«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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sabato 4 aprile 2009

G8 di Genova la Procura fa appello e accusa: «Non è stata fatta giustizia»





di Claudia Fusani
(Giornalista)





da L’Unità del 4 aprile 2009



La Procura di Genova fa appello contro la sentenza che ha assolto 16 dei 29 imputati, i vertici della polizia accusati per l’irruzione alla Diaz e le prove false. Appello anche della Procura Generale. Prescrizione nel 2014. In 109 pagine i pm Zucca e Cardona Albini smontano le motivazioni del tribunale. I motivi «Il Tribunale ha ignorato prove e testimonianze. Precedente giuridico gravissimo».


Roma - «Non è stata fatta giustizia». Non è una frase scritta sui muri o su un volantino ribelle. Sono le parole con cui i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini chiudono il ricorso in Appello con cui chiedono di fare un nuovo processo ai 29 poliziotti che la sera del 21 luglio 2001 fecero irruzione nella scuola Diaz massacrando di botte 93 manifestanti sorpresi in pieno sonno.

«Il sangue versato e la sospensione del diritto in quella notte richiedono più adeguata ricerca sugli autori e sulle cause» scrivono i magistrati.

Su 29 imputati, sedici sono stati assolti a novembre scorso dopo tre anni di processo e otto di indagini. Erano all’epoca dei fatti, e sono tutt’oggi, i massimi vertici della polizia. Chiudere gli occhi, accettare quella sentenza, accusano i pm, «avrebbe conseguenze assolutamente nocive sul piano istituzionale».

Quelle assoluzioni, in buona sostanza, creano un «precedente giuridico gravissimo»: quello per cui la polizia può sospendere il diritto, confondere le acque e far sparire le prove, fabbricarne addirittura di false, falsificare gli atti e farla franca.

Un precedente che sarebbe grave si consolidasse proprio alla vigilia di un nuovo G8 italiano e mentre tornano le minacce e a Londra un manifestante del G20 muore in strada.

Zucca e Cardona Albini impiegano 109 pagine per smontare le motivazioni della sentenza pronunciata dal presidente del tribunale Gabrio Barone che invece ha spiegato l’assoluzione con l’assenza di prove («esistono solo indizi e non univoci»).

I pm accusano il tribunale di aver evitato «la responsabilità di motivare» l’assoluzione di 16 dei 29 imputati, un lavoro «solo compilativo» in cui «non ha valutato a dovere i mezzi istruttori» e «le dichiarazioni testimoniali».

Per l’accusa la notte della Diaz non può essere solo colpa di qualcuno a cui è scappata la mano; quella notte, dopo la morte di Giuliani e due giorni di delirio, finito il vertice, fu deciso un cambio di strategia.

Lo ha spiegato al processo il prefetto Ansoino Andreassi, fino alla mattina del 21 luglio 2001 responsabile della sicurezza del G8: «Ci fu una decisa virata nella politica della gestione dell’ordine pubblico proveniente dal vertice del Dipartimento della pubblica sicurezza mirante all’accentuazione dell’aspetto repressivo (...) tanto che nel pomeriggio del 21 viene inviato a Genova il prefetto La Barbera, capo dell’antiterrorismo».


Una deposizione «decisiva – si legge – per la ricostruzione della catena di comando» e invece valutata «in modo asettico» dal tribunale.

Tribunale che «scarta apoditticamente l’idea che l’agente Nucera abbia potuto togliersi il giubbotto per colpirlo col coltello».

E’ una delle tante prove false fabbricate per motivare la reazione degli agenti.

«Nucera – si legge nell’appello - (che in un primo tempo aveva detto di essere stato aggredito da un no global ndr) è più credibile quando aggiusta a posteriore la sua versione, dopo aver saputo che la consulenza del Ris lo sbugiarda».

Durissimo il capitolo dedicato alle due bottiglie molotov, reperto chiave la cui presenza nella scuola Diaz aveva motivato l’irruzione e che poi invece risultano essere state portate a posteriori da Troiani e Burgio, tra i sedici condannati con gli uomini del Reparto mobile guidato da Canterini.

Troiani e Burgio hanno agito da soli? Impossibile, dicono i pm, «ricostruendo la gestione del reperto si prova il pieno coinvolgimento e la consapevolezza di tutti gli imputati ciascuno con il proprio ruolo corrispondente alla gerarchia e funzione».

Si tratta di Gratteri, attuale n° 2 della polizia, Gianni Luperi, n° 3 dell’Aisi, e poi Calderozzi, Ferri, Di Bernardini, Dominici e altri, assolti in I grado perchè il fatto non sussiste.

Quelle molotov poi sono scomparse dall’ufficio reperti «per opera del personale Digos che si sarebbe portato via il corpo del reato».

Una vicenda su cui il Tribunale non ha mai voluto scavare fino in fondo tanto che i pm contestano «l’omessa pronuncia».

«Questo drammatico panorama di violazioni diffuse - si legge nell’appello - si è riprodotto davanti a un Tribunale che non ha ritenuto di stigmatizzare questi comportamenti».

Non solo, un Tribunale che «neppure è intervenuto sui numerosi testimoni reticenti e imprigionati da codici omertosi».

Anche la Procura generale, eccezionalmente, ha presentato appello.

C’è tempo fino al 2014 per arrivare ad una nuova sentenza.

cfusani@unita.it



3 commenti:

siu ha detto...

Vivaddio questa notizia mi arriva come ossigeno, vitale, per il cervello non meno che per il cuore. Mi restituisce la possibilità e la speranza di continuare a vivere, anzichè morire -in senso spirituale non meno che fisico- in questo Paese, che i fatti di Genova hanno scaraventato in una deriva di negazione della libertà e di violenza totalitaria e cieca dalla quale non potrà dirsi risollevato fino a che non sarà fatta giustizia; autentica, sostanziale e profonda giustizia su quei fatti inenarrabili, inconcepibili, incompatibili non solo con uno Stato di diritto, ma con qualsiasi comunità che voglia definirsi umana.

Besugo ha detto...

Premesso che: per il ministro dell’Interno, rappresentato dall’avvocato dello Stato Domenico Salvemini, nessuno sbagliò quella notte del luglio 2001, al termine del G8 di Genova.

Ergo: "Vanno assolti tutti, generali e soldati semplici, picchiatori e calunniatori, chi ha abusato dei manganelli e chi ha fabbricato prove e verbali falsi".

Questa è la sintesi dell'articolo apparso su secoloXIX.it il 18 marzo 2009.

Si prospetta un "conflitto" tra la Procura Generale del Tribunale di Genova e il solito ministro di turno? Come si pronuncerà il C.S.M. dopo le prevedibili ispezioni ministeriali volte a individuare i possibili vizi formali e le "dovute" reprimende disciplinari.

Mi sento pronto ad accettare scommesse sull'esito di questo appello.

Assisteremo al trasferimento dei pubblici ministeri Francesco Albini Cardona ed Enrico Zucca ed alla cacciata con inomigna del Procuratore Generale, oppure quasta volta la GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI riuscirà a spuntarla?

Un particolare saluto a "siu" per i voti di speranza che sgorgano dal suo cuore e alimantano la fiammella della speranza che tremolante sta affievolendosi sempre più.

Il senno della ragiome mi suggerisce che questo appello resterà la testimonianza ìnascoltata della contestazione più alta che si possa levare dalle istituzioni della mia città, circa la gestione degli accadimnti avvenuti in occasione del G8 di Genova

L'Appello, è la lucida e documentata testimonianza che anche in questo caso con l'applicazione formale della Legge, NON E' STATA FATTA GIUSTIZIA!

Cordiali saluti
Stefano
Genova

Anonimo ha detto...

Fino a pochi anni fa ci scandalizzavamo per quanto accadeva in America Latina..... Rallegriamoci, li abbiamo superati, abbiamo saputo fare di meglio! Si ostinano a voler farci credere che tutto questo è normale , che tutto questo è la democrazia. Non è difficile leggere la semplice realtà: violazione dei diritti. I nostri diritti, i diritti di noi cittadini italiani. Che, una volta dismessa qualsiasi divisa, dovrebbero essere anche i loro. Il condizionale (a quanto pare) è d'obbligo.
Agnese