«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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sabato 5 giugno 2010

Come ti "ammaestro" l'arbitro: il perché di uno sciopero.






di Nicola Saracino
(Magistrato)





L’Associazione Nazionale Magistrati (A.N.M.) ha appena proclamato lo sciopero per il 1° luglio, iniziativa che sarà accompagnata dalla sospensione di alcune attività che i magistrati prestano pur senza esservi tenuti assumendosi compiti il cui assolvimento dovrebbe essere assicurato dal Ministro della Giustizia, da decenni inadempiente.

Con la manovra finanziaria appena licenziata sono richiesti pesanti sacrifici economici ai soli lavoratori del pubblico impiego.

Si sa che i lavoratori dipendenti sono contribuenti virtuosi, non certo per loro scelta ma perché i loro redditi non possono sfuggire al fisco. Non è un caso, quindi, che coloro che in quel settore godono degli stipendi più elevati figurino tra i “ricchi”, sebbene nessuno di essi abbia mai acquistato Ferrari, yacht o cavalli da corsa.

Quando serve “fare cassa” mettere le mani nelle loro tasche è operazione agevole che non richiede particolari abilità nei governanti, proprio gli stessi che hanno ammesso il rientro di capitali nascosti all’estero contro il pagamento di un pedaggio simbolico del 5%.

Gli stessi che hanno esentato dal pagamento dell’ICI non solo i cittadini dal reddito umano, ma anche i paperoni che vivono in ville fiabesche e dimore sontuose.Oggi mancano proprio quei soldi, ai quali si è rinunciato senza alcun criterio e solo per motivi elettorali (non ce lo potevamo permettere, evidentemente).
E per mantener fede all’impegno elettorale di non aumentare le tasse che si fa? Ma è ovvio, si riduce lo stipendio, oggi ai pubblici dipendenti e domani chissà.

E poiché ad uno stipendio inferiore corrispondo minori imposte potranno anche vantarsi di aver ridotto le tasse. Sono dei geni!

I sacrifici imposti a tutto il pubblico impiego lasciano, tuttavia, indenni il Parlamento, la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale, essendo apparso improprio sottomettere gli organi costituzionali al Governo.

Preoccupazione che, al contrario, non ha minimamente lambito la coscienza governativa nei riguardi della magistratura che, al pari degli organismi appena menzionati, dovrebbe essere autonoma ed indipendente da ogni altro potere. E’ chiaro che se ad ogni finanziaria il Governo intervenisse sulla retribuzione della “casta” dei magistrati, la “casta” dei politici avrebbe un formidabile strumento di pressione per renderla meno indipendente.

Si dà il caso che verso la magistratura il Governo abbia esercitato una singolare attenzione che non trova paragoni.

I magistrati, che sono pubblici dipendenti, risultavano infatti già pienamente coinvolti nel blocco degli automatismi stipendiali e nel prelievo supplementare dai redditi più alti, misure che riguardano la generalità.

Ma la finanziaria è andata ben oltre questo, introducendo - solo per loro - il blocco degli aumenti di stipendio collegati all’avanzamento di carriera, aumenti la consistenza dei quali è piuttosto rilevante (in media pari a circa il 20%) e che si maturano rispettivamente dopo 4, 13, 20 e 28 anni di servizio.

Con effetti paradossali, ciò realizzando disparità di trattamento raccapriccianti, visto che i sacrifici maggiori sono pretesi proprio da quei magistrati che ancora non hanno raggiunto le classi di stipendio più elevate.

Per meglio far capire, sarà utile un paragone con la carriera militare: é come se tra due capitani dell’esercito l’uno prendesse il 30% più dell’altro sol perché ha maturato la promozione dal grado inferiore qualche settimana prima. Ed ecco il paradosso: al generale, che gode del relativo stipendio, si chiede un sacrificio di 1.000, mentre dal tenente che diventa capitano nello “sfigato” triennio si pretende un salasso di 30.000. Nessuno, ma proprio nessuno, accetterebbe una perdita secca dello stipendio che arriva addirittura al 30% per i più giovani.

Sono proprio queste le speciali attenzioni del Governo verso la magistratura a determinarne la reazione.

Non vi è diversa possibilità al cospetto di una manovra “vendicativa” che non trova razionali giustificazioni ed appare incostituzionale sia in sé, sia in quanto volta a colpire gli appartenenti ad un ordine che la Costituzione vuole indipendente dal potere politico.
E poiché in Italia i magistrati sono selezionati con un concorso aperto a tutti i laureati in giurisprudenza è sin troppo evidente che all’abbassamento del livello retributivo corrisponderà ben presto una inferiore qualità degli aspiranti visto che i più preparati non avranno difficoltà a trovare di meglio. A quel punto entreranno in magistratura solo i “ricchi di famiglia” (selezione per censo), gli invasati che reputano quella del magistrato alla stregua di una missione salvifica (selezione politica) o, più verosimilmente, i mediocri (mancanza di selezione).

I mezzi di informazione governativi vogliono far apparire i magistrati come degli egoisti insensibili alle esigenze del Paese, ma non è così. Essi intendono sopportare i sacrifici imposti a tutti i dipendenti pubblici. Ma rifiutano di essere umiliati sol perché non proni al volere dei potenti, proprio nel momento in cui riaffiora il problema della corruzione diffusa che è fonte di un enorme spreco di denaro pubblico .

Lo stipendio dell’arbitro è tema delicato ed è per questo che esso si deve stabilire senza possibilità di intervenire a campionato in corso; nel caso di aumenti o diminuzioni non programmate i tifosi avrebbero ragione di sospettare che ciò tenda, in qualche modo, ad influenzarne la condotta. Proprio per scongiurare questo rischio i magistrati non possono far altro che manifestare pubblicamente la loro disapprovazione proclamando forme di agitazione trasparenti e visibili a tutti, anziché mercanteggiare migliori trattamenti al riparo da sguardi indiscreti.


9 commenti:

Anonimo ha detto...

Niente mi convince in questo Cicero pro domo sua.
Piccolo discorso a parte.
Io vivo all'estero e dunque pago tasse in Italia sulla base della pensione maturata in Italia e pago le tasse per il mio reddito francese e pago un'altra volta le tasse sul reddito italiano e questo in virtù della cosiddetta convenzione contro la doppia imposizione (ridere, SVP). I funzionari statali, magari in questo momento protestano perchè altri decidono sui loro stipendi, ma sono proprio dei funzionari statali ad aver deciso con una convenzione e con il successivo accordo amichevole che essi saranno esenti in perpetuo dalla doppia tassazione a cui invece hanno condannato i lavoratori del privato. Quando i funzionari statali si comportano in questo modo, da un lato non si attirano le simpatie del pubblico e da un altro lato le loro argomentazioni perdono vigore.
Personalmente io non penso di pagare troppe tasse, anzi penso che in questo momento in cui milioni di italiani e di europei campano con stipendi di fame, noi tutti dovremmo consentire maggiori sacrifici, purchè ciò fosse fatto in un clima di chiarezza e di equità. Il fatto di cercare di proteggersi in questo momento, evocando il fatto che altri son carichi di quattrini e non pagano, non può che indebolirci perchè se accettiamo noi dei sacrifici, maggiore sarà la nostra forza nell'imporre sacrifici ai beati possidentes.

Anonimo ha detto...

Caro anonino delle 16.24 del 5.6.2010, il problema è anche (soprattutto) un altro: il "sistema" giustizia oggi, nell'anno di Grazia 2010, si regge solo per gli sforzi e le supplenze GRATUITE di magistrati e personale amministrativo.
Lo ripeto ancora perchè sia chiaro a tutti: SUPPLENZE GRATUITE.
Faccio il mio esempio.
Come Giudice penale, l'anno scorso io ho emesso n. 670 sentenze (alcune sentenze, particolarmente complesse, hanno richiesto la stesura di centinaia di pagine).
La media, come vede, è di quasi due sentenze al giorno, festivi compresi.
Tutto ciò ha prodotto un effetto molto rilevante nella comunità in cui vivo: diminuzione della criminalità, tranquillità dei cittadini, riconoscimento più celere dei propri diritti.
Si deve tener presente che emettere una sentenza è una attività complessa nella quale vanno ditinte tre fasi: 1) prima si deve studiare tutto il fascicolo; 2) poi bisogna
decidere; 3) infine bisogna scrivere le motivazioni della decisione.
In una singola udienza penale monocratica io porto in media n.25 processi penali, alcuni da istruire (sentire testimoni, acquisire documenti etc) e altri da decidere.
Ciò significa che solitamente ascolto al giorno circa 80 persone. E'un lavoro molto stressante perchè il primo testimone e la prima causa sono
uguali agli ultimi, per cui non si può mai avere un calo di attenzione.
Inizio l'udienza alle 9.00 e termino a volte anche alle 18.00. Poi, o rimango
in Ufficio per gli ultimi adempimenti con il cancelliere, oppure vado a casa
per dare l'ultimo sguardo all'udienza del giorno successivo (e già studiata nei giorni precedenti).
In sostanza, ogni settimana, ho udienza il lunedì, il martedi (due giorni di monocratico penale), il mercoledì e il giovedi (due giorni di collegio penale): totale quattro giorni.
A volte il venerdì e il sabato sono chiamato in Tribunale per le convalide degli arresti e i giudizi per direttissima.
Tutta questa attività è dietro quelle DUE sentenze al giorno emesse, in media, nell'anno 2009.
Il giudice, però, non emette solo sentenze ma anche: ordinanze cautelari, decreti di liquidazione, atti di pura amministrazione etc. (e sono
provvedimenti il cui numero è nell'ordine delle centinaia).
Tenga presente che con questa mole di lavoro io sono ben consapevole che posso incorrere nell'errore sicchè, prima di depositare un qualsiasi atto, lo ricontrollo diverse volte.
Un'altra precisazione.
Sono 20 anni che non prendo tutto il periodo di ferie che mi spetta. Perchè? Perchè non posso, altrimenti avrei meno giorni a
disposizione in cui sistemare i processi e, quindi, sarei costretto a spostare più a lungo nel tempo le decisioni.
E questa è una cosa che mi ripugna come uomo e come magistrato.
In sostanza: PREFERISCO PERDERE LE FERIE.
Orbene, a fronte di questa gratuita attività di supplenza a favore del "sistema" (attività che dovrebbe essere assicurata da altri soggetti istituzionali), sono sottoposto da 20 anni, insieme ad altri colleghi che fanno il loro dovere, a una costante e indifferenziata opera di deligittimazione di fronte all'opinione pubblica.
E adesso mi detraggono anche lo stipendio.
Ciò vuol dire che i miei sforzi non sono compresi e, anzi, vengono irrisi.
E allora non li meritano.
Francesco Messina, giudice Tribunale Trani (ossimoro.fm@libero.it)

Anonimo ha detto...

Gentile signot giudice del 05 giugno 2010 18.33.
Sono l'anonimo del 05 giugno 2010 16.24.
Frequento un forum dove effettivamente molti criticano il lavoro dei giudici, ma io mi guarderei bene dal farlo. Io sono convinto del fatto di ciò che lei ha scritto, ma come nel mio caso i sacrifici che io penso noi si debba consentire non sono commisurati al nostro impegno e al nostro lavoro ( per me si tratta di lavoro al passato remoto perchè sono pensionato), ma alle nostre possibilità confrontate alle ristrettezze in cui vivono milioni di italiani. Bene inteso quel che dico è valido solo se si considera la gravità della situazione, giacchè in una situazione normale non rinuncerei nemmeno ad un cent.
I nostri sacrifici non solo non renderebbero un servizio a chi se la spassa oltraggiosamente, ma renderebbe la nostra azione più incisiva nel cercare di ottenere una maggior giustizia.
Fermo restando che le critiche a cui sono sottoposti i giudici ai nostri giorni sono, nella stragrande maggioranza dei casi, ingiuste e strumentali, vorrei comunque ricordare che pure nel caso del lavoro privato spesso si lavora parecchi e noi del privato non abbiamo il codice come nostro capo, ma dei capi in carne ed ossa spesso sgradevolissimi da digerire. Io in lunghissimi periodi lavoravo in media ottanta ore alla settimana e non ricevevo un centesimo per lo straordinario. Mi capitò pure di lavorare per mesi aldilà delle cento ore alla settimana senza alcuna soddisfazione mondana, a parte il piacere di lavorare in un campo da me scelto. Ho pure sperimentato il lavoro a casa, ma in quel caso io non portavo documenti, ma un autentico laboratorio. Lavoravo dal venerdi sera fino alla domenica a mezzanotte, mescolando lavoro, nutrimento e sonno in maniera inestricabile. Riflettendo a quella esperienza mi son convinto che chi fa un lavoro indipendente se non mette delle barriere rigorose fra il lavoro e il riposo è spacciato.
Anche noi lavoratori del privato spesso risentiamo, a torto o a ragione, una certa incomprensione da parte dei pubblici funzionari, come io ho spiegato nel mio precedente post.
Se dovessi muovere un rispettoso e timido rimprovero al corpo giudiziario rimarcherei piuttosto la poca reazione nei casi della dottoressa Forleo e del dottor De Magistris, casi che per me hanno una importanza eccezionale, non tanto per quanto è capitato a questi due coscienzosi magistrati, ma per quel che è emerso sul sistema corruttivo regnante in certe nostre regioni, sistema tutt'ora vivo, vegeto e in perfetta salute e ..... perfettamente bipartisan.

Mauro C. ha detto...

Dal Corriere.it 04.06|15:21frate62 “Come ho scritto in un altro sito, sono magistrato..... Lascio il mio indirizzo mail: ossimoro.fm@libero.it “

Gentile dott. Messina, m'è bastato quella “fm” per capire che era Lei. Un paio di volte l'ho ascoltata anche in Radiotre, Prima pagina.
E chi partecipa al dibattito pubblico, al di là del contenuto, è sempre da apprezzare. Tant'è che i due interventi godono pari dignità, se non altro – a parte una minima contrapposizione -- perché riguardano due persone fortemente impegnate nel loro lavoro, e pertanto, penso, di una onestà certificata.
E non avendo motivi né, volendo, possibilità di verifiche, devo convenire che la massa di lavoro enumerata dal dr Messina richiede uno sforzo titanico che va ad intaccare, se non a ledere, la qualità di vita anche del nucleo familiare e di relazione con l'esterno (e qui sfonda una porta aperta).
Sulla questione di merito, è notorio che tutti (tutti!?) i provvedimenti intentati da questi governanti sono di ua'approssimazione, di una rozzezza, di un'iniquità e di un cinismo che sfocia in crudeltà mentale (si pensi a tagli di alcune categorie d'invalidi per “contentare” altri).
Non a caso il dott. Saracino ha ricordato la demagogica e irrazionale (qual'è la logica e un minimo di buon senso?) esenzione Ici....talché proprio a Prima pagina ci fu un'ascoltatore risentito che disse: “Io possiedo 3 appartamenti, di cui 2 dati in affitto, sono benestante, perché non devo pagare l'Ici? Succede.
Se Le può essere di “conforto”, le assicuro che anche nel privato accada che ti dicano di essere il “migliore” in campo (ma quasi mai viene riconosciuta la differenza in qualità, che ti costringe a prolungare i tempi di lavoro per restare in modo serio sul mercato) e poi alla fine non ti saldano il conto; infatti, un odontotecnico/dentista abusivo, avallato dal solito medico compiacente, disse che le persone si giudicano dal “saldo”, il momento della verità; ma poi fuggì senza rilasciare fattura: come un avv. qualche anno fa, pagato per avermi fatto perdere il credito -- legittimato da fattura con tanto di timbro del notaio ed Iva versata e mai rimborsata! -- verso un dr commercialita/prof che amava non scrivere contratti e preferiva non farsi fatturare...e il 2° giudice, assieme al 1°, non ha fatto una piega, non s'è reso conto che non ho mai ricevuto uno straccio di richiesta di saldo e nemmeno la c.d. parcella, deliberata dall'ordine, dopo 2 istanze inviate al pres. degli avv.E fu lui a invitarmi a scrivergli!.....

Mauro C. ha detto...

......Se vuoLe potrei dire anche dell'ordine di Trani. E perché no (“why not”, per ricordare De Magistris e “Toghe lucane” -- poi “Capomolla-te” -- laddove il Consiglio di Stato, su ricorso di un magistrato, il 24 maggio ha annullato la nomina del presidente della Corte di Appello..., designato dal Csm il 29 luglio 2008.?? Eppure 8 anni prima il Presidente lamentava una situazione al limite del collasso -- “personale incompetente, lavativo, assenteista, ecc…” -- , “giustizia non decente”, oltre che lenta, e era molto scettico sul giudice monocratico, per alcuni perdita dell' “argenteria di famiglia”) di una giudice del Suo Circondario -- per far notare la differenza -- che sentenzia, in una pagina, così: “MOTIVAZIONE ......” In fondo: “La molteplicità dei procedimenti e il carico del lavoro del Giudicante non consente la redazione immediata della motivazione”.(?) “P.Q.M... Indica in giorni sessanta il termine per il deposito della motivazione(?). La data è la stessa dell'udienza .... comunicata al Pg dopo 87 gg”. (??) La SS CC ? Un copia-incolla di 30 righe (300, quelle del ricorso) e della memoria integrativa dell' avv.ta (non è stata nominata? Così pure il Pg) neanche un accenno! L'ex PG Dragotto direbbe: Motivazione o decisione che sia, ma quali i motivi? Dopo la riapertura, si è “arrestatato”...l'ultimo post, 8 aprile, ha per titolo, “Imputato di nulla”. (guarda caso!) “Succede anche questo”...e , rivolto al “PM noto e destinato a brillante carriera”..., chiosa: “Ma quale reato se non ne era stato ipotizzato nessuno? Chi pagherà le spese di giustizia? E quelle dell'avvocato difensore dell'imputato fantasma?” (E poi, la “cassa delle ammende” della SS CC?). Chissà il “nuovo” C.S.M. , se va bene, Semindipendente, se vorrà e potrà riabilitarlo?

Vico Spiano ha detto...

Il magistrato dovrebbe essere il "Potere Giudiziario".
Il singolo magistrato, armato del sigillo di stato dovrebbe essere il potere giudiziario ed allo stesso tempo cittadino sottoposto alla legge.

Da qualche anno viene invece presentato, con un lento lavoro sui fianchi, un impegatuccio statale di mezza tacca. pigro, ozioso, assenteista e senza che nessuno possa dirgli nulla.

Il giudice, un impiegato statale al pari degli altri e non il potere giudiziario.
E come a tutti gli impiegati statali gli viene tagliato lo stipendio.

Eppure il giudice non dovrebbe essere considerato un impiegato statale ma un pari con ministri e parlamentari.
Se si deve tagliare sarebbe giusto tagliare in eguale percentuale i rappresentanti dei tre poteri.

Deve passare l'idea che SONO IMPIEGATI statali e al pari degli impiegati statali devono sottostare a precise disposizioni ministeriali.
Da qui il seguito: trasferimenti d'uffico secondo esigenze stabilite dal governo, premi prosuzione stabiliti dal governo ecc...ecc...

L'idea, nella società è già a buon punto. Basta ascolatare le chiacchere al bar.

Da libero magistrato a sbirro al servizio del governo. Piano piano, un passo alla volta, fino ad arrivare al diritto alla prima notte.

Auguri Italia

Anonimo ha detto...

Mi sembrano prove tecniche di federalismo fiscale a costo zero...
A costo di chi però?
Ieri sera la Gelmini, quando qualcuno le ha chiesto se con i risparmi dell'innalzamento dell'età pensionabile delle donne dipendenti pubbliche si fosse provveduto almeno a fare asili nido, ha risposto: Per quello ci devono pensare gli enti locali.
Già ora ogni cinque dipendenti che vanno in pensione ne viene assunto uno soltanto.
Nei tribunali il personale di cancelleria è al collasso. Andati in pensione i "vecchi" impiegati portandosi dietro anche la loro esperienza, i nuovi mai stati affiancati per ereditare capacità, sembrano pulcini spauriti.
Non a caso si era tentato il colpo grosso, meno male sventato, di tenersi la fetta più grossa, la Protezione civile spa con inclusi i grandi eventi, tutti sotto la presidenza del consiglio, eternamente di Berlusconi, visto che vuole tentare l'allungamento della sua vita a 140 anni.
Pasolini, nel 1974 scrisse l'articolo "il Potere senza volto" profeticamente descrivendo quello che si è compiuto.Omologazione, produrre e consumare. E molto altro.
Con la solita fortuna gli è rimasto in mani l'interim allo Sviluppo economico che fra l'altro soprintende, guarda caso, anche alle Comunicazioni, dunque alla Rai.
Ma davvero dobbiamo lasciare che tutto questo si compia?
Alessandra

Vico Spiano ha detto...

L'arbitro si addomestica anche e sopratutto mettendolo in condizione di non lavorare ed allo stesso tempo incolparlo di pigrizia.
Il magistrato deve fare l'arbitro ma da mero impiegato statale.
L'ultimo messaggio lanciato è che "La protezione civile non deve andare all'Aquila dove qualche demente potrebbe sparargli" tutto questo accade perchè un magistrato, pazzoide che abusa dei suoi poteri,ha aperto un fascicolo per scoprire responsabilità quando è sotto gli occhi di tutti che il responsabile è il....terremoto.

Si parla sempre di opposizione.
Non si tratta di opposizione politica che non ha i numeri ( e la voglia) ma di fallimento della scuola, dell'istruzione e della cultura.

Questa compagine governativa dovrebbe autocollassarsi da sola, per quel che dice, quando lo dice e come lo dice.
Sempre, a voce alta e la gente abbocca!

Forse la verità è molto semplice: l'italiano medio invidia mister B. e vorrebbe essere come lui.

Vico Spiano ha detto...

Contina la sottile campagna di deligittimazione.
Il magistrato è "l'impiegato statale" con più privilegi.
Il magistrato diventa sempre più impiegato statale e meno potere giudiziario.

Più avanti toccherà al PM, o comunque alla classe dei Procuratori, e non è giusto che essi non possano essere traferiti d'ufficio come tutti gli altri impiegati statali, poco importa, anzi sopratutto quando hanno aperto un fascicolo scomodo.