mercoledì 9 febbraio 2022

Buone letture: da "Il Riformista" del 9.2.22, L' A.N.M. non ci rappresenta




di Eduardo Savarese  -Magistrato  

La Corte europea dei diritti dell’uomo lo scorso 21 ottobre ha condannato la Bulgaria per violazione della libertà di espressione del pensiero (articolo 10 della Convenzione). La ricorrente era una giudice penale in servizio presso il Tribunale di Sofia, nonché presidente della più rilevante associazione di magistrati bulgari. La signora Todorova, infatti, ha sostenuto di aver subito procedimenti disciplinari che avevano condotto alla sua radiazione dall’ordine giudiziario apparentemente indotti da ritardi accumulati nello scrivere sentenze, ma nella sostanza motivati dalle critiche serrate che, negli anni e nel suo ruolo associativo, ella aveva mosso alle decisioni del Csm bulgaro - soprattutto di nomina dei capi di uffici giudiziari di vertice. E la Corte le ha dato ragione, evidenziando che un uso distorto del pro-cedimento disciplinare, nelle mani di un Csm ostile, suoni come una campana a morto per l’indipendenza dei giudici. Non solo. La Corte ha ritenuto che le associazioni di giudici, quando criticano le scelte istituzionali sulla giustizia, sono dei veri e propri “watchdogs”, con una funzione assimilabile addirittura a quella della stampa; in una società democratica, infatti, giustizia e indipendenza dei giudici sono temi e valori, rispettivamente, da preservare, quanto alla libertà di pensiero, da ogni interferenza indebita. 


Mentre leggevo fatti e motivazione della decisione europea, andavo pensando alla situazione italiana e a un tema da qualche tempo al centro di riflessioni di ogni genere, dentro e fuori la magistratura, su riforma del Csm. degenerazione correntizia, meccanismo di elezione dei componenti togati, ruolo della presidenza della Repubblica.

Ci sono stati almeno tre eventi, diversi ma ugualmente rilevanti a mio parere, in quest’ultimo anno;
 1) le decisioni del Consiglio di Stato su nomine eccellenti del Csm; il consesso più alto della giustizia amministrativa ha annullato sia la nomina di Prestipino alla Procura di Roma, sia le nomine del primo presidente e del presidente aggiunto della Corte di Cassazione. Le sentenze amministrative rivelano un grave deficit di motivazione nelle delibere del Csm. Di fronte a queste decisioni il Csm ha sempre ritenuto di insistere nelle posizioni originarie. Non interessa qui stabilire se sia più politicizzato il Consiglio di Stato o il Consiglio superiore. Il fatto è di per sé grave e meriterebbe la massima attenzione da parte della magistratura tutta; 
2) la decisione della Giunta per le autorizzazioni a procedere, prima, e della stragrande maggioranza della Camera stessa, poi, di ritenere inutilizzabili le intercettazioni riguardanti Cosimo Ferri, magistrato che dal 2018 siede in Parlamento, coinvolto nel noto procedimento disciplinare che ha portato alla radiazione di Luca Palamara dall’ordine giudiziario. Quella decisione contiene passaggi del tutto diversi, quanto a ricostruzione e, soprattutto, apprezzamento dei fatti (modalità delle intercettazioni), rispetto alla motivazione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che ha confermato la radiazione di Palamara decisa dalla sezione disciplinare del Csm: a luglio 2021 la Corte ritenne infatti utilizzabili quelle intercettazioni. Va detto che alcune circostanze di fatto sono emerse soltanto successivamente e il Parlamento ha potuto debitamente analizzare materiale probatorio non acquisito dalla Corte. Ma anche qui; non interessa sapere se abbia ragione la Corte o il Parlamento. Dalla storia dei prossimi anni emergerà un quadro sempre più chiaro. Resta che il fatto è rilevante e meritevole della massima attenzione;
 3) l’Anm ha indetto un referendum tra i suoi iscritti riguardante il sorteggio dei magistrati da designare alle elezioni del Csm e il metodo preferito (proporzionale o maggioritario). Non ci interessa stabilire ora se il sorteggio sia meglio o peggio. Io - che non ho votato perché fuori dall’Anm - penso che sia meglio, secondo l’insegnamento ignaziano del magis; invece di aspettare la rigenerazione delle correnti, meglio tentare da subito di spezzare la presa che le correnti hanno sul Csm. Un numero significativo di magistrati, 1787, ha espresso la propria preferenza per il sorteggio. Fino a poco tempo fa, il tema del sorteggio sembrava una roba esotica, un po’ anticostituzionale e un po’ populista. Ora, che nel 2022, a sei mesi dal rinnovo del Csm. il 42 per cento dei votanti abbia detto; meglio il sorteggio, è di per sé un fatto meritevole della massima attenzione.


Ebbene, su tutti e tre questi fatti rilevantissimi avrebbe dovuto esserci un incessante, ferreo confronto dentro e con l’Anm, unico organismo associativo dei magistrati, il “watchdog” italiano. Non mi è sembrato di sentire, però, alcuna voce critica strutturale. D’altra parte, se le correnti che abitano nell’Anm sono, tranne il movimento dei 101, rappresentate nel Csm. è forse difficile anche solo immaginare che la prima critichi o sconfessi la sua proiezione dentro il secondo; Castore e Polluce tendono a restare solidali.

Questa è la ragione per cui sarebbe fondamentale che la magistratura italiana organizzasse la sua dissidenza - che esiste - in forme associative plurime e ovviamente distinte dall’Anm. Non contrapposte, né alternative, o almeno non necessariamente. Ma diverse, ed anche solo per fini limitati. 

Penso all’iniziativa di recente intrapresa dal comitato “Altra proposta” per concretizzare un’ipotesi di individuazione mediante sorteggio temperato dei candidati al Csm 2022. Un tema che potrebbe costituire un forte collante associativo potrebbe anche risiedere nella volontà di svolgere per davvero il ruolo di coraggiosi “watchdogs”; una sorta di “tribunato della plebe della magistratura associata” che abbia come scopo principale, oltre a sollecitare o criticare riforme legislative mancanti o inutili o addirittura dannose, quello di controllare il controllore costituzionale che veglia (o dovrebbe vegliare) su autonomia e indipendenza della magistratura. Controllore che, si badi bene, coinvolge il Csm in tutte le sue articolazioni, dalla presidenza in giù.

Ci avviamo all’ennesima campagna elettorale per il rinnovo del Csm. Liberarlo dalle correnti non è un risultato conseguibile nell’immediato. Ma sapere che esistono uno, due, tre organismi associativi diversi dall’Anm che, per statuto, intendano discutere, verificare e criticare anche aspramente non solo le decisioni governative che non piacciono, ma anche, e soprattutto, il ruolo giocato dall’organo costituzionale di autogoverno, può innescare un circolo virtuoso in termini di un pluralismo vitale per una vera società democratica. La magistratura diffusa deve trovare il modo di aprire finestre sigillate da ormai trent’anni. Snelli organismi associativi - magari col piglio e il coraggio del tribunato - segnerebbero un possibile ricambio d’aria; come ci insegna la Corte europea dei diritti dell’uomo, un associazionismo giudiziario capace di critica compiuta, tanto più se plurale e, dunque, naturalmente diversificato, è strumento essenziale per una sana vita democratica, allo stesso modo della stampa libera. E se queste forme di libertà dovessero essere in qualunque modo compresse, sapremmo a chi ricorrere.



2 commenti:

francesco Grasso ha detto...

1787 magistrati sono un numero rilevantissimo e se vogliono possono fare moltissimo !!! Noi siamo qui e speriamo, speriamo molto, anzi moltissimo.!!!!!!!

bartolo ha detto...

Una lettura scorrevole come versi poetici, per chi ha a cuore i diritti dell'uomo, per chi nonostante il principio delle diversità culturali preferisce quello del potere assoluto del tipo "io so io e voi..." una lettura ostica.
Di magistrati che si sentono "io" da un trentennio a questa parte ce ne sono a iosa; e il guaio è che più sono insignificanti nella vita privata e sociale, più marcano il proprio "io". In un contesto del genere è normale che qualsiasi "io" meno sprovveduto e con l'indole spostata in direzione ignota può torcere l'esercito di id"io"ti al proprio volere. Credo sia davvero arrivata l'ora di rompere questa politicizzazione correntizia della magistratura, l'associazionismo (a me non piace comunque) infatti è tutt'altra cosa.