«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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lunedì 19 luglio 2010

Dalla (falsa) guerra tra procure alla P3, il CSM ne esce a pezzi





di Lorenzo Racheli
(Avvocato)





L’articolo di Felice Lima «Il marcio de “La Magistratura”», e, già prima, le notizie relative alla inchiesta sulla c.d. P3, o nuova P2, che vede il coinvolgimento di numerosi magistrati, ai più alti livelli, nonché del CSM, mi hanno fatto pensare a un passo del bel libro di Umberto Ambrosoli, Qualunque cosa succeda (2009, Sironi Editore), che racconta la storia di suo padre Giorgio, commissario liquidatore della banca Privata di Michele Sindona, da questi fatto vigliaccamente uccidere trentuno anni fa, con l’interessamento di Gelli e della P2 e molte ombre sul sistema politico-economico italiano.

A pag. 25 del libro, Umberto Ambrosoli racconta che nel 1958 il padre si è laureato in giurisprudenza, con la discussione di una tesi in diritto costituzionale dal titolo “molto semplice e importante”, Il Consiglio superiore della Magistratura.

Scrive Umberto Ambrosoli: “La tesi è incentrata sul tema dell’indipendenza del magistrato, della sua libertà. Papà sceglie di mettere in esergo una frase di Platone, tratta dall’Apologia di Socrate:

«Il Giudice non siede allo scopo di amministrare a suo piacimento la giustizia, ma di decidere ciò che è giusto e ingiusto: e infatti egli ha giurato di non favorire quelli che vuole, ma di giudicare secondo la legge. Perciò né noi dobbiamo abituare voi a spergiurare, né a ciò vi dovete voi stessi abituare».

La frase di Platone è immediatamente commentata:

«Le parole che Socrate nell’Apologia rivolge ai suoi giudici, valide nel 399 a.C., nulla hanno perso di tale validità con il trascorrere dei secoli. Ogni Stato libero, cioè rispettoso della libertà dei singoli, ha sempre avuta nella storia la stessa preoccupazione: che il giudice fosse libero di giudicare secondo la legge e la sua coscienza. […]

Per garantire la Magistratura, cioè per attuare la vera libertà del giudice da ogni influenza di qualsiasi organo e individuo, è chiara la necessità di rendere indipendente il giudice, anche se è evidente che nessuna soluzione definitiva sarà mai data al problema perché solo la coscienza del giudice potrà fare in modo che la sua volontà possa determinarsi liberamente: sine spe nec metu. Garantire l’indipendenza del giudice significa in sintesi voler fare in modo che la decisione di lui possa derivare dalla sua libera convinzione senza che questa possa subire interne ed esterne influenze e fare in modo che la decisione stessa non possa avere per chi l’ha pronunciata conseguenze tali da rendergli più difficile l’assumere libere decisioni […].

Dobbiamo dire che non tanto sulle garanzie legislative è basata l’indipendenza del giudice, quanto sulla sua ferma coscienza. Il problema dell’indipendenza del giudice non è in ultima analisi un problema che si possa in sede legislativa compiutamente risolvere. Che, per quanto perfette possano essere le leggi, sempre potranno contro la libertà di giudizio del giudice aversi tentativi di violazione, cui – al di là delle garanzie legislative- solo l’alta coscienza del suo ufficio e il senso altissimo delle sue funzioni saprà opporre, ha sempre opposto, valida difesa. A quei giudici che, dispersi in sedi malagevoli e difficili, sono più soggetti ai tentativi di chi ha interesse a che le loro decisioni non siano come in effetti sono e a quelli che, per la delicatezza delle loro funzioni, più si trovano a dover agire tra contrastanti interessi, particolarmente pensiamo: il Consiglio superiore della Magistratura è un assai utile mezzo di difesa. Ma nessuna legge li garantirà mai appieno: fortuna è che nel giudice che, solo con la sua coscienza, decide la questione a lui affidata, possiamo e dobbiamo per le tante e continue prove, avere la massima fiducia. E questa fiducia, noi, con il massimo rispetto e la massima riconoscenza, con certezza esprimiamo”.

Il CSM, dunque, quale “utile mezzo di difesa” dei magistrati e della loro autonomia.

Dall’inchiesta in corso e dalle intercettazioni emerge tutt’altro.

Il CSM ne esce invero a pezzi.

Una istituzione del tutto in balia delle correnti e che, per le nomine degli uffici direttivi, subisce fortissime pressioni esterne, volte ad indirizzare il voto della commissione e poi del plenum sui nominativi di magistrati “amici”.

In verità il CSM e il ‘sistema giustizia’ nel suo complesso erano già usciti a pezzi dalla vicenda della c.d. (falsa)guerra tra le procure di Salerno e Catanzaro.

Il Consiglio ha spazzato via magistrati onesti, la cui unica colpa era quella di fare il loro dovere seguendo la loro “ferma coscienza”: Apicella, Nuzzi, Varesani. Prima ancora De Magistris e Forleo.

Le decisioni, prese dal CSM all’unanimità, sono state inoltre avallate dall’ANM: il presidente Palamara sottolineava che il sistema giustizia, con quelle decisioni, dimostrava di avere al suo interno gli anticorpi. È singolare che queste sono le stesse parole pronunciate in questi giorni dal ministro Alfano.

E no, presidente Palamara, non si è trattato di anticorpi. Erano pericolosissimi virus, che hanno trovato ulteriore diffusione e che destabilizzano fortemente la democrazia.

La conclusione cui giunge Umberto Ambrosoli nel libro sul padre è assai amara:

“Negli anni Settanta, una coincidenza di interessi illegittimi e dissimulati spingeva perché il fallimento dell’«impero» di Michele Sindona ricadesse come danno sui risparmiatori, sulla collettività del nostro Paese, sul sistema finanziario. Con il suo lavoro papà ha fatto quanto era in suo potere per evitare che ciò accadesse. Per questo la sua vita è stata annientata.

Muovendo lo sguardo da quei giorni all’oggi, mi sembra che l’unica vera differenza stia in una maggiore sfrontatezza”.

È proprio così. I fatti di questi giorni lo confermano.

Si assiste ad una sfrontatezza quotidiana e ad un marcio che si diffonde a tutti i livelli.

Il sistema può, deve reagire. La società civile, anche se stanca, continua a vigilare attentamente.

Con le ultime inchieste sulla P3 si è sicuramente fatto un passo avanti.

Ma molti altri andranno fatti.



6 commenti:

Anonimo ha detto...

Ecco appunto, il GIURAMENTO
I giornali, tutti i giornali, si stanno affannando a chiedersi quale reato viene contestato a questa P3.
E' il reato di spergiuro alla Costituzione.
Giurando sono divenuti pezzi di Stato, Istituzioni e l'art.54 della Costituzione prevede che chi ne assuma le funzioni ha il dovere di adempierle con disciplina ed onore.
Tutto quello che adombra questo impegno deve importare l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Possiamo ben capire che chi opera con questi sistemi non ha le mani "sporche" ma ha sporca la coscienza che sporca tutto lo Stato ed il suo equilibrio.
E' venuta l'ora di rendere cristallini e trasparenti tutti i
comportamenti e di non fare sconti a nessuno.
Sicuramente è certo che da molti anni ci sono traditori dello Stato che operano nella consapevolezza di molti.
Oggi è l'anniversario della morte di Paolo Borsellino e stamattina tutti i giornali hanno rilevato che ieri soltanto un centinaio di persone hanno partecipato ad una manifestazione, quasi sottolineando il fatto che è ora di dimenticare.
Mentre stasera 400 persone parteciperanno pagando (o pagati)alla "glorificazione" dell'imprenditore politico di successo ottenuto "Il fulcro della reticenza dell'avv.M........posto che si era reso necessario distanziare la persona di B.S. da tali società, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all'estero e la destinazione di una parte degli stessi a B.M. e B.PS." (Cass.S.U.Pen.15208/2010).
Alessandra

Gabriele Di Maio ha detto...

Grazie di questo contributo.
Se ne sentiva davvero il bisogno.

Anonimo ha detto...

in questo paese siamo caduti cosi in basso che nonostante l'evoluzione della medicina, dell'informatica, ancora si evade dal carcere senza che nessuno se ne accorga, per di più durante l'ora d'aria dove logicamente sarebbe prevista una maggiore sorveglianza.Appena i due finiranno in manette ci sarà una pena esemplare perche infondo i due sono sfigati intelligenti che hanno capito tutto ma non fanno parte del sistema.Ripeto e non mi stancherò mai di dirlo il beneamato s b ha ragione il male primario viene dai palazzi dove al posto di tutelare il bene comune si favoriscono interessi propri che ricordano tanto il medioevo.......Seppur gravato da snsibili problematiche di carattere giudiziario almeno ha creato aziende e ricchezza tra il popolo delle sue terre favorendo sviluppo ed in modo lieve meritocrazia cosi da dare oggi luce al cittadino accecato che non sa più dove sta il male.Questo nonostante non sia un sostenitore ma bensi ho la consapevolezza che se si è arrivati a ciò è colpa di chi doveva contollare e non girare pollici perche poi avrebbe sistemato i suoi. perche l'ignoranza brada ha portato a questo.Tanti che pur ricoprendo incarichi di rilievo si nascondono dietro "bè la vita terrena è breve io me la godo"senza alcuna allusione solo un piccolo pensiero.....hehehe....cordialmente jaky

Anonimo ha detto...

... ed ecco tutto quello che Napolitano, presidente della repubblica nonchè presidente del csm, sa dire su questo marciume che tocca i vertici della magistratura:
http://www.repubblica.it/politica/2010/07/19/news/napolitano_p3-5675533/?ref=HREA-1

Che dire?

francesco Grasso ha detto...

ALESANDRA
...ieri soltanto un centinaio di persone hanno partecipato.. ,quasi sottolineando il fatto che è ora di dimenticare..

Alessandra
ho partecipato alla Marcia delle Agende Rosse verso il Castello Utveggio sul monte Pellegrino da dove è stato azionato il telecomando che ha provocato la strage.
Si tratta di fare un percorso di circa 4 kilometri in salita ,sotto il sole cocente e altrettanti in discesa,su una strada impervia(io che sono abituato ad andare in campagna da quando sono nato ,sono scivolato due volte)!
Le persone che vi hanno partecipato,
provenienti da tutta Italia,a proprie spese(vi erano ragazzi che hanno impegnato tutte le loro risorse per partecipare, e persone anziane che hanno rischiato la vita per percorrere quella impervia salita),che il giorno prima avevano partecipato a tutte le manifestazioni,erano andate a dormire alle 2 di notte per seguire presso la Facoltà di Giurisprudenza "Sistemi criminali. Quanto sono "deviati" gli apparati dello Stato,
FORMAVANO UNA COLONNA DI CIRCA 700 METRI!!Non so dirti quanti eravamo,ma ti asicuro,facevano impressione!!!
QUESTI TRE GIORNI IN ONORE DI PAOLO BORSELLINO E DELLA SUA SCORTA CI HANNO DATO DELLE EMOZIONI CHE E' IMPOSSIBILE DESCRIVERE.
Quelli che hanno fatto quella sailta erano
LO STATO!!!!

Da giovane sono stato giornalista,e oggi penso di appartenre un pò,anche io, a questa famigli.
PURTROPPO ARTICOLI COME QUELLI A CUI FAI RIFERIMENTO MI SUSCITANO SENTIMENTI DI VERGOGNA ENORMI.

Anonimo ha detto...

Francesco,
ho voluto sottolineare la scarna notizia perchè sappiano i giornalisti che dietro uno, nessuno o centomila,che onora il ricordo del sacrificio di Borsellino o dei tanti caduti in nome della legalità che ne sono milioni che anche non potendo partecipare fisicamente, come me,vivono quel momento marchiato a fuoco nel cuore e nella coscienza.
Lo strazio, la prostrazione che ho provato quando, dopo Falcone anche Borsellino, mi accompagna ogni giorno, ma mi ha dato la forza di non abbassare mai la guardia.
Loro cammineranno su altre gambe, tantissime, per sempre. Ne sono sicura.
Alessandra