«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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venerdì 2 luglio 2010

Mai complici di questo scempio di civiltà






di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)






da ilfattoquotidiano.it del 30 giugno 2010


Non tutto il male è uguale!

E non tutto il male fa lo stesso danno.

Quando uno evade le tasse, deruba i suoi concittadini. Ma quando uno, da Presidente del Consiglio, fa l’apologia dell’evasione fiscale, dileggia quelli che onestamente le tasse le pagano e incoraggia gli evasori.

Nel declino di una civiltà, il passaggio da una corruzione diffusa, ma negata, all’elogio pubblico dei corrotti è un momento decisivo e dalle conseguenze devastanti.

Qualunque società, per sopravvivere, ha bisogno necessariamente della condivisione da parte dei consociati di un minimo etico sotto il quale una società non è che non funziona, proprio non esiste più.

Per quelli che trovano i discorsi filosofici “astrusi” e sono stati ridotti dalla televisione alle sole categorie del calcio, se, quando l’arbitro fischia, i giocatori continuano a correre dietro al pallone, una partita non c’è proprio più e quello che si vede in campo è un’altra cosa.

Il “minimo etico” perché si possa giocare a calcio è che, chiunque sia l’arbitro, quando fischia i giocatori si fermino.

Dell’Utri è stato condannato oggi in secondo grado a sette anni di galera per complicità con la mafia.

Cuffaro è stato condannato pochi mesi fa in secondo grado a sette anni di galera per avere favorito dei mafiosi.

Questi due sono ancora oggi Senatori della Repubblica.

Mi scuso con loro e con tutti se li apostrofo per cognome e in maniera non cortese, ma francamente non riesco a essere cortese con chi (salvo il suo diritto al ricorso in Cassazione) risulta così coinvolto in vicende di mafia.

La mafia non è “una cosa brutta”. E’ molto peggio. La mafia è una associazione criminale di assassini, grassatori, eversori e quanto di peggio si possa pensare e fare.

La mafia è quella che ha assassinato Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, gli agenti delle loro scorte, Salvatore Saetta e suo figlio, Rosario Livatino e centinaia e centinaia di altri uomini, donne e bambini.

Davvero ci deve essere oggettivamente un limite a tutto.

Davvero non è possibile che a una persona che viene condannata in secondo grado per concorso in associazione mafiosa – Dell’Utri – invece di intimargli le dimissioni da ogni carica pubblica, gli si diano diversi minuti nei telegiornali di Stato per dire che la sentenza che lo ha condannato è “pilatesca” e che Vittorio Mangano, mafioso assassino, è il suo “eroe”.

E non è possibile che uomini di Governo e parlamentari trovino motivo di gioia nel fatto che il Dell’Utri è stato condannato per avere favorito la mafia ma solo fino al 1992. Così come il Cuffaro aveva gioito del fatto che la condanna a suo carico era stata pronunciata per favoreggiamento di alcuni mafiosi e non della mafia nel suo insieme.

Tutto questo non è “politica”.

Tutto questo non è “possibile”.

Tutto questo non è solo lo scempio dello Stato e della democrazia, ma proprio la sua radicale e sfacciata negazione.

Tutto questo non può essere accettato.

Chiunque accetta tutto questo si rende complice dell’assassinio di una civiltà e di un popolo.

Foss’anche il popolo stesso a farlo. In questo caso sarebbe un suicidio.

Non è questione, come dice Dell’Utri citando addirittura Dostoevskij, di avere ognuno gli eroi che preferiamo.

E’ questione di avere rispetto della realtà delle cose e del sangue di tanti giusti.

E’ questione di ritornare con la memoria alle immagini dell’autostrada per Punta Raisi e ai palazzi sventrati di via D’Amelio e considerare che stanno nel Senato della nostra devastata Repubblica persone ritenute da due gradi di giudizio amiche e sodali dei autori di quelle stragi orrende.

Di prendere atto che Governi e Parlamento da anni non sono impegnati a cacciare dai loro banchi i Dell’Utri e i Cuffaro, ma a insultare i magistrati impegnati a scoprirne le malefatte con leggi pensate e promulgate per nessun’altra ragione che impedire l’accertamento della verità e il perseguimento dei reati.

E di riconoscere che, se tutto questo sta materialmente accadendo, le colpe sono molto diffuse.

E’ un alibi comodo ma falso quello di credere che la colpa di tutto questo sia solo di chi occupa lo Stato consumandone l’anima.

Lo Stato può essere distrutto nella sua stessa anima solo se un intero popolo lo consente.

Lo Stato può essere distrutto come sta accadendo a noi ormai da anni solo se un numero molto alto di giornalisti, di deputati, di politici, di professori universitari, di magistrati, di avvocati, di intellettuali si rende complice di questo scempio con i suoi silenzi, con i suoi distinguo, con i suoi opportunismi, con il suo cinismo.

Un grande maestro di civiltà, don Lorenzo Milani, diceva “I care”. “Io me ne curo”, “a me importa”, in contrapposizione allora con il motto fascista “me ne frego”.

Credo che oggi ognuno di noi dovrebbe dire “io me ne sento responsabile”, “io non voglio esserne complice”, “io non tengo acceso il microfono del TG a un condannato per mafia che insulta i suoi giudici e beatifica un assassino”, “io domani scendo in piazza per protestare civilmente ma fermamente”, “io chiedo conto”, “io faccio sentire la mia voce”, “io dico la verità”, “io chiamo le cose con i loro nomi”.

Non è solo giusto e opportuno. E’ davvero indispensabile.

Perché dopo l’elogio dei mafiosi e il disprezzo della giustizia c’è solo la legge della giungla.

Una inevitabile regressione al mondo animale. Alla barbarie della forza bruta. Alla violenza del “ho il potere e faccio quello che mi pare”.


20 commenti:

Luigi Morsello ha detto...

Sento tanta amarezza nelle parole di Felice Lima, giudice del Tribunale di Catania, amarezza che ogni cittadino onesto, per bene, rispettoso delle regole non può non condividere.
Conosciamo la favola del pifferaio magico, gli italiani lo stanno seguendo da troppi anni e l'Italia sta precipitando nel baratro dell'autoritarismo, che sta diventando sempre più sfacciato, prepotente e arrogante.
Non credo che vi sarà un soprassalto di dignità e di civiltà.
Credo che gli italiani seguiranno B. anche nella prossima tornata elettorale, prevedibile nella primavera del 2011.
Per mano loro l'Italia inizia a pronunciarsi "Itaglia".
Una analisi più dettagliata coinvolgerebbe le più alte cariche istituzionali ed è pertanto da evitarsi.
Ma non posso esimersi dall'osservare che il loro compito è difficilissimo e col tempo sta diventando sempre più difficile.

Anonimo ha detto...

Carissimo dott.Lima,
che piacevole sorpresa leggerLa sul "Fatto".
Prima di tutto: MAI COMPLICI
La strada è in salita, ma non importa, bisogna andare avanti a tutti i costi.
Falcone e Borsellino sono stati ammazzati e con loro centinaia di altri. E loro lo sapevano che sarebbe finita così. Ma sono andati avanti.
"gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini".
Lei dice:
Lo stato può essere distrutto nella sua stessa anima solo se un intero popolo lo consente.
Infatti mi sarei aspettata il giorno dopo la sentenza Dell'Utri che quanto meno l'opposizione avesse occupato il Parlamento per chiedere l'allontanamento del condannato.
DS UDC fiori, frutta,alberi e quanti sono, si sono limitati a qualche battuta.
Come diceva Borsellino:
Vi è stata una delega totale e inammissibile nei confronti della magistratura e delle forze dell'ordine a occuparsi esse solo del problema della mafia.
E c'è un equivoco di fondo:si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l'ha condannato, ergo quell'uomo è onesto...e no. .....
Però i consigli comunali, regionali e provinciali (e ora aggiungo io è il Parlamento che lo deve fare)avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza,cioè quest'uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindiè un uomo onesto!
Borsellino anche per questo è morto.
Le condanne oggi ci sono pure.
Cosa si aspetta?
"Qualcosa gli si deve" ha detto Bossi per il nuovo Lodo allargato.
"Qualcosa"!
Il rifugio in parlamento scavalcando così anche la remora dei candidati puliti.
Con affetto.
Alessandra

Salvatore D'Urso ha detto...

Bellissimo articolo... grazie Felice c'era bisogno di parole che esortassero le persone a svegliarsi e rendersi + responsabili...

E' vero... in un modo o nell'altro... qualsiasi decisione prendiamo... anche quella dell'astenerci a qualsiasi tipo di scelta... è pur sempre un azione che crea delle conseguenze... e per ogni conseguenza che un individuo genera ne è responsabile.

Salvatore D'Urso ha detto...

Anzi Felice vorrei contribuire al tuo bellissimo articolo/appello con un esempio.

Un esempio che rispecchia una parte della società italiana che spesso mette in secondo piano le proprie responsabilità con il motto "l'importante è comunque vincere".

Vincere come in una competizione sportiva tra 2 squadre. Come in un derby di calcio tra Milan e Inter. Dove il tifoso oramai è abituato a pensare che bisogna vincere il derby ad ogni costo anche se la mia squadra ha dovuto comprare l'arbitro, o ha dovuto commettere una serie di gravi scorrettezze pur di vincere o peggio ancora ha potuto cambiare le regole del calcio stesso facendo in modo che la sua squadra possa fare cose che l'altra non può fare. Dove per esempio i giocatori del Milan se prendono la palla con le mani non è fallo se lo fa l'Inter invece è fallo. Ecco il tifoso è arrivato al punto di dire "visto che la mia squadra non è in condizioni di vincere lealmente se commette scorrette o cambia le regole a proprio vantaggio a me sta bene".

Non importa più vedere una sana partita di calcio ma solo di vincere ad ogni costo quella partita. Non so che gusto ci sia nel vincerla poi ma la cosa più grave è che quella partita non è comunque più una partita di calcio ma una cosa diversa, una cosa falsata. Il Milan magari avrà anche vinto... ma non ha vinto di certo una partita di calcio.

Questo esempio credo possa adattarsi alla realtà di un paese democratico dove una parte politica ha deciso di "vincere ad ogni costo" e dove i sostenitori di questa parte politica hanno deciso di mettere in secondo piano le regole democratiche, il rispetto delle istituzioni e della Costituzione e di conseguenza la perdità di determinati fondamentali diritti.

L'importante in fondo è "vincere" anche a costo di "perdere" la dignità di essere umano libero.

Anonimo ha detto...

ma chi sono i colpevoli di questo regime infame?
http://beppegrillo.it/2010/06/litalia_allo_specchio/index.html

Anonimo ha detto...

Dal dizionario garzanti:
arruffapopoli
o arruffapopolo , s. m. e f. invar. chi sobilla le masse per interesse proprio.

sinonimi: agitatore, istigatore

Anonimo ha detto...

era già il peggiore d'europa nel 2008...
http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74121

Anonimo ha detto...

il vero problema di questo paese è proprio il suo popolo. la casta maledetta non è certo piovuta dal cielo... povera italietta davvero.

baron litron ha detto...

mi perdoni l'ottimo Felice Lima, ma ho grossi dubbi sulla sentenza a Dell'Utri (personaggio che peraltro, per quanto lo conosco, non m'ispira la minima simpatia)

i dubbi che nutro sono abbastanza spinosi, perché mi consta, da quanto ho appreso sui giornali, che il Marcello è stato condannato per atti di favoreggiamento (nella fattispecie, se non erro, l'aver pagato il pizzo come direttore della Standa siciliana) compiuti fino al 1992, prima cioè di diventare uomo politico.

potrei sbagliarmi, e sicuramente nella mia ignoranza sbaglio, ma mi chiedo due cose semplici semplici:

- dell'Utri è stato l'unico a pagare il pizzo in Sicilia negli ultimi 50 anni?
- e se ha fatto di più che pagare il pizzo, se cioè era dentro la mafia e non un semplice favoreggiatore esterno (in qualità di manager-imprenditore, e non di politico, sua chiaro), come ha potuto liberarsi dell'abbraccio vischioso di Cosa Nostra proprio quando - diventando referente di un partito politico - sarebbe potuto diventare per essa molto più utile rispetto a una semplice e non isolata mammella da mungere?

senza contare che, a mio modestissimo parere, alla mafia come organizzazione il politico in sé non serve poi più di tanto, ma le sono molto più utili le collaborazioni più o meno interessate di poliziotti, primari ospedalieri, notai, avvocati, magistrati, funzionari ministeriali e regionali, economi dei provveditorati, personale degli uffici tecnici comunali e provinciali, dirigenti locali dell'ANAS, geometri.... continuo?
tutta gente che non deve passare dal voto per esercitare il proprio potere, tutta gente con in mano le vere ed effettive e utili levette che fanno deviare un appalto, un'indagine, una sentenza, un contratto, un rogito, una concessione edilizia.....
il politico viene cooptato soltanto dopo che è stato eletto, creda pure a un onesto professionista di una città del nord, occupata ormai da un secolo da un potere che nulla ha da invidiare a quello dei Riina e dei Provenzano, e che non deve nemmeno abbassarsi a sporcarsi le mani....

con affetto e stima immutata

Anonimo ha detto...

Intervistato qualche mese fa da Beatrice Borromeo per il Fatto quotidiano, Dell’Utri ha candidamente confessato: “A me della politica non frega niente. Io mi sono candidato per non finire in galera”.
........

Luigi Morsello ha detto...

Singolare il commento di 'baron litron'.
Se posso, Dell'Utri è stato condannato anche in grado d'appello per "concorso esterno in associazione mafiosa", non per favoreggiamento.
"La Corte ritiene invece provato che Dell'Utri intrattenne stretti rapporti con la vecchia mafia di Stefano Bontade e poi, dopo il 1980, con gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano, almeno fino alla stagione delle stragi di Falcone e Borsellino nel 1992." (La Repubblica, 29.6.2010).
La circostanza che il concorso esterno risulta provato fino al 1992 ed escluso per il periodo successivo, fino al 1996, come sosteneva l'accusa in primo grado e grado d'appello, stride evidentemente in modo clamoroso con l'impossibilità di strapparsi all'abbraccio mortale mafioso, una volta instaurato. L'uccisione di Salvo Lima lo dimostra.
Per ora si conosce solo il dispositivo, ma le motivazioni chiariranno la circostanza, che a mio avviso dovrebbe essere la versione moderna della vecchia insufficienza di prove (art. 530, 2° comma c.p.p.): non sono sufficentemente provati tali rapporti dopo il 1992, in modo tale da motivare la condanna anche per questi 4 anni con l'aggiunta di due anni (11 anni anzichè i 9 della sentenza di primo grado).
Non senza ricordare che la prescrizione si compie allo stato dell'arte nel 2014-2015, decorrendo i 22 anni e mezzo dal 1992. Qualora la Cassazione dovesse cassare con rinvio per quel periodo escluso (1992-1996) allora l'inizio della prescrizione decorrerebbe dal 1996, scadendo nel 2018-2019.
Auguri.

Felice Lima ha detto...

Per Baron Litron (commento delle 12.43)

Carissimo Baron Litron,

intanto è davvero un piacere ritrovarla qui.

Quanto ai quesiti che mi pone, le mie risposte sono le seguenti:

1. Dell'Utri non è stato condannato per "favoreggiamento", ma per concorso in associazione mafiosa.

2. La sentenza di condanna di primo grado può essere letta a questo link ed è davvero impressionante.

3. Dell’Utri non è stato condannato per avere pagato il pizzo, ma per fatti molto più gravi. Rinvio qui, per brevità, alla lettura della sentenza, della quale mi limito a citare un brano che dice: «Tutte le considerazioni che precedono non lasciano residuare alcun dubbio circa la “mediazione” concretamente svolta dagli odierni imputati i quali, costituendo uno specifico canale di collegamento tra l’organizzazione mafiosa “cosa nostra” (nella persona del suo più importante esponente dell’epoca, Stefano Bontate) e l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi (in evidente e rapida ascesa sulla scena economica di quella ricca regione) hanno con ciò posto in essere una condotta idonea a costituire un consapevole e valido apporto al consolidamento e rafforzamento del sodalizio mafioso, sempre pronto a cercare nuovi canali attraverso i quali riciclare i (già allora) imponenti introiti ricavati dalle attività illecite gestite ma anche, e più semplicemente, nuove fonti di guadagno attraverso la imposizione di indebite esazioni, con la conseguente configurabilità a carico di entrambi gli imputati del reato associativo in contestazione, nei termini che verranno più adeguatamente tratteggiati nella parte della sentenza riservata alle considerazioni conclusive».

4. I suoi dubbi sul fatto che sia strano che Dell’Utri possa avere cessato di concorrere nell’associazione mafiosa dopo il 1992 sono, dal punto di vista logico, del tutto condivisibili, ma, dal punto di vista giuridico, la questione sta in altri termini.

Lo schema è il seguente: noi abbiamo le prove che Tizio è stato complice della mafia fino all’anno x; dopo l’anno x non abbiamo più prova di alcuno specifico comportamento che possa qualificarsi come concorso nell’associazione; quindi, dobbiamo dire che Tizio ha concorso nell’associazione fino all’anno x, non potendo condannarlo per gli anni successivi solo sulla base di un ragionamento logico per il quale, se sei stato complice per enne anni, allora lo sarai per sempre.

In sostanza, la condanna fino al 1992, giusta o sbagliata che sia, è proprio la prova che nei confronti di Dell’Utri non è stato usato alcun “teorema”, ma ci si è basati solo su prove concrete di fatti specifici.

Un caro affettuoso saluto.

Felice Lima

Vico Spiano ha detto...

Entro nella discussione ponendo attenzione al punto 4.

Nessuno si intriga in vischioso abbraccio con la mafia ma fanno affari con alcuni capomafia e solo con questi alcuni sono in contatto.
Capimafia che non condividono tutto con i loro affiliati. Nessun boss è tanto scemo da spiattellare ai propri gregari gli agganci politici o gli agganci imprenditoriali che fanno da lavanderia.

Tanto gli uni quanto gli altri sono galline dalle uova d’oro e vanno usati con cautela, senza correre il rischio di bruciarli.

E’ ovvio che il politico ha obblighi di riconoscenza, di mutua riconoscenza, verso questi capimafia e non verso la mafia, capimafia che con il tempo muoiono per raggiunti limiti di età o in servizio o vengono arrestati per colpa della loro imprudenza.
Per gli altri capimafia questi soggetti sono sconosciuti e non ricattabili.

Vico Spiano ha detto...

Una condanna di complicità con data di scadenza è alquanto strana.

Ti condanno soltanto a 10 anni di galera perchè fosti complice di Antonio fino al 1980. Ti salvi dalla condanna all'ergastolo perchè è dimostrato che Antonio divenne un killer dopo il 1985.

Quello che mi suona strano è che è il tribunale a fissare la data di scadenza e non l'imputato.

Dovrebbe essere il contrario. Ti condanno come complice e ne paghi le conseguenze sta poi a te, imputato, dimostrare inequivocabilmente la data di cessazione del rapporto di complicità.

Ecco la data di scadenza, anche nella sentenza Andreotti, lascia seri dubbi.

baron litron ha detto...

gentilissimo Felice Lima, ho letto le motivazioni della sentenza di primo grado, che mi ha gentilmente segnalato.
non tutte, devo confessarlo, oltre 1700 pagine sono davvero troppe per un esercizio di mera curiosità. ci ho passato un tre orette di un pomeriggio rovente.

poi mi son messo a preparare il branzino per la cena, da mangiare crudo.... piatto prelibato che, come tutti i pesci, nasconde le sue insidie. infatti per gustarlo davvero e non correre il rischio di precipitarsi all'ospedale, è d'obbligo che sia freschissimo (non proprio vivo, ché altrimenti togliere la pelle diventa una tortura, e la carne è troppo elastica....)

chiaramente, al pescivendolo che me lo ha venduto ho chiesto se fosse fresco il giusto, e chiaramente ho ricevuto le più ampie rassicurazioni.

e però sventrandolo, squamandolo, mentre lo sfilettavo e lo pelavo e gli toglievo le lischette sottili, e infine lo tagliavo a fettine per il verso giusto, non potevo evitare di continuare ad esaminarlo, annusarlo, sentirne la consistenza.

perché il pesciaiuolo può dirmi ciò che vuole (lui in fondo il pesce lo deve vendere), ma il giudice ultimo della freschezza sono io e nessun altro, anche perché l'eventuale intossicazione la becco io, e la mia famiglia....

e mentre mi affannavo sul pesce mi tornavano in mente brani dell'orribile documento letto, che continuava a rimestarmi la memoria come un rumore molesto, spingendomi a intravvedere, aldilà della prosa barocca, ipertrofica e compiaciuta (temo che sia una caratteristica delle carte processuali, ma è francamente insopportabile e inutile) il vuoto pneumatico che lo pervade in ogni dove...

non si offenda per un giudizio sull'operato di suoi esimi colleghi, ma in quel documento ho letto mesi e mesi, kilometri e quintali di parole, testimonianze, stralci, rimandi, chiacchiere chiacchiere chiacchiere, ma fatti pochissimi, e prove concrete ancora meno.

(continua)

baron litron ha detto...

(riprende)

bene, di per sé il crimine per cui marcellone è stato condannato in due gradi è di natura fumosa e sfuggente ed ambigua, inutile negarlo.

e però, dalla sua spiegazione - quella sì chiarissima - del post che segue questo che sto commentando, il reato appare cristallino e inequivoco: ho una casa al mare, il mio compagno di scuola (che io so mafioso) mela chiede in prestito per dei suoi affari poco puliti dei quali io sono a conoscenza, al momento di dargli le chiavi sapendo ciò per cui è destinata io mi rendo complice e favoreggiatore di tutta la cosca, pur non essendone membro attivo.

nel processo a dell'Utri invece (sia chiaro, parlo di quello perché quello ho letto, e ripeto che il personaggio mi è indifferente se non decisamente antipatico) ho cercato invano la casa al mare, le chiavi colpevolmente affidate, gli affari sporchi condotti con compiaciuta partecipazione, ma ho trovato ben poco, ben poco.

sicuramente m'è sfuggito il più, certamente non ho saputo cogliere l'essenza del crimine, aiutato in questo dalla prosa marineggiante degli illustri estensori, ma ho visto tantissime spiegazioni, numerose testimonianze, parecchi "mi hanno detto che", "sono a conoscenza di", "sono venuto a sapere", che poi, andando a vedere, scavando e togliendo velo su velo, salta fuori.... che ha raccomandato il figlio di un mafioso per un provino nelle giovanili del Milan.... che ha "risolto lui" un problema di attentati alla Standa, che conosceva questo e quello, che ha computo un tentativo di estorsione (peraltro già sanzionato in altro procedimento).

insomma, molto, moltissimo fumo, ma fatti concreti, e prove che lo inchiodino agli stessi davvero poche poche.....

e mi son fatto allora un piccolo bilancio di costi-risultati, davvero deludente per lo stato.

quanti mesi, anni di udienze, rinvii, intercettazioni e relative trascrizioni, migliaia di euri spesi per periti, decine di poliziotti e carabinieri bloccati a un tavolo con le cuffiette, pentiti protetti e pagati, soldi e tempo che nessuno restituirà mai, 1700 pagine di riassunto (alla faccia della sintesi), e ancora grazie che qui almeno s'è condannato qualcuno (che non farà un sol giorno di galera, sia chiaro), ma la stessa mole di fuffa espansa la si può trovare in qualsiasi dispositivo, compresi quelli di archiviazione o di assoluzione....

e le decine di migliaia di telefoni intercettati ogni anno, che portano a poche centinaia di arresti e a poche decine di rinvii a giudizio e a poche condanne in primo grado e a pochissime definitive.... ma costano tempo e fatica e tantissimi soldi, ma poi che risultati danno, in concreto? se spendo x, quale percentuale di x mi torna in tasca (in cella in questo caso)? e se la percentuale è bassa (e da noi è davvero bassissima) non conviene cambiare qualcosa, e fare in modo che gli sforzi non vengano sprecati e dileggiati, magari proprio da chi dovrebbe metterli a frutto?

concordo con Lei, il documento è davvero impressionante, almeno io ne sono rimasto impressionato veramente.

impressionato veramente, non per i crimini che si vogliono combattere, ma per il modo con cui lo si fa, pur con le migliori intenzioni.

francesco Grasso ha detto...

PER BARON LITRON
"... mi perdoni l'ottimo Felice Lima..... non si offenda per un giudizio sui suoi esimi colleghi... chiacciere ma fatti pochissimi,e prove ancor meno....tentativo di estorsione(peraltro già sanzionato in altro procedimento)"
HA RAGIONE !!!BARON LITRON!!!
ma che fa scerziamo???
si permettono di censurare un signor Senatore perchè mandava dei mafiosi a riscuotere il profitto dell'estorsione...
MA DOVE SIAMO ARRIVATI!!!!!
Dell'Utri va subito risarcito.
LEI
censura il dott. Lima in quanto mostra di condividere la Sentenza di condanna a carico di questa grande vittima della giustizia.
BENE
L'Ordinamento prevede che il giudice penale giudica secondo il principio del " Libero convincimento " con il solo ,ma rigido limite, di dar conto nella motivazione dei risultati acquisiti e dei criteri adottati.
Fa riferimento ai fatti storici(anche di altri procedimenti) e agli elementi processualmente attuali.
E' sempre soggetto alla legge.
Dai suoi interventi si evince
che lei ritiene di possedere cognizioni tecnio giuridici in ordine al processo penale,almeno superiori ai giudici censurati, in grado di dimostrare che il povero Dell'Utri è stato condannato in assena di prove.
Un doppio giudicato conforme nel merito è evento terribile!!!
Le consiglio di scrivere subito a Dell'Utri e offrirgli il suo prezioso aiuto in previsione del ricorso per Casazione.
Dio lo saprà ricompensare.
Le cosiglio però di cambiare metodo.
Dal suo intervento non si sa nè chi è lei nè quali sono gli elementi che intende ribaltare o dichiarare irrilevanti.

baron litron ha detto...

gentilissimo dottor Grasso, come avevo già specificato nei miei precedenti commenti, e come ripeto qui per l'ultima volta, di monsù dell'Utri nulla mi cale, non lo conosco, non lo stimo, non lo difendo (ci mancherebbe) e nemmeno mi proporrò per rappresentarlo in Cassazione, ha sicuramente professionisti meglio qualificati di me per questo scopo.
lei mi dice che censuro il dottor Lima perché egli condivide (a contrario di me, parmi lei abbia voluto intendere) la condanna di primo grado di MDU, dimostrando però con questo di non aver compresa la sostanza dei miei interventi precedenti, che mi auguro di poter meglio spiegare qui.
io (nella mia personale e libera opinione di cittadino italiano) nelle motivazioni di quella sentenza critico non la sostanza della sentenza in sé, come lei ha premurosamente puntualizzato, non ne avrei né i fondamenti né le competenze generali e specifiche.
la cosa che mi ha impressionato, veramente impressionato, è la sentenza stessa, il corpo, il PESO inteso in senso fisico della stessa, che si aggiunge, coi suoi due kg abbondanti agli svariati quintali di carte processuali cui fa da cappello.

mi chiedo se fossero *davvero* necessarie oltre 1700 pagine, mi chiedo il motivo profondo di tale immane SPRECO di carta e tempo prezioso dei magistrati, mi chiedo se occorra ripetere cose già dette, trascritte, verbalizzate e facilmente riferibili, mi chiedo se fosse davvero fondamentale riempire pagine e pagine di mezze righe fatte di grugniti, reticenze, "INCOMPRENSIBILE", risatine, mezze parole, interruzioni, risposte frammentate.

tra l'altro, mi chiedo anche se in un pubblico documento la dichiarazione di un testimone possa essere trascritta come "INCOMPRENSIBILE": dove stava il PM, dov'era l'avvocato? se una parola non si comprende si dovrebbe esigere che venga ripetuta, o sbaglio, visto che può comportare la libertà di una persona, o la determinazione della verità?

lei dice (riferendosi a me):"Dai suoi interventi si evince che lei ritiene di possedere cognizioni tecnio giuridici in ordine al processo penale,almeno superiori ai giudici censurati, in grado di dimostrare che il povero Dell'Utri è stato condannato in assena di prove. " mi pare non abbia compreso: io non ritengo nulla, sostengo soltanto che le eventuali prove sono annegate nella massa imponente di "fuffa espansa" che costituisce a mio avviso la gran parte del documento. il che è ben diverso da ciò che lei ha voluto leggere nelle mie parole.

ciò che volevo mettere in luce era proprio questo: la PROSA, la FORMA e la SCELTA di ciò che va a finire nelle motivazioni sono responsabilità ultima e unica degli estensori. e a mio avviso proprio la forma scelta di fatto annega nella massa abnorme di parole quanto potrebbe essere utile a comprendere i reali motivi di una sentenza, che invece vanno faticosamente scavati nell'insieme, oppure comodamente letti nelle ultime pagine riassuntive.

mi permetto di dubitare grandemente che TUTTE le 1769 pagine (le ultime 2 sono bianche, tanto si sa che la carta cresce sugli alberi) fossero necessarie.
e oso dire che i magistrati avrebbero potuto agevolmente risparmiarne a sé stessi e ai lettori almeno 1500, vale a dire le trascrizioni ridondanti (inutili in quanto già presenti negli atti), le introduzioni giurisprudenziali (inutili in quanto sufficienti i rimandi agli articoli del CP e del CPP e a eventuali sentenze di Cassazione), le innumerevoli divagazioni, gli artifici retorici.

in poche parole, se i magistrati imparassero a parlare come mangiano ne gioverebbero tutti: imputati, avvocati, colleghi, e gli stessi giudici, costretti ora (non so davvero quanto a malincuore) a forme ed espressioni forzate, ipertrofiche, ripetitive, banalmente retoriche, falsamente acculturate, stilisticamente povere, sintatticamente discutibili.

NON è del togato il fin la meraviglia, dovrebb'essere invece la chiarezza.

francesco Grasso ha detto...

Gentile BARON LITRON
purtroppo le norme procedurali e la giurisprudenza di legittimità impongono una ricostruzione completa in ordine a tutto ciò che si deve dimostrare.
I problemi della giustizia sono molti e anche molto gravi, ma credo non siano quelli a cui lei fa riferimento.
Se legge meglio il suo intervento ,vi si afferma che Dell'Utri è stato condannato in assenza di prove
e ciò equivale ad una condanna gravemente illegittima.
Dell'Utri in II° grado ha avuto un collegio giudicante che chiunque nella posizione dello stesso sognerebbe.
Affermare che è stato condannato in assenza di prove senza una puntuale ricostruzione degli elementi in senso contrario giuridicamente valida, è inammissibile.

Anonimo ha detto...

"“io me ne sento responsabile”, “io non voglio esserne complice”, “io non tengo acceso il microfono del TG a un condannato per mafia che insulta i suoi giudici e beatifica un assassino”, “io domani scendo in piazza per protestare civilmente ma fermamente”, “io chiedo conto”, “io faccio sentire la mia voce”, “io dico la verità”, “io chiamo le cose con i loro nomi”."
Certi possono pensare che la tecnica Gandhiana possa funzionare anche ai nostri giorni e che si possa ottenere qualcosa manifestando, protestando e indignandosi. Ci si dimentica che ai tempi di Gandhi esisteva una forte corrente elitaria in Inghilterra che si opponeva alle politiche imperialiste. Oggi le cosiddette èlites sono nella stragrande maggioranza dei casi, delle società di rapina, impossibili a smuovere con le "dimostrazioni".
Ci vuole ben altro, ma io non vedo alcuna soluzione possibile che sia rigorosamente democratica e strettamente non violenta; ma soprattutto non vedo alcuno, minimamente rappresentativo, che in tutti questi anni abbia proposto qualcosa, magari utopistico, ma che vada aldilà della virtuosa protesta o di qualche innocua azione di piazza.
Altri,mossi magari da pura violenza, organizzano azioni di devastazione, azioni altrettanto inutili e estremamente dannose.
Si accusa il popolo di passività, ma questa passività esiste a tutti i livelli e in tutti i gradi di responsabilità del nostro paese.
Potrebbe accadere che alla lunga il popolo si risvegli e allora sarà un risveglio doloroso per tutti. Coloro che potendo fare qualcosa si sono limitati alle virtuose proteste si chiederanno probabilmente se forse sarebbe stato il caso di fare qualcosa di più incisivo.