblico che per legge dovrebbe essere aperto a tutti, per assunzioni a tempo indeterminato.
Il Csm, ritenendo però quella legge tacitamente abrogata, da tempo indice concorsi interni per soli  magistrati.

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giovedì 12 marzo 2026

Quando il M5S era il primo partito col 32% dei consensi




L'ex ministro Toninelli del Movimento 5 stelle,  quando il Movimento era il primo partito d'Italia con oltre il 32% dei voti, dev'essere uno nostalgico. 

O, più semplicemente, coerente.

Per lui il sorteggio è ancora una cosa buona, così come pensava tutto il M5S nel 2018.

Nel 2018 il Movimento 5 Stelle (M5S) era favorevole al sorteggio per l'elezione dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), come parte della lotta al correntismo.

Nel programma elettorale del 2018 e nel contratto di governo con la Lega, il M5S proponeva una revisione del sistema elettorale del CSM per eliminare le logiche correntizie. Alfonso Bonafede, allora Ministro della Giustizia, promuoveva un "sorteggio temperato": autocandidature dei magistrati seguite da estrazione a sorte di una rosa di papabili da sottoporre a voto. 

106 magistrati presentarono un appello al Ministero per il "sorteggio secco" o preliminare, allineato alle idee M5S espresse nel contratto di governo. Questa posizione mirava a garantire indipendenza da correnti e influenze politiche interne. 

Negli anni successivi, il M5S ha cambiato linea, criticando il sorteggio come inadeguato. 

E  perso molti voti ...

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Quando la sorte è dominante?



Ma nelle ipotesi più importanti e gravi che si possano concepire. Eccone la prova. 

Sarà un caso se la Costituzione si affida alla sorte proprio nelle ipotesi di grave crisi istituzionale, quale è la messa in stato d'accusa di un Presidente della Repubblica?

A dispetto di valutazioni piuttosto superficiali (e interessate) volte a sminuire il concetto del sorteggio, in questi casi la Corte Costituzionale non è semplicemente "affiancata" da membri estratti a sorte: ne deve essere addirittura dominata.        

La Corte Costituzionale è l'organo competente per giudicare il Presidente della Repubblica nei casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione, come previsto dall'art. 90 della Costituzione. In tali procedimenti, la Corte opera in composizione integrata.

Il Parlamento in seduta comune mette in stato di accusa il Presidente a maggioranza assoluta dei membri. 

L'accusa è promossa dal Parlamento, che funge da organo requirente, e la Corte giudica in via penale. 

Ai 15 giudici ordinari si aggiungono 16 giudici aggregati, tratti a sorte da un elenco di cittadini con requisiti per l'eleggibilità a Senatore, compilato dal Parlamento ogni 9 anni. 

Il collegio è composto da almeno 21 giudici totali, con maggioranza di aggregati (almeno 11 su 21). La Corte elegge un Presidente tra i suoi membri e procede in udienza pubblica.

Quindi sorte in maggioranza e dall'altra parte ci sono dei professoroni, giuristi insigni, potenzialmente messi in minoranza dai sorteggiati. 

Ancora, il Tribunale dei Ministri che è un organo collegiale speciale del tribunale ordinario, competente per i reati ministeriali commessi da Presidente del Consiglio e ministri nell'esercizio delle funzioni, previa autorizzazione parlamentare (art. 96 Cost.).

È formato da tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra magistrati dei tribunali del distretto con almeno 5 anni di anzianità di Tribunale o qualifica superiore. 

Qui è tutta sorte, sebbene togata. 

Altro esempio: le Corti d'Assise che giudicano i delitti più gravi.  Sono composte da due giudici togati e sei  giudici popolari estratti a sorte. Qui il dominio dei  sorteggiati è ancora più evidente.

Insomma, l'Ordinamento si fida ciecamente solo della sorte tanto da metterla  in maggioranza in tutti i casi più gravi e delicati che si debbano affrontare.

Ed il CSM è un caso molto grave ...

 

   

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Il sorteggiato farà quel che deve, non ciò che vuole, Professore!



Ieri sera, a Porta a porta,  il professor Grosso, che capeggia il comitato per il No al referendum,  ha suggerito che l'assenza di un mandato elettorale possa portare a un agire arbitrario, sicché il consigliere superiore sorteggiato farà quel che vuole, senza rispondere a nessuno.   


Altri professori, come ad esempio Tullio Padovani,  dimostrano che è proprio la mancanza di un vincolo verso le correnti a porre il magistrato nelle condizioni ideali per perseguire l'interesse generale.

Indipendenza dal "vincolo di appartenenza": in un sistema elettivo, l'eletto risponde alla "consorteria clientelare" che ne ha permesso la nomina, alimentando un sistema di promesse e garanzie per il futuro. Al contrario, chi viene sorteggiato è "liberato": non deve la sua posizione a nessuno e, per la natura casuale della sua selezione, non può promettere nulla a nessuno, spezzando il legame di dipendenza dai "partitelli corporativi".

Dall'organo politico all'organo amministrativo: Il CSM non è un organo di rappresentanza politica (dove l'elezione è necessaria per mediare interessi confliggenti), ma un organo di gestione amministrativa. In questo contesto, il sorteggiato è posto nelle condizioni di agire come "testa pensante" orientata esclusivamente al buon andamento della giustizia, senza dover rispondere a logiche di fazione che Padovani definisce "tossine" nel corpo della magistratura.

Parità di merito tecnico: poiché tutti i magistrati hanno superato un concorso, sono considerati "ugualmente dotati" di capacità professionali. Il sorteggio riconosce questa pari valentia tecnica, garantendo che la gestione del CSM sia affidata a soggetti qualificati che non devono cercare consensi, ma possono concentrarsi sul proprio compito istituzionale senza "far torto a nessuno".

Sottrazione alla "suggestione" delle correnti: una volta rimosso il meccanismo elettorale, le correnti perdono il potere di "assicurare, promettere o garantire nulla". Di conseguenza, il magistrato sorteggiato non è più soggetto ad alcuna pressione o suggestione, potendo finalmente identificare e perseguire l'interesse generale che  risiede nel riportare il CSM al suo corretto alveo costituzionale.

In conclusione, proprio perché il sorteggiato "non risponde a nessuno" in termini di schieramento associativo, egli è libero di rispondere solo alla legge e ai propri doveri amministrativi, operando in una condizione di totale autonomia intellettuale.

Il prof. Grosso ha aggiunto che il CSM assolve al ruolo di tutelare l'indipendenza del magistrato e che per farlo deve essere elettivo. 

Proprio come quello che ha così ben tutelato, nell'ordine e senza pretesa di esaustività, Giovanni Falcone, Carlo Palermo, Luigi De Magistris, Clementina Forleo, Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella ...

    

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Il "capo" espiatorio



Era il mese di maggio 2020 e segnalavamo la reticenza della grande stampa, quella che anche oggi dice No,  sul Sistema corrotto che comanda sui magistrati italiani.  Recentemente è stato detto che il Ministro dell'epoca, Alfonso Bonafede, non aveva interesse a che emergesse ...

    

Dalle  chat tra magistrati che sono state meritoriamente diffuse in questi giorni da pochissimi organi della stampa libera, tralasciati gli aspetti pecorecci della spartizione di poltrone d’ogni tipo, sono emerse le conseguenze dannose per la tenuta dello Stato   democratico che si basa sul rispetto della volontà degli elettori a nessuno essendo concesso di abusare del proprio potere per alterane l’esito. 

E’ emerso che un Ministro dell’Interno caldeggiava la scelta del Procuratore Nazionale Antimafia. 

E’ emerso che tra magistrati si propugnasse la contrapposizione a Salvini, a prescindere.

C’è da sobbalzare e invece il dibattito pubblico è ridotto al minimo. Nulla di nulla, ad esempio, in TV; pochissime le testate giornalistiche impegnate su questo importantissimo fronte. 

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Io accuso?




Torniamo indietro nel tempo per illuminare "il problema" che quelli del No vogliono nascondere. Eravamo a giugno 2020. 

  


Si tratta di giubilare il reprobo del correntismo, il dott. Luca Palamara. 

Il processo è fissato a giorni e  tutte le parti, giudice compreso, si stanno preparando alla messa in scena. 

Il giudice in questo caso è anche “parte” in causa perché i comportamenti del dott. Palamara che devono essere puniti non sono soltanto quelli che figurano nell’atto di accusa (un incontro “alla carbonara” all’Hotel Champagne).  Egli deve in realtà espiare la colpa d’essersi fatto scoprire mentre agiva come moltissimi altri correntisti, suoi omologhi al CSM,  vale a dire mentre ascoltava le suppliche dei questuanti carrieristi, tentava di assecondarle, stipulava accordi e compromessi coi consiglieri superiori degli altri gruppi per raggiungere l’obiettivo e così fare prosperare sia il “sistema” che la corrente d’appartenenza, entrambi nutrendosi  del soddisfacimento delle pulsioni degli adepti. 

E la reazione del sistema smascherato è di enorme stupore e spavento, un po’ come capita al mostro che si vede per la prima volta allo specchio: quell’immagine  turpe lo terrorizza, lo sconvolge perché ipotizzava d’esser bello,  agli occhi altrui.


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mercoledì 11 marzo 2026

Affogliati alla camorra?



Ci risiamo. 

Con quelli del Foglio farà i conti dopo le votazioni per il referendum.

Parola di Gratteri.

Per le querele ci sono tre mesi, se si è offeso ha tutto il tempo. 

Ma la querela si fa, non si minaccia.

Così come l'eventuale azione civile risarcitoria.  

Non sono bei metodi. 

Lo ricorda lo stesso Gratteri quando, spavaldo, afferma di aspettare i test psico attitudinali evocati dal Ministro Nordio o le iniziative disciplinari collegate ad altre sue recenti ed infelici uscite.

Dal canto nostro, ricordiamo che chiunque abbia la scheda elettorale è un cittadino per bene, se non lo fosse non potrebbe votare. 

Del resto, dopo tanti illustri predecessori, gli slogan gratteriani frutteranno, di qui a poco, un bel seggio in Parlamento.

Scommettiamo? 


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Rappresentanti o usurpatori?




di Nicola Saracino - Magistrato 


Il livello di rozzezza raggiunto dal dibattito referendario è desolante. A tal punto che concetti basilari, come quello di "rappresentanza", da sempre escluso dalla Corte Costituzionale quanto al rapporto tra consiglieri superiori e relativi elettori, viene dagli stessi magistrati (signor No!) posto a base delle obiezioni contro il sorteggio. In modo, a questo punto, dichiaratamente eversivo di quella stessa Carta che si desidera immutabile, specialmente se mal praticata e violentata de facto

Riporto alcune considerazioni sul tema già espresse anni fa, ma, ahinoi, attualissime. 

Nei lavori preparatori della Costituzione è chiarito il senso della presenza di giuristi, non magistrati, nell’organo di rilevanza costituzionale: evitare che la “corporazione” sia richiusa in sé stessa, favorire il controllo democratico del suo organo di (alta) amministrazione.

E’ significativo che ai giureconsulti espressi dal Parlamento sia fatto divieto di svolgere la rispettiva professione e di essere attivi in politica.

Non così per i togati, i quali assurgono alla carica solo se inseriti in una lista elettorale presentata ed appoggiata dalla “corrente” di appartenenza. Di quella stessa corrente portano il vessillo nel CSM attraverso la costituzione dei “gruppi consiliari” che ne mutuano la denominazione.

L’attività marcatamente “politica” è da talune correnti rivendicata con non celato orgoglio.

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martedì 10 marzo 2026

La comoda accusa


E' sempre utile rileggere cose del passato. Mai come in questo contesto referendario dove qualcuno fa di tutto per far dimenticare il "problema" che ha condotto al sorteggio.

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Come già sapete, sabato scorso il dott. Luca Palamara è stato punito dall’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) con la più grave delle sanzioni, l’espulsione.  

All’incolpato non è stata data neppure la parola, evidentemente assai temuta. 

In realtà il dott. Palamara è stato cacciato dall’ANM non già per tutti gli intrallazzi che ha combinato coi suoi ex amici, alcuni dei quali sedevano nello stesso organo che lo ha giubilato. 

L’accusa mossagli per cacciarlo è limitata ai fatti dell’Hotel Champagne, vale a dire quell’incontro tra consiglieri del CSM, due politici e lo stesso dott. Palamara nel quale verosimilmente si discettava del nuovo procuratore di Roma. 

Un singolo episodio, dunque. 

Niente che possa coinvolgere direttamente i numerosissimi complici del dott. Palamara nella pratica delle spartizioni correntizie degli incarichi decisi dal CSM, un “collegione” di moltissime persone nel quale solo un idiota ammette che una sola “mela marcia” possa fare il bello ed il cattivo tempo. 

Del resto, dopo il CSM, il dott. Palamara è tornato a essere un semplice “soldato”: per sé non ha ottenuto (ancora) nulla. Certo vi aspirava, ma di fatto si trova con le mani vuote e tante preoccupazioni, dopo aver soddisfatto le ambizioni di molti carrieristi.

Insomma tutta la sua frenetica attività è stata svolta a beneficio degli altri, in cambio del voto col quale è stato mandato al CSM. 

Lo beatifichiamo?

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Le peloton


Strepiti, sconcerto, scandalo per una frase, decontestualizzata, di Giusi Bartolozzi. 

Davvero un plotone di esecuzione contro colei che, alla fine di uno stressante confronto televisivo, è "esplosa" in un moto emotivo legato a vicende personali.

Il contesto della frase: il "dolore della pelle".

L'espressione "plotoni di esecuzione" viene usata da Giusi Bartolozzi non come un insulto generico, ma come una metafora del potere distruttivo di certi processi. Lei stessa lega questa immagine alla propria esperienza: cita i 7 anni di processo subiti per aver denunciato il "sistema Siracusa". Secondo Bartolozzi, il sistema penale attuale può "uccidere le persone", distruggendo famiglie e reputazioni ben prima di una sentenza.

La "giustizia che elimina": i precedenti storici.

L'uso del termine "plotone di esecuzione" richiama casi in cui la magistratura (o il CSM) è stata percepita non come un arbitro ma come un organo che "espelle" o "punisce" chi esce dai binari del sistema.

Il Caso Tortora. Rappresenta l'archetipo dell'esecuzione giudiziaria e mediatica. Un uomo simbolo della TV trasformato in "mostro" da accuse infondate, un caso spesso citato per descrivere una magistratura che non cerca la verità ma la condanna a ogni costo.

Luigi De Magistris e la Procura di Salerno. Il riferimento è allo scontro tra procure (Catanzaro e Salerno) sulle inchieste "Why Not" e "Poseidone". L'intervento disciplinare del CSM, che portò al trasferimento dei magistrati salernitani (come Apicella) e dello stesso De Magistris, è stato spesso descritto dai sostenitori di quei magistrati come una "decapitazione" o un'esecuzione professionale per fermare indagini scomode.

Clementina Forleo. Il suo trasferimento d'ufficio per "incompatibilità ambientale", dopo le sue decisioni e dichiarazioni sulle scalate bancarie (Unipol), è un altro esempio in cui l'uso dei poteri del CSM è stato interpretato come una misura punitiva contro un magistrato "scomodo".

Strumentalizzazione o denuncia?

La frase della Bartolozzi, se contestualizzata e collegata ai mille  casi Tortora o De Magistris, non è  un attacco alla magistratura intera - lei stessa precisa di farne orgogliosamente parte - ma una denuncia contro quelle "correnti che orientano" e che possono trasformarsi in meccanismi di eliminazione dei singoli.

In sintesi, la "decontestualizzazione" della frase cancella il riferimento a quella parte di magistratura che, attraverso il potere disciplinare o l'uso mediatico delle inchieste, ha storicamente agito come un "plotone" contro cittadini (Tortora) o contro i suoi stessi membri non allineati (Forleo, De Magistris).




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lunedì 9 marzo 2026

Andrea Mirenda, il sorteggio contro il Sistema. Le ragioni del Sì.









La Riforma della Giustizia oltre gli slogan: 5 punti di svolta per il Cittadino

L'isolamento italiano e la necessità di una "bonifica"
Esiste un’ironia sottile, e piuttosto amara, nel dibattito sulla giustizia italiana: per decenni abbiamo difeso l'unicità del nostro sistema come un baluardo di civiltà, ignorando di trovarci in una compagnia istituzionale quanto meno singolare. Se guardiamo alla struttura delle carriere dei magistrati, l'Italia non segue i modelli delle grandi democrazie occidentali, ma condivide il suo assetto solo con Ungheria, Bulgaria e Turchia. L’obiettivo di questa analisi non è alimentare la solita polemica politica, ma operare una dissezione tecnica della riforma. Superando la superficie della cronaca, cercheremo di capire se gli interventi proposti - dal sorteggio alla separazione delle carriere - rappresentino davvero quella "bonifica" necessaria per restituire prestigio e ordine a un sistema percepito come stanco e autoreferenziale.

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domenica 8 marzo 2026

“Il Fatto” conferma che la magistratura è (già) politicizzata



Ma lo fa solo quando è politicizzata di destra.

Per noi è solo un'ovvia conferma, non ci interessa il colore ma lo schema comunque corrotto. 

Quando il colore era a sinistra al Fatto stava bene.  

L’articolo dell’8 marzo sulla Scuola superiore della magistratura, presentato come cronaca del “blitz di governo” e dell’ennesima manovra della destra, finisce per essere il miglior spot possibile a favore del Sì al referendum sulla giustizia. 


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Per chi ama la radio ...




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Referendum sul “Sistema”: perché il Sì è l’unica coerenza possibile



1. Introduzione: Il "Sistema" e la Difesa dello Status Quo

C’è un filo che lega le chat di Palamara, le direttive disciplinari sull’“innocente” raccomandazione, le carriere costruite nei corridoi del CSM e la paura quasi superstiziosa del sorteggio: è lo stesso Sistema che oggi pretende di presentarsi come custode della Costituzione. 

Chi chiede il No non difende la Carta, difende quell’intreccio di correntismo, discrezionalità senza argini e impunità di fatto che il saggio di Saracino e gli articoli di questo blog hanno descritto per anni con pazienza notarile.

2. Un’autonomia trasformata in casta

Nelle pagine di Archivio Penale, Saracino ricostruisce “il sistema, spiegato” attraverso l'analisi di due linee parallele – quella istituzionale e quella associativa – che si incrociano fatalmente nel CSM. 


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sabato 7 marzo 2026

L'Italia bacchetta la CEDU, sono soddisfazioni ...



A tal punto "punitiva" dei magistrati questa riforma costituzionale, da sovvertire i ruoli anche quando si parli di rispetto dei diritti umani. 

Come quello ad essere giudicati da un giudice oltreché imparziale,  indipendente nella sostanza e nell’apparenza.  

Trattiamo della materia disciplinare il cui procedimento, quanto ai magistrati, vede la parola fine in cassazione, dove si impugnano le condanne emesse dal CSM. 


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