«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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sabato 5 febbraio 2011

In nome di quale Popolo (Seconda parte)





di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)






da Il Fatto Quotidiano online del 5 febbraio 2011


In un Paese che voglia essere civile o anche solo decente chi venga sorpreso a compiere atti non commendevoli, se ne vergogna, chiede umilmente scusa e si dimette da qualunque carica e/o incarico e/o altro che possa in qualunque modo condizionare la vita politica e sociale del Paese. Dopo di che, se quei fatti costituiscono o no reato, lo accerteranno i giudici. Ma dopo che quello si è ritirato alla più nascosta vita privata.

Tanto per dire, in un Paese che voglia essere civile, un senatore (Andreotti) del quale una sentenza definitiva dica che è stato per anni complice dei mafiosi, si dimette immediatamente anche se il reato risulta prescritto.

E, se lui non si dimette, qualunque Senato che abbia il senso della propria dignità lo induce a dimettersi senza se e senza ma. Per mille ovvie ragioni, che in Italia ormai non sono più ovvie, ma che ritengo superfluo illustrare qui.

In un Paese civile il processo penale assolve il suo compito naturale, che è un compito per certi versi abbastanza circoscritto: accertare se quella tal specifica condotta di quella tal persona integri o no una fattispecie di reato e, se si, comminare la pena prevista dalle leggi.

In un Paese civile il processo non mette in crisi il Governo e il processo non è chiamato a fare da arbitro di alcuna rilevante questione politica, perché in un Paese civile il popolo non consente che alcuno che abbia cariche pubbliche le mantenga quando è raggiunto da sospetti gravi e qualificati non già di reati, ma anche solo di condotte gravemente deplorevoli.

Dunque, in un Paese civile il processo è un fatto che riguarda fondamentalmente solo la singola persona dell’imputato, che, se aveva qualche carica pubblica, quando finisce davanti ai giudici (e nei paesi civili non c’è modo di sottrarsi a questo dovere), l’ha già lasciata per non costringere l’intero Paese a una roulette russa con i suoi valori più importanti.

Invece, in un Paese nel quale l’illegalità, la spregiudicatezza, la menzogna spudorata sono disvalori diffusi, il processo e i giudici restano l’ultimo e l’unico presidio della decenza.

Questo – che è in sé un fatto paradossale e indecente – carica il processo e i giudici di compiti e responsabilità superiori a ciò per cui sono costituiti.

E’ assurdo e paradossale che pochi giorni fa la Corte di Cassazione, rigettando il ricorso del sen. Cuffaro, ne abbia causato la decadenza da senatore. Perché è assurdo che i senatori abbiano accettato di sedere per anni accanto a una persona della quale erano note le cose che sono note del sen. Cuffaro.

E si badi, questo non c’entra nulla con il rispetto e l’umana pietà che si devono anche al sen. Cuffaro. Pietà e rispetto non negano, ma affermano e impongono l’obbligo della verità e della decenza.

Così come in nessun Paese civile il Presidente della Camera (allora Casini), mentre un Tribunale entra in camera di consiglio per condannare un altro senatore (Dell’Utri) dichiara a stampa e televisioni che lui ha telefonato all’imputato per dargli la sua solidarietà.

Ma in quale Paese il Presidente della Camera dà pubblica solidarietà al mafioso imputato invece che ai giudici?

In un Paese normale esistono mille strumenti di controllo della legalità, della correttezza, della decenza collettiva. In Italia sono rimasti solo i processi penali.

Questo è il sintomo certo di un degrado collettivo gravissimo. Estremo.

Devono essere stati davvero bravi i nostri Padri costituenti se il sistema che hanno messo su ha fatto sì che ancora oggi, nonostante da anni governi di tutti i colori si siano impegnati attivamente giorno e notte a distruggere ogni speranza di giustizia (è di questi giorni la notizia che il Ministro della Giustizia (???) ha confermato che la legge sul c.d. “processo breve” andrà avanti), ci sia ancora qualche processo che va avanti.

Ma non durerà.

Primo perché anche la magistratura è composta da italiani e, dunque, per dieci Bocassini ci sono cento Curtò, cento Squillante e cento che, senza che siano stati ancora accertati reati a loro carico, mantengono condotte come quelle che hanno portato pochi mesi fa il Procuratore Aggiunto di Roma (mica un Giudice di Pace di periferia) a dimettersi frettolosamente senza che la magistratura abbia detto una sola parola di coraggio e sincerità sui retroscena di quella vicenda.

Secondo, perché non è pensabile una giustizia “contro il popolo”.

Se il popolo trova accettabile la disonestà e la menzogna, se vuole al potere le persone peggiori, se trova che una vicenda di prostituzione minorile possa essere oggetto di barzellette e luoghi comuni, invece che di indignazione, se ben 315 deputati sono disposti a sostenere che la telefonata in Questura per fare liberare Ruby è stata fatta per superiori interessi di Stato, allora non si potrà per troppo tempo continuare a fare giustizia “In nome di questo Popolo”.

E’ vero che il “Popolo Italiano” in nome del quale pronuncio le sentenze non è la somma dei cittadini presenti oggi sul suolo patrio, ma l’“anima” di quel popolo descritto nella Costituzione, ma se si può accettare che il popolo sperato dai costituenti sia una aspirazione più che una realtà, non si può reggere a lungo al fatto che sia ridotto a una ingenua illusione.

Frattanto, peraltro, più il malaffare occupa tutti i gangli vitali dello Stato più disarticola l’amministrazione della giustizia e più trasforma la legge da razionale strumento di giustizia a disonorato strumento del potere. Le leggi ad personam non sono leggi, sono abusi contro la legge.

In un contesto così tutto perde senso e il Paese sprofonda in un baratro del quale sembra non cogliere la profondità, dando luogo a uno spettacolo simile ai passeggeri del Titanic che ballavano sul ponte mentre la nave affondava.



(La prima parte)



14 commenti:

siu ha detto...

Quel reiterato "In un Paese civile..." ha su di me l'effetto di una gragnola di pugni allo stomaco. Perchè ciò che normalmente nelle democrazie evolute costituisce il grado zero, il livello minimo, acquisito e sedimentato al punto da apparire scontato (anche se scontato in realtà non è mai), intendo l'essere, appunto, un Paese civile, per l'Italia si è diabolicamente trasformato in un sogno lontano, un desiderio struggente e impossibile, una chimera la cui traduzione in realtà fatico persino ad immaginare quali tempi e sforzi titanici ormai comporti. Sarò pessimista, a questo punto anzi spero di esserlo, ma le metafore che mi vengono in mente non si allontanano da vuotare il mare o spostare una montagna. Décrocher la lune, cantava Edith Piaf, in un Inno all'amore che da parte mia continuerò a rivolgere a questo Paese, perchè questo Paese siamo noi, e voglio che torni ad essere quelle tre, fondamentali parole: un Paese civile.

Anonimo ha detto...

salve, ho trovato molto interessante quest'editoriale, ancor di più perchè sono una studentessa di giurisprudenza, sono quasi alle porte della laurea, e ho scelto di scrivere la tesi in diritto processuale penale, proprio per analizzare il principio di non colpevolezza e la regola trattamentale. mi interesserebbe molto realizzare dei paragrafi sulla questione morale, analizzare quanto sia importante,anche nel'ottica di proteggere il rapporto società-politica, che gli uomini politici facciano "dei passi indietro" e si dimettano laddove indagati per importanti reati penali(seppur nell'esistenza del 27.2 Cost).
volevo chiederLe se poteva consigliarmi degli spunti dottrinali che trattano l'argomento.
La ringrazio, e complimenti per il blog

menici60d15 ha detto...

Segnalo il commento:

Obbedienza alle regole e obbedienza delle regole

http://menici60d15.wordpress.com/

Pierluigi Fauzia ha detto...

"La storia dimostrerà che la maggiore tragedia di questo periodo di transizione sociale non è il clamore stridente dei malvagi, ma lo spaventoso silezio dei buoni"

M.L. King

Venturi Tonino ha detto...

Egregio Dott. Lima La ringrazio di tutto. Del suo impegno, del suo coraggio, del suo amore e passione per la giustizia e per i veri valori di una società civile. In modo semplice e reale ci racconta nei suoi articoli le verità di ciò che sta accadendo intorno a noi. Il popolo è immerso nelle tenebre, nella menzogna: le sue parole sono un raggio di luce che danno speranza e gioia. Da parte mia cercherò di divulgarle il più possibile. Grazie ancora tanto e cordiali saluti.
Venturi Tonino – Gatteo FC - venturitonino@gmail.com

Anonimo ha detto...

A quanto pare il popolo non conta proprio niente.
Il premio di maggioranza se lo sono preso e tenuto.
Questa indecenza dovrebbe essere incostituzionale. Usciremo mai da questo incubo?
Alessandra

Anonimo ha detto...

In nome di quale popolo.....
Oggi ho sentito che nel decreto milleproroghe è previsto che le spese della protezione civile dovranno essere approvate dal ministro dello sviluppo e dalla corte dei conti. Mentre restano invariate le procedure dei grandi eventi inseriti di straforo nella legge per la protezione civile.

Barbara M. ha detto...

Leggo che il segretario di MD ha invitato i magistrati a non colllaborare più con il ministro Alfano ("Colleghi, fuori da via Arenula"). Al Ministero della Giustizia ci sono più di 80 magistrati, in posizioni apicali e fiduciarie rispetto al potere politico. Sono magistrati tutti i capi dipartimento, la maggior parte dei direttori generali, molti dirigenti, gli ispettori che poi vengono mandati negli uffici giudiziari. Per la prima volta, un esponente di MD prende posizione contro questa occupazione di cariche di sottogoverno, ma lo fa in modo strumentale. Non si può collaborare con ‘questo’ ministro, ma con altri sì, lo si può e lo si è sempre fatto. Al tempo di Mastella, la lottizzazione delle cariche al Ministero tra le varie correnti dell’ANM fu addirittura scientifica.
Sarebbe stato più onesto e più degno dire che un magistrato non deve assumere incarichi amministrativi e parapolitici, e deve fare il lavoro per il quale è stato assunto e pagato: l’esercizio della giurisdizione, evitando contiguità con il potere che sono imbarazzanti e compromettenti.

Anonimo ha detto...

In quale paese civile un magistrato come il Dott. Apicella viene sospeso e privato dello stipendio come l'ultimo dei delinquenti solo per avere compiuto il suo lavoro in rispetto della nostra Costituzione?
Gli insulti che Berlusconi rivolge alla Magistratura non sono nulla in confronto all'insulto che gli appertenenti alla Magistratura delCSM hanno fatto alla Magistratura definendo pubblicamente il Dott.De Magistris e la Dott.ssa Forleo"cattivi Magistrati".Paese civile?Stato di Diritto?Questo stiamo pagando noi cittadini onesti e con noi tutti i nostri amati Magistrati onesti.Nei momenti di più profondo scoraggiamento mi dico:"ragazza ricordati che non siamo in India ma in Italia, paese di clementine e non di vacche!!!"Per il bene del nostro Paese sono sicura che la Magistratura si riprenderà in mano la sua autonomia e torneremo ad essere un bel Paese civile che sa appezzare gustosi frutti come le "clementine". Pax et Bonum dina riccioni

Marinella Andrizzi Roma ha detto...

(seconda parte)
Qui, ormai, si sta giocando su banali, per non dire cretini, nonsensi. Chi si ostina a considerare l’intercettazione cone una violenza sulla propria “privacy”, o è totalmente idiota, oppure … è uno che commette abitualmente crimini.
E ormai siamo, non all’attentato, bensì proprio al totale attacco contro la sicurezza dello Stato e della Costituzione e con l’uso della violenza. Perché per violenza, non si può intendere solo ed esclusivamente l’uso di armi propriamente dette. Esistono infiniti modi per applicare violenza in ciò che si fa.
Violenza, e delle peggiori, è privare noi giovani del diritto al futuro.
Violenza è abrogare la meritocrazia e l’uguaglianza dei diritti.
Violenza è quella che subiamo ogni giorno attraverso telegiornali manipolati ed ogni genere di menzogne che vengono regolarmente e sfrontatamente sfornate da chi, invece, dovrebbe garantire tutt’altro.
Violenza è l’assistere, totalmente indifesi, alle ingiurie e alle intimidazioni a voi rivolte da chi pretende il diritto a delinquere impunemente.
Violenza è togliere ai cittadini ogni possibilità civica di partecipazione alla cosa pubblica.
Violenza è il disgregamento sociale cui stiamo assistendo.
Violenza, sarà il bloccare la totalità dei processi in corso, solo per poterne bloccare alcuni.
Violenza è il dover dire ad un cittadino offeso che non potrà mai più ottenere giustizia.
Violenza è ammettere che un “quisque de populo” (e chi se ne frega di quanti soldi abbia, specie se rubati alla collettività) debba essere diverso da tutti gli altri, restando impunito.
Io non studio legge e, men che meno, capisco qualcosa di diritto, ma è impossibile non chiedersi come tutto ciò sia reso possibile.
Non capisco come l’insieme di tutto questo, non rappresenti e non sia considerato un reato. Un reato contro l’intera popolazione!
Non capisco come sia possibile che chi commette un crimine, possa cambiare, da indagato, le leggi che lo colpiscono.
Quando si commette un crimine, è la volontà di perseguire il fine criminoso che va colpita. Se la legge cambia, non cambia la volontà che ha animato chi ha commesso il crimine prima di tale cambiamento.
Chiunque arrivi a rivestire una carica come quella di Presidente del Consiglio, può tranquillamente trasformare la politica, in seno alla società civile, in una associazione per delinquere? Può, se indagato per un crimine, eliminare la legge che lo accusa? Io non credo! Non posso e non voglio crederlo!
Eppure, in conclusione di questo mio stupido sfogo, l’insieme distruttivo dei reati, dei soprusi e delle indegnità, sono sotto gli occhi di tutti. Non da ultimo, l’esempio costantemente distruttivo sotto il profilo morale del nostro Presidente del Consiglio ( e non solo suo), nei confronti di noi giovani, soprattutto verso i giovanissimi, è tutt’altro che costituzionale, visto che nella Costituzione italiana si fa esplicito riferimento alla condotta morale di chi pretende di gestire la cosa pubblica.
Per me, giustizia, significa impedire tutto ciò. E i magistrati dovrebbero essere i guardiani di questa giustizia così attualmente bistrattata.
Ma forse, sono solo un’illusa?
Forse, dovrò semplicemente continuare ad aver paura e abituarmi all’idea che non esiste alcuna giustizia?
Però … voi ancora esistete, vero?
E allora, vi prego, fate in modo che la mia vita e quella di tutti i giovani, non debbano essere delle vite sprecate, inutili e gettate dalla finestra.
Fate che per noi, la parola “futuro”, non sia un mero suono privo di un reale significato tangibile.
Mi scuso per lo sfogo e spero che, almeno, vogliate gradire i miei saluti.
Marinella Andrizzi Roma

Marinella Andrizzi Roma ha detto...

Cari magistrati,
questa è la seconda volta che vi scrivo. La prima un paio di anni fa.
Ora le cose sono peggiorate ulteriormente e, proseguendo in tal senso, presto si arriverà al tracollo totale.
Io ho solo 20 anni e non ho pratiche esperienze lavorative. Solo quelle scolastiche prima, e universitarie poi.
Ma ciò non mi ostacola nel rendermi conto del baratro che si apre, ogni giorno di più, davanti ai miei occhi. Davanti alla mia vita.
Forse vi sembrerà strano, ma un cittadino, un semplice cittadino, ormai vede in voi l’ultima speranza rimasta. L’ultimo confine tra legalità ed illegalità. Se esiste ancora questo confine.
Siamo vittime ed ostaggi in mano ad un sistema politico irrefrenabilmente proiettato verso la più totale corruzione sistematica che mai sia stato perpetrato ai nostri danni. Aggravato da una sempre maggiore disinformazione o distorsione e manipolazione dell’informazione stessa.
Disinformazione usata come panacea analgesica per le menti dei cittadini già fin troppo manipolate da questo perverso sistema capace solo di sfornare criminali, indagati, accusati, processati, pregiudicati da portare agli onori delle dirigenze della vita politica nazionale, regionale, provinciale e comunale.
In pratica, siamo governati da una coalizione di maggioranza che altro non è se non un’associazione per delinquere istituzionalizzata.
Fin da quando sono nata, non ho conosciuto altro che il berlusconismo e, vi assicuro, è come vivere immersi in un incubo che sembra non aver mai fine.
Un incubo che ha precluso ogni possibilità per i giovani, o per rassegnazione, o per assorbimento di quel nulla che si propala da questo “modus vivendi et operandi” di questo sistema malato sempre più chiuso in difesa di interessi personali di pochi.
Ogni giorno che apro gli occhi ho paura di leggere un giornale, per i costanti giri di vite che si susseguono e che indeboliscono sempre più il sistema democratico e che precludono sistematicamente la libertà di ognuno.
Attacchi sistematici che porteranno ad un unico punto di arrivo: la distruzione della società civile e della giustizia.
Attacchi tesi esclusivamente all’ottenimento di una immunità a delinquere. Una politica tendente alla libertà di crimine.
Stiamo vivendo un periodo storico particolarmente difficile, specie quando si convive con un governo inetto e indaffarato solo alla protezione di interessi privati tutt’altro che popolari. Anziche correre ai ripari di questa crisi economica che è lasciata priva di ogni controllo.
Un governo che, anziché cercare di salvaguardare la nazione e gli interessi dei cittadini, tenta solo di tutelare gli interessi economici e giudiziari di uno solo: Silvio Berlusconi. Anche se questo, poi, rappresenta la punta emersa di un iceberg.
Un governo che come soluzione alla crisi economica, prospetta l’abolizione delle intercettazioni e l’ulteriore riduzione dei tempi processuali.
Ma a me semplice cittadina, che me ne frega d’essere intercettata? Chiaro è che ciò interesserà solo ed esclusivamente chi commette reati!
Fosse solo per me, e se fosse qualcosa di realmente faqttibile, vi darei tranquillamente l’autorizzazione ad intercettarmi a vita. Mi sentirei, non violata nella mia riservatezza, ma protetta!

Francesca ha detto...

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache_e_politica/Magistrato-Pasquin-condannata-anni/28-02-2011/1-A_000181753.shtml

Finalmente...
C'e' un giudice a Salerno!
Francesca

siu ha detto...

@Marinella
Il suo è davvero tutt'altro che uno stupido sfogo, direi piuttosto un'analisi della situazione, e una serie di considerazioni, tanto lucide quanto dololorose, che le fanno onore.
Coraggio.

Anonimo ha detto...

Complimenti per l'articolo dott.Lima.Un solo pensiero vorrei esprimere dopo la lettura dei vari commenti.....La candidatura del Dott.De magistris a sindaco di napoli è dare ragione a chi ha sempre sostenuto che la magistratura è troppo presente nella politica di potere... da magistrato d'assalto a politico di fama come il suo super visore tanto acclamato da un pubblico sempre più cieco e sordo nonostante le evidenti manovre...In questo bellissimo paese se si vuole ripartire per ricostruire un qualcosa di più o meno giusto si deve iniziare dal ministero della giustizia (non parlo solo di riforme strutturali)ma a 360 gradi perche altrimenti tutte le migliorie che possiamo apportare ai nostri sistemi saranno sempre vane perche facilmente attaccabili da quella parte di potere che rema contro ogni forma di società civile e democratica.