«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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venerdì 28 settembre 2007

Incredibile ma vero!




di Stefania Barbagallo
(Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Catania)
(si occupano dei piccoli, ma hanno l’intestazione dell’ufficio più lunga di tutti)


Tutte le riflessioni che si possono leggere su questo blog sulla crisi della giustizia sono già state proposte da una pluralità di voci in varie sedi di dibattito interne alla magistratura e le reazioni sono state le più varie, tutte ricche di fantasia, ma in nessun caso quelle che ci si sarebbe aspettati in una paese democratico da parte di persone che svolgono funzioni istituzionali e che costituiscono uno dei poteri fondamentali dello Stato, di uno Stato forse ormai soltanto all’apparenza democratico.

Dopo la denuncia di fatti di così rilevante gravità ci si sarebbe aspettati un'unica reazione possibile, consistente nell’ansia di accertare, discutendone anche animatamente, se i fatti in questione fossero veri o meno e, nel caso in cui si fosse d’accordo sulla corrispondenza della realtà delle suddette affermazioni, nel prendere, per la parte addebitabile alla categoria, delle misure urgenti o quanto meno delle prese di posizione pubbliche inequivoche sul punto.

Incredibile ma vero, niente di tutto questo è successo.

In alcuni ambiti - nella maggioranza purtroppo - tali riflessioni sono state del tutto ignorate e fatte cadere nel nulla negando così, quantomeno di fatto, l’esistenza stessa delle ragioni che hanno acceso il dibattito.

In altri, più sensibili, contesti, invece, la discussione si è svolta sì - con l’ammissione, talvolta esplicita, della grave situazione in cui versa da troppi anni la magistratura anche per ragioni riconducibili agli stessi magistrati - ma con evidente fastidio di alcuni e con il timore costante di altri di non danneggiare la campagna elettorale, ormai perennemente in corso come nella politica nazionale.


E, infatti, non si può negare che qualcuno - ammettendo che la situazione in cui versa la magistratura non è delle migliori anche per cause addebitabili alla stessa magistratura associata - si è posto il problema di COSA FARE, quasi volesse agire subito concretamente e immediatamente, e ha accolto con entusiasmo le soluzione avanzate da tanti validi colleghi, tutte stimolanti e ricche di spunti di riflessione, ma dopo essersi posto il problema sul che fare ha pensato che non vi era nient’altro di meglio che inserire tali bellissime soluzioni in un bellissimo programma di una delle correnti della magistratura che si sarebbe battuta con tutte le sue forze – come fa già peraltro da tanto tempo - per la loro concreta realizzazione, così credendo di avere posto fine al fastidioso dibattito e di essersi assicurato qualche voto in più per le prossime elezioni.

Ci continuano a chiedere - oltre al voto - tempo e fiducia, ma di tempo non ne abbiamo più o quantomeno una parte di noi non ne vuole più sprecare e la fiducia, soprattutto nel sistema, comincia a vacillare.

La crisi della giustizia e della magistratura è tale che non è più possibile aspettare e vedere se qualcosa cambia.

Sono senza dubbio da lodare coloro che nelle sedi associative istituzionali si battono quotidianamente e con fatica nel tentativo di far rispettare principi che pur dovrebbero ormai ritenersi acquisiti all’interno della giurisdizione, ma i loro pluriennali sforzi, pur importanti nei singoli contesti, dimostrano che nell’ambito di questo sistema il massimo impegno possibile nelle sedi associative e negli organi di autogoverno consente al più di vincere qualche battaglia, ora a Napoli ora a Bari, per il rispetto della legalità anche all’interno della magistratura, ma non rimuove certo le cause che hanno determinato la grave crisi in cui versa la magistratura oggi; e il problema che oggi si è risolto a Napoli o a Bari, domani, per il ripetersi dei soliti meccanismi, si riproporrà a Catania, a Catanzaro, a Roncofritto.

Il sistema, infatti, continuerà a perpetuarsi con tutti i suoi mali, finchè non ne saranno estirpate le cause!

Per cambiare questo sistema è necessaria una “rivoluzione culturale” che non può che cominciare con una presa di posizione netta della stessa magistratura contro il sistema stesso ed i mali da cui è afflitto.

Questo blog tenta di innescare la miccia di questa rivoluzione, ovviamente culturale e di pensiero, contando sul contributo di tutti - magistrati, operatori del settore giustizia ma anche e soprattutto comuni cittadini quali utenti del “servizio giustizia” - e partendo da una denuncia pubblica delle ragioni che hanno portato a questa catastrofica situazione.

In varie sedi - tutte interne, però, al gioco delle correnti – questi fatti di cui discutiamo sono già stati denunciati, ma questa è finalmente è una DENUNCIA PUBBLICA, fatta al di fuori del gioco delle correnti e delle spartizioni politiche.

Ci sorprendono e non condividiamo i timori di alcuni che ritengono che tale denuncia possa minacciare la credibilità della magistratura ovvero ingenerare nei cittadini sfiducia nella giustizia, sia perché la nostra credibilità è già, non semplicemente minacciata, bensì seriamente compromessa (per ragioni non del tutto infondate) ma soprattutto perché soltanto ammettendo le nostre responsabilità nella determinazione della grave situazione di crisi in cui ci troviamo possiamo riconquistare credito nei confronti della società civile, che oggi non ha alcun vero dialogo e alcuna vera collaborazione costruttiva con i magistrati anche per l’inattaccabile autoreferenzialità e totale indisponibilità degli stessi, almeno sino ad oggi, di mettersi in discussione.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

e' incredibile!
la magistratura contro se stessa...
mi pare si chiami autodistruzione...
si salvi chi può

Achille Caruso ha detto...

No! Si chiama "autocritica"! Mai sentito parlarne? No, eh? E' l'esatto opposto dell'autodistruzione di cui parli. Devoto e Oli la definiscono così: "L'esame critico che si conduce all'interno di una organizzazione politica collettivistica, allo scopo di rilevare e correggere errori o insufficienze"!
E già che ho il vocabolario fra le mani, ti insegno un altro vocabolo: "Autoreferenziale: che fa riferimento esclusivamente a se stesso o ai propri bisogni, non curandosi d’altri o d’altro"