Si apprende da un "social" che, recentemente, presso la Chiesa dell'Immacolata di San Gregorio di Catania, si sarebbe verificato un episodio che merita una profonda riflessione sul rapporto tra istituzioni religiose, magistratura e partecipazione democratica.
Al termine della Santa Messa, il sacerdote avrebbe invitato i fedeli a trattenersi per ricevere dei "chiarimenti sul contenuto del referendum".
Tuttavia, la dinamica di quanto accaduto solleva dubbi sulla reale neutralità dell'iniziativa.
I cosiddetti "chiarimenti" sono stati affidati a due magistrati, dichiaratamente schierati per il "no" al referendum: una dottoressa, magistrato riconosciuto per la sua vicinanza a Unicost, e un giovane collega appena entrato in magistratura, presumibilmente già inserito nelle logiche correntizie e lodato pubblicamente dalla prima. Tale scelta non ha lasciato spazio a un vero contraddittorio, riducendo l'incontro a una mera esposizione di una posizione unilaterale.
La decisione del sacerdote di concedere il luogo di culto per un simile incontro, subito dopo la celebrazione liturgica, appare discutibile. Il rischio concreto è quello di influenzare in modo improprio la scelta dei fedeli, sfruttando la sacralità dello spazio e il momento di raccoglimento spirituale per fini che esulano dalla funzione religiosa. In una società democratica, il diritto all'informazione deve essere garantito su basi di pluralismo e rispetto delle diverse opinioni.
L'assenza di un vero dibattito e la presenza esclusiva di magistrati schierati evidenzia un problema più ampio all'interno della magistratura stessa, accusata di essere chiusa al confronto e di perpetuare pratiche correntizie. In particolare, si sottolinea come la magistratura catanese, secondo questa testimonianza, continui a manifestare una natura autoritaria, poco incline all'apertura e al dialogo con chi la pensa diversamente.
Episodi come questo alimentano il malcontento verso le istituzioni e rischiano di minare la fiducia dei cittadini nei confronti di chi dovrebbe garantire imparzialità e trasparenza. È fondamentale che tanto la Chiesa quanto la magistratura riflettano profondamente sul ruolo che intendono svolgere nella società civile, promuovendo sempre il rispetto del pluralismo e della libertà di pensiero.
In questo clima, il riferimento alle storiche schermaglie tra Don Camillo e Peppone diventa quasi inevitabile: due figure simbolo di mondi spesso opposti, capaci però di confrontarsi e scontrarsi nell'arena pubblica e spirituale del paese, senza mai perdere del tutto il rispetto reciproco.
Forse anche oggi dovremmo ritrovare quello spirito di vivace confronto, ma sempre aperto al dialogo, che faceva di quelle pagine e di quelle storie un esempio di comunità vera, dove la differenza era ricchezza e non motivo di esclusione.

















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