«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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lunedì 24 ottobre 2016

Contro la proroga "ad personam" dei magistrati



Proprio nei giorni in cui tutti eravamo sgomenti per gravissimi accadimenti che hanno sconvolto e ancora sconvolgono il mondo e anche l’Italia, tra i quali il terremoto che ha distrutto Amatrice e Accumoli, il Governo ha disposto la proroga dell’incarico di pochi magistrati che occupano posti dirigenziali nella Corte di cassazione e nella Procura Generale presso la stessa.

La proroga è intervenuta, ancora una volta, quasi di nascosto a fine agosto con un decreto d’urgenza che si presenta, sotto più profili, in contrasto con la Costituzione e alza ancora più in alto l’asticella della lesione all’indipendente esercizio della giurisdizione da parte dei magistrati.

Il decreto viola diversi principi e norme costituzionali, a cominciare dal principio di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e alle norme sui limiti alla decretazione d’urgenza.

Ma, in particolare, tra gli altri, viola anche l’art. 105 della Costituzione, che affida le “assegnazioni” dei magistrati esclusivamente al Consiglio Superiore della Magistratura, rientrando in tale concetto la proroga di un incarico oltre la sua originaria naturale scadenza.

Purtroppo, non si può più dire, come avvenuto in passato, che sia la prima volta nella storia della Repubblica che magistrati vengano mantenuti nell’incarico mediante un provvedimento emesso dal potere esecutivo.

Purtroppo, quella “serie” già tristemente profetizzata di fronte a fatti analoghi riceve, con il decreto legge 168 del 2016, la sua massima spinta in avanti.

Infatti, anche se indubbiamente di minore portata, la vicenda in esame ha un precedente, quello relativo alla proroga dell’incarico dell’allora Procuratore Nazionale Antimafia Pierluigi Vigna, disposta con il decreto legge 314 del 2004.

E di fronte a quel precedente si levò l’alta protesta di oltre 370 magistrati, che nell’appello a Vigna a dire no al provvedimento a lui diretto evidenziarono il rischio della ”cancellazione dell’indipendenza della magistratura (suscettibile di essere governata dall’esterno con una accorta politica di conservazione nell’incarico dei dirigenti graditi alle contingenti maggioranze politiche)”.

Occorre evitare, dunque, che si producano gli effetti di questaulteriore e finale spinta verso la ”cancellazione dell’indipendenza della magistratura”.

Giusto e opportuno, pertanto, è l’appello a non accettare la proroga rivolto al Primo Presidente della Corte di cassazioneGiovanni Canzio dal collega Dario Colasanti.

Condividiamo in pieno tale appello e lo sottoscriviamo estendendolo a tutti gli altri magistrati interessati dalla proroga nel loro incarico, a cominciare dal Presidente Aggiunto della stessa Corte di cassazione Renato Rordorf e dal Procuratore Generale Pasquale Ciccolo, certi che detti colleghi, dimettendosi dalla magistratura alla data in cui avrebbero dovuto essere collocati a riposo, sapranno dire di no a un provvedimento che, anche perché li riguarda personalmente, lede le condizioni di indipendenza di tutti i magistrati e incrina gravemente l’equilibrio predisposto dalla Costituzione nell’esercizio delle funzioni sovrane.

Ma, al di là delle possibili e volontarie attivazioni delle responsabilità e dei doveri individuali, l’ora grave esige che sia il Consiglio Superiore della Magistratura ad intraprendere le dovute iniziative a salvaguardia del principio supremo della separazione delle funzioni. 

Chiediamo al Consiglio Superiore della Magistratura, pertanto, di fare la sua parte.

Riteniamo che la strada maestra sia quella di proporre, nella sede competente, conflitto di attribuzioni contro questa macroscopicaviolazione delle sue prerogative, funzionali all’esercizio indipendente della giurisdizione da parte di ciascun magistrato.

Peraltro, poiché non si può escludere l’evenienza che la Consulta dichiari inammissibile il conflitto sul rilievo dell’astratta possibilità di attivare il rimedio della proposizione della questione di legittimità costituzionale nell’ambito di un giudizio comune, il Consiglio dovrebbe anche dare seguito al concorso per i posti già pubblicati con delibera del 7 luglio 2016 (tra i quali quelli di Primo Presidente e di Presidente Aggiunto della Corte di Cassazione nonché quelli di Procuratore Generale e Procuratore Generale Aggiunto della Corte di Cassazione), revocando quindi la delibera del 22 settembre 2016 con la quale è stata revocata l’anzidetta pubblicazione del 7 luglio 2016.

Ma anche l’Associazione Nazionale Magistrati non può mancare di fare la sua parte.

Parte che, in questo caso più che mai, non può esaurirsi, come purtroppo sempre più spesso è accaduto negli ultimi anni, nelformulare sterili declamazioni.

Chiediamo all’A.N.M., quindi, di fare qualcosa di concreto e, in particolare, invitiamo la stessa ad impugnare dinanzi al Giudice amministrativo la delibera del 22 settembre 2016 con la quale il Consiglio Superiore della Magistratura, accettando di fatto gli effetti del decreto legge 168 del 2016, ha revocato i concorsi già banditi per i posti, tra gli altri, di Primo Presidente, di Procuratore Generale, di Presidente Aggiunto e di Procuratore Generale Aggiunto della Corte di Cassazione.

Affidiamo quanto precede alla valutazione di tutti gli operatori e studiosi di diritto e, in particolare, agli oltre 370 colleghi che sottoscrissero l’appello a Pierluigi Vigna. A tutti costoro chiediamo di dare forza a questo appello, sottoscrivendolo.

Giuliano Castiglia (Tribunale di Palermo)

Massimo Vaccari (Tribunale di Verona)

Milena Balsamo (Tribunale di Pisa)

Nicola Saracino (Tribunale di Roma)

Andrea Reale (Tribunale di Ragusa)

Felice Lima (Tribunale di Catania)

Concetta Maria Ledda (Procura Generale di Catania)

Donato D’Auria (Tribunale di Pisa)

Andrea Mirenda (Tribunale di Verona)

Ida Moretti (Tribunale di Benevento)

Clementina Forleo (Tribunale di Roma)

Luciano Varotti (Corte di Appello di Bologna)

Carmen Giuffrida (Tribunale di Catania)

Giacomo Rota (Tribunale di Milano)

Gioacchino Romeo (magistrato in congedo)

Giulio Toscano (Procura Generale di Torino)

Stefano Sernia (Tribunale di Lecce)

Sergio Mario Tosi (Tribunale di Lecce)

Pier Umberto Vallerin (Procura della Repubblica di Pordenone)

Renato Castaldo (Tribunale di Roma)

Giuseppe Barbato (Tribunale di Trento)

Adriana de Tommaso (Tribunale di Trento)

Valeria Ardito (Procura della Repubblica di Verona) 

Leonardo Grassi 
 
Chi volesse aderire all'appello può farlo inviando una mail all'indirizzo: ugualepertutti chiocciola yahoo.it

1 commenti:

Gioacchino Romeo ha detto...

Ripeto la parte finale di quel che avevo scritto, facile profeta, il 22 settembre scorso sulla ml di Area, che presumo non accessibile all’intera platea dei frequentatori di questo blog:
’.. si sta indirettamente inviando, in forma criptica, alla magistratura intera, il messaggio, offensivo per la categoria, che solo certi magistrati sono in grado di compiere determinate attività, che altri magistrati che sostituissero quelli attuali cessati per fine servizio non sarebbero in grado di provvedervi? Oltre alla discriminazione tra magistrati di legittimità e di merito, sottolineata dall’ANM, si sta creando una ulteriore discriminazione tra magistrati di serie A e magistrati di serie A+ (quelli, cioè, unici in grado di assicurare le riforme per definire il contenzioso di legittimità)? Se la risposta fosse affermativa, il fatto sarebbe di inaudita e sconcertante gravità. E l’unica risposta seria e dignitosa sarebbe quella di dimissioni in massa di tutti i “prorogati”. A riprova che la magistratura intera rifiuta modelli di organizzazione piramidale e per fugare ogni dubbio sull’estraneità di interessi personali di carriera.’
E se allora aggiungevo che lo scetticismo è d’obbligo, oggi posso amaramente dire che non nutro alcuna speranza che qualcuno dei prorogati faccia un passo indietro.
Gioacchino Romeo