«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 13 luglio 2010

Toghe verdine



di Marco Travaglio
(Giornalista)




da Il Fatto Quotidiano del 13 luglio 2010


Chissà che fine han fatto gli inventori di fortunate cazzate tipo l’“uso politico della giustizia” o la “magistratura politicizzata”.

Gli Ostellini, i Panebianchi, i Sergiromani, i Pigibattista, los Politos, i Gallidellaloggia e i Pollidelbalcone sono letteralmente scomparsi, proprio ora che gli allegri conversari chez Vespa e chez Verdini dimostrano che l’uso politico della giustizia esiste eccome.

Solo che lo fanno il governo e i suoi manutengoli.

Il colore delle toghe politicizzate è l’azzurro-Verdini, il marron-Dell’Utri, il nero-Carboni/Carbone, come nella Prima Repubblica era il bianco-Andreotti, il rosé-Craxi, il grigio-Previti, il giallo-Gelli.

Battaglioni di giudici furono trovati nelle liste della P2 o sul libro paga di Cesarone.

Insabbiavano inchieste, aggiustavano processi, compravendevano sentenze, annullavano condanne di mafiosi per un timbro un po’ fané.

Eppure – anzi proprio per questo – mai un’ispezione ministeriale, un’azione disciplinare, una convocazione al Csm, un dossier dei servizi, un attacco dalla stampa di regime.

Queste persecuzioni spettavano di diritto ai giudici davvero indipendenti, bollati e perseguitati come “pretori d’assalto” e “toghe rosse”.

Ora la storia si ripete, nella beata indifferenza dei garantisti da riporto e dei pompieri della sera.

La signora Augusta Iannini in Vespa, collaboratrice di governi di destra e sinistra, apparecchia cene per il premier plurimputato B., il banchiere plurimputato Geronzi, il sottosegretario indagato Letta e cardinali assortiti, ma la cosa non sembra interessare il Csm che dovrebbe tutelare l’indipendenza della magistratura non solo dalle minacce esterne, ma dagli inciuci interni.

Vincenzo Carbone, fino al mese scorso primo presidente della Cassazione, fu nominato dal Csm sebbene insegnasse da anni all’Università di Napoli con doppio stipendio all’insaputa dell’organo di autogoverno: ora si scopre pure che dava del tu al traffichino del clan Carboni, il geometra avellinese Pasqualino Lombardi, che lo apostrofava “p re s i d e”, gli chiedeva di anticipare l’udienza su Cosentino, gli preannunciava telefonate di Letta e avvertiva gli amici che “con quello lì stamo a posto”.

Lui, come si conviene agli alti magistrati, rispondeva “statte bb u o n o” e all’alba dei 75 anni s’interrogava: “Che faccio dopo la pensione?”.

Pasqualino Settebellezze lo rassicurava: “Tranquillo, ne sto parlando con l’amico di Milano”.

Ancora una settimana fa Carbone era candidato alla Consob.

Uno come Lombardi che in un altro paese faticherebbe a entrare in un bar sport discettava con gran familiarità della sentenza sul lodo Alfano col presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli, detto “o’ p ro fe s s o’”: “La donna della Consulta è amica sua, possiamo intervenire su questa signora? Mi stanno mettendo in croce gli amici miei, che poi sono anche amici suoi ...”.

E garantiva sul voto di Mancino, vicepresidente del Csm, per la nomina di Marra detto “Fo fo’” a presidente della Corte d’Appello di Milano.

Missione compiuta. Marra si riuniva chez Verdini con i faccendieri Carboni e Lombardi e i giudici Martone e Miller, quest’ultimo capo degli ispettori ministeriali che da anni perseguitano i pm dipinti come politicizzati proprio perché non lo sono.

Ieri Martone ha finalmente lasciato la toga dopo aver presieduto addirittura l’Anm.

Ora si spera che il Csm vicepresieduto da Mancino accompagni alla porta anche Marra e Miller, e reintegri al loro posto De Magistris, la Forleo e i pm salernitani Nuzzi, Verasani e Apicella.

Già perché questi giudici onesti sono stati sterminati l’uno dopo l’altro dagli ispettori (Miller), dalla Procura della Cassazione (Martone) che attivava le azioni disciplinari, dal Csm (Mancino e Carbone) che condannava e dalle Sezioni Unite (ancora Carbone) che confermavano le condanne.

Ora l’Anm cade dal pero e ammonisce: “Non vogliamo magistrati contigui al potere”.

Che riflessi, ragazzi.

Che faceva l’Anm mentre il plotone di esecuzione delle toghe contigue al potere fucilava quelle non contigue al potere, a parte applaudire i fucilatori?


7 commenti:

Barbara Malipiero ha detto...

L'ANM dichiara “Non vogliamo magistrati contigui al potere”? Ma dov'era l'ANM quando il Ministro Mastella lottizzava tutti gli incarichi ministeriali distribuendoli in parti uguali alle correnti? Cos'ha mai detto l'ANM sugli oltre 200 magistrati fuori ruolo che fanno tutto salvo il mestiere per il quale sono stati assunti e pagati? Cos'è se non contiguità al potere fare il sottosegretario, il Capo di Gabinetto, il Capo Dipartimento, il Direttore generale? Tutta l'alta dirigenza del Ministero della Giustizia è fatta da magistrati. Ci si illude che a queste posizioni si acceda senza solide entrature e conoscenze? Essere magistrato è il viatico per carriere parallele: Martone è oggi il presidente della Commissione per la Valutazione e la Trasparenza CIVIT, la stessa che ha approvato la nomina dell'OIV del Ministero della Giustizia che comprende i magistrati Giorgianni, Gargani, e Lello Casesa, amico del ministro che vantava tra le sue preclare competenze l'organizzazione della 'Sagra del Mandorlo in Fiore'. Se i magistrati vogliono essere e sembrare indipendenti devono uscire dalla mangiatoia degli incarichi extra e fare solo i magistrati.

Gabriele Di Maio ha detto...

Credo vi sia poco da dire.
Se si ha l'autogoverno, non si può dare la responsabilità ad altri di quelloc he non soddisfa, anche solo sul piano dell'immagine.
Ed è difficile credere che, parlando di braccia nella stessa camicia, la destra non sappia cosa fa la sinistra.
Le responsabilità sono della magistratura, tutta, anche di quella che si proclama estranea pur sostenendo il sistema correntizio o mostra di non sapere nulla di queste cose o ancora trova scomodo interessarsene.
E' triste ammetterlo, ma questa è la realtà e c'è poco da illudersi.
Al singolo che non condivide resta solo poco altro che cercare di restare coerente e testimoniarlo.

Mimma ha detto...

Ecco un'intervista interessante:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/scandalo-p3-intervista-a-genchi-la-novita-e-il-controllo-sullopposizione-e-il-coinvolgimento-dei-magistrati-audio/

E. Clarke

siu ha detto...

A proposito di giudici onesti.
E di toghe sporche, porti delle nebbie e toghe di regime.
Di quel che resta della civiltà del Paese, e dei Ponzio Pilato:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/toghe-sporche-un-cancro-da-estirpare/

clementina forleo ha detto...

Francamente mi auguro che il nuovo Csm accompagni alla porta anche gli illustri magistrati esponenti delle correnti "di sinistra" che ci hanno degenestrato - unitamente ad altri che almeno non si fingono moralisti dell'ultim'ora- con motivazioni medievali, quali il mio asserito "deficit di equilibrio", sottoscritto da personaggi come Pepino, Fresa, Cesqui(signora secondo la quale non potrei mettere piede neppure nel Tribunale dei Minorenni del quale sconosco sia i magistrati che il personale), Grisolia (figura le cui condotte poste in essere nei miei confronti sono state riconosciute come illegali dall'A.G. di Venezia, ma chiaramente promosso con il voto di dette correnti subito dopo la mia defenestrazione)e via discorrendo.
Senza evidentemente dimenticare o personaggi della stessa banda che hanno cacciato Apicella, Nuzzi e Verasani e che sicuramente, come i primi, avranno lasciato le tracce delle loro malefatte in qualche conversazione intercettazione o, come il signor Grisolia, in una banale fotocopiatrice...
Tutti a casa, per favore, anche per evitare danni al comune e sprovveduto cittadino.

Clementina Forleo

clementina forleo ha detto...

Mi scuso per errori di battitura, evidentemente riconoscibili come tali.
Ringrazio.

Gabriele Di Maio ha detto...

Accompagnare alla porta?
Non credo, non mi sembra che i candidati (rectius, designati) si siano proposti su una linea di discontinuità con i predecessori della rispettiva corrente.
E poi, che io sappia, non è che, eletto il nuovo Consigliere, il perdente posto se ne torni subito a sudare sulle carte. Probabilmente se ne parlerà dopo l'estate tra delibera di rientro in ruolo, tempi tecnici, ecc. ecc..
Insomma, presumibilmente passeranno diversi mesi, ben retribuiti si intende e nonostante le carenze di organico siano ovunque...che i vecchi consiglieri passeranno...appunto, facendo cosa?