«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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lunedì 5 luglio 2010

I complici della mafia e i loro sguatteri






di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)






da ilfattoquotidiano.it del 4 luglio 2010



Tutte le volte che il Dell’Utri di turno viene trovato troppo immischiato con la mafia, nugoli di sguatteri del regime ci ammorbano con una lunga serie di menzogne disoneste.

Fra queste c’è quella secondo la quale l’ipotesi delittuosa del concorso c.d. esterno in associazione mafiosa sarebbe una “montatura” dei magistrati. Un reato inesistente nella legge, inventato dai magistrati per perseguitare politici galantuomini che, avendo bisogno di un eroe da ammirare, scelgono Vittorio Mangano.

La verità è, invece, un’altra.

L’art. 110 del codice penale dispone che “quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti”.

Chi ha studiato giurisprudenza, sa che l’art. 110 del codice penale punisce le cc.dd. “condotte atipiche”.

Faccio un esempio facile con l’omicidio.

Chi spara a un uomo e lo ammazza commette la condotta “tipica” descritta dall’art. 575 c.p.: “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno”.

Ma che si fa se Tizio dice a Caio: “Senti, devo ammazzare Sempronio, ma non trovo una pistola. Tu me ne potresti prestare una che funzioni bene? Ci ammazzo Sempronio e te la restituisco”?

Caio presta la pistola a Tizio, sapendo che lui la userà per uccidere Sempronio e proprio perché possa uccidere Sempronio.

Ma Caio non commette la condotta di cui all’art. 575 c.p. e non spara materialmente a nessuno.

Se non ci fosse l’art. 110 del codice penale Caio non verrebbe punito.

In forza dell’art. 110 c.p. chi concorre in un omicidio risponde dell’omicidio.

Nell’esempio che ho appena fatto, Caio ha concorso con Tizio nell’omicidio di Sempronio – in particolare fornendo intenzionalmente l’arma per il delitto – e viene, quindi, punito ai sensi del combinato disposto (così si dice in gergo) degli artt. 110 e 575 del codice penale.

Questa cosa si fa ogni giorno con mille e mille reati e mille e mille delinquenti.

Dunque, l’art. 628 c.p. punisce la rapina, disponendo che “chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, s'impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, è punito con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da 516 euro”.

Il palo che sta fuori dalla banca non minaccia nessuno e non si appropria di niente. Fa il palo fuori dalla banca, mentre i suoi complici rapinano.

Il palo viene punito applicando l’art. 110 c.p.. Altrimenti non verrebbe punito.

E così chi presta il suo casolare di campagna per custodire un rapito, risponde del rapimento. E chi passa i codici del sistema d’allarme ai ladri risponde del loro furto. E così via.

La domanda allora è: perché mai queste regole che valgono per tutti i reati non dovrebbero valere anche per l’associazione a delinquere di tipo mafioso?

Solo perché in questa cosa sono coinvolti anche politici importanti, amici di altri politici importanti?

Si dice: il reato di associazione a delinquere è “particolare”, o uno è associato o non lo è; il concorso c.d. esterno non è ipotizzabile.

E’ una menzogna vergognosa.

Anziché spendere mille parole, faccio un esempio.

Io faccio il magistrato, sono nato e vivo in Sicilia.

Immaginiamo che mi venga a trovare Pippo, un mio vecchio compagno del liceo e mi dica: “Caro Felice, come sai io faccio parte di una cosca mafiosa. La mia cosca è in pericolo, perché la polizia ci cerca con tutti i mezzi. Abbiamo bisogno di una casa dove riunirci senza temere di essere sorpresi. So che tu hai una casa al mare che usi poco. Ti vorrei chiedere se ce la presti per le riunioni della mia cosca. Essendo la casa di un magistrato, la polizia non sospetterà nulla”.

Immaginiamo che io, essendo un verme, dica: “Senti Pippo, noi siamo stati compagni di scuola e ci siamo voluti bene. Siamo rimasti amici anche per tutti gli anni successivi. Io, in relazione al fatto che faccio il magistrato, non voglio essere coinvolto nella tua cosca e non ne voglio fare parte. Ma se ti serve casa mia, ecco le chiavi”.

Le domande sono le seguenti:

1. Si può dire che io faccia parte della cosca mafiosa di Pippo? Certamente no, perché non ho fatto nulla per associarmi e ho detto chiaramente a Pippo che non voglio fare parte della sua cosca.

2. Dare consapevolmente a una cosca mafiosa un covo sicuro dove riunirsi significa o no “concorrere” nel reato di associazione mafiosa? Sembra, francamente, di si. Dare un covo sicuro a una cosca da, infatti, un evidente e prezioso contributo alla vita e sopravvivenza della cosca medesima.

Giuristi da accatto hanno detto: “Ma c’è già il favoreggiamento. Il concorso esterno è un di più. E per di più la condotta del concorrente esterno o è già punita come reato autonomo o non è niente”.

Chi ha fatto queste affermazioni – e le hanno fatte anche professori universitari e avvocati disperatamente protesi a conquistare la gratitudine del solito padrone – o è ignorante o è in malafede.

Il favoreggiamento, infatti, è punito dall’art. 378 c.p., che dispone che: “Chiunque, dopo che fu commesso un delitto … aiuta taluno a eludere le investigazioni dell'Autorità, o a sottrarsi alle ricerche di questa, è punito …”.

Quindi, il favoreggiamento punisce l’aiuto dato a qualcuno per eludere le investigazioni DOPO che è stato commesso il reato. Non l’aiuto dato prima e/o durante la commissione del reato. Quest’ultimo non è favoreggiamento, ma concorso nel reato.

Peraltro, una prova decisiva di tutto questo si trae dall’art. 418 del codice penale, che punisce l’assistenza prestata agli associati.

Quella norma dispone testualmente che “chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipano all'associazione è punito con la reclusione da due a quattro anni”.

Quindi, l’art. 418 c.p. cita espressamente tre tipologie diverse e autonome di reato: l’assistenza agli associati (che provvede a punire), il favoreggiamento e il concorso nel reato.

Dunque, la configurabilità del concorso nei reati associativi appare francamente fuori discussione, con buona pace dei tanti giuristi da accatto e giornalisti servi che affliggono la vita agonizzante della nostra democrazia.

E quanto, infine, al fatto che la condotta del concorrente esterno o è punita come reato autonomo o non è niente, basta osservare che stare davanti a una banca e guardare la strada per vedere se arriva la polizia o è concorso nella rapina ex art. 110 c.p. o non è niente. Il reato di “palo” non esiste.

Prestare una macchina a un amico non è, in sé, nessun tipo di reato.

Come prestare la casa a mare a un amico e ai suoi amici non è, in sé, nessun reato.

Ma prestare la macchina a un amico che ti dice che deve fare una rapina e ha bisogno di un’auto con la quale scappare è, pacificamente (e anche per tutti i servi del regime), concorso nella rapina.

Così dare consapevolmente la casa a mare a una cosca mafiosa perché vi si riunisca in sicurezza è certamente concorso nell’associazione mafiosa.

E non è una invenzione dei giudici.

Ed è concorso nell’associazione mafiosa anche se lo fa un amico di questo o quel politicante.

E i complici dei mafiosi meritano il nostro disprezzo sia se abitano in un quartiere povero e malfamato, sia se stanno in palazzi di lusso o magari in Parlamento. Anzi, forse ne meritano di più quelli che stanno in Parlamento.

E davvero francamente non se ne può più di cambiare canale alla TV, magari per sbaglio, e sentire lo sguattero di turno che, con il tono e la faccia di uno che davvero ne capisce di diritto, dice che questo reato di concorso in associazione mafiosa è “discutibile”. Verrebbe da dirgli “discutibile sarà lei e i delinquenti che protegge”. Ma, purtroppo, la televisione parla, quasi sempre blatera, ma non ascolta.


21 commenti:

Anonimo ha detto...

Qualcuno nel secolo scorso dovette convicere qualcun'altro che il vero nuovo business era la droga, non la lupara, la prostituzione o il gioco d'azzardo.
Ora il nuovo business è il mattone,gli appalti pubblici, le grandi opere.
C'è chi di questo si interessa tutti i giorni, anche all'estero.
L'affare è grosso.Un vero business.
Alessandra

Vico Spiano ha detto...

Personalmente li defisco profumatori di merda. Questa nuova professione, è comunque più dignitoso il meretricio, si pratica con:

La TV
Un ottimo sfondo
Un tono di voce pacato, accattivanete ed "acculturato".
Una profonda convizione
Un muso a culo di gallina
Una faccia di bronzo o un innato servilismo.

E' un piacere sentirli, ma di solito mia moglie, lo zapping più veloce d'Italia, cambia canale e mi tolgir il piacere "In casa mia neppure con la Tv devono entrare!". Ed io mi perdo, o vedo a fatica i commenti di Culetto Stretto, di Finocchietto Impomatato, di Pretino, di Pisciatina Calda, di Sorriso Scemo,di Porcello Sorridente....
E sono sicuro ed arcisicuro che alcuni di loro vengono chiamati a rapporto battendo la mano sullo stanco e gettando un biscotto sul pavimento. Ed io gioisco nel non essere come loro, nell'abisso che ci separa, nel non avere nulla in comune con loro.

E mi consolo navigando su Your Tube.E qui resto affascinato dalla voce calda di bruno Tinti, dall'ironia di Davigo, dalla simpatia (ora è in pensione, quindi posso scriverlo) di Borrelli,...dalla franchezza contadina di Gratteri,dal suono siculo di Ingroia o napoletano di De Magistris..e basta...non avrei dovuto scrivere neppure questi nomi...
E qui non ci sono nomignoli.

PS: lo ripeto. L'elenco è lungo e se oltre Your Tube (Parlato) ci metto lo scritto....

Anonimo ha detto...

mangano eroe, dell'utri supereroe
http://www.beppegrillo.it/2010/07/passaparola_lun_71/index.html

Luigi Morsello ha detto...

L'argomento è serio e sono contento di esser tornato a frequentare questo blog, ma il commento di Vico Spiano è semplicemente esilarante e dissacrante, ho riso di gusto anche se il mio era un 'riso amaro'.

Vico Spiano ha detto...

x Luigi Mosello.

Nella vita quotidiana ciascuno di noi incontra ed intergaisce con altre persone.
Di alcune di queste, di molte di queste di tante di queste persone mai e poi mai ci sogneremmo di affibiargli nomignoli di qualunque natura.Ma che dire delle facce toste che parlano di reato di pedofilia di lieve entità o che propongono processi per soli imputati colpevoli o...

Se parlano da privati cittadini poco mi importa ma da pubblici amministratori!!!

Anonimo ha detto...

in un paese normale un condannato per mafia (e altro) non sarebbe certo in parlamento, ovviamente! ma purtroppo siamo in un paese folle...

Luigi Morsello ha detto...

Vico Piano, non ho capito la connessione.

Vico Spiano ha detto...

Forse l'imbecillità si è impadronita delle nostro paese.
Il solo pensare dà da pensare.
Per quale oscura ragione il Presidente della Repubblica non dovrebbe rispondere al codice penale per reati commessi prima o....durante la carica?

Reati commessi prima:
Su 40.000.000 di adulti noi neghiamo quindi la possibilità che cìè ne sia uno onesto.

Reati commessi durante:
Non riesco ad immaginare un reato penale commesso durante. Il Quirinale è protetto dai corazzieri, il presidente esce sempre scortato.Forse il motivo è questo: ovviare all'impossibilità, da parte del presidente della repubblica di nascondere il cadavere. Mi sembra giusto.

Falsi reati commessi prima.
La magistratura politicizzata potrebbe accusarlo di ingiusti reati commessi prima.
Si accetta l'ipotesi che in Italia ci siano circa 10.000 coglioni comunemete chimati giudici.

falsi reati commessi durante la carica:
Come? dove? Sotterrare un cadavere nei giardini del Quirinale la vedo dura e poi....i corazzieri che ci stanno a fare? Il palo?

Anonimo ha detto...

Ecco la "riforma epocale" annunciata tre anni fa dal nuovo ministro della giustizia.
Con un emendamento alla manovra, la riforma del processo civile.
Arriva la riforma del processo civile.
Ausiliari al posto dei magistrati e il cancelliere può raccogliere la prova testimoniale.
Il giudice nelle cause in cui fissa l'udienza per la precisazione delle conclusioni o per la discussione orale ad una data successiva ai sei mesi, può nominare un ausiliario per la sollecita definizione della controversia.
A parte che le prove testimoniali sono decenni che gli avvocati se le fanno da sè, (ma bisogna frequentare i tribunali per avere certe conoscenze) ma la sollecita definizione quale sarebbe dopo la precisazione delle conclusioni? Che si aspetta tre anni invece di sei per avere la sentenza?
Ma quanto prendono di stipendio questi cervelli qui?
Fa un caldo senza aria condizionata, poi se mi innervosisco sto pure peggio.
:-((((((((((
Alessandra

Anonimo ha detto...

Caro Lima

Leggo il Suo intervento: non una parola sulle infiltrazioni all'interno dell'organo al quale Ella appartiene. Eppure ve ne sarebbe da dire anche su questo punto. Come dimenticare le lotte tra le correnti interne,le cene con il Presidente del Consiglio (alludo ai colleghi Miller,a Luigi Mazzella,a Paolo Maria Napolitano, a Antonio Martone), ai porti delle nebbie (è notizia di questi giorni dello spostamento del processo sulla scuola marescialli a Roma e nella capitale si sa come vanno a finire certe cose), e che dire dei suoi colleghi che giurando sulla Costituzione se ne dimenticano subito per poi giurare allegramente sul grembiulino, e che dire della corruzione che alligna persino nell'ambito del civile?. Insomma quello che Lei dice è sacrosanto, ma gradirei anche un poco di pulizia all'interno della Magistratura italiana. Questo Paese ha assistito a stragi di innocenti, ma soprattutto a stragi di verità. Sarebbe il caso forse di procedere ad un repulisti anche nelle vostre fila.Senza paura e senza ipocrisia.

Felice Lima ha detto...

Per Anonimo delle 10.19.

Anonimo Signore o Signora,

se Lei, prima di giudicare, facesse la fatica di leggere, scoprirebbe molto agevolmente che in questo blog io personalmente e molti altri non abbiamo risparmiato critiche, anche molto severe, alla magistratura e ai magistrati.

Gli articoli che dimostrano quanto Le dico sono tantissimi.

Per brevità, mi limito a citarne qui solo alcuni (per leggerli, Le basterà cliccare sui link che ci sono nella parte destra della Homepage, sotto il titolo "Chi siamo e cosa pensiamo"):

“Presentazione”

“L’Associazione Nazionale Magistrati è gestita democraticamente o c’è aria di regime?”

“Una riflessione necessaria”

“Le responsabilità dei magistrati nella crisi della giustizia”

“Una giustizia molto migliore è possibile … anche subito”

“Cos’è e a cosa serve l’opposizione e cosa facciamo qui”

“Clementina Forleo e tutti noi avremmo diritto a un giudice imparziale”

“I cortocircuiti interni della magistratura”

“Intervista a Felice Lima sui pericoli - interni ed esterni - per l’indipendenza dei magistrati”

“Panni immondi”

“L’A.N.M. disvelata in diretta tv”

“Il C.S.M. e Clementina Forleo: ovvero dei pessimi rapporti fra il potere e la legge“

Quanto al fatto, poi, che quelle critiche non abbia riportato nell'articolo che stiamo commentando, ciò è avvenuto per l'ovvia ragione che questo articolo si occupa di altro.

Immagini che un giornalista scriva un articolo sui mondiali di calcio in Sudafrica. Cosa penserebbe di un lettore che gli rimproverasse di non avere speso neppure una parola sulla caduta di Valentino Rossi al Mugello?

Felice Lima

P.S. - Lei viene qui a rinfacciarmi, del tutto ingiustamente, mancanza di coraggio (sappia che per alcuni degli articoli che ho scritto qui ho dovuto affrontare anche contenziosi giudiziari): non Le sembra un po' ridicolo farlo restando anonimo/a e dando così una prova evidente della mancanza in Lei di quel coraggio che pretende dagli altri?

Non prova vergogna per questo Suo comportamento?

Lanza ha detto...

Ma,tecnicamente,che differenza c'è tra complicità e concorso esterno?
Ho sempre pensato che chi fa il palo in una rapina fosse un complice.Grazie per l'eventuale risposta.Roberto

Luigi Morsello ha detto...

A quanto pare la mia avversione per gli anonimi era giustificata.

Anonimo ha detto...

Gnetile Lima: non era mia intenzione esser fuori topic (errore che a quanto pare sembra recarLe parecchio fastidio: me ne scuso ulteriormente). Nessuno Le chiede di compiere un autodafè, nè tantomeno di pronunciare un mea culpa (che nel Suo caso centrerebbe poco: Lei è troppo giovane). Ma si da il caso che chi Le scrive viva in questo Paesucolo da più tempo di Lei, ed ha imparato come spesso le responsabilità vadano equamente divise. Se ci ritroviamo in questa triste contingenza è anche (e non esclusivamente come Lei inalberandosi inopportunamente vorrebbe farmi dire) per colpa di parecchie persone che svolgono la Sua onorabilissima professione, non con la stessa premura.Gli esempi non mancano e del resto li cita Lei stesso: aspetto quindi con fiducia una vera operazione pulizia.Quanto all'anonimato: siete Voi ad offire questa opportunità, mia la "libera" (ancora per molto?) scelta di restarlo, e su questo non ho nulla da "vergognarmi" come Ella gentilmente mi ha fatto notare. Pace & Prosperità.

Anonimo ha detto...

Gentile anonimo,
il dott. Lima ha sempre pagato personalmente per le sue idee e coraggio nel criticare anche i suoi colleghi, venendo, ad esempio, estromesso dalla mailing list di magistratura democratica.Altro che mancanza di coraggio nel denunciare "senza paura e ipocrisia". Ma si rende conto di quanto sia offensivo quel che ha scritto? Il giudice Lima in passato è stato oggetto di procedimenti disciplinari da parte del Csm e quando era giudice penale ha rischiato di perire in un attentato ed è stato minacciato in numerose occasioni. Lei può vantare simili servigi nei confronti dello Stato? Lei ha mai messo la sua vita in pericolo per difendere un'idea? Lo sdegno del dott. Lima nei suoi confronti è comprensibile perché lei si è presentato qui avanzando le solite critiche trite e ritrite nei confronti della magistratura (legittime per carità, ma fatte in un dei pochi blog che le avanzano, queste critiche alla magistratura), uscendo completamente dal merito dell'argomento del poste inoltre tacciandolo di atteggiamento corporativo e di mancanza di coraggio. Perché non si informa meglio sulla vita del suo interlocutore? Così potrà comprendere che c'è giudice e giudice, e che molti giudici esercitano il loro mestiere on onore e coraggio come il dott. Lima ha sempre dimostrato, divenendo per me e molti altri un esempio.

Irene (il dott. Lima ha il mio nome e cognome e indirizzo)

Vico Spiano ha detto...

Il sig. Pace e Prosperita, da bravo concittadino, aspetta che siano gli altri ad iniziare le pulizie di primavera, ma come di moda non indica i metodi.

Forse, pur avendo i capelli grigio-bianco ha vissuto in un altro mondo.

La democrazia si è inceppata e questo grazie al fatto che tanto concittadini perdono troppo tempo di fronte alla TV limitandosi, per ottenere informazioni, ad un veloce zapping.Gli sgautteri fanno poi il resto.

Luigi Morsello ha detto...

Vico Spiano, ho capito la connessione!

Vico Spiano ha detto...

Tanti concittadini escono da casa alle 6.00 del mattino, si infilano in una carrozza ferroviaria modello "Uomini 40, Cavalli 8" per ritornar a casa alle 19.00.
E qui gli sguatteri hanno vita facile.
La cassazione che "assolve"...non essendo del mestiere sono rimastato confuso per qualche minuto...cercavo di coniugare il termine cassazione con assoluzione...mi chiedevo quale dispostivo giuridico ci fosse sotto...solo l'indomani scoprii (beh..il sospetto c'era) che era una falsità bella e buona. Non un errore, una svista ma una bugia studiata a tavolino. Il solito trucco:

Posizione della notizia nel TG
Dopo una notizia "grossa" o comune che appaia tale , quindi la successiva è una notizuola..il tono, le immagini e la durata...
Si rimane perplessi ed attoniti.

L'incarico prstigioso, il denaro viene prima della dignità personale, dell'onestà, del rossore... cioè: tu volutamente di fronte a milioni di persone ed in cambio di denaro sei disposto a fare la figura dello scemo, del venduto, del...
Mi vengono in mente gli schiaffoni che prendevo da bimbo e le prediche " E' propiro il caso di fare brutte figure" "Non ti vergogni?", " Dobbiamo farci ridere appresso dalla gente?" "Cosa possono pensare i nostri vicini?"...ecco che non so più cosa pensare!

francesco Grasso ha detto...

Dal 5 luglio i giudici del Tribunale di Milano,VIII° Sez. pen. sono riuniti in camera di consiglio per decidere sul processo a carico del generale dei Carabinieri Giampaolo Ganzer,attuale comandante dei Ros ,del S. Proc. della Rep. Mario Conte già P.M. a Bergamo,poi alla DDA di Brescia e altri 15 appartenenti all'Arma dei Carabinieri. La sentenza dovrebbe essere emessa domani,lunedì 12 luglio 2010.
Si tratta di
COSE DELL'ALTRO MONDO.
Per il generale Ganzer il P.M. Luisa Zanetti ha chiesto 27 anni di reclusione.
L'indagine prende avvio a Brescia nel 1997,per fatti reato iniziati nel 1991. Il P.M. F. Salamone trasmise gli atti alla procura di Milano,,Milano li trasmise a Bologna. La Procura Generale presso la Cassazione stabilisce che la competenza appartiene a Milano.
PUR IN ASSENZA DELLA "LEGGE BAVAGLIO"
la notizia è stata trattata in forma talmente soffice che oggi in questo Paese nessuno conosce il caso.
L'assenza della sorveglianza popolare ha consentito che i due imputati principali ,per tempi immemorabili, non solo sono rimasti al loro posto ma hanno potuto fare carriere fino ad arrivare,v.Ganzer,al comando dei Ros.
QUESTO E' UN PAESE DOVE PER UNA SEMPLICE INTERVISTA(ROSA ARCIFA', GIOACCHINO GENCHI)OVVERO PER AVERE ESPLETATO NON SOLO UN FONDAMENTALE DIRITTO NATURALE,MA UN DOVERE COSTITUZIONALE,
SI VIENE LICENZIATI.

Alberto ha detto...

@Lanza
Sarei tentato di dirti: "sono la stessa cosa".
In realtà, ai fini del rispetto dei principi costituzionali di garanzia, è necessario operare una distinzione tra la mera "contiguità" non punibile e il vero e proprio concorso nel reato.
Cerco di spiegarti il tutto con un esempio.
Se io mi metto a discutere a voce alta in piazza con delle persone, compiacendomi dell'operato e delle imprese di questa o quella cosca mafiosa, sicuramente commetto un comportamento, per quanto moralmente disdicevole, non punibile.
Infatti, nel nostro ordinamento vige il principio per il quale non si possono perseguire idee, opinioni o intenzioni. "Cogitationis poenam nemo patitur" si dice in termini tecnici.

Diverso è l'esempio riportato dal dott. Lima in cui il soggetto compie una vera e propria azione (il mettere a disposizione l'abitazione) che consente all'organizzazione mafiosa di rafforzarsi o, comunque, di ricevere una concreta utilità.

Spero di essere stato sufficientemente chiaro. Se hai altre domande chiedi pure.:)
Un saluto a te

baron litron ha detto...
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