«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 21 gennaio 2010

Craxi al netto delle tangenti

da Voglioscendere del 18 gennaio 2010





Trascrizione:

Buongiorno a tutti, siamo nel pieno delle celebrazioni di Bettino Craxi, mi sono un po’ stufato di ricordare le tangenti che prendeva, anche perché l’abbiamo già fatto in queste ultime settimane e poi ci viene autorevolmente raccomandato e stiamo aspettando tutti con ansia il messaggio del Capo dello Stato, per celebrare degnamente il decennale del latitante, che bisogna andare oltre le vicende giudiziarie e che bisogna dare un giudizio politico, perché naturalmente un uomo politico non può essere ridotto soltanto alle condanne e ai processi.

La scalata al Partito Socialista

E’ vero, Craxi non ha avuto soltanto condanne e processi, Craxi è stato anche altro: ha fatto politica, da questo punto di vista vale sempre la vecchia battuta di Grillo, che nella Prima Repubblica di solito prendevi un politico e, dopo un po’, diventava un ladro, mentre nella seconda di solito prendi un ladro e dopo un po’ diventa un politico. Certamente Craxi quando ha iniziato a fare politica non l’ha fatta per rubare, ha cominciato a rubare mentre faceva politica e su Il Fatto Quotidiano ho pubblicato un’intervista del 93 di Fabrizio Cicchitto, che non era craxiano, era socialista lombardiano, ma fu messo da parte nel Partito Socialista dopo l’81, quando si scoprì che era iscritto alla Loggia P2. Cicchitto è un raro caso di socialista espulso da Craxi, messo ai margini da Craxi per indegnità morale e per la sua iscrizione alla P2 e infatti, rancoroso nei confronti di Craxi per essere stato sbattuto fuori per dieci anni e recuperato soltanto nel 92, Cicchitto nel 93 diede un’intervista - pensate un po’ - a Augusto Minzolini, l’attuale direttore del TG1, che all’epoca era cronista de La Stampa e, in quell’intervista, Craxi veniva dipinto da Cicchitto come poco meno o poco più di un malfattore. Se la trovo, ho qui Il Fatto di questi ultimi giorni, un piccolo brano ve lo devo regalare, perché? Perché Cicchitto ricorda come Craxi scalò il Partito Socialista quando, alla fine degli anni 70, sembrava che non ce la dovesse fare a prendere il potere e poi invece ce la fece per pochissimi voti e, disse Cicchitto, quei pochissimi voti se li era comprati, aveva praticamente lanciato un’Opa sul Partito Socialista con quali soldi? Eh, con i soldi del conto protezione, ossia con i soldi che gli aveva pagato il Banco Ambrosiano, grazie ai buoni uffici di Licio Gelli e di Roberto Calvi. Conseguentemente, se andate sul sito antefatto, o ilfattoquotidiano.it la trovate integrale quell’intervista. Cicchitto disse, “ quando scoprimmo che Craxi aveva questo ben di Dio messo a disposizione sul conto svizzero, il famoso conto protezione, da Licio Gelli e Roberto Calvi beh, capimmo che non ce l’avremmo fatta”. Dice anche che Pietro Nenni gli mandò una lettera nella quale gli intimava di dimettersi, a Craxi, ma che quella lettera fu fatta sparire: lo dico, perché chi sta a Roma vede in questi giorni la città tappezzata di manifesti in cui si vede Craxi giovane e Nenni vecchio con il bastone. Il rapporto tra i due era appunto che il vecchio patriarca, sdegnato nei confronti di Craxi, aveva mandato una lettera per intimargli di dimettersi, lettera che poi è stata fatta sparire, ma in quel partito l’abitudine a fare sparire molte cose era diffusa. Però ci dicono che non ci sono soltanto le tangenti, c’è anche la politica, c’è anche altro e conseguentemente, per dare un giudizio complessivo su Craxi, bisogna valutare il suo ruolo politico: lo scrive ancora questa mattina L’Ambasciatore Romano in uno dei suoi pezzi solitamente ambigui, dove dà un colpo al cerchio e uno alla botte e penso che possiamo benissimo parlare solo esclusivamente, oggi, della politica di Craxi, per vedere se ha portato bene o ha portato male all’Italia: in fondo stiamo parlando di un signore che ha imperversato nella politica italiana per quasi venti anni come leader del partito, come ago della bilancia dall’alto del suo 12 o 14% della politica italiana, come Presidente del Consiglio tra l’83 e l’87 e come parlamentare fino al 1994, quando non si ricandidò perché sepolto sotto le vicende giudiziarie e invece scappò all’estero.

Il presidente del debito

Vediamoli, dunque, questi grandi meriti politici che ha avuto Craxi al netto delle tangenti, perché è un po’ ricattatorio questo modo di giudicare e di dire che non bisogna pensare soltanto alle tangenti, ma anche alla politica: intanto, se uno prende tangenti è un tangentaro e poi è chiaro che anche il mostro di Firenze credo abbia offerto qualche brioches a qualche bambino povero, o abbia aiutato qualche vecchina a attraversare la strada, eppure rimane sempre il mostro di Firenze!
In ogni caso cediamo pure a questo ricatto e parliamo dei grandi meriti politici che, secondo alcuni, ne farebbero un grande statista, paragonato addirittura a De Michelis o a De Gasperi, o paragonato ieri sera da Claudio Martelli a qualcosa di meglio rispetto a Berlinguer e dal Ministro Sacconi a un genio praticamente, a un numero uno della politica italiana. Credo che, stringi stringi, le uniche due cose positive che personalmente riesco a intravedere in quei quasi venti anni di leadership nazionale Craxi le abbia fatte quando si è opposto al nucleare e ha patrocinato il referendum contro il nucleare e, in parte, quando ha dato un colpo all’inflazione stroncando, smantellando la scala mobile. Sul secondo punto il fine giustificava i mezzi forse, visto che avevamo un’inflazione più vicina al 20% che al 10%, ma non dimentichiamo che stroncare la scala mobile voleva dire sganciare lo stipendio, il salario dei lavoratori dipendenti dal costo del lavoro e quindi, naturalmente, hanno perso di potere d’acquisto gli stipendi dei lavoratori, tanto per cambiare si è deciso di far pagare ai più poveri i disastri della finanza pubblica, che non erano colpa loro, per dare uno scrollone ai sindacati, che sicuramente avevano delle grosse responsabilità. Quanto al nucleare, non so se avete notato, ma tutti i fans di Craxi di oggi se la dimenticano quella faccenda del nucleare, del no dei socialisti al nucleare, che poi portò al referendum che fu vinto dai nemici del nucleare e infatti oggi tutti i fans di Craxi sono per il nucleare e sorvolano sul fatto che Craxi era contro. Al di là di questo, francamente non vedo nessun motivo per parlare di meriti politici, al netto delle tangenti: cominciamo dal debito pubblico. Per fortuna, sia pure nascosto in fondo a una pagina, a pagina 17 de Il Corriere della Sera di giovedì, Salvatore Bragantini, economista molto in gamba, molto esperto, ci ricorda che cosa ha fatto Craxi per il debito pubblico e dice “ il caso Grecia ora tiene banco, ma è solo l’inizio, tutti i Paesi dell’Eurozone a alto debito - si fa più presto a dire chi non c’è - sono condizionati dai vincoli di Maastricht , svuotare i quali vorrebbe dire silurare l’Euro. Non è loro preclusa solo la leva della politica monetaria, anche lo spazio per quella fiscale si fa impervio, non c’è una lira, i soldi (pochi) vengono spessi per pagare gli interessi sul debito e quindi non c’è trippa per tagliare le tasse. Si può giostrare solo a parità di gettito e la manovra è limitata dalle norme dell’Unione Europea, per esempio per l’Iva. In questo frangente, cosa fare in concreto per restare un grande Paese, senza farsi pian piano relegare nella serie inferiore? Un’opinione pubblica disinformata potrebbe reagire prendendosela con l’Europa, mentre in realtà ce la dobbiamo prendere con noi stessi e, soprattutto, con chi oggi celebra Craxi.” E ricorda, Bragantini, che “ il risanamento morale, utile in sé, darebbe anche un robusto contributo a quello economico”, perché l’immoralità pubblica, la corruzione pubblica che porta aumenti di spesa pubblica sono, in realtà, all’origine del boom del nostro debito punto di riferimento, che non è sempre stato alle stelle: ha cominciato a andare alle stelle a partire dal 1980, cioè da quando imperò sull’Italia per dodici anni il famoso Caf (Craxi, Andreotti, Forlani). Se ci fosse ancora una classe dirigente degna del nome, anziché assistere in un silenzio forse non imbarazzato, ma certo imbarazzante alla rivalutazione di Bettino Craxi, questa classe dirigente ricorderebbe al Sindaco di Milano, che vuole dedicargli una via o un parco, alcuni fatti stranoti nelle metropoli straniere che ama frequentare la signora Moratti. Lasciamo pure stare i gravi reati per cui Craxi è stato condannato e che paiono divenuti trascurabili, c’è molto di più: sotto la guida politica sua e di De Mita, che oggi non a caso ne canta le gesta, il nostro debito pubblico è volato dal 60 al 120% del Pil, in dodici anni è raddoppiato il rapporto tra debito e prodotto interno lordo; di qui il macigno che tutt’ora grava sulle spalle del Paese e ne frena lo sviluppo, sapete che quel debito lo paghiamo con 80 miliardi di Euro all’anno di soli interessi. Nell’éscalation del debito ebbe il suo bel peso l’aumento dei costi delle opere pubbliche dovuto alle tangenti, scoperte grazie a Mani Pulite: quei costi, in seguito alle indagini, crollarono di botto e chi allora accusò il colpo ce lo restituisce con gli interessi. Nel 1992, quando crollò la Prima Repubblica sotto i colpi delle tangenti e poi si travestì da Seconda Repubblica grazie a quel grande gattopardo che è Berlusconi, un chilometro di metropolitana a Milano costava 192 miliardi, nello stesso periodo a Amburgo un chilometro di metropolitana costava 45 miliardi, meno di un quarto. In quel periodo il passante ferroviario di Milano costava 100 miliardi a chilometro e è stato realizzato in dodici anni; nello stesso periodo il passante ferroviario di Zurigo è costato la metà, 50 miliardi a chilometro, e ha richiesto la metà del tempo per i cantieri (sette anni, anziché dodici). E’ così che nasce il boom del debito pubblico che, nell’80, era il 60% del Pil, nell’83 era già il 70% del Pil, nell’83 Craxi diventa Presidente del Consiglio, ci rimane quattro anni, è il governo più lungo della Prima Repubblica, in quei quattro anni il rapporto tra debito e Pil passa dal 70 al 92% e, in termini liquidi, il debito pubblico passa da 400 e qualcosa mila miliardi a un milione di miliardi in quattro anni, gli anni del governo Craxi. Dopodiché, negli anni dei governi Goria e De Mita, il rapporto debito /Pil balza ulteriormente dal 92 al 118%, che è il valore che ha praticamente oggi, perché abbiamo avuto qualche anno di risanamento grazie alle politiche del centrosinistra, soprattutto dei Ministri Ciampi e Padoa Schioppa e poi abbiamo avuto invece lo sfondamento del centrodestra che, guarda caso, ha affidato l’economia nelle mani degli stessi che collaboravano con Craxi ai tempi in cui veniva scavato il grande buco del debito pubblico: oggi la nostra economia è nei mani dei Tremonti, dei Brunetta e dei Sacconi, cioè degli stessi consulenti economici di Craxi e De Michelis, che all’epoca stavano scavando quel gigantesco buco che ancora non siamo riusciti a riempire. “Craxi politicamente ebbe ragione su diversi punti: per esempio, sulla scala mobile e, chi era privo di paraocchi ideologici lo vide subito”, scrive ancora Bragantini, “ma non uscì di scena solo per i reati: soprattutto perché ci stava trascinando nell’abisso. Non era il solo, ma la sua riabilitazione, oltre a reiterare il teorema per cui la magistratura rossa dà la caccia ai politici, sancisce anche ufficialmente l’inanità del tentativo di sfuggire a ruberie e malgestione, è questa la cosa più grave e dà il senso di un Paese che ha smarrito con la memoria la bussola dell’interesse generale. Tutti quelli che nelle aziende esportatrici si dannano a recuperare la competitività perduta dovrebbero pensarci bene, prima di avallare con il silenzio la restaurazione. Se poi Milano dovrà davvero scegliere una via da dedicare a Craxi, cambiamo nome a quella oggi intitolata Giorgio Ambrosoli: daremmo icasticamente l’idea di come ci siamo ridotti e del futuro che ci stiamo preparando”, scrive il grande Bragantini, seminascosto in fondo a pagina 17 de Il Corriere della Sera.

Craxi e le partecipazioni statali

Vediamo altri meriti dello statista Craxi: ricorderete, per esempio, le partecipazioni statali, erano le imprese dello Stato, ce ne era una in particolare che si chiamava Sme e perdeva migliaia di miliardi ogni anno per produrre panettoni e pomodori pelati di Stato.
Era la grande Finanziaria alimentare dell’IRI, che conteneva nella sua pancia i marchi di Motta, Alemagna, Cirio e era gestita dai partiti, quindi era gestita con i piedi e noi, ogni anno, ripianavamo i buchi della Sme: ecco perché Prodi saggiamente, nel 1984, decide di privatizzarla, la mette sul mercato, chiede se c’è qualche privato disposto a prendersi quel carrozzone puzzolente e maleodorante. Ebbene, si fa avanti la Buitoni, unica offerente, la Buitoni di De Benedetti: Craxi per ragioni politiche, ossia perché odiava De Benedetti, decide di bloccare la privatizzazione della Sme, incaricando Berlusconi, Barilla e Ferrero di, obtorto collo, presentare una controfferta rispetto a quella della Buitoni, per altro fuori tempo massimo, in modo da mandare a monte il preaccordo che la Buitoni ha stipulato con l’IRI. Risultato: va tutto a catafascio, la Sme rimane nelle partecipazioni statali e gli italiani per anni hanno continuato a ripianare migliaia di miliardi di debiti a quell’azienda pluridecotta , che Prodi saggiamente aveva trovato a chi affidare per liberare lo Stato da quel bubbone purulento. Questo sarebbe il modernizzatore, uno che non ha mai privatizzato neanche un canile: io non sono un fanatico delle privatizzazioni, ci sono cose che debbono rimanere pubbliche, ma i panettoni di Stato e i pomodori pelati forse potevano essere privatizzati e gestiti meglio! Craxi si opposte e perché si oppose? Perché le partecipazioni statali erano delle aziende che venivano gestite dagli uomini dei partiti, la DC e il PSI e i partiti usavano le aziende pubbliche come vacche da mungere, le depredavano per rubare, venivano finanziati da aziende pubbliche anche se era vietato dalla legge che essi stessi avevano approvato nel 74: quella del finanziamento pubblico dei partiti, che consentiva ai partiti di ricevere contributi da aziende private, ma non da aziende pubbliche. E invece Craxi usava le partecipazioni statali come se fossero il cortile di casa sua: ci metteva i suoi uomini, il famoso Di Donna, i famosi Cagliari, Bitetto, Necci e poi ciucciava i soldi, questa è la ragione per cui alimentò l’impresa pubblica anche laddove non se ne sentiva il bisogno, perché rubavano i soldi pubblici dalle aziende pubbliche. Pensate alla RAI, pensate a che cosa era la RAI nel periodo della lottizzazione più feroce dei partiti: si dirà “ c’è anche adesso”, sì, ma non è una buona ragione per dire che era buono quello che facevano allora o per dire che, dato che si fa male adesso, allora va bene tutto, la RAI ha cominciato a diventare - e ne sa qualcosa Beppe Grillo, tra l’altro - una protesi dei partiti proprio in quegli anni, quando tra l’altro non c’erano più neanche grandi partiti che segnalavano grandi personalità, come era accaduto nel passato in televisione, ma c’erano partiti che segnalavano mezze calzette, le loro amanti, i loro amici, i loro portaborse etc., per ottenere in cambio quello che avete visto ancora l’altra sera da Giovanni Minoli. La stessa cosa accadde nel settore televisivo privato: se oggi non abbiamo un libero mercato nella televisione privata, se oggi non abbiamo un antitrust nella televisione privata, se oggi abbiamo una mostruosa concentrazione nelle mani del signor Berlusconi, lo dobbiamo a Bettino Craxi, che cominciò a salvarlo con i due famosi decreti dell’84, quando i pretori tentarono di fare rispettare la legge a Berlusconi e Craxi neutralizzò le ordinanze dei pretori con due decreti chiamati Berlusconi e poi, nel 1990, quando perdemmo la grande opportunità di avere una legge antitrust sulla televisione, perché la Legge Mammì alla fine diventò una fotografia del trust esistente, tre reti aveva Berlusconi e tre reti potè tenersi vita natural durante. A chi lo dobbiamo tutto questo? A Craxi, il grande modernizzatore che ha creato il più mostruoso monopolio, soltanto perché il monopolista era il suo amichetto che gli pagava 21 miliardi, o forse di più, 21 sono stati trovati, estero su estero. Ecco perché la corruzione non può essere disgiunta dall’azione politica, perché queste scelte politiche venivano fatte da uno che poi si faceva pagare: ecco perché il corrotto non è staccabile dall’attività politica, perché la corruzione richiede qualcosa in cambio e quel qualcosa in cambio erano le politiche che hanno ridotto l’Italia a un Paese pseudosovietico, per quanto riguarda la televisione, visto che abbiamo il potere politico che controlla la televisione e questo è cominciato grazie a Craxi, il berlusconismo lo dobbiamo a Bettino Craxi. La stessa cosa è accaduta nell’editoria quando, raccomandato da Craxi, Berlusconi si impossessò della Mondadori e si impossessò della Mondadori grazie a magistrati romani che facevano parte dell’harem di Cesare Previti e da dove viene Cesare Previti? Dal Partito Socialista, era Consigliere di amministrazione di Lalenia, ai tempi in cui Lalenia era un feudo socialista, tutto si tiene.. il giudice Squillante, il giudice che aveva 9 miliardi sui conti svizzeri, il giudice corrotto da Previti, anche se poi l’ha fatta franca grazie alla prescrizione, ebbene il giudice Squillante era il consigliere giuridico di Craxi a Palazzo Chigi, un giudice con i conti all’estero comunicanti con i conti di Previti e della Fininvest. Ecco perché a Roma i processi non si facevano mai e Craxi fu beccato dalla Procura di Milano: perché a Roma i giudici erano capitanati - capo dei G.I.P. - da Renato Squillante, consulente giuridico di Craxi, pappa e ciccia con Craxi, ecco perché la corruzione non può essere disgiunta dalla politica! Pensate soltanto alle politiche sulla droga che ha fatto Craxi: la prima legge proibizionista in materia di droghe è proprio la legge che fu fatta, la famosa Iervolino /Vassalli, che fu imposta da Craxi, che poi era legato ai peggiori personaggi delle comunità, da Don Gelmini a Muccioli, vengono tutti di lì, dal craxismo. La penalizzazione delle droghe anche leggere, il proibizionismo più retrivo, pensate all’imbarcata di extraparlamentari di sinistra che fece il Partito Socialista, che si importò i Boato, i Liguori, i Sofri, tutti socialisti erano diventati quando lotta continua chiuse i battenti! Pensate alla politica istituzionale di Craxi, che lanciò per primo il presidenzialismo, l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, perché naturalmente la voleva disegnare sulle proprie caratteristiche, voleva diventare Presidente della Repubblica con il plebiscito, è lui che ha cominciato a picconare la Costituzione, è lui che per primo, nel 1980, insieme a Giulano Amato, suo degno consulente su queste questioni, ha lanciato la proposta della grande riforma: che cosa era la grande riforma? Era la trasformazione dell’Italia in una Repubblica presidenziale craxiana, è lui che ha cominciato a diffondere il virus dell’ostilità ai valori costituzionali e è lui il primo politico importante del governo a attaccare in Parlamento la magistratura. Oggi ci sembra normale che i politici attacchino la magistratura, non fanno niente altro: all’epoca non si usava, i democristiani se ne guardavano bene, chi aveva fatto parte della Costituente e aveva mantenuto quella tradizione si guardava bene dal delegittimare gli altri poteri, mica per ragioni di onestà di impeccabilità, per ragioni di autoconservazione. Se un potere comincia a distruggere gli altri, gli altri distruggeranno quel potere lì, il potere non può delegittimarsi, le istituzioni tra loro non si possono delegittimare, Craxi fu il primo a rompere il galateo istituzionale e costituzionale e quando cominciò a attaccare i magistrati? Quando fu arrestato per reati valutari nei primi anni 80 Roberto Calvi, il responsabile del più grave crack della storia d’Europa prima del crack Parmalat, ovviamente, il crack dell’Ambrosiano, che mandò sul lastrico migliaia, migliaia e migliaia di famiglie e Craxi, invece di ringraziare i magistrati, che avevano beccato il bancarottiere Calvi, il quale aveva depredato le casse dell’Ambrosiano per compiacere la mafia, la P2 e tutto quel giro losco che c’era intorno, Craxi attaccò i giudici in Parlamento, dicendo che rovinavano l’economia! Cioè l’economia, che era stata appena rovinata dal più grave crack mai visto nella storia d’Italia, veniva rovinata dai giudici che avevano scoperto il crack e il colpevole del crack: questo fu un attacco violentissimo, che segnò una rottura, molti che prima votavano socialista non votarono più socialista, quando sentirono che Craxi difendeva Calvi e poi si scoprì perché Craxi difendeva Calvi, perché in Svizzera, sul conto protezione, Calvi gli aveva appoggiato, grazie ai buoni ufficio di Licio Gelli, una mazzettona di una decina di miliardi dei primi anni 80, una cifra spropositata! Ecco perché ancora una volta la corruzione non può essere disgiunta dall’attività politica: perché Craxi difende un figuro come Calvi? Perché prendeva i soldi da Calvi! La gestione interna del partito, l’insofferenza del dissenso, il partito cesarista, il partito mussoliniano nella Repubblica italiana l’ha inventato Craxi, il quale espelleva gli oppositori e reprimeva il dissenso interno: nel 1981 ha cacciato gente onesta e perbene, oltre che grossi intellettuali come Codignola, Bassanini, Enriquez Agnoletti, Leon, Veltri e altri dirigenti chiamandoli “ piccoli trafficanti della politica”: pensate, Craxi che dà del piccolo trafficante della politica a gente onesta, accusandola di intelligenza con il nemico! Non si sa chi fosse il nemico, perché li ha cacciati? Perché avevano sollevato la questione morale, la stessa questione morale che aveva sollevato Berlinguer dopo che, nelle liste della P2, erano stati trovati molti socialisti craxiani e lombardiani, nel caso di Cicchitto. Pensate ai faccendieri che si aggiravano nell’éntourage di Craxi, ora la figlia pietosamente dice “ mio padre si fidò delle persone sbagliate, che tradirono la sua fiducia”: certo, era uno sprovveduto, un ingenuo! E’ stato subornato, era circondato da un’associazione per delinquere e non se ne era accorto, l’ingenuo Craxi! Faccio dei nomi, eh: Gelli, Calvi, Tradati, Troielli, Gianlombardo, De Toma, Bitetto, Mac Di Palmestein, Cusani, Larini, Fiorini, Parretti, Cagliari, Zampini, Biffi Gentili, Mario Chiesa, Maurizio Raggio, Francesco Cardella. Fate qualche ricerchina su Internet con questi nomi e vedrete che pedigree viene fuori di ciascuno di essi! Erano tutti nell’éntourage di Craxi, ne fosse mancato uno! Uno dice “ va beh, Gesù Cristo è stato tradito da Giuda”, sì, ma uno su dodici era, qui trovarne uno su venti che non fosse un mascalzone! Senza ricordare, naturalmente, che cosa era diventata l’assemblea socialista, quest’organismo pletorico che si riuniva nei palasport e dove svettavano riccastri, pervénus da mazze, mignotte: sono i famosi ladri e ballerine di cui parlava Formica, che adesso evidentemente se ne è dimenticato, tant’è che ieri pare che abbia baciato addirittura la scrivania dove Craxi compilava le sue veline ricattatorie e mandava in fax in Italia per rovinare la reputazione di quelli che diceva che l’avevano tradito. Pensate che Craxi riuscì persino a candidare al Parlamento Gerri Scotti e Massimo Boldi: voi direte “ Massimo Boldi quello lì?”, esattamente quello lì! Questa era la nuova classe dirigente dello statista modernizzatore, Massimo Boldi, detto anche Max Cipollino, questa è la classe dirigente del grande statista anticipatore di Tony Blair, come ieri sera ci ha detto Sacconi! Per non parlare naturalmente di Giuliano Ferrara, Budget Bozzo etc., insomma non si è fatto mancare niente, tutte persone altamente equilibrate!

Craxi e la politica estera

Prendiamo la politica estera: per quanto riguarda la politica estera Craxi, che viene dipinto come un fedele atlantista, uno anticomunista, uno ancorato all’occidente e quindi quello che aveva fatto la scelta giusta tra l’est e l’ovest, mentre l’Unione Sovietica voleva colpire etc., gli euromissili e tutta la retorica che si fa sugli euromissili, Craxi è quello che fa entrare nel Parlamento italiano Yasser Arafat con la pistola nel cinturone, non lo disarmano neanche, non lo perquisiscono neanche prima di farlo entrare in Parlamento e, quando qualcuno protesta, lui dice che Arafat è come Mazzini e Garibaldi, Arafat come Mazzini e Garibaldi!
Il capo di un’organizzazione che, in quel periodo, era ancora un’organizzazione terroristica, che faceva gli attentati negli aeroporti e sequestrava le navi, come poi successe qualche anno dopo con l’Achille Lauro, che non aveva ancora neanche riconosciuto il diritto all’esistenza dello Stato di Israele, questo sarebbe quello che le aveva azzeccate tutte! Quando l’Inghilterra andrò a riprendersi le isole Faulklands, che i generali argentini, i dittatori fascisti militari argentini erano andati a occupare per distrarre l’opinione pubblica dalla crisi economica dell’Argentina e la Thatcher andò a riprendersi le Faulklands, indovinate un po’ con chi si schierò l’Italia, grazie al governo Craxi: con la democrazia inglese, o con i dittatori argentini? L’Italia fu l’unico Paese in Europa alleato ai generali argentini, quelli che sterminavano gli oppositori lanciandoli dagli aerei in quota, quelli che fecero i desapareçidos, noi eravamo alleati con quella gentaglia lì, grazie a Craxi che aveva visto giusto! Noi ci siamo alleati con un tiranno lurido, sanguinario come Si Agbar, il tiranno della Somalia, missioni continue dei vari Pilliteri, Boniver, Francesco Forte, che andavano a portare denaro pubblico a questo delinquente: con la scusa della cooperazione con il terzo mondo abbiamo foraggiato per anni questo tiranno sanguinario. Quando poi è stata rapita la nave Achille Lauro, adesso voi sentite raccontare che ci fu l’episodio di Sigonella, dove Craxi gliela fece vedere agli americani: per l’amor del cielo, fargliela vedere agli americani quando sbagliano è sacrosanto, ma non è quello che è successo a Sigonella; tutti dimenticano che cosa è successo a Sigonella, raccontano solo la prima parte della storia, un commando di terroristi dell’Olp, capitanato da Yasser Arafat - la frangia era uno delle organizzazioni che componevano l’Olp e era il Fronte Popolare di Abu Abbas - sequestrò questa nave nel Mediterraneo, dopodiché ci fu una trattativa con la mediazione di Mubarak, Presidente egiziano e, alla fine, i terroristi decisero di riconsegnare la nave e gli ostaggi in cambio della impunità per il loro capo, questo fu l’accordo segreto, il capo era Abu Abbas, che si era spacciato per un mediatore e poi si scoprì che era il capo della banda e che, per di più, questa banda, che aveva garantito di non aver ucciso nessuno, aveva ucciso un ebreo paralitico, Lion Klingoffer, che se ne stava in carrozzella e che fu preso, assassinato e buttato giù dalla nave, tant’è che sulla chiglia dell’Achille Lauro c’era una bava di sangue, era il sangue di questo anziano ebreo che era stato ucciso in quanto ebreo e in quanto americano. Una cosa oscena che, quando la si scoprì, doveva evidentemente imporre al governo italiano di prendere l’intero commando, da Abu Abbas a tutti gli esecutori materiali, e assicurarlo alla giustizia italiana, perché quel delitto era avvenuto su una nave italiana e quindi le navi italiane sono territorio italiano anche quando navigano in acque internazionali. Reagan, con una cow boyata, come la chiamò Montanelli, tentò di prelevare il commando nella base americana di Sigonella, in territorio italiano e di portare i terroristi per processarli in America, perché avevano ammazzato un americano. Giustamente Craxi disse “ no, li processiamo noi”: fin lì va bene, il problema è quello che succede dopo, ossia il gioco delle trae carte, per cui una volta assicurato agli americani che i terroristi li processavamo noi, Abu Abbas è stato preso, caricato su un aereo dei servizi segreti italiani, mandato a Belgrado dal maresciallo Tito e da Belgrado è stato regalato in omaggio al regime di Saddam Hussein, che ha ospitato Abu Abbas a Baghdad fino al giorno in cui c’è stata la guerra nel 2003, quando Abu Abbas è stato trovato morto, non si è ben capito in quali circostanze. Questo abbiamo fatto: abbiamo fatto scappare il capo dei terroristi che avevano assassinato un ebreo paralitico inerme, altro che il gesto coraggioso di Sigonella! Abbiamo fatto scappare un terrorista e l’abbiamo restituito al suo legittimo proprietario, che era Saddam Hussein e tutti quelli che oggi celebrano Craxi sono quelli che hanno voluto che l’Italia partecipasse alla guerra in Iraq e sono tutti quelli che dicono di essere contrari al terrorismo, però difendono un signore che appoggiava e salvava i terroristi assassini! Pensate alla gestione del caso Moro: nel caso Moro fu presa una linea sacrosanta da parte delle autorità italiane, ossia non trattare con le brigate rosse, perché se tratti una volta i brigatisti sapranno che, ogni volta che faranno un ostaggio, lo Stato si calerà le brache e quindi non c’è più Stato, se lo Stato tratta con i brigatisti e infatti la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista decisero che non bisognava trattare, grazie al governo Andreotti e all’oppositore.. anzi, scusate, in quel momento era il governo sostenuto dalle astensioni del Partito Comunista e quindi, grazie all’astenuto PC di Berlinguer, la linea di Zaccagnini, segretario della DC, e di Berlinguer, segretario del PC , nonché di Ugo Lamalfa. Sapete chi è l’unico segretario dei partiti di maggioranza che invece voleva trattare con le brigate rosse? Era Craxi e oggi, tutti quelli che dicono “ non si tratta con i terroristi” etc. etc., celebrano un signore che rivendicava la trattativa con le brigate rosse, cioè liberare dei terroristi in cambio della vita di Moro! Una cosa che avrebbe messo definitivamente in ginocchio lo Stato italiano e avrebbe segnato la vittoria politica delle brigate rosse. Concludo con quello che faceva Craxi nei confronti della stampa libera e degli intellettuali: diciamo che è stato il politico - prima che arrivassero Berlusconi e anche D’Alema, in un certo qual modo - più feroce nei confronti della stampa libera e più insofferente nei confronti delle critiche: “intellettuale dei miei stivali” disse, quando Galli Della Loggia si permise una critica e, quando Alberto Cavallari, direttore de Il Corriere della Sera, scrisse che lui tra i ladri e le guardie stava dalla parte delle guardie - Cavallari era il direttore de Il Corriere della Sera che aveva bonificato il corriere dopo la P2 - Craxi lo denunciò, una cosa che fece epoca, perché all’epoca non si usava intimidire i giornalisti con continue denunce come si fa adesso, lo denunciò e lo fece condannare a un risarcimento di 500 milioni. Dopodiché purtroppo Cavallari non ebbe la possibilità di essere riabilitato, cioè di vedere le prove di ciò che lui aveva scritto su Il Corriere della Sera a metà degli anni 80, perché un giorno arrivò il momento in cui si scoprì che veramente Craxi era un ladro, soltanto che lui nel frattempo aveva dovuto pagare il risarcimento, era stato condannato e era morto. Ecco perché oggi forse bisognerebbe dedicare una via di Milano a Cavallari e non a Craxi, perché è stato un grande giornalista che aveva visto giusto, come tanti altri avevano visto giusto su Craxi, prima che arrivassero le prove nelle mani della magistratura. Passate parola e continuate a seguire Il Fatto Quotidiano, che questa settimana lancerà probabilmente una specie di referendum tra i lettori per scegliere, invece, gli esempi positivi: li prenderemo sicuramente tra quelli che avete visto nel calendario dei santi laici, che è stato distribuito anche quest’anno insieme con il blog di Beppe Grillo. Passate parola, buona settimana.

(18 gennaio 2010)


48 commenti:

Anonimo ha detto...

Non è che, per caso, molti autorevoli personaggi desiderino che noi si concentri l'attenzione su questa scandalosa riabilitazione di un pluricondannato latitante al fine di far passare, quasi in silenzio, una massa impressionante di leggi e decreti prodomosua e prodomoloro?
E l'interesse a mettere in pratica questo genere di tattiche esiste solo in uno schieramento o fa parte di un disegno sostanzialmente bipartisan?
Forse noi dovremmo portare avanti in parallelo i due problemi, rivalutazione del ladroneccio e leggi liberticide, rilevando che si tratta di azioni ambedue concertate e facenti parte di un unico disegno.

Anonimo ha detto...

Trovo disdicevole questo voler riabilitare la figura di Craxi quale grande statista. Quale rappresentante dello Stato non ha accettato di sottoporsi al giudizio dello Stato ed è emigrato, lussuosamente emigrato, a noi poveri cittadini ha lasciato due eredità. La prima il debito pubblico, che graverà sulle spalle dei giovani che non trovano un lavoro che gli permetta di progettare il futuro, la seconda un presidente del consiglio che, a causa della sua latitanza, a dovuto scendere in "campo" per provvedere a fare le leggi che lo favoriscono che prima gli fraceva il suo "Compare".
L'onestà in questo paese sta diventando sempre di più poco conveniente. L'eroe, a mio modesto parere, è colui che ogni giorno con onestà cerca di sopravvivere, oramai ci rimane solo quello, in quest'Italia

lotarino ha detto...

però anke sui processi a Craxi qualke stranezza c'è...dai un'occhiata a questo articolo dove si analizzano tutti i processi subiti dal leader del Psi

http://www.loccidentale.it/articolo/ve+lo+racconto+io+il+vero+craxi.0084868

Besugo ha detto...

LA VIRTÙ DELLA GIUSTIZIA

È il cemento che tiene uniti tutti i mattoni della casa dell’umanità. La Giustizia dà alla vita umana la stabilità necessaria perché gli uomini lavorino, senza ansie né timori, in cerca della felicità. Dove regna, non c’è paura che il cibo venga tolto di bocca, o le case vengano bruciate e distrutte dai vandali; e l’uomo è stimolato a lavorare fruttuosamente.
Dove regna la giustizia, l’individuo sa che il frutto del suo lavoro gli appartiene. La giustizia è più eccellente delle altre virtù morali, perché, mentre la fortezza e la temperanza perfezionano l’appetito sensibile, essa perfeziona la volontà e la ragione. Eccelle anche sulla prudenza, perché la giustizia generale è diretta al bene comune, superiore a quello individuale, ed anche quella particolare si cura del bene altrui.

Anonimo ha detto...

Ieri sera ad Anno Zero, mentre Gasparri pronunciava le solite menzogne spudorate a proposito del cosiddetto "processo breve", gli veniva da ridere e credo (spero) che persino uno come lui abbia provato vergogna.
Grandissimi Santoro, Travaglio, Flores d' Arcais ed i magistrati eroici della procura di Palermo Nino di Matteo e Teresi, che hanno finalmente avuto voce nel denunciare le losche e irresponsabili manovre della solita casta di politici.
A ciascuno i suoi eroi. Io sto con i magistrati che rischiano ogni giorno la vita e lavorano duramente, in condizioni impossibili e in sedi disagiate, e con tutti coloro che hanno perso la vita per affermare il valore della legalità che politici irresponsabili e in malafede si apprestano a stravolgere per salvarsi.

Meritano solo disprezzo e disonore imperituro.

Un saluto affettuoso e tutta la mia solidarietà, non arrendetevi mai.

Irene

Giuseppe Palermo ha detto...

La responsabilità di Craxi è stata certificata da condanne definitive. Lui stesso non ha negato il fatto ma si è difeso col dire che quello era il sistema e che le tangenti le prendevano tutti (non era proprio così, veramente, anche perché non sempre la violazione della legge sul finanziamento comportava corruzione o concussione, ma insomma è innegabile che, “nel paese dei corrotti” - come lo chiamava Italo Calvino - quei due reati erano diffusi e da molti considerati un fatto ordinario). Non è quindi lì il tratto distintivo di Craxi. La sua vera originalità è un’altra: l’aver inventato la strategia degli attacchi ai giudici a mo’ di ritorsione e, anzi, di guerra preventiva. Sono suoi i primi riferimenti all’“uso politico della giustizia”. Quando p. es. nel 1983 fu arrestato per una serie d’imbrogli il piduista Teardo, socialista, già presidente della Liguria e candidato al parlamento, Craxi parlò di "una volgare strumentalizzazione politico-elettorale" e di "uso disinvolto del potere giudiziario" (e questo mentre invece Pertini si affrettava a telefonare ai giudici per complimentarsi). Quando poi toccò a lui ricevere un avviso di garanzia (dicembre 1992), reagì dicendo: “quella della Procura di Milano è una iniziativa del tutto infondata che si trasforma in una vera e propria aggressione contro la mia persona secondo finalità che possono essere politiche ma non certo di giustizia. È solo un punto di passaggio di una più generale campagna ben orchestrata contro di me e che tutti hanno potuto vedere perfettamente”: parole che sembrano di Berlusconi. E non è un caso che è esattamente questo che Craxi gli suggerirà di fare in un suo memoriale da Hammamet (pubblicato su “Avvenimenti” nel dicembre del ’96 e ora ripreso sul “Fatto Quotidiano” del 16 ultimo). Lì lui spiega tutto, come in un manuale di istruzioni: devi attaccare i giudici così e così, ecc. L’inizio della strategia eversiva della delegittimazione della magistratura si deve a lui.

francesco Grasso ha detto...

Fatto salvo quanto esposto da Giuseppe Palermo, va detto che si sta compiendo una gravisssima operazione di sovvertimento dei canoni della ragione e della logica al fine di sovvertire i principi e i valori fondamentali sui quali si fonda non solo lo Stato di diritto, ma la stessa sopravvivenza di quel minimo di civiltà raggiunta in millenni di sacrifici.
Non si vuole solo affermare la supremazia dei criminali sulle persone perbene,si vuole stroncare la voce di chi insorge contro l'ingiustizia.
Si teme,e in forma seria,che qualche lamentela possa svegliare qualche coscienza dormiente.
Si afferma ,con forza,che poichè tutti commettevano reati,tutti debbano essere considerati innoccenti.
Ma la circostanza, che tutti commettevano commettevano crimini,
NON E' AFFATTO UN'ESIMENTE BENSI' UNA RILEVANTISSIMA AGGRAVANTE!!!
Il soggetto infatti,oltre a commettere il reato a lui pertinente, concorreva(110,416 c.p.) alla costituzione di una pericolosissima associazione a delinquere che sovvertiva l'ordine costituzionale e i cardini dello stato di diritto. Trasformava la democrazia in una oligarchia demagogica,ovvero un regime illegittimo idoneo ad opprimere le libertà fondamentali del Popolo Italiano.

francesco Grasso ha detto...

....continua
La persona in oggetto ha ancora aggravato il criminale sistema vigente tracciando una strada che altri, con manifesta ed elevata graditudine, stanno percorrendo.
Viene poi ignorato il caso del giudice Carlo Palermo e la relativa strage di Pizzolungo,elemento fondamentale alla qualificazione della realtà per cui si argomenta.
Si tratta di un'operazione abietta,assai insidiosa e pericolosisima,si innesta perfettamente in altre circostanze che ne formano il quadro preciso.
Si valutino le dichiarazioni di personaggi insospettabili, nel senso che il terzo livello della mafia non esiste,mentre ne esiste anche il quarto.
E di altra rilevante personalità che con inopportuna nota pubblica di solidarietà, offende tutte le vittime dell'ingiustizia.
Tutto ciò al fine di delegittimare,ancor prima che fossero rese,
le rilevantisime dichiarazioni testimoniali di Ciancimino.
E' lecito ritenere che costoro conoscendo bene la materia,
la temevano.
Si tratta di un'operazione finalizzata ad un gravissimo attacco nei confronti dei processi di Caltanissetta ,Palermo,Firenze e Milano.
Attacco gravissimo e violentissimo in piena operatività,
basti pensare alle recentissime minacce.
Per fortuna oggi sono presenti sul territorio
LE FORZE DELLA RESISTENZA
a sorveglianza dell'icolumità dei magistrati in oggetto.
UNA REALTA' CHE I NEMICI DELLO STATO DI DIRITTO ,
FARANNO BENE A TENERE IN DEBITA CONSIDERAZIONE!!!!!

Luigi Morsello ha detto...
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Anonimo ha detto...

trovo ingiusto criticare craxi in quanto fu sempre assolto dalle accuse mossigli ed era esempio di imparegiabile giustizia sociale ed onestà intellettuale, grande statista, grande uomo, eroe italiano.

se lo criticate non lo capite.

Anonimo ha detto...

Dirò un'ingenuità (non sono uno storico e non dovrei avventurarmi nel campo minato dei giudizi storici): aver oggettivamente condotto in un vicolo cieco il partito che fu di Turati, di Matteotti e di Pertini non è un addebito serio e grave nei confronti di un personaggio storico? Perché nessuno fa questa semplice osservazione? Se ho preso qualche abbaglio, correggetemi.
Ernesto Anastasio

menici60d15 ha detto...

Segnalo il commento "Semiotica del potere: Via Craxi, Palazzo di giustizia Zanardelli e le "sedi disagiate" sul mio sito menici60d15.wordpress.som.

Vittorio Ferraro ha detto...

Le miserie della nostra società.

I valori da troppo tempo mortificati.

La vergogna che non sappiamo più provare.

A ognuno i suoi eroi.

Luigi Morsello ha detto...
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Anonimo ha detto...

Ciao Menici, lieta di essere stata l'involontaria ispiratrice del tuo splendido, al solito, articolo, che suggerisco caldamente a tutti di leggere (che addirittura una città come Brescia possa essere definita da Alfano "sede disagiata", senza il tuo pregevole articolo, non avrei potuto mai immaginarlo, a tal punto è grave la situazione).

Un caro saluto, che piacere rileggerti

Irene

Besugo ha detto...

Less Is More

Joss Stone

Traduzione di : excalibur

Meno è Meglio


Non continuare a mandarmi tre dozzine di rose.
Non lo sai che una rosa è sufficiente?
Non continuare a regalarmi anelli di diamanti.
Non lo sai che posso comprarmeli da sola?

Non continuare a lanciare pietre alla mia finestra,
non devi chiamarmi tre volte al giorno
perché se lo fai, quando stiamo insieme
mi morderò le labbra, perché non è rimasto niente da dire.

Non hai mai sentito che la distanza rende il cuore più affezionato?
Non hai mai sentito che niente di buono arriva durante la notte?
Te lo dico chiaro baby, nel caso te lo chiedessi
mi sta spegnendo, soffocando, non va bene

Meno è meglio

Torna indietro, rallenta, lasciami respirare,
perché troppo di una cosa buona può diventare una cosa cattiva.
Vedi, non vogliamo finire in questo modo.

Meno è meglio

Trattieniti, tira il freno, raffreddati
se vuoi che io continui a stare vicino,
non dimenticare.

Se vuoi mostrare il tuo affetto,
non sai che basta un semplice bacio?
Ci sono così tanti modi per esprimere l’amore
ma, mi dispiace dirlo, la tua maniera non và.

Non hai mai sentito che un pò di spazio rende il cuore più affezionato?
Non hai mai sentito che niente di buono arriva durante la notte?
Te lo dico chiaro baby, nel caso te lo chiedessi
mi sta spegnendo, soffocando, non va bene

Meno è meglio

Torna indietro, rallenta, lasciami respirare,
perché troppo di una cosa buona può diventare una cosa cattiva.
Vedi, non vogliamo finire in questo modo.

Meno è meglio

Trattieniti, tira il freno, raffreddati
se vuoi che io continui a stare vicino,
non dimenticare.

Sarebbe sufficiente se avessi l’occasione di sentire la tua mancanza
Il troppo mi sta facendo impazzire,
questo è tutto ciò che fai
Ho bisogno di riorganizzarmi,
è così soffocante
che non possa muovermi.
Devi fare due passi indietro,
credi a quello che ti dicono
è vero.

Meno è meglio

Torna indietro, rallenta, lasciami respirare,
perché troppo di una cosa buona può diventare una cosa cattiva.
Così cattiva.
Meno è meglio
Trattieniti, tira il freno, raffreddati
se vuoi che io continui a stare vicino,
non dimenticare.

Dammi la possibilità di sentire la tua mancanza
Ragazzo, non intendo mancarti di rispetto, ma
io ti dico che ho bisogno di spazio e continui a chiamarmi tre volte al giorno.
Vedi, baby mi stai soffocando,
non ha mai sentito che meno è meglio?

Meno è meglio

Anonimo ha detto...

Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi (Albert Einstein)

Luigi Morsello ha detto...
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Besugo ha detto...

Apertura anno giudiziario
i magistrati preparano la protesta
"Non siamo parte di un conflitto e non siamo contrapposti a nessuno. Per questo diciamo basta alle aggressioni"
Bondi: "La decisione annunciata è una profonda e oltraggiosa lesione dell'ordine democratico e costituzionale"

ROMA - Presenti con la toga e con una copia della Costituzione in mano nelle aule delle cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario nelle 26 corti d'Appello. Aule che però i magistrati abbandoneranno per protesta quando prenderà la parola il rappresentante del ministero della Giustizia, non prima di aver letto un durissimo documento che chiama in causa direttamente il presidente del Consiglio: "Basta insulti e aggressioni", affermano le toghe. I magistrati si dicono certe che "la dignità della magistratura verrà tutelata dal garante degli equilibri costituzionali", cioè dal capo dello Stato. A decidere le modalità della protesta che le toghe metteranno in atto sabato prossimo è stata oggi la giunta dell'Anm.

Durante le cerimonie nei distretti di corte d'Appello i magistrati indosseranno la toga e avranno in mano una copia della Costituzione "per simboleggiare il forte attaccamento alla funzione giudiziaria e alla Carta costituzionale", spiega l'Anm in una nota. Ma al momento dell'intervento del rappresentante del ministero della giustizia "lasceranno in maniera composta l'aula per testimoniare il proprio disagio per le iniziative legislative in corso, che rischiano di distruggere la giustizia in Italia, e per la mancanza degli interventi necessari ad assicurare l'efficienza del sistema"; e soltanto alla fine rientreranno.

I presidenti delle sezioni locali della Anm leggeranno il documento predisposto dai vertici del 'sindacato delle toghe' e alla fine del suo intervento mostrerà una copia del dossier "Le verità dell'Europa sui magistrati italiani", che poi consegnerà al presidente della corte d'Appello. Contemporaneamente i rappresentanti della giunta locale distribuiranno ai presenti copie del dossier. Conclusa la cerimonia, ogni giunta locale dell'Anm organizzerà una conferenza stampa nella quale, oltre a illustrare il documento e il dossier, si esporranno le particolari situazioni del distretto.

Il documento. "Non intendiamo assuefarci ad un costume politico che ha reso pratica quotidiana l'insulto e il dileggio", afferma il documento dell'Anm. E invece "ogni giorno siamo costretti ad ascoltare invettive e aggressioni nei confronti dei magistrati. 'Cloaca', 'cancro', 'metastasi', 'disturbati mentali', 'plotoni di esecuzione' sono solo alcune delle espressioni utilizzate dal capo del governo e da esponenti politici di primo piano nei confronti della magistratura". "I magistrati - sottolinea ancora l'Anm- non sono parte di un conflitto e non sono contrapposti a nessuno. Per questo diciamo basta alle aggressioni". L'Anm punta l'indice anche contro "la 'campagna mediatica' condotta da taluni organi di stampa contro i magistrati", che "si alimenta di dati e informazioni false e che dipinge i magistrati come fannulloni strapagati, unici responsabili del dissesto del sistema giudiziario". Per contrastarla l'Anm ha pubblicato e diffuso dati ufficiali del rapporto della Commissione europea (CEPEJ) che "smentiscono in maniera oggettiva queste menzogne", un dossier che sarà distribuito durante le cerimonie di sabato prossimo.

Segue.........

Besugo ha detto...

..................


"Basta con riforme distruttive del sistema giudiziario", con "leggi prive di razionalità e di coerenza, pensate esclusivamente con riferimento a singole vicende giudiziarie e che hanno finito per mettere in ginocchio la giustizia penale in questo Paese", afermano ancora i magistrati.

L'Aquila, magistrati in aula. I magistrati abruzzesi resteranno in aula quando interverrà il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Il presidente dell'Anm dell'Abruzzo, Giampiero Di Florio, ha detto all'Ansa che la "decisione di non abbandonare la sala è stata presa proprio per la presenza del ministro e, quindi, per rispetto nei confronti dell'Istituzione", oltre che "per la situazione in cui versa la Corte" abruzzese.

Reazioni. "La decisione annunciata dall'Anm è una profonda e oltraggiosa lesione dell'ordine democratico e costituzionale. A questo punto è improcrastinabile una posizione chiara di tutte le Istituzioni a salvaguardia delle legittime prerogative democratiche", afferma in una nota il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi.

"Registriamo la singolare concezione della democrazia del ministro Bondi, che nega persino il diritto ad esprimere il dissenso a chi ha il compito di rappresentare i magistrati, mentre trova assolutamente normale che il Parlamento continui a varare norme che contribuiscono alla destrutturazione del già malandato sistema giudiziario". Lo dichiara in una nota il presidente del Forum Giustizia del Pd, Andrea Orlando 'suggerendo' al governo di "guardare al merito delle questioni segnalate in modo unitario da tutte le componenti della magistratura" piuttosto che "alzare i toni".

"Un governo responsabile invece di accusare, ancora una volta, i magistrati di essere sobillatori, rifletta sulle ragioni profonde della loro protesta, che non sono una rivendicazione economica nè di interessi personali. Ma, semplicemente, la richiesta di garantire a tutti i cittadini di avere giustizia sia se vittime di reati, sia se chiamati a rispondere delle loro azioni", lo afferma il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro.

(27 gennaio 2010) Fonte La Repubblica

Besugo ha detto...

Dopo aver assistito, attrverso la Tv, all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2010

ed in particolare, in apertura relazione del presidente della Suprema Corte Vincenzo Carbono, e poi gli interventi di Mancino, Alfano, ecc..

Mi sento in dovere di segnalare in questo blog il Sit-in a Genova e in tutte le piazze Italiane appoggiato e organizzato dal comitato nazionale del Popolo Viola (quelli del No B day)

Il sit-in ha lo scopo di chiedere la tutela della costituzione da parte del governo. Per fare in modo che venga difesa la carta dei nostri diritti in questo paese.
______________________________

Di fronte all’ennesimo tentativo di saccheggiare la Costituzione, che si concretizza principalmente nelle manovre del Governo per garantire impunità a Berlusconi (a partire dal nuovo Lodo Alfano) e nei proclami irresponsabili di qualche ministro che chiede addirittura la cancellazione dell’Art. 1 (L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…), abbiamo soltanto due strade: o assistere passivamente al delirio distruttivo dell’establishment berlusconiano o reagire con la prontezza e la determinazione democratica che la situazione richiede. Noi scegliamo la seconda. La Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza antifascista rimane, ad oltre 60 anni dalla sua emanazione, il principale strumento di garanzia del patto di convivenza civile di una società che fonda le proprie basi sul principio di uguaglianza tra i cittadini e l’anticorpo più efficace contro il rischio di nuove derive autoritarie. E’ per questo che ad ogni cittadino democratico compete difenderla. Noi siamo tra questi.

Invitiamo i cittadini e le forze democratiche del Paese ad organizzare sabato 30 gennaio, contemporaneamente in tutte le città italiane, sit-in in difesa della Costituzione.
______________________________

NON DIMENTICATE DI PORTARE UN TRICOLORE, STRISCE DI STOFFA VIOLA E OVVIAMENTE LA COSTITUZIONE!!

Cinzia ha detto...

Why Not, Pg chiede condanna per Loiero

qualcuno può rinfrescarmi la memoria su quali siano gli altri due capi d'accusa per cui il PG ha chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto?!

Grazie

Cinzia ha detto...

...non sarebbe male pubblicarlo per intero questo, o no?!
sono convinta che in questo blog possa trovare degna accoglienza in un post dedicato...

LA RIVOLTA DELLE TOGHE

Anonimo ha detto...

5 febbraio: sciopero dei lavoratori giudiziari Roma

La situazione giudiziaria in Italia è decisamente peggiorata negli ultimi anni, sono molti gli aspetti che creano un notevole disagio, proprio per questo il 5 febbraio 2010 la RdB Pubblico Impiego, la FPCGIL, UILPA e FLP hanno indetto, uno sciopero nazionale dei lavoratori giudiziari.

Lo sciopero nazionale dei lavoratori giudiziari, prevede anche una serie di manifestazioni all'interno di tutte le corti d'appello d'Italia; i problemi che hanno portato i lavoratori giudiziari a scioperare sono i seguenti: mancanza di personale negli uffici giudiziari, mancanza di risorse, durata eccessiva dei processi senza un progetto che preveda l'accelerazione dei tempi, inserimento del processo breve che porterà all'estinzione dei processi penali, senza migliorare in nessun modo l’efficienza del servizio.

A Roma il 5 febbraio 2010 è previsto un corteo di protesta che partirà da Piazza San Marco e si concluderà presso il Ministero della Giustizia in via Arenula.

Anonimo ha detto...

Dal 1969 (Strage di P.zza Fontana )al 1981 (strage di Bologna )l'Italia ha subito gli attacchi di una guerra preventiva brutale,in funzione "anticomunista": è stata sostanzialmente una "Democrazia limitata".
La grande contestazione giovanile del 68, ricca di fermenti era affetta da un grave handicap :l’ignoranza assoluta delle tecniche di infiltramento , spionaggio e delazione che gli apparati repressivi dello Stato Italiano avevano ereditato dal fascismo ,il quale a sua volta li aveva ereditati dagli apparati repressivi pre-unitari (le polizie al servizio dei vari potentati stranieri che dominavano l’Italia). Craxi irruppe sulla scena della politica citando Proudhon per sedurre la sinistra extraparlamentare.
Ma per Craxi , a cui non fregava nulla di Proudhon , l’unico principio Proudhoniano da perseguire era quello per cui : “ la proprietà privata è un furto”... da convertire in tangente per il proprio partito.
La brillante trovata mediatica(era uno scherzo , ma la sinistra abboccò) di riferirsi a Proudhon intercettò il “movimento” stremato dalla “guerra psicologica “ e anche parzialmente usato dalla criminalità organizzata di tipo mafioso : gli “idealisti” da tempo erano divenuti “carne da macello” e olio nel motore della macchina da guerra di mafia (solo per fare un esempio,ricordiamo il caso Sindona e le BR).
Craxi portò alla perfezione massima il sistema delle tangenti, presente massicciamente nella politica democristiana fin dagli anni 50 : “nel 53 le sinistre combatterono la loro campagna elettorale denunciando i “forchettoni”,ovvero quei politici democristiani che si arricchivano illecitamente traendo vantaggi dalle cariche pubbliche e dagli incarichi pubblici. Le tangenti si chiamavano allora “zuccherini”...il fenomeno era nell’insieme di dimensioni ancora modeste...poi gli zuccherini sono lievitati fino a diventare torte gigantesche. Fino all’inizio degli anni settanta la lievitazione era calmierata dalla disponibilità di altri emolumenti (i finanziamenti Cia e di altri organismi americani ) Allorchè quel rubinetto si è chiuso i partiti ormai drogati da una agiatezza esente da tasse e rendiconti... hanno elevato i coefficienti di tassazione applicati ai loro sponsor di sempre Stato e Industria e hanno ISCRITTO A RUOLO i nuovi contribuenti. ... La fabbrica delle tangenti eretta a sistema produceva una cifra di affari di diverse migliaia di miliardi l’anno .Nelle “considerazioni finali” all’assemblea annuale della Banca d’Italia del 1993, il Governatore stimava pari al 10% del gettito irpef ,valutato in circa 15000 miliardi annui, buona parte dei quali sottratti al flusso di spesa delle amministrazioni pubbliche ,pari a circa 130000 miliardi annui , con effetti sull’economia nazionale in termini di riduzione del mercato e di diminuita crescita .“(“Malpaese” di Massimo Silj)
Le cause di questa “perniciosità” dei partiti italiani non sono superficiali : la totale mancanza di una seria e approfondita analisi delle ragioni storiche connesse alla congiuntura diplomatico-militare che ha contrassegnato le sorti politiche ed economiche del nostro paese ,oscura l'intelligenza della realtà . Per un oscuro(perché mai sufficientemente indagato) ma ben radicato paradosso , proprio quando , con il venir meno del “nemico comunista” Italia avrebbe potuto riprendere l’azione riformista , rivoluzionaria ,illuminata e illuminista di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi , Colorni ecc,per attuare la svolta federalista del “manifesto di ventotene”, ecco spuntare congreghe reazionarie e partiti mediatici del nulla , inutili al paese e - malgrado le buone intenzioni-, incapaci di individuare i veri problemi e attuare le uniche riforme davvero necessarie e degne : quelle capaci di realizzare la Costituzione e i principi dello Stato di Diritto.Maria Cristina

Anonimo ha detto...

Bisogna essere giusti con Craxi: nel momento della caduta fu capace di vera grandezza, allorchè denunciò l'illecito finanziamento dei partiti come l'essenza stessa del finanziamento ai partiti. Facendo così comprendere come l'ossatura economica dei partiti fosse determinante per la loro cattiva funzione sociale.
Da quella denuncia si sarebbe dovuto iniziare un nuovo corso ..Ma forse non è troppo tardi .. Maria Cristina

Luigi Morsello ha detto...
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Anonimo ha detto...

Ringrazio Morsello per la sua osservazione " Dire che tutti erano corrotti per far passare l'equazione che nessuno era corrotto (perchè di questo si tratta) non è, sempre a mio modesto parere, ripeto non è 'vera grandezza' ma autentica 'faccia tosta' ed anche l'estremo tentativo di sottrarsi alle sue responsabilità penali, come poi farà fuggendo in Tunisia per sottrarsi alla Giustizia italiana e assumendo in questo modo la veste di "latitante".
Il suo delfino, che ha imparato la lezione, sta facendo molto meglio, sta sfasciando le istituzioni repubblicane".
Vede,io credo che quella dichiarazione di Craxi sul sistema di illecito finanziamento di tutti i partiti , benchè volta a difendersi dalle accuse, fosse però anche sincera . Vero: Craxi ebbe la faccia tosta di dichiarare pubblicamente quello che tutti gli apparati di partito sapevano e sanno. Il vero problema nasce dall'ipocrisia e dalla vigliaccheria generale che non ha il coraggio di trarre le conseguenze da quanto in modo svergognato è stato pubblicamente denunciato da Craxi. Il pessimo rapporto tra Giustizia e Politica nasce dal perverso rapporto tra Politica ed Economia. I partiti sono macchine per sfornare deputati , sottosegretari parlamentari ,portaborse ecc..Questa macchina ha bisogno di molti soldi e consuma molte risorse senza restituire nulla ai cittadini e alla società (la macchina democristiana con il suo rapporto diretto col beneficiato dal "favore" era persino più onesta , pur nella turpitudine di quella relazione ,perchè almeno alla base c'era un chiaro do ut des)funziona a senso unico e , quel che è peggio consuma risorse per compattarsie ramificarsi come cricca di potere economico- politico.
in Italia ,non essendosi mai sviluppate le condizioni per una reale libertà di impresa , che per svilupparsi ha bisogno di istituzioni capaci di imporre e far rispettare le regole del mercato (il funzionamento di un efficace sistema giudiziario è essenziale alla libertà del mercato)si è creato il mercato e la sottopolitica delle regole,pagato con i profitti realizzati attraverso azioni di saccheggio dei fondi pubblici e /o con proventi illegali. I partiti di oggi sono diventati "datori di lavoro" per una massa di disoccupati che non riusciranno mai a trovare un lavoro in un'impresa o che ,se tentati di creare un'impresa , verranno saccheggiati da una macchina fiscale e burocratica estorsiva che deve foraggiare un'amministrazione pubblica sempre più avida e collusa con le varie cricche partitiche .
Solo accettando di ridimensionare fortemente il potere dei partiti e strutturando nuove forme di garanzia per la realizzazione dei diritti Costituzionali ,in Italia come in Europa ,si potrà evitare il collasso della società civile stremata e priva della necessaria autotutela rispetto alle pressioni economiche e ai ricatti esercitati dai Partiti anche sulle Istituzioni Giudiziarie. Occorre riflettere in profondità e agire non semplicemente polemizzare. Maria Cristina

Luigi Morsello ha detto...

Mi spiace di averti contrariato, Maria Cristina, pensavo fosse solo un anonimo e non ho letto la firma in fondo.
Condivido 'in toto' le tue osservazioni, ma devo osservare a mia volta che la denuncia di Craxi sarebbe stata meritoria se fosse stata fatta prima di ricevere gli avvisi di garanzia, presentandola come un coraggioso progetto di moralizzazione della politica che passasse attraverso anche l'autodenuncia.
Così non è stato perchè, io credo e non solo io, si era andati bel al di là del finanziamento illecito ai partiti. La denuncia e l'autoaccusa di Craxi fu invece, secondo me e non solo, l'estremo tentativo di chiamare a difesa tutte le forze politiche coinvolte, in particolare il C.A.F., tentativo andato a vuoto, di qui la fuga prima dell'incarcerazione e l'assunzione della condizionae giuridica di latitante e pregiudicato.
Oggi assistiamo impotenti alla beatificazione di Bettino, che arriva fino al più alto vertice dello Stato, il che è, per usare un eufemismo, sconcertante.

Anonimo ha detto...

Ritorno brevemente sull'importanza della dichiarazione di Craxi sull'illegatà del sistema di finanziamento di tutti i partiti. Craxi ,quando fu messo con le spalle al muro fece una chiamata in correità a tutto il sistema dei partiti,non solo al CAF. Il punto essenziale non è la meritorietà o meno della denuncia di Craxi , ma la verità o meno di quella affermazione. Credo che tutti i cittadini Italiani siano ben consapevoli della verità imbarazzante di quanto "spudoratamente" dichiarato da Craxi. Cosa c'è alla base di quella verità così sfacciatamente gridata da Craxi? C'è ,per quel che attiene ai partiti , la mancata attuazione della norma costituzionale riguardante il funzionamento democratico dei partiti stessi.(art.49)La Costituzione impone ai Partiti come condizione essenziale per la loro esistenza il "metodo democratico". Cos'è accaduto invece? In mancanza di una Legge Attuativa tale "imperativo categorico" si è rovesciato nel suo contrario : dentro i partiti non vigono le garanzie dei diritti fondamentali previsti dalla Costituzione. Lo spuntare recente di "fondazioni"collegate ai boss dei partiti, esenti anch'esse da qualsisi controllo pubblico dei fondi ,è l'esempio più evidente di questa opacità e illegalità denunciata da Craxi ed oscenamente perdurante nel tempo.
A tale fatto, in sé già grave ,si aggiunga la legge sul finanziamento pubblico dei Partiti : concepito in modo da sottrarli ad ogni controllo pubblico. Dopo il referendum che ha abrogato il finanziamento pubblico ai Partiti, la situazione è peggiorata perché è stato introdotto il "rimborso per le spese elettorali" : una vera presa in giro per gli Italiani trattandosi dell'unico caso al mondo di "rimborso spese" senza documentazione delle spese sostenute .
La stessa Corte Costituzionale , che in passato ha sempre esercitato un rigoroso sindacato di Costituzionalità ,viene sempre più condizionata dai partiti nella sua composizione e nella sua giurisprudenza , come dimostrano le decisioni contraddittorie prese in materia di amissibilità dei referendum (Travalicando i compiti attribuiti dall'art. 75 della Costituzione). Come credere di poter realizzare la Carta Costituzionale in presenza di una così evidente e massiccia elusione della legalità Costituzionale ,proprio all'interno delle istituzioni che producono coloro che devono legiferare in nome e per conto del Popolo Italiano? Trattasi di una illegalità che può colpire a tradimento cittadini o imprese che non fanno parte della "cerchia protetta " . Dopo le "svergognate" dichiarazioni di Craxi ,il primo nodo da sciogliere per avere davvero il diritto morale di sentirsi diversi e "migliori" (da Craxi) potrebbe essere proprio questo! Grazie per l'attenzione( Per Morsello :non non mi affatto contrariata ),Maria Cristina

MauroC ha detto...

Ipocrisia, incoerenza e disparità. E' difficile che pensieri, idee, analisi, osservazioni e considerazioni varie su un fatto possano tra due persone distanti coincidere ed essere condivisi, attraverso il solo scritto. Ma succede . Si potrebbe definire “affinità elettiva”, se a qualcuno non arrechi disturbo. “Al netto delle...sentenze” (che si possono criticare, naturalmente da...altri giudici e avvocati; Cass., n. 29232, luglio 2004: avv. contro p.m., appunto!) concordo del tutto con Maria Cristina. Perché ciò che è capitato a Craxi (per caso, anzi per autodenuncia) può succedere anche ad una persona onesta, quolora per non soccombere si voglia adeguare al sistema, quantomeno colluso. Non a caso M.C. parla di imprese “senza tutela” (e non penso alle piccole, ad artigiani e liberi professionisti – i “nuovi poveri”(?), li definisce l'avv. M. Lo Foco - che non godono di Cig/s, ammortizzatori,... e magari vittime di “studi di settore”, affetti da "presunzione di colpevolezza", distanti dalla vera realtà e che ti possono annientare, salvo casi - più unici che rari - come quello del barbiere... salvato in Cassazione)...che non sono gli incentivi dati alla Fiat, senza poi controllarne l'utilizzo etico-lagale che non violi le regole di mercato , della concorrenza... che sono atti di vera giustizia: preventiva perché poi non ne segua quella repressiva, di solito su denuncia o per caso, come dichiarò la Paciotti da pres. dell' Anm., mentre tutti gli altri concorrenti in “convergenze parallele” (paradosso? si dice di Moro, e non di Craxi perché la usasse...spesso) con il/i processo/i continuano a commettere abusi e corrutele (vedi “Mani pulite” che, già allora, Ghitti ritenne fosse “stata inutile”... e che dire di Di Pietro che 8 anni fa si lasciò dire -- sull'affaire Sme aveva dubbi su Prodi, per il prezzo... -- che “Craxi aveva ragione d'incazz...”) Ma il vero paradosso è quello di “giustiziare” i Morgan (che a me non piace, come non piaceva Craxi per certe performance salottiere) perché abbia denunciato un fenomeno che era/è sotto gli occhi di tutti, sfruttando la fragilità/sensibilità di un soggetto che comunque rivela una crisi di coscienza, un pentimento, un ravvedimento che andrebbe, non dico premiato, compreso. Al punto da far dire a Nino D'Angelo che “a rimetterci sono sempre i buoni”. Bisogna domandarsi, appunto, perché gli imprenditori si attaccano ai partiti per accaparrarsi quello che le istituzioni dovrebbero assegnare in un confronto legale, nel rispetto delle regole (non solo di mercato) e norme di legge vigenti? Perché chi ne è fuori, per onestà, non può reggere se si prefigge di osservare la c.d. “regola d'arte” e consegnare un'opera, un manufatto, un servizio ineccepibile con tutti gli adempimenti previsti verso lo Stato. Ma se uno di questi integrato nel sistema un giorno si facesse prendere da una crisi (diciamo, si fa per dire, come Taormina) di rigetto farebbe la fine di Craxi, anche se lo facesse dopo il 1:° appalto e magari invogliato dal/ai politico/i che era/no interessato/i alla/e prebenda/e....-->segue

MauroC ha detto...

...La triste realtà è che i Morgan finiscono alla gogna mentre un senatore a vita si scagliava contro la "fuga di notizie"
"Vergognosa e inammissibile, la Procura deve indagare". Per aver confessato l'uso di cocaina a scopo "terapeutico", “fornita” (per scagionare le 2 guardie – di Finanza(??) - del corpo, arrestate) dal titolare di una impresa edilizia(arrestato con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di cocaina e allo sfruttamento della prostituzione) che l' aveva contattato per ottenere lecitamente dei lavori, degli appalti, “io però non l'ho mai aiutato e ******** quei lavori non li ha mai ottenuti". Versioni attendibili per il pm....lo stesso di “Alletto”: “attirare con lusinghe, promesse,..” (che un mese dopo i fatti di cui sopra, sulla sentenza di M.R., dichiarò «Come pm posso dire di essere soddisfatto che la Corte abbia acquisito la cosiddetta "cassetta-choc"... L'altro collega che ne ha fatta una più grossa, ora è dentro la Commissione giustizia a dar una mano ad “Al-famo”, in quel senso che noi – pochi – sappiamo). Per concludere. Morgan dice di “curarsi” perché uno specialista gli avrebbe rivelato (encomiabile se vero) che i psicofarmaci sarebbero peggiori della coca. E non è detto che non sia la vera verità, visto che il senatore a “vita” ha raggiunto la veneranda età di 90 anni (anche a Voltaire gli si ricordava che il caffè fosse un lento veleno, e lui pare rispondesse: “Lentissimo...se sono arrivato a 80 anni”. Che come minimo sarebbero i 100 attuali). Io ho avuto occasione di conoscerlo nel 92, fui presentato da un amico/cliente, così: “Presidente, dopo di voi, questa è la persona più onesta del mondo” (da farmi “vergognare”, visto che la disonestà viene esaltata e promossa, persino consigliata). Poco prima – durante il suo intervento -- fui colpito da una frase, che condivido: “Le imprese serie per restare sul mercato s'indebitano”. Salvo poi preferire e sostenere una poco seria? E l'incoerenza non risparmia nemmeno il Corriere che ora attacca Di Pietro, mentre 8 anni fa Paolo Mieli era di tutt'altro avviso da fare il titolo che segue: “Di Pietro? Rendere a Craxi quel che è di Craxi”.

Luigi Morsello ha detto...

E' deprimente osservare come si chiudono gli occhi di fronte a realtà incontrovertibili: le condanne, la fuga, la latitanza, l'autodenuncia strumentale a farla franca.
Non siamo in un video-gioco, la realtà, meglio i fatti sono lì, la loro interpretazione non ne può prescindere, salvo a negare i principi della logica deduttiva.
La sequenza logica, come quella fattuale, non si possono negare.
Noi siamo cittadini, non siamo tenuti ad altro canone che quello dell'onestà morale ed intellettuale.
La glorificazione di Craxi facciamola fare a coloro che stanno, anzi hanno già mandato a scatafascio l'Italia pur di salvare sè stessi dai rigori della legge penale.
Possibile che ancora non si è capito?

Luigi Morsello ha detto...
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Anonimo ha detto...

Nessuna ingenuità caro Morsello, solo sano realismo Costituzionale, se mi consente l'espressione. Il problema della strutturazione democratica dei Partiti al loro interno è assolutamente determinante per la società e l'economia Italiana ed Europea.Altrettanto importante per la vita(e la morte) dei cittadini è la gravità e il danno sociale generato dall'illegalità e dall'opacità del sistema di finanziamento dei partiti . Proprio i questi giorni si sta svolgendo un convegno dei Giuristi Democratici sulla necessità di norme per dare attuazione all'49 Cost. Riporto lo stralcio di un intervento : "La crisi di regime del 1992-93, che ha concluso in maniera infelice la transizione iniziata con il fallimento della scommessa di centro sinistra nel 1968, ci ha fatto trovare con istituzioni deboli e con partiti in riallineamento e oramai svuotati. Nel periodo 1948-1993,su cui mi sono soffermato in altra sede, alle istituzioni deboli avevano corrisposto partiti tra loro contrapposti , ma forti e capaci di compensare a loro modo la debolezza istituzionale. Nel periodo successivo alle istituzioni deboli si è sovrapposta la scomparsa di tutti i soggetti politicamente rilevanti che avevano nel periodo precedente generato e supportato Costituzione e sviluppo costituzionale nei primi quarantacinque anni della Repubblica. Di qui l’indebolimento obbiettivo dello stesso patto costituzionale e la richiesta di rifondarlo, anche con nuove regole istituzionali che intervengano sulle strutture interne della partecipazione politica.
Oggi siamo sull’orlo di un vulcano. La Costituzione è snervata e soggetta a fenomeni plastici, derivanti dalle pressioni della costituzione materiale e da soggetti che a volte non vi si riconoscono. E’ tempo di dire con forza che il circuito democratico è affetto da carenze pericolose e che il settore della partecipazione politica è al centro delle difficoltà, come dimostra senza dubbio la stessa legge elettorale n.270 del 2005. .... Istituzioni senza partiti strutturati e animati da una partecipazione democratica portano al pericolo plebiscitario; partiti pervasivi e frammentati senza istituzioni forti conducono all’instabilità e all’occupazione personalistica e/o correntizia delle strutture statuali..." Sul tema è necessaria una riflessione proveniente da vari settori , non solo dai giuristi , ma da tutte le componenti della società : imprenditori, impiegati pubblici , finanza democratica ecc. Grazie per l'attenzione, Maria Cristina

Pierluigi Fauzia ha detto...

Scusate l'OT.

E' di ieri la seguente dichiarazione del Presidente del Consiglio:«non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici»

Volevo scriverci qualcosa su.Poi ho letto il "Buongiorno" di Gramellini su La Stampa di oggi ed è tutto già lì.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41

"Cioè,ha scoperto la Costituzione :<>.E lo trova intollerabile!"(commento del Giudice Davigo alle dichiarazioni dell'Avvocato Pecorella ,pubblicate da La Repubblica il 2/2/2003, per il quale "[..]la Magistratura si comporta da vero e proprio potere a sè che non risponde a niente e a nessuno.[..]")

Luigi Morsello ha detto...
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Anonimo ha detto...

Solo per amore di precisione aggiungo che ho citato l'intervento del giurista intervenuto al convegno dei "Giuristi Democratici"non perchè ne condivida il tenore ma solo per evidenziare che il problema della mancata normativa di attuazione dell'art. 49 cost. è assai sentito ,anche se ipocritamente e codinamente sempre poco esplicitato e discusso. Maria Cristina

Anonimo ha detto...

Vorrei solo sapere il vostro pensiero...........Secondo voi la magistratura nel nostro paese lavora trasparentemente senza condizionamenti????I magistrati che per errore mandano una persona in galera devono pagare???Chi ci garantisce la "Legge è uguale per tutti" se poi vediamo ciò che vediamo.......Ecco il mio pensiero a riguardo.... dobbiamo cambiare rotta proprio da qui perche se funzione bene quest'organo nulla può minare le basi di una società civile.......Riguardo a Craxi......credo, una persona sola che paghi in quel contesto mi sembra riduttivo.......

Pierluigi Fauzia ha detto...

Caro Anonimo del 12/2 ore 23.01

Le dico la mia opinione in merito alle sue domande.

Preliminarmente,mi permetto di farle un appunto di metodo:porre 4 punti interrogativi in una domanda equivale a renderla retorica.Quando lei chiede:"Secondo voi la magistratura nel nostro paese lavora trasparentemente senza condizionamenti????"ne introduce in modo surrettizio la riposta.Temo ,quindi, che qualsiasi risposta le possa essere data,lei rimarrà in ogni caso della sua opinione.

Ma andiamo con ordine.

Il primo quesito è malposto perchè pecca di astrattezza.Sono esistiti (ed è lecito pensare che esistano) magistrati che lavorano in maniera opaca e condizionata,ma si tratta sempre di magistrati con un nome ed un cognome.Derivare dalla disonestà di alcuni(i magistrati che lavorano in maniera opaca e condizionata) la disonestà della categoria (la Magistratura che lavora in maniera opaca e condizionata) è errato logicamente.Sarebbe come dire che siccome i mafiosi sono siciliani,allora i siciliani sono mafiosi.

Lei chiede:"i magistrati che per errore mandano una persona in galera devono pagare???"Anche qui la questione è un po più complicata.Partiamo da un dato di fatto:i magistrati sono persone umane e delle persone umane hanno tutte le caratteristiche,compresa l'imperfezione.A questa condizione di imperfezione "genetica" se ne aggiunge un'altra che definirei strutturale.Essa consiste nel fatto che il magistrato in quanto terzo è chiamato giudicare su cose di cui non ha (ed è giusto che non abbia) conoscenza diretta.Questa è una caratteristica propria di tutte le forme di giurisdizione ,affidate ad un terzo, che sono esistite e che esisteranno nella storia.E questa carenza cognitiva si riverbera ineluttabilmente sulle sue decisioni perchè in definitiva,egli, si trova sempre a dover compiere una scelta tra due opzioni:dire chi ha torto e chi ha ragione(e mi scuso per l'approssimazione dello schema).A scanso di equivoci questa scelta da parte del magistrato non è libera.Un magistrato non può scegliere di condannare o assolvere un imputato perchè ad esempio gli sta simpatico o antipatico.Al contrario è un attività regolata.E quand'anche ciò avvenga,sono previsti tutta una serie di accorgimenti che riducono al minimo questo rischio.Onere della prova,contraddittorio,ricusazione,e doppio grado di giudizio (solo per citarne alcune) ,non sono altro che cautele che l'ordinamento prevede affinchè la decisione adottata risulti quanto più possibile giusta nel caso concreto.Tutto questo pistolotto serve a dire che rarissimamente si può avere la certezza che la persona condannata sia anche colpevole e che il nostro sistema ,permeato di tutte le cautele di cui sopra,ci permette soltanto di giungere ad una ragionevole certezza di colpevolezza.Detto ciò occorre distinguere tra errori incolpevoli(cioè quegli errori che risultano essere tali solo ex post)ed errori inescusabili,(quelli che al momento della decisione apparivano già tali e quindi non potevano essere compiuti).I primi sono fisiologici e non potranno essere mai eliminati,per i secondi si paga già disciplinarmente (e civilmente se pure entro stretti limiti) e se sono compiuti volutamente costituiscono anche reato.

Riguardo alla terza questione la domanda gliela pongo io:cos'è che vediamo?

Cordialmente.

P.F.

MauroC ha detto...

Chissà se con l'esempio che segue si riesca meglio a chiarire l'equivoco.
Anni 60, corso per sottufficiali di complemento(di leva), disciplina rigorosa, intransigenza su tutto, di corsa e senza pause dalla sveglia al silenzio. Mezz' ora per il pranzo (o meno – dopo qualche giro di campo - se l'adunata in corsa non fosse ordinata e gradita all'ufficiale), per 14 tavoli di 12 allievi in fila per la distribuzione dei pasti: per gli ultimi rimanevano pochi minuti, compreso il tempo per il lavaggio dei contenitori in alluminio e delle posate. Entro le 22 la ritirata, contrappello e tutti a letto senza più fiatare. Non sempre, però. Una tra le tante sere, parte da una campata una sorta di azione punitiva a suon di cuscinate, da parte di una componente “leghista”(del nord) forse un po' “razzista” (o perché avevano bevuto altro vino allo spaccio, oltre i ¾ di litro (troppo e di bassa qualità, ancora oggi non me lo spiego) per pranzo e cena, con l'aggiunta di altro vino scolato dalle bottiglie, persino intere, lasciate sui tavoli dai meridionali) verso la mia campata, che naturalmente reagisce. Uno degli allievi si reca dal s.ufficiale d'ispezione (ovvero uno del corso precedente – i raccomandati -- che da sergente restavavano alla scuola sino al congedo per istruire...) e quindi tutti a letto fingendo di dormire. Il sergente sveglia uno a caso cui chiede di dire un mumero...35! La conta finisce su uno che dormiva per davvero, un soggetto del tutto passivo da far indignare qualcuno (un polentone, beone!) che fa il mio nome(?) e nessuno dei promotori alza la mano per far sì che – come altre volte – il tutto si risolvesse con 2-3 giri di campo, illuminato. Finisco in camera di punizione (che poteva ospitare una sola persona). La mattina vengo convocato dal tenente sottocomandante il distaccamento (un fanatico e isterico) che, minacciando di farmi perdere il corso, mi chiede di fare i nomi. Desisto...ma visto che nessuno dei vigliacchi si è fatto avanti decido di fare i nomi dei responsabili, che poi a turno si fecero una settimana di gattabuia. In questo caso se avessi taciuto sarei stato l'unico tra i tanti, come per Craxi (fatte le dovute proporzioni, s'intende), a “pagare”e per giunta ero del tutto innocente. A fronte della denuncia fatta da Craxi in parlamento, la magistratura doveva indagare a 360 gradi, “a tappeto” e non a “campione”. Altrimenti vien da pensare che abbia influito e prevalso quel sentimento di astio venutosi a creare quando Martelli (e Craxi) da ministro insistette nel voler mandare nelle zone più rischiose magistrati non “ragazzini”?

Luigi Morsello ha detto...
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Luigi Morsello ha detto...
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Pierluigi Fauzia ha detto...

Segnalo la puntata di Otto e mezzo di ieri.

Assolutamente da vedere.

http://www.la7.tv/richplayer/?assetid=50169965

Anonimo ha detto...

Nella trasmissione otto e mezzo a Davigo è stato chiesto se siamo in presenza di una tangentopoli 2.
Mi pare evidente che una nuova tangentopoli sia impossibile dato che la casta si è fabbricati gli anticorpi atti a vanificare qualunque tentativo di porre un argine alla corruzione dilagante.
C'è solo da sperare che non siano necessari altri trasferimenti di giudici.

Anonimo ha detto...

Caro Morsello lei vuole sapere cosa c'entra la mancata deliberazione delle norme attuative dell'art. 49 cost.con la vicenda di Craxi e con "tangentopoli". Io la ringrazio per aver posto una domanda che meriterebbe una lunga e articolata risposta .Non potendo in questa sede farlo cercherò di rispondere in modo sintetico ma chiaro. La nostra Costituzione affida ai partiti politici compiti istituzionali decisivi e i partiti sono intesi come forme associative di liberi cittadini. I partiti , già dopo il golpe del 43 che decretò la caduta del fascismo sono subito divenuti determinanti nell'amministrazione dei poteri dello Stato . I partiti nella visione dei Costituenti non sono un obbligo per il cittadino ma espressione della libertà del cittadino. I partiti debbono essere retti da regole democratiche al loro interno per avere legittimità costituzionale. Tuttavia queste regole attuative delle condizioni di legittimità costituzionale e democratica assegnate dalla Carta Costituzionale ai partiti non hanno mai trovato definizione nella normativa di attuazione dell'art. 49 .
Sono stati fatti alcuni disegni di legge ma nessuno è stato approvato dal Parlamento.
Questo vuoto ha permesso che coloro che militavano nei partiti e coloro che da fuori simpatizzavano con questo o quel partito non disponessero di reali strumenti di controllo e garanzia di trasparenza democratica nei confronti dell'operato delle gerarchie di partito, divenute oggi "oligarchie" inamovibili. Scrive Pippo Fava :" ..Oggi negli anni 80 , al vertice di ogni livello di mafia sta immobile e ianlterabile una parte del potere politico..il potere politico che dovrebbe proteggere un territorio e invece lo abbandona alla morte chimica e alla speculazione selvaggia..dovrebbe emarginare gli uomini corrotti ,ignoranti ,violenti e viceversa li conduce talvolta in parlamento e gli affida uffici ministeriali onnipotenti..". Ecco io credo che uomini come Craxi , politici della politica "strumento del nulla" ,autoconvinti di esercitare una missione superiore ,carismatica ,di cui ignorano la radice e il fine, siano astutamente asserviti da molti ottusi, ignoranti e ingordi affaristi di stampo mafioso. E ben comprendo che Berlusconi dica che gli fa schifo fare il presidente del consiglio...lui che astutamente è stato convinto di dover entrare in politica "per sfuggire alla galera.."
Credo che parte importante delle gravi e croniche degenerazioni dei partiti politici e della politica tra cui il sistema DC-PSI,CAF,si sarebbero potute evitare controbilanciando le pressioni internazionali della divisione di Yalta con il dare attuazione alle norme che attengono alla democrazia interna e alla trasparenza delle relazioni all'interno dei partiti. E non è mai troppo tardi.. Spero di aver chiarito in modo sintetico la questione posta . Grazie , Maria Cristina

Luigi Morsello ha detto...
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silverio d'ercole ha detto...

"Quando un piccolo uomo proietta un'ombra lunga allora il tramonto e' vicino."
Se non ricordo male e' una citazione di un grande del Giornalismo:Giorgio Bocca.
Comunque Vi difenderemo sempre e con ogni mezzo. Sia ben chiaro per gli
eversori.